Primo Congresso dell'Internazionale Comunista: Piattaforma politica


Anche in questo caso valgono le considerazoni espresse per altri scritti: non si può non sottolineare quanto la situazione sia profondamente mutata. Riproduciamo questo documento (la cui stesura fondamentale è di Bucharin) unicamente per dar modo di mettere a fuoco le profonde divergenze all'interno del movimento operaio all'inizio del XX secolo. Qui sulle altre Internazionali

(1919)

Le contraddizioni del sistema capitalistico mondiale, che gli stanno nascoste in seno, scoppiarono con forza enorme in una gigantesca esplosione, nella grande guerra mondiale imperialista.

Il capitalismo cercò di sopraffare l'anarchia che aveva in sé organizzando la produzione. Al posto dei numerosi uomini d'affari in concorrenza fra loro, furono formate delle potenti organizzazioni capitalistiche (gruppi monopolistici, cartelli, trust), il capitale finanziario si unì al capitale industriale; tutta la vita economica fu dominata dall'oligarchia finanziario-capitalistica, che ottenne l'assoluto predominio organizzandosi in base a questo potere. Il monopolio prese il posto della libera concorrenza. Il capitalista individuale diventò monopolista. La folle anarchia fu sostituita dall'organizzazione. Ma mentre nell'ambito di ciascun paese l'anarchia del modo di produzione capitalistico fu soppiantata dall'organizzazione capitalistica, nell'economia mondiale le contraddizioni, la lotta concorrenziale e l'anarchia diventarono più acute che mai. La lotta tra i massimi stati, predoni organizzati, portò con ferrea necessità alla mostruosa guerra mondiale imperialista. L'avidità di profitti indusse il capitale mondiale a battersi per nuovi mercati, nuove prospettive d'investimento, nuove fonti di sostanze grezze, per la forza-lavoro a basso prezzo degli schiavi coloniali. Gli stati imperialisti che si dividevano tra di loro il mondo intero, che avevano trasformato molti milioni di proletari e contadini africani, asiatici, australiani e americani in bestie da soma, in quel terribile conflitto dovettero presto o tardi smascherare la vera natura anarchica deI capitale. Questa fu l'origine del maggiore fra tutti i crimini - la guerra mondiale di rapina. Il capitalismo cercò anche di eliminare le contraddizioni nella propria struttura sociale. La società borghese è una società di classe. Nei maggiori stati "civili" il capitale volle mascherare le contraddizioni sociali. Il capitale corruppe i propri schiavi salariati a spese dei depredati popoli coloniali, creò una comunanza d'interessi tra gli sfruttati e gli sfruttatori nei confronti delle colonie oppresse - i popoli coloniali gialli, neri e rossi e incatenò la classe operaia europea e americana alla "patria" imperialista. Ma lo stesso sistema di, solida corruzione che. creò il patriottismo della classe operaia,e la sua sottomissione morale, dalla guerra fu trasformato, nell'opposto. L'annientamento fisico, il completo asservimento del proletariato, la tremenda oppressione, l'impoverimento e il deterioramento, l'indigenza mondiale - questi furono i frutti finali della pace civile. Essa fallì. La guerra imperialista si trasformò in guerra civile. È nata una nuova epoca! L'epoca della dissoluzione del capitalismo, della sua disgregazione interna. L'epoca della rivoluzione comunista del proletariato. Il sistema imperialista sta andando in sfacelo. Fermento nelle colonie, fermento tra le piccole nazioni che in passato erano dipendenti, insurrezioni del proletariato, rivoluzioni proletarie vittoriose in certi paesi, dissoluzione degli eserciti imperialisti, completa incapacità delle classi dirigenti di continuare a guidare i destini dei popoli - questo è oggi lo stato di cose in tutto il mondo. L'umanità, la cui intera civiltà va ora in rovina, è minacciata dal completo annientamento.
C'è una sola forza che può salvarla, ed è il proletariato. Il vecchio "ordine" capitalista non esiste più, non può più esistere. Il risultato finale del sistema di produzione capitalistico è il caos. E tale caos può essere sopraffatto soltanto dalla classe più vasta, dalla classe che produce, dalla classe operaia. Essa deve creare l'ordine autentico, l'ordine comunista. Deve distruggere il dominio del capitale, rendere impossibile la guerra, abolire le frontiere degli stati, mutare il mondo intero in un'unica comunità cooperativa, rendere realtà la fratellanza e la libertà dei popoli. D'altra parte, il capitale mondiale si sta armando per la sua ultima battaglia. Sotto il manto della 'Società delle Nazioni', vomitando torrenti di parole pacifiste, sta compiendo sforzi estremi per rabberciare il sistema capitalistico, che spontaneamente sta andando a pezzi, e per volgere le proprie forze contro la rivoluzione proletaria che cresce continuamente. Il proletariato deve dare una risposta a questa nuova e mostruosa cospirazione della classe capitalista con la conquista del potere, volgendo questo potere contro i propri nemici di classe e usandolo come leva per dare avvio alla rivoluzione economica. La vittoria finale del proletariato mondiale significa l'inizio della vera storia dell'umanità liberata.

 



1. La conquista del potere politico

La conquista del potere politico da parte del proletariato significa l'annientamento del potere politico della borghesia. I più potenti strumenti dell'esercizio del potere da parte della borghesia sono costituiti dalla macchina statale borghese con il suo esercito borghese guidato da ufficiali junker-borghesi, la sua polizia e gendarmeria, i suoi giudici e direttori di carcere, i suoi preti, funzionari ecc. La conquista del potere politico non significa soltanto un cambiamento della compagine ministeriale, ma l'annientamento dell'apparato statale del nemico, la conquista di una forza effettiva, il disarmo della borghesia, degli ufficiali controrivoluzionari, delle guardie bianche e l'armamento del proletariato, dei soldati rivoluzionari, della guardia rossa operaia; la destituzione di tutti i giudici borghesi e l'insediamento di tribunali proletari; l'abolizione del dominio dei funzionari statali reazionari e la creazione di nuovi organi d'amministrazione proletari. La vittoria del proletariato sta nel distruggere l'organizzazione del potere avversario e nell'organizzazione del potere proletario; sta nella distruzione del meccanismo statale borghese e nella costruzione della macchina statale proletaria. Soltanto dopo che il proletariato si sia conquistato la vittoria e abbia infranto la resistenza della borghesia esso può utilizzare i propri antichi avversari nel nuovo ordine tenendoli sotto controllo e recuperandoli gradualmente all'opera di edificazione comunista.

