Karl Marx

La guerra civile in Francia

Secondo indirizzo del Consiglio generale sulla guerra franco-prussiana




Ai membri dell'Associazione internazionale degli operai in Europa e negli Stati Uniti.

Nel nostro manifesto del 23 luglio dicevamo: "A Parigi è già sonata la campana funebre del Secondo Impero. Esso finirà come è incominciato: con una parodia. Ma non dimentichiamo che furono i governi e le classi dominanti d'Europa che resero possibile a Luigi Bonaparte di rappresentare per diciott'anni la crudele farsa della restaurazione dell'Impero".

Così, prima ancora che fossero effettivamente incominciate le operazioni di guerra noi trattavamo la bolla di sapone bonapartista come cosa del passato.

Se non ci siamo ingannati circa la vitalità del Secondo Impero, non abbiamo nemmeno avuto torto nel nostro timore che la guerra tedesca "perdesse il suo carattere puramente difensivo e degenerasse in una guerra contro il popolo francese". La guerra difensiva ebbe termine, in realtà, con la resa di Luigi Bonaparte, con la capitolazione di Sedan e con la proclamazione della repubblica a Parigi [1]. Ma ben prima di questi avvenimenti, nel momento stesso in cui già appariva manifesta la decomposizione interiore dell'esercito bonapartista, la camarilla militare prussiana si decideva alla conquista. Vi era un ostacolo sgradevole su questo cammino: i proclami dello stesso re Guglielmo al principio della guerra. Nel suo discorso del trono al Reichstag della Germania del nord egli aveva dichiarato solennemente di condurre la guerra soltanto contro l'imperatore dei francesi e non contro il popolo francese. L'11 agosto aveva diretto un manifesto alla nazione francese, in cui diceva: "L'imperatore Napoleone ha aggredito per mare e per terra la nazione tedesca, la quale ha sempre desiderato e desidera ancora vivere in pace col popolo francese; ho assunto il comando dell'esercito tedesco per respingere la sua aggressione e sono stato costretto da circostanze d'indole militare a passare i confini della Francia". Non contento dunque di affermare il carattere puramente difensivo della guerra dichiarando di aver assunto il comando supremo dell'esercito tedesco "per respingere l'aggressione", egli aggiungeva ancora d'essere stato "costretto da circostanze d'indole militare" a passare i confini della Francia. Una guerra di difesa non esclude, naturalmente, operazioni offensive imposte da circostanze militari.

In tal modo, dunque, questo re pieno di timor di Dio si era impegnato al cospetto della Francia e del mondo a una guerra puramente difensiva. Come liberarlo da cotesto impegno solenne? I direttori di scena dovevano fargli rappresentare la parte di colui che cede contro sua voglia a una irresistibile richiesta della nazione tedesca. Essi dettero immediatamente questa parola d'ordine alla borghesia tedesca liberale, ai suoi professori, ai suoi capitalisti, ai suoi deputati e giornalisti. Questa borghesia che nelle sue lotte per la libertà civile dal 1846 al 1870 dette un esempio inaudito di irresolutezza, di incapacità e di vigliaccheria, si sentì naturalmente assai lusingata di rappresentare sulla scena europea la parte del leone ruggente del patriottismo tedesco. Essa si pose la maschera dell'indipendenza civile per fingere di costringere il governo prussiano a realizzare i disegni che esso stesso nutriva in segreto. Essa fece ammenda della sua lunga e quasi religiosa fede nell'infallibilità di Luigi Bonaparte, reclamando ad alta voce lo smembramento della repubblica francese. Prestiamo per un momento l'orecchio ai singolari pretesti di questi autentici patrioti.

Essi non osano sostenere che il popolo dell'Alsazia-Lorena aspiri all'amplesso della Germania: è vero perfettamente il contrario. Per castigarla del suo patriottismo francese, Strasburgo, città dominata da una fortezza indipendente, fu bombardata senza scopo e barbaramente per sei giorni interi da granate "tedesche", mettendola a fuoco, e uccidendo una quantità dei suoi abitanti inermi! Certo, il suolo di queste province fece parte in tempi remoti dell'Impero tedesco morto da un pezzo. Ma andando di questo passo dovrebbero essere confiscati come proprietà tedesca imprescrittibile il globo terrestre con la sua popolazione. Se la vecchia carta d'Europa deve essere rifatta secondo i capricci degli antiquari, non si dimentichi che il principe elettore di Brandeburgo era, quanto ai suoi possedimenti prussiani, il vassallo della repubblica polacca.

I patrioti più astuti, però, reclamano l'Alsazia e quella parte della Lorena che parla tedesco come una "garanzia materiale"contro un'aggressione francese. Poiché questo ignobile pretesto ha fuorviato molta gente di scarsa intelligenza, dobbiamo esaminarlo più da vicino.

