Martin Cruz Smith Correva l'anno 1982, l'Unione Sovietica c'era ancora e (apparentemente) in ottima salute, almeno dal suo punto di vista. E un americano ha l'idea di creare un investigatore moscovita... Il bello è che ci riesce, eccome, con un'ambientazione ben documentata e atmosfere altrettanto credibili (che poi oggi ci appaiano lontane è un altro discorso). Così, all'uscita di Gorky Park, si scriveva su Indice * (1981): Russi, bielorussi, ebrei, tartari, armeni, georgiani, lettoni: insomma, a Mosca c'è un sacco di gente e la città è tra le più grandi del mondo. Eppure non c'è criminalità. Dice: già, i delinquenti se ne stanno chiusi nel Cremlino e i loro peccatucci li fanno per procura, magari a Praga o a Varsavia. Sarà, fatto sta che nelle capitali della nostra cara civiltà occidentale i criminali lavorano con profitto sia nei palazzi di governo che per le strade, così il cittadino non sa mai cosa gli può capitare. Pochi delitti, dunque, a Mosca. Troppo pochi, forse, tant'è che Arkady Renko, capo della Squadra omicidi della polizia moscovita, si trova un po' spiazzato quando nel cuore della città, proprio nel parco più amato dagli abitanti di Mosca, trova ben tre morti ammazzati. Quasi quasi, dice, anzi, pensa Renko, è meglio che se ne occupi il Comitato per la Sicurezza dello Stato - KGB tanto per intenderci - visto che i tre cadaveri, probabilmente non tutti sovietici, hanno mica l'aria di essere cadaveri per i soliti motivi di vodka o di gelosia. Tuttavia, malgrado la faccenda si vada sempre più complicando (altri omicidi, riusciti e non, passato e presente di uno strano uomo d'affari americano, intercettazioni telefoniche, ambigui colloqui), il KGB controlla ogni passo di Renko, lo fa anche inciampare, ma non intende assumersi la diretta responsabilità delle indagini. Che fare? Renko non è poliziotto per vocazione, ma il suo mestiere lo sa fare e decide di scoprire come va a finire, pur sapendo che sarà una grana. E infatti, la moglie lo pianta, lo riempiono di botte, lo licenziano, e se non lo ammazzano è forse perché il KGB non è il peggior di tutti i mali. Il solito detective sfigato e antieroe, che si trova in mezzo a cose più grandi di lui? Magari talmente russo che, pur sopportando la tessera del partito, non ha nessuna voglia di "scegliere la libertà"? No. Certamente uno dei motivi d'interesse del libro è la fisionomia del protagonista, ma il bello è proprio la storia. Purtroppo c'è di mezzo anche la Storia, e quindi ritroviamo non pochi dei luoghi comuni sapientemente coltivati dalle nostre parti sull'Unione Sovietica: gli ubriaconi, le strade piene di tristezza, il mercato nero, i burocrati cattivi, il sogno americano, ecc. A parte il fatto che in URSS casomai sono ben altre le cose che non vanno, checché ne dica l'Armando, questi stereotipi non sono oltremodo fastidiosi; anzi, malgrado tutto sono il frutto di un tentativo di rappresentare la realtà fuori dai soliti schemi, tanto da risultare motivo di sorpresa che l'autore, americano, sia stato fino a ieri uno dei tanti (e Mondadori, con "Segretissimo", sa bene che sono davvero tanti) insopportabili confezionatori di storielle di cappa(gibì) e spada, in cui i boys della CIA, belli, forti e buoni, salvavano il mondo dai perfidi del KGB, brutti, bruti, rozzi. Povero lan Fleming, sarà stato anche un po' fascista, ma almeno sapeva scrivere decentemente, ti raccontava delle storie tanto poco credibili quanto divertenti: oggi, invece, i proprietari dei diritti su James Bond riesumano 007 per fargli vivere un'avventura ai limiti dell'idiozia pura, scritta da un tale che non sarebbe nemmeno in grado di buttar giù una sceneggiatura di un film di Pierino. Ma questo è un altro discorso: di spy stories avremo occasione di riparlare. Tornando a Gorky Park, e senza scomodare Dostoevskij e Le Carré, o Victor Hugo, o Simenon, Renko ricorda una di quelle persone, che puoi incontrare dovunque durante un viaggio, che per simpatia, per crudeltà, per noia, chissà?, ti prendono bruscamente sottobraccio e ti fanno vedere la "vera" faccia di una città, che altrimenti guarderesti con l'occhio burocratico del turista. Ma, per l'appunto, non è mai la vera faccia della realtà, solo un'interpretazione, del tutto casuale rispetto al tipo di "guida" incontrata. Così sembrerebbe Renko: figlio di un generale che faceva mozzare le orecchie ai soldati tedeschi prigionieri, non sa fare a cazzotti; inacidito da una moglie che lui ha sempre annoiato, fa l'amore, con un'indiziata, come Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi; poco incline a seguire le regole della carriera, prova ripugnanza per la "libertà" americana. Cosi sembrerebbe Renko: un tipo svogliato e attento, a seconda dei casi, che non sa programmare, fortunatamente, il giusto dosaggio di cinismo e ingenuità, un personaggio che ti parla di una vicenda insolita in cui si sono accumulate tante vicende normali. E probabilmente è solo lì la ragion d'essere di un thriller: immagazzinare una serie di sostanze normali e combinarle in modo tale che ne risulti una reazione chimica straordinaria: che poi questa straordinarietà abbia un qualche interesse o meno per lo spettatore, dipende in buona misura dall'elemento catalizzatore, e da questo punto di vista l'Investigatore-Capo Arkady Renko (nome tipo serial holliwoodiano), e lo stesso maggiore del KGB, Pribluda (nome tipo Cattivo Della Situazione), valgono la pena di essere osservati con una certa attenzione.
* Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana... Una piccola libreria, Rinascita di Udine, pubblicò alcuni numeri di Indice, qualcosa a metà tra il bollettino d'informazioni librarie e la piccola rivista.Entrambi (libreria e Indice non avranno vita lunghissima, dal 1978 al 1984, ma, insomma, ci hanno provato. Indice (fra parentesi: poi uscirà a livello nazionale una ben più ambiziosa pubblicazione periodica con lo stesso nome, ma i suoi paludati ideatori si son ben guardati dal citare il precedente) ebbe come penna di punta, e punta di penna, l'ottimo Plac, Giorgio Placereani, autore di vari libri tra cui My name is Orson Welles, oggi apprezzato organizzatore e critico cinematografico-televisivo a Udine e dintorni, con relativo blog. |