il rosso e il giallo
cinema |
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Nikita 
(Id., F, 1990)
di Luc Besson. Con Anne Parillaud, Jean Reno, Tchéky Kary, Jeanne Moreau, Philippe Leroy
Balorda, pazza, violenta, micidiale, e condannata all'ergastolo per quadruplice omicidio: ottime qualità per diventare un sicario comme il faut: e i servizi segreti francesi reclutano la ragazza offrendole una sorta di immunità e la trasferiscono in un centro di addestramento. Ci va, impara (senza rinunciare a qualche numero strepitoso), e poi lavora con spietata efficienza. Ma le cose prendono una strana piega... Una felicissima combinazione di noir raffinato e film d'azione. Inutili remake e tortuosa serie tv (97-01).  |

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La casa Russia 
(The Russia House, USA, 1990)
di Fred Schepisi. Con Sean Connery, Michelle Pfeiffer, Roy Scheider, Klaus Maria Brandauer, James Fox
Un editore inglese va in URSS per organizzare segretamente la pubblicazione di un libro sulle centrali nucleari sovietiche, sicure più o meno come quella di Černobyl. Lo aiuta una russa affascinante e tra i due... La storia d'amore, non particolarmente interessante malgrado i due magnifici protagonisti, si svolge nella cornice di una Mosca da cartolina e purtroppo prende il sopravvento sul resto della vicenda. Del resto il romanzo di le Carré non era certo dei suoi migliori: un po' di smarrimento (poi risolto) dopo la perestrojka.  |
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Misery non deve morire 
(Misery, USA, 1990)
di Rob Reiner. Con Kathy Bates, James Caan, Lauren Bacall, Richard Farnsworth
Avete presente quando Conan Doyle si stufò di SH e lo fece morire? Beh, allora il pubblico si limitò a protestare vivacemente, mentre qui una lettrice s'infuria davvero quando sa che Misery, la protagonista di una serie di romanzi, morirà. E allora sequestra lo scrittore, lo lega a un letto e lo tortura per obbligarlo a far rivivere il personaggio. Un thriller più claustrofobico di così... Interpreti bravissimi (a Bates l'Oscar) a reggere una situazione limite, dove si gioca, brutalmente, coi confini tra realtà e immaginazione. Il dolore. Da Stephen King.  |
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Stato di grazia 
(State of Grace, USA, 1990)
di Phil Joanou. Con Sean Penn, Ed Harris, Gary Oldman, John Turturro, Robin Wright Penn
Nelle varie etnie di cui sono composti gli USA si sono sempre formati gruppi criminali, e qui si tratta di irlandesi: un agente FBI s'infiltra in una di queste bande, particolarmente pericolosa, sfruttando la vecchia amicizia col capo. Il teatro è la New York degli anni '60, in particolare il micidiale quartiere di Hell's Kitchen, raccontato assai bene, e la violenza sarà senza sconti, magari proprio il giorno di San Patrizio. Con i dovuti debiti a Scorsese, Leone, ecc., il film ha una sua forte originalità, quasi una sua grazia.  |
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Il grande inganno 
(The Two Jakes, USA, 1990)
di Jack Nicholson. Con Jack Nicholson, Eli Wallach, Harvey Keitel, Meg Tilly, Frederic Forrest, Madeleine Stowe
Jake Giddes fa ancora il detective privato e indaga su quello che dovrebbe essere il solito caso di corna. Ma quando il marito tradito uccide il rivale, Jake scava più a fondo: petrolio e dintorni sono il cuore della faccenda. In questa sorta di sequel di Chinatown (1974), Nicholson mette tutta la propria esperienza, ma lo preferiamo senz'altro davanti alla cinepresa; e anche la sceneggiatura si rivela eccessivamente ambiziosa: non riesce il tentativo di riprendere le torbide atmosfere familiari dipinte a suo tempo da Roman Polanski.  |
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Affari sporchi
(Internal Affairs, USA, 1990)
di Mike Figgis. Con Richard Gere, Andy Garcia, Nancy Travis, William Baldwin
L'Internal Affairs Division è il reparto della polizia che indaga sui problemi interni alla polizia stessa. In quello di Los Angeles lavora un bravo agente di origine messicana che si trova a dover investigare su un amico accusato di brutalità: scoprirà un brutto giro di mazzette e comportamenti illeciti, in cui il ruolo chiave è svolto da un esperto detective anziano, apparentemente intoccabile perchè ha la reputazione di ottimo poliziotto. Complicazioni erotico-sentimentali. Gere è perfido e fascinoso, ma Garcia è tosto mica male.  |
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Rischiose abitudini 
(The Grifters, USA, 1990)
di Stephen Frears. Con Anjelica Huston, John Cusack, Annette Bening, Pat Hingle
Lily scommette alle corse (truccate); suo figlio Roy si arrangia con piccole truffe; Myra invece punta al piatto ricco. Grifters, insomma, in slang imbroglioni, bidonisti. "Atroce favola sulla potenza del Denaro e del Male, irridente parabola sarcastica sul rovescio del “sogno americano” di successo e ricchezza: scrittura asciutta, sottigliezza ironica e 3 ottimi interpreti tra i quali spicca per dolorosa e affannata intensità A. Huston. Parca e suggestiva colonna musicale di E. Bernstein." (Morandini, Dizionario dei film, Zanichelli, 2008) Da Thompson, sceneg. di Westlake.  |
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Presunto innocente 
(Presumed Innocent, USA, 1990)
di Alan J. Pakula. Con Harrison Ford, Greta Scacchi, Brian Dennehy, Raul Julia
Un procuratore distrettuale viene incaricato di indagare sull'assassinio di una collega, con cui aveva avuto una relazione extraconiugale. La situazione, già delicata, diventa insostenibile quando egli stesso è sospettato di essere il colpevole: non è così, ma le prove contro di lui sembrano schiaccianti, e solo a gran fatica riuscirà a dimostrare la propria innocenza. E allora chi è l'assassino? La scoperta sarà tanto casuale quanto sconcertante. Ah, l'amore, quante cose fa fare l'amore... Dal romanzo di Scott Turow.  |
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Uno sconosciuto alla porta 
(Pacific Heights,
USA, 1990)
di John Schlesinger. Con Matthew Modine, Melanie Griffith, Michael Keaton, Mako, Nicholas Pryor
Pacific Heights è il quartiere più cool di San Francisco e due giovani sposi riescono a comprarci una casa. Ma per poter pagare il mutuo devono affittarne una parte: l'inquilino è gentile e raffinato, ma si rivelerà un abile manipolatore, e anche un micidiale psicopatico, e per i due sarà un incubo. La suspense affiora lentamente ma con progressione inesorabile, fino alla crudele esplosione finale, e i tre protagonisti riescono a condurre la partita in ottima sintonia, tenendo il ritmo egregiamente.  |
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Porte aperte 
(I, 1990)
di Gianni Amelio. Con Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini, Renzo Giovampietro, Renato Carpentieri
Nella Palermo degli anni trenta un uomo uccide quattro persone e per lui c'è senz'altro la sentenza capitale. Ma il magistrato inquirente, profondamente contrario alla pena di morte, indaga a fondo per trovare delle attenuanti: un comportamento aberrante (siamo in pieno fascismo) che gli costerà la carriera. Un Volontè al vertice della sua enorme bravura rende alla perfezione il sommesso rigore di un uomo giusto alle prese con gli inesorabili meccanismi del potere.  |
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Più tardi al buio 
(After Dark, My Sweet, USA, 1990)
di James Foley. Con Bruce Dern, Jason Patric, Rachel Ward
Un cliché: ex pugile fallito si dedica pervicacemente all'alcol, finchè non trova una bella vedova che lo seduce. Però lei non è irreprensibile, perché non solo ha un amante ma con lui organizza il rapimento di un bambino. E l'uomo che è stato sedotto si farà coinvolgere malamente. Da un cupo romanzo (1955) di Jim Thompson, un film che gioca ad alternare ritmi tipicamente americani con umori da noir francese. Ma l'operazione è condotta con abilità e, forse, con onestà.  |
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Allucinazione perversa 
(Jacob's Ladder, USA, 1990)
di Adrian Lyne. Con Tim Robbins, Elizabeth Peña, Danny Aiello, Pruitt Taylor Vince, Matt Craven
Reduce dal Vietnam è un po' scoppiato, come tanti, ma il problema non è solo il reinserimento quanto il fatto che egli è perseguitato da orrende allucinazioni: scoprirà che sono la conseguenza di un esperimento del Pentagono, che ha somministrato a vari soldati un preparato che avrebbe dovuto renderli più combattivi e che invece... Il lato horror del film è decisamente invasivo, ma non si tratta di una furbata per caricare i toni, quanto di un inevitabile strada per rendere coerente una storia sempre in bilico fra il grottesco e l'amaro.  |
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Ho affittato un killer 
(I Hired a Contract Killer, FIN-S, 1990)
di Aki Kaurismäki. Con Jean-Pierre Léaud, Margi Clark, Kenneth Colley, Serge Reggiani
Un francese che da anni lavora a Londra è vittima della ricetta thatcheriana: viene licenziato. Solo e disperato, per due volte tenta di suicidarsi, ma niente da fare, e così cerca un killer a pagamento. Quando, però, inaspettatamente s'innamora, non vuole più morire e cercherà a tutti i costi di annullare il contratto. Tutto si svolge al ritmo della commedia gialla, "di quelle che gli inglesi non fanno più", e infatti ci pensa un finlandese, con garbo, suspense, intelligenza.  |
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Blue Steel - Bersaglio mortale 
(Blue Steel, USA, 1990)
di Kathryn Bigelow. Con Jamie Lee Curtis, Ron Silver, Louise Fletcher
È una poliziotta tosta ma ancora... alle prime armi: appena entrata in servizio è coinvolta in una sparatoria e uccide il rapinatore che sta per spararle; poi la pistola del criminale scompare: sospesa dal lavoro, s'imbarca in una relazione con uno yuppie (proprio colui che, non visto, aveva sottratto l'arma): che si scoprirà essere un serial killer il quale firma i delitti con pallottole a lei dedicate. Ambiguità metropolitana, verità confessate e inutili, dolori familiari, ingenuità e durezza. Curtis (figlia di cotanto padre) è bravissima.  |
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| Cuore selvaggio 
(Wild at Heart, USA, 1990)
di David Lynch. Con Nicolas Cage, Laura Dern, Willem Dafoe, Brent David Fraser
Uscito di galera, Sailor e la sua fidanzata partono per la California, braccati da vari farabutti. Fra incontri drammatici e situazioni di grottesca violenza si dipana la loro fuga, finchè una rapina può forse risolvere i loro problemi. Lynch sceglie un frenetico on the road per divertirsi in una folle scorribanda fra generi: noir, melodramma, fumetto: "connota la sua storia maledetta del profondo Sud con una dimensione ironica e parodistica che ne rovescia il senso e ne rivela la vera natura di favola comica. " (Morandini)  |
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Quei bravi ragazzi 
(Goodfellas, USA, 1990)
di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Ray Liotta, Joe Pesci, Lorraine Bracco, Paul Sorvino
Un giovane italo-irlandese cresce, in un quartiere malfamato di New York, all'ombra della malavita ed entrerà a far parte di una banda controllata dal boss locale; ma col passare del tempo quella vita diventerà sempre più dura e spietata, ed il protagonista, pagando un duro prezzo, se ne allontanerà. Gangster visti nella loro vita quotidiana, fatta di abitudini, culture etniche differenti, affetti, tradimenti: uno sguardo attento ma senza furberie e compiacimenti: Scorsese quasi cronista, con omaggi al neorealismo e al noir d'altri tempi.  |
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Dick Tracy 
(Id., USA, 1990)
di Warren Beatty. Con Warren Beatty, Madonna, Al Pacino, Glenne Headly, Charlie Korsmo
Siamo negli anni '40, ma l'atmosfera è quella dei "ruggenti": la malavita impazza e solo un duro come Dick Tracy può mettere un freno al crimine, e in particolare alle attività del famigerato Big Boy. Ispirato al celebre fumetto di C. Gould, il film vuole essere un fumetto e la storia apparentemente sgangherata è in realtà un meccanismo piuttosto complesso, in cui tutto (trucco, musiche, scenografia, dialoghi, ecc.) è mirato, appunto, a ricreare l'ambiente del fumetto. Per questa sua pesantezza stilistica il film è stato molto amato e molto odiato.  |
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Hot Spot - II posto caldo 
(The Hot Spot, USA, 1990)
di Dennis Hopper. Con Don Johnson, Virginia Madsen, Jennifer Connelly
Detta così è banale: in un'arroventata cittadina del profondo Sud arriva un misterioso e affascinante duro, che avvia una tresca con una biondona fornita di marito volgare e insopportabile, da sopprimere quanto prima, e gioca con una ragazzetta piena di problemi. Ma il regista è Hopper... che qui rinuncia alle intemperanze visionarie e gioca subdolamente con un romanticismo che si asciuga sotto il sole torrido, e beffa lo spettatore con un finale tragicamente incruento.  |
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La più longeva delle serie poliziesche USA (creata da Dick Wolf) riprende ampiamente temi e caratteristiche di Hill Street e NYPD (dal protagonista che è un collettivo alla crudezza del linguaggio e delle situazioni), inserendo però una novità importante: lo scioglimento della situazione non avviene con l'arresto del colpevole, perché nella seconda parte di ogni episodio viene narrata anche la non facile conclusione in tribunale. Una schiera di bravi attori (Jerry Orbach, S. Epatha Merkerson, Sam Waterston, Eddie Green, ecc.) hanno contribuito a fare di questa serie un prodotto intelligente e gradevole. Ottimi spin-off: Law & Order - Criminal Intent e Law & Order SVU.  |
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A Murder of Quality 
(UK, 1991)
di
Gavin Millar. Con Denholm Elliott, Glenda Jackson, Ronald Pickup, Joss Ackland, Christian Bale
Per aiutare una vecchia amica George Smiley, in pensione (ma in quello che è il 2* libro, 1962, di Le Carré. era giovane), indaga su un omicidio avvenuto in un college: disciplina e distinzione celano rancori, veleni, sordide complicità: e chi voleva fare il furbo, ricattando, ci ha lasciato la pelle. Pare quasi che il nido di vipere in cui si forma l'establishement britannico sia peggio degli intrighi internazionali. Malgrado l'astuzia di differenziarsi dalla trama originale in modo da sfruttare il successo della Talpa, questo film per la tv è ottimo. Che bravi attori, ma Sir Alec...  |
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Delitti e segreti 
(Kafka, USA, 1991)
di Steven Soderbergh. Con Jeremy Irons, Alec Guinness, Armin Mueller-Stahl, Ian Holm, Theresa Russell
Diviso tra il mestiere di assicuratore (per sopravvivere) e quello di scrittore (per vivere), il signor Kafka si trova a indagare sulla morte di un amico, ed entra nel Castello... "Intessuto di citazioni, rimandi, ammiccamenti, bizzarro cocktail di realtà, finzione, incubo, biografia, thriller d'investigazione e fantascienza orrorifica, irritante e seducente per la sproporzione tra suggestivo apparato figurativo e materiale narrativo di seconda mano, è un esercizio di stile di elegante freddezza che il magnetismo allucinato di Irons non riscatta." (Morandini) Ma è ipnotico.  |
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Thelma & Louise 
(Id., USA, 1991)
di Ridley Scott. Con Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen, Brad Pitt
Magnifica idea lasciar perdere per un po' i mariti ottusi e andarsene per una breve vacanza, ma le due amiche pagheranno cara questa voglia di libertà: quando una sta per essere stuprata l'altra interviene, uccidendo. La polizia le bracca e le due iniziano una fuga disperata, che però si trasforma in una liberazione, gioiosa, drammatica, anarchica, infinita. Peccato che sia stato un uomo a realizzare uno dei più bei film femministi, duro senza verbosità, allegro e struggente. Splendido il ritratto delle due donne, e pure quello dello sbirro.  |
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Verdetto finale 
(Ricochet, USA, 1991)
di Russell Mulcahy. Con John Lithgow, Denzel Washington, Lindsay Wagner, Ice-T, Kevin Pollak
Un vice procuratore distrettuale è oggetto della feroce vendetta di un criminale che aveva arrestato quand'era poliziotto: non solo viene rapito, drogato e filmato in un falso incontro con una prostituta, ma si cerca anche di coinvolgerlo in una vicenda di pedofilia. La vittima reagisce duramente e lo scontro finale riassume egregiamente una storia molto tesa, che forse risente di un impianto generale troppo tradizionale, con una cesura d'altri tempi fra Bene e Male.  |
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JFK - Un caso ancora aperto 
(JFK, USA, 1991)
di Oliver Stone. Con Kevin Costner, Kevin Bacon, Jack Lemmon, Donald Sutherland, Sissy Spacek, Gary Oldman
Pochi ormai credono alla tesi ufficiale che J. F. Kennedy sia stato ucciso solo da L. Oswald ed è opinione diffusa che dietro ci fossero gli interessi dei grandi petrolieri, che hanno usato la mafia come strumento e apparati governativi come protezione. In questa direzione indaga tenacemente un Procuratore, ma... Ma il giallo del secolo rimane di fatto irrisolto, ed il film ha il merito di spettacolarizzare, col dovuto rigore, un capitolo davvero inquietante della storia americana. Bravi attori, trama a tesi ma ben gestita.  |
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Il muro di gomma 
(I, 1991)
di Marco Risi. Con Corso Salani, Angela Finocchiaro, Antonello Fassari, Ivo Garrani, Johnny Dorelli
Giugno 1980: sul cielo di Ustica un DC9 di linea esplode in volo, muoiono 81 persone. Un incidente, si dirà subito. Ma un giornalista indaga con tenacia e puntigliosità, scontrandosi con quel muro di gomma rappresentato dalle autorità militari italiane e NATO. Il mistero è ancora irrisolto, ma ormai non sembrano esservi dubbi sul fatto che sia stato un missile (di chi?) ad abbattere l'aereo. Un film che riprende la coraggiosa tradizione del cinema civile degli anni '60-'70 e che ha contribuito a mantenere viva l'attenzione sui tanti, troppi misteri d'Italia.  |
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Un bacio prima di morire 
(A Kiss Before Dying, USA, 1991)
di James Dearden. Con Matt Dillon, Sean Young, Max von Sydow
Un giovanotto cinico e ambizioso si fidanza con la figlia di un miliardario, ma quando lei resta incinta (col rischio che le nozze vadano a monte), la "suicida". Comunque non demorde e un anno dopo ne sposa la gemella, che però vuol vedere chiaro sulla morte della sorella e indaga, cominciando a sospettare del maritino. Dal bel romanzo di Ira Levin, un film che vorrebbe essere hitchcockiano ma non va oltre un dignitoso giallo. Remake non indispensabile di Giovani senza domani (Gerd Oswald, 1956).  |
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Homicide 
(Id., USA, 1991)
di David Mamet. Con Joe Mantegna, William H. Macy, Lionel Smith, Rebecca Pidgeon
Per far luce sull'omicidio di un'anziana signora, un detective della Squadra Omicidi, ebreo come la vittima, si addentra nel mondo delle comunità ebraiche e dei gruppi sionisti estremisti. Il senso del dovere e della giustizia entrano in conflitto con l'identità culturale del poliziotto, che resterà dilaniato da questa contraddizione. Il senso di sconfitta pervade tutta la vicenda, narrata senza scorciatoie e schematismi, ma, anzi, con grande attenzione a qualcosa che spesso è spazzato via dall'opportunismo: il dubbio.  |
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Cape Fear - II promontorio della paura 
(Cape Fear, USA, 1991)
di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, Robert Mitchum
La tranquilla esistenza di un avvocato viene improvvisamente sconvolta dalla comparsa di un ex detenuto animato da un terribile spirito di vendetta, per una condanna dovuta - secondo lui - alla difesa inadeguata prestatagli a suo tempo dal legale. Così inizia a perseguitare spietatamente lui e la sua famiglia. Doppio finale da brivido. Dal romanzo The Executioners di John D. MacDonald. Un convincente remake de II promontorio della paura (Jack L. Thompson, 1962) in cui era Mitchum a fare il cattivo.  |
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Il silenzio degli innocenti  (The Silence of the Lambs, USA, 1991)
di Jonathan Demme. Con Jodie Foster, Anthony Hopkins, Scott Glenn, Ted Levine
Per individuare il pazzo che rapisce ragazze e le scuoia, un'agente dell'FBI contatta, nella prigione in cui è rinchiuso, Hannibal "The Cannibal", psichiatra pluriomicida, grand gourmet di carne umana e probabile ispiratore del killer. Fra loro s'instaurerà un inquietante rapporto. Epica evasione. Dal romanzo di Thomas Harris. Collegato a Manhunter (1986), Hannibal (2001), Red Dragon (2002) e H. Lecter - Le origini... (2007). Hopkins recita solo per pochi minuti, che però valgono tutto il film, comunque bello. La battuta finale è storica.  |
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Sherlock Holmes - Il mistero del crucifero di sangue 
(Crucifer of Blood, USA, 1991)
di Fraser C. Heston. Con Charlton Heston, Richard Johnson
Un patto di sangue fra alcuni soldati inglesi di stanza in India è stato infranto, ma di cosa si tratti è un mistero. La figlia di uno di questi militari si rivolge ad Holmes perché teme che il padre subisca la vendetta degli altri, forse perché è venuto meno alla parola data. SH ricostruisce pezzo per pezzo il mosaico. Molto liberamente tratto da Il segno dei quattro, il film tenta di mettere nei panni di SH un C. Heston francamente poco plausibile, nel fisico e nel comportamento. Il film riprende una piéce teatrale (1981) in cui Watson era interpretato da J. Brett. 
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Prova schiacciante 
(Shattered o Troubles, USA, 1991)
di Wolfgang Petersen. Con Tom Berenger, Greta Scacchi, Bob Hoskins, Joanne Whalley-Kilmer
Dopo un terribile incidente lui si risveglia senza ricordare nulla: si ritrova con una nuova faccia, che non conosce, e una moglie e una vita altrettanto ignote. Cerca di adattarsi, ma pezzi di memoria si affacciano confondendo tutto: cosa c'è di vero o di artefatto difficile a dirsi. Un incubo di plastica (come suona il titolo del romanzo da cui è tratto il film) che ripercorre temi già frequentati ma che non manca di suggestioni originali, affidato a una suspense che regge bene e a interpreti non deludenti.  |
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L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere 
(The Last Boy Scout, USA, 1991)
di Tony Scott. Con Bruce Willis, Damon Wayans, Chelsea Field, Halle Berry, Frank Collison
I produttori di Arma Letale non si sono accontentati di fare vari sequel, ma hanno addirittura clonato la coppia bianco - nero in un altro duetto sparatutto: qui non sono propriamente due sbirri (detective privato ed ex giocatore di football), ma il meccanismo è sempre quello: caratteri opposti, dialoghi pepati, e tanti cattivi (scommesse clandestine e partite truccate) da punire, possibilmente senza risparmiare sulle munizioni. Per fortuna c'è T. Scott che conosce i segreti del mestiere e cucina un piatto scontato con verve e abilità.  |
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Point Break - Punto di rottura 
(Point Break, USA, 1991)
di Kathryn Bigelow. Con Patrick Swayze, Keanu Reeves, Lori Petty, Gary Busey, John C. McGinley
Per dedicarsi agiatamente alle proprie passioni (surf e paracadutismo) un gruppo di amici esegue con formidabile efficienza (e usando anche il cielo) rapine clamorose. Un agente FBI s'infiltra tra di loro per far saltare il gioco. Film visto da taluni come metafora della lotta infinita dell'uomo con l'aria e con l'acqua, o addirittura della rivolta assoluta contro le regole (incluse quelle della fisica), il film pare piuttosto un'abile e furbesca ammucchiata di spettacoli: il mare, il cielo, le pistole. Swayze e Reeves giovanilisti, sbruffoni, talvolta divertenti.  |
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Una storia semplice 
(I, 1991)
di Emidio Greco. Con Gian M. Volonté, Massimo Dapporto, Ennio Fantastichini, Ricky Tognazzi, Massimo Ghini
Un suicidio, che non è tale, altre due morti misteriose, un brigadiere ostinato, un mite professore, un uomo di passaggio, la corruzione: un colpo di scena finale non imprevedibile, e un altro ancora, sconcertante e amaro.
Una storia complicata che alla fine si rivelerà semplice: l'avidità è irresistibile.
