inizio rosso e giallo


Stephen King


Ebbene sì, parliamo anche di un autore che appartiene senza discussione al genere horror (di cui è considerato il maestro contemporaneo, il re, ecc.), ma che ha fatto interessanti incursioni anche nel giallo.
Non nel senso più tradizionale (omicidio, indagine, scoperta del colpevole), bensì con storie che rinunciano nettamente al soprannaturale e dintorni e si fermano, per così dire, alla normalità del delitto, dell'atto violento slegato da elementi fantastici.

Con S. King, naturalmente, occorre fare molta attenzione, perché lui è abilissimo non solo nel costruire storie complesse e inquietanti, ma nel disseminarle di indizi e citazioni - più o meno nascosti - riferiti ad altre sue opere. Senza il parossismo (o la megalomania) di Asimov, che in qualche modo pretese di ricondurre tutta la propria sterminata opera fantascientifica ad un unico e coerente disegno narrativo, ma con l'arguzia e il virtuosismo discreto del robusto, agile narratore americano.
Ma qui non si parlerà diffusamente di S. King: non solo perché su di lui sono state scritte, altrove, centinaia di pagine, ma perché, pur considerando del tutto superata la distinzione fra generi - thriller, mistery, spy story - è difficile non riconoscere all'horror e al fantastico uno speciale statuto di autonomia, dovuta se non altro al confine naturale (almeno in questo inizio millennio) tra fatti di questo mondo e cose aliene.

Comunque, oltre che in quasi tutte le altre (si veda la scheda di Wikipedia), anche nelle poche opere di carattere poliziesco che qui citiamo brevemente (con riferimento alle rispettive trasposizioni cinematografiche) vi sono rimandi più o meno occulti (solo nel senso di celati?) ad altre storie raccontate da King: quali siano (oltre alla sempre presente città di Derry), lo scopra il lettore, se gli aggrada.





 

Stand By Me - Ricordo di un'estate

Il film è liberamente (ma egregiamente) ispirato alla raccolta di racconti Stagioni diverse (Different Seasons): del giallo in realtà ha ben poco, solo un cadavere trovato per caso da quattro ragazzi in cerca d'avventura. E sulla loro storia, o meglio, sui pochi giorni di un'indimenticabile estate del '59, è centrata la vicenda. Un film che riesce a cogliere splendidamente sentimenti, risate e inquietudini dell'adolescenza, e che come pochi altri ha saputo dare un ritratto profondo, semplice e geniale, di quell'età. Tra Mark Twain e Truffaut, Bradbury e Malle. E quella musica di Ben E. King...

Misery non deve morire

Avete presente quando Conan Doyle si stufò di SH e lo fece morire? Beh, allora il pubblico si limitò a protestare vivacemente, mentre qui una lettrice s'infuria davvero quando sa che Misery, la protagonista di una serie di romanzi, morirà. E allora sequestra lo scrittore, lo lega a un letto e lo tortura per obbligarlo a far rivivere il personaggio. Un thriller più claustrofobico di così... Interpreti bravissimi (Oscar per Bates) a reggere una situazione limite, dove si gioca, brutalmente, coi confini tra realtà e immaginazione.

L'ultima eclissi

Una vecchia signora cade dalle scale e muore: Dolores Claiborne, la sua governante, ne è l'erede, e viene accusata di averla uccisa da un poliziotto che da anni sospetta Dolores di aver eliminato il marito. La figlia, che ha un difficile rapporto con lei, cerca di difenderla, e Dolores le rivelerà come sono andate effettivamente le cose col marito, un ubriacone violento. Le due in qualche modo si riconciliano e l'investigatore sorride amaro. Splendidi Bates e Plummer in un film complesso e pieno di amarezze.

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Vale la pena citare anche un volumetto uscito nel 1985 (si trova ancora?) per Theoria: Danse macabre in realtà è un saggio sul genere horror, ma che si aggira "fra gli ingranaggi e i macchinari del brivido" e dunque parla necessariamente anche del piacere di leggere un bel giallo.

Intervista

"Oggi la gente ama i thriller perché è abituata all'orrore"


Stephen King torna al racconto lungo e cambia traduttore (da oggi, Wu Ming 1, che propone un King dal ritmo serrato e senza orpelli). Di più: dei quattro racconti di Notte buia, niente stelle (Sperling&Kupfer, pagg. 432, euro 20,90), tre riguardano le donne. Riguardano, per meglio dire, la violenza compiuta sulle donne: omicidio (in 1922, dove un agricoltore convince il figlio a uccidere la rispettiva moglie e madre, Arlette), stupro (Maxicamionista narra la tormentata vendetta della scrittrice Tess), menzogna (Darcy, la protagonista di Un bel matrimonio scopre che il marito è un serial killer).

Un'attenzione non nuova, come racconta lo stesso King.
La questione femminile attraversa tutta la sua opera narrativa, e lei è uno dei pochissimi scrittori in grado di affrontare questo argomento con reale empatia. Questa volta, però, le donne sono le protagoniste quasi assolute e sono per lo più vittime del mondo maschile: significa che anche nel mondo reale le cose, da questo punto di vista, sono peggiorate?


