Jochen Bölsche

Il progetto per il nuovo secolo americano era già pronto nel 1998


È un piano dei centri di ricerca americani di estrema destra per il dominio mondiale degli Stati Uniti. La prima tappa è l'attacco all'Iraq

In tutto il mondo, i critici del Presidente Bush sono convinti che la seconda guerra del Golfo serve sostanzialmente a sostituire Saddam, anche se il dittatore non ha armi di distruzione di massa. "Non si tratta delle sue armi", scrive il pacifista israeliano di origine tedesca Uri Avnery, "questa è semplicemente una guerra per il dominio del mondo, dal punto di vista commerciale, politico, strategico e culturale." Ed è basata su modelli concreti. Realizzati già negli anni novanta da centri di ricerca di estrema destra.

Organizzazioni in cui i guerrieri della guerra fredda provenienti dai circoli più interni dei servizi segreti, dalle chiese evangeliche, dalle società produttrici di armi e dalle compagnie petrolifere studiavano piani sconvolgenti per realizzare il nuovo ordine mondiale. Nei progetti di questi falchi prevaleva la legge del più forte; e il paese più forte, sarebbe stato l'ultima superpotenza: l'America.
 A questo scopo gli Stati Uniti avrebbero dovuto usare qualsiasi mezzo - diplomatico, economico e militare, perfino guerre di aggressione - per conquistare il controllo a lungo termine delle risorse del pianeta e indebolire ogni possibile rivale.
Questi progetti degli anni novanta - che andavano dal mettere da parte le Nazioni Unite a una serie di guerre per stabilire il predominio statunitense - non erano affatto segreti. Quasi tutti sono stati resi pubblici, alcuni si possono addirittura trovare in rete.
Per molto tempo questi piani sono stati liquidati come frutto delle fantasie di intellettuali isolati - residui dell'era ultraconservatrice di Reagan, il più gelido dei guerrieri della guerra fredda, ibernati nei circoli chiusi dell'accademia e dei gruppi di pressione. Alla Casa Bianca si respirava un'aria di internazionalismo. Si parlava di associazioni per i diritti umani universali, di multilateralismo nei rapporti con gli alleati. Erano in programma trattati sul cambiamento del clima, sul controllo degli armamenti, sulle mine antipersona e la giustizia internazionale.


 

Il nuovo secolo americano

In quest'atmosfera liberale arrivò, quasi inosservata, la proposta di un gruppo chiamato Progetto per il nuovo secolo americano (Pnac, Project for the New American Century: qui il documento integrale in inglese, formato .pdf, 853 Kb) che nel 1997 tracciava con forza un piano per la "leadership globale dell'America." Il 26 gennaio del 1998 l'équipe del progetto scrisse al presidente Clinton chiedendo un cambiamento radicale nei rapporti con le Nazioni Unite.
Anche se non era chiaro se Saddam stesse costruendo armi di distruzione di massa, rappresentava, a loro avviso, una minaccia per gli Stati Uniti, per Israele e per gli stati arabi, e possedeva "una parte consistente delle riserve di petrolio del mondo." Giustificavano così la loro proposta: "A breve termine bisogna essere pronti a un'azione militare senza riguardi per la diplomazia. A lungo termine bisogna disarmare Saddam e il suo regime. Siamo convinti che, in base alle risoluzioni dell'Onu esistenti, gli Stati Uniti hanno il diritto di prendere tutte le iniziative necessarie, compresa quella di dichiarare guerra, per garantire i loro interessi vitali nel Golfo. La politica degli Stati Uniti non dovrebbe in nessun caso essere paralizzata dalla fuorviante insistenza del Consiglio di sicurezza sull'unanimità."

La bozza di un'offensiva

Questa lettera poteva restare a ingiallire negli archivi della Casa Bianca, se non fosse stata così simile alla bozza di una guerra desiderata a lungo; e poteva essere dimenticata, se i membri del Pnac non l'avessero firmata. I suoi firmatari oggi fanno tutti parte dell'amministrazione Bush. Sono:
il vicepresidente Dick Cheney; il capo dello staff di Cheney, Lewis Libby; il ministro della difesa Donald Rumsfeld; il vice di Rumsfeld, Paul Wolfowitz; il responsabile delle "questioni di sicurezza globale, Peter Rodman; il segretario di stato per il controllo degli armamenti John Bolton; il vice ministro degli esteri Richard Armitage; l'ex vice ministro della difesa dell'amministrazione Reagan e ora presidente della commissione difesa Richard Perle; il capo del Pnac e consigliere di Bush, William Bristol, noto come il cervello del presidente; e Zalmay Khalilzad, che dopo essere stato ambasciatore speciale e responsabile del governo dell'Afghanistan ora è l'ambasciatore speciale di Bush presso l'opposizione irachena.
Ma prima ancora di questo documento - più di dieci anni fa - due sostenitori della linea dura che appartenevano al gruppo avevano presentato una proposta di difesa che aveva sollevato scandalo in tutto il mondo quando la notizia era trapelata attraverso la stampa americana. Il progetto rivelato nel 1992 dal New York Times era stato concepito da due uomini che oggi fanno entrambi parte del governo statunitense: Wolkowitz e Libby.
Sostenevano che la dottrina della deterrenza utilizzata nella guerra fredda avrebbe dovuto essere sostituita da una nuova strategia globale. L'obiettivo era perpetuare la situazione in cui gli Stati Uniti sono una superpotenza nei confronti dell'Europa, della Russia e della Cina. Venivano suggeriti vari sistemi per scoraggiare eventuali rivali dal mettere in discussione la leadership americana, o dall'assumere un ruolo più significativo a livello regionale o globale. Il documento suscitò molta preoccupazione nelle capitali europee e asiatiche.
Ma la cosa fondamentale, secondo il documento di Wolfowitz e Libby, era il completo predominio americano sull'Eurasia. Qualsiasi paese avesse costituito una minaccia per gli Stati Uniti entrando in possesso di armi di distruzione di massa avrebbe dovuto essere oggetto di un attacco preventivo. Le alleanze tradizionali avrebbero dovuto essere sostituite da coalizioni ad hoc: Questo piano di massima del 1992 diventò poi la base di un progetto del Pnac definito nel settembre del 2000, qualche mese prima dell'inizio dell'amministrazione Bush.
Il documento del settembre 2000 (Ricostruire le difese americane) era stato stilato da Rumsfeld, Cheney, Wolfowitz e Libby, ed era dedicato a come "mantenere la superiorità degli Stati Uniti, contrastare le potenze rivali e modellare il sistema di sicurezza globale in base agli interessi statunitensi."