L'ultimo racconto di Sciascia: una storia scritta, e poi girata e interpretata, asciugando parole e gesti, con Volontè (nel suo ultimo film italiano) che si dimostra un maestro assoluto nell'arte michelangiolesca di togliere.  |
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L'altro delitto 
(Dead Again, USA, 1991)
di Kenneth Branagh. Con K. Branagh, Emma Thompson, Andy Garcia, Hanna Schygulla, Robin Williams
Un'amnesia che dura da 40 anni lentamente si risolve e porta la luce su un vecchio caso: un musicista immigrato dalla Germania andò sulla sedia elettrica per uxoricidio, ma era innocente. Il detective privato che indaga completa il quadro. Storia "ridondante e pluritematica - amnesia, reincarnazione, destino, amore, gelosia, ecc. - tenta l'impossibile coniugazione di Welles con Hitchcock attraverso il filtro di un De Palma, condendola con gli strumenti dell'ironia sarcastica." (Morandini) 
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| I protagonisti 
(The Player, USA, 1992)
di Robert Altman. Con Tim Robbins, Greta Scacchi, Whoopi Goldberg, Dean Stockwell, Fred Ward
Un produttore cinematografico è perseguitato da uno sceneggiatore e se ne libera uccidendolo, casualmente. Ma c'è un altro cadavere: Hollywood, che il suo assassino (Altman) definisce "luogo di tagliole con personaggi seduti nei loro uffici, preoccupati solo a far profitto e con nessun senso di vergogna. Nel passato si cercava un buon attore, un buon regista, ed un bravo scrittore, ora prima decidono come vendere un film, ed una volta venduto cercano di farlo". Altman divertente, acuto, corrosivo come non mai.  |
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Le iene - Cani da rapina 
(Reservoir Dogs, USA, 1992)
di Quentin Tarantino. Con Harvey Keitel, Steve Buscemi, Tim Roth, Michael Madsen, Edward Bunker, Q. Tarantino
Una rapina andata male, un paio di malviventi rimasti secchi e i quattro superstiti a leccarsi le ferite: ma uno di loro è un agente infiltrato: sono lì, in un magazzino, e in pochi metri quadri si svolge il dramma, con tutti i flashback del caso che ricostruiscono l'accaduto secondo i vari punti di vista. Sospetti, torture, odio, e alla fine anche qualcosa di molto simile all'amore. Una vera bomba a mano in platea il clamoroso film d'esordio (gran debitore di City on Fire) di uno sconosciuto che segnerà come pochi il cinema di fine secolo.  |
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Il cattivo tenente 
(The Bad Lieutenant, USA, 1992)
di Abel Ferrara. Con Harvey Keitel, Frankie Thorn, Victor Argo, Zoe Lund, Frank Adonis
Un poliziotto indaga sullo stupro di una suora, quasi a redimersi. Perchè lui è totalmente perso: gioco, corruzione, ossessioni sessuali, droghe. "Un film di radicale sgradevolezza, di furibondi eccessi all'insegna di un iperrealismo livido che sfocia nel visionario e sfiora il manierismo: una parabola cristiana senza catarsi né mezze misure. Soltanto H. Keitel poteva cimentarsi con un personaggio così estremo, cane arrabbiato che mugola di dolore, dove sublime e osceno si sovrappongono." (Morandini)  |
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Legge 627 
(L. 627, F, 1992)
di Bertrand Tavernier. Con Didier Bezace, Jean Paul Comart, Charlotte Cady, François Levantal, Frédéric Pierrot
La legge (francese) n. 627 è quella che stabilisce le pene in materia di droghe, e qui - attraverso gli occhi di uno sbirro onesto - vediamo come lavora un normale (e dunque non privo di contraddizioni) commissariato di polizia di Parigi, particolarmente impegnato a contrastare lo spaccio. Il grande Tavernier rinuncia a qualsiasi spettacolarizzazione e lucidamente, con taglio quasi documentaristico, ci dà un ritratto vivo e appassionato delle nuove (ma oggi già invecchiate) realtà metropolitane.  |
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Qualcuno sta per morire 
(One False Move, USA, 1992)
di Carl Franklin. Con Cindy Williams, Bill Paxton, Billy Bob Thorton
Nel giro della droga si spara senza risparmio e così tre compari (tra cui una ragazza nera), si trovano coinvolti in una cruenta resa dei conti, che li costringe a fuggire verso una cittadina dell'Alabama dove però li stanno aspettando. E lo show down finale sarà micidiale. Un noir aggiornato rispetto ad ambienti e linguaggi, ma che mantiene ben salda la propria autonomia, evitando gli stereotipi anche nel raffigurare - senza sconti - la violenza. In Italia si è vista in TV un'edizione abbondantemente tagliata.  |
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I signori della truffa 
(Sneakers, USA, 1992)
di Phil Alden Robinson. Con Robert Redford, Dan Aykroyd, Sidney Poitier, Ben Kingsley, James Earl Jones
Il titolo americano è Sneakers, cioè scarpe da ginnastica, ovvero chi le usa, da cui persone che camminano senza far rumore, che entrano furtivamente: e i nostri eroi sono appunto specializzati in spionaggio industriale e dintorni. Sono ricattati nientemeno che dall'NSA, e devono ritrovare un sofisticato congegno di decodificazione. Azione e inganni, umorismo e suspense. Quando il capo degli agenti chiede a uno di loro cosa vuole in cambio ("la pace in terra") replica: "Noi siamo il governo degli Stati Uniti, non facciamo queste cose!"  |
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Basic Instinct 
(Id., USA, 1992)
di Paul Verhoeven. Con Michael Douglas, Sharon Stone, George Dzundza, Wayne Knight
A San Francisco s'indaga sull'omicidio di un famoso cantante rock ammazzato con un punteruolo per ghiaccio da una sconosciuta con cui stava facendo sesso. L'ispettore di polizia non resiste al fascino perverso della principale indiziata, una scrittrice bionda, giovane, ricca e brillante, laureata in psicologia e sfacciata autrice di un giallo con al centro un delitto simile. Thriller sconclusionato che si fa ricordare solo per l'ormai celebre scena dell'interrogatorio in cui Sharon Stone accavalla le gambe di fronte agli agenti allucinati.  |
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Fuoco cammina con me 
(Twin Peaks: Fire Walk With Me, USA, 1992)
di David Lynch. Con Kyle MacLachlan, David Bowie, Sheryl Lee, Harry Dean Stanton, Ray Wise, Moira Kelly
Volete sapere cos'ha fatto quella bricconcella di Laura Palmer i giorni prima di essere uccisa? Esattamente ciò che è ben noto: tanto sesso e tanta cocaina. E naturalmente c'era quel papà un po' assatanato, in tutti i sensi. Chi ha giustamente apprezzato la genialità del Twin Peaks televisivo, non potrà che restare deluso: sì, Lynch è sempre un virtuoso nel rappresentare vizi privati e pubbliche servitù: artiglia, inquieta, sorprende, ipnotizza, ma, appunto, Twin Peaks l'aveva già fatto. Come uno stupendo concerto replicato distrattamente.  |
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El Mariachi 
(Id., USA-MEX, 1992)
di Robert Rodriguez. Con Carlos Gallardo, Consuelo Gomez, Jamie De Hoyos, Peter Marquardt
Un mariachi messicano, suonatore ambulante di chitarra, sogna di diventare famoso, ma nel suo girovagare si trova ad essere scambiato per un altro: e quando tentano ripetutamente di farlo fuori, lui reagisce leggermente incazzato. Morti e pallottole non si contano. "Sorvegliato dall'angelo custode dell'ironia, esempio briosamente svergognato di film manierista durante il quale bisognerebbe scappellarsi ogni cinque minuti per citazioni, plagi e omaggi." (Morandini) Seguiranno altri due film, sempre più videogiochi.  |
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Analisi finale 
(Final Analysis, USA, 1992)
di Phil Joanou. Con Uma Thurman, Richard Gere, Kim Basinger
Due sorelle, molto bionde e molto cattive, ordiscono un complotto molto diabolico: lo scopo è un'eredità e lo strumento, molto inconsapevole, è lo psicanalista di una delle due; l'altra lo seduce e così, quando lei uccide il marito, molto ricco e molto gangster, il dottore prende le sue difese. Finalmente lui mangia la foglia e si arrabbia, molto. Evasione, inseguimenti, ecc., si concludono, molto tragicamente, in una notte molto tenebrosa, su un faro molto alto. Poco Hitchcock e poco Freud.  |
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L'angelo con la pistola 
(I, 1992)
di Damiano Damiani. Con Remo Girone, Tahnee Welch, Eva Grimaldi, Ettore Ribotta, Sergio Fiorentini
Una ragazza che aveva assistito al massacro della propria famiglia cova per anni il desiderio di vendetta, e a un certo punto decide di agire: prima uccide l'avvocato che ha fatto scarcerare i colpevoli e poi si occupa, efficacemente, dei criminali. L'aiuta un poliziotto stanco e amareggiato. In una Genova dolente e ambigua un film molto "americano", a volte un po' improbabile, ma ben gestito da uno dei pochi registi italiani capace di abbinare denuncia civile e impianto spettacolare.  |
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Codice d'onore 
(A Few Good Men, USA, 1992)
di Rob Reiner. Con Tom Cruise, Jack Nicholson, Demi Moore, Kiefer Sutherland
Processo a due soldati per la morte di un commilitone: lui e lei, avvocati militari, li difendono, senza però ottenere la loro collaborazione. La ragione affiora lentamente: i due avrebbero applicato, con eccessiva durezza, un "codice rosso", la direttiva non scritta di punire fisicamente i soldati "deboli". E dunque è il comandante della base (di Guantanamo) il responsabile: Nicholson è superbo nel difendere duramente il proprio ruolo, senza alcuna coscienza delle contraddizioni tra etica e disciplina.  |
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Hard Boiled 
(Lashou Shentan, HK, 1992)
di John Woo. Con Chow Yun-Fat, Tony Leung Chiu Wai, Anthony Wong
Lotta feroce fra un poliziotto ed un trafficante d'armi, complicata da doppi giochi. Considerato il maestro della discussa "scuola di Hong Kong", Woo si distingue nettamente dai suoi troppi imitatori, e, pur non rinunciando a vari film commerciali, è un "raffinato coreografo della violenza, affezionato a temi (lealtà, tradimento, amicizia virile, sacrificio) che hanno più di un'analogia con Peckinpah. Questo cocktail di formalismo e sentimentalismo ad alta gradazione alcolica è fortunatamente condito con un pizzico di umorismo e autoironia." (Morandini)  |
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Gli occhi del delitto 
(Jennifer Eight, USA, 1992)
di Bruce Robinson. Con Andy Garcia, Uma Thurman, John Malkovich, Larry Henriksen
Un bravo poliziotto è ossessionato da un serial killer di ragazze cieche e i colleghi pensano che sia ormai fuori di testa. Quando il suo compagno viene ucciso l'FBI sospetta proprio di lui, che nel frattempo si è innamorato di una possibile vittima. Storia pesante e apparentemente destinata a concludersi nel peggiore dei modi, ma, un po' banalmente, non mancherà il colpo di scena finale che ribalta tutto. L'assassino è insospettabile, ma a questo siamo abituati. Un film un po' così, tenuto in piedi da attori come si deve.  |
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Cuore di tuono 
(Thunderheart, USA, 1992)
di Michael Apted. Con Graham Greene, Sam Shepard, Val Kilmer
Delitto in una riserva Sioux del South Dakota: a indagare sono due agenti dell'FBI, un bianco e un mezzosangue, che si muovono fra silenzi e ambiguità. Già Hillermann aveva attualizzato, in chiave poliziesca, la riscoperta della cultura dei nativi americani, ma qui c'è un'attenzione più profonda ai risvolti politici e razziali, combinata con uno sguardo solidale (ma non paternalistico) al dramma di un'identità perduta e alla fatica di ritrovare origini e futuro. Un buon esempio di thriller, ben congegnato, che non rinuncia all'impegno civile.  |
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La mano sulla culla 
(The Hand that Rocks the Cradle, USA, 1992)
di Curtis Hanson. Con Rebecca De Mornay, Annabella Sciorra, Matt McCoy, Julianne Moore
Un medico accusato di molestie da una paziente si suicida e sua moglie (che per lo choc abortisce) decide di vendicarsi della donna che lo ha accusato: si fa assumere come baby sitter e pianifica la distruzione psicologica e fisica della famiglia. L'atmosfera è decisamente angosciosa, a volte anche un po' confusa, ma il thriller è di quelli che sanno inchiodare, addirittura riuscendo a far oscillare l'empatia dello spettatore ora verso le vittime ora verso la disperata follia della protagonista.  |
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Body of Evidence 
(Id., USA, 1992)
di Uli Edel. Con Madonna, Willem Dafoe, Joe Mantegna, Anne Archer
Un riccastro che si dedica assiduamente al sadomaso viene ritrovato morto nel proprio letto e la polizia sospetta che la sua amante, che eredita, ne abbia provocato il decesso con un'overdose di droghe, alcol e sesso estremo. La donna è difesa da un un giovane avvocato, nel frattempo invaghitosi di lei. Legal thriller con la variante furbetta di procedere per flashback ad alto tasso erotico. Peccato che bravi attori come Mantegna e Dafoe si siano prestati a questo maldestro remake di Testimone d'accusa (B. Wilder, 1957).  |
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NYPD - New York Police Department  |
TV |
(NYPD Blue, USA, 1993-2005)
Con Dennis Franz, David Caruso, Jimmy Smits, James McDaniel, Sharon Lawrence, Sherry Stringfield |
Con Hill Street (entrambi creati da S. Bochco) rappresenta una svolta nello sterminato panorama delle serie poliziesche americane. Si ripropongono due schemi narrativi già collaudati con Furillo & C. ma che qui vengono portati a un livello di realismo estremo: non un singolo protagonista ma un collettivo (un variegato Distretto di polizia, in cui però spiccano il giovane e cinico John Kelly e il vecchio Sipowicz), e la crudezza: delle situazioni, del linguaggio, dei corpi. Una N. Y. brutale e ferita, avida e poco disposta alla ragionevolezza. 
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White Sands - Tracce nella sabbia 
(White Sands, USA, 1993)
di Roger Donaldson. Con Willem Dafoe, Mickey Rourke, Mary E. Mastrantonio, Samuel L. Jackson, M. Emmet Walsh
New Mexico, una tranquilla città: nel deserto lo sceriffo trova un uomo morto, e fin qui niente di strano: ma accanto al cadavere c'è una sacca con mezzo milione di dollari. Un caso ordinario diventa esplosivo, perché di mezzo ci sono la mafia, la CIA, i trafficanti d'armi, e chissà chi altro. E il poliziotto di provincia dovrà mettercela tutta. Trama un po' troppo ingarbugliata, appesantita da rivalità e gelosie, ma il thriller tutto sommato funziona, soprattutto per il contrasto fra la sabbia rovente e la freddezza dei protagonisti.  |
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Un mondo perfetto 
(A Perfect World, USA, 1993)
di Clint Eastwood. Con Kevin Costner, Clint Eastwood, Laura Dern, T. J. Lowther, Keith Szarabajka
Texas, anni '60: un evaso prende in ostaggio un bambino e lo trascina con sè nella sua disperata fuga in auto: il lungo inseguimento viene gestito da un vecchio poliziotto che non vuole spargimenti di sangue. Eastwood non solo riesce a intrecciare abilmente generi classici - la storia on the road, il rapporto fra adulto e bambino che da brusco diventa tenero, la caccia all'uomo - ma li stravolge accuratamente, evitando ogni cliché. Un formidabile esercizio di stile e un sommesso omaggio al grande cinema americano.  |
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Nel centro del mirino 
(In the Line of Fire, USA, 1993)
di Wolfgang Petersen. Con Clint Eastwood, John Malkovich, René Russo
Un vecchio agente del Secret Service da trent'anni è tormentato dal senso di colpa per non essere riuscito a proteggere John F. Kennedy quel giorno a Dallas. Quando un maniaco paranoico si prepara ad uccidere il nuovo presidente degli Stati Uniti, l'agente ritorna in pista: stavolta non può sbagliare, e, malgrado la diffidenza dei colleghi, riuscirà a riscattarsi e a far fallire l'attentato. La trama è fin troppo artificiosa, ma il film è molto teso, grazie soprattutto alla potente e ironica contrapposizione Eastwood - Malkovich.  |
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Misterioso omicidio a Manhattan 
(Manhattan Murder Mystery, USA, 1993)
di Woody Allen. Con Diane Keaton, Woody Allen, Alan Alda, Anjelica Huston, Jerry Adler
La morte della vicina di casa non convince una signora: altro che infarto, è un uxoricidio bello e buono. Dai e dai, lei convince il marito e un vecchio spasimante a indagare insieme, ma nel frattempo avviene un altro delitto, e come se non bastasse i cadaveri svaniscono. Tra equivoci e sospetti, la vicenda si snoda in una gradevolissima suspense, condita con quei dialoghi secchi e frizzanti a cui ci ha abituati il grande Allen. Che gioca a modo suo col giallo e col giallo rosa.  |
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Bronx 
(A Bronx Tale, USA, 1993)
di Robert De Niro. Con Robert De Niro, Chazz Palminteri, Lilo Brancato, Francis Capra, Joe Pesci
Negli anni '60 un ragazzo del Bronx impara il mestiere di vivere non sapendo bene se seguire gli insegnamenti del padre, onesto lavoratore, o quelli del boss del quartiere, che lo ha preso sotto la sua protezione perché il giovane ha testimoniato il falso per scagionarlo da un delitto. Film di esordio di De Niro che si affida a una piéce di Palminteri per una storia di delinquenza e di affetti, di solidarietà e di razzismi, di violenza e di fatica. Un omaggio di due italo americani alle proprie origini.  |
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Il socio 
(The Firm, USA, 1993)
di Sydney Pollack. Con Tom Cruise, Holly Hunter, Gene Hackman, Ed Harris, Hal Holbrook
Giovane e brillante avvocato è assunto in un prestigioso studio legale, che però scoprirà essere anche al servizio di Cosa Nostra. Ma l'FBI lo prende di mira e così si troverà fra due fuochi: gli agenti ed il suo capo che prima cerca di convincerlo a tacere e poi usa metodi più sbrigativi. Una crisi coniugale complicherà ancora le cose. Da un libro di Grisham, uno sguardo molto indiscreto sul mondo giudiziario americano, in cui, fra l'altro, i grandi studi sono vere e proprie aziende, con centinaia di avvocati.  |
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Sol levante 
(Rising Sun, USA, 1993)
di Philip Kaufman. Con Sean Connery, Wesley Snipes, Harvey Keitel
Un delitto provoca ovviamente delle indagini, ma se è avvenuto nel quartier generale delle truppe nipponiche che stanno invadendo (economicamente) gli States i due agenti che indagano avranno vita dura: per fortuna il più anziano sa molto di cose orientali e sa come muoversi. Una storia complicata da un libro "politicamente scorretto" di Michael Crichton, il quale mette in guardia, appunto, dalla penetrazione silenziosa sui mercati occidentali di potenze finanziarie e tecnologiche ostili. Perchè, le multinazionali "occidentali" non lo sono?  |
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Il rapporto Pelican 
(The Pelican Brief, USA, 1993)
di Alan J. Pakula. Con Julia Roberts, Denzel Washington, Sam Shepard, John Lithgow
Una studentessa di legge sospetta che la morte violenta di due giudici liberal della Corte suprema sia stata voluta da una grossa azienda in attesa di un'importante sentenza; l'industria, oltre a tutto, aveva finanziato la campagna elettorale del presidente in carica degli Stati Uniti, quindi i cattivi sono tanti, e proprio cattivi. L'aiuto di un giornalista nero consentirà alla ragazza di salvare la pelle. La verità trionfa anche grazie ad un improbabile intervento onestissimo dell'FBI. Dal romanzo di John Grisham.  |
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Sonatine 
(Id., J, 1993)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Aya Kokumai, Tetsu Watanabe, Beat Takeshi, Masanobu Katsumura
Murakawa fa parte della Yakuza, la mafia giapponese, ed è stanco di quella vita, ma con alcuni aiutanti va ad Okinawa per eseguire un certo incarico. Si ritrovano su una spiaggia dove incontrano una ragazza che è stata stuprata. Ma le cose non sono come sembrano e per lo yakuza cinico e disilluso è arrivato il momento della fine. Kitano è riuscito a sorprendere tutti con un film completamente slegato sia dal filone gangsteristico che da quello tradizionale nipponico: una miscela surreale di colori, umorismo, violenza e poesia.  |
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Triplo gioco 
(Romeo is Bleeding, USA, 1993)
di Peter Medak. Con Gary Oldman, Annabella Sciorra, Juliette Lewis, Lena Olin, Will Patton
Un agente di polizia non proprio irreprensibile: l'amante gli complica la vita non poco e anche gli intrallazzi con la criminalità si rivelano piuttosto difficili da gestire. Allora occorre fingere e truccare le carte, magari facendo poi perdere le proprie tracce e andare in un posto tranquillo. Ma... Noir amaro e violento condotto con notevole sicurezza, e le atmosfere sono ben gestite anche in virtù dell'espediente di raccontare la storia in prima persona, con acute annotazioni ironiche.  |
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Una vita al massimo 
(True Romance, USA, 1993)
di Tony Scott. Con Christian Slater, Patricia Arquette, Dennis Hopper, Val Kilmer, Gary Oldman, Christopher Walken
Un fumettaro s'innamora di una prostituta, uccide il suo protettore e scappano. Ma con una valigia piena di cocaina sottratta alla mafia. Braccati da criminali e polizia i due fuggono disperatamente, in un crescendo parossistico di violenza. Una trama piuttosto banale, ma T. Scott sa il suo mestiere e, soprattutto, la sceneggiatura è di Quentin Tarantino (aveva fatto solo Le iene): il film è un grottesco on the road che procede in un turbinoso alternarsi di cattiverie, allegria, cinismo.  |
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Un giorno di ordinaria follia 
(Falling down, USA, 1993)
di Joel Schumacher. Con Michael Douglas, Robert Duvall, Barbara Hershey, Tuesday Weld, Raymond J. Barry
Un uomo normale e un normale giornata a Los Angeles, con l'immancabile ingorgo di auto. Ma scatta qualcosa e lui impazzisce: prende un fucile e s'incammina seminando il terrore. Tenta di fermarlo un poliziotto al suo ultimo giorno di lavoro (senza aver mai ucciso nessuno) prima della pensione. Un viaggio di morte e di follia attraverso la città che, forse un po' banalmente, diventa metafora del kàos e dell'irragionevolezza. Quasi una tragedia greca, con il grottesco (la colazione, i due balordi) che attenua e al tempo stesso esalta la tensione.  |
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Carlito's Way 
(Id., USA, 1993)
di Brian De Palma. Con Al Pacino, Sean Penn, Penelope Ann Miller, John Leguizamo, James Rebhorn
Nei quartieri ispanici di New York, a metà degli anni '70, le drammatiche vicende di un tosto malavitoso portoricano combattuto fra il suo destino violento e la prospettiva di cambiare vita. De Palma usa il flash back a meraviglia e riesce a rendere originale un tema più volte affrontato dal cinema americano. Ma pure lui, come prima F. F. Coppola, si lascia andare a una visione distorta, tra l'ingenuo ed il romantico, della mafia: come le mezze stagioni, anche la mala "di una volta" non c'è più.  |
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La fine è nota 
(I., 1993)
di Cristina Comencini. Con Fabrizio Bentivoglio, Mariangela Melato, Valerie Kaprisky, Carlo Cecchi, Corso Salani
Se un uomo si suicida buttandosi dalla finestra di casa vostra, ma voi non lo conoscete, probabilmente vi farete qualche domanda. Questo capita ad un avvocato, che cerca di venire a capo della complicata vicenda, collegata al terrorismo, in cui è coinvolta anche la moglie. Ispirato ad un romanzo di G. H. Hall, il film è un thriller politico a metà: sul piano sociologico il racconto è condotto molto bene (e bravi sono gli attori) ma dal punto di vista poliziesco il titolo, originale, diventa del tutto autoironico, perché è subito chiaro come va a finire.  |
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La scorta 
(I, 1993)
di Ricky Tognazzi. Con Claudio Amendola, Carlo Cecchi, Tony Sperandeo, Ricky Memphis, Enrico Lo Verso
La vita blindata di un magistrato antimafia coinvolge, inevitabilmente, gli uomini della sua scorta, che rischiano la vita nell'ombra, senza particolari riconoscimenti. La rigidità e la claustrofobia della situazione potevano dar luogo a un film sbilanciato sull'azione o, viceversa, sull'indagine psicologica, ma Tognazzi è molto bravo a dirigere un gruppo di attori misurati e attenti. E il risultato è più che dignitoso: un film tv che richiama nel modo migliore il cinema civile degli anni '70: crudezza, equilibrio, efficacia comunicativa.  |
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Il fuggitivo 
(The Fugitive, USA, 1993)
di Andrew Davis. Con Harrison Ford, Tommy Lee Jones, Sela Ward
Un medico, ingiustamente accusato di aver ucciso la moglie, durante il trasferimento in carcere riesce a fuggire e decide di mettersi sulle tracce del vero colpevole. Un tenace agente speciale dell'FBI gli dà la caccia e alla fine la verità trionfa. Ispirata alla celebre serie televisiva degli anni '60, la trama del film viene modificata per ovvie esigenze di semplificazione, ma con una sceneggiatura improbabile, e la suspense angosciosa dei telefilm evapora noiosamente. Oscar al cattivo-buono Tommy Lee Jones.  |
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The Innocent 
(Id., D, 1993)
di John Schlesinger. Con Isabella Rossellini, Anthony Hopkins, Campbell Scott, Richard Durden
Berlino, metà degli anni '50: la speranza di rinascita in mezzo alla ferocia della guerra fredda. Così un giovane agente segreto inglese si trova nell'impossibilità di svolgere la propria missione perché incontra, in circostanze drammatiche, una donna incantevole, e sposata. O, meglio, è questo amore ad essere assurdo nel mondo delle spie. Tenerezze, umorismo, spietatezza, intrigo. C'è anche un ironico e affettuoso omaggio a Casablanca. Dallo splendido romanzo Lettera a Berlino di Ian McEwan.  |
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Pulp Fiction 
(Id., USA, 1994)
di Quentin Tarantino. Con John Travolta, Rosanna Arquette, Harvey Keitel, Uma Thurman, Samuel L. Jackson
Come raccontare in due parole di un film tutto giocato sugli incastri temporali, dove si dipanano ben quattro storie, a volte come una sorta di rete e poi subito dopo in una spiazzante forma circolare? Insomma, trattasi di rapine sconclusionate, sicari, tavole calde, cadaveri sbagliati, truffe, barzellette, droghe per caso. Geniale festa dell'umorismo nero, "tra buffonesco e tragico, tra fun e funesto, che mettono azioni, gesti e personaggi come tra parentesi, in corsivo." (Morandini) Palma d'oro a Cannes e Oscar per la sceneggiatura.  |
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Leon 
(Léon, F, 1994)
di Luc Besson. Con Jean Reno, Natalie Portman, Gary Oldman, Danny Aiello
L'incontro fra un adulto (possibilmente burbero, ecc.) e un bambino è un classico del cinema, ma qui il primo è un killer spietato e il secondo è una. E, appunto, è anche una storia d'amore, tanto casto e inespresso quanto intenso. Con un finale struggente. Besson, come al solito, è bravissimo a far convivere l'azione, dura e frenetica, con la psicologia, o, meglio, con la vita. Il killer, infatti, insegna alla dodicenne quello che sa, uccidere, e lei gli insegna quello che (ancora) non sa: vivere. |
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Assassini nati 
(Natural Born Killers, USA, 1994)
di Oliver Stone. Con Woody Harrelson, Robert Downey Jr., Juliette Lewis, Tommy Lee Jones
Due giovani, lui e lei, commettono un'impressionante serie di omicidi particolarmente efferati e spettacolari e i media s'impossessano con cinismo assoluto della loro storia, di fatto trasformandoli in eroi epici. Stone si distacca bruscamente dal proprio stile abituale e riesce a intrecciare da maestro l'iperrealismo e il fumetto allucinato, alternando, in un montaggio frenetico e spiazzante, linguaggi e stili diversi. Da un soggetto di Quentin Tarantino (che però non gradì il film). Gran premio della giuria a Venezia 1994. 
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La signora ammazzatutti 
(Serial Mom, USA, 1994)
di John Waters. Con Kathleen Turner, Sam Waterston, Matthew Lillard, Ricki Lake
Una cittadina di provincia, una tipica famiglia americana, e una casalinga perfetta, che però ha il vizietto di uccidere chiunque in qualche modo disturbi i suoi familiari. Viene scoperta e processata, ma lei incanta la giuria e si fa assolvere. E ricomincia allegramente. Satira divertente ma tutto sommato innocua degli stereotipi americani: la mogliettina, i valori coniugali, la cronaca nera, la scuola, la televisione. Turner dallo sguardo angelico e dal sorriso infernale, e tutti gli altri a farle da spalla.  |
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Occhi nelle tenebre 
(Blink, USA, 1994)
di Michael Apted. Con Madeleine Stowe, Aidan Quinn, Laurie Metcalf
Da bambina era rimasta cieca in seguito ad un incidente ma ora, dopo un'operazione, ha parzialmente recuperato la vista, riuscendo a vedere seppure con percezione ritardata. Testimone di un omicidio, non viene ritenuta attendibile, però l'assassino cercherà comunque di farla fuori. Situazione già vista (Hepburn, 1967, Farrow, 1971, Thurman, 1992) tuttavia l'estrema attenzione - nella regia e nella recitazione - a non calcare troppo i toni rende la suspense più tesa e credibile. Perfetta la fotografia di D. Spinotti.  |
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Speed 
(Id., USA, 1994)
di Jan De Bont. Con Keanu Reeves, Sandra Bullock, Dennis Hopper, Jeff Daniels, Joe Morton
Un criminale un po' fuori di testa ha un'idea piuttosto originale: chiede un enorme riscatto per non far saltare in aria un autobus di linea carico di passeggeri, con un congegno che attiva l'esplosione se il mezzo va al di sotto di una certa velocità. Sarà poi una ragazza a dover guidare il bus, mentre il cattivo controlla tutto da lontano. Purtroppo il film ha generato quasi un filone, ma qui tutto funziona benissimo: attori in gamba, trovate ingegnose, ritmo inevitabilmente adrenalinico.  |
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Pallottole su Broadway 
(Bullets over Broadway, USA, 1994)
di Woody Allen. Con John Cusack, Chazz Palminteri, Dianne West, Tracey Ullman, Jennifer Tilly, Jack Warden
Un giovane autore non riesce a mettere in scena, nella Broadway degli anni '20, una propria pièce, finchè un gangster non si offre di finanziarlo, a patto che affidi una parte alla sua amichetta. Se non che la guardia del corpo del boss comincia a dare consigli qua e là, e ribalta tutto. Ci voleva davvero W. Allen per riprendere con gusto le ormai trite gangster stories e reggere bene anche il registro della commedia: "Fa pensare a un gangster-film Warner Bros messo in immagini da Visconti." (Morandini) 
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Piccoli omicidi tra amici 
(Shallow Grave, GB, 1994)
di Danny Boyle. Con Kerry Fox, Ewan McGregor, Christopher Eccleston
Subaffittando una parte del proprio appartamento, tre amici non si aspettavano certo che il nuovo inquilino avesse una valigia piena di banconote, e quando lo trovano morto ne fanno sparire il cadavere per intascarsi i soldi. Ma ci sono i complici del defunto, e poi l'amicizia va bene, ma c'è di mezzo il denaro... Una black comedy che fugge dal tipico modello british e si svolge, anche acusticamente, a un ritmo tumultuoso, alternando brillantemente cinismo e sorriso, crudeltà e ironia.  |
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Fatherland 
(Id., USA, 1994)
di Christopher Menaul. Con Rutger Hauer, Miranda Richardson, Peter Vaughan, Michael Kitchen
Ucronia: dal greco ou = non e chrònos = tempo, cioè una vicenda ambientata in un mondo nel quale la storia ha preso una strada completamente diversa da quella reale. In questo caso (riprendendo l'idea di Philip K. Dick nel suo straordinario La svastica sul sole) s'immagina che la Germania abbia vinto la seconda guerra mondiale, ed in questa cornice un ufficiale della Kriminal Polizei si trova ad indagare sull'omicidio di un gerarca nazista: con imprevedibili sviluppi, perché sullo sfondo emergono gli inquietanti segni dello sterminio negato. Da R. Harris.  |
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Le ali della libertà 
(The Shawshank Redemption, USA, 1994)
di Frank Darabont. Con Tim Robbins, Morgan Freeman, Bob Gunton, William Sadler, Clancy Brown
Condannato, ingiustamente, per aver ucciso la moglie, un direttore di banca trova il modo di sopravvivere all'istituzione totale e poi di evadere (non senza un po' di sacrosanta vendetta). L'amicizia di un detenuto nero sarà decisiva per dargli la forza di resistere. Insuperabile il neorealismo, ma il cinema civile come lo fanno gli americani... Ironia, angoscia, sporcizia, astuzia, avidità, semplicità. Uno contro tutti, il chiuso, la fuga, l'ambiguità. Un finale classicamente riparatore, e a suo modo estremamente romantico. Da un racconto di S. King.  |
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A che punto è la notte 
(I, 1994)
di Nanni Loy. Con Marcello Mastroianni, Max von Sydow, Marie Laforet, Leo Gullotta, Alessandro Haber
Due strani e inquietanti omicidi: un prete muore sul pulpito, ucciso dall'esplosione di un cero; poi un maresciallo dei carabinieri, che, prima di morire, riesce a scrivere la parola Topos. Il commissario Santamaria, già protagonista di La donna della domenica (1975), indaga faticosamente in una Torino sempre più torbida, fra gli intrighi di Curia, infiltrazioni mafiose, fedeli invasati, traffici illeciti all'ombra della FIAT. Dal romanzo di Fruttero & Lucentini, un film TV che sarà l'ultimo, ottimo, lavoro di Loy.  |
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Una pura formalità 
(I - F, 1994)
di Giuseppe Tornatore. Con Gérard Depardieu, Roman Polanski, Sergio Rubini, Nicola Di Pinto, Paolo Lombardi
Un uomo, stravolto, viene fermato dalla polizia nei pressi di un luogo in cui è stato uccisa una persona; portato in commissariato, un mellifluo funzionario lo interrogherà tutta la notte: le risposte sono confuse, contraddittorie, e la stessa identità del sospettato (un celebre scrittore) pare dubbia. La verità, ambigua e paradossale, emergerà all'alba, ma la luce del giorno chiarisce le cose? "Allucinato dramma notturno di nordico onirismo, giocato sulla corda pazza dell'assurdo, è un film da prendere o lasciare, senza vie di mezzo." (Morandini)  |
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Heat - La sfida 
(Heat, USA, 1995)
di Michael Mann. Con Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Jon Voigt
Quasi il classico duello western: i due rivali si sfidano sapendo che uno solo... Il poliziotto e il gangster, lucidi, esperti, determinati al confronto finale: che avverrà nel modo più spettacolare, con una rapina clamorosa nel centro della città. Ma la parte più bella del film non è questo scontro, bellico, cruento all'inverosimile, bensì la contrapposizione, quasi ideologica, che lo precede: De Niro asciutto come non mai, Pacino inevitabilmente vulcanico. Le storie private, però, appesantiscono il tutto. Splendida fotografia di Dante Spinotti.