Non vi è dubbio che la configurazione generale della Alsazia, in rapporto con quella della riva opposta al Reno, e la presenza di una grande fortezza come Strasburgo a circa mezza via fra Basilea e Germersheim, favoriscono non poco una invasione francese della Germania meridionale, mentre oppongono particolari difficoltà a un'invasione della Francia che parta dalla Germania meridionale. Non vi è dubbio, inoltre, che l'annessione dell'Alsazia e della Lorena di lingua tedesca darebbe alla Germania meridionale una frontiera molto più forte, perché la Germania dominerebbe la dorsale dei Vosgi in tutta la sua lunghezza e le fortezze che ne coprono i passi settentrionali. Se anche Metz venisse annessa, la Francia sarebbe certamente privata delle sue due principali basi di operazioni contro la Germania: ciò che per altro non le impedirebbe di costruirsi una nuova base a Nancy o a Verdun. Mentre la Germania possiede Coblenza, Magonza, Germesheim, Rastatt e Ulma, tutte basi di operazioni contro la Francia, delle quali s'è anche servita abbondantemente in questa guerra, con quale parvenza di giustificazione può essa invidiare ai francesi Metz e Strasburgo, le uniche due fortezze importanti che essi posseggano in quella regione? Oltre a ciò Strasburgo rappresenta un pericolo per la Germania meridionale soltanto fino a che questa è una potenza separata dalla Germania settentrionale. Dal 1792 al 1795 la Germania meridionale non venne mai invasa da questa parte, perché la Prussia prendeva parte alla guerra contro la Rivoluzione francese: ma non appena la Prussia nel 1795 conchiuse la sua pace separata e abbandonò il Sud a sé stesso, incominciarono e durarono fino al 1809 gli attacchi contro la Germania meridionale prendendo come base Strasburgo. In realtà una Germania unita può sempre rendere innocui Strasburgo e ogni esercito francese in Alsazia, concentrando tutte le sue truppe, come è accaduto in questa guerra, fra Saarlouis e Landau, e avanzando o accettando battaglia sulla strada fra Magonza e Metz. Finché il nerbo delle truppe tedesche è schierato su questa linea, ogni esercito che da Strasburgo avanzi verso la Germania meridionale è minacciato di essere accerchiato e di veder tagliate le sue linee di comunicazione. Se la campagna attuale ha dimostrato qualche cosa, essa ha dimostrato la facilità con la quale la Francia può essere invasa dalla Germania.

Ma a parlare onestamente, non è forse un assurdo e un anacronismo fare delle considerazioni militari il principio secondo il quale si devono stabilire i confini delle nazioni? Se questa regola dovesse prevalere, l'Austria potrebbe ancora sollevar pretese su Venezia e sulla linea del Mincio, e la Francia sulla linea del Reno per proteggere Parigi, la quale certamente è più esposta a un attacco da nord-est che non sia Berlino da sud-ovest. Se i confini devono essere determinati da interessi militari, le pretese non avranno mai termine, perché ogni linea militare è necessariamente difettosa e può sempre venir migliorata con l'annessione di un territorio più avanzato; e oltre a ciò non potrebbe mai essere stabilita in modo giusto e definitivo perché verrebbe sempre imposta dal vincitore al vinto, e quindi porterebbe sempre in sé il germe di nuove guerre.

Accade per le nazioni come per gli individui: questo è l'insegnamento di tutta la storia. Per toglier loro la possibilità di attaccare, dovete privarli dei mezzi di difendersi. Non basta afferrarli per la gola; bisogna ucciderli. Se vi è mai stato un conquistatore che prendesse delle "garanzie materiali" per spezzare le forze di una nazione, questi fu Napoleone col suo trattato di Tilsit [2] e col modo in cui lo applicò verso la Prussia e il resto della Germana. Eppure pochi anni dopo la sua potenza gigantesca piegava come una canna fradicia davanti al popolo tedesco. Che cosa sono le "garanzie materiali" che la Prussia può pensare, nei suoi sogni più audaci, di imporre alla Francia, in confronto con quelle che Napoleone impose alla Prussia stessa? Il risultato non sarà meno disastroso.

La storia misurerà il suo compenso non dall'estensione delle miglia quadrate strappate alla Francia, ma dall'enormità del delitto di aver fatto rivivere, nella seconda metà del secolo decimonono, la politica di conquista.

