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Gaddo de Anna
L'antiamerikano |
L’epoca
e l'epica culturale che ci hanno fatto respirare fin da piccoli,
ci ha presentato, troppo spesso, l'America come la terra promessa,
il seno della libertà, la casa della tolleranza.
La violenza all’iracheno, e prima all’afgano, e prima
al Kossovaro, e prima al panamense, e prima al vietnamita etc.
e tante intromissioni, invasioni, pressioni, cinismi, etc., ci
hanno però aiutati a liberarci da questo plagio culturale,
dal tormentone dello yankee salvifico.
Abbiamo così capito qual’è la vera natura
dell'Amerika, intesa come Stati Uniti, USA., stars and stripes,
liberandoci di quanto residuava in noi del John Wayne di Ombre
rosse o di Green Berets, dell’epica di Buffalo
Bill o dell’idiozia del gen. Custer.
Non natura degli americani in quanto popolo, ci tengono molti
a sottolineare, ma degli amerikani in quanto governo.
Essere antiamerikani non significa essere contro gli americani,
ma opporsi alle azioni, alle idee di coloro che li governano.
Sarebbe allora antisemita chi sostenesse che Sharon è un
criminale di guerra; perché sì, lui è un criminale,
ma non la sua gente (o almeno non tutti).
Non è mai il popolo a decidere le azioni di chi delira
di onnipotenza.
Certo è che dopo gli ultimi risultati emersi dalle elezioni
USA., almeno con il 53% della popolazione americana ce l’ho
eccome: loro hanno rinnovato fiducia e potere al criminale G.
W. Bush, soggetto fornito di una coscienza il cui valore è
strettamente legato all’andamento del prezzo del barile
di petrolio.
D’accordo che nessuno è perfetto; ma qui si esagera.
Sondaggi pilotati fanno sempre apparire che il popolo condivida,
o addirittura desideri, ciò che il delirante ha deciso;
quasi mai sono veri, non per nulla sono pilotati.
Così, un osservatore esterno alle cose italiane, dovrebbe
ritenere che tutti gli italiani considerino la Magistratura come
rossa e sovversiva (soprattutto quella di certi Tribunali), l'informazione
della carta stampata come disperatamente veterocomunista (soprattutto
quella dei giornali non appartenenti ad una certa proprietà,
pochi per la verità), le segretarie, in quanto esse son
donne, come curvilinee a disposizione di politici od imprenditori
in visita nel nostro paese.
E molto d’altro; ma lo spazio è tiranno.
Solo perché così è stato esternato dal nostro
Capo del Governo, noto piazzista della Cdl (su cauzione), dovrebbe
tutto essere vero?
Certo che no, anche perché fortunatamente non siamo amerikani
(al contrario dei desideri del Silvio); che cioè non abbiamo
quel tipo di cultura, di mentalità che vorrebbero imbonirci
essere la migliore.
Cerco ora di mettere insieme i pezzi del puzzle "Amerika",
quella col K, per tentare di capire assieme e non di affermare
da solo; l'immagine sarà comunque ben diversa, da quelle
tipicamente Ravensburger.
L’Amerika è definita come “Paese Civile”.
Per avere una traccia da seguire, dovremo quindi prima stabilire
cosa si intenda con la apparentemente semplice definizione "paese
civile".
In senso sociale, per "paese" si deve intendere un "comune
sentire" di una data società, andando quindi ben aldilà
dei confini politici posti dalla storia e dai gestori del suo
divenire e che, pur con tanta fatica, ma ben consci della loro
inanità, in Europa stiamo cercando di superare, eliminandoli.
Per “civile”, in occidente almeno, si intende invece
una società tecnologicamente e scientificamente avanzata,
basata sull’economia consumistica, perché calvinisticamente
spinta a ciò.
Ma anche che si fonda sul reciproco rispetto fra tutti i componenti
del gruppo, sulla tolleranza del diverso, sia come scelta di vita
che come cultura che come semplice opinione.
