inizio rosso e giallo


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Ruth Rendell

 


Il primo romanzo di Ruth Barbara Grasemann, vedova Rendell (Londra 1930 - 2015), From Doon with Death (Lettere mortali o Con la morte nel cuore) è del 1964 ed in esso compare l'ispettore capo Wexford, che rimarrà il protagonista centrale dei suoi romanzi.
Su questo personaggio è basata la serie The Ruth Rendell Mysteries, realizzata dalla BBC fra il 1987 ed il 2000 con George Baker nella parte di Wexford. Vari altri film per la tv sono stati tratti dai suoi libri.

Ha poi scritto numerosi altri libri di carattere poliziesco e non (con altri personaggi), a volte con lo pseudonimo di Barbara Vine.

Ha fatto parte della Camera dei Lords per il Partito Laburista.

 

    ciclo dell'ispettore Wexford:

  • Lettere mortali (From Doon with Death, 1964), Mondadori, 1980; o Con la morte nel cuore, Fanucci, 2005
  • Il caso è aperto (A New Lease on Death, 1967), Mondadori, 1983; o La morte in versi, Fanucci, 2004
  • Un certo Smith (Wolf to the Slaughter, 1967), Mondadori, 1983, 1998
  • Il mio peggiore amico (The Best Man to Die, 1969), Mondadori, 1970, 1988; o La morte del testimone, Fanucci, 2005
  • Quella buia notte di settembre (A Guilty Thing Surprised, 1970), Mondadori, 1985
  • Caccia al kidnapper (No More Dying Then, 1971), Mondadori, 1972
  • La ragazza caduta dal cielo (Murder Being Once Done, 1972), Mondadori, 1988
  • Chi muore e chi mente (Some Lie and Some Die, 1973), Mondadori, 1986
  • Addio per sempre (Shake Hands Forever, 1975), Mondadori, 1988
  • Sulle orme di un'ombra (A Sleeping Life, 1978), Mondadori, 1979
  • Means of Evil (racconti)
  • Il flauto tragico (Put On by Cunning, 1981), Mondadori, 1982, 2000
  • L'ispettore vede giallo / Omicidio a Thatto Castle (The Speaker of Mandarin, 1983), Mondadori, 1984, 2001, 2002
  • La sfida del corvo (An Unkindness of Ravens, 1985), Mondadori, 1986
  • La donna velata (The Veiled One, 1988), Mondadori, 1989
  • Oltre il cancello (Kissing the Gunner's Daughter, 1992), Mondadori, 1992, 1994
  • La leggerezza del dovere (Simisola, 1994), Mondadori, 1995, 2005
  • La strada delle farfalle (Road Rage, 1997), Mondadori, 1998
  • La crociata dei bambini (Harm Done, 1999), Mondadori, 2015
  • Soli nel bosco ( The Babes in the Wood, 2002), Mondadori, 2015
  • Una fine in lacrime (End in Tears, 2005), Fanucci, 2006; Mondadori, 2016
  • Il bosco maledetto (Not in the Flesh, 2007), Fanucci, 2008; Mondadori, 2017
  • Lo sguardo del mostro (The Monster in the Box, 2009) Mondadori, 2018
  • Il pozzo della morte (The Vault, 2011) Mondadori, 2018

 


    altri:

  • Vespe e veleni (To Fear a Painted Devil, 1965), Mondadori, 1981, 1999, 2001
  • Il tarlo del sospetto (Vanity Dies Hard, 1965), Mondadori, 1989, 1999
  • Il segreto della casa (The Secret House of Death, 1968), Mondadori, 1984, 1998, 2003
  • Rebus per un funerale (One Across, Two Down, 1971), Mondadori, 1972, 2003
  • Il volto del peccato (The Face of Trespass, 1974), Mondadori, 1990, 1992, 1996
  • Paura d'uccidere (A Demon in My View, 1976), Mondadori, 1977, 1995, 2002
  • The Fallen Curtain, 1976 (racconti)
  • La morte non sa leggere (A Judgment in Stone, 1977), Mondadori, 1987, 1999
  • La morte mi ama (Make Death Love Me, 1979), Mondadori, 1980, 1997, 2016
  • Nel lago d'ombra (The Lake of Darkness, 1980), Mondadori, 1982
  • Il mistero della brughiera (Master of the Moor, 1982), Mondadori, 1992, 1994
  • The Fever Tree, 1982 (racconti)
  • La bambola che uccide (The Killing Doll, 1984), Rizzoli, 1985; Bompiani, 1993; Fabbri, 1994
  • L'albero delle mani (The Tree of Hands, 1984), Rizzoli, 1989; Fabbri, 1994
  • The New Girlfriend, 1985 (racconti)
  • Carne viva (Live Flesh, 1985), Rizzoli, 1990; Fabbri, 1994; Mondadori, 2016; o Carne tremula, Bompiani, 1997
  • Parlando con uno sconosciuto (Talking to Strange Men, 1987), Rizzoli, 1991
  • A forma di cuore (Heartstones, 1987), Bompiani, 1989, 1996
  • Racconti (Collected Short Stories, 1987), Bompiani, 1991 2 voll.
  • Il pugnale di vetro (The Bridesmaid, 1989), Rizzoli, 1993; Mondadori, 2016
  • Qualcosa di sbagliato (Going Wrong, 1990), Rizzoli, 1992; Fabbri, 1995
  • The Copper Peacock, 1991 (racconti)
  • L'urlo del colibrì (The Crocodile Bird, 1993), Rizzoli, 1994
  • La notte dei due uomini (No Night is Too Long, 1994), Mondadori, 1996
  • Blood Lines, 1995 (racconti)
  • Il parco delle anime (The Keys to the Street, 1996), Mondadori, 1997, 2004
  • La villa dei ricordi cattivi (The Brimstone Wedding, 1996), Mondadori, 1996, 2000, 2003
  • A Sight for Sore Eyes, 1998
  • Piranha to Scurfy and Other Stories, 2000 (racconti)
  • Adam and Eve and Pinch Me, 2001
  • La bottega dei delitti (The Rottweiler, 2003), Fanucci, 2004
  • I tredici scalini (Thirteen Steps Down, 2004), Fanucci, 2005
  • La verità nascosta (The Water's Lovely, 2006), Fanucci, 2007
  • The Thief, 2006
  • Portobello (Portobello, 2008), Fanucci, 2010
  • Tigerlily's Orchids, 2010
  • Torneranno alla luce (The Girl Next Door, 2014, 2015) Mondadori, 2020
  • Angolo buio (Dark Corners, 2015) Mondadori, 2016



    come Barbara Vine:

  • Occhi nel buio (A Dark-Adapted Eye, 1986), Longanesi
  • La casa della lunga estate (A Fatal Inversion, 1987), Longanesi
  • Ombre sulle scale (The House of Stairs, 1988),Longanesi
  • Gallowglass
  • Il tappeto di re Salomone (King Solomon's Carpet, 1991), Corbaccio
  • I giorni di Asta Westerby (Asta's Book, 1993), Mondadori
  • La notte dei due uomini (No Night Is Too Long, 1994), Mondadori
  • La villa dei ricordi cattivi (The Brimstone Wedding, 1995), Mondadori
  • The Chimney Sweeper's Boy, 2000
  • Grasshopper, 2000
  • The Blood Doctor, 2002
  • Il minotauro (The Minotaur, 2005), Fanucci



Film dai suoi libri:
  • La morte non sa leggere, di Dusama Rawi (1986) - da A Judgment in Stone
  • Tree of Hands, di Giles Foster (1989) - da The Tree of Hands
  • L'uomo della porta accanto, di Petra Haffter (1991) - da A Demon in My View
  • Il buio nella mente, di Claude Chabrol (1995) - da A Judgment in Stone
  • Carne tremula, di Pedro Almodovar (1997) - da Live Flesh
  • Betty Fisher, di Claude Miller (2001) - da The Tree of Hands
  • No Night Is Too Long, di Tom Shankland (2002) - da No Night Is Too Long
  • Inquiétudes, di Gilles Bourdos (2003) - da A Sight for Sore Eyes
  • La damigella d'onore, di Claude Chabrol (2004) - da The Bridesmaid