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Mai con uno sconosciuto 
(Never Talk to a Stranger, USA, 1995)
di Peter Hall. Con Rebecca De Mornay, Antonio Banderas, Dennis Miller, Len Cariou, Harry Dean Stanton
Una psicologa criminale impegnata a stendere il profilo di un pericoloso serial killer si trova alle prese con eventi misteriosi e inquietanti, oltre che con i fantasmi del proprio passato, impersonati naturalmente dal padre. Quando incontra un bel tenebroso tutto sembra mettersi per il meglio, ma lui non è chi sembra... La trama s'ingarbuglia spesso e risulta sovraccarica, dando l'impressione di sprigionare fumo negli occhi dello spettatore. Che si troverà spiazzato (o no?) dal colpo di scena finale.  |
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Copycat: omicidi in serie 
(Copycat, USA, 1995)
di Jon Amiel. Con Sigourney Weaver, Holly Hunter, Dermot Mulroney, William McNamara
Una detective ed il suo collega a caccia di un serial killer chiedono l'aiuto di una criminologa, che però, dopo essere scampata ad un maniaco, soffre di agorafobia. Naturalmente anche lei sarà oggetto delle attenzioni del criminale e la conclusione farà leva sulle paure di tutti. Ma per risolvere il caso sarà decisiva la sintonia fra le due donne, che finalmente in un thriller assumono un ruolo attivo, essenziale, e non semplicemente di vittime designate. Alta tensione e il finale appeso a un filo.  |
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La giusta causa 
(Just Cause, USA, 1995)
di Arne Glimcher. Con Sean Connery, Laurence Fishburne, Kate Capshaw, Hope Lange, Blair Underwood
Un eminente giurista accetta di occuparsi della causa che vede un giovane nero accusato di aver ucciso una ragazza bianca. Naturalmente riuscirà a dimostrare l'innocenza dell'imputato, malgrado le forti pressioni contrarie della polizia locale. Tutto bene, insomma, ma non mancherà il feroce colpo di coda finale del vero assassino. Il bel libro di Katzenbach non riesce a trovare un'adeguata trasposizione cinematografica e il risultato è assai deludente, malgrado un gruppetto di bravi attori.  |
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Scomodi omicidi 
(Mulholland Falls, USA, 1995)
di Lee Tamahori. Con Nick Nolte, Melanie Griffith, John Malkovich, Chazz Palminteri, Michael Madsen, J. Connelly
A Los Angeles Mulholland Drive è la celebre strada che collega Hollywood con il Pacifico: lì vicino viene trovato il cadavere di una prostituta di lusso, cui era legato anche il poliziotto che indaga. Quando tra i clienti sospettati viene fuori anche un potente generale, arriva l'FBI e le cose si complicano assai. Ricostruzione attenta di fine anni '40, con toni eccessivi, forse, per gli sbirri eleganti e pronti a tutto. Il risvolto politico, però, è appena abbozzato e risulta quasi un irritante pretesto.  |
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L'ultima eclissi 
(Dolores Claiborne, USA, 1995)
di Taylor Hackford. Con Kathy Bates, Christopher Plummer, Jennifer Jason Leigh, David Strathairn
Una vecchia signora cade dalle scale e muore: Dolores Claiborne, la sua governante, ne è l'erede, e viene accusata di averla uccisa da un poliziotto che da anni sospetta Dolores di aver eliminato il marito. La figlia, che ha un difficile rapporto con lei, cerca di difenderla, e Dolores le rivelerà come sono andate effettivamente le cose col marito, un ubriacone violento. Le due in qualche modo si riconciliano e l'investigatore sorride amaro. Splendidi Bates e Plummer in un film complesso e pieno di amarezze. Da un ottimo Stephen King.  |
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Get Shorty 
(id., USA, 1995)
di Barry Sonnenfeld. Con John Travolta, Gene Hackman, Danny DeVito, Rene Russo, James Gandolfini
Il losco proprietario di un'agenzia di recupero crediti manda a Los Angeles uno dei suoi scagnozzi per costringere un debitore a rispettare gli impegni: costui è un produttore cinematografico non proprio di prima qualità, e, da vecchio volpone, fa brillare davanti agli occhi del suo persecutore la polvere di stelle del cinema. Da un romanzo di Elmore Leonard, ne riprende brillantemente lo spirito corrosivo mescolando con sagacia humour e azione. Attori affiatati e in forma, e alcuni duetti sono strepitosi.  |
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Il diavolo in blu 
(Devil in a Blue Dress, USA, 1995)
di Carl Franklin. Con Denzel Washington, Tom Sizemore, Jennifer Beals, Don Cheadle, Maury Chaykin
Los Angeles, 1948: un reduce di guerra,
disoccupato, per campare accetta un incarico apparentemente facile, rintracciare una ragazza scomparsa, ma si ritroverà in un ginepraio micidiale, tra gangster spietati e conflitti razziali ancora ben lontani dal movimento per i diritti civili. La ricostruzione dell'America dell'immediato dopoguerra è di sorprendente efficacia e le musiche di Duke Ellington e Thelonius Monk sono perfette per un noir che vorrebbe essere d'altri tempi e forse lo è.  |
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Allarme rosso 
(Crimson Tide, USA, 1995)
di Tony Scott. Con Gene Hackman, Denzel Washington, Matt Craven, George Dzundza, Viggo Mortensen
Conflitto durissimo fra comandante e secondo di un sottomarino nucleare americano: c'è un probabile stato di guerra, lanciare o no i missili? La partita fra i due si risolverà con le pistole. Scontato parlare di claustrofobia per questo thriller subacqueo, ma è un elemento dominante, enfatizzato dall'impossibilità di comunicazioni con l'esterno. Gran coppia: bravo e onesto Washington, ma Hackman, testardo e incattivito, lo surclassa. La suspense e i colpi di scena gestiti da un maestro.  |
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I soliti sospetti 
(The Usual Suspects, USA, 1995)
di Bryan Singer. Con Kevin Spacey, Gabriel Byrne, Stephen Baldwin, Chazz Palminteri, Pete Postletwaite
Cinque rapinatori si trovano in una stazione di polizia per un confronto e, ironicamente, proprio lì si accordano per un colpo clamoroso. Ma dietro a tutto c'è un misterioso burattinaio, il feroce Kayser Söze, oscura leggenda criminale. Flash back sfalsati e voce narrante di un morto danno un ritmo teso e allucinato, che intreccia continuamente verità e finzione, fino a un colpo di scena finale che viene rovesciato con un ulteriore geniale coup de théatre.
Oscar più che meritato a Spacey.  |
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Il bacio della morte 
(Kiss of Death, USA, 1995)
di Barbet Schroeder. Con Nicolas Cage, David Caruso, Samuel L. Jackson, Helen Hunt, Kathryn Erbe, S. Tucci
Un piccolo malvivente vuole cambiare vita, ma quando sei nel giro è difficile uscirne, soprattutto se hai un compare carogna e se un boss che di scrupoli ne ha zero ti vuole far pagare qualche conto. E in più, oltre a un tot di complicazioni sentimentali, c'è un magistrato incattivito. Remake di un grande noir del 1947, ne riprende le atmosfere cupe, ed il robusto cast, anche di famosi protagonisti tv, aiuta un film dignitoso ma che non ha particolari spunti di originalità. Cage sopra tutti.  |
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Seven 
(Id., USA, 1995)
di David Fincher. Con Kevin Spacey, Brad Pitt, Morgan Freeman, Gwyneth Paltrow
Il serial killer che uccide per qualche mistica ragione (in questo caso un omicidio per ciascuno dei sette peccati capitali dei cristiani) è una trovata ormai logora, ma qui siamo vicini alla genialità: e i due poliziotti, un nero disilluso e stanco, un bianco giovane e felice, faticano a tirare le fila, anche se alla fine arresteranno l'omicida. Che però, con l'ultimo delitto, quello legato alla lussuria, a suo modo vince la partita. E nel finale agghiacciante e amaro, K. Spacey si rivela straordinario con un sorriso e un semplice verso. Il thriller più bello degli anni '90.  |
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Il buio nella mente 
(La cérémonie, F, 1995)
di Claude Chabrol. Con Isabelle Huppert, Sandrine Bonnaire, Jacqueline Bisset, Jean-Pierre Cassel
Una tranquilla famiglia borghese ha trovato la colf ideale, che però non sa leggere. Costei stringe una forte amicizia con la postina del paese, ed insieme scateneranno il loro risentimento verso la borghesia facendo una strage.
A suo tempo il film fece molto discutere, e molti parlarono di un fanatico pamphlet sulla lotta di classe, che però è tutt'altra cosa: qui non c'è conflitto sociale, ma semplice, ancorché drammatico, conflitto individuale. Odio di classe, o invidia di classe? Protagoniste bravissime. Da un romanzo di R. Rendell.  |
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Clockers 
(Id., USA, 1995)
di Spike Lee. Con Harvey Keitel, John Turturro, Mekhi Phifer, Isaiah Washington, Keith David
Un commerciante di Brooklyn viene ucciso ed il detective che indaga mette gli occhi su un piccolo spacciatore, ma la vicenda si complica: c'è il fratello padre di famiglia, e anche un bambino con la pistola, oltre alle miserabili rivalità tra "fratelli". Senza rinunciare a qualche incursione sperimentale, Lee racconta benissimo il mondo della droga e, soprattutto, l'ambiente cinico e razzista (in tutte le direzioni) in cui si muovono bianchi e neri, sbirri e delinquenti. Un film duro e non consolatorio, in cui Keitel si muove da vero padrone.  |
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All'inseguimento della morte rossa
(Bullet to Beijing, CDN-GB-RU, 1995)
di George Mihalka. Con Michael Caine, Jason Connery, Michael Gambon, Mia Sara, Michael Sarrazin
La guerra fredda è finita e le spie sono disoccupate. Ma i traffici d'armi ci sono sempre e così Harry Palmer viene mandato a cercare una micidiale arma segreta, la "morte rossa", in grado di distruggere intere popolazioni. La partita vede coinvolte vecchie e nuove spie, con l'aggravante che non si sa bene chi sta con chi. Caine è sempre bravissimo, ma è patetico il ritorno del personaggio di Deighton, in una storia pasticciata e palesemente inverosimile. Lontanissimi i tempi degli splendidi Ipcress e Funerale a Berlino.

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La triade di Shangai 
(Yao a yao yao dao waipo qiao, CN-F, 1995)
di Zhâng Yìmóu. Con Gong Li, Li Baotian, Wang Xiaoxiao, Li Xuejian, Fu Biao
Nella Shangai degli anni '30 un adolescente va a servizio dal capo di una potente triade ed è addetto alle cure della sua fidanzata, un'affascinante cantante, che però ha un amante. Colpito duramente da una banda rivale, il padrino fugge su un'isola insieme ai più fidati della sua corte. Ma anche lì verrà tradito e reagirà ferocemente. Pochi come Zhâng Yìmóu sanno mescolare in modo così raffinato durezza e romanticismo, occhi di ragazzo e occhi di vecchio, colori fantastici e sangue nero, suoni e silenzi.  |
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Fargo 
(Id., USA, 1996)
di Joel ed Ethan Coen. Con Frances L. McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi
Triste venditore d'auto fa rapire la moglie per chiedere un ricco riscatto al suocero, ma sceglie due balordi surreali, che ammazzano qua e là, cinicamente e candidamente, fanno un gran casino, e vengono beccati da una poliziotta col pancione di sette mesi. Non può che finire con un grottesco massacro. Siamo nella follia pura, eppure raccontata - qui sta il genio dei Coen - con sobrietà, quasi con affettuoso realismo. "Tutto questo per un po' di soldi: dove sta la logica?" si chiede l'agente, e la gente. Appunto, è tutto qui.  |
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Casinò 
(Casino, USA, 1996)
di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Woods, Frank Vincent
Lui finalmente vorrebbe sistemarsi: è diventato direttore di un casinò a Las Vegas. Ma sua moglie non si accontenta, e non gli è fedele; ed un suo amico gangster combina un sacco di pasticci: "Geniale miscela di melodramma e film gangsteristico sotto il segno della dismisura: di durata, violenza, nostalgia, ossessioni, nevrosi, formalismi. È la storia di tre individui che oltrepassano i limiti per orgoglio, arroganza, ubriacatura da denaro facile e nella loro caduta, che è anche una cacciata dal paradiso, fanno crollare un impero." (Morandini)  |
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Il senso di Smilla per la neve 
(Smilla's Sense of Snow, USA, 1996)
di Bille August. Con Julia Ormond, Vanessa Redgrave, Gabriel Byrne, Richard Harris
Smilla è groenlandese e ama profondamente tutti i colori del ghiaccio. Quando un bambino, suo amico, muore in un incidente, lei non è convinta e si mette a indagare: si troverà in mezzo a un micidiale intrigo basato su ricerche scientifiche al servizio, segreto, dell'industria. Il bellissimo libro di Peter Høeg è sacrificato dalle esigenze spettacolari, ma, a parte il finale un po' scontato, il film si svolge con fluidità, mescolando abilmente la tensione dell'indagine con l'ambiguità del gelo: cornice di vita ma anche trappola mortale.  |
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Schegge di paura 
(Primal Fear, USA, 1995)
di Gregory Hoblit. Con Richard Gere, Edward Norton, Laura Linney, Alfre Woodard, Frances McDormand
L'arcivescovo di Chicago viene ucciso ferocemente a coltellate e del delitto viene accusato un giovane, che però avrà la fortuna di essere difeso da un abile e fascinoso principe del foro. Complicazioni varie ed immancabile colpo di scena finale. Diligente legal thriller che pasticcia un po' con questioni etiche e sociali ma che rispetta le regole - a dire il vero non entusiasmanti - del sottogenere. Gere più invecchia più seduce, e sarebbe pure di molto bravo se a volte non sembrasse fare il verso a Gere.  |
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Non dirlo a nessuno 
(Ne le dis à personne, F, 1996)
di Guillaume Canet. Con François Cluzet, Marie-Josée Croze, André Dussollier, Kristin Scott Thomas, J. Rochefort
Anni dopo l'assassinio di sua moglie, un medico riceve delle e mail che gli fanno pensare che lei sia ancora viva. Indaga freneticamente, ma, anche in seguito ad altri omicidi, viene nuovamente sospettato. Per fortuna un malvivente ed un poliziotto lo aiutano. In realtà la sceneggiattura, pretenziosa e pasticciata, ci offre una trama molto più complicata e seguirne le tortuosità diventa arduo: la soluzione non solo si rivelerà astrusa ma si baserà sul pessimo espediente di rivelare tante cose che il film sfiora appena. Fotografia mélo. Cluzet pure.  |
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Diabolique 
(Id., USA, 1996)
di Jeremiah Chechik. Con Isabelle Adjani, Sharon Stone, Chazz Palminteri, Kathy Bates
Moglie e amante di un direttore di collegio non ne possono più di lui e si mettono d'accordo per ucciderlo: lo affogano nella vasca da bagno, ma il cadavere scompare... I colpi di scena si susseguono, anche un po' confusamente, in una suspense assillante. Lo spettatore non può fare a meno di stare dalla parte delle due diaboliche signore e si lascia sedurre non tanto dal gioco perfido del regista (come avvenne per Les diaboliques, Clouzot, 1954), quanto dalle due strepitose pupe. Tratto dal romanzo di Boileau e Narcejac.  |
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Bound - Torbido inganno 
(Bound, USA, 1996)
di Andy e Larry Wachowski. Con Jennifer Tilly, Gina Gershon, Joe Pantoliano
Una ragazza appena uscita di prigione dopo cinque anni, avvia una rovente relazione con una vicina, che però è anche la donna di un gangster di Chicago: l'intensa storia fra le due non è solo di carattere erotico - sentimentale, tant'è che decidono di fregargli due milioni di dollari che lui deve riciclare Ma le cose non vanno proprio lisce: il finale è drammaticamente rumoroso e cruento, reso ancora più allucinato dagli spazi chiusi in cui si svolge. Film d'esordio (poi ci sarà Matrix)
con effettacci non gratuiti e anime dilaniate. 
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| Il maresciallo Rocca |
TV |
di Giorgio Capitani, Lodovico Gasparini
Con Luigi Proietti, Stefania Sandrelli, Sergio Fiorentini, Paolo Gasparini, Stefano Abbati, Veronica Pivetti |
Notissima serie (1996-2005) che riprende dignitosamente (in mezzo a quintali di inutili fiction) lo spirito dei primi sceneggiati tv, con un ovvio debito verso I racconti del maresciallo (1968): vita di una stazione dei carabinieri in una cittadina qualsiasi, con attenzione - oltre che ai casi di più o meno ordinaria criminalità - agli aspetti di vita quotidiana che caratterizzano la provincia italiana: Proietti è bravissimo, ma sarebbe stato necessario un po' più di coraggio nel rappresentare questa Italia malata.  |
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Insoliti criminali 
(Albino Alligator, USA, 1996)
di Kevin Spacey. Con Faye Dunaway, Joe Mantegna, Matt Dillon, Gary Sinise, Viggo Mortensen, William Fichtner
Doveva essere una rapina perfetta ma tutto va storto e i tre banditi in fuga si rifugiano in un bar semideserto: ostaggi, assedio, imprevedibili sviluppi, conclusione drammatica. Il grande Spacey si mette dietro la macchina da presa e riesce a gestire egregiamente una sceneggiatura che prende temi frequentatissimi (criminali in fuga, rapporto claustrofobico buoni - cattivi, ecc.) e li rivitalizza con grande originalità. E gli attori seguono convinti l'ottimo direttore d'orchestra.  |
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Scream 
(Id., USA, 1996)
di Wes Craven. Con David Arquette, Courtney Cox, Neve Campbell
Una maschera che copia l'Urlo di Munch è la simpatica mise di un serial killer che terrorizza una tranquilla cittadina californiana: l'ultima ragazza oggetto delle sue attenzioni è la figlia di una donna uccisa un anno prima. Il papà di Freddy Kruger ci offre, senza sconti, un'antologia di efferatezze, "compendio metafilmico e autoironico del cinema di paura dell'ultimo ventennio del secolo e in particolare del sottogenere “slasher” (morti violente procurate con armi da taglio) con espliciti omaggi a John Carpenter." (Morandini) L'inizio di una saga horror non orribile.  |
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Mission: Impossible 
(Id., USA, 1996)
di Brian De Palma. Con Tom Cruise, Jon Voight, Jean Reno, Emmanuelle Béart, Henry Czerny
Qualche imbecille ha messo su un floppy disk la lista di tutti gli agenti segreti americani in Europa e si scatena la bagarre per venirne in possesso. De Palma gioca un po' troppo (e senza un briciolo d'ironia) con le inverosimili scene d'azione e l'eccesso di doppi e tripli giochi, ed è davvero irritante l'infantile divisione fra buoni e cattivi. Ma è pur sempre De Palma e si fa fatica a non divertirsi. Dalla celebre serie televisiva degli anni '60 (ma, appunto, si era più di 40 anni fa), avrà un seguito sulla stessa sgangherata falsariga, malgrado John Woo. 
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Strade perdute 
(Lost Highway, USA, 1996)
di David Lynch. Con Bill Pullman, Patricia Arquette, Balthazar Getty, Robert Blake, Robert Loggia
La polizia arresta un uomo con l'accusa di aver ucciso la moglie, ma una mattina in cella al suo posto c'è un altro. Lo rilasciano e lui si ritrova a partecipare ad una rapina, spinto da una ragazza che lo seduce e lo abbandona. "Thriller allucinato come un incubo parla dell'incapacità di un uomo di mantenere il controllo sulla propria vita, attraverso una struttura narrativa paragonabile a quella di una fuga musicale oppure all'anello di Moebius, in cui è scardinato addirittura il fondamento di ogni narrazione, l'identità del protagonista." (Morandini)  |
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Infedeli per sempre 
(Faithful, USA, 1996)
di Paul Mazursky. Con Chazz Palminteri, Cher, Ryan O'Neal, Paul Mazursky
Una coppia stanca, un killer assoldato per risolvere il problema, soldi, pistola che spara: ma il cattivo è indeciso e si consulta continuamente al telefono col proprio psicanalista. Rinchiuso nella casa della vittima, il film si snoda sui dialoghi surreali fra il sicario, la vittima e il mandante, in una sarabanda grottesca infarcita di continui, piccoli colpi di scena. Cher, un po' stralunata ma bellissima, tiene testa brillantemente al marito cialtrone e all'uomo armato (Palminteri, anche sceneggiatore), in una piéce teatrale abbastanza rigida eppure esilarante.  |
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Fratelli 
(The Funeral, USA, 1996)
di Abel Ferrara. Con Christopher Walken, Chris Penn, Annabella Sciorra, Isabella Rossellini, Vincent Gallo
Ambiente mafioso nella New York anni '30: un giovane viene assassinato da una banda rivale, i suoi fratelli decidono di vendicarlo e scateneranno un massacro. La vendetta matura durante il funerale, in una sorta di autodafé familiare in cui le donne cercano inutilmente di far prevalere la razionalità. Lontano dai canoni gangsteristici, il film ricorda vagamente le riflessioni "italiane" di Scorsese, ma Ferrara, che dirige magistralmente i suoi attori, è interessato più all'anima che all'antropologia.  |
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Il giurato 
(The Juror, USA, 1996)
di Brian Gibson. Con Demi Moore, Alec Baldwin, Tony Lo Bianco, Joseph Gordon-Levitt, James Gandolfini
Processo ad un boss mafioso: il suo killer preferito, il famigerato Maestro, sceglie una giurata e, minacciando lei ed il figlio, la costringe a pronunciarsi per l'assoluzione: una persuasione fatta di violenza ma, soprattutto, di abile, intima pressione psicologica. Tutto giocato su questo ambiguo rapporto (la vecchia storia vittima - carnefice) il film stenta a tenere un ritmo accettabile ed è costretto ad un finale cruento, quasi à la Tarantino, per dare un senso a tutta la vicenda.  |
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Hana-Bi - Fiori di fuoco 
(Hana-bi, J, 1997)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Ren Osug
Un duro ex poliziotto, già pieno di rimorsi per alcune gravi disavventure professionali, non sa come far fronte alle spese per curare la moglie ammalata di leucemia, e soprattutto per fare con lei un'ultima vacanza. Allora organizza una rapina, ma il lieto fine è fuori discussione (o no?). Un'altra stupefacente prova di Kitano, e si tratta di un capolavoro: ancora silenzi, umorismo, violenza e poesia, corpi dilaniati e anime fragili, colori meravigliosi e sangue nero, fiori e fuoco. Leone d'oro a Venezia.  |
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Potere assoluto 
(Absolute Power, USA, 1997)
di Clint Eastwood. Con Gene Hackman, Clint Eastwood, Ed Harris, Laura Linney, Scott Glenn, E.G. Marshall
Mica male l'idea che il colpevole sia... il Presidente degli Stati Uniti: durante un incontro con la sua amante, agenti del Secret Service uccidono per errore la donna e poi fanno sparire ogni prova. Ma si accorgono che un ladro ha visto tutto e parte la caccia al testimone. Che troverà un inaspettato alleato nel marito della vittima, un vecchio senatore. Un'altra prova eccellente di Eastwood, che nel descrivere l'abilità artigianale del ladro parla forse della propria capacità di rubare con semplcità certe essenze di vita e trasportarle in un racconto.  |
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Crimini invisibili 
(The End of Violence, USA, 1997)
di Wim Wenders. Con Bill Pullman, Gabriel Byrne, Andie MacDowell, Loren Dean
A L. A. un produttore di filmacci viene rapito, ma la scena viene ripresa dalla solita videocamera: il filmato viene analizzato da un ricercatore NASA che sperimenta un sofisticato sistema di monitoraggio satellitare per controllare capillarmente le strade e contrastare il crimine. Tentativo non del tutto riuscito di proiettare le ossessioni wendersiane (il dubbio, la libertà, la violenza, la tecnologia) sotto il cielo di L. A.: l'equilibrio fra thriller e analisi è sempre precario, ma anche nei momenti meno convincenti c'è la mano di un grande regista.  |
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Mad City - Assalto alla notizia 
(Mad City, USA, 1997)
di Constantin Costa Gavras. Con Dustin Hoffman, John Travolta, Alan Alda, Mia Kirshner
Una scolaresca visita un museo e si trova nei guai: un ex guardiano, impazzito per aver perso il lavoro, sequestra tutti e chiede di essere riassunto. Coinvolto per caso nella vicenda, ed ostaggio egli stesso, un giornalista d'assalto manovra per fare lo scoop. Ma i suoi capi saranno ancora più cinici e puntano alla tragedia per fare audience. Se in Quel pomeriggio di un giorno da cani è la gente a fare da "coro", qui sono i media i protagonisti assoluti: con un ritmo discutibile e con qualche schematismo, un film che spara a zero sulla tv. Protagonisti eccellenti.  |
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Carne tremula 
(Id., E, 1997)
di Pedro Almodóvar. Con Liberto Rabal, Javier Bardem, Francesca Neri, Angela Molina
Per Victor, che è nato su un autobus, non c'è modo di vivere tranquillamente: la sua relazione con una donna tossica e crudele e i guai con la polizia lo porteranno in carcere. Quando uscirà si ritroverà ancora alle prese con le persone (donne e sbirri) che già gli avevano complicato l'esistenza. Un film palpitante, grottesco, ma decisamente più "sobrio" rispetto ai precedenti: "Un melodramma geometrico che svaria dalla commedia alla tragedia, dal grottesco al noir, cromaticamente dominato dal rosso." (Morandini) Liberamente tratto da un libro di Rendell.  |
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Face/Off - Due facce di un assassino 
(Face/Off, USA, 1997)
di John Woo. Con Nicolas Cage, John Travolta, Joan Allen, Gina Gershon, Dominique Swain
Un pazzo criminale ha collocato una bomba batteriologica a Los Angeles, e mentre è in ospedale un agente FBI si fa trapiantare la sua faccia per sventare il piano. Ma il cattivo esce dal coma, evade e ricambia la cortesia, così i due si ritrovano a combattersi in un brutale gioco di specchi. Il meccanismo (dr. Jekyll e Mr. Hyde, Bene e Male speculari) è plateale e solo l'abilità e l'ironia di Woo lo rendono accettabile, e, anzi, avvincente. Bravi i protagonisti a introdurre le sfumature giuste per avvertire le differenze tra i due.  |
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The Informant
(Id., USA-IRL, 1997)
di Jim McBride. Con Timothy Dalton, Cary Elwes, Anthony Brophy, Maria Lennon, John Kavanagh
Militante dell'IRA esce dal carcere dopo vari anni e riprende la sua attività clandestina; ma, catturato dagli inglesi, viene costretto a collaborare e farà nomi e cognomi. Apparentemente il film si pone in posizione neutra rispetto allo storico conflitto fra Londra e i repubblicani, in realtà sembra scritto da qualche furbetto dei servizi britannici, perché la storia è tutta intrisa di leggeri e pesantissimi dubbi sulle ragioni del'iRA e sui suoi modi di agire, e il fatto stesso che il protagonista sia un "pentito" rivela l'impianto centrale della storia.  |
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L'impostore 
(Deceiver, USA, 1997)
di Jonas Pate. Con Tim Roth, Chris Penn, Michael Rooker, Rosanna Arquette, Ellen Burstyn, Renée Zellweger
Una prostituta viene massacrata ed il principale indiziato è uno strano personaggio, ricco, malato, astuto: due poliziotti gli fanno il terzo grado, anche con l'ausilio di un poligrafo, e tutto si gioca in un sottile duello fatto di trucchi. Flashback e digressioni si insinuano nell'atmosfera ambigua e claustrofobica della stanza in cui si svolge quasi tutta la vicenda, e questa delicata costruzione regge benissimo, con una forte tensione, anche se talvolta i dialoghi intrisi di sfmature e allusioni fanno addirittura perdere di vista il nucleo dell'indagine.  |
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Donnie Brasco 
(Id., USA, 1997)
di Mike Newell. Con Al Pacino, Johnny Depp, Michael Madsen, Bruno Kirby, James Russo
Un giovane agente dell'FBI s'infiltra in un'organizzazione mafiosa e riesce a guadagnarsi la fiducia del boss: che però è una figura complessa, affascinante, e fra i due nasce qualcosa di molto simile all'amicizia. Difficile, dunque, tradire questo legame. Al Pacino, come al solito, è straordinario nel dare carattere e duttilità a personaggi negativi, e la storia è centrata proprio sulla relazione tra i due protagonisti. Tant'è che il film è avvincente anche senza il consueto spreco di pallottole, a parte il finale inevitabilmente cruento.  |
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L. A. Confidential 
(Id., USA, 1997)
di Curtis Hanson. Con Russell Crowe, Kevin Spacey, Kim Basinger, Guy Pearce, Danny DeVito
Già indagare su delitti, traffico di droga e commistioni fra criminalità e politica, non è facile; se aggiungiamo anche la corruzione nella polizia, la miscela è letale. E se a indagare sono poliziotti inevitabilmente immersi in questo sudiciume, la faccenda è assai complicata. I tre agenti al centro della storia non sono, appunto, integri e incorruttibili e affronteranno tutto questo ciascuno a modo suo. Da un libro di Ellroy, un film che riprende vecchi temi ma con molta originalità e un ritmo da manuale. Grande fotografia di Dante Spinotti.  |
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Jackie Brown 
(Id., USA, 1997)
di Quentin Tarantino. Con Pam Grier, Robert Forster, Robert De Niro, Samuel L. Jackson, Michael Keaton
Jackie è un'hostess che per arrotondare fa contrabbando per conto di un piccolo boss: fermata dalla polizia è costretta a collaborare, e dovrà quindi vedersela con agenti ed ex compari. Stranamente (e chissà perché) poco apprezzato questo film, forse perchè è il meno à la Tarantino, anche se non mancano gli abilii giochi temporali, le musiche usate senza pudore, i risvolti grotteschi, la violenza idiota (De Niro), il politicamente scorretto, i trucchi ironici. Da un libro di E. Leonard.  |
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Blackout 
(Id., USA, 1997)
di Abel Ferrara. Con Matthew Modine, Dennis Hopper, Claudia Schiffer, Béatrice Dalle
Non ricordarsi, traumaticamente, di aver commesso un omicidio è al centro dei mille problemi di un attore, schiavo dell'eroina e dell'amour fou. Ferrara sceglie la strada più impervia per raccontare questa storia di follie, spazzando via ogni regola: l'ossessivo ricorso ai flashback e ad un montaggio disarticolato toglie qualsiasi possibilità di coerenza narrativa e precipita la visione in un caos onirico: apprezzato da molti per questa provocatoria rinuncia alla chiarezza diegetica, per la stessa ragione il film può risultare insopportabile.  |
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Il collezionista 
(Kiss the Girls, USA, 1997)
di Gary Fleder. Con Morgan Freeman, Ashley Judd, Tony Goldwin, Cary Elwes
Il dr. Ross, criminologo ex detective della squadra omicidi, dà la caccia al maniaco che ha rapito sua nipote, e altre ragazze: di queste una è riuscita a fuggire e collabora alle indagini. Ma quando il colpevole viene individuato si scoprirà che agisce in modo decisamente inconsueto. Efficace e non banale variazione sul tema, che non ricorre alla solita macelleria, anche perché le vittime non sono tanto oggetto di violenza fisica quanto pezzi da collezionare. Da un romanzo di James Patterson.  |
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Psycho 
(Id., USA, 1998)
di Gus Van Sant. Con Vince Vaughn, Anne Heche, Julianne Moore, Viggo Mortensen, William H. Macy
Finalmente un remake diverso: il tentativo di replicare con maniacale precisione il grande film di Hitchcock (1960), senza rinunciare al gioco di abilità, con piccole, a volte impercettibili, differenze (e altre, macrocospiche). Il film risulta ben strutturato, tuttavia non è molto chiaro il senso dell'operazione: come omaggio è francamente eccessivo, come esercizio di bravura è efficace ma non si sfugge alla sensazione di un compitino ben fatto. Perché, potendo vedere senza difficoltà l'originale, accontentarsi della fotocopia?  |
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Delitto perfetto 
(A perfect murder, USA, 1998)
di Andrew Davis. Con Michael Douglas, Viggo Mortensen, Gwyneth Paltrow
Lui, ricco agente di borsa a N.Y., lei (bellissima e intelligente), l'altro, artista déraciné: se non che il marito tradito ha la geniale idea di costringere proprio l'amante a far fuori la moglie. Ma... Tre bravi attori (soprattutto il solito magnifico Mortensen) impegnati in un remake di Delitto perfetto, inutile (oltre che inutilmente infedele) come tanti altri sfornati da un cinema hollywoodiano troppo spesso senza idee. Hitchcock avrebbe liquidato con una battuta sferzante questo filmetto ben costruito ma, appunto, senza anima e originalità.  |
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The General 
(Id., USA, 1998)
di John Boorman. Con Brendan Gleeson, Jon Voight, Adrian Dunbar, Sean McGinley, Angeline Ball
Martin Cahill fu un celebre ladro irlandese, autore di colpi clamorosi, e per anni ricercato inutilmente dalla polizia. Il soprannome rientra nella leggenda creatasi intorno a lui, e che egli stesso contribuì ad alimentare. In realtà non era propriamente Robin Hood, perché rubava soprattutto per sè, tanto che quando l'IRA gli chiede un "contributo" egli rifiuterà, pagandone il prezzo. Un film ironico, avventuroso, cinico e al tempo stesso romantico, con uno sguardo insolitamente beffardo su un'Irlanda quasi surreale.  |
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Marlowe, omicidio a Poodle Springs  (Poodle Springs, USA, 1998)
di Bob Rafelson. Con James Caan, Dina Meyer, David Keith, Joe Don Baker
Marlowe, improbabilmente sposato, è coinvolto in un intrigo di affari sporchi, sesso, bigamia e politica: tutto nei pressi della lussuosa località residenziale di Poodle Springs. Da un racconto incompiuto (1959) di R. Chandler. "La confusione narrativa è tale e l'intreccio così ingarbugliato, che non può non essere voluta. Contano i personaggi, l'atmosfera, il cauto discorso indiretto sull'incerta linea di demarcazione tra legalità e crimine, l'etica sardonica e disincantata di Marlowe che Caan impersona con una malinconia sotto le righe." (Morandini)  |
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Conflitto d'interessi
(The Gingerbread Man, USA, 1998)
di Robert Altman. Con Kenneth Branagh, Tom Berenger, Robert Duvall, Daryl Hannah, Robert Downey jr
Si sa, una scappatella erotica può avere conseguenze disastrose, soprattutto al cinema. Ma l'affermato avvocato se la va a cercare, perché dopo si lascia invischiare nei complicati problemi familiari della donna, ovviamente rischiando di mandare all'aria tutta la propria vita; non solo, poi ne fa di tutti i colori, omicidio compreso. Una storiella, parrebbe, ma qui c'è Altman, uno dei pochi grandissimi. Che se ne frega degli effetti speciali a base di sex and action, e va al cuore delle cose e dei luoghi. Ah, questo è cinema! Da Grisham.  |
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Tra Camilleri e Montalbano vi è un rapporto amicale, oltre che il legame fra padre e figlio, ben lontano dal vero e proprio odio che Conan Doyle sviluppò per Holmes, dall'indifferenza con cui Simenon prese a guardare Maigret, dal fastidio che Christie nutrì sempre per Poirot.