Ma i campioni del patriottismo teutonico dicono che non si devono scambiare i tedeschi coi francesi. Quello che noi vogliamo non è la gloria, ma la sicurezza. I tedeschi sono un popolo eminentemente pacifico. Grazie alla loro riflessiva vigilanza, perfino la conquista si trasforma, da causa di guerra futura, in una garanzia di pace perpetua. Naturalmente, non fu la Germania che invase la Francia nel 1792, col nobile scopo di domare a colpi di baionette la rivoluzione del secolo decimottavo. Non fu la Germania, che si macchiò le mani soggiogando l'Italia, opprimendo l'Ungheria e smembrando la Polonia! Il suo sistema militare odierno, che divide tutta la popolazione maschile atta alle armi in due parti - un esercito permanente in servizio e un altro esercito permanente in licenza, tutti e due però tenuti all'obbedienza passiva ai governanti per grazia di Dio - un sistema militare simile è, naturalmente, una "garanzia materiale" della pace universale e, oltre a ciò, è il grado più elevato della civiltà! In Germania, come dappertutto, i cortigiani del potere costituito avvelenano l'opinione pubblica con l'incenso di bugiarde vanterie.

Questi patrioti tedeschi sembrano pieni di sdegno allo spettacolo delle fortezze francesi di Metz e di Strasburgo; ma non trovano affatto ingiusto il colossale sistema delle fortificazioni moscovite di Varsavia, Modlin e Ivangorod. Mentre fremono per il terrore di irruzioni bonapartistiche, chiudono gli occhi davanti alla vergogna della tutela zarista.

Come nel 1865 furono scambiate promesse fra Luigi Bonaparte e Bismarck [3], così nel 1870 vennero scambiate fra Bismarck e Gorcakov. Come Luigi Napoleone si lusingava che la guerra del 1866, portando all'esaurimento reciproco dell'Austria e della Prussia, avrebbe fatto di lui l'arbitro supremo della Germania, così Alessandro si lusingava che la guerra del 1870, portando all'esaurimento reciproco della Germania e della Francia, avrebbe fatto di lui l'arbitro supremo dell'Europa occidentale. E come il Secondo Impero considerava la Confederazione tedesca del nord incompatibile con la sua esistenza, così la Russia autocratica si deve considerare minacciata da un impero tedesco sotto la direzione della Prussia. Questa è la legge del vecchio sistema politico. Nei limiti di questo sistema, il guadagno di uno Stato è una perdita per l'altro. L'influenza preponderante dello zar sull'Europa ha le sue radici nella sua tradizionale autorità sopra la Germania. Nel momento in cui nella Russia stessa le forze sociali vulcaniche minacciano di scuotere le basi più profonde dell'autocrazia, può lo zar tollerare un indebolimento della sua posizione di fronte all'estero? Già la stampa di Mosca ripete lo stesso linguaggio dei giornali bonapartisti dopo la guerra del 1866. Credono davvero i patrioti teutonicí che si assicuri la libertà e la pace alla Germania gettando la Francia in braccio alla Russia? Se la fortuna delle armi, l'arroganza del successo e gli intrighi dinastici porteranno la Germania a una rapina del territorio francese, allora non le rimarranno aperte che due vie. O essa diventerà, qualunque siano le conseguenze, strumento aperto dell'ingrandimento russo, o, dopo una breve tregua, si dovrà preparare di nuovo a una nuova guerra "difensiva" e non a una delle guerre "localizzate" di nuovo conio, bensì a una guerra di razza contro le razze alleate degli slavi e dei latini.

La classe operaia tedesca ha appoggiato risolutamente la guerra, non avendo la possibilità di impedirla e l'ha appoggiata come una guerra per l'indipendenza della Germania e per la liberazione della Germania e dell'Europa dall'incubo opprimente del Secondo Impero. Sono stati gli operai industriali tedeschi che assieme agli operai agricoli hanno fornito i nervi e i muscoli di eserciti eroici, lasciando dietro a sé le loro famiglie quasi affamate. Decimati dalle battaglie all'estero, essi saranno decimati ancora una volta dalla miseria nelle loro case. A loro volta essi esigono ora delle "garanzie": garanzie che i loro sacrifici immensi non siano stati fatti invano, garanzie di aver conquistato la libertà, e che le vittorie da loro riportate sugli eserciti di Bonaparte non si trasformino in una sconfitta del popolo tedesco, come nel 1815. E come prima di queste garanzie essi esigono una pace dignitosa per la Francia e il riconoscimento della repubblica francese.

Il Comitato centrale del Partito operaio socialdemocratico tedesco ha pubblicato il 5 ottobre un manifesto, nel quale insiste energicamente su queste garanzie. "Noi protestiamo contro l'annessione dell'Alsazia-Lorena. E abbiamo la coscienza di parlare in nome della classe operaia tedesca. Nell'interesse comune della Francia e della Germania, nell'interesse della pace e della libertà, nell'interesse della civiltà occidentale contro la barbarie orientale, gli operai tedeschi non sopporteranno l'annessione dell'Alsazia-Lorena ... Noi resteremo fedeli ai nostri compagni di lavoro di tutti i paesi per la causa comune internazionale del proletariato!".

