simboli e segni rivoluzionari

Bandiera rossa

La bandiera rossa è il più noto e comune simbolo della sinistra, associato in particolare con la sinistra rivoluzionaria e con le tradizioni socialiste e sindacali. I partiti socialisti attuali, però, non usano quasi più questo simbolo, poiché molti di essi hanno decisamente attenuato le loro posizioni di sinistra e tendono quindi ad abbandonare la simbologia tradizionale (oltre alla bandiera, la parola compagno, il saluto col pugno chiuso, le canzoni, ecc.; la stessa parola 'comunista' ha assunto un significato dispregiativo o anacronistico); la bandiera resta quindi patrimonio quasi esclusivo dei partiti comunisti e delle forze della sinistra radicale.

In Italia, durante il Risorgimento, la bandiera rossa fu anche adottata dai repubblicani.
Le forze socialiste e comuniste hanno usato la semplice bandiera rossa o l'hanno arricchita con i nomi o gli emblemi dei propri partiti, movimenti, organizzazioni o sindacati (in particolare la falce e martello, e la stella).

Alcuni paesi l'hanno utilizzata come sfondo dominante per la propria bandiera nazionale (Repubblica Popolare Cinese, Unione Sovietica, Vietnam); in altri casi (Danimarca, Svizzera, Turchia, ecc.), lo sfondo rosso non ha alcun riferimento con la storia del movimento operaio. I bolscevichi, nel 1918, fecero addirittura del vessillo rosso la bandiera della Repubblica Federativa Socialista Sovietica Russa, inserendovi anche la falce e il martello e la stella, e successivamente (1922) questa sarà anche la bandiera dell'URSS. In realtà il progetto grafico della bandiera dell'Unione prevedeva anche una spada, che però, su intervento dello stesso Lenin, venne eliminata, visto il suo significato decisamente bellicoso (e infatti ricompare nel simbolo del KGB...), che contrastava con uno degli obiettivi centrali della rivoluzione, la pace.
Significativo che anche Hitler abbia preso spunto dalla bandiera rossa: al proprio partito volle dare un nome che richiamasse apertamente quello della sinistra operaia, Sozialistische Arbeiterpartei, e lo chiamò Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP, National-Sozialistische Deutsche Arbeiterpartei), per intercettare in qualche modo le simpatie dei lavoratori e cercò quindi un esplicito legame simbolico con la tradizione operaia (anche se poi la fisionomia ideologica del nazismo fu assolutamente opposta alla sinistra): la bandiera del Reich fu appunto rossa con il cerchio bianco contenente la svastica nera.

D'altra parte il simbolismo radicale della bandiera è molto più vecchio del socialismo: già nel tardo medioevo gruppi sovversivi di contadini e commercianti tedeschi, e poi nella seconda metà del '600 gli artigiani bretoni in rivolta, avevano utilizzato il rosso - colore forte, combattivo, simbolicamente evocativo - come emblema di lotta. Analogamente il vessillo scarlatto verrà usato anche nel corso delle sommosse contadine nella Russia del XVII secolo.
Nel 1789, poi, quando nel luglio a Parigi cominciarono le prime proteste di piazza sfociate nella rivoluzione, i soldati del re agitavano dei drappi rossi come segnale, ben visibile, che intimava ai dimostranti di disperdersi: ma costoro, al contrario, assunsero proprio queste bandiere come emblema della propria lotta. Da lì è rimasto e si è consolidato il significato radicale e rivoluzionario della bandiera, anche se saranno le rivolte operaie di Lione, nel 1834, e soprattutto la rivoluzione del 1848 a consacrare definitivamente il significato politico del drapeau rouge: proprio nel '48 la bandiera rossa venne addirittura adottata come bandiera nazionale (poi sostituita dal tricolore) dai rivoluzionari francesi. Fra l'altro è proprio durante la Rivoluzione francese che assumono anche un significato politico i termini destra e sinistra: nel 1791 la Francia rivoluzionaria (ma non ancora repubblicana; lo diventerà due anni più tardi) elesse l’Assemblea legislativa, il primo parlamento, e per mettere un po' d'ordine nei lavori il presidente fece disporre i deputati in gruppi omogenei per orientamento politico: alla sua destra presero posto i foglianti, favorevoli - o comunque non ostili - al re e agli aristocratici, mentre a sinistra si misero i giacobini, decisamente repubblicani e popolari (e che naturalmente ben presto si scissero in vari gruppi); al centro, guarda un po'..., sedeva la palude, su posizioni moderate e spesso oscillanti verso l'una o l'altra parte.