La cavalleria della nuova frontiera

Tra le altre cose, in questo documento si diceva che gli Stati Uniti dovevano riarmarsi e costruire uno scudo missilistico per poter essere in condizione di combattere più guerre contemporaneamente e portare avanti il proprio programma. Qualunque cosa accadesse, il Golfo avrebbe dovuto essere sotto il controllo americano: "Gli Stati Uniti cercano da anni di svolgere un ruolo sempre crescente nella gestione della sicurezza del Golfo. Il conflitto non risolto con l'Iraq costituisce un'ovvia giustificazione per la nostra presenza, ma indipendentemente dal problema del regime iracheno, è necessaria una forte presenza degli Stati Uniti nel Golfo."
Nel documento le forze americane stazionate nel Golfo vengono indicate usando un linguaggio da far west come "la cavalleria della nuova frontiera americana." Perfino i tentativi di imporre la pace, continua il documento, dovrebbero portare il marchio degli Usa piuttosto che quelli dell'Onu.
Appena ha vinto le sue controverse elezioni e ha preso il posto di Clinton, il presidente Bush (junior) ha subito inserito i duri del Pnac nella sua amministrazione. Il suo vecchio sostenitore Richard Perle (che una volta aveva esposto all'Hamburg Times la teoria della "diplomazia della pistola puntata alla testa") si è trovato a ricoprire un ruolo fondamentale nella commissione della difesa, che opera in stretta collaborazione con il capo del Pentagono Rumsfeld.
Con una rapidità da togliere il fiato, il nuovo blocco di potere ha cominciato ad applicare la strategia del Pnac. Bush ha affossato un trattato internazionale dopo l'altro, ha messo da parte le Nazioni Unite e ha cominciato a trattare i suoi alleati come subordinati. Dopo gli attacchi dell'11 settembre, mentre gli Stati Uniti erano dominati dalla paura e circolavano le lettere all'antrace, il gabinetto Bush ha deciso che era giunto il momento di rispolverare i piani del Pnac sull'Iraq.
A soli sei giorni dall'11 settembre, Bush ha firmato l'ordine di prepararsi alla guerra contro la rete del terrore e i taliban. Un altro ordine inizialmente segreto era arrivato ai militari, con istruzioni di preparare la guerra all'Iraq.

Un fulgido esempio

Naturalmente le accuse secondo cui l'Iraq sarebbe stato il mandante degli attentatori dell'11 settembre non sono state mai provate, e nemmeno l'ipotesi che Saddam avesse a che fare con le lettere all'antrace (è stato dimostrato che provenivano da fonti dell'esercito statunitense). Ma nonostante questo, Richard Perle ha dichiarato in un'intervista televisiva che "la guerra al terrorismo non si potrà considerare vinta finché Saddam àal potere."
 Perle considera una priorità degli Stati Uniti deporre il dittatore "perché simboleggia il disprezzo per i valori occidentali." Ma Saddam è sempre stato lo stesso, anche quando ha conquistato il potere in Iraq con il sostegno degli Stati Uniti. A quell'epoca, un funzionario dei servizi segreti dell'ambasciata americana a Baghdad aveva detto nel suo rapporto alla Cia: "Lo so che Saddam è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana." E dopo che gli Stati Uniti lo hanno appoggiato nella sua guerra contro l'Iran, l'ex direttore della Cia, Robert Gates, ha detto di non essersi mai fatto illusioni.
 Il dittatore, sostiene Gates, "non è mai stato un riformatore, né un democratico, solo un comune criminale." Ma il documento del Pnac non spiega chiaramente perché adesso Washington vuole dichiarare guerra al suo vecchio socio, anche senza il sostegno del'Onu.
 Ci sono molte prove del fatto che Washington vuole eliminare il regime iracheno per portare tutto il Medio Oriente sotto la sua sfera di influenza economica. Bush mette la cosa diversamente: dopo la liberazione, conseguenza necessaria del mancaro rispetto delle leggi internazionali, l'Iraq "diventerà un fulgido esempio di libertà per gli altri paesi della regione." Esperti come Udo Steinbach, direttore dell'Istituto tedesco-orientale di Amburgo, hanno dei dubbi sulla buona fede di Bush. Steinbach descrive la necessità di democratizzare l'Iraq come "una calcolata distorsione che mira a giustificare la guerra." "Sopratutto in Iraq - dice Steinbach - non riesco a convincermi."
La cosiddetta guerra preventiva contro l'Iraq che gli ideologi del Pnac desiderano da tempo serve anche, a giudizio di Ury Avnery, a dare battaglia all'Europa e al Giappone. È un altro passo verso il predominio degli Stati Uniti sull'Eurasia.
Osserva Avnery: "L'occupazione americana dell'Iraq assicurerebbe agli Stati Uniti il controllo non solo delle vaste riserve di petrolio del paese, ma anche di quelle del Caspio e degli stati del Golfo. In questo modo potrebbero condizionare l'economia di Germania, Francia e Giappone a proprio piacimento, solo manipolando il prezzo del petrolio. Un prezzo più basso danneggerebbe la Russia, uno più alto rovinerebbe Germania e Giappone. È per questo che impedire questa guerra è essenziale per gli interessi europei, oltre che per il profondo desiderio di pace dell'Europa."
"Washington non si è mai fatta scrupoli ad ammettere il suo desiderio di domare l'Europa
", sostiene Avnery. "Per mettere in atto i suoi piani di dominio del mondo, Bush è pronto a versare enormi quantità di sangue, purché non si tratti di sangue americano."