2. Democrazia e dittatura

Come tutti gli stati, lo stato proletario è uno strumento di repressione, ma è rivolto contro i nemici della classe operaia. Il suo scopo è di infrangere la resistenza degli sfruttatori, che utilizzano qualsiasi mezzo a propria disposizione nella disperata battaglia per soffocare nel sangue la rivoluzione, di rendere impossibile la loro resistenza. La dittatura del proletariato, che dà palesemente una posizione privilegiata al proletariato nella società, è comunque una istituzione provvisoria. Appena la resistenza dei borghesi sia infranta, appena essi siano stati espropriati, e trasformati gradualmente in un ceto lavoratore, la dittatura proletaria scompare, lo stato svanisce, e con esso le classi stesse.

La cosiddetta democrazia, cioè la democrazia borghese, non è niente altro che la dittatura mascherata della borghesia. La tanto esaltata "volontà collettiva del popolo" non esiste più di quanto esista il popolo come un tutto unico. Quello che esiste realmente sono le classi con volontà opposte e incompatibili. Ma dato che la borghesia è una piccola minoranza, ha bisogno di questa finzione, di questa impostura della “volontà del popolo” nazionale, cosicché dietro a queste parole altisonanti può consolidare il proprio dominio sulle classi lavoratrici e imporre loro la propria volontà di classe. Di contro il proletariato, in quanto larga maggioranza della popolazione, utilizza apertamente il potere delle proprie organizzazioni di massa, dei propri soviet, per abolire i privilegi della borghesia e garantire il passaggio alla società comunista senza classi. Nella democrazia borghese viene data importanza alle dichiarazioni meramente formali di diritti e libertà, benché per i lavoratori, per i proletari e semiproletari privi di beni materiali, questi siano irraggiungibili, mentre la borghesia utilizza le proprie risorse materiali, la propria stampa e le proprie organizzazioni per ingannare e frodare. Di contro il sistema sovietico, questo nuovo tipo di potere statale, attribuisce la massima importanza al fatto di dare al proletariato la possibilità di rendere reali i propri diritti e le proprie libertà. Il regime sovietico dà i palazzi, le case, gli stabilimenti tipografici, le scorte migliori di carta al popolo per la sua stampa, le sue riunioni, le sue associazioni. Soltanto in questo modo è possibile avere una effettiva democrazia proletaria. È solo sulla carta che la democrazia borghese con il proprio sistema parlamentare dà alle masse una partecipazione nell'amministrazione dello stato. Di fatto le masse e le loro organizzazioni sono totalmente estromesse dall'effettivo potere e dall'effettiva amministrazione statale. Nel sistema sovietico l'amministrazione passa per le organizzazioni di massa, e tramite loro per le masse stesse, poiché i soviet accostano un numero sempre crescente di lavoratori all'amministrazione statale; questo é il solo modo in cui saranno gradualmente introdotti al governo dello stato tutti quanti i lavoratori. Il sistema sovietico é quindi basato sulle organizzazioni di massa del proletariato, sugli stessi soviet, sui sindacati rivoluzionari, sulle cooperative ecc. Con la separazione tra potere legislativo e potere esecutivo, con la mancanza del diritto di revoca sui mandati parlamentari, la democrazia borghese e il sistema parlamentare allargano l'abisso tra le masse e lo stato. Il sistema sovietico, al contrario, con il proprio diritto di revoca, con la fusione di potere legislativo ed esecutivo, col carattere dei soviet in quanto comitati collegiali dei lavoratori, unisce le masse con gli organi dell'amministrazione; e allo stesso obiettivo mira il sistema elettorale sovietico, che non si basa su artificiosi collegi elettorali territoriali, ma sull'unità di produzione. Perciò il sistema sovietico determina l'autentica democrazia proletaria, democrazia con e per il proletariato contro la borghesia. In questo sistema il proletariato industriale é privilegiato in quanto classe preminente, meglio organizzata e politicamente più matura, sotto la cui egemonia il livello dei semiproletari e dei piccoli contadini viene gradualmente elevato. Questi privilegi temporanei del proletariato industriale debbono venire utilizzati per liberare le masse più povere della piccola borghesia di campagna dall'influenza dei contadini ricchi e della borghesia, e per organizzarle e prepararle alla cooperazione nella edificazione del sistema comunista.

3. Esproprio della borghesia e socializzazione della produzione

In questo quadro dei rapporti di classe la dissoluzione dell'ordine capitalistico e della disciplina capitalistica della manodopera rendono impossibile ricostruire la produzione sulle antiche basi. Le lotte salariali dei lavoratori, anche quando hanno successo, non portano nelle loro condizioni di vita il miglioramento sperato, perché l'aumento dei prezzi di tutti i generi di consumo rende illusorio ogni successo. Le condizioni di vita dei lavoratori possono venir migliorate soltanto se é il proletariato, non la borghesia, a controllare la produzione. La pressione di possenti lotte salariali, condotte dai lavoratori in tutti i paesi, che ne rispecchiano con chiarezza le disperate condizioni e che tendono a generalizzarsi, rende impossibile la produzione capitalistica. Per far crescere le forze produttive, per spezzare il più in fretta possibile la resistenza della borghesia, che prolunga l'agonia mortale della vecchia società e che minaccia quindi la vita economica di rovina totale, la dittatura del proletariato deve espropriare l'alta borghesia e gli junker e rendere i mezzi di produzione e di scambio proprietà comune dello stato proletario. Il comunismo sta ora sorgendo dalle rovine del capitalismo; la storia non offre nessun'altra via per l'umanità. Gli opportunisti che continuano utopisticamente a richiedere la ricostruzione della società capitalistica per rimandare la nazionalizzazione, non fanno che prolungare il processo di dissoluzione, che comporta il pericolo della rovina totale. La rivoluzione comunista é nel contempo il migliore e l'unico metodo con cui si può sostenere la forza produttiva più importante - il proletariato - e con essa la società stessa.
La dittatura proletaria non comporta assolutamente alcuna spartizione dei mezzi di produzione e di distribuzione. Al contrario, suo scopo é centralizzare anche di più le forze di produzione e subordinare la produzione globale ad un piano unificato. I primi passi in direzione della nazionalizzazione dell'intera economia includeranno: la nazionalizzazione delle grosse banche, che ora controllano la produzione: la presa di possesso degli organi economici dello stato capitalista e il loro trasferimento al potere statale proletario; l'acquisizione del controllo di tutte le aziende municipali, la nazionalizzazione delle industrie organizzate in gruppi monopolistici e in trust e di quei rami dell'industria in cui la concentrazione e la centralizzazione del capitale la rendono tecnicamente possibile; la nazionalizzazione dei latifondi agricoli e la loro trasformazione in imprese agricole socialmente amministrate. Quanto alle piccole aziende, il proletariato deve fonderle gradualmente insieme in modo adatto alle loro dimensioni. In questo caso bisogna mettere esplicitamente in evidenza che le piccole proprietà non saranno espropriate, e che i proprietari che non utilizzano manodopera salariata non saranno sottoposti a nessuna misura coercitiva. Questa classe sociale deve essere gradualmente inserita nell'organizzazione socialista, con l'esempio, con la dimostrazione pratica dei vantaggi derivanti dal nuovo regime, un regime che libererà i piccoli contadini e la piccola borghesia urbana dalla pressione economica del capitale usuraio e degli junker, dal gravame fiscale (in particolar modo con la cancellazione del debito pubblico, ecc.). Il compito della dittatura del proletariato in campo economico può essere portato a termine soltanto in condizioni che mettano in grado il proletariato di creare degli organi centralizzati per la gestione della produzione e di rendere effettiva l'amministrazione da parte dei lavoratori. In questo lavoro ci si servirà necessariamente di quelle organizzazioni di massa che sono più strettamente legate al processo di produzione. Nel campo della distribuzione la dittatura del proletariato deve sostituire al commercio l'equa distribuzione dei beni; i passi in questa direzione comportano le misure seguenti: la nazionalizzazione del commercio all'ingrosso, il rilevamento da parte del proletariato di tutto il meccanismo borghese di distribuzione a livello statale e municipale, il controllo delle grandi associazioni cooperative, la cui organizzazione continuerà a giocare un ruolo economico importante nel periodo di transizione; la centralizzazione graduale di tutti questi organi e la loro trasformazione in un tutto unico che comporti una razionale distribuzione dei beni. Nella distribuzione, come nella produzione, bisogna utilizzare tutti i tecnici e gli specialisti qualificati quando se ne sia spezzata la resistenza politica e abbiano imparato ad adattarsi non al capitale, ma al nuovo sistema di produzione. Il proletariato non li opprimerà, ma darà loro, per la prima volta, l'opportunità di sviluppare il lavoro creativo più intenso. La dittatura del proletariato sostituirà la separazione tra lavoro manuale e intellettuale, che il capitalismo incoraggiava, con la cooperazione e in questo modo unirà la scienza con il lavoro. Oltre all'esproprio di fabbriche, miniere, poderi, ecc., il proletariato deve anche abolire lo sfruttamento della popolazione da parte dei proprietari terrieri capitalisti, consegnare gli edifici pubblici ai consigli operai locali, trasferire i lavoratori nelle case borghesi, ecc. In questo periodo di grandi mutamenti il potere sovietico deve continuare fermamente a centralizzare l'intero meccanismo amministrativo, introducendo nello stesso tempo più vasti settori di lavoratori nell'amministrazione diretta.

