Miss Marple
Deliiziosa la colonna sonora di Ron Godwin (che state ascoltando). I film sono tutti diretti da George Pollock, regista anche di una - modesta e sfortunata - delle quattro versioni di Dieci piccoli indiani (1966). Come Miss Marple la Rutherford fa anche un cameo in un film con Poirot (Tony Randall): The Alphabet Murders (Poirot e il caso Amanda, 1966, di Frank Tashlin). E a questo punto cediamo la parola a chi di gialli se ne intende davvero, cioè Oreste Del Buono e Lia Volpatti (dal loro Dizionario dei detectives, Mondadori, 1980): "Miss Marple si intrufolò così silenziosamente nella mia vita che quasi non mi accorsi del suo arrivo. Scrissi una serie di racconti per una rivista, immaginando che in un villaggio sei persone si riunissero una volta alla settimana per raccontare qualche caso imasto insoluto. Iniziai con Miss Jane Marple, un tipo di anziana signora che avevo visto frequentemente in casa di zia-nonnina, a Ealing, e simile a tante altre incontrate nei vari villaggi dei miei soggiorni giovanili. Miss Marple era molto più zitellesca e ansiosa di zia-nonnina, ma aveva una cosa in comune con lei: nonostante la sua cordialità si aspettava sempre il peggio da tutto e da tutti e le sue previsioni si dimostravano quasi sempre esatte..."Così la Christie nella sua Autobiografia parla del suo personaggio forse meglio riuscito. Miss Jane Marple, dunque. Il racconto di cui parla la Christie è The Thumb Mark of St. Peter, che venne poi raccolto, insieme ad altri nell'antologia The Thirteen Problems. Ma il primo romanzo in cui compare questo straordinario personaggio è Murder at the Vicarage, del 1930. Poirot aveva già dieci anni di vita, letteraria, si intende.Il villaggio, St. Mary Mead, è il luogo dove è nata e vive da sempre Miss Marple. È un tipico villaggio della campagna inglese, dove tutto sembra immobile, dove il tempo pare trascorrere lento, scandito soltanto dai tocchi delle campane della vecchia chiesa, che vanta un'antica vetrata "piuttosto bella." C'è una vecchia locanda, il vicariato, e tante villette georgiane. Unica nota stonata e segno della incombente modernità è un orrendo supermercato, sorto dove una volta c'era la vecchia bottega di cestini del signor Tom. Qui tutti si conoscono. Tutti si parlano. Tutti si salutano. Tutti sanno i fatti degli altri. È comunque un luogo che Miss Marple ama e dal quale si allontana malvolentieri. Una volta, il nipote, Raymond West, che la riforniva di romanzi moderni, "impossibili da leggere e pieni di personaggi sgradevoli", essendo lei convalescente da una brutta polmonite, l'aveva convinta ad andare nei Caraibi. E lei ci era pur andata, per poi concludere di annoiarsi, per poi rimpiangere il grigiore del clima britannico. "La vita era sempre uguale, laggiù. Non succedeva mai niente" (invece poi succede qualcosa!). A casa sua invece incappava di tanto in tanto in qualche evento eccitante, in qualche mistero da risolvere. Una volta suo nipote aveva osservato che a St. Mary Mead si stagnava. Ma lei aveva ribattuto, con una certa indignazione, che se si fosse preoccupato di osservare al microscopio quello stagno apparente, avrebbe scoperto una moltitudine di cose e ne sarebbe rimasto stupito..." Miss Marple è il fulcro, il perno su cui gira la vita del villaggio. Ha tante amiche, tutte più o meno zitelle come lei, con le quali sferruzza, beve té, mangia pasticcini, scambia ricette e spettegola a più non posso. Miss Marple infatti ha il "genio" del pettegolezzo, la straordinaria capacità di far parlare la gente e uno spirito di osservazione da far invidia a Sherlock Holmes. Inoltre è furba, come una scimmia. La sua torre di osservazione è il giardino. Qui passa ore a potare, diserbare, seminare senza mai perdere d'occhio la strada e il vicinato annotando diligentemente tutto quello che succede attorno a lei. A furia di "osservare" la gente e i fatti, Miss Marple si è costruita nella mente una sorta di "enciclopedia della tipologia umana", di catalogo generale in base al quale riesce a risolvere sempre i casi più complicati. Nell'analisi di un fatto criminoso, al quale sempre collabora "per puro caso", perché "per puro caso si trovava a passare di lì" procede per analogia. "La natura umana è quella che è e non cambia mai" è il suo motto. Per cui il comportamento delle persone, persone catalogate secondo schemi precisi, è sempre uguale, anche se i fatti sono diversi. La persona di tipo X che commette il piccolo reato di rubare in un supermarket un vasetto di marmellata avrà, dopo, lo stesso tipo di comportamento e di reazione di un'altra persona di tipo X che arriva al reato ben più grave e crudele di commettere un omicidio. "Vivendo così soli" dice Miss Marple "in una parte del mondo quasi remota, è necessario avere un passatempo. Ci si può occupare naturalmente dei lavori a maglia, delle ragazze esploratrici, delle opere di beneficenza, come ci si può divertire a dipingere dei bozzetti, ma il mio passatempo è sempre stato La Natura Umana. Così varia e così affascinante! E naturalmente in un piccolo villaggio, senza altre distrazioni, non manca il modo di approfondire questo studio. Si finisce per classificare le persone proprio come se fossero uccelli, fiori, gruppo così e così, genere tale, specie talaltra. Qualche volta capita di sbagliare, naturalmente, ma col passare del tempo gli errori sono meno frequenti. E poi si fanno le riprove. ..." Capita di sbagliare, afferma umilmente. Ma quando ha sbagliato? In effetti mai, è ovvio, e questo fa parte del gioco. C'è da dire che Agatha Christie riesce a condurre il suo personaggio alla soluzione degli enigmi sul filo di una logica impeccabile. Per strade tortuose, forse, strade strane, insolite, inconsuete al punto tale che il lettore a volte è portato a pensare "questa non ce la farà mai". Ma poi si ricrede all'ultima pagina. È stato più volte detto che la Marple sia una sorta di benevolo e ironico autoritratto. Che la Christie abbia cioè messo in questo personaggio una buona parte di se stessa. Può darsi, anche se la più bella autocaricatura è il personaggio di Ariadne Oliver, l'amica di Poirot, la famosa scrittrice di gialli, alta, grossa, poderosa divoratrice di mele. Nel fisico certo Miss Marple non è Agatha. È alta, snella, ha gli occhi azzurri, ha i capelli candidi come la neve, il viso roseo, segnato da mille rughe sottili, l'espressione dolce e innocente. Forse più che di Agatha stessa è il simbolo di un'era, di un mondo scomparso. Qualcosa che era nei ricordi infantili della scrittrice, qualcosa che sapeva di nonne e marmellate, di splendidi giardini all'inglese, qualcosa che lei non voleva andasse perduto. Comunque sia, per Miss Marple, che si era insinuata tanto silenziosamente e proditoriamente nella sua vita (e anche nelle nostre) la Christie ha nutrito un affetto certamente di gran lunga superiore a quello nutrito per il pomposo e irritante Poirot. Tanto è vero che se ha avuto il coraggio di uccidere in Curtain il piccolo investigatore belga, non è stata capace di fare altrettanto con la vecchina di St. Mary Mead. Non solo non ne ha avuto il coraggio. Ma ha preferito morire prima lei, lasciandola intatta viva e vegeta nella sua ultima avventura, Sleeping Murder.
le magnifiche copertine degli Omnibus Gialli Mondadori
|