Infatuati della guerra

L'arroganza dei falchi dell'amministrazione statunitense, e il loro progetto di costringere il mondo a sottomettersi alle loro decisioni sulla guerra e sulla pace, sconvolge personaggi come l'esperto di diritto internazionale Hartmut Schiedermair di Colonia. Lo "zelo da crociati" che porta gli americani a fare certe dichiarazioni, dice, è "molto inquietante."
 Allo stesso modo, Haral Mueller - studioso di problemi della pace - critica da tempo il governo tedesco per aver "continuato a sottovalutare e ad avallare strategicamente" il drastico cambiamento della politica estera statunitense dopo il 2001. A suo avviso il programma dell'amministrazione Bush è evidente: "L'America farà quello che vuole. Rispetterà le leggi internazionali se le farà comodo e le infrangerà o le ignorerà se sarà necessario... Gli Stati Uniti vogliono libertà completa, vogliono essere l'aristocrazia del mondo della politica."
Anche i politici più navigati dei paesi che appoggiano la seconda guerra del Golfo sono spaventati dai radicali della Casa Bianca. L'anno scorso il vecchio deputato laburista Tam Dalyell ha attaccato il piano del Pnac alla Camera dei Comuni: "Questa è robaccia che viene dai pensatoi dell'estrema destra dove si riuniscono guerrafondai dal cervello di gallina - gente che non ha mai conosciuto gli orrori della guerra, ma è infatuata dalla sua idea." E non ha risparmiato neanche il suo stesso leader, Tony Blair: "Mi meraviglio che il primo ministro laburista sia pronto a saltare nel letto di questa banda di pigmei ."
Anche dall'altra parte dell'Atlantico, a metà febbraio, il senatore democratico Robert Byrd (che a 86 anni viene chiamato "il padre del senato") ha detto la sua. Il più vecchio membro dell'assemblea ha dichiarato che la guerra preventiva voluta dalla destra era "la distorsione di una vecchia concezione del diritto all'autodifesa" e "un attacco al diritto internazionale." La politica di Bush, ha aggiunto, "potrebbe costituire un punto di svolta nella storia del mondo" e "gettare le basi dell'antiamericanismo" in buona parte del pianeta.
Una persona che ha espresso un'opinione inequivocabile sul problema dell'antiamericanismo è l'ex presidente Jimmy Carter, che è stato altrettanto chiaro sul programma del Pnac. All'inizio Bush ha risposto alla sfida dell'11 settembre in modo efficace e intelligente, sostiene Carter, "ma nel frattempo, con la scusa della 'guerra al terrorismo', un gruppo di conservatori ha cercato di far approvare i suoi vecchi progetti."
Le limitazioni dei diritti civili negli Stati Uniti e a Guantanamo, l'annullamento degli accordi internazionali, "il disprezzo per il resto del mondo", e infine l'attacco all'Iraq "anche se Baghdad non costituisce una minaccia per gli Stati Uniti", tutte queste cose, secondo Carter, avranno conseguenze devastanti. "Questo unilateralismo - avverte l'ex presidente americano - finirà per isolare sempre più gli Stati Uniti da quei paesi di cui hanno bisogno per combattere il terrorismo."

DER SPIEGEL

Il nuovo secolo americano
PNAC - Project for the New American Century


La prima volta che ciascuno di noi ha sentito ventilare la possibilità che l'11 settembre sia stato un autoattentato, ha probabilmente reagito nello stesso modo: con un secco rifiuto istintivo. "Non è possibile che gli americani si siano fatti questo da soli", è la prima cosa che qualunque persona normale è portata a pensare, di fronte ad un'azione che nessuno di noi riuscirebbe nemmeno a concepire nella più torbida delle sue notti.

Pare invece che vi sia chi è riuscito a concepirla alla piena luce del giorno, con largo anticipo, e senza nemmeno mostrare troppe remore nel renderla pubblica. Stiamo parlando del notorio documento del PNAC - Project for the New American Century - partorito nel Settembre del 2000 dal think-tank guidato da Wolfowitz, Rumsfeld, Cheney e soci, ovvero dalla squadra che solo quattro mesi dopo, in maniera tutt'altro che limpida, sarebbe riuscita a conquistarsi la strada per la Casa Bianca.