Camilleri in tutti i suoi romanzi parla di vita, e come potrebbe dunque non amare Montalbano? Che è uguale e diverso: non dissimile dai suoi conterranei, uomo del suo tempo con tutte le contraddizioni di questi due secoli che si dilaniano a vicenda, ma cerca continuamente di uscire dal seminato di una terra che qualcuno vorrebbe sempre uguale a se stessa; e quando parla del G8 di Genova... La migliore fiction televisiva italiana (regia di A. Sironi) da moltissimo tempo a questa parte.  |
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Nemico pubblico 
(Enemy of the State, USA, 1998)
di Tony Scott. Con Will Smith, Gene Hackman, Jon Voight, Jason Robards, Regina King
Per caso un tale filma l'assassinio di un uomo politico da parte di un alto funzionario dell'NSA ed il nastro capita fra le mani di un avvocato: che sarà braccato dai servizi e se la caverà solo grazie all'aiuto di un vecchio ex agente. Il classico tema dell'individuo schiacciato dal sistema qui viene esasperato dalle modalità della caccia: sofisticatissimi sistemi di spionaggio elettronico che paiono fantascienza e invece fanno parte di Echelon, la quasi sconosciuta rete mondiale di sorveglianza. Il thriller non la nomina, ma è sempre lì. Bello e possibile.  |
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Codice Mercury 
(Mercury Rising, USA, 1998)
di Harold Becker. Con Bruce Willis, Alec Baldwin, Miko Hughes
Un bambino autistico decifra per caso (ma in virtù della sua formidabile abilità coi numeri) un codice segretIssimo dell'NSA: la sezione del servizio che ha elaborato il codice decide di provvedere: elimina i genitori ma il bambino si salva, e verrà braccato. Un agente dell'FBI lo protegge contro i suoi stessi colleghi. La trama è un po' improbabile ma non è male l'incontro tra i segreti del potere e quelli della mente. Willis come al solito, bravissimo invece Miko Hughes nella parte del bambino.  |
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Lock & Stock - Pazzi scatenati 
(Lock, Stock & Two Smoking Barrels, GB, 1998)
di Guy Ritchie. Con Nick Moran, Jason Flemyng, Dexter Fletcher, Sting, Vinnie Jones
Una sfida a poker tra un giovanotto e un boss: ma c'è bisogno di soldi e gli amici del ragazzo si danno da fare per raccogliere una forte somma. Naturalmente le cose si complicano, e molto, e inizia una sarabanda di scontri, inseguimenti, equivoci, incidenti. In una Londra sordida e divertente si mescolano brillantemente farsa e violenza, dialoghi irriverenti e silenzi minacciosi, cinismo e spavalderia, trucchi e ingenuità. Tarantino continua a far scuola, e c'è anche qualcuno che impara e poi fa a modo suo.  |
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Out of Sight 
(Id., USA, 1998)
di Steven Soderbergh. Con George Clooney, Jennifer Lopez, Jim Robinson, Mike Malone, Donna Frenzel
Interessante trovarsi rinchiuso nel bagagliaio di un'automobile insieme a J. Lopez. Solo che lui è un rapinatore di banche, ancorché non violento, e lei uno sceriffo federale, che dovrebbe arrestarlo. Secondo voi come si mette la faccenda? Gradevolissima variazione sul tema lei brava e seducente - lui malandrino e fascinoso, una commedia poliziesca in cui si respira un po' del cinema brillante d'altri tempi, ma non senza qualche sfumatura noir.
Da Fuori dal gioco del grande Elmore Leonard.  |
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Twilight 
(Id., USA, 1998)
di Robert Benton. Con Paul Newman, Gene Hackman, Susan Sarandon, Stockard Channing, James Garner
Un vecchio investigatore privato aiuta un vecchio amico, anche lui vecchio ma con una splendida moglie, vittima di un ricatto. La faccenda si rivelerà piuttosto ingarbugliata. Due vecchi leoni che riescono perfettamente a non essere patetici e a muoversi con autorevolezza in una vicenda dalle atmosfere inevitabilmente crepuscolari. Un omaggio ed un atto d'amore verso i grandi noir che, appunto, evita i cliché e la piaggeria e sa mescolare abilmente tempi e dialoghi, senza banalità del tipo neanche i delitti sono più quelli di una volta.

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Omicidio in diretta 
(Snake Eyes, USA, 1998)
di Brian De Palma. Con Nicolas Cage, Gary Sinise, John Heard, Carla Gugino, Luis Guzmán
Il Segretario alla Difesa USA viene assassinato da un terrorista, poi immediatamente ucciso da un agente del Servizio Segreto. Nella vicenda si trova coinvolto un poliziotto decisamente antipatico, che però si rivela tutt'altro che incompetente, infatti ci regalerà il colpo di scena finale. Thriller dignitoso ma quasi convenzionale in cui si fa fatica a riconoscere il grande De Palma, che tuttavia non fa mancare alcuni tocchi da maestro, a partire dal lunghissimo piano sequenza iniziale e dalle scene conclusive.  |
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Soluzione estrema 
(Desperate Measures, USA, 1998)
di Barbet Schroeder. Con Andy Garcia, Michael Keaton, Brian Cox
Il figlio di un poliziotto ha la leucemia e può essere salvato solo con un trapianto di midollo osseo: ma l'unico donatore possibile è un pluriassassino, evaso, e quindi la caccia è doppiamente frenetica. Anche perché il cattivo è proprio cattivo, oltre che astutissimo e particolarmente abile nel gestire la trattativa con lo sbirro. Un'idea abbastanza originale nel panorama sterminato dei thriller, e Keaton si conferma molto bravo nel dare ancora una volta corpo e credibilità a un personaggio feroce e ambiguo.  |
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Ronin 
(Id., GB-F-USA, 1998)
di John Frankenheimer. Con Robert De Niro, Jean Reno, Stellan Skarsgard, Jonathan Price
Ronin erano i samurai senza più padrone e tali, dopo la fine della guerra fredda, sono rimasti tanti agenti segreti: un variegato gruppetto di questi viene ingaggiato da un'ambigua ragazza per recuperare una valigetta misteriosa, contesa sia da mafiosi russi che da terroristi irlandesi. La vicenda, in varie parti di Francia, si complica, tra inseguimenti e ricche sparatorie. Il finale è amaro e malinconico. Un thriller forse troppo pieno di azione ma diretto da un vecchio leone, resuscitato, e affidato alla classe di De Niro e Reno.  |
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Soldi sporchi 
(A Simple Plan, USA, 1998)
di Sam Raimi. Con Bill Paxton, Bridget Fonda, Billy Bob Thornton, Brent Briscoe, Jack Walsh
Due fratelli ed un loro amico ubriacone trovano i resti di un aereo precipitato e frugando scoprono una valigia piena di dollari. Decidono di tenerseli ma l'avidità non è un buon collante, anche perché due di loro non sono proprio a posto con la testa. Per di più il denaro è il riscatto pagato per un rapimento e c'è chi vuole recuperarlo a tutti i costi. Abbandonando temporaneamente il filone fantastico - orrorifico (tra cui la celebre trilogia de La casa) Raimi ci offre con perfidia e ironia la crudeltà insuperabile della realtà quotidiana.  |
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Law & Order: unità speciale  |
TV |
(Law & Order: Special Victims Unit, USA, 1999- )
di David Platt et al. Con Christopher Meloni, Mariska Hargitay, Dann Florek, Richard Belzer, Ice-T, B.D. Wong |
Derivata da Law & Order, la serie è notissima: un'unità speciale del NYPD che si occupa di reati violenti a sfondo sessuale. Anche se il meccanismo è sempre lo stesso, la serie si distingue per l'approfondimento sia del tema etica - giustizia sia delle situazioni sociali e psicologiche, in particolare quella dei giovani, visti nella loro doppia dimensione, quella di superficie e quella più intima, che quasi sempre nasconde atteggiamenti e pulsioni ignorati dagli stereotipi dell'american way of life. Gli interpreti generalmente sono bravi e convincenti.  |
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Il collezionista di ossa 
(The Bone Collector, USA, 1999)
di Philip Noyce. Con Denzel Washington, Angelina Jolie, Luis Guzmàn, Michael Rooker, Queen Latifah
Lincoln Rhyme, il criminologo tetraplegico in grado di muovere solo un dito con cui gestisce computer e dintorni, conosce Amelia Sachs, un'agente del NYPD, che si rivela particolarmente brava nell'esaminare le scene del crimine: sarà, letteralmente, il suo braccio operativo nella ricerca di un serial killer che si beffa di lui disseminando criptici indizi. Finale a sorpresa, naturalmente, con il cattivone che va a trovare Lincoln... Film ben costruito, da un bel romanzo di Jeffery Deaver, dove però Rhyme è bianco, l'assistente è uomo, ecc..  |
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SOS Summer of Sam - Panico a New York 
(Summer of Sam, USA, 1999)
di Spike Lee. Con John Leguizamo, Adrien Brody, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Ben Gazzara
La città è terrorizzata dal Figlio di Sam, un serial killer, e quando si diffonde il sospetto che si tratti di un italo-americano, anche Cosa Nostra si mette in caccia, per allentare la pressione della polizia. Nel clima di gran tensione restano coinvolte in particolare due coppie. "Complesso e convulso film corale che ha per temi principali l'intolleranza, la paura aggressiva per i “diversi”, il ruolo dei media nel far lievitare panico e paranoia collettiva, la mentalità cattolico-machista degli immigrati italiani." (Morandini).  |
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La figlia del generale 
(The General's Daughter, USA, 1999)
di Simon West. Con John Travolta, Madeleine Stowe, James Cromwell, James Woods, Timothy Hutton
Un ufficiale della polizia militare indaga su un traffico d'armi e simpatizza con un capitano, figlia del generale comandante la base: la troverà uccisa, esibita nel piazzale, e quindi l'inchiesta si complica ancora di più, fino all'epilogo inevitabilmente drammatico. Il detective si presenta cialtrone e distratto, un po' come Colombo, e infatti... I momenti migliori sono i confronti col generale ed il suo vice: rigore morale e machismo, onore vero e apparenze; con l'aggiunta non grossolana di risvolti psicanalitici.  |
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The Hurricane - Il grido dell'innocenza 
(The Hurricane, USA, 1999)
di Norman Jewison. Con Denzel Washington, Rod Steiger, Liev Schreiber, John Hannah, Deborah Kara Unger
La vera storia (ovviamente adattata) di Rubin Carter, formidabile promessa dei pesi medi, arrestato per triplice omicidio a metà anni '60 e condannato all'ergastolo. Solo dopo vent'anni verrà riconosciuto innocente, grazie alle tenaci indagini di un suo giovane ammiratore. Ci vuole un bel coraggio per mescolare due generi classici del cinema americano, quello giudiziario e quello pugilistico, ma, al di là di una certa schematicità, il film ha una sua robusta fisionomia e Washington è davvero bravo. Ultimo film del grande Steiger.  |
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Ghost Dog - Il codice del Samurai 
(Ghost Dog: The Way of Samurai, USA, 1999)
di Jim Jarmusch. Con Forest Whitaker, Henry Silva, Cliff Gorman, John Tormey, Frank Adonis
Ghost Dog: un soprannome perfetto per questo killer solitario, che vive e agisce secondo il Bushidö, l'antico codice di comportamento del samurai: un'esistenza quasi ascetica, vissuta in buona misura all'insegna del debito verso un boss che a suo tempo gli aveva salvato la vita. Ma poi ci si mette di mezzo la figlia del mafioso. Un personaggio semplice e grottesco, in cui Whitaker sembra identificarsi a meraviglia, per un film altrettanto essenziale e privo delle furberie così abusate nei film d'azione. Un omaggio al grande Melville.  |
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Il talento di Mr. Ripley 
(The Talented Mr. Ripley, USA, 1999)
di Anthony Minghella. Con Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Cate Blanchett
Un giovane Ripley (la creatura centrale di P. Highsmith) è assoldato da un ricco americano per rintracciare il figlio trasferitosi in Italia: lo ritrova e resta incantato dal suo modo di vivere cinico e brillante; ma quando questa fascinazione (anche sessuale) risulta opprimente per l'amico, che lo respinge, egli lo uccide. Poi ne prende il posto e inizia una giostra di finzioni e sostituzioni, sempre più azzardate, e ogni volta che sta per essere scoperto Ripley uccide. L'identità altrui come droga mortale, che, però, lo porterà lontano. Dove? Ottimo remake (1960).  |
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Terapia e pallottole 
(Analyze This, USA, 1999)
di Harold Ramis. Con Robert De Niro, Billy Crystal, Chazz Palminteri, Joe Viterelli, Lisa Kudrow
Un boss di Cosa Nostra ha improvvise crisi di panico e in modo leggermente invasivo costringe uno psichiatra, alla vigilia delle nozze, a prenderlo in cura. Brillante commedia che fa spudoratamente incetta dei luoghi comuni italomafiosi e che si affida alla bravura degli interpreti: De Niro è sempre eccessivo, a fronte di un Crystal piuttosto contenuto, ed i loro dialoghi sono talvolta irresistibili, soprattutto quando si fa ricorso al linguaggio psicanalitico. Il sequel Analyze That sarà inevitabilmente ripetitivo.  |
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Entrapment 
(Id., USA,1999)
di Jon Amiel. Con Sean Connery, Catherine Zeta-Jones, Will Patton, Maury Chaykin
Variazione sul tema del ladro geniale e solitario e della bella che si mette in mezzo: perché lei dovrebbe arrestarlo ma poi diventa sua complice. Però, è davvero così? I due protagonisti sono bellissimi, e soprattutto davvero bravi (come le più brillanti coppie del passato: Hepburn-Tracy, Bacall-Bogart) a condurre il gioco, intriso di ironia e di ambiguità, in cui si mescolano trappole e seduzione, raffinatezze d'arte e di tecnologia, cliché e originalità, austerità scozzese e bozzetti esotici.  |
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Fino a prova contraria 
(True Crime, USA, 1999)
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, James Woods, Diane Venora, Denis Leary
Un vecchio cronista di “nera” si ritrova a dover provare, in nemmeno un giorno, l'innocenza di un nero che sta per essere giustiziato: ma il nostro eroe non è proprio il tipico giornalista senza macchia: è cinico, pessimo padre, alcolizzato, puttaniere. Ma ci prova con tutta l'anima. Ancora un piccolo capolavoro, per di più politicamente scorretto, senza riguardi per niente: il sistema giudiziario, il giornalismo a sensazione, il meccanismo della pena di morte, il razzismo, il clericalismo, e addirittura Babbo Natale. Da un libro di Klavan.  |
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L'inglese 
(The Limey, USA, 1999)
di Steven Soderbergh. Con Terence Stamp, Peter Fonda, Lesley-Ann Warren, Joe Dallessandro
Uscito di galera Wilson va a Los Angeles per cercare di scoprire la verità sulla morte della figlia: sospetta che la causa non sia un incidente ma qualcosa legato alla complicata relazione che la ragazza aveva con un cinico produttore discografico. Ma forse il vero enigma è Wilson stesso. Infatti Soderbergh usa l'indagine soprattutto per indagare sul protagonista, con intelligenti flashback che diventano la storia stessa. Fonda e Stamp belli (anche se debitamente vecchi) e spietati.  |
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Il viaggio di Felicia 
(Felicia's Journey, USA-CDN, 1999)
di Atom Egoyan. Con Bob Hoskins, Elaine Cassidy, Peter McDonald, Arsinée Khanjian
L'ennesimo serial killer, ma con spunti di una certa originalità: l'individuo non è il solito maniaco assatanato, ma un tranquillo signore che gode soprattutto del proprio lavoro di cuoco, di una vita ordinata e solitaria, dei video della madre un tempo attrice, e che di quando in quando accoglie in casa, protettivamente, ragazze sole. Dopo le uccide, si capisce, e però con un certo qual garbo, tant'è che il film non ha alcuna scena sanguinolenta. Ma con l'ultima fanciulla, Felicia, che poi felice non è, qualcosa va storto.  |
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Fine di una storia 
(The End of the Affair, GB, 1999)
di Neil Jordan. Con Ralph Fiennes, Julianne Moore, Stephen Rea, Ian Hart, Jason Isaacs
Londra, 1946: uno scrittore rievoca con animo aspro l'appassionata relazione con una donna sposata, che, proprio durante i bombardamenti, era scomparsa improvvisamente. Da lì inizierà una ricerca disperata, in cui si mescolano torbidamente l'amore e il risentimento, la colpa per il tradimento e la cupa gelosia: suspense psicologica raffinatissima intristita, a volte in modo quasi insopportabile, da una Londra uggiosa e sconfortante. Da La fine dell'avventura (1951) di Graham Greene.  |
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Delitto imperfetto 
(Susan's Plan o Dying to Get Rich, USA, 1999)
di John Landis. Con Nastassja Kinski, Dan Aykroyd, Billy Zane, Rob Schneider, Lisa Edelstein
Marito insopportabile: il divorzio è complicato, perché non eliminarlo e intascare l'assicurazione? I primi due killer assoldati fanno un gran casino, e così ce ne vuole un altro, finalmente tosto. Ma naturalmente non tutto fila liscio. Landis si diverte a rendere omaggio alle commedie brillanti tinte di nero, e ci riesce inevitabilmente bene. "Un assemblaggio di storie e personaggi risaputi, rallegrato da un ritmo brioso e da immagini chiare e distinte, da cinema americano classico." (Morandini)  |
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Insider - Dietro la verità 
(The Insider, USA, 1999)
di Michael Mann. Con Al Pacino, Russell Crowe, Lindsay Crouse, Christopher Plummer, Diane Venora
Un giornalista d'assalto della CBS convince uno scienziato, licenziato da una potentissima multinazionale del tabacco, a rivelare che l'azienda aggiungeva alle sigarette additivi chimici, per aumentare l'assuefazione. La reazione dell'industria è fortissima, ma la verità vince. Basato su una vicenda reale (e che portò a un'action class dirompente, costata ai produttori oltre 250 miliardi di dollari), il film riprende, bene, la tradizione americana del film civile con Davide e Golia.  |
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Fratello, dove sei? 
(O Brother, Where Art Thou?, USA, 2000)
di Joel e Ethan Coen. Con George Clooney, John Turturro, Tim Blake Nelson, John Goodman, Holly Hunter
Come resistere alla tentazione di inserire qui anche questa storia, che parla sì di tre evasi e di uno sbirro che dà loro la caccia, ma che col giallo ha ben poco a che vedere? Il film dichiara di ispirarsi all'Odissea, nientemeno, e ciò mette subito in sospetto: ma i grandi Coen non scherzano, ed è proprio così. Inutile cercare di riassumere questo capolavoro, pieno com'è di personaggi straordinari, situazioni esilaranti e drammatiche, colori e musiche, citazioni raffinate, realtà e sogno che si mescolano. E poi, un lieto fine che sprizza intelligenza.  |
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Brother 
(Id., USA, 2000)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Omar Epps, Lombardo Boyar, Kurodo Maki
Un gangster giapponese in esilio a Los Angeles costruisce un piccolo impero, effimero, visto che la malavita nera se ne fotte del codice d'onore yakuza (mafia nipponica). "Brother sposta nel paesaggio americano quel senso di dover seguire il proprio destino e quella specie di leggerezza che ne consegue, che sono temi di tutto il cinema di Kitano." E poi "la riva del mare: il luogo della felice regressione, in cui il tempo si blocca (Sonatine) in una sospensione che appunto richiama il tempo magico dell’infanzia." (Placereani)  |
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I fiumi di porpora 
(Les rivières pourpres, F, 2000)
di Mathieu Kassovitz. Con Jean Reno, Vincent Cassel, Dominique Sanda
Un tranquillo paesino di montagna, vicino a Grenoble, è sconvolto da una serie di omicidi particolarmente efferati: le vittime prima di essere uccise vengono torturate e mutilate. Per fortuna ad indagare c'è uno sbirro di razza, a cui si affiancherà un giovane poliziotto impegnato in un altro caso: insieme faranno luce su qualcosa di assai peggiore del solito serial killer. Una certa ovvietà nel gioco di coppia non rovina un meccanismo oliato a dovere e dalla suspense eccellente.  |
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The Yards 
(Id., USA, 2000)
di James Gray. Con Mark Wahlberg, Joaquin Phoenix, Charlize Theron, James Caan, Ellen Burstyn, Faye Dunaway
Scelte sbagliate portano in carcere un giovane, che, scontata la pena, vorrebbe cambiar vita; ma gli stretti rapporti con un amico pericoloso ed uno zio poco di buono lo riportano in una micidiale zona d'ombra. Riprenderà la strada del crimine oppure no? Una storia apparentemente scontata ma che si sviluppa quasi come una tragedia greca, con non poche raffinatezze (e qualche forzatura retorica): un gangsterismo "capitalistico" fatto di trattative e corruzione più che di spari.  |
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Grazie per la cioccolata 
(Merci pour le chocolat, F, 2000)
di Claude Chabrol. Con Isabelle Huppert, Jacques Dutronc, Anna Mouglalis, Rodolphe Pauly
Mika dirige una fabbrica di cioccolata, André è un musicista: una coppia felice, in cui si insinua una giovane e talentuosa pianista, che ha un particolarissimo legame filiale con l'uomo. Naturalmente dietro l'apparente armonia s'insinuano tensioni e sospetti, che saranno devastanti, e Mika usa la morbida e seducente cioccolata come maschera del proprio gelo. Ancora una volta Chabrol cesella in modo spietato le ambigue serenità borghesi e le ridicolizza con sulfurea ironia.  |
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Sexy Beast - L'ultimo colpo della bestia 
(Sexy Beast, GB-E, 2000)
di Jonathan Glazer. Con Ben Kingsley, Ray Winstone, Ian MacShane, Amanda Redman
Finalmente quello che sogna ogni rapinatore che si rispetti: un ultimo colpo e poi godersi il frutto di anni di duro lavoro. Così ha fatto Gal, che vive beato in Spagna insieme alla propria donna. Ma si lascia convincere da un ex compare "molto persuasivo" a fare ancora un lavoretto, che poi sarebbe ai danni di una supersicura banca londinese. Non è una buona idea. Bel contrasto fra l'atmosfera rilassata intorno alla piscina, l'aspro contenzioso fra i due gangster, le sequenze dell'ingegnosissima rapina.  |
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Gangster n° 1 
(Id., GB-D, 2000)
di Paul McGuigan. Con Malcolm McDowell, David Thewlis, Saffron Burrows, Kenneth Cranham, Paul Bettany
Dopo aver scontato trent'anni per omicidio, un gangster esce di galera e questo mette nel panico un suo vecchio socio, che evidentemente ha qualche ingombrante scheletro nell'armadio. Il confronto tra i due sarà durissimo e i flash back esplodono con violenza. Da molti criticato per il suo sottofondo nihilista, da altri apprezzato come "il più cupo e sadico esponente del recente revival gangsteristico britannico" (Morandini), il film non è certo privo di astuzie e manierismi, ma alla fine si rivela robusto e apprezzabile.  |
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Under Suspicion 
(Id., USA, 2000)
di Stephen Hopkins. Con Gene Hackman, Morgan Freeman, Monica Bellucci, Thomas Jane
A Puerto Rico un vecchio poliziotto indaga sull'uccisione e lo stupro di due bambine: i suoi sospetti si concentrano su di un ricco avvocato, che conosce da molto tempo. La verità affiorerà durante un drammatico e claustrofobico interrogatorio che dura un'intera notte, mentre fuori impazza la follia colorata del carnevale. Il caldo opprimente e la conturbante moglie del sospettato fanno da cornice allo scontro psicologico fra i due. Bellucci bellissima, ma Hackman e Freeman bravissimi. Remake di Guardato a vista (1981).  |
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Almost Blue 
(I, 2000)
di Alex Infascelli. Con Lorenza Indovina, Andrea Di Stefano, Rolando Ravello, Claudio Santamaria
L'ispettrice Grazia Negro, esperta nell'analisi di crimini violenti, indaga su un serial killer che sembra assumere le sembianze delle sue vittime, studenti universitari: la aiuta un ragazzo cieco che ha una particolare abilità nell'analizzare suoni e colori. Il celebre pezzo di Chet Baker, Almost blue, è il titolo perfetto (romanzo di Carlo Lucarelli, 1997)
per un film tutto giocato sulle dissonanze, le sfumature, i suoni, le immagini distorte, le parole che si ripetono: e il risultato è eccellente.  |
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Memento 
(Id., USA, 2000)
di Christopher Nolan. Con Guy Pearce, Carrie-Anne Moss, Joe Pantoliano, Mark Boone Junior, Russ Fega
Viene uccisa la moglie di un poliziotto, e lui cerca l'assassino: ma, per una strana malattia, la sua memoria è menomata: non riesce a ricordare nulla degli ultimi minuti, e quindi escogita un complesso insieme di segnali per tenere le cose sotto controllo. Basato su un'idea un po' tortuosa, il film riesce a dipanarsi in modo convincente e con un'insolita suspense. "Inquietante favola in forma di destrutturato incubo mentale sulla labilità della memoria, dell'amore, dell'identità, della vendetta." (Morandini) (Memento: imperativo latino = ricorda)  |
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The Cell - La cellula 
(The Cell, USA, 2000)
di Tarsem Singh. Con Jennifer Lopez, Vincent D'Onofrio, Vince Vaughn, Dylan Baker
Una neuropsichiatra sta conducendo una ricerca avanzata sulla possibilità di penetrare nell'inconscio e in questo modo cerca di curare un bambino in stato comatoso apparentemente irreversibile. Quando un serial killer cade in un coma analogo, l'FBI le propone di applicare su di lui la terapia, ancora sperimentale, per scoprire dove il criminale ha nascosto la sua ultima vittima, che si sa essere ancora viva. Il tentativo riesce, ma l'equilibrio della dottoressa sarà quasi sul punto di frantumarsi. Lopez splendida, in tutti i sensi.  |
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Traffic 
(Id., USA-D, 2000)
di Steven Soderbergh. Con Benicio Del Toro, Michael Douglas, Tomas Milian, Dennis Quaid, C. Zeta-Jones
La vicenda di un magistrato in prima fila nella lotta al narcotraffico (ma con figlia tossica) s'intreccia con quella di due coppie di poliziotti (messicani e USA) alle prese con i cartelli in guerra fra loro; e c'è anche la moglie di un boss, arrrestato, che si sostituisce a lui. Soderbergh alterna film brillanti e lavori drammatici, e qui non concede nulla al glamour: violenza e ambiguità dominano una storia buia, dove il confine USA - Messico è un'ironica metafora, rovesciata, di confini sempre più labili tra legalità e crimine: perché ciò che conta di più è il potere.  |
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American Psycho 
(Id., USA-CDN, 2000)
di Mary Harron. Con Christian Bale, Willem Dafoe, Jared Leto, Josh Lucas, Samantha Mathis
Qualche anno fa lo si sarebbe definito uno yuppie: bello, disinvolto, amabile, sempre trendy. Ma col vizietto di aggirarsi di notte per le peggio strade di New York e sgozzare puttane e barboni, senza, naturalmente, che nessuno sospetti di lui. Finchè... Da un romanzo di Bret Easton Ellis, un film altrettanto crudo e violento (senza però affidarsi alla macelleria), attento nel ritrarre le ambiguità metropolitane e intelligente nell'usare con misura e crudeltà le tante possibili metafore.  |
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Snatch - Lo strappo 
(Snatch, USA, 2000)
di Guy Ritchie. Con Jason Statham, Brad Pitt, Benicio Del Toro, Dennis Farina, Alan Ford, Vinnie Jones
Ed ecco ancora la Londra impazzita e cattiva di Ritchie: organizzatori di incontri clandestini di boxe, trafficanti di diamanti, rapinatori neri da strapazzo, zingari furbacchioni, anzi di più, finti ebrei, mafiosi russi ex Kgb, cani feroci, maiali feroci. L'intreccio di storie è a dir poco vorticoso, le gag si mescolano continuamente ai cadaveri, la quantità di pallottole è raccapricciante, tanto che la trama è del tutto secondaria. Ma anche le giostre più imprevedibili devono rispettare qualche minima regola (non esagerare, e.g.), e se non è così il divertimento si appanna un po'.  |
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Un delitto impossibile 
(I, 2000)
di Antonello Grimaldi. Con Carlo Cecchi, Ivano Marescotti, Lino Capolicchio, Angela Molina, Silvio Muccino
A Sassari viene assassinato il Procuratore della Repubblica, stimato ma con qualche scheletro nell'armadio. Le indagini sono affidate a un magistrato di Palermo che inevitabilmente si troverà a lavorare in mezzo a silenzi, sospetti, false piste. "Raro esempio di film cittadino e borghese girato in Sardegna di cui conserva i tempi lenti e dilatati. Nei limiti del giallo a enigma, ha intensità, finezza d'analisi, anche sociologica, disegno preciso dei personaggi di contorno." (Morandini) Dal romanzo Procedura di Salvatore Mannuzzu.  |
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Murder Rooms. Gli oscuri inizi di Sherlock Holmes 
