Roberta Carlini

Dio non si taglia


La scure della Gelmini risparmia gli insegnanti di religione. Che sono 25 mila. E costano 800 milioni l'anno

Zona protetta, qui non si taglia. E neanche si riordina. I 25.694 insegnanti di religione nella scuola pubblica italiana sono al riparo dallo tsunami di tagli e proteste che l'ha investita. Anzi, sono destinati ad assumere un peso crescente, essendo le loro ore intoccabili nella generale riduzione dell'orario delle lezioni in classe. Lo dice anche la Gelmini: macché maestro unico, c'è anche l'insegnante di religione. Che alle elementari e alle materne fa due ore a settimana per classe. Solo che adesso sono due su 30 (o 40, se c'è il tempo pieno), dall'anno prossimo saranno 2 su 24: l'8,3 per cento dell'orario curricolare.

Quadro orario a parte, a fare i conti in tasca alla spesa della scuola pubblica per gli insegnanti di religione si trova qualche sorpresa. A partire dal numero complessivo: in aumento costante, per le massicce immissioni in ruolo fatte negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2007 sono stati assunti oltre 15mila tra maestri e professori di religione. Adesso superano i 25mila, e cifra più cifra meno costano 800 milioni all'anno. Ottocento milioni pagati da tutti, incomprimibili e insindacabili. E non solo perché oggetto di un accordo sottoscritto con uno Stato estero: non è che nei patti col Vaticano siano stati scritti anche i dettagli organizzativi e burocratici, e spesso sono questi a fare la differenza. Un esempio: mentre da tutte le parti ci si affanna per razionalizzare, accorpare, risparmiare, l'insegnante di religione è attribuito rigidamente per classe. Questo vuol dire che c'è sempre, anche se solo uno studente di quella classe opta per l'insegnamento della religione. Ma anche senza arrivare al caso estremo, facciamo un'ipotesi vicina alla realtà di molti quartieri delle grandi città: se ci sono due classi con dieci studenti ciascuna che scelgono la religione, queste non si possono accorpare per quell'ora. Un meccanismo che moltiplica le ore e le cattedre. Diventa interessante, a questo punto, sapere quanti studenti scelgono l'ora di religione, per capire perché il numero degli insegnanti è cresciuto e se potrebbero essere utilizzati meglio: senonché la Pubblica istruzione questa informazione non la fornisce. È un dato che gli uffici statistici del ministero hanno, ma non è a disposizione del pubblico.

Allora bisogna andare alla fonte direttamente interessata, la Cei, per sapere qualcosa. E la Cei ci dice che nella media italiana il 91,2 per cento degli studenti si avvale dell'ora di religione: si va dal 94,6 delle elementari all'84,6 delle superiori. Sembrano tantissimi. E però sono in calo dal 2000 (allora erano sul 94 per cento). Il che segnala un primo paradosso: mentre diminuiva il numero degli studenti 'avvalentisi', aumentava quello dei maestri e prof di religione. I quali sono per la maggioranza donne, quasi sempre non ecclesiastici, mediamente un po' più giovani degli altri insegnanti. Quello che la Cei non dice (e il ministero si guarda bene dal far sapere) è come sono distribuiti: si sa che nelle scuole delle grandi città e nei quartieri con maggiore presenza di stranieri le percentuali scendono molto, ma nel dettaglio non si può andare. Anche perché, qualunque numero venga fuori, vale la rassicurazione del ministro Gelmini: "Gli insegnanti di religione non si toccano". Può toccarli solo la stessa Curia che ha dato loro l'idoneità all'insegnamento, revocandogliela, anche per motivi morali o personali, come una convivenza fuori dal matrimonio o cose simili. In quel caso, si è stabilito qualche anno fa, l'insegnante di religione immesso in ruolo non perde il posto, ma può far valere i suoi titoli per insegnare altre materie: scavalcando altri precari con meno santi in paradiso.