Il "Nuovo Ordine Mondiale"

La "filosofia" del PNAC, che è ufficialmente nato nel 1997, era imperniata sull'idea che fosse necessario approfittare del recente crollo dell'impero sovietico, e della momentanea mancanza di avversari a livello mondiale, per garantire all'America strategicamente, politicamente, e militarmente, il controllo indiscusso del pianeta.

È quello che sempre più comunemente viene definito "New World Order", o Nuovo Ordine Mondiale. In una curiosa coincidenza, il Presidente George H. Bush (padre dell'attuale Presidente) teneva di fronte al Congresso americano (il Parlamento a camere riunite) un discorso intitolato "Towards a New World Order" (verso un nuovo ordine mondiale), proprio l'11 di Settembre del 1990. Si era alla vigilia della Prima Guerra del Golfo. Undici anni dopo sarebbero cadute le Torri Gemelle. E nonostante il figlio, divenuto nel frattempo presidente, quel giorno si trovasse in Florida, l'ex-presidente, di ritorno da New York al Texas, decise di passare la notte alla Casa Bianca, in compagnia di Dick Cheney. Cheney è l'uomo che avrebbe preso in mano le redini dell'intera situazione, il giorno seguente, in assenza del Presidente da Washington.

Ovviamente, il progetto di distruzione delle Torri Gemelle non stava scritto nero su bianco, sulle pagine del PNAC pubblicate nel Settembre 2000, ma di certo quegli attentati apparvero come un elemento ideale da una parte, e assolutamente indispensabile dall'altra, per mettere in moto la macchina da guerra che abbiamo visto scatenarsi dopo l'11 Settembre.




L'articolo che segue, pubblicato nel settembre 2002 dal Sunday Herald di Londra, sembra offrire un'ottima sintesi di quella che è la mentalità che sta alla base del "Progetto per il Nuovo Secolo Americano".

Il documento originale "Rebuilding Americas Defenses" (.pdf)

Il discorso di George H. Bush dell'11 Settembre 1990, "Towards a New World Order"

Il sito ufficiale del PNAC.
 

Qui di seguito un articolo riguardo il contenuto del PNAC.
 

Neil Mackay

Bush pianificò il "cambio di regime" in Iraq prima di diventare Presidente


Un progetto SEGRETO per la dominazione USA del globo rivela che il Presidente Bush e il suo gabinetto stavano pianificando un attacco premeditato all'Iraq per garantire un cambiamento di regime anche prima di prendere il potere nel gennaio del 2001.

Il progetto, scoperto dal Sunday Herald, per la creazione di una "Pax Americana globale" è stato redatto da Dick Cheney (ora vice-presidente), Donald Rumsfeld (ministro della difesa), Paul Wolfowitz (segretario di Rumsfeld), il fratello minore di George W Bush, Jeb, e Lewis Libby (capo dello staff di Cheney). Il documento, intitolato "Ricostruzione delle difese americane: Strategie, Forze e Risorse per un Nuovo Secolo", fu scritto nel settembre 2000 dal comitato di neo-conservatori: Project for the New American Century (PNAC).

Il piano mostra come il gabinetto di Bush intendesse prendere il controllo della regione del Golfo, fosse o no al potere Saddam Hussein. Vi si legge: "Da decenni gli Stati Uniti tentano di giocare un ruolo più permanente nella sicurezza della regione del Golfo. Se l'irrisolto conflitto con l'Iraq offre la giustificazione immediata, la necessità per una consistente presenza americana nel Golfo trascende la questione del regime di Saddam Hussein".
Il documento PNAC conferma un "progetto per il mantenimento della supremazia globale degli USA, impedendo l'ascesa di una grande potenza rivale e modellando l'ordine e la sicurezza internazionali in linea con i principi e gli interessi americani".

La "grandiosa strategia americana" dovrà essere perseguita "più a lungo possibile nel futuro", dice il rapporto. Esso richiede inoltre che gli USA "combattano e riportino vittorie decisive in contemporanea su più teatri di guerra di importanza strategica" come "missione chiave".

Il rapporto descrive le forze armate americane all'estero come "la cavalleria della nuova frontiera americana". Il progetto PNAC conferma un precedente documento scritto da Wolfowitz e Libby secondo il quale gli USA devono "scoraggiare le nazioni industrialmente avanzate dal proporre la loro leadership o perfino ad aspirare ad un più ampio ruolo a livello regionale o mondiale"
Inoltre il rapporto PNAC:

- si riferisce agli alleati chiave, come il Regno Unito, come al "più efficace ed efficiente mezzo per esercitare la leadership americana globale";

- descrive le missioni di mantenimento della pace come "riservate alla leadership politica americana, piuttosto che a quella delle Nazioni Unite";

- rivela la preoccupazione all'interno dell'amministrazione che l'Europa possa rivaleggiare con gli USA;

- afferma che "anche se Saddam dovesse uscire di scena" le basi in Arabia Saudita e in Kuwait rimarranno in modo permanente - nonostante l'opposizione interna dei regimi del Golfo allo stazionamento di truppe USA - dal momento che l'Iran potrebbe benissimo rivelarsi una minaccia agli interessi USA pari a quella rappresentata dall'Iraq".