(Murder Rooms: Mysteries of the Real Sherlock Holmes, GB, 2000-2001)
di Paul Seed. Con Ian Richardson, Robin Laing, Dolly Wells
Il giovane Arthur Conan Doyle conosce un professore dell'università di Edimburgo, il dottor Joseph Bell, che lo affascina con le sue straordinarie doti di osservazione e deduzione. Insieme si troveranno a collaborare con la polizia in numerosi casi di omicidio. Una discreta serie tv che si distingue dagli altri apocrifi per l'idea di rifarsi all'origine di SH, cioè il reale incontro di Doyle con Bell, la figura che ispirò il personaggio. Richardson, già eccellente interprete di SH, molto vecchio e molto bravo.  |
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Il mastino dei Baskerville. Il demone che uccide 
(The Hound of the Baskervilles, CDN, 2000)
di Rodney Gibbons. Con Matt Frewer, Kenneth Welsh, Jason London
La vicenda è nota e ruota intorno alla cupa leggenda di un demoniaco cane (in realtà un grosso segugio, non un mastino) che imperversa ferocemente nei dintorni del castello di Dartmoor perseguitando i Baskerville. La morte violenta dell'ultimo della famiglia spingerà Holmes e Watson ad indagare: risolveranno il mistero. Film dignitoso ma che non aggiunge granchè rispetto ai precedenti imperniati sulla stessa storia e prodotti sia per il cinema che per la televisione, con SH interpretato da Rathbone, Cushing, Richardson, Livanov.  |
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CSI: Scena del crimine  |
TV |
(CSI: Crime Scene Investigation, USA, 2000 -)
Creato da Anthony E. Zuiker. Con William Petersen, Marg Elgenberger, Paul Guilfoyle, Laurence Fishburne |
L'indagine scientifica non è una novità: già Dupin e Holmes l'avevano teorizzata e praticata, e in ogni caso ai primi del '900 Freeman ne ha formalizzato i principi. Tuttavia, anche sfruttando le nuove tecnologie, CSI ha riformato il genere, rilanciandolo clamorosamente (bene a Miami e mediocremente a N.Y., e imitazioni, patetiche quelle nostrane). Ma barando: nella realtà questi investigatori non portano armi, usano tute e sovrascarpe poco scenografiche, e lasciano ad altri gli arresti ed i compiti strettamente operativi.  |
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Law & Order: Criminal Intent  |
TV |
(Id., USA, 2001 - 2011)
Creato da Dick Wolf. Con Vincent D'Onofrio, Kathryn Erbe, Jamey Sheridan, Eric Bogosian, Jeff Goldblum |
Derivata da L & O I due volti..., la serie è tra le migliori. Oltre al solito quadro ben rappresentato dell'attività del NYPD, la novità è data dalla figura del detective Goren: fa strane domande, si comporta nevroticamente (e infatti ha i suoi problemi), insiste su particolari apparentemente irrilevanti, ma tutto fa parte di un modo d'investigare che ha come cuore le sfumature. Sì, fra SH e Colombo, ma con una credibilità assai maggiore. Colpito da infarto, D'Onofrio ha ridotto le sue comparse. Dopo molti cambiamenti, nel 2011 la NBC ha chiuso la produzione.  |
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Vidocq - La maschera senza volto 
(Vidocq, F, 2001)
di Pitof. Con Gérard Depardieu, Ines Sastre, Guillaume Canet, André Dussolier
Vidocq era davvero un ex detenuto diventato capo della polizia. Qui si trova alle prese con una serie di morti impossibili, opera di un diabolico personaggio: come uccide? E perchè? Lo stesso Vidocq ne è vittima e un intraprendente giornalista ne vuole scrivere la storia. Ma... Rispetto alle divertenti avventure delle serie televisive, qui tutto cambia: le atmosfere sono desolate e nere, Parigi è inquietante e rivoluzionaria, alchimie infernali invece di travestimenti. L'orrore colorato e barocco è davvero eccessivo, ma che divertimento!  |
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Spy Game 
(Id., USA, 2001)
di Tony Scott. Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings, Stephen Dillane
Un agente della CIA, dopo una missione fallita, è rinchiuso in una prigione cinese ed il suo mentore, ormai alle soglie della pensione, decide di liberarlo malgrado il palese ostruzionismo dei superiori, impegnati in giochi politici di alto livello. Ma il vecchio Condor non si lascia intimorire e non rinuncia anche a un generoso coup de théatre. C'è pure una storia d'amore, che però, stranamente, s'infiltra con intelligenza. Una spy story robusta e raffinata, allo stesso tempo "classica" e al passo coi tempi. Protagonisti in ottima forma.  |
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Don't Say a Word 
(Id., AUS, 2001)
di Gary Fleder. Con Michael Douglas, Brittany Murphy, Famke Janssen, Jennifer Esposito, Sean Bean
Una ragazza con problemi psichiatrici conosce la chiave per recuperare il ricco bottino di una rapina compiuta molti anni prima, e i cattivi rapiscono la figlia del suo medico, per costringerlo a farsi dire tutto dalla paziente. Il tempo è poco e le complicazioni molte. Criticato per varie incongruenze ed un'eccessiva macchinosità, il film ha comunque una forte tensione, accentuata dalle astuzie del montaggio e da vari elementi che movimentano una trama abbastanza scontata. Da A. Klavan.  |
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Lantana 
(Id., AUS, 2001)
di Ray Lawrence. Con Anthony La Paglia, Geoffrey Rush, Barbara Hershey, Kerry Armstrong, Rachael Blake
La lantana è una strana pianta, e qui racchiude la prova decisiva che farà luce sulla morte di una donna. Le indagini di un poliziotto in crisi s'intrecciano con la vita di alcune altre coppie, in vario modo collegate alla scomparsa di una psicanalista. Film amaro e rinchiuso su se stesso, usa l'enigma per indagare sull'amore e sulla menzogna, sui segreti e sulla felicità: obiettivo ambizioso, ma in gran parte raggiunto, perché, malgrado un'eccessiva lentezza, non mancano i momenti di geniale acutezza psicologica.  |
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The Score 
(Id., USA, 2001)
di Frank Oz. Con Marlon Brando, Robert De Niro, Edward Norton, Angela Bassett, Gary Farmer
Un celebre ladro di gioielli decide di andare in pensione ma un suo vecchio amico, principe dei ricettatori, lo convince a fare "un ultimo colpo": qualcosa di strepitoso, alla dogana di Montréal. Sarà della partita anche un giovanotto molto abile. Complicazioni e tradimenti non mancheranno. Film che parte pigramente, e che progressivamente prende ritmo. Un Brando appannato e stanco, nel suo ultimo film, che guarda con ironia il mescolarsi di tre generazioni (di delinquenti, di attori).  |
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Il sarto di Panama 
(The Tailor of Panama, GB, 2001)
di John Boorman. Con Geoffrey Rush, Jamie Lee Curtis, Pierce Brosnan, Harold Pinter, Catherine McCormack
Un inglese con qualche scheletro nell'armadio fa il sarto di lusso a Panama. Ma la situazione politica è molto instabile e Sua Maestà vuol tenere le cose sotto controllo, così l'agente incaricato, abile e fascinoso, individua nel sarto un ottimo informatore, lo ricatta e lo fa collaborare. Il malcapitato gestisce la faccenda inventandosi un sacco di balle. Divertente e ben costruita, una spy story che spariglia i canoni del genere, se non fosse che la storia (da Le Carré, accidenti!) è un clamoroso déja vu: il magnifico Il nostro agente all'Avana, da G. Greene.  |
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Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco 
(Ocean's Eleven, USA, 2001)
di Steven Soderbergh. Con George Clooney, Brad Pitt, Julia Roberts, Andy Garcia, Matt Damon
Las Vegas: casinò e ricchi caveau, e una banda multicolore ed efficientissima: un piano estremamente audace, praticamente perfetto, imprevisti, una bionda fascinosa, un cattivo davvero cattivo. Remake di Colpo Grosso (1960), ne riprende con originalità il mix di caos e precisione, e l'alternanza fra thriller e commedia brillante, con qualche lieve sfumatura amara. Clooney (nel ruolo che fu di Sinatra) e Garcia si divertono un mondo a guardarsi in cagnesco e a contendersi le grazie della bella Julia. Due seguiti: 12 no buono, 13 divertente.  |
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Il mistero dell'acqua 
(The Weight of Water, USA-F, 2001)
di Kathryn Bigelow. Con Sean Penn, Catherine McCormack, Josh Lucas, Elizabeth Hurley, Sarah Polley
Coste del Maine, fine '800: un terribile doppio delitto e l'omicida (innocente?) giustiziato. Un secolo dopo una fotografa va negli stessi luoghi per un servizio su quei fatti: su una barca, col marito scrittore in crisi, suo fratello e relativa moglie. La situazione claustrofobica fa emergere tensioni e passioni, e tutto s'intreccia con la vecchia vicenda. Un film a storie parallele ben attento a evitare luoghi comuni e che si svolge con ritmi, dialoghi e sfumature apparentemente rigidi ma dominati dalla cura e dall'insostenibile leggerezza dell'acqua.  |
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Mulholland Drive 
(Mulholland Dr., USA-F, 2001)
di David Lynch. Con Naomi Watts, Laura Harring, Justin Theroux, Ann Miller, Robert Forster
Chi è Betty? Un nascente talento del cinema o un'attriccetta fallita? E la sua amica-amante Rita? La vittima di un complotto o una cinica femme fatale? E accanto a loro quei personaggi inquietanti e senza anima? Si fa fatica a seguire questo stupefacente e criptico caleidoscopio, perchè come al solito Lynch se ne fotte della linearità della vicenda e confonde continuamente con ricostruzioni che si contraddicono, vicoli ciechi, gelo e torrido che si intrecciano, lampi di verità, pace e violenza. E silencio.  |
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L'uomo che non c'era 
(The Man Who Wasn't There, USA, 2001)
di
Joel Coen. Con Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini, Michael Badalucco, Peter Shoulub
Dave, un barbiere tradito dalla moglie e deluso dalla propria vita scialba, decide di tentare la fortuna con un "affare" propostogli da un truffatore: un insieme di circostanze innesca una spirale di fatti drammatici, con relativi cadaveri. Tutto va a rotoli, anche la relazione di Dave con una giovane pianista, ed egli si ritroverà prigioniero - letteralmente - senza scampo. Il film più amaro dei Coen, in cui le miserie della provincia americana del dopoguerra sono sottolineate da un bianco e nero asciutto, dalla sobria invadenza di stereotipi, dagli squallidi dettagli decisivi.  |
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Nella morsa del ragno 
(Along Came a Spider, USA, 2001)
di Lee Tamahori. Con Morgan Freeman, Monica Potter, Michael Wincott, Penelope Ann Miller
Aiutato da una giovane e brillante agente dell'FBI, il criminologo Alex Ross indaga sul rapimento della figlia di un senatore ad opera di un maniaco in cerca di fama sui media e in sfida (indizi - puzzle lasciati qui e là) col detective. Le cose si complicano perchè c'è di mezzo anche il possibile sequestro del figlio del premier russo. Da Ricorda Maggie Rose di J. Patterson, un buon thriller che alterna sorprese interessanti (il fiuto di Cross è ben collaudato) e svolte prevedibili.  |
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Gosford Park 
(Id., D, 2001)
di Robert Altman. Con Maggie Smith, Emily Watson, Kristin Scott Thomas, Clive Owen, Alan Bates, Stephen Fry
Nella campagna inglese degli anni '30 una partita di caccia riunisce un folto gruppo di aristocratici. Ma il padrone di casa viene ucciso. L'ispettore che indaga si troverà in difficoltà, perché si accorge che, al di là delle apparenze, quasi tutti lor signori avrebbero avuto un movente. Niente di meglio, per il geniale regista, che un bell'omicidio per indagare, appunto, sui rapporti di classe: e su chi sia il colpevole Altman ha le idee ben chiare. Un film divertente, corrosivo, complesso, feroce, perfettamente ritmato, e diretto con una maestria che lascia senza fiato.  |
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La promessa 
(The pledge, USA, 2001)
di Sean Penn. Con Jack Nicholson, Mickey Rourke, Robin Wright Penn, Vanessa Redgrave, Sam Shepard
Un poliziotto ormai prossimo alla pensione è ossessionato da un vecchio delitto irrisolto, l'assassinio e lo stupro di una bambina: aveva promesso alla famiglia di trovare il vero colpevole (che non crede fosse un balordo suicidatosi) e finalmente è sicuro di aver individuato il maniaco. Viene creduto solo in parte dai colleghi e quando tende la trappola... Splendido film, angoscioso e amarissimo, con forse il miglior Nicholson, soprattutto alla fine, mai visto. Remake de Il mostro di Mägendorf (L. Vajda, 1958) e liberamente tratto da Dürrenmatt.  |
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Prova a prendermi 
(Catch Me If You Can, USA, 2001)
di Steven Spielberg. Con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Jennifer Garner, Martin Sheen
USA, anni '50: un giovanotto non sa che fare della propria vita finché non ha l'idea: falsificare assegni e note spese non è poi così difficile, e prima come pilota della PAN AM e poi in un succedersi frenetico di altri ruoli diventa un abilissimo truffatore. Tanto che la sezione frodi dell'FBI lo classifica come obiettivo prioritario ed un cocciuto agente gli si mette alle costole. Fra i due s'instaura un rapporto quasi edipico. Un insolito Spielberg che regge a meraviglia la miscela di commedia e suspense, senza rinunciare ad acute osservazioni psicologiche.  |
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Enigma 
(Id., USA-D-GB, 2001)
di Michael Apted. Con Kate Winslet, Dougray Scott, Saffron Burrows, Martin Glyn Murray, Tom Hollander
Durante la seconda guerra mondiale i codici segreti nazisti sembravano impenetrabili, e ciò grazie alla celebre macchina Enigma: gli inglesi allestiscono un formidabile apparato (che diverrà poi il GCHQ), composto da matematici, filologi, logici, ecc., per decifrare. Il film ricostruisce abbastanza bene l'ambiente (senza però far cenno ad A. Turing, il vero cervello dell'operazione, che poi sarà perseguitato in quanto omosessuale e morirà in carcere), ma elabora inutilmente, e con ridicole divagazioni amorose, una vicenda di per sè affascinante.  |
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Il colpo 
(Heist, USA, 2001)
di David Mamet. Con Gene Hackman, Danny DeVito, Delroy Lindo, Rebecca Pidgeon
Joe era "così calmo che, quando dorme, le pecore contano lui”: e infatti pochi ladri hanno così sangue freddo. Tanto che quando, ormai anziano, si ritira, viene costretto ad un altro, difficilissimo colpo, e lo gestirà con divertita, perfida maestria. Hackman si muove come un re in questo straordinario gioco d'incastri inventato da Mamet, mago nell'imbrogliare le carte, ordire trame e poi ribaltarle, combinare humour e violenza gelida, disegnare personaggi e sfigurarli, ironizzare sul denaro e metterlo al centro di tutto.  |
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Wasabi 
(Id., F-J, 2001)
di Gérard Krawczyk. Con Jean Reno, Ryoko Hirosue, Carole Bouquet, Michel Muller, Yoshi Oida
Uno sbirro di poche parole scopre di aver avuto una figlia dalla donna amata, prima scomparsa e poi defunta, e va in Giappone a cercarla. Insieme si troveranno in mezzo a molti guai, complicati dalle rotture di palle adolescenziali della ragazza. Reno fa il verso a se stesso e il meccanismo dello splendido Léon qui s'inceppa troppo spesso, affidandosi a un impianto action ridondante e sovrabbondante di suoni e colori, anche se talvolta divertente. (Wasabi è lo squisito rafano piccante che si accompagna all'orrendo sushi).  |
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John Q. 
(Id., USA, 2001)
di Nick Cassavetes. Con Denzel Washington, Robert Duvall, Ray Liotta, Anne Heche, James Woods
Un uomo qualsiasi, con un reddito modesto, deve far operare il figlio gravemente ammalato, ma le meraviglie del servizio sanitario americano non glielo consentono. L'uomo non sa che fare, finché non decide la linea dura: va in ospedale e sequestra un tot di personale. Assedio, paure, domande, trattativa. Un figlio d'arte finalmente non smentisce le proprie origini e su un tema "banale" costruisce un dramma vero: con alcuni stereotipi, certo, ma, appunto, l'idea originale è quella di raccontare una storia normale che impazzisce.  |
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Training Day 
(Id., USA, 2001)
di Antoine Fuqua. Con Denzel Washington, Ethan Hawke, Scott Glenn, Tom Berenger
Un modello classico: nell'inferno metropolitano il giovane poliziotto trova nel collega anziano ed esperto il proprio mentore. Se non che qui il veterano è un agente che gestisce con grande abilità carriera e corruzione, e le cose si complicano assai. Uno sguardo originale e anticonformista sul variegato mondo della polizia e i complessi intrecci tra criminalità, in particolare quella legata allo spaccio di droghe, e ordine sociale. Washington (ancora una volta doppiato superbamente da F. Pannofino) finalmente fa il cattivo, e lo fa benissimo.  |
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The Bank - Nemico pubblico n. 1 
(The Bank, AUS, 2001)
di Robert Connolly. Con David Wenham, Anthony LaPaglia, Sibylla Budd, Steve Rodgers Butel
Un banchiere senza troppi scrupoli ne fa di tutti i colori: ad esempio assume un giovane genio matematico per prevedere gli andamenti dei mercati finanziari ed elaborare complesse e sporche strategie. Però... Film non straordinario, che tuttavia ha alcuni spunti originali: intanto è australiano, e non se ne vedono molti, ma soprattutto rende quasi comprensibili i sofisticatissimi e spietati meccanismi di quel fondamentale pezzo del capitalismo che si occupa di vendere e comprare la merce più preziosa: i soldi.  |
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Il patto dei lupi 
(Le pacte des loups, F, 2001)
di Christophe Gans. Con Samuel Le Bihan, Monica Bellucci, Vincent Cassel, Émilie Dequenne, Jérémie Renier
Non molti anni prima della Rivoluzione, nelle campagne del Gévaudan un mostruoso lupo fa strage di innocenti (storia vera): un naturalista tosto e fascinoso indaga e si troverà in mezzo alle follie reazionarie dell'aristocrazia che presagisce la fine. Curioso pastiche di gotico, melodramma e azione, in cui ciascun elemento sembra irrisolto ma che, mescolando senza ritegno, risulta un piatto speziato e godibile. Un po' stucchevole l'insistenza sulle arti marziali, e fumettistica la storia d'amore, ma nell'insieme un film d'avventure con una sua originalità.  |
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La vera storia di Jack lo Squartatore 
(From Hell, USA, 2001)
di Albert e Allen Hughes. Con Johnny Depp, Heather Graham, Robbie Coltrane, Ian Holm, Susan Lynch
Il più grande giallo della storia non è mai stato risolto, ma qui forse ci riesce un bizzarro ispettore, dedito alle droghe e più o meno sensitivo, e con l'aiuto di colei che in realtà fu una delle vittime di Jack. L'idea è quella più volte affiorata di un coinvolgimento della Corona, ma non è per questo che si è parlato di un film marxista, bensì per lo sguardo acutissimo sulla realtà sociale. Una Londra brillante ed efferata, pervasa di umori classisti, e in cui si mescolano realismo e fantastico, voluttà e giustizia, critica e gioco, assai meglio che in SH 2009. |
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Hannibal 
(Id., GB-USA, 2001)
di Ridley Scott. Con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Giancarlo Giannini, Gary Oldman, Francesca Neri
Lecter, dopo la sua strepitosa evasione (II silenzio degli innocenti, 1991), si è stabilito nell'amata Firenze e si dedica all'arte. Un commissario corrotto lo riconosce e progetta (pessima idea...) di consegnarlo ad una sua vecchia vittima, che, sopravissuto ad Hannibal ma orrendamente sfigurato, ha messo una taglia di 2 milioni di dollari. Nel frattempo arriva l'agente Clarice Starling, che individua Hannibal: l'incontro fra i due avrà un esito sconcertante ma non del tutto imprevedibile. Hopkins e Giannini sublimi, Moore soporifera, Firenze inquietante.  |
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Bad Company - Protocollo Praga
(Bad Company, USA-CZ, 2002)
di Joel Schumacher. Con Anthony Hopkins, Chris Rock, Peter Stormare, Gabriel Macht, Kerry Washington
I soliti cattivi ex KGB stanno per mettere le mani su un ordigno nucleare, e usarlo, ma per fortuna che c'è la CIA. L'agente in missione a Praga muore, ma per fortuna che c'è suo fratello gemello, opportunamente scoppiato ma per fortuna rapido nell'imparare il mestiere. Il tutto gestito da un Sir Anthony Philip Hopkins in palesi difficoltà finanziarie: perchè da uno dei più grandi attori viventi una marchetta così non si spiega altrimenti, essendo il film imbarazzante nella sua volgare esuberanza di luoghi comuni e trovatine da un soldo. |
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High Crimes - Crimini di stato 
(High Crimes, USA, 2002)
di Carl Franklin. Con Morgan Freeman, Ashley Judd, James Caviezel, Adam Scott, Amanda Peet
Ex marine viene arrestato e accusato da un tribunale militare di aver effettuato un massacro nel Salvador dilaniato dalla guerra civile: lo difende sua moglie, brava penalista, coadiuvata da un avvocato anche lui ex marine, che riassume così la vicenda: "La giustizia militare sta alla giustizia come la musica militare sta alla musica." Vero, ma i guizzi geniali del film si fermano qui: il pieno di luoghi comuni, e un finale abbastanza scontato, appiattiscono una storia che poteva avere ottimi spunti. Freeman poco convinto e Judd troppo convinta.  |
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Spider 
(Id., USA-CDN, 2002)
di David Cronenberg. Con Ralph Fiennes, Gabriel Byrne, Miranda Richardson, John Neville, Lynn Redgrave
Flashback infantili: in cui domina il padre urbiacone e violento che davanti al figlio uccide la moglie: così sono rappresentati i continui e ossessivi appunti che prende Dennis, detto Spider. Una drammatica serie di eventi, infatti, lo ha portato prima in manicomio e poi in una struttura di recupero. Quando il cinema affronta la psicanalisi i rischi sono sempre elevatissimi, ma Cronenberg è troppo colto per cadere nei luoghi comuni (in cui anche Hitchcock inciampò) e addirittura riesce a reggere tutto sul filo della suspense.  |
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Panic Room 
(Id., USA, 2002)
di David Fincher. Con Jodie Foster, Forest Whitaker, Jared Leto, Kristen Stewart
Può succedere solo in America (o no?): il lussuoso appartamento è dotato della "panic room", cioè una stanza blindata in cui rifugiarsi in caso di pericolo. Cosa che fanno lei e la figlia (bisognosa di cure mediche) quando in casa entrano tre rapinatori, che però vogliono anche i soldi contenuti nella stanza. L'idea è abbastanza originale, e tra astuzie reciproche, coraggio e un po' di sindrome di Stoccolma, la vicenda claustrofobica quanto basta si dipana a una discreta tensione. Foster al solito molto padrona di sè.  |
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Gangs of New York 
(Id., USA, 2002)
di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis, Cameron Diaz, Liam Neeson, John C. Reilly
Manhattan, metà '800. “È la storia di un ragazzo che cerca un padre e di un padre che desidera un figlio, sullo sfondo della Frontiera che diventa città, del western che diventa un gangster movie, con in più un tocco di Guerra Civile e di abolizione della schiavitù. Tutto in un film!” (M. Scorsese). S. paga definitivamente il debito col cinema che lo affascinò e ci racconta la (sconosciuta agli europei) nascita di una nazione, violenta e intrisa di sangue e pregiudizi. In questo capolavoro tutto si mescola: culture e affetti, dio e potere, vecchio e nuovo mondo.  |
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Il gioco di Ripley 
(Ripley's Game, I-GB, 2002)
di Liliana Cavani. Con John Malkovich, Ray Winstone, Dougray Scott, Chiara Caselli
Ripley, crudele furfante, è il personaggio centrale di P. Highsmith: si gode i frutti dei suoi crimini in una villa veneta, con tanto di amante suonatrice di clavicembalo, e per eliminare i nemici di un amico, convince un corniciaio a fare il killer, sfruttando abilmente la malattia di costui. Non che poi si penta (l'arte di manipolare è la vita di Ripley), ma comincia a coltivare uno strano rapporto amicale col poveretto. Il finale sarà drammatico e truculento. Un buon film con poco della Cavani che conosciamo, e Malkovich è Malkovich.  |
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Adrian Monk (un notevole Tony Shaloub) è un ex detective della polizia di San Francisco (con cui continua a collaborare) che è stato sospeso a causa di un grave disturbo ossessivo-compulsivo, accentuato dal fatto che la moglie è stata uccisa. Riesce a condurre una vita quasi normale grazie a un'assistente-amica-infermiera che risolve per lui i tanti problemi quotidiani: che non sono pochi visto che Monk non solo ha la mania dell'igiene e dell'ordine, ma deve fare i conti con claustrofobia, acrofobia, ipocondria, e un tot d'altro. Che non sono il massimo delle virtù se ci si trova a dover inseguire qualcuno su un cornicione o in una fogna. Ma Monk vede quello che agli altri sfugge. La serie, iniziata nel 2002, ha ottenuto un grandissimo, meritato, successo ed è finita nel 2009 alla sua 8a stagione.  |
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Insomnia 
(Id., USA, 2002)
di Christopher Nolan. Con Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank, Nicky Katt
Se soffrite d'insonnia, evitate di andare in quei luoghi dove per sei mesi all'anno il sole non tramonta: una cittadina dell'Alaska, ad esempio. E proprio questo capita a un detective, che ha già i suoi problemi, inviato lì ad aiutare la polizia locale a risolvere il caso di una ragazza assassinata. Durante l'indagine uccide per errore un collega e l'unico testimone è proprio l'assassino, che lo ricatta. Fra i due (superbi Pacino e Williams) si avvia un ambiguo e teso rapporto, che non promette nulla di buono. Sorprendente Williams che fa - benissimo - il cattivo...  |
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Red Dragon 
(Id., USA, 2002)
di Brett Ratner. Con Anthony Hopkins, Edward Norton, Ralph Fiennes, Harvey Keitel, Emily Watson
L'agente FBI che aveva catturato Hannibal the Cannibal riprende contatto con lui per farsi aiutare a prendere un suo imitatore, che ad ogni luna piena si diletta a massacrare una bella famigliola. Lo psichiatra pazzo conduce il gioco in modo ambiguo e divertito. Dal primo libro della trilogia di T. Harris, il film, prequel de Il silenzio degli innocenti (1991), è un ottimo remake di Manhunter (1986) in cui la figura di H. Lecter viene però enfatizzata, visto il successo avuto dal personaggio.  |
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Debito di sangue 
(Blood Work, USA, 2002)
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Jeff Daniels, Dylan Walsh, Wanda De Jesus
Ad un poliziotto è stato trapiantato il cuore di una ragazza uccisa: anni dopo la sorella della donatrice gli chiede di trovare il suo assassino. Il detective non si sottrae a questo "debito” e inizia una partita mortale col killer. Non uno dei film migliori di Eastwood (che da magnifico settantenne non si esime dall'esibirsi in una relazione con la giovane donna), ma sempre al buon livello cui ci ha felicemente abituati quello che è ormai uno dei più grandi registi americani. Da Connelly.  |
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Formula per un delitto 
(Murder by Numbers, USA, 2002)
di Barbet Schroeder. Con Sandra Bullock, Michael Pitt , Chris Penn, Ben Chaplin, Ryan Gosling
Come in Nodo alla gola di Hitchcock, due universitari, giovani, ricchi e annoiati, decidono di vincere la monotonia sperimentando il brivido estremo: uccidere. E scelgono una persona a caso, pensando al delitto perfetto. Tutto il piano è ben congegnato e ci vorrà una poliziotta tosta (i colleghi la chiamano "Jena") e altrettanto intelligente e manipolatrice per venirne a capo. L'idea non è originale (c'era anche un telefilm di Colombo) ma il film tiene benissimo, con ritmo e suspense.  |
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Indagini sporche - Dark Blue 
(Dark Blue, USA, 2002)
di Ron Shelton. Con Kurt Russell, Scott Speedman, Ving Rhames, Brendan Gleeson
Los Angeles, 1992: la città è in grave fermento per il processo agli agenti razzisti che avevano picchiato Rodney King. In questa drammatica situazione (e mentre è in corso una lotta di potere per la successione a capo della polizia), due agenti della squadra speciale, un veterano e una recluta, indagano su una rapina con quadruplice omicidio. La soluzione del caso sarà inaspettata e traumatica. Debutto nella sceneggiatura di James Ellroy, che si rivela in gamba, ma inferiore rispetto ai suoi romanzi. Poi serie tv. 