In talune situazioni il colore rosso si abbina al nero, ad esempio in certi movimenti di liberazione, oppure laddove - almeno in passato - nel movimento operaio erano molto sentite le comuni origini anarco - socialiste. La vecchia bandiera rossa (chissà dov'è finita...) dei sociaisti che hanno costruito (1909-1913) una delle prime Case del Popolo del nostro paese, quella di Prato Carnico (UD), era infatti bordata di nero.

La bandiera rossa diede anche spunto per molti giornali e riviste, e, in Italia, divenne anche una canzone, abbastanza brutta, (qui la sua storia), assunta poi come inno ufficiale (insieme all'Internazionale, all'Inno dei lavoratori e, nel dopoguerra, all'Inno di Mameli) del PCI. Curioso notare che Bandiera Rossa, così come Bella Ciao, diventeranno molto popolari anche fuori dai confini, tanto che ancora oggi vengono frequentamente cantate, in italiano, nelle manifestazioni di lotta in tante parti del mondo.

Falce e martello



Con estrema semplicità ed efficacia rappresentano l'unità tra i contadini e gli operai, le forze motrici della rivoluzione proletaria: questo abbinamento nasce nel 1882, su iniziativa di Andrea Costa (il primo socialista ad essere eletto deputato), fondatore di quel Partito Socialista Rivoluzionario poi confluito nel Partito Socialista di Filippo Turati.
Da notare che falce e martello compaiono anche - ovviamente senza lo stesso significato politico - nella bandiera nazionale austriaca.



Stella

La stella a cinque punte (uno dei simboli più diffusi: si pensi alle bandiere nazionali di paesi estremamente diversi fra loro, dall'Australia al Marocco, dalle Filippine agli USA) indica la "stella polare" della rivoluzione, inevitabilmente destinata a travolgere i cinque continenti. Nella bandiera nazionale cinese, invece, la stella più grande rappresenta il ruolo-guida del Partito Comunista, mentre le quattro stelle piccole simboleggiano le classi sociali alleate nel processo rivoluzionario: gli operai, i contadini, la piccola borghesia e i capitalisti patriottici.
La stella rossa, comparsa nei berretti e nelle uniformi delle guardie rosse bolsceviche durante la rivoluzione d'ottobre, indica più direttamente il ruolo egemone del Partito Comunista.
In Africa, alla metà del XX secolo, compare anche la stella nera, sempre con il significato di stella polare della lotta di liberazione: ovvia la ragione del colore.

Pugno chiuso

Nel 1918 gli spartachisti tedeschi adottano un nuovo modo per salutarsi, il pugno chiuso (sinistro): le dita rappresentano le varie correnti del movimento operaio, che tuttavia, una volta superate le divisioni, si uniscono per formare un potente strumento di lotta.
Durante la Guerra di Spagna il tradizionale saluto militare con la mano destra sulla fronte (che a sua volta deriva dalla consuetudine medievale di alzare la celata dell'elmo per farsi riconoscere e poi dal gesto di levarsi il cappello in segno di rispetto) viene "contaminato" col saluto proletario, e da allora il pugno chiuso è diventato un modo pressoché universale non tanto per salutare (cosa che normalmente avviene solo nei momenti particolarmente drammatici) quanto per dichiarare un'appartenenza, per manifestare e condividere la volontà di lotta. Se il saluto nasce col pugno sinistro, dopo la Spagna, appunto, si tende ad usare il destro.
In molte situazioni, laddove non vi è alcuna influenza comunista (si pensi alla celebre fotografia del podio dei 200 metri alle Olimpiadi del Messico, nel 1968, o, ahinoi, a certi cortei dell'integralismo islamico), il pugno chiuso rimane un diffuso e forte segno di combattività e di protesta.
In realtà il gesto ha spesso anche un significato completamente privo di qualsiasi connotazione politica, dato che alzare il braccio con la mano serrata può risultare istintivo in caso di vittoria (do you remember Pelé?...), o come moto di incitazione.