"Penso che nel mondo reale la condizione delle donne sia migliorata. Credo di avere una visione chiara - per quanto possa averla un uomo - dei problemi che alle donne tocca affrontare. Sono figlio di una ragazza madre che riceveva salari più bassi e veniva trattata con sufficienza perché senza marito. Non ho mai scordato quelle ingiustizie. La mia idea è che, nel complesso, le donne se la sappiano cavare in molte più situazioni e siano più abili degli uomini a risolvere problemi. Spero che nei miei libri questo si veda. Sto molto attento, cerco di evitare la pecca segnalata dal critico Leslie Fiedler: gli scrittori maschi americani hanno una visione semplicistica dei loro personaggi femminili, li rappresentano solo come "nullità" o come "esseri distruttivi". Io ho sempre cercato di fare meglio di così".

Stephen King - Danse macabreI personaggi femminili dei racconti sono vittime ma anche carnefici: la moglie assassinata di 1922 ha la volgarità avida di una grizzly mom. La stessa definizione (e la stessa prassi: difendere i propri cuccioli ad ogni costo) si potrebbe riferire alla terribile madre di Maxicamionista. E anche quando sono "soltanto" vittime, devono comunque uccidere per ristabilire un equilibrio. Sembra non esserci quella possibilità di redenzione intravista in The Dome: sembra, cioè, che la sua narrazione, in questi ultimi tempi, stia diventando più politica, e contemporaneamente, più pessimista. È così?

"In realtà nessuna delle donne di Notte buia, niente stelle è una carnefice: non più di quanto lo fossero Carrie White o Dolores Claiborne. Tess e Darcy non innescano la violenza, ma reagiscono ad essa, facendo del loro meglio. Sono le sopravvissute. Quanto ad Arlette in 1922, è causa della propria sventura. Anche se questo non giustifica l'agire di suo marito".

Solo in uno dei quattro racconti, La giusta estensione, è presente l'elemento soprannaturale: e anche in questo caso è un soprannaturale sfumato e ambiguo, e il patto col diavolo del protagonista può essere interpretato come un'allucinazione. Si sta incamminando verso una narrazione più realistica?

"Non mi sto intenzionalmente allontanando dal soprannaturale, come non mi ci sono intenzionalmente avvicinato. Come scrittore, lavoro sulle intuizioni. Quando mi viene l'idea per una storia, mi metto a scriverla. Prima di iniziare, però, mi faccio sempre una domanda: "Cosa rende questa storia tanto importante da essere scritta?" Cerco di individuare il fulcro, quel che permetterà alla storia di funzionare a un livello tematico più profondo. In 1922 è il potere del senso di colpa. In Maxicamionista è l'alto prezzo della vendetta. In La giusta estensione è la gioia meschina che ci procura la rovina altrui. Quanto a Un bel matrimonio, il fulcro è una domanda: si può davvero conoscere un altro essere umano?"

Nella postilla ai racconti lei annota: "si scrive male quando ci si rifiuta di raccontare storie su quel che la gente fa realmente". Qui, come nelle sue opere precedenti, lei narra il punto di frattura delle vite ordinarie. Com'è diventato, quel punto, in tutti questi anni? Più forte o più fragile? Gli esseri umani si sono abituati all'orrore?

"Sì, la gente è più abituata all'orrore. Come potrebbe essere altrimenti, dopo quel mattatoio che è stato il ventesimo secolo? E il secolo appena iniziato non si preannuncia meno turpe. Allo stesso tempo, siamo diventati più litigiosi, più disposti a ricorrere alla violenza per risolvere i nostri problemi. Horror e thriller sono due delle tante valvole di sfogo per questi sentimenti negativi".

Lei ha sempre posto una grandissima cura al linguaggio, allo stile, al suono delle parole: eppure la critica letteraria non glielo ha riconosciuto spesso. Continua ad esserci diffidenza, nell'ambiente accademico americano, nei confronti della narrativa ritenuta di genere?

"La narrativa di genere ha un po' più status letterario di un tempo, perché oggi molti bravi scrittori scrivono polizieschi, romanzi di spionaggio, thriller e horror. Mi viene in mente, per fare un esempio, The Passage di Justin Cronin. A rendere diffidenti i critici è stata la narrativa pulp che si scriveva nella prima metà del Novecento, e che io chiamo "lumpen-narrativa". Da allora, la narrativa di genere ha conosciuto una lenta ma costante rivalutazione. Forse è vicino il giorno in cui i romanzi saranno giudicati per i loro meriti anziché per gli argomenti di cui trattano. Anche in futuro ci sarà più robaccia che buona letteratura, quindi il ruolo del critico letterario resta importante. Solo che io, per quanto riguarda i meriti, non faccio distinzioni tra quel che scrive una come Joyce Carol Oates e quel che scrive, poniamo, Laura Lippman. Una buona storia è una buona storia, a prescindere dal genere. E qual è una buona storia? Quella che dice la verità su di noi. Sulla condizione umana".

intervista a cura di Loredana Lipperini, La Repubblica, 24 novembre 2010