4. La strada verso la vittoria

L'epoca rivoluzionaria esige che il proletariato si serva di quei metodi di lotta che ne concentrano tutta l'energia, vale a dire i metodi dell'azione di massa che conducono logicamente a scontri diretti in lotta aperta con l'apparato dello stato borghese. Tutti gli altri sistemi, come ad esempio l'uso rivoluzionario dei parlamenti borghesi, devono essere subordinati a questo scopo. Per la riuscita di questa lotta é necessario rompere non solo con i puri e semplici lacchè del capitale e con i carnefici della rivoluzione comunista - ruolo giocato dalla destra socialdemocratica - ma anche con il "centro" (kautskiani) che, nei momenti più critici, abbandona il proletariato per civettare con i suoi nemici dichiarati. D'altra parte é necessario formare un blocco con quegli elementi del movimento rivoluzionario dei lavoratori che, benché non appartengano ufficialmente al partito socialista, ora aderiscono nel complesso al punto di vista della dittatura del proletariato sotto forma di potere sovietico, per esempio, certi quadri sindacali. La crescita del movimento rivoluzionario in tutti i paesi, il pericolo che l'alleanza degli stati capitalisti soffochi questo movimento, i tentativi da parte dei partiti socialtraditori di unirsi (la formazione dell’ "internazionale gialla" a Berna) per rendere dei servizi alla cricca di Wilson, infine l'assoluta necessità di coordinare l'azione proletaria - tutto ciò deve indurre alla fondazione di un'internazionale comunista veramente rivoluzionaria, veramente proletaria. L'Internazionale, che subordina i cosiddetti interessi nazionali agli interessi della rivoluzione internazionale, darà forma concreta al mutuo soccorso del proletariato di diversi paesi, perché senza mutuo soccorso in campo economico e in altri campi il proletariato non sarà in grado di organizzare la nuova società. D'altra parte, in contrasto con l'internazionale gialla socialpatriottica, il comunismo proletario internazionale appoggerà i popoli coloniali sfruttati nelle loro lotte contro l'imperialismo al fine di favorire la rovina definitiva del sistema imperialistico mondiale. Allo scoppio della guerra i criminali capitalisti affermarono di limitarsi a difendere la propria patria comune. Ma con le proprie azioni sanguinose in Russia, in Ucraina, in Finlandia, l'imperialismo tedesco svelò in breve tempo la propria natura predatoria. Ora gli stati dell'Intesa vengono smascherati anche agli occhi delle classi sociali più arretrate della popolazione, e si rivelano ladri e assassini del proletariato. Insieme alla borghesia c ai socialpalrioti tedeschi, con ipocrite parole di pace sulle labbra, stanno usando le proprie armi e le proprie truppe coloniali , barbare e abbrutite, per soffocare la rivoluzione del proletariato europeo. Il terrore bianco dei cannibali borghesi é indescrivibile.
Le vittime nella classe operaia sono innumerevoli. I migliori - Liebknecht, la Luxemburg - li abbiamo perduti. Il proletariato deve difendersi, ad ogni costo. L'Internazionale comunista chiama il proletariato di tutto il mondo a quest'ultima battaglia...

Abbasso la cospirazione imperialista del capitale! Viva la repubblica internazionale dei soviet proletari!

 

Lev Trotsky

Manifesto dell'Internazionale comunista per i lavoratori del mondo (1919)