L’Amerika, ovviamente facendo noi d'ogni erba un fascio,
pare aver scelto il topico di tutto quanto sopra indicato.
Madre dei grandi principi di tolleranza e libertà, poi
storicamente diffusisi nel mondo, non sono però poche le
vicende che sono andate ad evidenziare quanto formale fosse tutto
questo, sia all'interno che all'esterno di quest'Amerika col K.
Quante contraddizioni e, quindi, quanta non-coerenza in questo
novello Leviatano.
Ci dicono, quasi ci raccomandano, se non addirittura ordinano,
il dover riconoscenza agli amerikani visto che oltre mezzo secolo
fa ci hanno liberati dal nazismo e dal fascismo (in uno con i
movimenti partigiani).
In parte è vero.
Sia quindi certo riconoscenza nei confronti di coloro che vi
hanno perso la vita, o la propria salute, o che semplicemente
comunque vi hanno partecipato.
Ma non certo riconoscenza obbligata e soprattutto eterna.
Se infatti fosse dovuto un obbligo del genere da parte nostra,
allora dovremmo anche perpetrare odio perpetuo verso i Tedeschi,
per tutto quello che hanno combinato, o ancora verso gli Austriaci,
nostro nemico e supposto invasore ancora all'inizio del ventesimo
secolo.
Oppure in quest'ultimo caso non è così, perché
è trascorso troppo tempo e la cosa, come un vecchio medicinale,
è ormai scaduta?
E qual'è il termine di scadenza per queste cose? 50 anni?
100 anni?
Dobbiamo ancora ringhiare ai francesi, perché Napoleone
aveva invaso il nord Italia?
Non ringhieremo a nessuno, perché non sono i popoli a causare
tutti i casini; se fossero stati loro a decidere, la storia sarebbe
stata certo meno cruenta e maggiormente povera di stupidità.
Se poi alcuni governi cambiano e i nuovi ci si dimostrano amici,
o alleati o che altro, è ovvio che anche il nostro sentire
muterà.
Qualora altri, invece, facciano fesserie, per quale ragione non
si possono assumere posizioni critiche ed esprimere valutazioni
diverse da quelle di scodinzolanti amici ad ogni costo?
Per giudicare quanto più obiettivamente possibile le cose,
la leggenda va confrontata con il dato storico, perché
il tutto non diventi elegia.
E allora dobbiamo ricordare che, nonostante Hitler ne avesse già
combinate di cotte e di crude, con veri atti di guerra nel senso
classico del termine (invasione di Polonia, Cecoslovacchia, Francia),
gli USA non ci pensavano nemmeno per l'anticamera del cervello
ad intervenire.
Forse un caso, ma tutta la campagna elettorale di Truman si era
basata sul principio del non intervento.
Solo dopo Pearl Harbour vi furono costretti, tirati dentro per
i capelli.
Non riuscirono più ad esimersi dall'affrontare l'intera
alleanza RO-BER-TO (Roma-Berlino-Tokyo).
Il bagno di sangue fu per loro fin esagerato, come peraltro per
tutti coloro i quali si trovarono, loro malgrado, coinvolti dalla
sporca guerra.
Per contraltare, per dare aiuti (ma anche essere presenti nella
ricostruzione, da sempre ottimo e immenso affare o business che
dir si voglia) ottennero il controllo militare territoriale dell'intera
Europa, tramite la presenza autorizzata delle loro numerose basi.
Un colonialismo soft, economicamente e culturalmente strisciante,
tale per cui le popolazioni europee, affascinate dal boogie-woogie
prima e dal rock'n roll poi, si rinnovarono nei loro
costumi, nei propri connotati, ispirandosi a quelli giovialoni
che spuntavano da oltre oceano.
Una sudditanza ben accetta, perché portatrice sana del
drogato benessere materiale e conseguente consumismo, fondato
sul mercato dell'effimero.