Claudia Bonadonna

Ruth Rendell investiga su Ruth Rendell

a cura di Claudia Bonadonna (da railibro.rai.it, 2004)

Di passaggio a Roma per un "cocktail d'autore", che festeggia l'edizione italiana della sua ultima storia d'investigazione La bottega dei delitti, la decana del giallo Ruth Rendell si lascia sottoporre al rito dell'intervista.

D. "Il negozio d'antiquariato gestito dalla vedova Ferry è sopra il piccolo condominio in cui si aggira un assassino dal soprannome feroce: Rottweiler". Ancora un mistero, ancora un'investigazione, ancora una comunità chiusa. Così come chiusa è la piccola città di Kingsmarkham, il luogo in cui sempre si svolgono le indagini del suo detective più famoso, l'ispettore Wexford. Perché questa predilezione per le ambientazioni ristrette?

R. Non c'è nessuna ragione particolare: questa è solo una caratteristica che ricorre spesso - e non necessariamente - nei miei romanzi. In effetti credo che le comunità chiuse mi calzino meglio. Ho l'impressione che così i lettori riescano a comprendere di più i personaggi, ad affezionarsi a loro e ai loro luoghi, senza essere distratti da altri particolari.

D. "Inez era molto interessata al prossimo, anche se non aveva mai imparato a esprimere un giudizio esatto sulla sua natura. Dopo la morte di Martin aveva deciso di non risposarsi mai più, ma la presenza di una figura maschile le mancava... Faceva del suo meglio per mantenersi in forma e conservare un aspetto gradevole ed era fortunata ad avere quel tipo di capelli biondo cenere che difficilmente ingrigiscono". Come e quando è nato il personaggio della vedova Ferry?

R. Lei è la mia magnifica protagonista femminile. L'idea era quella di creare un personaggio che il pubblico potesse amare, una bella donna. Una che malgrado una nascosta sgradevolezza dei comportamenti, come l'abitudine a spiare le persone, avesse tuttavia una certa pratica nell'apparire decorosamente, nel riuscire a dissimulare la sua natura. Ovviamente quando ho scritto di lei - così come sempre accade per tutti i miei personaggi - mi sono immedesimata nella sua persona e ho immaginato le sue reazioni di fronte alle circostanze che le ho messo davanti.

D. Quanta invenzione letteraria e quanta rappresentatività sociale c'è nei suoi protagonisti?

R. Non credo di essermi mai posta il problema. Non in maniera aprioristica, almeno. Preoccuparsi di far rappresentare ad un personaggio una certa parte della società significa applicare delle regole - anche piuttosto rigide - nella sua costruzione. Significa rispondere a una formula, cesellarne azioni e comportamenti secondo un incastro di freddi e calcolati particolari. Invece a me interessa infondere delle emozioni nella scrittura e dunque essere libera da vincoli e meccanismi di sorta. No, non ho mai voluto aderire a un canone. Certamente non l'ho fatto in questo caso.

D. Ogni giallista ha il suo detective. Ogni giallista è il suo detective. Qual è il suo rapporto con l'ispettore Wexford?