- evidenzia la Cina per un "cambio di regime", sostenendo che "è tempo di accrescere la presenza delle forze americane nell'Asia sud-orientale". Questo, dice il documento, può portare al fatto che "l'America e le potenze alleate forniscano la spinta al processo di democratizzazione in Cina";

- sollecita la creazione di "Forze Spaziali USA", per dominare lo spazio, e il controllo totale del cyberspazio per evitare che i "nemici" possano adoperare internet contro gli USA;

- suggerisce che, nonostante la minaccia di dichiarare guerra all'Iraq per aver sviluppato armi di distruzione di massa, gli USA meditano di produrre armi biologiche - bandite dalla nazione - nei decenni a venire. Esso afferma: "Nuovi metodi di attacco - elettronico, 'non-letale', biologico - saranno disponibili in misura maggiore; probabilmente i combattimenti avranno luogo in nuove dimensioni, nello spazio, nel cyberspazio, e forse il mondo dei microbi ... forme avanzate di guerra biologica indirizzate a specifici genotipi, possono levare la guerra biologica dal regno del terrore e trasformarla in un utile strumento politico";

- e indica la Corea del Nord, la Libia, la Siria e l'Iran come regimi pericolosi e afferma che la loro esistenza giustifica la creazione di un "sistema mondiale di controllo e comando".

Tam Dalyell, il ministro laburista, padre della Camera dei Comuni e una delle principali voci di ribellione contro la guerra in Iraq, dichiara: "Questa è spazzatura della consulenza presidenziale di destra fatta di falchi col cuore da coniglio - gente che non ha mai fatto la guerra ma è innamorata dell'idea della guerra. Uomini come Cheney, che durante guerra del Vietnam erano imboscati.

"Questo è un progetto per la dominazione USA del mondo - un nuovo ordine mondiale di loro invenzione. Questi sono i processi mentali di visionari americani che vogliono controllare il mondo. Mi sconvolge che un Primo Ministro laburista britannico abbia potuto saltare nel letto di una ciurma di simile levatura morale."

Copyright © 2002 smg sunday newspapers ltd. no.176088

Traduzione di Pier Giorgio per luogocomune.net

Fonte originale: Sunday Herald - 15 September 2002.

 

Traduzione dei brani più significativi del PNAC

Il documento completo è troppo lungo, per cui propongo qui una traduzione dei punti salienti ad opera dell'utente Orwell di www.luogocomune.net.

« RICOSTRUIRE LA DIFESA AMERICANA
Strategia, Forze e Risorse per un Nuovo Secolo

Rapporto del Progetto per un Nuovo Secolo Americano
Settembre 2000

IL PROGETTO PER IL NUOVO SECOLO AMERICANO

Nato nella primavera del 1997, il progetto per il nuovo secolo americano è una organizzazione educazionale no-profit, il cui scopo è di promuovere la leadership americana globale. Il progetto è una iniziativa del Progetto Nuova Cittadinanza. William Kristol è il presidente del progetto, e Robert Kagan, Devon Gaffney Cross, Bruce P. Jackson e John R. Bolton ne sono i direttori. Gary Schmitt è il direttore esecutivo del progetto.

“Al termine del 20° secolo, gli Stati Uniti si presentano come la potenza mondiale dominante. Dopo aver guidato l’occidente alla vittoria della Guerra Fredda, l’America è ora davanti ad una opportunità ed una sfida: gli Stati Uniti hanno la lungimiranza di costruire ancora sui successi ottenuti nei decenni passati? Gli Stati Uniti hanno la risolutezza per configurare un nuovo secolo che sia favorevole ai principi e agli interessi Americani?

“[Ciò di cui abbiamo bisogno è] una forza militare che sia forte e pronta ad affrontare sia le sfide presenti sia quelle future; una politica estera che promuova in modo deciso e propositivo i principi americani all’estero; e una leadership nazionale che accetti le responsabilità globali degli Stati Uniti.

“Certo, gli Stati Uniti devono essere prudenti nel modo in cui esercitano il loro potere. Tuttavia non possiamo evitare i costi che sono associati alla responsabilità della leadership globale. L’America ha un ruolo vitale nel mantenimento della pace e della sicurezza in Europa, in Asia e nel Medio Oriente. Se decliniamo le nostre responsabilità, incoraggiamo le sfide ai nostri interessi fondamentali. La storia del 20° secolo dovrebbe averci insegnato quanto sia importante configurare le circostanze prima che emerga la crisi, e affrontare le minacce prima che diventino estreme. La storia del secolo passato dovrebbe averci insegnato ad abbracciare la causa della leadership americana.”

- Dal fondamento del progetto Dichiarazione dei Principi.



INTRODUZIONE

Il progetto per il Nuovo Secolo Americano nacque nella primavera del 1997. Dalla sua nascita, il Progetto si è preoccupato del declino della forza della difesa americana, e dei problemi che tale declino creerebbe per l’esercizio della leadership americana nel mondo e, in ultimo, per il mantenimento della pace.