Sono passati settantadue anni dacché il partito comunista annunciò al mondo il proprio programma sotto forma di un Manifesto scritto dai massimi maestri della rivoluzione proletaria, Karl Marx e Friedrich Engels. Anche a quel tempo il comunismo, che era appena entrato nell'arena della lotta, fu aggredito con irrisione, menzogne, odio, e persecuzione dalle classi possidenti, che giustamente sentivano in esso il proprio nemico mortale. Nel corso di quei settant'anni il comunismo si sviluppò per vie intricate, periodi di precipitose avanzate alternatisi con periodi di declino; ha conosciuto dei successi, ma anche delle dure sconfitte. Tuttavia il movimento procedette essenzialmente sulla via indicata in anticipo dal Manifesto del partito comunista. L'epoca della lotta finale, decisiva, giunse più tardi di qual che gli apostoli della rivoluzione sociale avevano creduto e sperato. Ma ora è giunta. Noi comunisti, rappresentanti del proletariato rivoluzionario di vari paesi d'Europa, America, e Asia, che ci siamo riuniti nella Mosca sovietica, ci sentiamo e ci riteniamo gli eredi e gli esecutori della causa il cui programma fu annunciato 72 anni fa. È nostro compito generalizzare l'esperienza rivoluzionaria della classe operaia, ripulire il movimento dagli inquinamenti disgregatori dell'opportunismo e del socialpatriottismo, mobilitare le forze di tutti i partiti autenticamente rivoluzionari del proletariato mondiale e così facendo facilitare e accelerare la vittoria della rivoluzione comunista in tutto il mondo.
Oggi, mentre l'Europa è coperta di macerie e rovine fumanti, i più infami incendiari sono occupati a scovare i criminali responsabili della guerra. Dietro di loro stanno i loro cattedratici, membri del parlamento, giornalisti, socialpatrioti, e altri ruffiani politici della borghesia.
Per molti anni il socialismo predisse l'inevitabilità della guerra imperialista, vedendone le cause nella cupidigia insaziabile delle classi possidenti dei due maggiori schieramenti, e, in generale, di tutti i paesi capitalisti. Al congresso di Basilea, due anni prima dello scoppio della guerra, dirigenti socialisti responsabili di tutti i paesi bollarono l'imperialismo come autore dell'imminente conflitto, e minacciarono alla borghesia la rivoluzione socialista come vendetta proletaria per i crimini del militarismo. Oggi, dopo l'esperienza degli ultimi cinque anni, dopo che la storia ha messo a nudo le brame predatorie della Germania, e le azioni non meno criminali dell'Intesa, i socialisti di stato dei paesi dell'Intesa continuano insieme con i propri governi ad accusare il deposto Kaiser tedesco. Per giunta, i socialpatrioti tedeschi che nell'agosto 1914 proclamarono che il libro bianco diplomatico degli Hohenzollern era il più sacro vangelo delle genti, ora, come vili leccapiedi, seguono le orme dei socialisti dell'Intesa e denunciano la monarchia tedesca caduta, che un tempo hanno servito in modo abbietto, come il principale criminale. Sperano così di far dimenticare la loro propria colpa e al tempo stesso di meritare la benevolenza dei vincitori. Ma la luce gettata da avvenimenti rivelatori e da rivelazioni diplomatiche smaschera, fianco a fianco, le vacillanti dinastie Romanov, Hohenzollern e Asburgo, le cricche capitaliste dei loro paesi, le classi dominanti di Francia, Inghilterra e Stati Uniti in tutta la loro sconfinata infamia.
La diplomazia inglese non uscì allo scoperto fin proprio al momento in cui scoppiò la guerra. Il governo dei finanzieri ebbe cura di non rilasciare alcuna dichiarazione esplicita della propria intenzione di entrare in guerra al fianco dell'Intesa per non spaventare il governo di Berlino. A Londra volevano la guerra. Ecco perché si comportarono in modo che Berlino e Vienna contassero sulla neutralità dell'Inghilterra, mentre Parigi e Pietrogrado confidavano fermamente sull'intervento dell'Inghilterra.
Maturata per decenni da tutto il corso degli avvenimenti, la guerra fu scatenata grazie alla provocazione diretta e deliberata della Gran Bretagna. Il governo inglese calcolò di offrire alla Russia e alla Francia quel tanto di appoggio da farle procedere finché, trovandosi queste ai limiti della resistenza, anche il nemico mortale dell'Inghilterra, la Germania, fosse paralizzato. Ma la potenza della macchina militare tedesca si rivelò troppo formidabile e non lasciò all'Inghilterra altra scelta che l'immediato intervento in guerra.
Il ruolo di tertius gaudens cui la Gran Bretagna, seguendo un'antica tradizione, aspirava, toccò agli Stati Uniti. Il governo di Washington si rassegnò con la massima facilità al blocco inglese, che limitava unilateralmente la speculazione della Borsa valori americana sul sangue europeo, dato che i paesi dell'intesa compensarono la borghesia americana con pingui profitti per le violazioni della "legge internazionale". Ma la schiacciante superiorità militare della Germania costrinse il governo di Washington ad abbandonare la propria fittizia neutralità. Rispetto all'insieme dell'Europa, gli Stati Uniti assunsero il ruolo che aveva assunto l'Inghilterra rispetto al continente in guerre precedenti e che cercò di assumere nell'ultima guerra, vale, a dire: indebolire un campo aiutando l'altro, intervenire nelle operazioni militari solo quel tanto che basti ad assicurarsi tutti i vantaggi della situazione. Rispetto al livello delle speculazioni americane, la puntata di Wilson non era molto alta, ma fu la puntata definitiva, e gli assicurò il premio.
La guerra ha reso consapevole l'umanità delle contraddizioni del sistema capitalistico che si configurano in sofferenze primordiali, fame e freddo, epidemie, crudeltà morali. Questo ha risolto una volta per tutte la controversia accademica all'interno del movimento socialista a proposito della teoria dell'impoverimento e dell'indebolimento progressivo del capitalismo da parte del socialismo. Per decenni studiosi di statistica e pedanti fautori del superamento delle contraddizioni hanno cercato di scovare in ogni angolo del globo fatti veri o presunti che attestino il maggior benessere di vari gruppi e categorie della classe operaia. Si suppose che la teoria dell'impoverimento fosse stata sepolta sotto alle irrisioni sprezzanti con cui la bersagliavano gli eunuchi della professoralità borghese e i mandarini dell'opportunismo socialista. Oggigiorno quest'impoverimento, non più solamente di genere sociale, ma anche fisiologico e biologico, ci si pone di fronte in tutta la sua spaventosa realtà.
La catastrofe della guerra imperialista ha spazzato via ogni conquista delle lotte sindacali e parlamentari. Perché questa guerra fu un prodotto delle tendenze insite nel capitalismo tanto quanto lo furono quegli accordi economici e quei compromessi parlamentari che la guerra seppellì nel sangue e nel fango.
Lo stesso capitale finanziario, che fece precipitare l'umanità nell'abisso della guerra, nel corso della guerra subì mutamenti catastrofici. Il rapporto tra carta moneta e base materiale della produzione è completamente spezzato. Perdendo costantemente importanza come tramite e regolatore della circolazione capitalistica dei beni, la carta moneta è divenuta strumento di requisizione, di ladrocinio, di violenza militare-economica in generale.
L'assoluto svilimento della carta moneta rispecchia la mortale crisi generale dello scambio capitalistico dei beni. Nei decenni precedenti la guerra, la libera concorrenza, in quanto regolatrice della produzione e della distribuzione, era già stata sostituita nei campi più importanti della vita economica dal sistema dei trust e dei monopoli; ma durante la guerra il corso degli eventi strappò questo ruolo dalle mani di tali associazioni economiche e lo trasferì direttamente al potere statale militare. La distribuzione delle materie prime, l'utilizzazione del petrolio di Baku o romeno, del carbone del Donetz e del frumento ucraino, la sorte delle locomotive, dei vagoni e delle automobili tedesche, l'approvvigionamento di pane e cibo per l'Europa affamata - tutte queste questioni fondamentali della vita economica del mondo non vengono decise dalla libera concorrenza, né dalle associazioni di trust e consorzi nazionali e internazionali, ma dall'esercizio diretto del potere militare negli interessi della propria prolungala conservazione. Se l'assoluta soggezione del potere statale al potere del capitale finanziario condusse l'umanità alla carneficina imperialista, in seguito attraverso questo macello di massa il capitale finanziario ha completamente militarizzato non soltanto lo stato ma anche se stesso, e non è più in grado di adempiere alle proprie funzioni economiche primarie altrimenti che per mezzo del sangue e del ferro.
Gli opportunisti, che prima della guerra fecero appello agli operai perché esercitassero la moderazione nell'interesse della transizione graduale al socialismo, e che durante la guerra richiesero la docilità di classe in nome della pace civile e della difesa nazionale, ora chiedono di nuovo l'abnegazione del proletariato per sormontare le terrificanti conseguenze della guerra. Se le masse operaie dovessero dar retta a questa paternale, lo sviluppo capitalista celebrerebbe la propria restaurazione in forme nuove, più intense e più mostruose, sopra le ossa di molte generazioni, con la prospettiva di una nuova e inevitabile guerra mondiale. Fortunatamente per l'umanità ciò non è più possibile.