Ora, però, c’è da chiedersi perché,
anche se colonizzati culturali, dovremmo comunque essere tanto
riconoscenti da confondere la critica con la bestemmia.
Il paladinismo americano per la libertà e la democrazia,
maschera di altre motivazioni assai più materiali, non
ha trovato sfogo in Viet-Nam, dove sono state gettate al massacro
le vite di migliaia di ragazzi che, ancor oggi stupiti, si chiedono
per chi, ma soprattutto perché, siano andati a uccidere
o a morire in quelle regioni.
La cosa oggi si ripresenta pari pari; ma gli affari sono affari,
business are business.
Non ha trovato sfogo nemmeno in molti altri casi, quando regimi
dittatoriali, tra i più disumani, sono stati mantenuti
a lungo in auge.
O unicamente perché garantivano loro materie prime a prezzo
di calmieratore internazionale (Pinochet, Saddam, Noriega, Talebani
ed altri), o unicamente perché consentiva loro di avere
un alleato importante dal punto di vista della strategia militare
consentendosi la presenza di basi militari americane “solo”
in 44 paesi diversi.
La gestione della politica altrui, dietro le quinte o nelle segrete
stanze, la potenza militare, i ricatti di tipo economico/finanziario.
Questi gli strumenti che li hanno portati spesso a fatti gravissimi,
ma seppelliti dalla sabbia della non memoria e dalla violenza
del potere.
La tragedia
del Cermis?
Un fatto pressoché inspiegabile, che non ha visto responsabili;
e se li ha visti, solo di sfuggita.
Oggi come oggi non si può nemmeno sussurrare che quei piloti,
quelli che erano stati con assoluta certezza identificati, che
avevano confessato, siano degli assassini.
Perché in questo caso il loro difensore, l’ex sedicente
socialista Avv. Bruno Malattia, Vice Presidente della Regione
Friuli V.G., ci potrebbe querelare per diffamazione, perché
quegli assassini non sono stati dichiarati tali da una sentenza
italiana passata in giudicato.
Per forza: li hanno, con la prepotenza delle armi, sottratti alla
Giustizia italiana, per porli sotto l’ala della loro omertosa
protezione.
Il mistero di Ustica?
Un fatto pressoché inspiegabile che non ha visto responsabili
e chi ha provato a nominarli, ha anche trovato anticipata soluzione
alle traversie della sua esistenza terrena.
Cosa dovremmo rispettare del modo di essere di quest'Amerika col
K?
La tolleranza ed il senso di rispetto da sempre mostrati prima
nei confronti degli indigeni già presenti (Indians),
poi nei confronti dei neri importati (Negros), poi dei
latino americani più o meno ospitati (Chicanos),
poi degli italiani (wopping men), che ce la dice lunga
sul rispetto delle minoranze in quest’Amerika col K?
L'umanesimo delle esecuzioni capitali, con cui da sempre intendono
rendere giustizia alla società, che ce la dice lunga sul
concetto di giustizia di quest’Amerika con K.?
Il rispetto del Diritto Internazionale attuato tramite invenzioni,
tanto estemporanee quanto tragiche al momento e pericolose in
proiezione, quali il concetto di "guerra preventiva",
che ce la dice lunga sul modo di considerare il resto del mondo
da parte di quest'Amerika col K?
La coerenza nel ribadire, anche violentemente, quale debba essere
il trattamento dei prigionieri di guerra, nel rigido rispetto
della Convenzione di Ginevra; salvo non siano i "nemici"
degli amerikani ad essere prigionieri e magari inviati nel canile
di Guantanamo, che ce la dice lunga sul becero opportunismo di
quest'Amerika col K?
La spasmodica ricerca di armi di distruzione di massa presso chi
forse le ha, ma forse anche non le ha... quando bastava cercassero
presso i propri arsenali per trovarne quante ne volevano, che
ce la dice lunga sulla pericolosità di quest'Amerika col
K?
