Il commissario Montalbano Poco si dirà di Salvo Montalbano: Sellerio e Zingaretti l'hanno fatto conoscere a milioni di italiani, e questo basta. Ma Camilleri non è solo Montalbano: è, ad esempio, il funzionario RAI che assieme al regista Mario Landi a metà degli anni '60 ha portato sui nostri schermi Maigret e che ha collaborato anche alla realizzazione della serie sul tenente Sheridan.Camilleri è il primo scrittore (altri, anche autorevolissimi, ci avevano provato, ma...) che sia riuscito a far accogliere da parte dei lettori il tentativo di mescolare in un romanzo la lingua italiana e un dialetto. E non solo il siciliano che ritroviamo continuamente in Montalbano: La mossa del cavallo (1999) è ambientato alla fine dell'800 e il protagonista è Giovanni Bovara, vigatese di nascita ma vissuto da sempre a Genova: è stato inviato nella sua terra d'origine a fare l’ispettore ai mulini dopo che entrambi i suoi due predecessori erano stati trovati morti in circostanze misteriose. Bovara indaga, e subito deve fare i conti con la realtà mafiosa, tanto che viene incastrato in un caso di omicidio e messo in prigione. Bovara è, di fatto, ancora genovese, ed è in quel dialetto che pensa, ma si rende conto che proprio questo suo essere non siciliano gli impedisce di vedere le cose nella giusta prospettiva e di muoversi con l'attenzione necessaria. E allora ricomincia a pensare in siciliano, ritorna alla mentalità dei propri padri: genovese, siciliano, italiano si inframmezzano prima confusamente poi con sempre maggior compiutezza, fino a salvare Bovara. Un'operazione letteraria davvero ardita, oltre che originalissima, ma in cui Camilleri coinvolge il lettore quasi dolcemente, malgrado avvenga in una situazione drammatica: basterebbe questo a fare di Camilleri uno dei grandi della nostra letteratura. Montalbano, però.Certo, è grazie al suo Commissario che Camilleri ha raggiunto il grande pubblico, e siamo grati a entrambi per non aver litigato: in questo caso tra i due vi è un rapporto amicale, oltre che il legame fra padre e figlio, ben lontano dal vero e proprio odio che Conan Doyle sviluppò per Holmes, dalla placida indifferenza con cui Simenon prese a guardare Maigret, dal fastidio che Dame Agatha nutrì sempre per Poirot. Camilleri in tutti i suoi romanzi (anche in quelli più stranianti, come il bellissimo Maruzza Musumeci) parla di vita, e come potrebbe dunque non amare Montalbano? «Ho battezzato il commissario Salvo Montalbano in onore di Manuel Vàzquez Montalbàn, il mio caro amico di cui piango la scomparsa. Non ne ammiravo solo il raffinato stile narrativo, l'invenzione del detective-gourmet Pepe Carvalho, ma anche e soprattutto il profilo intellettuale, antifascista e comunista.» Ancora un paio di cose. Montalbano è uguale e diverso: non dissimile dai suoi conterranei, uomo del suo tempo con tutte le contraddizioni di questi due secoli che si dilaniano a vicenda, ma al tempo stesso cerca continuamente di uscire dal seminato di una terra che qualcuno vorrebbe sempre uguale a se stessa; e quando parla del G8 di Genova... Uno, nessuno, centomila. Montalbano comunista, dunque? In senso lato certamente sì, ma soprattutto Montalbano capace di concepire, e attuare, quella mossa del cavallo (il rimando è molto lontano, vero Camilleri?, al bellissimo e dimenticato libro di Viktor Šklovskij) che è tra le poche risorse rimaste agli uomini di buona volontà. su Camilleri: www.vigata.org Serie di Montalbano
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