Fred Vargas

 

"Le cose ti rubano la ragione, gli uomini l'anima e il mare la vita"


Fred Vargas (pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau; e Vargas si pronuncia Vargàs) è nata a Parigi nel 1957 da madre chimica e da padre surrealista (ed è già un buon inizio...).
Fred è il diminutivo di Frédérique; Vargas è lo pseudonimo usato da sua sorella gemella, Joëlle, pittrice, che a sua volta lo ha mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza.
È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), ed esperta in medievalistica (e dai suoi studi trae lievi e oscuri spunti). Ha lavorato a lungo sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Pare che scriva romanzi gialli in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede annualmente.

Nel suo paese, dov'è - giustamente - amatissima, è considerata da tempo la miglior autrice di polizieschi (e una volta tanto i francesi hanno ragione). Ed è veramente una scrittrice straordinaria (e poche sono a frequentare il genere): trame fitte di mistero non tanto nel colore del giallo ("il delitto è semplice") quanto nei mille colori di una Parigi straniante, quasi pudica, così diversa dal fetore triste del noir, o dagli squallidi assassini di Maigret: una Parigi ancora più dolente, ma percorsa improvvisamente da venti maliziosi e paradossali che fanno pensare a Zazie o ad Amélie. Una Parigi realistica e surreale, in cui si mescolano di continuo, e con un ordine musicale, personaggi sempre sommessamente in equilibrio fra credibilità e fantastico, trasparenze e ambiguità, che dicono parole essenziali eppur evocative, quasi magiche come il calvados di Viking. Parlano come Vargas: toni semplici (brechtianamente: "la semplicità, che è difficile a farsi") immersi in un caleidoscopio di sogni, sfumature, terre lontane, racconti, piccoli mondi solo sfiorati o visitati con fluida meticolosità, talvolta con cura proustiana.
E una Francia vera ed esoterica, intrisa di cupe leggende, anime crudeli, e persone, che ridono e sbriciolano confini.
In ogni caso la trama - letteralmente - poliziesca è sempre acuta e sorprendente.

Un interrogativo: come mai i protagonisti delle storie di Vargas sono apparentemente tutti uomini? Infatti, ad eccezione della divina, imponente, rapida, tenente Violette Retancourt e della fantasmatica Camille, eterna pas-fiancée del commissario Adamsberg, musicista, talentuosa idraulica e camionista alla bisogna, ecco chi si muove in primo piano fra le pagine di Vargas: Jean-Baptiste Adamsberg: "spalatore di nuvole", già commissario di arrondissement, dirige a modo suo l'Anticrimine di Parigi, ed è una bizzarra figura di secco plantigrado, un femminile "deserto che non si concede", svagato e camminatore, che pare sopraffatto da casi disperatamente ingarbugliati, sicuramente irrisolvibili, finché gli elementi che aveva lasciato sedimentare da qualche parte si combinano vorticosamente e si sciolgono in un'equazione elegante.

"Adamsberg era capace di riflettere solo camminando. Se lo si poteva definire riflettere. Già da tempo aveva ammesso che per lui pensare non aveva niente a che fare con l'abituale definizione di questa attività. Formare, articolare idee e giudizi. Non che non avesse provato, standosene seduto su una bella sedia, appoggiando i gomiti su un tavolo sgombro, prendendo carta e penna, stringendosi la fronte con le dita, tutti tentativi che gli avevano semplicemente disconnesso i circuiti logici. La sua mente destrutturata gli ricordava una carta muta, un magma in cui nulla riusciva a isolarsi, a identificarsi come Idea. Tutto sembrava sempre raccordabile con tutto, per viottoli obliqui dove si intrecciavano rumori, parole, odori, frammenti, ricordi, immagini, echi, granelli di polvere. Ed era così, solo cosi, che lui, Adamsberg, doveva dirigere ventisette agenti dell'Anticrimine."
"A ogni passo, le sue idee ondeggiavano alla rinfusa, come al solito; pesci che s'immergevano, risalivano in superficie, e che lui non tentava di catturare. Aveva sempre fatto così, con i pesci che gli fluttuavano nella testa, li aveva sempre lasciati liberi di nuotare come volevano, di eseguire la loro danza scandita dal ritmo dei suoi passi..."
"Confondeva i livelli di analisi, invertiva le tappe, disperdeva le connessioni, giocava con il vento. E alla fine, con la sua incredibile lentezza, traeva una verità dal caos."
"Adamsberg non era un uomo emotivo, sfiorava i sentimenti con cautela, come i rondoni toccano le finestre aperte accarezzandole con l'ala, evitando di precipitarsi dentro, tanto è difficile, poi, la strada per uscire. Aveva trovato spesso degli uccelli morti nelle case del villaggio, imprudenti e curiosi visitatori incapaci di ritrovare l'apertura da cui erano entrati. Adamsberg riteneva che, in fatto di amore, l'uomo non è più furbo di un uccello. E in qualunque altro campo gli uccelli lo sono molto di più."

Adrien Danglard, il suo vice, tenta invano di mettere un po' d'ordine nel kàos geniale di Adamsberg, ricorrendo finemente all'ortodossia investigativa e ad una cultura mostruosa, ma poi si adatta, anche perché, piantato dalla moglie, deve badare a molti figli - due coppie di gemelli e uno non suo - e a troppe bottiglie; lavora sempre con "l'aria di un accademico nauseato che si sarebbe fatto volentieri coraggio con un bicchierino."
"Adamsberg si fidava dell'istinto e credeva nelle risorse dell'umanità, Danglard si fidava della riflessione e credeva nelle risorse del vino bianco."
Poi ci saranno addirittura un figlio di Adamsberg, Zerk, e un vecchio amico, poi nemico, e poi ancora amico, il tenente Louis Veyrenc de Bilhc.
Ludwig Kelweihler, detto Louis o il Tedesco, è un ex funzionario del Ministero degli Interni, ossessionato, o semplicemente ammaliato, dai misteri quotidiani: è un appassionato di panchine e va in giro portando con sè un rospo di nome Bufo.
Armand Vandoosler, ex poliziotto, epicureo, anziano e fascinoso, è lo zio di Marc Vandoosler, medievista disoccupato e colf per necessità, e vive con lui in una vecchia casa, insieme ad altri due normali: l'isterico Lucien Devernois, che si occupa solo di prima guerra mondiale, e il flemmatico Matthias Delamarre, esperto di preistoria, ottimo cameriere: tutti e tre gli storici, chiamati rispettivamente san Marco, san Luca e san Matteo, collaborano alle indagini di Vandoosler il vecchio dando ciascuno un proprio utile e originalissimo contributo.


I romanzi hanno come protagonisti o Adamsberg o gli Evangelisti, però talvolta le vicende s'intrecciano (s)piacevolmente.
E intorno a loro personaggi (fin troppo) straordinari.

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