Le nostre preoccupazioni furono rafforzate dai due studi sulla difesa commissionati dal congresso che furono disponibili di lì a poco: la Review Quadriennale della Difesa del Pentagono (QDR, Maggio 1997) e il rapporto del Panel Nazionale sulla Difesa (NDP, Dicembre 1997). Entrambi gli studi assumevano che i budget di spesa sulla difesa negli USA sarebbero rimasti stabili o avrebbero continuato a ridursi. Di conseguenza, i piani di difesa e le raccomandazioni evidenziate nei due rapporti furono disegnati avendo in mente tali vincoli di budget. In termini generali, il QDR espresse preoccupazione sulle attuali esigenze militari nella spesa per i futuri bisogni della difesa, mentre il rapporto dell’NDP enfatizzò i bisogni futuri sottostimando le odierne responsabilità della difesa. Anche se il QDR e il rapporto dell’NDP proponevano politiche diverse, entrambi condividevano una caratteristica di fondo: il divario tra risorse e strategia doveva essere colmato non aumentando le risorse bensì con un ridimensionamento della strategia. Le forze armate americane, sembrava, potevano prepararsi al futuro ritirandosi dal loro decisivo ruolo di difesa dell’odierno ordine di sicurezza globale, oppure potevano occuparsi della situazione attuale ma essere impreparate per le minacce e le battaglie di domani.
Entrambe le alternative ci sembrarono miopi. Gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza, combinando potere militare dominante, leadership tecnologica globale, ed economia più estesa del mondo. Inoltre, l’America si pone a capo di un sistema di alleanze che include gli altri poteri democratici guida del mondo. Al momento gli Stati Uniti non hanno nemici globali. La strategia generale dovrebbe puntare a mantenere ed estendere questa posizione vantaggiosa il più possibile negli anni a venire. Ci sono, tuttavia, stati potenzialmente potenti insoddisfatti della situazione attuale che vogliono cambiarla, se possibile, in direzioni che mettono in pericolo la condizione di relativa pace, prosperità e libertà di cui gode il mondo oggi. Fino ad ora, sono stati scoraggiati dal farlo dalla capacità e dalla presenza globale del potere militare Americano. Ma, se tale potere diminuirà, sia in termini assoluti sia relativi, le felici condizioni che ne conseguono saranno inevitabilmente messe a repentaglio.

Il mantenimento dell’invidiabile situazione strategica in cui gli Stati Uniti si trovano oggi richiede una capacità militare dominante sia oggi sia nel futuro. Tuttavia anni di tagli alla spesa militare hanno eroso la prontezza dell’esercito Americano, e mettono a rischio i piani del Pentagono per mantenere la superiorità militare negli anni a venire. Sempre di più, l’esercito degli US si ritrova sottodimensionato, equipaggiato ed addestrato inadeguatamente, costretto a gestire operazioni d’emergenza, e mal preparato a adattarsi alla “Revolution in military affairs”. Senza una ben congegnata politica di difesa e un appropriato aumento della spesa militare, gli Stati Uniti si stanno facendo sfuggire la possibilità di avvantaggiarsi appieno delle opportunità strategiche alla sua portata.

Con queste premesse in mente, nella primavera del 1998 avviammo un progetto che aveva lo scopo di esaminare i piani e i bisogni in termini di risorse per la difesa del paese. Iniziammo dal presupposto che le potenzialità militari degli US dovrebbero essere in grado di sostenere una strategia Americana generale mirata a costruire su questa opportunità senza precedenti. Non accettammo nessun tipo di vincolo prestabilito sulla base di assunzioni su cosa il paese dovrebbe o non dovrebbe voler spendere per la sua difesa.

In termini generali, vedemmo il progetto come la prosecuzione della strategia sulla difesa espressa dal Dipartimento delle Difesa di Cheney negli ultimi giorni dell’Amministrazione Bush. La Guida alla Politica sulla Difesa (DPG) abbozzata nei primi mesi del 1992 offriva un modello di riferimento per mantenere la supremazia degli US, impedendo la crescita di un grosso potere nemico, e configurando l’ordine della sicurezza internazionale in linea con i principi e gli interessi Americani. Trapelato prima di essere formalmente approvato, il documento fu criticato come uno sforzo dei “guerrieri della guerra fredda” mirato a mantenere alto il livello della spesa per la difesa e ad arginare i tagli alle forze armate malgrado il crollo dell’Unione Sovietica; come prevedibile, fu di conseguenza accantonato dalla nuova amministrazione.

Anche se l’esperienza degli ultimi otto anni ha modificato la nostra conoscenza dei fabbisogni particolari dell’esercito per portare avanti questa strategia, i principi di base del DPG, a nostro giudizio, rimangono validi. E le parole che il segretario Cheney pronunciò a quel tempo in risposta alle critiche al DPG sono ancora vere: “Possiamo supportare le forze armate di cui abbiamo bisogno e rimanere in una posizione che aiuti a far andare le cose per il meglio, oppure possiamo gettare questo vantaggio al vento. Ma ciò non farebbe che anticipare il giorno in cui dovremo affrontare minacce più grandi, ad un costo maggiore e un rischio ulteriore per la vita degli Americani.”

Il progetto andò avanti con lo svolgimento di una serie di seminari. Chiedemmo ad eminenti esperti della difesa di scrivere articoli per approfondire vari argomenti: le missioni future e i bisogni dei singoli servizi dell’esercito, il ruolo delle riserve, la dottrina strategica nucleare e la difesa missilistica, il budget per la difesa e i progetti per la modernizzazione dell’esercito, lo stato (addestramento e prontezza) attuale delle forze, la Revolution in military affaire, la pianificazione della difesa per i teatri di guerra, piccole guerre e operazioni di polizia. Gli articoli furono distribuiti ad un gruppo di partecipanti, scelti per la loro esperienza e giudizio nelle questioni della difesa. (L’elenco dei partecipanti si trova alla fine di questo rapporto). Ciascun articolo divenne quindi la base per la discussione e il dibattito. Il nostro scopo era di utilizzare gli articoli per aiutare la discussione, per generare e valutare le idee, e per supportarci a sviluppare il nostro rapporto finale. Mentre ogni articolo partiva dallo stesso punto di vista strategico comune, non facemmo nessun tentativo di indirizzare i punti di vista o le indicazioni dei singoli articoli. Volevamo che la discussione fosse il più possibile completa e diversificata.