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Sotto corte marziale 
(Hart's War, USA, 2002)
di Gregory Hoblit. Con Bruce Willis, Colin Farrell, Cole Hauser, Terrence Howard, Linus Roache
In un campo di prigionia di soldati alleati le tensioni razziali sfociano in un omicidio ed il comandante nazista consente che indagini e processo vengano effettuati da un tribunale formato da detenuti. L'avvocato difensore cerca di scoprire la verità malgrado l'apparente ostruzionismo del proprio colonnello, che... Inconsueto - ma la memoria va subito a Stalag 17 - mix di legal thriller, poliziesco e film bellico, con tanto di eroismo finale, che tuttavia forse mette troppa carne al fuoco e rischia di mancare l'obiettivo. Da un libro di Katzenbach.  |
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Femme fatale 
(Id., USA, 2002)
di Brian De Palma. Con Rebecca Romijn, Antonio Banderas, Peter Coyote, Eriq Ebouaney
Ladra abilissima e fascinosa ruba un bel po' di diamanti e frega i complici, che poi la cercano per fargliela pagare. Lei cambia completamente vita, ma deve sempre guardarsi le spalle, e un fotografo sarà coinvolto nella vicenda, che si complica senza ritegno. Già, perché qui De Palma sfrutta in modo furbesco e compiaciuto la propria abilità e fa il pieno di ingredienti: inquadrature strepitose, sfasature temporali, sesso torrido, sogni, sosia, sliding doors. Virtuosismo onirico? Mah, più che altro un pasticcio inverosimile.  |
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La 25ª ora 
(25th Hour, USA, 2002)
di Spike Lee. Con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin, Rosario Dawson, Brian Cox
Fare il pusher a New York può essere molto redditizio, ma Monty ha deciso di smettere. E proprio all'ultimo momento arriva la fregatura: per una spiata viene condannato a 7 anni di galera. E nell'ultimo giorno di libertà cerca di mettersi in pace col mondo. Non aspettatevi rose e fiori, perché qui c'è S. Lee: qualcuno ha giustamente notato che prima di lui solo Allen e Scorsese avevano raccontato così bene New York. Sì. Ed il monologo, un tantino politicamente scorretto, "in culo a..." è un affresco dolce e infernale della città. Norton come (meglio?) di De Niro.  |
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8 donne e un mistero 
(8 Femmes, F, 2002)
di François Ozon. Con Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant, Danielle Darrieux
Un sereno Natale in famiglia, ma ci scappa il morto, addirittura il patriarca. Non c'è dubbio, l'omicida può essere solo una delle persone presenti: che, accidenti, sono otto donne otto. E qui la bagarre diventa feroce, ancorché esilarante. Tutto giocato sulla diversità dei personaggi e sulla situazione limite, il film è funambolico e pericoloso, e anche la gabbia trema con le belve rinchiuse ma assolutamente vitali. "Buñuel e Truffaut sorridono sornioni dall´aldilà" (Morandini).  |
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Gangsters 
(Id., F-B, 2002)
di Olivier Marchal. Con Richard Anconina, Anne Parillaud, François Levantal, Gérald Laroche
Intricata vicenda che ruota intorno a un traffico di diamantI e che vede coinvolti gangster che forse non sono gangster e poliziotti che forse non sono poliziotti. O forse sì. Insomma, un gioco di specchi alla Departed che a volte lascia un po' disorientati ma che Marchal, ex flic, gestisce con abilità e acutezza. Un ottimo esordio, che lasciava ben sperare (e infatti i due film successivi saranno ancora più calibrati e coinvolgenti). La brava Parillaud riprende un tipo di personaggio che aveva interpretato in modo eccellente (Nikita).  |
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Mystic River 
(Id., USA, 2002)
di Clint Eastwood. Con Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence Fishburne
Tre bambini vengono avvicinati da finti poliziotti che li vogliono rapire: due scappano, ma uno di essi viene portato via e violentato: poi riuscirà a liberarsi. Molti anni dopo i tre si ritrovano: la figlia di uno di loro è stata uccisa, un altro è il poliziotto che indaga e il terzo, il rapito di un tempo, forse... I sospetti s'intrecciano con le vicende passate e tutto si altera angosciosamente, fino alla drammatica conclusione. Un Eastwood in stato di grazia, amaro, lucido, implacabile, preciso, nel suo film più bello, un capolavoro. Da Dennis Lehane.  |
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Cold Case  |
TV |
Nell'infinito panorama dei telefilm polizieschi ecco una serie (dal 2003, ideata da Meredith Stiehm) intelligente e originale: non le solite indagini (Senza traccia), o le meraviglie della scienza - tout court (CSI) o comportamentale (Criminal Minds), o vicende intriganti ma improbabili (Dexter), o minestrine (NCIS), ma investigazioni imperniate sul passato. I casi "freddi" sono quelli irrisolti, che una sezione della polizia di Philadelphia ripesca per venirne a capo. L'idea l'aveva avuta già negli anni '30 l'inglese R. Vickers, ma qui il centro delle storie non è l'indagine in sè, ma il racconto in ottimi flash back di pezzi di vita americana (intrisi di oscurantismo e pregiudizi) che parlano acutamente di un mondo cambiato. E le musiche "d'epoca" non sono stucchevoli, ma struggenti come le storie. Però forse c'è il trucco: hanno copiato la serie canadese Cold Squad?  |
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Infernal Affairs 
(Mou gaan dou, CN, 2002)
di Andrew Lau. Con Andy Lau, Tony Leung, Anthony Wong Chau-Sang, Eric Tsang, Kelly Chen
A Hong Kong un agente s'infiltra in un'organizzazione criminale e dopo anni di paziente scalata si ritrova in un ruolo chiave; ma
scopre che nella polizia c'è un suo omologo, infiltrato dalla mafia. Fra sospetti e giochi di specchi la situazione precipita. Imperniato sui temi della lealtà e del tradimento, il film a volte è sovrabbondante di effetti e questo non ottiene lo scopo di aumentare la tensione, ma, al contrario, la disperde. Però il thriller ha un impianto solido e originalissimo, tanto che Scorsese ne farà un sorprendente remake. Inizia la saga.  |
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Infernal Affairs 2 
(Mou gaan dou 2, CN, 2003)
di
Wai-keung Lau e
Alan Mak. Con Anthony Wong Chau Sang, Eric Tsang, Kelly Che, Shawn Yue
In questo prequel si chiariscono fatti e persone, ma chi si aspettasse un insieme di astuzie o un lavoro didascalico rimarrebbe sorpreso, perché probabilmente questo film è addirittura più bello del precedente. Certo, la storia è necessariamente coerente, ma i fili che raccordano sono di seta e intessuti con gelida grazia, oltre che con sapiente abilità. Inevitabile il richiamo alla saga di Coppola, ma qui siamo ben oltre, anche perché manca, appunto, l'intento di raccontare un'epopea: ci sono persone, più che personaggi. 
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Infernal Affairs 3 
(Mou gaan dou 3, CN, 2003)
di Andrew Lau. Con Andy Lau, Tony Leung, Eric Tsang, Carina Lau, Edison Chen
Abituati alle furbate dei produttori, ci si aspetta che un terzo capitolo sia imbarazzante, e invece qui forse c'è più cinema che negli altri due: non solo si evita la sovrabbondanza di pallottole ma si sceglie la pericolosa strada degli intrecci temporali e, addirittura, dei pezzi onirico-psicanalitici: assai alto il rischio di un pasticcio, ma la raffinatezza dei primi due episodi si riverbera in questo momento conclusivo e anzi si esalta cupamente. Un film in cui si spara pochissimo, ma che non diluisce la profonda anima noir. 
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Nove Regine 
(Nueve Reinas, AR, 2003)
di Fabian Bielinsky. Con Gastón Pauls, Ricardo Darín
Un colpo da mezzo milione di dollari è un po' troppo per due piccoli truffatori, ma ci provano lo stesso, trovandosi a dover fare i conti con gente più grossa di loro. E fra bidoni e controbidoni, specchi e controspecchi, la vicenda si dipana come un frenetico numero da circo. Una sceneggiatura di ferro, con simpatiche citazioni (da Risi a Mamet), e una regia attenta e coraggiosa, sono alla base di un film intelligente e gradevolissimo, che dopo solo qualche anno avrà il solito (ma non spregevole) remake hollywoodiano.  |
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The Italian Job 
(Id., USA, 2003)
di F. Gary Gray. Con Mark Wahlberg, Charlize Theron, Edward Norton, Donald Sutherland, Jason Statham
Un audacissimo colpo a Venezia, ma i bei lingotti d'oro se li prende uno della banda, che tradisce gli altri. Un anno dopo, a Los Angeles ci sarà la complicata e cruenta resa dei conti. A prima vista poteva sembrare il solito noiosissimo action movie (magari della serie idiota su corse d'auto), e invece l'adrenalina è di ottima qualità, non solo per le mirabolanti giostre, ma per il loro susseguirsi fra contraccolpi amari e ironie quasi pungenti. Mica un capolavoro, ma è divertente nel modo giusto. Più cupo dell'originale (1969).  |
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Io non ho paura 
(I, 2003)
di Gabriele Salvatores. Con Diego Abatantuono, Dino Abbrescia, Giuseppe Cristiano, Mattia Di Pierro
Durante uno dei suoi allegri giri per la campagna, un bambino scopre una sorta di nascondiglio dove è rinchiuso un coetaneo: non capisce perché sia lì, ma gli porta cibo, parla con lui, lo conforta. Questo legame misterioso e pieno di fascino precipiterà nel dramma, perché al centro di tutto c'è un rapimento. E il mondo degli adulti si rivelerà falso, spietato. Dal libro di Ammaniti un film altrettanto bello: si respira un odore ambiguo, caldo e avvolgente, e la complessità viene raccontata con parole e colori da grande artista. Fiaba, thriller, sogno.  |
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Identità 
(Identity, USA, 2003)
di James Mangold. Con John Cusack, Ray Liotta, Alfred Molina, Rebecca De Mornay, Amanda Peet
Una notte buia e tempestosa, un motel isolato, e un variegato gruppo di dieci clienti (attrice, poliziotto, detenuto, prostituta, famigliola, ecc.) che, uno dopo l'altro, vengono massacrati: da chi? E perché? Parallelamente un tribunale deve decidere se un serial killer condannato a morte è sano di mente o no. Le due vicende si ricollegheranno in modo inaspettato. Forse la trama è un po' ingarbugliata, e i colpi di scena sono troppi, ma l'insieme è piuttosto originale e la storia mantiene una tensione mica male.  |
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The Statement - La sentenza 
(The Statement, GB-CA-F, 2003)
di Norman Jewison. Con Michael Caine, Tilda Swinton, Jeremy Northam, Charlotte Rampling, Alan Bates
Durante il regime di Vichy, numerosi furono i francesi che aiutarono i nazisti nella deportazione di ebrei e partigiani: molti di questi collaborazionisti rimasero poi impuniti grazie all'aiuto di prelati, funzionari e organizzazioni anticomuniste. Il film racconta la caccia, molti anni dopo, ad uno di essi, un abile ex poliziotto, che userà ogni mezzo per proteggersi. Una storia insolita, disturbante, amara, che tiene aperta una pagina vergognosa troppo spesso occultata o deformata.  |
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La regola del sospetto 
(The Recruit, USA, 2003)
di Roger Donaldson. Con Al Pacino, Colin Farrell, Bridget Moynahan, Gabriel Macht, Mike Realba
Un giovane con un talento naturale per il mestiere di spia viene reclutato ed allevato da un esperto funzionario della CIA, e la prima regola è: non fidarsi mai. Soprattutto se si tratta di scoprire una talpa nell'agenzia. Il solito meccanismo edipico-avventuroso vecchia volpe-apprendista stregone funziona, e la cornice (modalità di addestramento, cos'è davvero il mondo dello spionaggio) è credibile, ma l'impressione è che Langley non abbia svolto solo il ruolo di consulenza...  |
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Il mistero della camera gialla 
(Le mystère de la chambre jaune, F-B, 2003)
di Bruno Podalydes. Con Denis Podalydes, Pierre Arditi, Sabine Azema, Claude Rich, Jean-Noel Broute
John Dickson Carr definì il romanzo di Gaston Leroux da cui è tratto il film la più bella storia poliziesca mai costruita, una delle prime ad essere centrata su quello che diverrà un caposaldo del genere: il mistero della camera chiusa, ovvero come uccidere qualcuno in una stanza perfettamente chiusa dall'interno. Molto più fedele al libro rispetto ai film precedenti (1932, 1947, 1949), la vicenda si conclude col trionfo dell'investigatore - giornalista Rouletabille, che svelerà brillantemente tutti i risvolti dell'oscura storia.  |
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La giuria 
(Runaway jury, USA, 2003)
di Gary Fleder. Con Gene Hackman, Dustin Hoffman, John Cusack, Rachel Weisz
Una brava vedova fa causa ad un'azienda produttrice di armi, ed il suo stravagante e bravissimo avvocato dovrà vedersela con una controparte assai agguerrita e con altri sordidi intrighi: tutto ruota intorno al risarcimento milionario e al tentativo di manipolare i giurati. Apparentemente il solito filmone giudiziario del singolo contro i potenti, ma il plot di Grisham è ben congegnato e i due mattatori Hoffman e Hackman gigioneggiano da gran signori, stracciando gli altri interpreti. Uno sguardo acuto su un mondo giudiziario per noi del tutto inusuale.  |
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Zatôichi 
(Id., J, 2003)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Akira Emoto, Yuko Daike, Saburo Ishikura
"Non è mica un giallo!" sostiene Placereani. E invece no. Il mistero, infatti: di quelle vite che s'incontrano, delle risate irresistibili, del sangue che schizza, dei rumori, della cecità di Zatôichi, massaggiatore, giocatore, e micidiale con la spada. Solo Kitano poteva prendere un personaggio popolarissimo in Giappone e portarlo alla follia pura, in un film che ne contiene goiosamente tanti altri (meraviglioso quello dei coniugi disperati) e che appunto finisce in un music hall sfrenato e totalmente spiazzante.  |
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Kill Bill - Volume 1 
(Kill Bill vol. 1, USA, 2003)
di Quentin Tarantino. Con Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen, Daryl Hannah
Parlare di capolavori per i suoi film è un luogo comune, ma così è. "Il cinema nasce come golosità dello sguardo. Ecco qui la grandezza del capolavoro “Kill Bill - Volume 1”. Perché il concetto base del cinema di Tarantino è la bellezza: il cinema come meraviglia della visione. Come un Joyce delle “pratiche basse” Q. T. concentra e unifica nel giro relativamente breve del singolo racconto un’enciclopedia universale: “Kill Bill” è il suo “Ulisse”, di fiammeggiante genialità." (G. Placereani) Thurman superlativa fin dalla prima inquadratura.  |
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Kill Bill - Volume 2 
(Kill Bill vol. 2, USA, 2004)
di Quentin Tarantino. Con Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen, Lucy Liu
Insomma, quale regista riesce a fare un seguito (ma era tutt'uno) e a superare se stesso? Lui sì. E sarà pure retorico, ma questo Vol. 2 fa la storia del cinema: prendete un tot di aggettivi superlativi e andranno benissimo. Non sappiamo quanto D. Carradine, che di arti marziali s'intendeva davvero, abbia ispirato Q. T., certo è che riesce anche a rubare la scena alla splendida Thurman. "L'amore per il cinema in tutte le sue forme è però il vero segno che qualunque spettatore può cogliere ad ogni inquadratura, in ogni fotogramma." (Morandini)  |
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Ladykillers 
(Id., USA, 2004)
di Joel ed Ethan Coen. Con Tom Hanks, Irma Hall, Marlon Wayans, JK Simmons
Entrare nel caveau di una banca attraverso un buco, da un edificio attiguo, non sarà originale ma può funzionare: in questo caso si tratta di un casinò e della cantina di un'abitazione; tuttavia sarebbe opportuno informarsi preventivamente sulla padrona di casa, cosa che non fa il capobanda che va in affitto e si ritrova alle prese con una signora che te la raccomando. Remake, con variazioni sul tema, del celebre La Signora omicidi (1955), con i Coen arguti come non mai, raffinati, ironici, esilaranti: si vede che il cinema lo amano.  |
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Luci nella notte 
(Feux rouges, F, 2004)
di Cédric Kahn. Con Carole Bouquet, Jean-Pierre Darroussin, Eric Moreau, Vincent Deniard, Paul Charline
Una coppia parte in auto per le vacanze, ma fra i due vi è tensione, esasperata dall'insopportabile traffico estivo, tanto che lei decide di proseguire da sola. Il marito dà un passaggio a un tale, che si rivela essere un pericoloso evaso e che non lo aiuta certo nei tentativi di ritrovare la moglie. Thriller con una suspense affidata ai silenzi e alle parole, in un alternarsi angoscioso e ambiguo, che riprende molto efficacemente uno splendido romanzo (senza Maigret) di G. Simenon. Bouquet davvero brava, oltre che incantevole.  |
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Arsenio Lupin 
(Arsène Lupin, F-S-GB-I, 2004)
di Jean-Paul Salomé. Con Romain Duris, Kristin Scott Thomas, Pascal Greggory, Eva Green
Figlio d'arte, il giovane Arsène impara presto il mestiere e le sue attività lo portano sempre più in alto, fino ad accarezzare la possibilità d'impadronirsi del tesoro reale. Ma sulla sua strada cupe rivelazioni e diabolici complotti, anche a cura di una malvagissima contessa di Cagliostro. Niente di nuovo (salvo il solito ricorso, anacronistico, alla spettacolarità delle arti marziali-savate) in questo personaggio abile e briccone, che però preferiamo senz'altro nelle vecchie versioni ('70 e '80, Descrières e Brialy). Purtroppo ci saranno altre puntate, si spera più brevi.  |
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Die Hard - Vivere o morire 
(Live Free or Die Hard, USA-GB, 2004)
di Len Wiseman. Con Bruce Willis, Timothy Olyphant, Justin Long, Maggie Q, Cliff Curtis
Un'organizzazione cybercriminale manda in tilt le reti informatiche statunitensi ed il paese rischia un rapido e letale collasso. Per fortuna c'è John McLane ("nato" nell'88: Trappola di cristallo), che risolve tutto sparando, anche se in realtà la vera partita si gioca sulle tastiere dei computer. Uno dei pochi film che - al di là del solito impianto sparatutto - affronta, seppur sbrigativamente, uno dei problemi cruciali del millennio: la dipendenza totale della nostra civiltà dal web e l'enorme fragilità della rete, usata senza riflettere sugli altissimi rischi.  |
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Il siero della vanità 
(I, 2004)
di Alex Infascelli. Con Francesca Neri, Margherita Buy, Valerio Mastandrea, Barbara Bobulova, Marco Giallini
Un serial killer anche simpatico, perché fa fuori sistematicamente vari noti personaggi della tv spazzatura. Una strana coppia di poliziotti indaga e si trova in mezzo all'orrore: non solo quello dei delitti ma soprattutto quello inarrestabile della volgarità e del cinismo mediatico. Notevole l'abilità di mescolare l'osservazione (non banale) della cultura di massa e lo sviluppo dell'indagine ad opera di investigatori fuori dai cliché. E le nevrosi di Buy e l'aria stralunata di Mastrandrea paradossalmente arricchiscono la tensione. Da un libro di N. Ammaniti.  |
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Agente speciale 
(Triple Agent, F, 2004)
di Eric Rohmer. Con Serge Renko, Katerina Didaskalu, Amanda Langlet, Emmanuel Salinger
Nella Parigi del Fronte Popolare un ex generale zarista si muove ambiguamente negli ambienti intellettuali e politici, anche approfittando del fatto che la moglie ha invece palesi simpatie comuniste. L'uomo è sicuramente una spia, ma per conto di chi? Sovietici? Russi bianchi? Nazisti? Rohmer, da tanti venerato come un maestro, non ci tormenta più con le sue inconsistenti geometrie amorose e sceglie di farlo confrontandosi con l'intreccio fra Storia e storie, nientemeno, perdendosi in sottili (?) e ridicoli momenti di introspezione. Mah!  |
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Spartan 
(Id., USA, 2004)
di David Mamet. Con Val Kilmer, William H. Macy, Derek Luke, Tia Texada, Kristen Bell
Il Secret Service negli USA ha soprattutto il compito di proteggere il Presidente ed il governo, e quando viene rapita la figlia di un membro dell'esecutivo l'intera struttura si mobilita. Ma al suo interno c'è qualcuno che complotta. Senza concedere troppo al costume di infarcire i thriller di effetti speciali e quintali di pallottole, Mamet offre una ricostruzione intelligente di un certo mondo, al tempo stesso lineare e ambiguo, e anche un tipico esponente del cinema action, V. Kilmer, sembra essere un attore.  |
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The Manchurian Candidate 
(Id., USA, 2004)
di Jonathan Demme. Con Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, Kimberly Elise, Jon Voight
Guerra del Golfo: un capitano viene salvato dall'eroismo di un sergente: che tornato in patria trionfalmente potrà proseguire l'avviata carriera politica correndo per la vicepresidenza (salvo poi uccidere il candidato presidente e subentrargli). Ma l'ufficiale ha disturbi mentali e comincia a ricordare: le cose sono andate in modo assai diverso, qualcuno ha barato. Il remake è teso e ben gestito, e l'atmosfera fantapolitica di Frankenheimer (1962) viene attualizzata concentrandosi su un complotto interno ordito da una piovra finanziaria.  |
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Out of Time 
(Id., USA, 2004)
di Carl Franklin. Con Denzel Washington, Eva Mendes, Sanaa Lathan, Dean Cain, John Billingsley
Moglie e marito vengono uccisi, ma lei aveva un amante, il capo della polizia locale. Che quindi sarebbe il principale indiziato. La squadra omicidi investiga, e intanto il poliziotto cerca disperatamente di deviare i sospetti e trovare il vero colpevole. Nessuna qualità particolare in questo discreto thriller, se non quella di essere scandito dai continui imprevisti che rischiano di far precipitare la situazione del protagonista: il meccanismo è gestito con mestiere (a parte l'inizio soporifero) e non mancano i momenti di tensione. Fine prevedibile. |
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Man on Fire - Il fuoco della vendetta 
(Man on Fire, USA, 2004)
di Tony Scott. Con Denzel Washington, Dakota Fanning, Christopher Walken, Radha Mitchell, Giancarlo Giannini
Ex agente della CIA, alcolizzato per via delle porcherie fatte, trova lavoro come guardia del corpo della figlia di un ricco messicano: che però viene rapita e uccisa. I sensi di colpa lo spingeranno a cercare i colpevoli (in un oscuro intreccio fra criminalità e polizia) e a ucciderli ferocemente. Non originale la figura dell'ex, depresso e in cerca di riscatto, e a volte stucchevole il montaggio fin troppo "sporco" ed elaborato, ma il film riesce ad avere una sua tensione e offre una conclusione ambivalente, evitando la scorciatoia del facile lieto fine.  |
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Saw - L'enigmista 
(Saw, USA, 2004)
di James Wan, Darren Lynn Bousman. Con Cary Elwes, Danny Glover, Tobin Bell
Due uomini, che non si conoscono, si ritrovano imprigionati da un feroce serial killer, che promette di liberare chi riuscirà ad uccidere l'altro: mentre fra i due si svolge una partita allucinata e mortale, un poliziotto tenace e disilluso indaga. Imitatissimo, e con ben cinque seguiti, il film è uno "spettacolo crudele, un esercizio di suspense che procede ineluttabile con svolte narrative logiche e sorprendenti, in un clima chiuso e squallido che rende l’idea di una realtà senza speranza". (R. Salvagnini, Dizionario dei film horror)  |
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Codice Homer 
(A different loyalty, CDN-GB, 2004)
di Marek Kanievska. Con Sharon Stone, Rupert Everett, Julian Wadham, Michael Cochrane, Ann Lambton
Anni '50, Beirut: il legame tra una giornalista americana ed un collega britannico è perfetto, ma quando lui scompare lei scopre che in realtà è una spia del KGB: però farà di tutto per ritrovarlo. ll film non è un capolavoro tuttavia ha il merito di raccontare una storia che non è quella tipica dei film occidentali, con l'infantile divisione tra "buoni" e "cattivi". Il titolo A different loyalty riprende un'espressione in uso nei servizi britannici che, appunto, non liquidava le spie rosse come semplici traditori, ma riconosceva loro una dignità etica. Ispirato alla storia di Kim Philby.  |
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A History of Violence 
(Id., USA, 2005)
di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Ed Harris, William Hurt, Maria Bello
Un uomo tranquillo e gentile che (ri)diventa feroce e micidiale per difendere se stesso e la propria famiglia da una minaccia mortale non è proprio una novità, ma qui la faccenda è condotta con formidabile intelligenza sia dal regista che da Mortensen (e da Harris). Va bene, si esagera un po' nell'azione violenta, ma il film parla d'altro: l'ambiguità delle scelte, gli affetti più profondi mai sicuri per sempre, la fedeltà fragile, la schizofrenia autocontrollata, la vita, insomma. E un finale, muto, tra i più belli della storia del cinema.  |
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Alla luce del sole 
(I, 2005)
di Roberto Faenza. Con Luca Zingaretti, Alessia Goria, Corrado Fortuna, Giovanna Bozzolo, Francesco Foti
"Vi aspettavo”: così dice don Pino Puglisi al killer mafioso che sta per ucciderlo. Il parroco del quartiere palermitano si era posto come primo obiettivo quello di togliere i ragazzi dalla strada, per evitare che diventassero i futuri manovali di Cosa Nostra. Che quindi non può lasciarlo vivere. Un film che non concede nulla alla spettacolarità o alla retorica: a dipingere il dramma di una città derubata del suo cuore parlano il degrado delle strade, le persone che non sanno parlare italiano, la povertà, l'omertà di tanti, il coraggio di pochi.  |
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Revolver 
(Id., GB, 2005)
di Guy Ritchie. Con Jason Statham, Ray Liotta, Vincent Pastore, André Benjamin, Terence Maynard
Una situazione classica: lui esce di galera e vuole vendicarsi di chi lo ha messo nei guai e gli ha addirittura ucciso la moglie. Il primo scontro si risolve a favore del vendicatore, ma l'altro non subisce passivamente e parte al contrattacco. Come ha già fatto, Ritchie si diverte a giocare con una galleria funambolica di personaggi e situazioni, ma stavolta la durezza prevale nettamente sui toni farseschi, pur nel divertissement di usare con ironia riferimenti simbolici: numeri, scacchi, citazioni, musiche. Collaborazione di Besson, e si vede.  |
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Le tre sepolture 
(The Three Burials of Melquiades Estrada, USA, 2005)
di Tommy Lee Jones. Con Tommy Lee Jones, Barry Pepper, January Jones, Dwight Yoakam, Melissa Leo
Un immigrato messicano in Texas viene ucciso per puro razzismo, ed il suo datore di lavoro, che ne era anche amico, individua il colpevole: lo costringerà a trasportare il cadavere (che diventa il terzo protagonista on the road) fino in Messico. In un'atmosfera assolutamente western il neoregista racconta magnificamente una storia di morte che è soprattutto una storia di cosa porta alla violenza e alla morte: troppo spesso la stupidità, l'arroganza, la falsa consapevolezza di sè, l'indifferenza.  |
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Sin City 
(Id., USA, 2005)
di Robert Rodriguez, F. Miller, Q. Tarantino. Con Bruce Willis, Mickey Rourke, Jessica Alba, Clive Owen, Nick Stahl
Tre storie che s'intrecciano: uno sbirro a caccia di un serial killer, un altro poliziotto, ma cattivo, e uno scoppiato in cerca di vendetta. Da una celebre graphic novel, "simbiosi di fotografia e disegno ... ma questo film non è un cartoon ... una magnifica pulp fiction ... ha una crudeltà visionaria che trasforma le sparatorie, i corpi smembrati, gli arti mozzati in lampi di delirante bellezza. Impostato su un uso audace del tempo e dello spazio (eleganti incroci temporali, splendidi falsi movimenti di macchina che si traducono in ellissi)." (Placereani).  |
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Danny the Dog 
(Unleashed, USA-GB-F-HK, 2005)
di Louis Leterrier. Con Jet Li, Morgan Freeman, Bob Hoskins, Kerry Condon, Vincent Regan
Danny da bambino è diventato proprietà di un delinquente che lo ha schiavizzato, anche mentalmente, facendolo poi diventare una formidabile macchina da combattimento. E non mancheranno scontri mortali e colpi di scena. Ma il ragazzo incontrerà la liberazione in un cieco e sua nipote, e Mozart aiuterà non poco a risolvere le cose. Che Jet Li sia uno dei più grandi maestri di arti marziali è noto, ma che fosse pure un bravo attore è una sorpresa. Peccato che il film non vada molto oltre una favoletta, esagerata, malevola, astuta, e a lieto fine, naturalmente.  |
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The Constant Gardener - La cospirazione 
(The Constant Gardener, GB, 2005)
di Fernando Meirelles. Con Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Pete Postlethwaite, Hubert Koundé, Bill Nighy
In Kenya una donna indaga su sperimentazioni illegali condotte da alcune multinazionali farmaceutiche. Quando viene assassinata, il marito si mette disperatamente alla ricerca della verità e scoprirà una realtà che non avrebbe mai immaginato.
Da un romanzo di le Carré, un discreto tentativo di abbinare il dramma psicologico al racconto delle situazioni-limite create da un capitalismo sempre più vorace e privo di quell'etica che invece cerca quotidianamente di propagandare come propria natura.  |
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Edmond 
(Id., USA, 2005)
di Stuart Gordon. Con William H. Macy, Julia Stiles, Joe Mantegna, Rebecca Pidgeon, Ling Bai
Un piccolo borghese scialbo e triste, talmente fragile da farsi cambiare la vita da una "sensitiva" che gli rivela come la sua esistenza sia vuota: così Edmond lascia casa e moglie e s'immerge nell'inferno metropolitano, sperando ingenuamente di trovarvi una scintilla di vita. Che ci sarà e che tuttavia lo porterà al delitto. Molti anni dopo, forse ci sarà una qualche serenità. Da una piéce di Mamet, un film calmo e furioso, che dipinge l'infame realtà urbana quasi con leggerezza: quasi, perché l'orrore non è necessariamente turbolento. Macy davvero bravo.  |
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Romanzo criminale 
(I, 2005)
di Michele Placido. Con Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Riccardo Scamarcio
Da teppistelli di quartiere a veri delinquenti, fino a diventare la gang che controlla tutta la malavita romana e sa anche tessere rapporti con apparati dello Stato, mentre i poliziotti "normali" faticano duramente. Ambizione, avidità e contrasti interni porteranno al crollo di questo piccolo impero. Leggenda criminale che attraversa 25 anni di storia repubblicana, raccontata con una capacità - insolita nel cinema italiano, a parte Lizzani e pochi altri - di mescolare realismo e spettacolarità, azione e critica sociale, violenza e riflessione.  |
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(Id., USA, 2005-2012)
di James Duff. Con Kyra Sedgwick, J.K. Simmons, Corey Reynolds, Robert Gossett, G.W. Bailey, Jon Tenney
LAPD: la Sezione Crimini maggiori è affidata al vicecapo Brenda Leigh Johnson: svagata, casinista, di una gentilezza disarmante, ma con una memoria di ferro, ben decisa a farsi rispettare, e con un'abilità formidabile nel portare i sospettati alla confessione. Un personaggio abbastanza originale per una serie molto premiata ma dalla vita non lunghissima. Peccato, perché tra le tante poliziotte più o meno toste, questa si distingue per acume, determinazione, chiaroscuri, e per il ruolo di protagonista assoluta.  |
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The Interpreter 
(Id., USA, 2005)
di Sydney Pollack. Con Nicole Kidman, Sean Penn, Yvan Attal, Tsai Chin
C'è chi si caccia nei guai volutamente, chi (L'uomo che sapeva troppo) per caso: come un'interprete dell'ONU che per sbaglio ascolta una conversazione di chi complotta di uccidere un capo di stato africano. L'FBI la protegge ma le cose sono complicate: il leader è un despota feroce e la donna ha stretti legami con l'Africa, dove è nata. Difficile che Pollack sbagli bersaglio: la denuncia politica è efficace, la storia funziona, la suspense non manca, ed il rapporto fra l'agente e l'interprete è reso in modo non banale. 