La concezione di novelli imperialisti che tutto controllano, comandano,
impongono, con le buone o con le cattive, per globalizzare quello
che oggi è il loro sistema di vita e soprattutto di controllo
economico, ce la dice lunga su quale sia il livello di interesse
al benessere altrui, basta non sia di ostacolo al proprio?
Il far dipendere totalmente dalla loro economia l’economia
degli altri paesi nutrendosi, come un fungo parassita, delle economie
altrui senza accorgersi che, se queste collassano, collassano
anche loro, il fungo.
A riprova di questo, alcune considerazioni sulla debolezza del
dollaro.
Il deprezzamento previsto per il biglietto verde varia fra il
20 ed il 30%; ma non è questo il traguardo che ci farà
raggiungere la tranquillità monetaria.
Sono infatti altri i motivi che spingono la moneta americana verso
baratri sconosciuti: disavanzo pubblico esplosivo, sempre maggiori
spese per sanità e pensioni che, assieme al forte disavanzo
dei conti con l’estero porteranno tutti verso una esplosione
monetaria incontrollabile.
Tutto ciò dipende dal fatto che gli Stati Uniti sono, da
troppo tempo, a vivere ben al di sopra delle loro possibilità.
Al resto del mondo ciò fa comodo, e perché ha investito
troppo dei propri risparmi in dollari, e perché le importazioni
americane fungono da locomotiva dello sviluppo dello stesso.
Ossia, il mondo accetta il rischio di un’implosiva esplosione
monetaria, con un conseguente prevedibile nuova grande crisi economica
di tipo mondiale; anche perché altro non può fare.
Vi fu l’opposizione degli Stati Uniti ad un controllo mondiale
monetario, la denuncia dell’accordo di Bretton Woods ed
abbandonò sia i cambi fissi sia la conversione a cambio
fisso del dollaro in oro.
Sostenevano che così si sarebbero difesi da gestioni monetarie
altrui (spesso dovute a loro iniziative) e portato al controllo
dei conti esteri.
Nulla di tutto questo è avvenuto: l’unica cosa cui
sanno metter mano è la continua svalutazione del dollaro.
Ci ricorda molto qualcosa che in Italia abbiamo già visto
e che è stato fallimentare su tutta la linea.
Il rischio è appunto quello di un gran botto monetario
e di un’enorme crisi economica mondiale.
Se per miopia i paesi della terra sono oggi disposti a continuare
a sfruttare l’indebitamento americano, perché funge
da locomotiva, che non si lamentino, quando tutto si scioglierà
come un eis-cafè al sole.
Quali le soluzioni tecnico economiche?
O una moneta unica globale, che avrebbe la stessa funzione salvifica
che l’Euro ha avuto nei confronti dell’economia italiana
o un forse più semplice ritorno ai cambi fissi (a seguito
di accordo internazionale) così da raffreddare il debito
in dollari (che non è solo degli USA.), maggior stabilità
del mercato monetario e graduale taglio del mercato interno americano,
così da non influire in modo squilibrante sullo sviluppo
degli altri paesi “partner”.
Ma nella rieletta amministrazione Bush non vi è traccia
di nulla di tutto questo; conviene quindi prepararsi al peggio
perché “The american system is not negotiable”.
Questo aumenterà la perdita di stima internazionale nei
confronti degli USA. (se ancora ne hanno); ma soprattutto la necessità
di ricorrere, da parte degli altri paesi, al sistema del protezionismo
economico, che non si sa se è peggio o meglio di ciò
che si vuole curare.
L’unica speranza è che gli USA. abbassino la cresta,
rendendosi conto di essere solo dei palloncini sgonfi; che anche
a loro serve accordarsi con gli altri per un nuovo ordine monetario
mondiale.
Si deve solo sperare che l’Europa non intenda sostituire
con l’€ il ruolo del $; sarebbe come mettere la testa
nella ghigliottina, perché il problema non è il
dollaro in sé, ma il doppio ruolo di moneta nazionale e
moneta internazionale assunto da una medesima valuta.