Il nostro rapporto discende in modo pesante da quelle considerazioni. Tuttavia non chiedemmo ai partecipanti al seminario di “sottoscrivere” il rapporto finale. Volevamo una discussione franca e cercammo di evitare i rischi che si potevano nascondere nel tentare di produrre un prodotto di consenso ma blando. Volevamo tentare di definire e descrivere una strategia di difesa che fosse onesta, meditata, coraggiosa, internamente consistente e chiara. E volevamo far scattare la scintilla per una discussione seria ed informata, il primo passo essenziale per arrivare a conclusioni valide e per conquistare il sostegno dell’opinione pubblica.

Alcuni fatti nuovi ci hanno fatto pensare che il rapporto poteva avere un’audience più ricettiva adesso rispetto agli anni più recenti. Per la prima volta dagli anni ’60 il governo federale sta gestendo un avanzo di capitale. Per la maggior parte degli anni ’90, il Congresso e la Casa Bianca hanno dato alla parità del bilancio federale una priorità maggiore rispetto al finanziamento della sicurezza nazionale. Infatti, ad un livello significativo, il budget è stato bilanciato da una combinazione tra aumento delle entrate provenienti dalle tasse e tagli alla spesa per la difesa. L’avanzo che ci si attende nelle entrate federali nei prossimi dieci anni, ad ogni modo, elimina qualsiasi necessità di tenere la spesa per la difesa ad un preconcetto basso livello.

Inoltre, l’opinione pubblica Americana e i suoi rappresentanti eletti sono diventati sempre più consapevoli del declino dello stato dell’esercito degli US. Notizie di cronaca, rapporti del Pentagono, testimonianze del congresso e resoconti di membri dei servizi armati dipingono un quadro di un esercito Americano che è alle prese con bassi tassi di arruolamento e mantenimento, alloggi cadenti, insufficienza di pezzi di ricambio e di armi, e una preparazione al combattimento in calo.

Infine, questo rapporto viene dopo l’esperienza di un decennio alle prese con il mondo del dopo Guerra Fredda. Gli sforzi fatti in passato per disegnare una strategia di difesa che funzionasse per la sicurezza odierna sono stati costretti a funzionare su molte ipotesi non verificatesi sulla natura di un mondo senza una superpotenza nemica. Oggi abbiamo un’idea molto più chiara di quali siano le nostre responsabilità, quali potrebbero essere le minacce per noi in questo nuovo scenario di sicurezza, e di cosa ci sarà bisogno per assicurare la conseguente pace e stabilità. Siamo convinti che il nostro rapporto rifletta e tragga benefici da questo bagaglio di esperienza decennale.

Il nostro rapporto viene pubblicato in un anno di elezioni presidenziali. La nuova amministrazione dovrà produrre una seconda Review Quadriennale della Difesa poco dopo il suo insediamento. Speriamo che il rapporto del Progetto servirà come linea guida per i piani di difesa immediati e futuri della nazione. Crediamo di aver messo in piedi un programma di difesa che è giustificato dall’evidenza, è basato su un onesto esame dei problemi e delle possibilità, e che non si sottrae dall’affrontare il reale costo della sicurezza. Speriamo che possa ispirare una attenta considerazione e una seria discussione. Il mondo del dopo Guerra Fredda non rimarrà a lungo un posto relativamente pacifico se continueremo ad ignorare i problemi relativi alla politica estera e alla difesa. Ma una seria attenzione, una riflessione attenta, e la disponibilità a destinare le risorse adeguate per conservare la potenza militare Americana potranno rendere il mondo più sicuro e gli interessi strategici Americani più protetti sia oggi sia in futuro.


PRINCIPALI RISULTATI

Questo rapporto deriva dalla convinzione che l’America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale attraverso il mantenimento della superiorità delle forze militari degli US. Oggi, gli Stati Uniti hanno un’opportunità strategica senza precedenti. Non hanno davanti a sé nessuna grande potenza che li possa sfidare; hanno al loro fianco alleati ricchi e potenti in ogni parte del mondo; sono nel pieno del più lungo ciclo di espansione economica che la storia ricordi; e i loro principi economici e politici sono condivisi quasi universalmente. Mai come oggi l’ordine della sicurezza internazionale è stato così proteso verso gli interessi e gli ideali Americani. La sfida del prossimo secolo è preservare ed ampliare questa “Pax Americana”.
Eppure a meno che gli Stati Uniti non mantengano una adeguata forza militare, questa opportunità verrà persa. E infatti, negli ultimi dieci anni, l’insuccesso nello stabilire una strategia per la sicurezza che rispondesse alle nuove realtà e offrisse risorse adeguate per l’intera gamma di missioni necessarie ad esercitare la leadership globale degli US a messo sempre più a rischio la pace Americana. Questo rapporto tenta di definire queste necessità. In particolare dobbiamo:

STABILIRE QUATTRO MISSIONI ESSENZIALI per le forze armate degli US:

• difendere la patria Americana;
• combattere e vincere in modo definitivo, nei principali teatri di guerra simultaneamente;
• assolvere ai doveri di polizia associati alla creazione di zone di sicurezza in regioni critiche;
• trasformare le forze armate degli US per compiere la “rivoluzione nelle questioni militari”;
Per portare a compimento queste missioni chiave, dobbiamo fornire un’adeguata allocazione di forze e di risorse. In particolare, gli Stati Uniti devono:

MANTENERE LA SUPREMAZIA STRATEGICA NUCLEARE, basando il deterrente nucleare degli US su un assetto nucleare globale che prenda in considerazione l’intera gamma delle minacce attuali ed emergenti, e non solamente il bilancio US-Russia.