R. Ho creato Wexford perché nel mio primo libro avevo bisogno di un investigatore. In effetti non ero così interessata a lui come personaggio, era più un mezzo per sviluppare l'indagine. Ma dopo un'intera serie con lui come protagonista, mi sono resa conto della sua importanza nell'economia generale della mia scrittura. Allora ho cominciato a trattarlo con più rispetto, a renderlo più interessante. Spesso si è detto che fosse modellato sulla memoria di mio padre - non so - immagino che ogni scrittrice debba fare i conti con questa figura e finisca col proiettarne l'immagine in qualche eroe di sua creazione; mi sembra un fatto piuttosto normale.
Il mio rapporto con Wexford? Né buono né cattivo. Non è una storia d'amore, sebbene tutti in un certo senso se l'aspettino. Certo lo conosco molto bene, lo conosco come me stessa: so cosa dirà e cosa farà in ogni storia perché ho scritto di lui in più di venti romanzi. Certe volte mi dimentico completamente della sua esistenza e vado dove mi portano altre storie. Certe volte è lui a saltare fuori così, all'improvviso, e imporsi alla mia attenzione, magari perché la storia che sto scrivendo gli calza a pennello... Ma no, la nostra non è in alcun modo una relazione emotiva.

D. Molti romanzi li ha firmati col nome di Barbara Vine, il suo alter ego sperimentale...

R. È nato tutto per caso, circa vent'anni fa. Ho cominciato a scrivere una storia che era completamente diversa da qualunque altra avessi pensato fino ad allora. Firmarla col mio nome avrebbe sviato troppo i lettori, così ho creato un'altra me stessa: una seconda identità più libera e svincolata che però fosse nota a tutti. Volevo che la gente sapesse che si trattava sempre di me, ma anche che in quei romanzi poteva - anzi doveva - aspettarsi qualcos'altro. Lì c'è un sentire del tutto diverso, ci sono toni del tutto diversi... Eppure non è un processo di cui sono perfettamente conscia quando scrivo. Non decido mai prima se a dipanare quell'intreccio sarà Barbara Vine oppure Ruth Rendell, è piuttosto qualcosa che nasce spontaneamente, a seconda dell'idea da sviluppare, a seconda del genere di storia da dire.

D. Col cinema ha una relazione lunga e fruttuosa, almeno stando alle fortunate pellicole che Almodovar (con Carne Tremula) e Chabrol (Il buio nella mente) hanno tratto dai suoi romanzi...

R. ... C'e anche Claude Miller, autore di Betty Fisher et autres histoires... Trovo che tutti loro abbiano fatto un ottimo lavoro e mi sento decisamente onorata della loro attenzione. Non sono gelosa delle mie cose, difficilmente mi sento tradita da una riduzione cinematografica. Anzi, un certo tradimento me lo aspetto, perché ogni mezzo ha le sue regole, e un romanzo non potrà mai essere come un film. Ma io sono stata davvero fortunata. Ho appena letto La demoiselle d'honneur [La damigella d'onore, 2004], la sceneggiatura del nuovo film che Chabrol ha tratto da The bridesmaid: parecchio fedele al libro, devo dire... e parecchio buona...

D. Secondo lei qual è il posto per il giallo classico in una società letteraria abituata alla velocità, allo splatter, al noir magari, se non al thriller da classifica?

R. Io credo che il fascino delle crime story come possono essere quelle dell'ispettore Wexford - che già mi riesce difficile ascrivere alla sola categoria delle storie gialle, di investigazione o di qualsiasi altra specifica categoria - stia nella sospensione e nel mistero. E anche nella sfida intellettuale a ricercare gli indizi, a seguire un certo percorso logico. Tutte cose che nei thriller di consumo non ci sono affatto.

 

grazie a: http://www.letteratura.rai.it/


Lina Zecchi

È morta la regina del crimine e non se ne è accorto nessuno

 