L'Espresso, 27.11.2008


Ma già da tempo l'ora di religione era obbligatoria

L'ora di religione? Diventa obbligatoria. Lo afferma Enrico Panini, leader della Federazione Lavoratori Conoscenza della Cgil, secondo il quale «l'attenta lettura del decreto legislativo sulla scuola secondaria riserva diverse sorprese e nessuna di queste è positiva. Avere messo la religione cattolica tra le materie obbligatorie per tutti - giudica Panini - provoca due effetti: prima di tutto si rende obbligatoria una scelta che è facoltativa, non essendo neanche obbligatorio scegliere l'attività alternativa; in secondo luogo diventa assenza non frequentare religione o l'attività alternativa. Così si produce una penalità di 33 ore, quando nel nuovo ordinamento superare il tetto del 25% del monte ore obbligatorio comporta una bocciatura automatica».
UNIVERSITA' - Quanto all'università, Panini sottolinea come risulti «abrogato il libero accesso». Il testo definitivo del Decreto infatti, avverte, «ci riconsegna la formulazione del libero accesso a tutte le facoltà solo per i diplomati del liceo classico», una critica già avanzata da tempo dalla Cgil e «per la quale fummo accusati dal ministero di diffondere notizie sbagliate». Anche l'obbligo formativo, avverte ancora il leader della Flc-Cgil, «risulta abrogato. Il ministro Moratti - afferma - sostiene che con la sua legge tutti andranno a scuola fino a 18 anni con l'istituto del diritto-dovere ed accusa chi sostiene il contrario di dire bugie. Ma con le abrogazioni riportate nel Decreto si abolisce l'obbligo formativo che terminava a 18 anni a partire dal primo settembre prossimo. Peccato però che il diritto-dovere sia previsto, per ora, fino all'età di 16 anni e dal 2006-07 fino all'età di 17 anni, mentre l'obbligo formativo termina (ma ormai bisognerebbe dire terminava) a 18 anni. Nella migliore delle ipotesi, dunque, l'obbligo della Moratti terminerà a 17 anni».
ERRORI - «Chi ripagherà i giovani italiani - si chiede Panini - di un anno di obbligo scolastico sottratto loro all'inizio di questa legislatura e di un anno di obbligo formativo sottratto alla fine?». Il leader del sindacato della Conoscenza ravvisa infine errori nelle Tabelle. «Nella tabella del liceo artistico (indirizzo di architettura, design, ambiente) agli anni primo e secondo mancano 33 ore annuali tra quelle obbligatorie. La somma delle ore non fa 1.089, come scritto in Gazzetta Ufficiale, ma 1056. Il motivo? Dopo aver abolito musica (33 ore annuali) si sono dimenticati di aggiungere quelle ore a qualche altra materia».
LA REPLICA - Non è vero che ciò che è facoltativo diventa obbligatorio - replica una nota del Ministero dell'istruzione e dell'Università (Miur) -. Nulla è cambiato per quanto riguarda l'insegnamento della religione cattolica e delle attività alternative. L'insegnamento della religione cattolica diventa però obbligatorio nel momento in cui lo studente abbia operato la scelta in tale direzione, come accadeva prima della riforma. La mancata fruizione delll'insegnamento della religione non viene considrata assenza dalle lezioni per coloro che non intendono avvalersene».
PERCORSO DI ISTRUZIONE - Secondo il Miur non è neppure vero che ci sia un abbassamento dell'obbligo formativo essendo invece previsto «l'obbligo di ogni giovane di seguire un percorso di istruzione o di istruzione/formazione per 12 anni o fino al conseguimento di una qualifica». E questo a partire dalla scuola elementare, ovvero dai 6 anni, per un totale che porta dunque a 18 anni. E sull'accesso alle università il Miur precisa che questo sarà garantito da «tutti i percorsi dei licei, non solo il classico» che si concluderanno con un esame di Stato che costituisce titolo necessario per l'accesso all'università. Infine, per quanto riguarda la tabella del liceo artistico, si sottolinea come «per il solo indirizzo di architettura, design e ambiente effettivamente nei primi due anni mancano per un errore tipografico 33 ore all'insegnamento del laboratorio artistico. E si sta provvedendo alla relativa rettifica».

18 novembre 2005