É lo strumento che va cambiato, non lo spartito.

C’è poi la sensibilità sempre mostrata sulla
tutela dell'ambiente, che li ha portati a non impegnarsi mai per
abbattere le cause dell'effetto serra, prossimamente soffocante
per tutti, soprattutto grazie a loro ed alla loro filosofia del
"business super omnia"?
Loro, che consumano il 25% della produzione petrolifera mondiale
e producono il 26% dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera
e che proprio per questo non hanno aderito in alcun modo al documento
di Kyoto perché: “The american system is not
negotiable.”
Nessuno, che sia sano di mente, ritengo possa aver condiviso l'incommensurabile
tragedia dell'11 settembre 2001; e per vari motivi.
Perché trattandosi di un atto terroristico non può
essere minimamente accettato, ma solo e pregiudizialmente rifiutato;
anche se non si può fare a meno di condannare parimenti
chi non ha fatto nulla di concreto, per sradicare le cause che
hanno portato a questo.
Perché la morte di alcune migliaia di persone civili e
innocenti, ma soprattutto persone, non trova nessun tipo di motivazione
plausibile; anche se la morte di molte migliaia di altre persone
potrebbe darne una spiegazione neppur tanto tremula.
Il risvolto della medaglia potrebbe però essere che, come
shock per curare quel complesso di onnipotenza che pervade l'Amerika,
quella col K, quella tragedia abbia avuto il merito di mostrare
quelle crepe che denotano la debolezza esistenziale della loro
struttura.
Purtroppo la grettezza d'animo e di mente, ma soprattutto il cinismo,
di coloro i quali sono stati messi (e rimessi) a capo dell'esecutivo,
ha impedito loro di comprendere.
Di comprendere che unicamente soluzioni politiche sono in grado
combattere e sconfiggere il terrorismo internazionale.
Di comprendere che esso nasce da quelle che sono, guarda caso,
le regioni più povere e sfruttate del mondo.
Di comprendere che dove la povertà e la disperazione riguardano
come sempre chi non ha nulla, e perciò nemmeno nulla da
perdere se non la propria vita, anche solo una fanatica illusione
è pur sempre qualche cosa.
Di comprendere quale sia la gravità e la pesantezza di
quella scelta, a seguito della quale il sistematico sfruttamento
di risorse economiche e materie prime che, per essere attuato
senza ostacoli, viene posto in poche mani fidate; o almeno finché
tali rimangono.
Di comprendere come solo eliminando le cause reali che hanno portato
al crearsi di quelle sacche di disperazione, si può fare
terra bruciata attorno ai plagiatori d'anima.
É tramite loro e le sacche di cui sopra, che i fondamentalismi
religiosi, quindi accelleratamente irrazionali per definizione,
trovano il loro terreno più fertile per rinvenire nuovi
adepti.
Perché sono i soli che forniscono loro una speranza; che
noi potremo anche non capire, non condividere, ma che per loro,
che non hanno nulla, è comunque sempre qualche cosa.
Ma che differenza credete ci sia tra un cosiddetto fondamentalista
e un qualsiasi G.W. Bush che afferma che “Dio è
con noi e noi andiamo in nome di Dio”?
Forse quella per cui, nel secondo caso, ci sia da chiedersi come
si permetta di fare un’affermazione del genere e da chi
si ritenga legittimato ad affermare ciò.
Amare l'Amerika, quella col K, che oggi, ma non da oggi, si erge
a stupratore della pace e maligno portatore di guerra, significa
amare e condividere la stupidità, l'arroganza, l'ipocrisia,
la violenza, la crudeltà, il cinismo.
Significa amare chi pretende di essere giusto con la forza e non
forte con la giustizia.
Se qualcuno intende indurci a fare ciò, con cortesia ma
con fermezza preferiamo declinare l'invito.
Udine, novembre
2004
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