Il controllo statale della vita economica, cui il liberalismo capitalista si opponeva tanto strenuamente, è diventato una realtà. Non c'é nessuna possibilità di un ritorno alla libera concorrenza, e neppure alla dominazione di trust, gruppi monopolistici, ed altri mostri economici. C'é soltanto un unico problema: d'ora innanzi chi si incaricherà della produzione nazionalizzata - lo stato imperialista o lo stato del proletariato vittorioso?
In altre parole: tutta l'umanità che lavora duramente diventerà schiava di una cricca mondiale vittoriosa che, sotto il nome di Società delle Nazioni e aiutata da un esercito "internazionale" e da una marina "internazionale", qui deprederà e reprimerà e lì getterà le briciole, ovunque incatenando il proletariato con il solo scopo di mantenere il proprio dominio; oppure la classe operaia d'Europa e dei paesi avanzati di altre parti del mondo prenderà in mano essa stessa l'economia disgregata e distrutta per assicurarne la ricostruzione su basi socialiste?
È possibile abbreviare l'attuale epoca di crisi soltanto per mezzo della dittatura del proletariato, che non guarda al passato, che non tiene in considerazione né privilegi ereditari né diritti di proprietà, ma che prende come punto di partenza la necessità di salvare le masse affamate e mobilita a tal fine tutte le forze e le risorse, introduce l'obbligo universale del lavoro, stabilisce il regime della disciplina operaia, non soltanto alfine di risanare nel corso di qualche anno le ferite aperte dalla guerra ma anche al fine di sollevare l'umanità ad altezze nuove e inimmaginate.
Lo stato nazionale, che impartì un possente impulso allo sviluppo capitalistico, é diventato troppo angusto per l'ulteriore sviluppo delle forze produttive. Questo rende ancor più insostenibile la posizione dei piccoli stati circondati dalle maggiori potenze d'Europa e d'altri continenti. Questi piccoli stati, che sorsero a seconda delle volte come frammenti ricavati da altri più grandi, come spiccioli in pagamento di svariati servizi resi o come cuscinetti strategici, hanno dinastie loro proprie, cricche dominanti proprie, pretese imperialistiche proprie, propri intrighi diplomatici. La loro illusoria indipendenza poggiava, prima della guerra, sulle stesse basi su cui poggiava l'equilibrio di potere europeo - l'antagonismo ininterrotto tra i due campi imperialisti. La guerra ha disgregato quest'equilibrio. Dando un'enorme preponderanza alla Germania nelle prime fasi, la guerra costrinse i piccoli stati a cercare salvezza nella magnanimità del militarismo tedesco. Quando la Germania fu sconfitta, la borghesia dei piccoli stati, insieme ai loro "socialisti" patriottici, si accostò agli imperialismi alleati vittoriosi e incominciò a cercare garanzie per il mantenimento della propria esistenza indipendente nelle clausole ipocrite del programma wilsoniano. Nello stesso tempo il numero dei piccoli stati aumentò; dalla monarchia austroungarica, da parti dell'antico impero zarista, sono state ricavate nuove entità statali, che non appena nate balzarono l'una alla gola dell'altra per la questione delle frontiere di stato. Intanto gli imperialisti alleati stanno componendo alleanze di piccole potenze, sia vecchie sia nuove, ad essi legate con la garanzia della loro mutua inimicizia e comune impotenza.
Mentre opprimono e coartano i popoli piccoli e deboli, con ampi ceti intermedi tanto nelle campagne quanto nelle città sono ostacolati dal capitalismo, e sono in ritardo nel proprio sviluppo storico. Al contadino del Baden e della Baviera che non è ancora capace di vedere al di là del campanile della chiesa dei paese, al piccolo produttore di vino francese che viene rovinato dai capitalisti che operano su vasta scala e che adulterano il vino, e al piccolo coltivatore americano derubato e truffato dai banchieri e dai membri del Congresso - a tutti questi ceti sociali, spinti dal capitalismo fuori della corrente principale dello sviluppo, apparentemente si fa appello, in regime di democrazia politica, per dirigere lo stato. Ma in realtà, in tutte le questioni importanti che determinano i destini dei popoli, l'oligarchia finanziaria decide alle spalle della democrazia parlamentare. Ciò fu soprattutto vero per quel che riguardava la guerra; è vero ora per quel che riguarda la pace.
Quando l'oligarchia finanziaria ritiene opportuno avere una copertura parlamentare per i propri atti di violenza, lo stato borghese ha a propria disposizione a questo scopo molteplici strumenti ereditati da secoli di dominio di classe e moltiplicati da tutti i miracoli della tecnologia capitalista - menzogne, demagogia, irrisione, calunnia, corruzione, e terrore.
Esigere dal proletariato che, come un mite agnello, ottemperi alle prescrizioni della democrazia borghese nella lotta finale, per la vita o per la morte, con il capitalismo, è come chiedere ad un uomo che lotta per la propria vita contro dei tagliagole di osservare le regole artefatte e restrittive della lotta francese, redatte ma non osservate dai suoi avversari.

