inizio rosso e giallo


Il commissario Barlach


Friedrich Dürrenmatt
(1921-1990) è il più importante romanziere svizzero e naturalmente non può essere considerato "semplicemente" uno scrittore di polizieschi: come per tanti altri autori (da Dickens a Stevenson, da Gadda a Sciascia), anche per lui vale il discorso su quanto sia priva di senso la distinzione tutta accademica fra scrittori polizieschi e scrittori tout court.

Ma fra tutti Dürrenmatt è "sicuramente quello che ha operato in termini di vera e propria interlocuzione, di autentica presa di posizione estetica ed etica. Scrittore caustico e moralista impietoso, il suo atteggiamento nei confronti della narrativa gialla è di denuncia e di smascheramento di un universo basato su un'ideologia disumanizzata, su procedure stereotipate, su una meccanica rappresentazione della realtà come elemento sempre "certo" e rassicurante.
La vena polemica di Dürrenmatt procede dall'interno, prendendo cioè a prestito proprio quei principi, quei materiali, quei procedimenti retorici di cui egli vuole fare giustizia (non a caso il suo La promessa reca il significativo sottotitolo Un requiem per il romanzo poliziesco)." (Franco Fossati - Roberto Di Vanni, Guida al "giallo", Gammalibri, 1980, pp. 105-106)

Resta il fatto che Il giudice e il suo boia (Der Richter und sein Henker, 1952), II sospetto (Der Verdacht, 1953) e La promessa (Das Versprechen, 1958) sono degli autentici romanzi gialli, nella lettera se non nello spirito: nei primi due libri il protagonista è il commissario Hans Barlach, una delle figure di poliziotto più straordinarie di tutta la letteratura poliziesca, al quale non poteva non essere affibbiato il solito accostamento a Maigret, salvo che nel suo caso si è avuta l'accortezza intellettuale di precisare che sembra "una specie di Maigret che abbia letto Heidegger."
Barlach è un "individuo plasmato su una fede integerrima e tutta positiva, ma convinto nello stesso tempo della fondamentale impotenza di questa a sconfiggere il male," e quindi non esita a far ricorso lui stesso, spietatamente, alle regole di un gioco amorale per eliminare quei criminali che la giustizia non riesce a colpire. Così in II giudice e il suo boia, il più geniale dei suoi romanzi polizieschi, Barlach (attenzione: sveliamo il clou del libro!) finisce per incastrare e fare uccidere un suo vecchio nemico, colpevole di numerosi delitti rimasti impuniti, ma - paradosso rivelatore - per un crimine che in realtà non ha commesso.
Lo stile di Dürrenmatt è di una "esemplare secchezza e concisione: il linguaggio è fulminante ed esente da indulgenze formali, acceso anche se mai violento, e nutrito di echi filosofici meditati e assai pertinenti, che trovano adeguata collocazione in alcuni memorabili dialoghi fra Barlach e i suoi avversari.
Ma ragguardevole è soprattutto la capacità dello scrittore di calarsi e immedesimarsi con pari autorevolezza in strutture narrative sempre diverse: II giudice e il suo boia è infatti un mystery, II sospetto un magistrale thriller, mentre La promessa è l'ennesima variazione sul tema dell'inverted story."
A proposito del modo di sviluppare la trama, va detto che l'inverted story, cioè far vedere subito chi è il colpevole e puntare alla ricostruzione dei fatti da parte dell'investigatore, risale addirittura al 1912, quando venne scritto The singing bone da Austin Freeman, padre del giallo scientifico in senso moderno.

  • La RAI ha realizzato nel 1971 due sceneggiati tratti da II giudice e il suo boia e da II sospetto, e Paolo Stoppa (1906 - 1988) ha interpretato magistralmente la figura del Commissario Barlach.
  • Da un lavoro in cui non compare Barlach, La panne, nel 1972 Ettore Scola ricava La più bella serata della mia vita.
  • Nel 1975 Maximilian Schell ha sceneggiato e diretto un film molto bello tratto da II giudice e il suo boia.
  • E nel 2001 Sean Penn ha tratto da La promessa uno straordinario film interpretato da Jack Nicholson.