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Una lunga domenica di passioni 
(Un long dimanche de fiançailles, F-USA, 2005)
di Jean-Pierre Jeunet. Con Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ulliel, Ticky Holgado
1a guerra mondiale: alcuni soldati si mutilano per evitare la prima linea, ma sono scoperti e fucilati. La fidanzata di uno di essi si mette tenacemente a caccia della verità, addirittura senza la certezza che lui sia morto. Quasi omologa di Amélie, ma opposta, la protagonista nella sua indagine ci accompagna in un calmo e tumultuoso, e incantevole, viaggio fra Parigi, la Corsica e la Bretagna, con terribili squarci - anche letteralmente - della guerra nella Somme: un caleidoscopio ricco e inquietante, un microscopio implacabile e incerto.  |
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Flightplan - Mistero in volo 
(Flightplan, USA, 2005)
di Robert Schwentke. Con Jodie Foster, Peter Sarsgaard, Sean Bean, Kate Beahan, Michael Irby
Una mamma con la sua bambina, su un aereo di linea. E quando la figlioletta scompare la donna ovviamente non capisce più nulla; ma non molla e inizia la disperata ricerca, malgrado tutti intorno a lei sostengano che non c'era nessuna bambina. Il mistero è di quelli che paiono insolubili e infatti la vicenda si risolve in modo abbastanza inverosimile, e comunque non adeguato alla tensione particolarissima creatasi. Eppure non era male l'idea di un aereo teatro di un dramma che non sia il solito complotto o la furia naturale.  |
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La famiglia omicidi 
(Keeping Mum, GB, 2005)
di Niall Johnson. Con Maggie Smith, Rowan Atkinson, Kristin Scott Thomas, Patrick Swayze, Emilia Fox
Un tranquillo paesino della campagna inglese, e la vita fin troppo tranquilla di un pastore (parroco) e della sua famiglia: finchè arriva la nuova governante, attenta e gentile, che interviene per risolvere alcuni problemi. Con un metodo decisamente non ordinario: facendo fuori, letteralmente, gli elementi di disturbo. E in qualche modo convincerà i suoi protetti. Una commedia gialla d'altri tempi, brusca e delicata, che scorre piacevolmente come un pomeriggio fra le colline del Sussex, lontano dalla Londra sporca e inquieta.  |
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Le parfum de la dame en noir 
(Id., F, 2005)
di Bruno Podalydès. Con Denis Podalydès, Pierre Arditi, Sabine Azéma, Julos Beaucarne, Michael Londsdale
La vedova (?) di Larsan, illusionista e criminale, si risposa e va in viaggio di nozze in una ricca dimora di amici sulla Costa azzurra; non proprio una sistemazione da luna di miele, perché ci sono molti ospiti, e si susseguono gli episodi inquietanti. Il giornalista - investigatore Rouletabille ce la deve mettere tutta per risolvere i misteri. Il film è il quarto tratto dal romanzo (il seguito del Mistero della camera gialla) di G. Leroux, ed anche il più infedele, perché il mistery vira rapidamente sul grottesco, e non sempre con efficacia. Ma il divertimento è in agguato.  |
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Cacciatore di teste 
(Le Couperet, B-F-E, 2005)
di Constantin Costa Gavras. Con José Garcia, Karin Viard, Geordy Monfils, Christa Theret
Un solido quarantenne, quadro affermato di una grossa azienda, viene licenziato: cerca un altro lavoro ma inutilmente: i concorrenti più giovani sono troppi e agguerriti. "Mica li puoi ammazzare gli dice un consulente. Però..., mica male come idea. Finalmente una novità nel campo ormai strabordante degli omicidi a catena: il serial killer sociale. Ma Costa Gavras usa l'ironia per parlare, egregiamente, della cruda contraddizione fra capitalismo spietato e individuo capace di reagire solo nevroticamente. Da Westlake.  |
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Quo vadis, baby? 
(I, 2005)
di Gabriele Salvatores. Con Angela Baraldi, Luigi M. Burruano, Gigio Alberti, Claudia Zanella, Andrea Renzi
Prendete un investigatore chandleriano e voltatelo al femminile: ecco Giorgia, fumatrice persa e detective sempre incazzata di una piccola agenzia diretta dal padre. Quando riceve delle videocassette girate dalla sorella, morta alcuni anni prima, inizia una lugubre e tortuosa indagine per capire se si è davvero trattato di suicidio. In una Bologna cupa e piovosa, la vicenda si dipana fra echi inquietanti e ambiguità corrosive, con un finale inevitabilmente aperto. Qualche luogo comune e molti virtuosismi.  |
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36 Quai des Orfèvres 
(Id., F, 2005)
di Olivier Marchal. Con Gérard Depardieu, Daniel Auteuil, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino
A Parigi due sbirri di razza, ex amici, sono in dura competizione per contrastare un'impressionante serie di rapine e ottenere la promozione a Direttore generale della polizia: uno ci riuscirà e l'altro finirà in galera. Ma... Come nel film di Clouzot (1947), il cuore della storia non è tanto l'indagine (pur narrata con grande tensione) quanto il complesso ambiente della polizia: coraggio, intrighi, etica, atmosfere, procedure. Attori bravi e convinti per un film che richiama i grandi polar di Melville. Mais le 36 n'est plus...  |
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Munich 
(Id., USA, 2005)
di Steven Spielberg.
Con Eric Bana, Daniel Craig, Mathieu Kassovitz, Geoffrey Rush, Hanns Zischle
Dopo la strage delle Olimpiadi di Monaco (undici atleti israeliani uccisi da Settembre Nero, 1972), il governo d'Israele incarica alcuni suoi agenti di individuare ed eliminare i terroristi. Finalmente un film che affronta con onestà (Spielberg è ebreo) la terribile complessità della questione mediorientale, senza ricorrere all'abituale cliché sul "terrorismo" origine di ogni male. I protagonisti di ambo le parti sono descritti come in una tragedia greca: morte, amicizia, dolore, vendetta, l'incertezza del futuro.  |
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Le vite degli altri 
(Das Leben der Anderen, D, 2006)
di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Ulrich Mühe, Martina Gedeck, Sebastian Koch, Ulrich Tukur
DDR, 1984: un rigido ufficiale della STASI organizza la sorveglianza di un drammaturgo, non solo per motivi "ideologici" (come accadeva per centinaia di migliaia di persone) ma anche perchè un ministro vuole incastrare lo scrittore e rubargli la donna. Lentamente nel poliziotto affiora un ripensamento profondo. Un film bellissimo, non certo divertente come Goodbye Lenin, anzi, raggelante e intimo, e con una tensione hitchcockiana, ma che ugualmente rivela senza luoghi comuni il clima umano e politico del grande inganno. Mühe straordinario.  |
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The Departed - Il bene e il male 
(The Departed, USA, 2006)
di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Martin Sheen, Mark Wahlberg
Due giovani poliziotti, coetanei, fisicamente simili, provenienti da ambienti diversi ma contigui alla mafia, infiltrati con ruoli paralleli ed opposti: uno, figlioccio del boss Costello, nella polizia, l'altro nella banda di Costello. E via in un gioco (doppio, triplo) di specchi e di inganni, in uno svolgimento che diventa sempre più teso e drammatico. La conclusione sarà doppiamente (inevitabile) spiazzante. Una trama elettrica, un film affascinante, torbido, limpido e complesso, un capolavoro: con Taxi driver il migliore di Scorsese. Remake di Infernal Affairs.  |
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Slevin - Patto criminale 
(Lucky Number Slevin, USA, 2006)
di Paul McGuigan. Con Josh Hartnett, Bruce Willis, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Lucy Liu
Un giovanotto di nome Slevin ("spazzatura") si trova coinvolto in una spietata guerra tra gang e viene costretto a fare il killer. La vicenda si dipana tra flash back e ambiguità: all'inizio un po' forzatamente ma poi con sempre maggior fluidità, in un crescendo di tensione. Cohen e Tarantino fanno scuola, e l'intreccio fra violenza esasperata e dialoghi talvolta surreali rendono il film avvincente. Freeman e Kingsley gigioneggiano, Willis è ironicamente impassibile, Hartnett abbastanza convincente.  |
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The Black Dahlia 
(Id., USA, 2006)
di Brian De Palma. Con Aaron Eckhart, Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Mia Kirshner, Hilary Swank
Nella L. A. degli anni '40, due poliziotti cercano il feroce omicida di una prostituta, chiamata Dalia Nera, e si trovano in mezzo a indizi fuorvianti, inganni, false piste, morbosità varie. E ci mettono pure del loro, perchè Dalia li ossessiona e li porta a deformare il rapporto con le proprie donne, già non irreprensibili. Dal libro di Ellroy (ispirato a una storia vera, già film nel 1947 e nel 1975): troppa carne al fuoco, e una vicenda che si aggroviglia su stessa e solo a tratti ci offre le stupende geometrie tipiche di De Palma.  |
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Intrigo a Berlino 
(The Good German, USA, 2006)
di Steven Soderbergh. Con George Clooney, Cate Blanchett, Tobey Maguire, Beau Bridges
Giornalista americano torna nella Berlino dell'immediato dopoguerra e ritrova la donna della sua vita: lei è coinvolta in una brutta storia e lui cerca di aiutarla, in un complicato quadro fatto di guerra fredda e di intrighi. Criticato da molti come un freddo esercizio di stile, il film è tutto giocato sulla doppia finzione: quella "naturale" del cinema e quella di un racconto totalmente immerso negli anni '40: tutto (dalla recitazione impostata ai colori, alla scenografia) è esattamente come un noir d'epoca. E forse lo è davvero.  |
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Dexter  |
TV |
(Id., USA, 2006- )
di Marcos Siega. Con Keith Gordon, Jennifer Carpenter, Julie Benz, Erik King, Steve Shill, Michael Cuesta |
Difficile trovare un'idea originale per una nuova serie poliziesca, ma qui ci sono riusciti: sì, i cattivi sono generalmente i soliti (più o meno) serial killer, ma il protagonista... pure: un tecnico del Dipartimento di Polizia di Miami particolarmente esperto nell'analizzare le tracce di sangue che restano sulla scena del crimine. Ma è lui stesso, peraltro simpatico, fuori di testa, col suo amore ossessivo per il sangue e l'abitudine di far fuori i killer. Tutto risale all'infanzia, naturalmente. L'idea funziona e le improbabili trame sono comunque divertenti.  |
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Il codice Da Vinci
(The Da Vinci Code, USA, 2006)
di Ron Howard. Con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno, Alfred Molina, Paul Bettany
La misteriosa uccisione di uno dei curatori del Louvre spinge un professore di simbologia religiosa a indagare: tra inseguimenti, monaci killer, segreti millenari, rituali occulti, doppi giochi, fino alla prodigiosa rivelazione finale. Il successo planetario del libro di Dan Brown, e poi del film, sono stati accompagnati da infinite polemiche: pretestuose da parte della setta vaticana e snob da parte di critici e filologi. Ma è un film, per dio, mica un tractatus theologicus. Divertente e ben diretto.  |
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The Backwoods - Prigionieri del bosco  (Bosque de sombras, E-GB-F, 2006)
di Koldo Serra. Con Gary Oldman, Lluís Homar, Paddy Considine, Yaiza Esteve, Virginie Ledoyen, Alex Angulo
Proprio un tranquillo week end di paura: due coppie inglesi vanno in vacanza sulle montagne spagnole e la tensione interna esploderà quando trovano per caso una bambina tenuta segregata dagli abitanti di un paesino. Saranno i fucili a decidere. Lo spunto non è originalissimo ma la vicenda sembra svolgersi con una propria autonomia; purtroppo il tentativo di creare la necessaria atmosfera angosciosa a volte va alla deriva, tra eccessive lentezze e impressioni di déja-vu.  |
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Solo due ore 
(16 blocks, USA, 2006)
di Richard Donner. Con Bruce Willis, Mos Def, David Morse, Cylk Cozart, Heather Dawn
Scortare un detenuto dalla prigione al tribunale: 16 isolati, cosa mai potrebbe accadere? Insomma, un lavoro di routine per un detective, che però scoprirà che il prigioniero dovrebbe testimoniare proprio contro alcuni poliziotti, che ovviamente cercano in tutti i modi di far fuori lui ed il suo sbirro di scorta. Ritmo indiavolato che si accompagna intelligentemente ad un ritratto non convenzionale della polizia. E Willis quasi irriconoscibile: sempre tosto, figuriamoci, ma dolente, stanco, gentile.  |
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Inside Man 
(Id., USA-GB, 2006)
di Spike Lee. Con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Christopher Plummer, Willem Dafoe
Certo che è dura fare un film imperniato su una rapina in banca, con relativo assedio della polizia. E invece Lee riesce ad avvincere anche con un soggetto così abusato: perchè i rapinatori fanno vestire tutti con le stesse tute e banditi e ostaggi sono indistinguibili, il poliziotto che conduce le trattative è insolito, ipnotico e intelligente, e quando la rapina finisce comincia il bello. Azione e specchi, fucili e illusioni, diamanti e qualche moralità, e un vortice di sgarbate raffinatezze per un film che sa reinventare il cinema.  |
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La cura del gorilla 
(I, 2006)
di Carlo A. Sigon. Con Claudio Bisio, Ernest Borgnine, Stefania Rocca, Bebo Storti, Antonio Catania, G. Alberti
Investigatore privato un po' duro e un po' scoppiato (sdoppiamento della personalità: buono e cattivo) si adatta agii incarichi più strani, che spesso s'intrecciano: fa da guardia del corpo a un vecchio attore americano e si trova coinvolto nell'omicidio di un personaggio losco. Un noir che si snoda nelle periferie ex industriali di Milano ma che è sfilacciato solo in apparenza: una regia attenta governa con precisione un insieme di personaggi surreali, su cui naturalmente svettano un grande Bisio e un Borgnine vicino ai 90 e che si diverte non poco.  |
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| Scoop 
(Id., GB-USA, 2006)
di Woody Allen. Con Scarlett Johansson, Woody Allen, Ian McShane, Hugh Jackman
Giornalista alle primissime armi tenta uno scoop relativo ad un serial killer londinese: l'aiutano il fantasma di un celebre reporter e un prestigiatore pasticcione. Ma s'innamora del sospetto n. 1... Allen riprende brillantemente, ma forse senza troppa convinzione, il mix commedia - giallo, e ambedue i generi sembrano un po' sotto tono. La protagonista è stucchevole e onnipresente, mentre gli altri interpreti sono assai più convincenti, a cominciare dallo stesso Allen, strepitosamente autoironico.  |
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Agente 007 - Casino Royale 
(Casino Royale, USA-GB-D-CK, 2006)
di Martin Campbell. Con Daniel Craig, Eva Green, Mads Mikkelsen, Judi Dench, Giancarlo Giannini, Jeffrey Wright
Il ricco e malvagio Le Chiffre, finanziatore di organizzazioni criminali, ha la passione per il gioco, e l'idea è quella di sbancarlo, in modo da renderlo innocuo. Chi, se non 007, può batterlo al grande torneo di poker che si svolge al Casino Royale? Il 21°, ma non ultimo, film su 007 continua a far rimpiangere la serie con Connery, malgrado l'interpretazione gelida e intensa di Craig; il noioso e dispersivo svolgimento della trama si discosta troppo da quella immaginata da Fleming in quello che fu il suo primo libro (1952!).  |
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La sconosciuta 
(I, 2006)
di Giuseppe Tornatore. Con Ksenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Alessandro Haber
Una ragazza ucraina va a fare la domestica in una famiglia veneta, ma sembra che lei stessa abbia scelto i datori di lavoro, su cui indaga angosciosamente. È tormentata dai ricordi di quand'era prostittuta sottoposta a brutali sevizie, e quando si rifa vivo il suo sfruttatore la misteriosa vicenda precipita: ci saranno due omicidi. Tutto procede per accenni, in un crescendo di tensione, tanto più acuta quanto giocata su sguardi e rumori, e schegge di violenza. Una protagonista straordinaria che asciuga il melodramma e ci porta verso un finale sorridente.  |
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Truman Capote: A sangue freddo 
(Capote, USA, 2006)
di Bennett Miller. Con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Clifton Collins Jr.
A sangue freddo, il libro più noto di T. Capote, nasce inizialmente con l'idea di raccontare la provincia americana di fronte alla morte violenta: una famiglia del Kansas massacrata. Doveva, anzi, essere un reportage per The New Yorker, ma quando i responsabili della strage vengono catturati, Capote vuole indagare, psicologicamente, su di loro: per sei anni (fino all'esecuzione) analizza il caso con gelida determinazione, senza pietà per vittime e carnefici. Il film è quasi una resa all'ambiguità dell'esistenza. |
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La promessa dell'assassino 
(Eastern Promises, GB-CDN, 2007)
di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, S. Cusack
Un'ostetrica cerca di rintracciare i parenti di una ragazza russa morta di parto, per affidare loro il bambino: scoprirà l'ambiente della mafia e si ritroverà in una brutta situazione. Memorabile la scena della sauna, con la lotta mortale fra Mortensen, nudo, e altri due: il rumore agghiacciante delle lame. Cinismo, tenerezza, banalità, sopravvivenze. "Come racchiusi nei propri corpi i magnifici protagonisti, il glaciale Mortensen, il buffone Cassel e la sconvolta Watts, fanno trasparire un'inquietudine esistenziale, quella della scelta." (Morandini)  |
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Non è un paese per vecchi 
(No Country for Old Men, USA, 2007)
di Ethan e Joel Coen. Con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson
Lui (hunter e loser) trova una valigetta con qualche milione di dollari: ma è dei narcotrafficanti, che lo braccano, in un folle crescendo di violenza. Di logico non c'è nulla in un film che sconcerta lo spettatore affamato di una trama coerente, e affascina senza scampo chi si ricorda la battuta finale di Fargo: "Tutto questo per un po' di soldi: dove sta la logica?" Appunto, gli enigmi quotidiani, la crudeltà senza scopo, le dissonanze fastidiose, sono ben più reali di una storia ordinata. Cinema assoluto, che esige curiosità e calma, cinema per la mente, per chi (non) mente.  |
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Un colpo perfetto 
(Flawless, GB-L, 2007)
di Michael Radford. Con Michael Caine, Demi Moore, Lambert Wilson, Joss Ackland, Nathaniel Parker
Londra, fine anni '50: la più grande azienda nel commercio di diamanti viene derubata clamorosamente. Niente bande agguerrite, tecnologie, pallottole: solo un vecchio addetto alle pulizie e una donna in carriera. Ma la suspense è costruita in modo impeccabile e la vicenda si dipana sommessa e avvincente in mezzo ai vestiti scuri e ai pannelli di quercia dell'establishement britannico, quando ormai l'impero è finito ma l'apartheid (sono le miniere sudafricane la fonte di quelle enormi ricchezze) no.  |
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Onora il padre e la madre 
(Before the Devil Knows You're Dead, USA, 2007)
di Sidney Lumet. Con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Aleksa Palladino
La crisi economica americana: un fenomeno drammatico colto solo superficialmente in Europa. Due fratelli della media borghesia, in gravi difficoltà finanziarie (e non solo), cercano di risolvere le cose organizzando una rapina ai danni della gioielleria di proprietà dei genitori: un colpo facile, che però non va come previsto e da cui s'innesca una tragica reazione a catena. Nel suo ultimo film il grande Lumet si congeda nel modo più lucido e amaro che si possa immaginare: società e individuo definitivamente persi?  |
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Il buio nell'anima 
(The Brave One, USA-AUS, 2007)
di Neil Jordan. Con Jodie Foster, Terrence Howard, Naveen Andrews, Nicky Katt, Mary Steenburgen
Una coppia che passeggia aggredita dal branco: lui viene ucciso e lei acquisterà un revolver, decisa a sopravvivere. Ucciderà, prima per leggitima difesa e poi per vendetta, e ancora per istinto di giustizia, quasi in preda a una furia distruttiva. Ma la sua è una riflessione continua e sofferta. Il versante psicologico è decisamente più interessante di quello legato agli omicidi, tuttavia l'equilibrio tra i due aspetti a volte è un po' meccanico. Però Foster riesce sempre a dare un'impronta decisiva.  |
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Death of a President - Morte di un Presidente 
(Death of a President, USA, 2007)
di Gabriel Range. Con Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker
19 ottobre 2007: George W. Bush Jr. viene ucciso allo Sheraton Hotel di Chicago. L'attentatore non sarà scoperto, e allora se ne troverà uno politicamente adeguato. Tutta finzione, naturalmente, in un film - documentario che usa vere immagini di repertorio, manipolate, e scene reali, montandole insieme perfettamente con sofisticate tecniche digitali. Una provocatoria beffa sulle paure dell'America, sulla retorica e la menzogna, sulla verità verosimile che si sostituisce alla verità vera, e che è ancora più vera.  |
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Hannibal Lecter 
(Hannibal Rising, USA-GB, 2007)
di Peter Webber. Con Gaspard Ulliel, Gong Li, Rhys Ifans, Kevin McKidd
Et voilà l'infanzia di Hannibal, dove si svelano le origini della sua passioncella per il cibo umano: quasi banale ricorrere al "solito" trauma infantile per spiegare le successive patologie, e l'episodio che scatena Hannibal ha connotati abbastanza inverosimili (anche se in guerra il cannibalismo...). Manca la connessione logica fra l'Hannibal ragazzo affamato (ops!) di vendetta e il dr. Lecter degli anni a venire, ma la cesura drammaturgica ha probabilmente la sua ragion d'essere in un futuro capitolo della saga. Dal personaggio di T. Harris.  |
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Identikit di un delitto 
(The Flock, USA, 2007)
di Andrew Lau. Con Richard Gere, Claire Danes, Kaddee Strickland, Russel Sams, Matt Schulze
Un poliziotto che si occupa di violenze sessuali è ormai prossimo alla pensione e deve addestrare una giovane collega: insieme lavorano sulla scomparsa di una ragazza, caso che pare intrecciarsi misteriosamente con altri di cui lui si era occupato, e che continuano a tormentarlo. Accostato, seppur a un livello inferiore, a Seven ed a Il silenzio degli innocenti, il film indaga sull'oscurità di chi per mestiere indaga sull'oscurità altrui: Gere è bravo, tuttavia sembra quasi appesantire il proprio personaggio.  |
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Gli insospettabili 
(Sleuth, USA, 2007)
di Kenneth Branagh. Con Michael Caine, Jude Law, Harold Pinter, Kenneth Branagh, Carmel O'Sullivan
Uno scrittore di polizieschi scopre che la moglie ha un amante: lo invita a casa sua dove gli ha preparato una trappola micidiale, ma la vittima designata capisce il piano e sta al gioco, la cui posta però è altissima. Inizia una formidabile schermaglia, esilarante e mortale, con continui rovesciamenti e colpi di scena. La magnifica sceneggiatura di H. Pinter rende questo remake ancora più ipnotico dello splendido originale (Mankiewicz, 1972): un delizioso e inquietante concerto da camera.  |
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Hot Fuzz 
(Id., GB, 2007)
di Edgar Wright. Con Simon Pegg, Nick Frost, Jim Broadbent, Timothy Dalton, Paddy Considine
Un giovane brillante poliziotto si ritrova in una località apparentemente tranquilla, ma in cui, a guardar bene, non mancano i cadaveri, addirittura diventati tali ad opera di molti insospettabili. Valanga demenziale e irresistibile di oltraggi ai canoni del poliziesco, che però evita quasi sempre la deriva goliardica e travolge lo spettatore con un'esibizione scintillante di humour nero - british come non accadeva da molto tempo. Le citazioni sono innumerevoli e gradevolissime, gestite da interpreti assolutamente all'altezza.  |
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Gone Baby Gone 
(Id., USA, 2007)
di Ben Affleck. Con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John Ashton
Lui e lei, detective privati, ricevono l'incarico di ritrovare una bambina scomparsa da casa. La polizia non collabora, ma anzi sta alle costole dei due investigatori. Poi la situazione si complica angosciosamente e precipita in una sorta di incubo. Da un ottimo libro di Dennis Lehane, un film imperniato sul dubbio, morale prima ancora che investigativo, e che intreccia sottilmente la suspense e la fragilità esistenziale. Convincente esordio di Ben Affleck dietro la macchina da presa.  |
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Michael Clayton 
(Id., USA, 2007)
di Tony Gilroy. Con George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Austin Williams
“Non faccio miracoli. Faccio le pulizie” sostiene Clayton, avvocato che si occupa degli affari sporchi di un grande studio legale newyorkese: clienti colpevoli di micidiali frodi industriali, colleghi che per gonfiare la parcella sono pronti anche all'omicidio, ecc.. Un film d'impronta civile che ricorda il cinema politico americano degli anni '70, e infatti tra i produttori ritroviamo tre registi impegnati (Pollack, Soderbergh, Minghella). Clooney proprio bravo. T. Gilroy è stato un ottimo sceneggiatore (D. Claiborne, Bourne, L'avvocato del diavolo).  |
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L'ombra del potere - The Good Shepherd 
(The Good Shepherd, USA, 2007)
di Robert De Niro. Con Matt Damon, Angelina Jolie, Robert De Niro, Alec Baldwin, Keir Dullea, William Hurt
La CIA, com'è nata e come per anni ha influenzato il destino del mondo: una storia oscura, violenta, senza effetti speciali, l'altra faccia della realtà. Il protagonista "si rinchiude, attraverso un movimento a spirale, in uno spazio solo in superficie portatore di protezione. Nei fatti, diviene complice della sua stessa ambiguità. De Niro riesce a non forzare emotivamente la sua figura e a caricare la suspense non con colpi di pistola ma con bisbigli e occhiate furtive." (Morandini)  |
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Shattered - Gioco mortale 
(Butterfly on a Wheel, CDN-GB, 2007)
di Mike Barker. Con Pierce Brosnan, Maria Bello, Gerard Butler, Claudette Mink, Emma Karwandy
Una coppia felice viene sequestrata da un tale che minaccia di uccidere la loro bambina: prima si fa dare tutti i loro soldi, poi li costringe a fare tutta una serie di cose piuttosto incomprensibili, in un crescendo di parossismo. L'ultima condizione è che il marito uccida una donna. E infine il colpo di scena non scontato. La tensione non manca, perché si capisce subito che c'è un piano dietro il frenetico susseguirsi di ordini, ma si fa fatica a intuire quale. Brosnan fa il cattivo, e lo fa decisamente bene.  |
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Il caso Thomas Crawford 
(Fracture, USA, 2007)
di Gregory Hoblit. Con Anthony Hopkins, Ryan Gosling, David Strathairn, Rosamund Pike, Embeth Davidtz
Lui uccide la moglie infedele e si fa processare, avendo calcolato tutto per uscirne assolto. Il procuratore, un giovanotto astuto e ambizioso, cade nella trappola e perde la causa. Ma... I colpi di scena finali (anche se non imprevedibili) sono studiati egregiamente e tutto il film si regge su un meccanismo ben oliato: il ritmo talvolta è soporifero ma la tensione viene poi ricostruita con abilità, dimostrando che si possono fare ancora degli ottimi thriller senza ricorrere agli effetti speciali o a centinaia di pallottole. Hopkins gigione da par suo. |
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Zodiac 
(Id., USA, 2007)
di David Fincher. Con Mark Ruffalo, Robert Downey Jr., Jake Gyllenhaal, Anthony Edwards, Brian Cox
1969 - 1974: San Francisco è terrorizzata da un serial killer che manda ai giornali la criptica rivendicazione dei delitti (più di trenta) firmandosi, appunto, Zodiac. Il criminale non fu mai scoperto e alcuni investigatori e giornalisti si impegnarono così a fondo che rimasero duramente segnati da questa sconfitta. Il film parla soprattutto delle loro ossessioni, creando una notevole suspense senza ricorrere a particolari efferatezze, pur non mancando di momenti prolissi. L'autore di Seven conferma la propria capacità di mescolare autorevolmente anime e violenza.  |
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I padroni della notte 
(We Own the Night, USA, 2007)
di James Gray. Con Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Robert Duvall, Eva Mendes, Alex Veadov
Il padre è il capo della polizia di N.Y. City, però solo uno dei due figli segue le sue orme; l'altro gestisce un night che fa capo al giro della mafia russa, ma un attentato al fratello poliziotto lo spinge a collaborare con gli investigatori. Verrà scoperto e per rappresaglia gli uccidono il padre: i due fratelli si riconciliano per vendicarsi. Piccola saga familiare che tenta di collegarsi a Scorsese e dintorni e, pur riuscendoci solo parzialmente, si muove con agilità in una metropoli brutta e cattiva, come negli anni '80.  |
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Breach - L'infiltrato 
(Breach, USA, 2007)
di Billy Ray. Con Chris Cooper, Ryan Phillippe, Laura Linney, Dennis Haysbert, Kathleen Quinlan
La vera storia della pegggior talpa nell'FBI, Robert Hanssen, che per ventidue anni ha venduto segreti all'URSS: un agente doppio non per ragioni ideologiche (è infatti un cristiano integralista) ma per denaro. Il Bureau lo sospetta e gli mette a fianco un giovane che lo incastri. Niente sparatorie, ma tutto un gioco di fiducia e sospetti basato sull'ambiguità del rapporto quasi edipico tra i due: una chiave di lettura affidata, giustamente, alla realtà e non alle furberie spettacolari, che tuttavia non sempre riesce a mantenere vivo l'equilibrio narrativo. 