In questo regno della distruzione, dove non soltanto i mezzi di produzione e di scambio ma anche le istituzioni della democrazia politica giacciono sotto rovine insanguinate, il proletariato deve creare il suo proprio apparato, destinato in primo luogo a collegare la classe operaia e ad assicurare la possibilità di un intervento rivoluzionario nello sviluppo futuro dell'umanità. Questo apparato è il soviet degli operai. I vecchi partiti, i vecchi sindacati, hanno dimostrato nelle persone dei propri dirigenti di essere incapaci di condurre a buon fine, persino di comprendere, i compiti indicati dalla nuova epoca. Il proletariato ha creato un nuovo tipo di apparato, che abbraccia l'intera classe operaia indipendentemente dall'occupazione specifica e dalla maturità politica, un apparato flessibile capace di rinnovamento e di estensione continui, capace di attirare nella propria orbita ceti sempre più vasti, aprendo le porte ai lavoratori della città e della campagna che siano vicini al proletariato. Questa organizzazione insostituibile dell'autogoverno della classe operaia, della sua lotta, e poi della sua conquista del potere statale, è stata collaudata nell'esperienza di vari paesi e rappresenta la conquista maggiore e l'arma più potente del proletariato del nostro tempo.
In tutti i paesi in cui le masse si sono risvegliate alla coscienza, continueranno a costituirsi i soviet dei delegati degli operai, soldati, e contadini. Rafforzare i soviet, accrescerne l'autorità, erigerli in contrapposizione all'apparato statale della borghesia - questo è oggi il compito più importante dei lavoratori leali e dotati di coscienza di classe di tutti i paesi. Per mezzo dei soviet la classe operaia può salvarsi dalla disgregazione introdotta nel suo seno dalle orribili sofferenze della guerra e della fame, dalla violenza delle classi possidenti e dal tradimento dei suoi vecchi dirigenti. Per mezzo dei soviet la classe operaia sarà in grado di arrivare con maggiore sicurezza e facilità al potere in tutti quei paesi in cui i soviet sono in grado di raccogliere la maggioranza dei lavoratori. Per mezzo dei soviet la classe operaia, una volta conquistato il potere, dirigerà tutte le sfere della vita economica e culturale, com'è attualmente il caso della Russia.

Il crollo dello stato imperialista, da quello zarista a quello più democratico, va di pari passo col crollo del sistema militare imperialista. Gli eserciti innumerevoli mobilitati dall'imperialismo potevano reggersi soltanto finché il proletariato fosse rimasto obbedientemente sotto il giogo della borghesia. Lo sfacelo dell'unità nazionale significa anche uno sfacelo inevitabile dell'esercito. Questo è quanto accadde prima in Russia, poi in Austria-Ungheria, di tutti gli strumenti a propria disposizione per paralizzare l'energia del proletariato, prolungare la crisi, e rendere così anche maggiori le calamità dell'Europa. La lotta contro il centro socialista è la premessa indispensabile per la lotta vittoriosa contro l'imperialismo.
Nel respingere la pavidità, le menzogne e la corruzione degli antiquati partiti socialisti-ufficiali, noi comunisti, uniti nella terza Internazionale, riteniamo di continuare in successione diretta gli sforzi eroici e il martirio di una lunga serie di generazioni rivoluzionarie da Babeuf a Karl Liebknecht a Rosa Luxemburg.
Se la prima Internazionale previde il futuro corso degli eventi e indicò le vie che esso avrebbe seguito, se la seconda Internazionale raccolse e organizzò milioni di proletari, la terza Internazionale, dal canto suo, è l'Internazionale della aperta lotta di massa, l'Internazionale della realizzazione rivoluzionaria, l'Internazionale dell'azione.
L'ordine mondiale borghese è stato fustigato a sufficienza dalla critica socialista. Il compito del Partito comunista internazionale consiste nel rovesciare quell'ordine e nell'erigere al suo posto l'edificio dell'ordine socialista.
Noi facciamo appello ai lavoratori e alle lavoratrici di tutti i paesi perché si uniscano sotto la bandiera comunista sotto cui sono già state ottenute le prime grandi vittorie.

Proletari di tutti i paesi! Nella battaglia contro la ferocia imperialista, contro la monarchia, contro le classi privilegiate, contro lo stato borghese e la proprietà borghese, contro tutti i generi e le forme di oppressione sociale e nazionale: Unitevi!

Sotto la bandiera dei soviet degli operai, sotto la bandiera della lotta rivoluzionaria per il potere e la dittatura del proletariato, sotto la bandiera della terza Internazionale - proletari di tutti i pesi, unitevi!

Secondo Congresso dell'Internazionale Comunista: i 21 punti

Imperniato sulle questioni teoriche relative alla natura dello Stato e alla necessità della frattura rivoluzionaria, il primo congresso della Terza Internazionale non aveva avuto modo di precisare gli aspetti più importanti, di natura strategica e organizzativa, della fase che si era aperta con la presa del potere da parte dei bolscevichi russi. Su questo si concentrò il secondo congresso (Mosca, luglio 1920).
Sulla base della drammatica esperienza della rivoluzione tedesca e dei limiti dimostrati dai partiti diretti da esponenti moderati, come il PSI, si decise di precisare le condizioni per entrare nell’organizzazione. Furono così stabiliti 21 punti che, da un lato, cercavano di tracciare un solco tra i partiti comunisti e i riformisti di destra e di centro, dall’altro correggevano le posizioni estremiste e settarie di alcuni gruppi, in particolare in Germania. Inoltre, sul modello del partito bolscevico, fu introdotto il centralismo democratico, volto a garantire la più ampia democrazia nel dibattito, e al contempo la massima unità nell’azione.
A proposito della scissione del PSI e della formazione del PCd'I (gennaio 1921), si noti che i socialisti erano sostanzialmente d'accordo su tutti i punti: tranne il n. 21, che prevedeva l'espulsione per i sostenitori di posizioni moderate.

Il primo congresso dell'Internazionale comunista non fissò alcuna condizione particolare per l'ammissione dei partiti alla Terza Internazionale. Quando fu convocato il primo congresso nella maggior parte delle nazioni esistevano soltanto dei movimenti e dei gruppi comunisti.

Il secondo congresso dell'Internazionale comunista si riunisce in ben differenti circostanze. Questa volta nella maggior parte dei paesi non vi sono solo dei movimenti e delle tendenze, ma partiti ed organizzazioni comuniste.

Ora si domanda con sempre maggior frequenza d'essere ammessi all'Internazionale comunista da parte di partiti e gruppi che sino a poco prima appartenevano ancora alla Seconda Internazionale, ma che non sono in effetti divenuti comunisti. La Seconda Internazionale è irrimediabilmente battuta. I partiti intermedi tra le due Internazionali ed i gruppi del centro, vedendo l'assoluta inutilità della Seconda internazionale, cercano di trovare appoggio nell'Internazionale comunista che sta diventando sempre più forte. Così facendo essi sperano di poter conservare 'autonomia' sufficiente e poter proseguire la loro vecchia politica opportunistica o 'centrista'. L'Internazionale comunista, per un certo verso, sta diventando di moda.