Compagno

Questa parola trae origine dal latino medievale "cum pane" e indica colui con il quale si condivide fraternamente (palese è il richiamo alla ritualità cristiana) il cibo; in senso più lato indica anche colui al quale ci si sente legati da sentimenti comuni e con cui si condividono sofferenze, progetti, gioie, ideali.
"In una ragnatela di fatti quotidiani, abbiam dimenticato di essere compagni": così una bellissima canzone, La rossa provvidenza.
Curioso notare che questo termine appartiene più che altro alle lingue neolatine, perché in quelle di ceppo anglo-germanico viene invece usato l'equivalente del nostro "camerata" (che ha sì un senso di comunanza, ma soprattutto dal punto di vista militare), creando talvolta imbarazzanti equivoci.

un tot di immagini...

Arrivederci, bandiera rossa

Arrivederci, bandiera rossa - sei scivolata giù dal Cremlino
non come ti innalzasti, agile, lacera, fiera,
sotto le nostre bestemmie sul Reichstag fumante,
sebbene anche allora intorno alla tua asta, si consumasse una truffa.

Arrivederci bandiera rossa… Eri metà sorella, metà nemica.
In trincea eri speranza unanime d’Europa,
ma tu cingevi il Gulag con un rosso schermo
e tanti infelici in tuta da carcerati.

Arrivederci, bandiera rossa. Riposa, distenditi.
E noi ricorderemo quelli che dalle tombe più non si leveranno.
Gl’ingannati che hai condotto al massacro, alla strage,
ricorderanno anche te – ingannata tu stessa.

Arrivederci bandiera rossa. Non ci portasti bene.
Grondavi di sangue e noi col sangue ti togliamo.
Ecco perché adesso non ci sono più lacrime da asciugare:
così brutalmente sferzasti, con le nappe scarlatte, le pupille.

Arrivederci, bandiera rossa… Il primo passo verso la libertà
lo compimmo d’impulso con la nostra bandiera
su noi stessi, nella lotta inaspriti.
Che non si calpesti di nuovo «l’occhialuto» Zivago.

Arrivederci, bandiera rossa… Da te disserra il pugno,
che ti serra di nuovo, ancora minacciando fratricidio,
quando all’asta si afferra la marmaglia
o la gente affamata, confusa dalla retorica.

Arrivederci bandiera rossa… Tu fluttui nei sogni,
sei rimasta una striscia nel russo tricolore.
Nelle mani dell’azzurrità e del biancore
forse il colore rosso dal sangue sarà liberato.

Arrivederci, bandiera rossa… guarda, nostro tricolore,
che i bari di bandiere non barino con te!
Possibile anche per te lo stesso giudizio:
pallottole proprie ed altri ne hanno la seta divorato?

Arrivederci, bandiera rossa… Sin dalla nostra infanzia
noi giocavamo ai «rossi» e i «bianchi» li pestavamo forte.
Noi, nati nel paese che più non c’è,
ma in quell’Atlantide noi eravamo, noi amavamo.

Giace la nostra bandiera al gran bazar d’Ismajlovo.
La smerciano per dollari, alla meglio.
Non ho preso il Palazzo d’inverno. Non ho assaltato il Reichstag.
Non sono un kommunjak. Ma guardo la bandiera rossa e piango.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko, 23 giugno 1992

Alla bandiera rossa

Per chi conosce solo il tuo colore,
bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui
esista:
chi era coperto di croste è coperto di
piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese
africano,
l'analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore,
bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi
sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e
operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti
sventoli.

Pier Paolo Pasolini

Nuovi epigrammi (1958-59)