i dirigenti del PCI/bordiga.jpgIndietro | Home | Avanti |
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Amadeo Bordiga (Ercolano, 1889 - Formia, 1970) fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. Laureatosi in ingegneria al Politecnico di Napoli nel 1912, nel 1910 aveva aderito al Partito Socialista Italiano e fece della sezione napoletana del partito il nucleo di una corrente di sinistra del PSI. Quando scoppiò la Rivoluzione russa nell'ottobre del 1917, Bordiga accentuò il lavoro di consolidamento della sinistra socialista, dando vita alla Frazione Comunista Astensionista, e fu questa corrente, insieme a quella torinese dell'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, a uscire dal PSI a Livorno nel gennaio 1921 per formare il Partito Comunista d'Italia (PCd'I), sezione della Terza Internazionale. Bordiga guidò il PCd'I fino al Congresso clandestino di Lione (1926), dove le sue posizioni estremiste furono messe in minoranza, lasciando spazio al nuovo gruppo dirigente guidato da Gramsci. Al VI Esecutivo del Komintern Bordiga svolse il suo ultimo intervento politico di rilievo (peraltro senza successo), perchè poco tempo dopo fu arrestato e inviato al confino sull'isola di Ustica, dove era anche Gramsci. Malgrado l'aspro conflitto politico che nel PCd'I li aveva visti schierati su fronti opposti, i due ristabilirono i rapporti e insieme organizzarono varie attività politiche (in particolare una scuola di partito) fra i detenuti. Rimesso in libertà dopo un paio d'anni, nel 1930 fu espulso dal PCd'I, col quale ormai le divergenze erano insanabili. Nell'immediato dopoguerra Bordiga diede vita al periodico Battaglia Comunista e poi al Partito Comunista Internazionalista, che si poneva esplicitamente come alternativo al PCI di Togliatti. Al di là del merito di talune anche importanti teorizzazioni (la critica di Bordiga allo stalinismo e all'URSS fu sempre durissima), Bordiga non ebbe più alcun ruolo nell'ambito della sinistra italiana: se a Livorno, nel 1921, si era consumata una separazione storica fra le due grandi correnti della sinistra italiana, quella riformista e quella rivoluzionaria, il minuscolo partito bordighista di fatto inaugurò quel tristissimo capitolo che ripetutamente, anche se in modi diversi, ha condizionato la sinistra italiana: scissioni su scissioni (sempre, beninteso, in nome dell'unità), negli anni '60 fra le varie formazioni "a sinistra" del PCI, dopo l'89 con lo scioglimento del PCI, e infine nell'era berlusconiana. |