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Grindhouse - A prova di morte 
(Grindhouse - Death Proof, USA, 2007)
di Quentin Tarantino. Con Kurt Russell, Sydney Tamiia Poitier, Vanessa Ferlito, Jordan Ladd, Tracie Thoms
Un gruppetto di non brave ragazze si diverte a girare per locali equivoci, finché uno psicopatico non le ammazza tutte insieme appassionatamente, usando un'auto micidiale. Un anno dopo il serial killer ci riprova con un altro manipolo di amiche, ma non saranno prede facili, anzi. Il film meno bello di Tarantino, se non altro perché le due situazioni si assomigliano troppo, e non basta un Russell perfido e istrionico per dare il ritmo giusto a una vicenda narrata da bravo cinefilo con continue citazioni (da Thelma e Louise a La macchina nera).  |
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The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo 
(The Bourne Ultimatum, USA, 2007)
di Paul Greengrass. Con Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine
Agente della CIA alle prese col proprio passato di killer e con gli ex datori di lavoro che vogliono eliminarlo. Terzo capitolo della trilogia sul personaggio creato da R. Ludlum, è il migliore: tutto è basato sulla fuga e l'intero film si svolge a un ritmo frenetico, con un montaggio "sporco" e adrenalinico. Riprendendo Nemico pubblico (1998), il cuore del film è la potenza della sorveglianza elettronica attiva, resa qui con incredibile efficacia, contro l'individuo, che nella fattispecie è tosto (pure troppo). Echelon e dintorni: nessuno è solo.  |
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La giusta distanza 
(I, 2007)
di Carlo Mazzacurati. Con Valentina Lodovini, Giuseppe Battiston, Giovanni Capovilla, Ahmed Hafiene, N. Balasso
Mara, giovane e bella maestra, giunge in un paese del Veneto, suscitando amori e invidie. Diventa amica di un ragazzo che sogna di fare il giornalista e ha una relazione con Hassan, un arabo, che in quanto tale sarà il primo sospettato quando la donna viene trovata uccisa. La vicenda poliziesca non è particolarmente originale (salvo che per la morte della protagonista a metà film), ma si dipana cupa e dolente, quasi a contrappunto rispetto a una storia tranquilla e di provinciale normalità.  |
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12 
(Id., RU, 2007)
di Nikita Mikhalkov. Con Nikita Mikhalkov, Sergei Makovetsky, Sergei Garmash, Aleksei Petrenko, Yuri Stoyanov
Un ragazzo ceceno viene processato per aver ucciso il padre. Dei 12 giurati, 11 sono certi della colpevolezza dell'imputato; l'unico che non ne è sicuro al di là di ogni ragionevole dubbio, convince pazientemente gli altri a votare per l'assoluzione. Non un semplice remake del grande film di Lumet, perché nelle parole e nei volti dei protagonisti si ritrovano dolorosamente tutti i temi della Russia di oggi: il rapace neocapitalismo, l'inferno ceceno, il nazionalismo, le pulsioni razziste, lo stato di diritto che non c'è, la voglia di giustizia.  |
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American Gangster 
(Id., USA, 2007)
di Ridley Scott. Con Denzel Washington, Russell Crowe, Cuba Gooding Jr., Josh Brolin
Il poliziotto è integerrimo, ma la sua vita privata è un disastro. Il gangster guida la propria famiglia con saggezza e autorità, e ne fa l'ossatura di un piccolo impero. Il bianco e il nero, nella Harlem degli anni '70, non possono che scontrarsi senza fare prigionieri, come fossero simboli di una guerra di classe che non ha più riferimenti ideologici ma solo armi e odio. E i due protagonisti sono macchine perfette, duri e massicci, impenetrabili e acuti, ombre all'ombra del match del secolo Alì - Frazer. Il Grande Romanzo Americano impazzito.  |
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Gran Torino
(Id., USA, 2008)
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, John Antony
La storia di un omicidio e di una pena capitale, che si rivelano come redenzione: non attraverso vicende improbabili di serial killer ma lungo la vita di un vecchio reduce della Corea, che concentra il proprio odio verso il mondo nel disprezzo verso gli stranieri. Un razzismo violento e umano che saprà fare i conti con la realtà. Quasi una raccolta, vibrante e silenziosa, di una vita dentro il cinema, e del cinema dentro la vita. Un capolavoro asciutto, sommesso, ironico, eppure struggente, come le parole finali cantate da C. Eastwood.  |
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Changeling 
(Id, USA, 2008)
di Clint Eastwood. Con Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner
Los Angeles, anni '30: un bambino scompare e quando dopo alcuni mesi la polizia lo ritrova la madre è sicura che non sia lui. Le autorità non le credono e addirittura la fanno rinchuidere in manicomio. La vicenda s'intreccia drammaticamente con la scoperta di un serial killer di bambini e sfocerà in uno scandalo che travolge il corrotto ambiente del LAPD. Un film intenso, durissimo, commovente, che denuncia senza esitazioni "le istituzioni totali", e ciò rende ancora più incomprensibile l'appoggio di C. E. a un Romney che certo di quel sistema è nostalgico.  |
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L'occhio del ciclone - In the electric mist 
(In the Electric Mist, USA-F, 2008)
di Bertrand Tavernier. Con Tommy Lee Jones, John Goodman, Peter Sarsgaard, Mary Steenburgen
Mentre indaga su una serie di omicidi, il detective Rabicheaux vede intrecciarsi questo caso con il linciaggio di un nero avvenuto molti anni prima. La Louisiana, opprimente e silenziosamente corrotta, avvolge tutto in un'atmosfera irreale, tanto da rendere palpabili i ricordi degli uomini che combatterono la guerra civile. Lo sguardo dolente dello sbirro si muove nel blues, struggente ma talvolta irresistibile, e Tavernier ci offre un altro film amaro, affascinante, intelligente.  |
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Sfida senza regole 
(Righteous Kill, USA, 2008)
di Jon Avnet. Con Al Pacino, Robert De Niro, 50 Cent, Carla Gugino, Brian Dennehy
Un serial killer si occupa di criminali rimasti impuniti e sui loro cadaveri lascia una simpatica poesiola. Il NYPD è in fibrillazione, perché troppo forte è il sospetto che l'assassino sia un poliziotto - giustiziere. Due vecchi sbirri indagano da par loro, fino al colpo di scena finale. Che è piuttosto prevedibile, come il resto del film, dignitoso ma continuamente déja vu. I due grandi vecchi giocano un po' troppo a fare i due grandi vecchi, e così il loro ritrovarsi finalmente insieme si rivela una magnifica occasione perduta.  |
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L'ultima missione 
(MR 73, F, 2008)
di Olivier Marchal. Con Daniel Auteuil, Olivia Bonamy, Catherine Marchal, Philippe Nahon, Francis Renaud
Apparentemente un cliché: poliziotto a fine carriera, alcolizzato e senza speranza, ritrova forse una qualche ragione nel proteggere un donna da un criminale che egli stesso aveva arrestato e che dopo tanti anni di galera vuole riprendere a giocare. Ma l'accoppiata Marchal-Auteil sembra riempire di originalità e di sfumature inaspettate un genere, il noir, o meglio, il polar, che pareva moribondo. Come giustamente ha notato qualcuno, i due dovrebbero cimentarsi con la trilogia di Izzo: ne verrebbe sicuramente fuori qualcosa di buono. (MR73: modello di pistola)  |
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RockNRolla 
(Id., USA, 2008)
di Guy Ritchie. Con Gerard Butler, Tom Wilkinson, Thandie Newton, Mark Strong, Idris Elba
Londra è in pieno orgasmo immobiliare e un astuto faccendiere dispensa favori, accumula sterline, gestisce potere. La città sembra un po' quella di Carter: sordida e bella, violenta e struggente, ma costellata di personaggi i più strani: gangster veri e cattivi, gangster fasulli e altrettanto cattivi, rockettari da strapazzo, politici drogati di corruzione, finti trogloditi appassionati d'arte, mafiosi esteuropei, donzelle ciniche e turbolente. E Ritchie continua a divertirsi, e a divertirci, dirigendo abilmente questo infame Circo Barnum.  |
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La rapina perfetta 
(The Bank Job, USA, 2008)
di Roger Donaldson. Con Jason Statham, Saffron Burrows, Stephen Campbell Moore, Daniel Mays
Il solito ex malvivente si fa convincere dalla solita bellona a fare il solito "ultimo colpo", addirittura in una delle banche più sicure d'Inghilterra. Ma c'è il trucco: dietro c'è il MI5, che vuole approfittarne per impossessarsi di una cassetta di sicurezza contenente materiale assai delicato. Il film s'ispira, molto liberamente ma con encomiabile attenzione alla verosimiglianza, ad una clamorosa rapina avvenuta a Londra nel 1971 e che, stranamente, scomparve rapidamente dalle prime pagine dei giornali, oltre a restare senza colpevoli.  |
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Nella rete del serial killer 
(Untraceable, USA, 2008)
di Gregory Hoblit. Con Diane Lane, Billy Burke, Colin Hanks, Joseph Cross, Mary Beth Hurt
Il solito serial killer, che però - con intenti moralistico-voyeuristici - fa assistere in diretta, sulla rete, alla lenta e dolorosa fine delle proprie vittime: la tortura e la morte sono addirittura regolate dalla quantità di accessi al web. Un'agente dell'FBI, esperta nel contrasto ai reati informatici, ricostruisce il puzzle e cadrà in trappola. Una variazione sul tema non originalissima ma con una sua personalità: non mancano i momenti di bassa tensione, come pure le forzature tecnologiche, tuttavia la storia riesce a reggere.  |
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Redbelt 
(Id., USA, 2008)
di David Mamet. Con Chiwetel Ejiofor, Emily Mortimer, Alice Braga, Tim Allen, Joe Mantegna
Max gestisce la propria palestra di arti marziali con rigore e competenza, ma non potrà evitare che il racket delle scommesse metta gli occhi anche su quell'attività. La morte violenta di un suo allievo poliziotto lo spingerà a reagire. Finalmente un film sulle arti marziali (che Mamet pratica da sempre) che se ne sbatte delle mode e della spettacolarità da due soldi e punta invece a ragionare sul rapporto corpo - mente, quotidianità - valori, onore - realismo. Un regista che ogni volta sa stupirci e portarci dove vuole.  |
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Burn After Reading - A prova di spia 
(Burn After Reading, USA, 2008)
di Ethan e Joel Coen. Con George Clooney, Frances McDormand, John Malkovich, Brad Pitt, Tilda Swinton
Un ex agente della CIA scrive un libro di memorie in cui rivela parecchi particolari assai sconvenienti sull'attività della ditta. Una coppia di balordi tenta di ricattarlo, e inizia la sarabanda di equivoci, morti ammazzati, situazioni surreali. Come sempre i geniali Coen mescolano grottesco e realismo, umorismo irresistibile e amarezza, ferocia e tenerezza, in cui si muovono fluidi e imbarazzati personaggi inevitabilmente sconfitti, ma a volte capaci di un guizzo intelligente che (forse) non li farà morire tristi.  |
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Legittima offesa 
(While She Was Out, USA-D-CDN, 2008)
di Susan Montford. Con Kim Basinger, Lukas Haas, Craig Sheffer, Jamie Starr
Desperate housewife e quattro teppisti: loro uccidono un uomo, lei vede tutto e la braccano. La donna fugge in un bosco e con la forza della disperazione... Film stroncato per il ritmo ineguale, che passa dal soporifero all'angoscioso, e che tuttavia ha una sua originalità: a parte le improbabili eroine action, non capita spesso di vedere una protagonista donna senza particolari doti gestire la propria insicurezza reagendo con tale determinazione. Basinger stralunata, dimessa, dura.  |
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Nemico pubblico n. 1 - L'istinto di morte 
(L'Instinct de mort, F, 2008)
di Jean-François Richet. Con Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Gilles Lellouche
Jacques Mesrine, un ragazzo di famiglia borghese, è irresistibilmente attratto dalla violenza e va volontario nella guerra d'Algeria; tornato in patria inizia la sua escalation, che lo porterà a diventare il criminale più ricercato di Francia. Fugge in Canada e continua a sparare, lo arrestano, evade. Una storia vera raccontata con troppa ambizione di tornare al grande noir: il film è avvincente, ma i pur ottimi Cassel e Depardieu non sono Delon e Gabin. E pare un po' furbesco fare due film (il secondo narrerà l'epilogo cruento anticipato nella scena iniziale).  |
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La siciliana ribelle 
(I., 2008)
di Marco Amenta. Con Veronica D'Agostino, Gérard Jugnot, Marcello Mazzarella, Carmelo Galati, Lucia Sardo
Una bambina allegra e scatenata, che scoprirà la crudezza della realtà mafiosa: diventata adulta, vedrà suo padre, boss di vecchio stampo che non vuole occuparsi di droga, venire ucciso dai rivali dei clan emergenti. Quando decide di ribellarsi, testimoniando al processo, la ragazza si troverà totalmente isolata, addirittura rinnegata dalla madre. Ispirato a una storia purtroppo vera, il film fa tesoro della grande tradizione civile di Rosi, Damiani, ecc., addirittura rinunciando a qualsiasi spettacolarità e restando, egregiamente, all'essenza delle cose.  |
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Nemico Pubblico - Public Enemies 
(Public Enemies, USA, 2009)
di Michael Mann. Con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff
Nemico pubblico n. 1 è un'espressione coniata per Al Capone, ma fu usata anche per John Dillinger: famigerato rapinatore di banche negli USA degli anni '30, si prese gioco così a lungo della giustizia che l'FBI, quando lo individuò (stava uscendo da un cinema) decise di farla finita subito: e lo freddarono con decine di proiettili. Un film che rinuncia all'azione a tutti i costi, tanto che "su assedi e fughe grava una strana malinconia. Johnny Depp impersona benissimo l'eleganza cattiva, triste e innamorata del giovane gangster." (L. Tornabuoni)  |
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Uomini che odiano le donne 
(Män Som Hatar Kvinnor, S, 2009)
di Niels Arden Oplev. Con Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Peter Haber, Georgi Staykov
Mikael Blomkvist, direttore di un periodico battagliero ma in difficoltà, si ritira temporaneamente dall'attività e accetta l'incarico di un vecchio industriale: dovrà svelare il mistero della scomparsa, molti anni addietro, di sua nipote. A lavorare con lui si ritrova Lisbeth Salander, dura, asociale e vittima di mille abusi. Scopriranno una vicenda fatta di violenze agghiaccianti e libertà negate. Dal primo libro della trilogia Millennium di Stieg Larsson, un successo mondiale: ottima cosa, perchè a volte anche i best seller sono bei libri. Ma al film solo 7+.  |
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La ragazza che giocava con il fuoco 
(Flickan som lekte med elden, S, 2009)
di Daniel Alfredson. Con Noomi Rapace, Michael Nyqvist, Annika Hallin, Per Oscarsson
La rivista Millennium sta per pubblicare un servizio esplosivo sul mercato del sesso in Svezia, ma i due giornalisti autori del'inchiesta vengono uccisi. Lisbeth Salander è sospettata e fugge, mentre il suo amico Mikael Blomkvist, direttore del giornale, cerca di aiutarla, comunicando con lei, esperta hacker, via computer. Al centro di tutto una sordida storia di abusi sessuali e la selvaggia follia della famiglia di Lisbeth. Dal secondo libro della trilogia Millennium di Stieg Larsson, un film che non va oltre una sbiadita trasposizione cinematografica.  |
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La Regina dei Castelli di carta 
(Luftslottet som sprängdes, S-D-DK, 2009)
di Daniel Alfredson. Con Noomi Rapace, Michael Nyqvist, Annika Hallin, Per Oscarsson, Lena Endre
Si delinea finalmente la cornice dell'intrigo di cui Lisbeth Salander è stata la principale ma non unica vittima: le trame di una sezione deviata dei servizi segreti svedesi. Ma l'incauto spettatore che non avesse visto i due film precedenti non ci capirebbe nulla. E anche chi ha letto la bella trilogia si troverà in difficoltà a seguire una trama confusa e raffazzonata. Rapace è davvero brava nel suo ruolo, ma non basta un'ottima interprete per salvare un film palesemente nato con lo scopo di sfruttare un clamoroso successo editoriale.  |
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State of Play 
(Id., USA, 2009)
di Kevin Macdonald. Con Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Wendy Makkena
Un giornalista cerca di far luce sulla gestione dei fondi per la difesa USA: negli illeciti è coinvolto anche un suo vecchio amico, importante membro del Congresso, ma l'inchiesta è complicata anche dalla morte - incidente? - dell'assistente del deputato. La parte migliore del film riguarda però l'intreccio fra il vecchio modo di fare giornalismo (Tutti gli uomini del Presidente), a cui è affezionato il protagonista, e l'uso intensivo del web, da parte di una sua giovane collega. Una svolta nel tradizionale filone americano sui giornali. Ma questa è la stampa, bellezza.  |
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Harry Brown 
(Id., GB, 2009)
di Daniel Barber. Con Michael Caine, Emily Mortimer, Iain Glen, David Bradley, Liam Cunnigham
In una Londra brutta, sporca e cattiva, Harry trascina la sua vita da pensionato e il cuore delle sue giornate è nella partite a scacchi col suo amico Leonard. Quando questi viene ucciso dal solito branco impazzito, e la polizia non combina granchè, Harry tira fuori la grinta di ex soldato e decide di sistemare le cose a modo suo. Una trama basata su un cliché decisamente abusato, ma che si dipana con fluida durezza, senza moralismi e con fredda aderenza a realtà urbane sempre più degradate e irrecuperabili.  |
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Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans 
(Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans, USA, 2009)
di Werner Herzog. Con Nicolas Cage, Eva Mendes, Val Kilmer, Xzibit, Shea Whigham
Dopo un grave incidente, un tenente della Squadra Omicidi di New Orleans si ritrova dipendente dagli antidolorifici, e già che c'è anche di cocaina ed altro. Ma cerca di fare il suo mestiere, indagando su un feroce omicidio e vedendosela con un potente criminale. Il grande Herzog ci porta in una città devastata, e non sappiamo se ciò è dovuto alla violenza della natura o a quella dell'uomo. Cage assolutamente straordinario. Nel '92 Ferrara ci parlava (meglio) di un altro bad lieutenant: due film diversissimi e contigui.  |
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Dolan's Cadillac 
(Id., USA, 2009)
di Jeff Beesley. Con Christian Slater, Wes Bentley, Greg Bryk, Emmanuelle Vaugier, Robert Benz
Una coppia felice, ma lei assiste per caso ad un massacro da parte di trafficanti di esseri umani e viene quindi uccisa. Il marito cerca a lungo il colpevole, un gangster spietato e potente, che gira solo in Cadillac, e prepara una vendetta micidiale. Da un racconto di Stephen King, il film inizia in modo fin troppo tradizionale ma si focalizzerà con insolita tensione sui momenti nei quali i due si fronteggiano: una torrida e gelida situazione di claustrofobia on the road. Non male, ma forse King meritava di più.  |
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Angeli e Demoni 
(Angels & Demons, USA, 2009)
di Ron Howard. Con Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgård, Pierfrancesco Favino
Decisamente imbarazzante se i quattro principali candidati al trono papale vengono rapiti; se poi dietro al complotto c'è l'antica setta degli Illuminati, non avara di oscuri segreti e funestissimi presagi, allora la faccenda si fa seria. Ma un professore americano di simbologia religiosa riuscirà a decifrare gli arcani segni disseminati per Roma. Anche qui, come per il Codice da Vinci, le solite polemiche idiote da parte di sciamani e intellettuali. Ma, appunto, trattasi di un film, non dell'Anticristo. Divertente e ben diretto, però meno spettacolare e inquietante del vero Conclave.  |
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The Informant 
(Id., USA, 2009)
di Steven Soderbergh. Con Matt Damon, Scott Bakula, Joel McHale, Melanie Lynskey, Frank Welker
Un giovane biochimico che lavora in una multinazionale dell'industria agroalimentare viene convinto dall'FBI a rivelare segretamente le porcherie dell'azienda: attività che procurerà all'informatore molti soldi e molte ansie. E infatti il film - che parte da una vicenda reale - si basa sulla denuncia di certe marachelle capitalistiche, ma in realtà è quasi più rivolto alla personalità del protagonista, una sorta di modello a rovescio (?) dell'american way of life: carrierismo, limitatezza dei valori, frustrazioni, doppiezza. Il regista, al solito, è attento e acuto.  |
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Giallo 
(I, 2009) di Dario Argento. Con Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky, Robert Miano
Giallo è cattivo, capace, scaltro, efficiente. Giallo è un serial killer. Giallo è brutto, e le sue vittime le sceglie bellissime, perchè tutti l'hanno sempre deriso, e a quelle ragazze che non lo guarderebbero mai gliela fa pagare con il male più atroce: torture e terrore, e l'insopportabile certezza che dopo saranno uccise. Anche la splendida Celine avrà il suo viaggio al termine della notte, e deve morire. Sua sorella la cerca e si rivolge alla polizia: il commissario non sembra granché, ma vuole Giallo. Argento è tornato, con un (modesto) giallo.  |
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Fortapàsc 
(I, 2009)
di Marco Risi. Con Libero de Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux
Napoli, 1985: la camorra uccide il giornalista del Mattino Giancarlo Siani: un giovane di 26 anni, allegro, curioso, tenace, competente. Solo un praticante senza contratto, dal punto di vista tecnico, ma un vero giornalista di razza. Che con le sue inchieste sugli appalti e la corruzione si scontrerà con un potere spietato. Un film quasi leggero, come l'auto usata dal giornalista, che ripercorre gli ultimi mesi prima dell'assassinio: bravi interpreti ed una sceneggiatura talmente forte da scomparire, come nei grandi film civili degli anni '60.  |
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The Code 
(Id., USA-D, 2009)
di Mimi Leder. Con Morgan Freeman, Antonio Banderas, Radha Mitchell, Robert Forster, Rade Serbedzija
Non male riuscire a fare un buon film usando tanti bei vecchi cliché: il burbero delinquente "vecchia scuola" e quello giovane e high tech, il colpo impossibile, inseguimenti clamorosi, la bellissima intrusa, altri cattivi più cattivi dei cattivi... Sarà forse perché la scelta di fondo è stata quella di rinunciare all'espediente della "coppia": sì, i due progettano e realizzano insieme la rapina ai confini della realtà, ma i loro dialoghi sono lontanissimi dai friizzanti scambi di battute che ci si aspetterebbe. Dunque è ancora possibile fare film d'azione intelligenti.  |
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Giustizia privata 
(Law Abiding Citizen, USA, 2009)
di F. Gary Gray. Con Gerard Butler, Jamie Foxx, Leslie Bibb, Bruce McGill, Colm Meaney
Una famiglia viene massacrata da due balordi: lui si salva, ma vede morire moglie e figlia. I colpevoli verranno presi, e il più feroce dei due se la cava dando la colpa all'altro. Dopo dieci anni esploderà la vendetta contro tutto il sistema giudiziario: un piano complesso e senza pietà, con un esito imprevedibile. Il tema è quello del "giustiziere" ma qui - malgrado l'azione sia dominante e violentissima - contano molto le psicologie, e lo spettatore difficilmente resiste alla trappola ipnotica.  |
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Pelham 123: Ostaggi in metropolitana 
(The Taking of Pelham 123, USA, 2009)
di Tony Scott. Con Denzel Washington, John Travolta, John Turturro, Luis Guzmán, Michael Rispoli
Dei banditi efficienti e determinati prendono in ostaggio un vagone della metropolitana di N. Y. e chiedono un enorme riscatto. Chi tratta con loro è un funzionario della metro, con qualche scheletro nell'armadio. La trama è ripresa dal magnifico Colpo grosso (1974) ma s'innesta nel clima di paura e incertezza del dopo 09/11: ne sono impregnati il negoziatore, gli ostaggi e persino il freddo e sadico capo della gang. Adrenalina e claustrofobia alla base di un film che alla fine si risolve quasi come un western: i due si affrontano e solo uno...  |
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Sherlock Holmes 
(Id., USA, 2009)
di Guy Ritchie. Con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly
Si era già provato a far uscire SH dallo stereotipo, e qui l'operazione (cap. 1) è radicale: un personaggio moderno che però riprendesse alcune caratteristiche ben esplicitate da Conan Doyle eppure trascurate da una cinematografia troppo prudente: SH non praticava arti marziali, ma era un ottimo spadaccino e boxeur. Le forzature non mancano (dialoghi un po' isterici, complotti), ma finalmente vediamo SH vestito (in)decentemente. E Watson tosto. Ottimi effetti speciali, ma l'adrenalina è troppa, e talvolta tagliata male. Qui una bella recensione.  |
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Lie To Me  |
TV |
(Id., USA, 2009 -)
di Adam Davidson. Con Tim Roth, Kelli Williams, Brendan Hines, Monica Raymund, Kristen Ariza |
Cinesica: studio della comunicazione non verbale, e soprattutto di quella che si attua attraverso i movimenti, i gesti, le posizioni, la mimica del corpo. Prossemica: studia spazio e distanze all'interno di una comunicazione. Massimo esperto di queste due discipline, il dott. Lightman aiuta le forze dell'ordine smascherando chi non dice la verità. Finalmente un'idea originale (anche se non nuovissima: Deaver ne La bambola che dorme), con un Roth bravo ma un po' troppo à la House. Nostalgia di Mr. Orange.  |
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L'uomo nell'ombra 
(The Ghost Writer, USA-D-F, 2010)
di Roman Polanski. Con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattrall, Timothy Hutton
L'ex Premier britannico (evidente calco di Blair) assume un ghost writer che scriva la sua autobiografia: il giovanotto scopre che il proprio predecessore non è affatto morto in un incidente, dato che aveva portato alla luce particolari molto scottanti sulla vita del politico ed i suoi rapporti con gli USA. Il grande Polanski ritorna al thriller, con forti richiami a Htchcock ma in un'atmosfera angosciosa che spesso risulta forzata. Dei due colpi di scena finali uno è troppo meccanico ma l'altro è reso in modo strepitoso. Da Robert Harris.  |
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Unstoppable - Fuori Controllo 
(Unstoppable, USA, 2010)
di Tony Scott. Con Denzel Washington, Chris Pine, Rosario Dawson, Ethan Suplee, Kevin Dunn
Un treno carico di materiali tossici viaggia senza controllo e punta verso un centro abitato. Due ferrovieri sfigati ma indomiti tentano l'impresa tutta americana (e vera, in questo caso: nel 2001, in Ohio) di bloccarlo. Nel suo ultimo film T. Scott affronta con maestria il "cinema dei treni" ed è un contributo potente: azione vera su treni veri, le macchine ed i campi coltivati, destino e coraggio. Qualche sbavatura nella solita coppia giovame inesperto - vecchio saggio burbero, ma D.W. è affascinante nella sua grossolanità, raffinata quanto l'allure dell'ufficiale di Allarme rosso.  |
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Shutter Island 
(Id., USA, 2010)
di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Max von Sydow
USA, metà anni '50: due agenti federali (uno reduce da un lager nazista) vanno in un manicomio criminale per indagare sulla misteriosa scomparsa di una donna che ha ucciso i tre figli. Scopriranno l'inferno: un'ombra scura avvolge tutto, confondendo i medici delle SS con gli psichiatri di Harvard, l'orrore hitleriano con l'incubo di istituzioni totali che trasformano il malato mentale in essere immondo. Il Male non è ideologico ma è il Potere, e niente è come sembra. Un film terribile e unico, splendido e insopportabile. Da un formidabile libro di Lehane.  |
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Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma 
(Di renjie, CN, 2010)
di Tsui Hark. Con Andy Lau, Carina Lau, Bingbing Li, Tony Leung Ka Fai, Chao Deng
Cina, 690 d.C.: prima donna nella storia cinese, la reggente Wu sta per essere incoronata imperatrice ed in suo onore viene costruita un'immensa statua del Buddha; ma c'è chi cospira e uccide, così Wu chiede aiuto al detective Dee, già suo avversario. Liberamente tratto dal personaggio creato da R. van Gulik. "Una messa in scena di febbrile bellezza ... riflessione allegorica sugli arcana imperii: veste di sontuose immagini avventurose una meditazione sul potere." (Placereani) Dopo i filmetti con Van Damme, Tsui Hark torna ai fasti di Once Upon a Time in China.  |
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Sherlock  |
TV |
(Id., GB, 2010 -)
di Paul McGuigan. Con Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Rupert Graves, Una Stubbs, Loo Brealey |
Tra i molti apocrifi su SH, eccone uno intelligente e ben fatto: l'idea non è solo quella di ambientare le storie nella Londra di oggi, ma di mescolare abilmente le trame originali con elementi attuali (esilarante l'uso frenetico degli smartphone), anche, ovviamente, rispetto al profilo dei personaggi. E gli appassionati si divertono in questo continuo gioco di citazioni. Cumberbatch "ci fa" ed esagera ma, ancorché troppo giovane, riesce ad essere assai più credibile di tanti predecessori. E Watson giusto. Montaggio gestito con astuzia e attenzione.  |
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Boardwalk Empire  |
TV |
(Id., USA, 2010)
di Martin Scorsese. Con Steve Buscemi, Michael Pitt, Kelly MacDonald, Michael Shannon, Shea Whigham |
Atlantic City, come Las Vegas, non esisterebbe se non ci fossero stati dei bravi gangster. Uno di loro è Enoch "Nucky" Thompson, che negli anni del proibizionismo costruisce, gestisce, corrompe, ammazza, fa favori, riceve favori, tra minacce e sorrisi, brindisi e funerali, sussurri e grida. Steve Buscemi
è pressochè perfetto per questa figura (ispirata a un vero boss dell'epoca): mellifluo e micidiale, paterno e cinico, ignorante e acuto. Scorsese dirige l'orchestra come Beethoven avrebbe fatto con la Settima.  |
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La talpa 
(Tinker, Tailor, Soldier, Spy, GB, 2011)
di Tomas Alfredson. Con Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, Benedict Cumberbatch, Jared Harris
Lo Stagnaio, il Sarto...: come in quella filastrocca, ma qui sono i nomi in codice di quattro alti funzionari del MI6 (il "Circus") tra cui si annida un agente doppio, una talpa del KGB. Per scoprirlo viene richiamato in servizio il vecchio Smiley. Dal più bel libro di le Carré (già ottimo film per la tv nel 1979), una straordinaria storia di amicizia e di tradimento: situazioni rarefatte, silenzi, ambiguità, ironia leggera e umida: un'atmosfera perfetta. Oldman non imita l'inarrivabile Guinness ed è un protagonista sommesso e micidiale.  |
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Millennium - Uomini che odiano le donne 
(The Girl with the Dragon Tattoo, USA, 2011)
di David Fincher. Con Rooney Mara, Daniel Craig, Christopher Plummer, Stellan Skarsgård, Joely Richardson
Hollywood è così messa male da produrre remake ad appena due anni dall'uscita dell'originale? A quanto pare sì, ed ecco il nuovo film tratto dal primo libro della trilogia Millennium. In realtà non è stata una cattiva idea, dato che i precedenti film svedesi erano mediocri, mentre questo è splendido: "tutti i film di David Fincher sono dei cupi labirinti, in cui ci aggiriamo smarriti e impazziti." (Plac) e anche qui il coinvolgimento è sorprendente, un assenzio amaro e pericoloso, e inevitabilmente ipnotico nel suo intreccio lento e frenetico.  |
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Sherlock Holmes: Gioco di Ombre 
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows, USA, 2011)
di Guy Ritchie. Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Stephen Fry, Jared Harris
Inevitabile il seguito: stavolta è il professor Moriarty, lo storico nemico di SH, al centro della vicenda, un mostruoso complotto internazionale. Che solo SH individua collegando vari fatti misteriosi. Esaurito, nel primo episodio, il bisogno di incorniciare personaggi e ambienti, il film si dedica liberamente all'azione: anche con esiti non disprezzabili (esilaranti dialoghi SH-W), ma la figura di SH viene ad assumere una fisionomia sempre più distante da quella immaginata da Conan Doyle. Peccato, perché una maggior fedeltà avrebbe fatto solo che bene.  |
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J. Edgar 
(Id., USA, 2011)
di Clint Eastwood. Con Leonardo DiCaprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Judi Dench, Ed Westwick
Un uomo pieno di ossessioni: il crimine, i comunisti, gli intellettuali, i diversi (ma egli stesso non era immune: ci saranno sue scabrose foto en travesti), e poi le pantere nere, i giovani ribelli. Creatore nel 1925 di una nuova e moderna forza di polizia, l'FBI, John E. Hoover ne fu il padrone indiscusso per quasi 50 anni, con un potere a volte maggiore di quello del Presidente. Lo sguardo di C. E. è sempre lucidissimo (e allora come fa a votare Romney?!) e attraverso la complessa figura di Hoover s'interroga sull'America, l'onestà, il coraggio di essere uomini.  |
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The Raven 
(Id., USA-E-H, 2012)
di James McTeigue. Con John Cusack, Luke Evans, Alice Eve, Brendan Gleeson, Oliver Jackson-Cohen
Gli ultimi giorni di Edgar Allan Poe. Baltimora, 1850: un omicida seriale uccide replicando fedelmente le morti violente dei racconti di Poe. Ma il gioco è più complesso: ogni omicidio contiene un indizio: è una sfida che culminerà nel rapimento della fidanzata (?) dello stesso Poe. Lo scrittore cerca disperatamente di ritrovarla. Non mancano i momenti di quasi genialità da parte di un regista visionario e funambolico, ma l'idea di fare di Poe un eroe d'azione è peregrina e ruffiana, e toglie credibilità a tutto l'impianto.  |
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Fantômas
(F, 2013?)
di Christophe Gans. Con ? (Fantomas), Jean Reno (Juve)
enfin !
(o no?) |
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