Il desiderio di entrare a far parte dell'Internazionale comunista, espresso da qualche importante gruppo 'centrista', conferma indirettamente che questa ha riscosso in tutto il mondo le simpatie della stragrande maggioranza dei lavoratori coscienti e che ogni giorno sta diventando una forza sempre più consistente.

L'Internazionale comunista è minacciata di invasione da parte di gruppi indecisi ed esitanti che non hanno ancora potuto rompere con l’ideologia della Seconda Internazionale.

Per di più in alcuni partiti maggiori (Italia, Svezia, Norvegia, Jugoslavia, ecc.), nei quali la maggioranza ha fatto proprio il punto di vista comunista, sopravvive tuttora un'ala pacifista e riformista che attende soltanto il momento opportuno per rialzare la testa e dare inizio al sabotaggio attivo della rivoluzione proletaria ed aiutare così la borghesia e la Seconda Internazionale.

Nessun comunista dovrebbe dimenticare la lezione della rivoluzione ungherese. Il proletariato pagò a caro prezzo la fusione dei comunisti ungheresi con la cosiddetta sinistra socialdemocratica.

In conseguenza il secondo congresso dell'Internazionale comunista ritiene necessario stabilire in modo assolutamente preciso le condizioni d'ammissione di nuovi partiti e far notare a quei partiti che già sono stati ammessi, i doveri loro gravanti.

Il secondo congresso dell'Internazionale comunista stabilisce le seguenti condizioni per l'entrata nell'Internazionale comunista:

1. Tutta l'attività di propaganda e di agitazione deve essere di natura autenticamente comunista e conforme al programma e alle decisioni dell'Internazionale comunista. Tutta quanta la stampa di partito deve essere sotto la direzione di comunisti fidati che abbiano dato prova di devozione alla causa del proletariato. La dittatura del proletariato non dev'essere considerata semplicemente come formula d'uso corrente meccanicamente appresa; bisogna propugnarla in modo da renderne comprensibile la necessità a qualsiasi comune operaio od operaia, ad ogni soldato e contadino, partendo dai fatti della loro vita di tutti i giorni, che bisogna riferire e utilizzare quotidianamente nella nostra stampa. I periodici e le altre pubblicazioni, e tutte le case editrici del partito, devono essere completamente controllate dal Comitato centrale del partito, indipendentemente dal fatto che in quel dato momento il partito sia legale o clandestino. Non bisogna permettere che organi di propaganda facciano un cattivo uso della propria autonomia e portino avanti una linea politica che non sia in assoluta armonia con la linea politica del partito. Negli articoli del giornale, nelle riunioni pubbliche, nei sindacati e nelle cooperative, ovunque gli aderenti all'Internazionale comunista siano presenti, è necessario denunziare, sistematicamente ed implacabilmente, non soltanto la borghesia, ma anche i suoi servi, i riformisti di ogni sfumatura.

2. Qualsiasi organizzazione che voglia aderire all'Internazionale comunista deve rimuovere, sistematicamente, i riformisti e i centristi da tutti gli incarichi di responsabilità all'interno del movimento operaio (organizzazioni di partito, comitati di redazione, sindacati, gruppi parlamentari, cooperative, organi di governo locali) e sostituirli con comunisti collaudati, anche se, soprattutto all'inizio, sarà necessario sostituire degli opportunisti "esperti" con dei semplici lavoratori di base.

3. Praticamente in tutti i paesi d'Europa e d'America la lotta di classe sta entrando nella fase della guerra civile. In questa situazione i comunisti non possono assolutamente contare sulla legalità borghese. Essi sono costretti a creare ovunque un'organizzazione clandestina parallela che nel momento decisivo aiuterà il partito a fare il suo dovere per la rivoluzione. In tutti i paesi in cui i comunisti non sono in grado di operare legalmente, a causa dello stato d'assedio o di leggi d'emergenza, è assolutamente indispensabile affiancare al lavoro legale quello clandestino.

4. Il dovere di divulgare le idee comuniste include il preciso dovere di portare avanti un'attività di propaganda sistematica ed energica nell'esercito. Laddove tale opera di agitazione sia impedita dalle leggi d'emergenza, bisogna portarla avanti clandestinamente. Il rifiuto d'assumersi un compito di questo genere equivarrebbe al ripudio del dovere rivoluzionario ed è incompatibile con l'appartenenza all'Internazionale comunista.

5. Bisogna fare opera d'agitazione metodica e sistematica nelle campagne. La classe operaia non può consolidare la propria vittoria se con la propria linea politica non si è assicurato l'appoggio di almeno parte del proletariato rurale e dei contadini più poveri, e la neutralità di parte della popolazione rurale rimanente. Attualmente l'attività comunista nelle zone rurali va acquistando un'importanza di primo piano. Bisogna portarla avanti soprattutto valendosi dell'aiuto dei lavoratori comunisti urbani e rurali che hanno stretti rapporti con le campagne. Il trascurare questo lavoro o affidarlo a elementi tentennanti, semi-riformisti equivale alla rinuncia alla rivoluzione proletaria.

6. Ogni partito che voglia aderire all'Internazionale comunista è tenuto a smascherare non soltanto il social-patriottismo dichiarato, ma anche la falsità e l'ipocrisia del social-pacifismo; a rammentare sistematicamente ai lavoratori che senza l'abbattimento rivoluzionario del capitalismo nessuna corte internazionale d'arbitrato, nessun accordo per la limitazione degli armamenti, nessuna riorganizzazione "democratica" della Società delle Nazioni, potrà impedire delle nuove guerre imperialiste.

7. I partiti che vogliono aderire all'Internazionale comunista sono tenuti a riconoscere la necessità di una frattura completa ed assoluta con il riformismo e con la linea politica del "centro", e a propugnare il più diffusamente possibile questa frattura tra i propri membri. Senza di ciò non è possibile nessuna linea politica coerentemente comunista. L'Internazionale comunista esige assolutamente e categoricamente che si operi tale frattura il più presto possibile. L'Internazionale Comunista non può accettare che dei noti opportunisti, come Turati, Modigliani, Kautsky, Hilferding, Hilquit, Longuet, MacDonald, e altri abbiano il diritto di apparire quali membri dell'Internazionale comunista. Ciò non potrebbe non portare l'Internazionale comunista ad assomigliare per molti aspetti alla Seconda Internazionale, che è andata in pezzi.