RIPORTARE I LIVELLI DEL PERSONALE dell’esercito odierno più o meno ai livelli dell’“Esercito Base” indicati dall’amministrazione Bush, con un aumento delle forze in servizio attivo da 1,4 milioni a 1,6 milioni.

RIPOSIZIONARE LE FORZE ARMATE DEGLI US per rispondere alle realtà strategiche del 21° secolo spostando forze con base permanente dal Sudest Europeo al Sudest Asiatico, e modificando gli schemi di schieramento delle forze navali in modo da riflettere i crescenti interessi strategici nell’Asia dell’Est.

MODERNIZZARE LE ATTUALI FORZE DEGLI US IN MODO SELETTIVO, procedendo con il programma F-22 aumentando l’acquisto di ponti aerei, supporto elettronico e altre portaerei; espandendo le flotte di combattimento sottomarine e di superficie; acquistando elicotteri Com’anche e veicoli di terra medio-pesanti per l’esercito, e la portaerei V-22 Osprey “a rotore inclinato” per i Corpi della Marina.

CANCELLARE I PROGRAMMI “ROADBLOCK” come il Joint Strike Fighter, CVX e Crusader che assorbirebbero un ammontare esorbitante dei fondi del Pentagono offrendo miglioramenti limitati delle capacità attuali. I risparmi ottenuti dalla cancellazione di questi programmi dovrebbero essere usati per alimentare il processo di trasformazione militare.

SVILUPPARE E SCHIERARE DIFESE MISSILISTICHE GLOBALI per difendere la patria Americana e gli alleati americani, e per offrire basi sicure alla proiezione del potere degli US in tutto il mondo.

CONTROLLARE LE NUOVE “COMUNITA’ INTERNAZIONALI” DELLO SPAZIO E DEL “CYBERSPAZIO”, e aprire la strada ad un nuovo servizio militare – le Forze Spaziali degli US – con la missione del controllo dello spazio

PORTARE A COMPIMENTO LA “RIVOLUZIONE NELLE QUESTIONI MILITARI” per assicurare le superiorità di lungo termine delle forze convenzionali degli US. Stabilire un precesso di trasformazione in due fasi che
• massimizzi il valore dei sistemi di armamento attuali attraverso l’applicazione di tecnologie avanzate e
• produca più intensi miglioramenti nelle capacità militari, incoraggiando la competizione tra i singoli servizi e gli sforzi di sperimentazione di servizi congiunti.

AUMENTARE LA SPESA MILITARE gradualmente ad un livello minimo da 3,5 a 3,8 punti percentuali del prodotto interno lordo, aggiungendo dai 15 ai 20 miliardi di dollari alla spesa militare totale annua.

Completare queste richieste è essenziale se l’America vuole mantenere il suo stato dominante nei decenni a venire. Al contrario, il fallimento nel raggiungere uno qualsiasi di questi requisiti si manifesterà in una qualche forma di ritirata strategica. Ai livelli attuali di spesa per la difesa, l’unica opzione è quella di tentare di “affrontare” in modo inefficace rischi sempre più grandi: pagare per i bisogni di oggi imbrogliando su quelli di domani; ritirandosi dalle missioni di polizia per dedicare le forze alle guerre su vasta scala; “scegliendo” tra la presenza in Europa e quella in Asia; e così via. Queste sono scelte infelici. E sono anche falsi risparmi. I “risparmi” che si otterrebbero dal ritiro dai Balcani, ad esempio, non libererebbero neanche lontanamente l’entità delle risorse necessarie per la modernizzazione e la trasformazione degli apparati militari. Ma questi sono falsi risparmi anche in un altro e più profondo senso. Il reale costo del non soddisfare le necessità della nostra difesa sarà una minore capacità per la leadership Americana globale e, in ultimo, la perdita di un ordine di sicurezza globale che è l’unico disponibile per i principi e la prosperità Americani.


CAPITOLO I
PERCHÈ UNA NUOVA REVIEW DELLA DIFESA?
(non tradotto)



CAPITOLO II
QUATTRO MISSIONI FONDAMENTALI
(non tradotto)


CAPITOLO III
RIDISTRIBUIRE LA FORZA DI OGGI
(non tradotto)


CAPITOLO IV
RICOSTRUIRE I SERVIZI ARMATI DI OGGI
(non tradotto)


CAPITOLO V
CREARE LA FORZA DOMINANTE DI DOMANI
(Tradotti solo alcuni brani)

Per conservare la preminenza nei decenni a venire, il Dipartimento della Difesa deve sperimentare in modo più aggressivo nuove tecnologie e nuovi concetti operativi e cercare di compiere la emergente rivoluzione delle questioni militari.
...
Gli effetti di questa trasformazione militare avranno profonde implicazioni su come le guerre verranno combattute, quali armi domineranno i campi di battaglia e, inevitabilmente, quali nazioni godranno della supremazia militare.
...
Inoltre, il processo di trasformazione, anche se porterà ad un cambiamento rivoluzionario, sarà verosimilmente un processo lungo, in assenza di un qualche evento catastrofico e catalizzatore - tipo una nuova Pearl Harbor...»