inizio rosso e giallo


Camilla Läckberg

 

Come si è già detto, basta che il nome sia scandinavo e subito la scrittrice-lo scrittore viene presentata/o come chissà chi.

Jean Edith Camilla Läckberg Eriksson (1974, Fjällbacka, Svezia), però, non è male.

  • La principessa di ghiaccio (Isprinsessan, 2002), Marsilio, 2010
  • Il predicatore (Predikanten, 2004), Marsilio, 2010
  • Lo scalpellino (Stenhuggaren, 2005), Marsilio, 2011
  • L'uccello del malaugurio (Olycksfågeln, 2006), Marsilio, 2012
  • Il bambino segreto (Tyskungen, 2007), Marsilio, 2013
  • La sirena (Sjöjungfrun, 2008), Marsilio, 2014
  • Il guardiano del faro (Fyrvaktaren, 2009), Marsilio, 2014
  • Il segreto degli angeli (Änglamakerskan, 2011), Marsilio, 2015
  • Tempesta di neve e profumo di mandorle (Mord och mandeldoft, 2013), Marsilio, 2015
  • Il domatore di leoni (Lejontämjaren, 2014), Marsilio, 2016
  • La strega (Häxan, 2017), Marsilio, 2017
  • Donne che non perdonano (Kvinnor utan nåd, 2018), Einaudi, 2018
  • La gabbia dorata (En bur av guld, 2019), Marsilio, 2019


il suo sito

Una breve serie televisiva tra il 2012 e il 2013.

Fulvia Caprara

Intervista a Camilla Läckberg

Cannes, 27/05/2011.
Enormi occhi blu, spalancati sulle follie del festival di Cannes, sotto un sole mediterraneo che non ha nulla in comune con la luce glaciale e cristallina della città dove è nata, Fjallbacka, 520 chilometri da Stoccolma, località turistica amata e frequentata da Ingrid Bergman, ma divenuta famosa grazie ai suoi romanzi.
Camilla Läckberg ha 37 anni, scrive da dieci, ha venduto otto milioni di libri nel mondo, la chiamano l’Agatha Christie del nord e anche, naturalmente, l’erede di Stieg Larsson. Adesso è pronta per il grande salto nell’universo dell’audiovisivo, con un progetto ambizioso, due film per il cinema (ispirati a The German child e a The mermaid) più una serie tv da 10 puntate (90 minuti l’una). Nelle vesti della coppia di investigatori protagonisti, Erica e Patrick, reciteranno rispettivamente Claudia Galli e Richard Ulfsater. Le riprese iniziano in agosto, e stavolta, per la Läckberg, il ruolo è doppio, produttrice oltre che autrice.

Immagini e pagina scritta: non teme che nel passaggio qualcosa dei suoi racconti vada perso?
No, da scrittrice so bene che bisogna saper uccidere i propri personaggi, salutarli e lasciarli andare. Sono molto coinvolta in tutta l’impresa e non ho timori, m’interessava soprattutto che le sceneggiature mantenessero lo stesso feeling dei libri, a iniziare dall’humour dei due protagonisti, e questo è avvenuto. La loro presenza garantisce quella mescolanza tra cose molto oscure e cose molto divertenti che credo sia la ragione del successo dei romanzi. Guardando i film la gente dovrà piangere, ridere, mangiarsi le unghie, esattamente come fa mentre legge...

L’altro elemento di attrazione è sicuramente il luogo in cui si svolge l’azione, Fjallabacka. Che cosa ha di così speciale?
È un posto fantastico, piccolo, e questa dimensione m’intriga particolarmente. A differenza di quello che avviene nelle grandi città, la gente di Fjallabacka è molto interessata ai fatti dei vicini, cosa che comunica un certo senso di controllo, una forte pressione...

Secondo lei come si spiega la passione italiana per la nouvelle vague della letteratura nordica?
Quando sono venuta in Italia, per presentazioni e letture dei libri, ho capito che verso la Svezia c’è un grande interesse, e questo spiega anche il successo enorme della saga di Larsson. Credo che sia dovuto in gran parte alla natura, al paesaggio, al grande freddo, alle notti tanto lunghe. Forse i romanzi piacciono anche perchè fanno vedere il mio Paese così com’è, non perfetto e privo di tensioni come è stato a lungo dipinto, ma pieno di lati bui, com’è nella realtà.

Quando ha deciso che avrebbe fatto la scrittrice?
Fin da piccola, poi però ho scelto altri percorsi, sono diventata economista, ma mi annoiavo talmente tanto che mi sono iscritta a corsi di scrittura da seguire nel tempo libero. Il mio primo libro è uscito quando avevo 28 anni.

Una mente abituata all’economia che si realizza con la letteratura. Che cosa le è rimasto dei suoi studi?
Vengo dal marketing, ho capito presto che, se volevo che la gente mi leggesse, dovevo diventare un brand.

L’hanno definita erede di Larsson, che effetto le fa?
Amo molto i libri di Larsson, penso che abbiano anche il merito di aver fatto scoprire l’esistenza della nostra produzione letteraria: da noi, già prima di Stieg, c’erano tanti autori che lavoravano bene.

Che cosa preferisce leggere?
Per l’80% storie di crimini e delitti, al resto dedico il 20%.

In tv che cosa vede?
Guardo tutto, mi piacciono le serie come C.S.I e Law and Order, ma sono anche appassionata di Montalbano e a suo tempo fui molto colpita dalla visione della vostra Piovra.

E al cinema?
I miei generi preferiti sono il thriller e la commedia romantica, diciamo che non amo troppo le opere eccessivamente artistiche, ricercate... Il mio film preferito è I soliti sospetti, trovo che si possa guardarlo e riguardarlo trovandolo ogni volta fantastico, e poi Kevin Spacey, che interprete magnifico!

Di che cosa ha più paura?
Del buio. Sono molto spaventata dalle situazioni in cui non si vede nulla e ci si aspetta di vedere qualcosa da un momento all’altro. Penso a un film come Paranormal activity, veramente terrificante.

In che momento della giornata scrive?
Quando i figli sono a scuola o all’asilo, ne ho tre, di 9, 7 e 2 anni, più quelli di mio marito che hanno 8 e 4 anni. È impossibile riuscire a scrivere quando hai accanto qualcuno che continua a ripetere "mamma, mamma".

grazie a: La Stampa