8. Per i partiti dei paesi la cui borghesia possiede delle colonie ed opprime altre nazioni è necessario tenere un atteggiamento particolarmente esplicito e chiaro sulla questione delle colonie e dei popoli oppressi. Ogni partito che voglia aderire all'Internazionale Comunista è tenuto a smascherare i trucchi e gli inganni dei "propri" imperialisti nelle colonie, ad appoggiare non solo a parole ma con i fatti ogni movimento di liberazione nelle colonie, ad esigere che i propri imperialisti vengano espulsi da tali colonie, ad instillare nei lavoratori del proprio paese un atteggiamento di autentica fratellanza nei confronti dei lavoratori delle colonie e dei popoli oppressi, e a fare sistematicamente opera d'agitazione tra le truppe del proprio paese perché non collaborino all'oppressione dei popoli coloniali.

9. Ogni partito che voglia aderire all'Internazionale comunista deve svolgere attività sistematica e durevole nei sindacati, nei consigli operai e nei comitati di fabbrica, nelle cooperative e nelle altre organizzazioni di massa dei lavoratori. Bisogna costituire all'interno di tali organizzazioni delle cellule comuniste che, attraverso un'opera costante ed indefessa, conquistino alla causa del comunismo i sindacati e le altre organizzazioni. Nel corso del proprio lavoro quotidiano le cellule debbono smascherare ovunque il tradimento dei social-patrioti e le esitazioni del "centro". Questi nuclei debbono essere completamente subordinati al partito nel suo complesso.

10. Ogni partito appartenente all'Internazionale comunista è tenuto ad ingaggiare una lotta inesorabile contro l' "Internazionale" di Amsterdam dei sindacati gialli. Deve propagandare con il massimo vigore tra i sindacalisti la necessità di una rottura con l'Internazionale gialla di Amsterdam. Deve fare tutto il possibile per appoggiare l'Associazione internazionale dei sindacati rossi, aderente alla Internazionale Comunista, in via di formazione.

11. I partiti che vogliono aderire all'Internazionale comunista sono tenuti a sottoporre a revisione i componenti dei propri gruppi parlamentari e a destituire tutti gli elementi infidi, a far sì che tali gruppi siano subordinati al Comitato centrale del partito non soltanto a parole ma nei fatti, esigendo che ogni singolo parlamentare comunista subordini tutta la sua attività agli interessi di una propaganda e di un'agitazione autenticamente rivoluzionarie.

12. I partiti appartenenti all'Internazionale comunista debbono basarsi sul principio del centralismo democratico. Nell'attuale momento di aspra guerra civile, il partito comunista potrà assolvere al proprio compito soltanto se la sua organizzazione sarà il più possibile centralizzata, se si imporrà una disciplina ferrea, e se la centrale del partito, sorretta dalla fiducia degli iscritti, avrà forza ed autorità e sarà dotata dei più vasti poteri.

13. I partiti comunisti dei paesi in cui i comunisti operano nella legalità ogni tanto debbono intraprendere un'opera di epurazione tra i membri del partito per sbarazzarsi di tutti gli elementi piccolo borghesi che vi siano infiltrati.

14. Ogni partito che voglia aderire all'Internazionale comunista è tenuto ad appoggiare incondizionatamente tutte le repubbliche sovietiche nella loro lotta opposta alla controrivoluzione. Devono stimolare infaticabilmente il rifiuto dei lavoratori di trasportare armi e materiali destinati ai nemici delle repubbliche sovietiche e condurre, sia legalmente che illegalmente, l’azione di propaganda tra le truppe inviate contro le repubbliche sovietiche.

15. I partiti che mantengono ancora i vecchi programmi socialdemocratici sono tenuti a sottoporli a revisione quanto prima possibile, e a redigere, tenendo conto delle particolari condizioni del loro paese, un nuovo programma comunista che sia conforme ai deliberati dell'Internazionale comunista. Di regola il programma di ogni partito appartenente all'Internazionale comunista dev'essere ratificato da un regolare congresso dell'Internazionale comunista o dal Comitato esecutivo (CEIC). Se il programma di un partito non ottenesse la ratifica del CEIC, il partito in questione ha il diritto di appellarsi al congresso dell'Internazionale comunista.

16. Tutti i deliberati dei congressi dell'Internazionale comunista, così come i deliberati del suo Comitato esecutivo, sono vincolanti per tutti i partiti appartenenti all'Internazionale comunista. L'Internazionale comunista, che opera in una situazione di aspra guerra civile, deve avere una struttura assai più centralizzata di quella della Seconda Internazionale. Naturalmente l'Internazionale comunista e il suo Comitato esecutivo debbono tener conto in tutte le proprie attività della diversità di situazioni in cui si trovano a lottare ed operare i singoli partiti, e debbono prendere delle decisioni vincolanti per tutti unicamente quando tali decisioni siano possibili.

17. A questo proposito, tutti i partiti che vogliono aderire all'Internazionale comunista debbono cambiare nome. Ogni partito che voglia aderire all'Internazionale comunista deve chiamarsi: Partito comunista del tale paese (sezione dell'Internazionale comunista). Il fatto del nome non è soltanto una questione formale, ma una questione squisitamente politica e di grande importanza. L'Internazionale comunista ha dichiarato guerra a tutto il mondo borghese e a tutti i partiti della socialdemocrazia gialla. La differenza tra i partiti comunisti e i vecchi partiti "socialdemocratici" o "socialisti" ufficiali, che hanno tradito la bandiera della classe operaia, dev'essere resa comprensibile ad ogni semplice lavoratore.

18. Tutti i principali organi di stampa di partito di tutti i paesi sono tenuti a pubblicare tutti i documenti ufficiali importanti del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista.

19. Tutti i partiti appartenenti all'Internazionale comunista e quelli che hanno fatto domanda d'ammissione sono tenuti a convocare al più presto, e in ogni caso entro quattro mesi dal secondo congresso dell'Internazionale comunista, un congresso straordinario per esaminare tutte queste condizioni d'ammissione. A questo proposito tutti i comitati centrali di partito devono provvedere a che i deliberati del secondo congresso dell'Internazionale comunista siano resi noti a tutte le organizzazioni locali.

20. I partiti che ora vogliono aderire all'Internazionale comunista, ma che non hanno ancora cambiato radicalmente la loro vecchia tattica, prima di entrare nell'Internazionale comunista debbono provvedere a che il loro comitato centrale e tutti gli organismi dirigenti centrali siano composti per non meno dei due terzi da compagni che già prima del secondo congresso propugnassero pubblicamente e inequivocabilmente l'entrata del proprio partito nell'Internazionale comunista. Si possono fare delle eccezioni con il consenso del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista. Il CEIC ha anche il diritto di fare delle eccezioni nel caso dei rappresentanti del centro menzionati nel paragrafo 7.

21. I membri del partito che rifiutino in via di principio le condizioni e le tesi elaborate dall'Internazionale comunista debbono essere espulsi dal partito. Lo stesso vale specialmente per i delegati ai congressi straordinari.