La scomparsa della scrittrice inglese Ruth Rendell all’inizio di maggio 2015 è passata quasi inosservata, se si escludono tristi coccodrilli sui quotidiani nazionali: tutti simili per forma e contenuto, farciti di identiche formule d’agenzia (“La scrittrice britannica Ruth Rendell, conosciuta come la ‘regina del crimine’; “La signora omicidi”; “La letteratura gialla perde un’altra icona”; “Una delle più note autrici inglesi di romanzi thriller e a sfondo psicologico”). Questo distratto elogio funebre sui quotidiani nazionali è solo, come si suol dire, la punta di un iceberg: infatti, molti anni prima della scomparsa di Ruth Rendell da questa vita terrena, la sua opera era sparita dagli scaffali delle librerie italiane, reali o virtuali. Nonostante Fanucci abbia cercato di riproporre molti suoi classici fra il 2000 e il 2010 (l’ultimo pubblicato è Portobello, 2010), oggi tutti i libri di Rendell risultano rigorosamente fuori catalogo e irreperibili. Eppure non è diminuito l’interesse di editori e lettori italiani per la letteratura gialla, misterythriller onoir, che da sola occupa interi espositori nel reparto novità di ogni libreria: dal giallo scandinavo al noir mediterraneo, dagli inglesi ai francesi, dai sudamericani agli spagnoli, dagli americani ai cinesi, per non parlare dell’agguerrita armata nostrana, è tutto un rincorrersi di vecchi e nuovi autori di genere.

Franco Forte ne privilegiava tre: il vastissimo pubblico che a suo parere frequenta le edicole, la fedeltà di presunti forti lettori che cercano e riconoscono l’ottima qualità del “Giallo Mondadori”, il risparmio.

Indaghiamo questo apparente enigma: letteratura di genere offerta a profusione, ma assenza sugli scaffali di una qualsiasi opera di questa indiscussa regina del crimine. Franco Forte, direttore editoriale del “Giallo Mondadori”, in una recente intervista aveva annunciato l’intenzione di riportare in collana alcuni classici, iniziando proprio con l’uscita a metà maggio di un titolo di Rendell (La crociata dei bambini, ed. orig. 1999, trad. dall’inglese di Giuseppe Settanni, pp. 294, € 4,90, Mondadori, Milano 2015) ancora inedito in Italia. Fra le varie ragioni dell’auspicato successo della sua operazione editoriale, Franco Forte ne privilegiava tre: il vastissimo pubblico che a suo parere frequenta le edicole, la fedeltà di presunti forti lettori che cercano e riconoscono l’ottima qualità del “Giallo Mondadori”, il risparmio (il libro in edicola costa la metà di un tascabile). Eppure (nonostante tutte queste ottime ragioni, senza contare la bizzarra coincidenza fra la scomparsa dell’autrice e l’inattesa ricomparsa di un suo giallo inedito, che diventa così abusivamente una specie di opera testamentaria) nelle edicole locali il libro è rimasto introvabile e ho potuto leggerlo solo in formato digitale.

Le ragioni di questa apparente eclissi sono molte. La prima consiste nel fatto che Rendell non è, e forse non è mai stata, una scrittrice classificabile solo come di genere. Debutta nel 1964 pubblicando From Doon to Death, che viene lo stesso anno proposto ai lettori italiani del “Giallo Mondadori” col titolo Lettere mortali(riedito in varie collane da Mondadori, e poi da Fanucci come Con la morte nel cuore nel 2004). È un libro sottilmente inquietante, scritto in modo elegante e asciutto, feroce e ironico come saranno sempre tutti i migliori della Rendell. Vi appare per la prima volta il bonario ispettore Reginald Wexford, protagonista di una ventina di romanzi che proseguiranno fino al 2013, ambientati nell’immaginaria cittadina di Kingsmarkham nel Sussex. Fino a oltre la metà degli anni ottanta, i gialli della serie Wexford sono rapidamente tradotti e proposti in Italia dal “Giallo Mondadori”: Wexford, assieme al suo attendente Burden, diventa presto una figura popolarissima nell’immaginario dei lettori di polizieschi.

Sono gialli che definirei di ansia e stupore, dove la normalità e la felicità apparenti nascondono oscuri, silenziosi abissi della mente.