Sventuratamente, non possiamo contare sul loro successo immediato. Se gli operai francesi non sono riusciti a fermare l'aggressore in tempo di pace, possono gli operai tedeschi aver maggiore probabilità di trattenere il vincitore in mezzo al fragore delle armi? Il manifesto degli operai tedeschi esige la consegna di Luigi Bonaparte, come malfattore comune, alla repubblica francese. Coloro che li governano, invece, già si stanno adoprando per instaurarlo di nuovo nelle Tuileries come l'uomo più adatto per spingere la Francia alla rovina. Ad ogni modo la storia proverà che gli operai tedeschi non sono fatti della stessa materia inconsistente di cui è fatta la borghesia tedesca. Essi compiranno il loro dovere.

Insieme con loro, salutiamo l'avvento della repubblica in Francia, ma in pari tempo siamo presi da preoccupazioni che speriamo si avverino infondate. Questa repubblica non ha rovesciato il trono, ma solo preso il suo posto, rimasto vacante. Essa non è stata proclamata come una conquista sociale, ma come una misura di difesa nazionale. Essa è nelle mani di un governo provvisorio composto in parte di noti orleanisti, in parte di repubblicani borghesi, in alcuni dei quali l'insurrezione del giugno 1848 ha lasciato il suo marchio indelebile. La divisione del lavoro tra i membri di questo governo non promette niente di buono. Gli orleanisti si sono impadroniti dei posti più importanti - l'esercito e la polizia - lasciando ai cosiddetti repubblicani i posti dove vi è solo da chiacchierare. Alcuni dei loro primi atti provano abbastanza chiaramente che essi hanno ereditato dall'impero non solo un mucchio di rovine, ma anche la sua paura della classe operaia. Se ora in nome della repubblica essi promettono con frasi altisonanti cose impossibili, non lo fanno forse con l'intenzione di preparare la campagna per un governo "possibile"? Non deve forse la repubblica, nell'intenzione di alcuni dei suoi governanti borghesi, servire solo come stadio di passaggio e ponte per una restaurazione orléanistica?

 

La classe operaia francese si trova dunque in una situazione estremamente difficile. Ogni tentativo di rovesciare il nuovo governo nella crisi presente, mentre il nemico batte quasi alle porte di Parigi, sarebbe una disperata follia. Gli operai francesi devono compiere il loro dovere di cittadini: ma non si devono lasciar sviare dalle tradizioni nazionali del 1792, come i contadini francesi si lasciarono ingannare dalle tradizioni nazionali del Primo Impero. Essi non devono ripetere il passato, ma costruire il futuro. Utilizzino essi con calma e risolutamente tutte le possibilità offerte dalla libertà repubblicana, per rafforzare decisamente l'organizzazione della loro classe. Ciò darà loro nuove forze erculee per la rinascita della Francia e per il nostro compito comune - l'emancipazione del proletariato. Dalla loro forza e dalla loro saggezza dipendono le sorti della repubblica.

Gli operai inglesi hanno già fatto alcuni passi per riuscire con una sana pressione dal di fuori a spezzare la resistenza del loro governo a riconoscere la repubblica francese. Le attuali esitazioni del governo inglese tendono probabilmente a far dimenticare la guerra antigiacobina del 1792 e la fretta indecente con cui esso riconobbe il colpo di Stato di Luigi Napoleone. Gli operai inglesi, inoltre, esigono dal loro governo che si opponga con tutte le forze allo smembramento della Francia, che viene richiesto in modo spudorato da una parte della stampa inglese. Si tratta della stessa stampa che per vent'anni ha esaltato Luigi Bonaparte come la provvidenza dell'Europa, e ha applaudito in modo frenetico alla ribellione degli schiavisti americani. Oggi come allora essa si schiera dalla parte dei negrieri.

Chiamino le Sezioni dell'Associazione internazionale degli operai all'azione la classe operaia in tutti i paesi. Se gli operai dimenticheranno il loro dovere, se resteranno passivi, la presente tremenda guerra sarà l'annunciatrice di nuovi conflitti internazionali ancora più terribili, e porterà in ogni paese a nuove vittorie sugli operai dei signori della spada, della proprietà fondiaria e del capitale.

Vive la République!

Londra, 9 settembre 1870


Note

[1] Il 2 settembre l'esercito francese fu sconfitto a Sedan e lo stesso imperatore fu fatto prigioniero. Due giorni dopo venne proclamata la repubblica e fu formato un "governo della difesa nazionale".

[2] Dopo la sconfitta con la Francia, la Prussia perse quasi la metà del suo territorio e fu costretta a pagare fortissime indennità, a ridurre drasticamente l'esercito e a chiudere i suoi porti alle navi inglesi.

[3] Luigi Bonaparte s'impegnò a mantenere la neutralità in caso di una guerra austro-prussiana. Nel 1870 la Russia promise a Bismarck che sarebbe rimasta neutrale nel conflitto franco-prussiano.