Nonostante il successo del primo libro, Rendell non si limita però a una personale rivisitazione della gloriosa tradizione inglese con investigatore fisso: dopo Lettere mortali con cui s’inaugura la serie di Wexford, nel 1965 scrive altri due polizieschi senza detective (To Fear a Painted Devil e Vanity Dies Hard), prontamente pubblicati nel “Giallo Mondadori” col titolo Vespe e veleni e Il tarlo del sospetto. Entrambi sono gialli che definirei di ansia e stupore, dove la normalità e la felicità apparenti nascondono oscuri, silenziosi abissi della mente. L’alternanza fra la serie con l’ispettore Wexford e altri romanzi difficili da inquadrare (mystery? giallo psicologico? thriller?), che a partire dalla metà degli anni settanta ottengono spesso prestigiosi riconoscimenti internazionali, produce nel 1986 la scelta di pubblicare libri ancora meno classificabili come letteratura di genere, sotto un altro pseudonimo, quello di Barbara Vine. Il primo è A Dark-Adapted Eye (Occhi nel buio, Longanesi 1990) che ottiene nel 1987 il prestigioso premio Edgar. In tutti i libri migliori di Rendell emerge una costante: il confine fra normalità e crimine è vago, lo slittamento verso il delitto è impercettibile, la violenza del conflitto inevitabile, la spiegazione finale insufficiente a placare ansia e suspense che si accumulano e paralizzano lettori e vittime. Nei suoi capolavori (solo per citarne uno: La morte non sa leggere, nell’originale A Judgement in Stone, 1977) l’opacità della mente assassina è lo specchio scuro attraverso cui il lettore ipnotizzato vede avvicinarsi l’assurda strage finale.

Anche La crociata dei bambini (in originale Harm done), nonostante la pacata presenza di Wexford, solo superficialmente può ridursi a un giallo d’investigazione: le trame e le sottotrame sembrano infatti moltiplicarsi in modo capriccioso per tutta la prima metà del libro, in cui il racconto si focalizza ora sulla strana sparizione e l’ancora più strana riapparizione di due ragazzine, ora sui disordini di un quartiere popolare in rivolta contro un anziano pedofilo che, finita di scontare la sua condanna, è tornato a casa. A poco a poco prende corpo un’altra sottotrama, che diventa il filo rosso della seconda parte: violenza e abusi in famiglia, uomini che segretamente odiano le donne e le torturano, figli male amati. Come se il tranquillo paesino di Kingsmarkham si stesse sgretolando sotto la spinta irresistibile di una rabbia segreta e secernesse assurde patologie di comportamento, che negli ultimi quattro capitoli producono ben quattro stupefacenti soluzioni dello stesso delitto. A ben vedere, anzi, l’unico enigma davvero risolto da Wexford è quello della misteriosa perdita del suo vecchio e amato impermeabile.

L’enigma di partenza, ossia: perché Rendell in Italia resta un autore di nicchia, o addirittura introvabile, non ha soluzione. Tanto per fare un esempio, in Francia e in Spagna circola sempre ed è amatissima da registi cinematografici, come dimostrano Chabrol (Il buio della mente, 1995; La damigella d’onore, 2004), Almodovar (Carne tremula, 1997) e il recente Ozon (Una nuova amica, 2014).

Rendell distilla pura ansia ricorrendo a mezzi stilistici minimalisti. Crea suspense, cioè sospensione del tempo, fascinazione, aderendo senza giudicare al meccanismo di paure inconfessate, di attese e di non detto che muovono tutti i personaggi, poliziotti, criminali e vittime. Nessun Holmes né Poirot né Maigret, nessun detective geniale o poliziotto rassicurante perché sicuro della soluzione; niente misteri a orologeria, nessun complotto internazionale; niente sangue a fiotti o serial killer paranoici, nessuna logica ferrea né ingegnose spiegazioni finali arrivano a sciogliere completamente la strana tensione che si accumula nei libri migliori di Lady Ruth. Spesso non c’è neppure mistero in senso stretto: l’assassino è già rivelato fin dall’inizio, eppure l’inquietudine del lettore non fa che aumentare col procedere apparentemente tranquillo del racconto.

grazie a: https://www.lindiceonline.com/