Nancy Sinatra Bang Bang
(Sonny Bono, 1966)

cinema


1990 - 2019
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I segreti di Twin Peaks
(Twin Peaks, USA, TV 1990)
di David Lynch e Mark Frost. Con Kyle MacLachlan, Michael Ontkean, Madchen Amick, Dana Ashbrook

L'assassinio di una ragazza per bene (...) sconvolge la vita di una cittadina e le indagini porteranno alla luce intrighi, follie, tradimenti, orrori. Un'altra svolta radicale nel panorama televisivo: violenza e perversioni entrano con astuzia nelle visioni quotidiane e stranamente grottesco e ironia conquistano gli americani. L'impianto poliziesco è solido, ma poi Lynch si diverte a rimescolare freneticamente le carte e la vicenda si dipana ai confini della realtà: ipnotico e sorprendente. Nel 2017 un bel seguito.

Nikita
(Id., F, 1990)
di Luc Besson. Con Anne Parillaud, Jean Reno, Tchéky Kary, Jeanne Moreau, Philippe Leroy

Balorda, pazza, violenta, micidiale, e condannata all'ergastolo per quadruplice omicidio: ottime qualità per diventare un sicario comme il faut: e i servizi segreti francesi reclutano la ragazza offrendole una sorta di impunità e la trasferiscono in un centro di addestramento. Ci va, impara (senza rinunciare a qualche numero strepitoso), e poi lavora con spietata efficienza. Ma le cose prendono una strana piega... Una felicissima combinazione di noir raffinato e film d'azione. Inutili remake e tortuosa serie tv (97-01).

Come far carriera... molto disonestamente
(A Shock to the System, USA, 1990)
di Jan Egleson. Con Michael Caine, Elizabeth McGovern, Peter Riegert

Un affermato dirigente d'azienda vede sfumare l'ambita promozione e così decide di vendicarsi, eliminando moglie borghesissima, capo che prima era amico, e concorrenti vari. Ma c'è una bella collega. Ma c'è un detective testardo e sospettoso. Ma lui si crede un mago. Vincerà l'astuzia o il destino? Modesto thriller che non esce dai luoghi comuni, e naturalmene graffia poco sulle ricche miserie del capitalismo. E i colpi di scena sono più che prevedibili. Il grande Caine sprecato e assai poco convinto.

La casa Russia
(The Russia House, USA, 1990)
di Fred Schepisi. Con Sean Connery, Michelle Pfeiffer, Roy Scheider, Klaus Maria Brandauer, James Fox

Un editore inglese va in URSS per organizzare segretamente la pubblicazione di un libro sulle centrali nucleari sovietiche, sicure più o meno come quella di Černobyl. Lo aiuta una russa affascinante e tra i due... La storia d'amore, non particolarmente interessante malgrado i due magnifici protagonisti, si svolge nella cornice di una Mosca da cartolina e purtroppo prende il sopravvento sul resto della vicenda. Del resto il romanzo di le Carré non era certo dei suoi migliori: un po' di smarrimento (poi risolto) dopo la perestrojka.

Misery non deve morire
(Misery, USA, 1990)
di Rob Reiner. Con Kathy Bates, James Caan, Lauren Bacall, Richard Farnsworth

Avete presente quando Doyle si stufò di SH e lo fece morire? Beh, allora il pubblico si limitò a protestare vivacemente, mentre qui una lettrice s'infuria davvero quando sa che Misery, la protagonista di una serie di romanzi, morirà. E allora sequestra lo scrittore, lo lega a un letto e lo tortura per obbligarlo a far rivivere il personaggio. Un thriller più claustrofobico di così... Interpreti bravissimi (a Bates l'Oscar) a reggere una situazione limite, dove si gioca, brutalmente, coi confini tra realtà e immaginazione. Il dolore. Da Stephen King.

Stato di grazia
(State of Grace, USA, 1990)
di Phil Joanou. Con Sean Penn, Ed Harris, Gary Oldman, John Turturro, Robin Wright Penn

Nelle varie etnie di cui sono composti gli USA si sono sempre formati gruppi criminali, e qui si tratta di irlandesi: un agente FBI s'infiltra in una di queste bande, particolarmente pericolosa, sfruttando la vecchia amicizia col capo. Il teatro è la New York degli anni '60, in particolare il micidiale quartiere di Hell's Kitchen, raccontato assai bene, e la violenza sarà senza sconti, magari proprio il giorno di San Patrizio. Con i dovuti debiti a Scorsese, Leone, ecc., il film ha una sua forte originalità, quasi una sua grazia.

Il grande inganno
(The Two Jakes, USA, 1990)
di Jack Nicholson. Con Jack Nicholson, Eli Wallach, Harvey Keitel, Meg Tilly, Frederic Forrest, Madeleine Stowe

Jake Gittes fa ancora il detective privato ma quando durante il solito caso di corna il marito tradito (un altro Jake) uccide il rivale, Jake scava più a fondo: petrolio e dintorni sono il cuore della faccenda. Ma c'entra anche quello che accadde in Chinatown (1974). Nicholson ci mette tutta la propria esperienza e ne esce quasi un noir d'altri tempi. Forse la sceneggiatura è troppo ambiziosa, ed il mélo eccessivo, ma tutto sommato riesce il tentativo di riprendere le torbide atmosfere, familiari e non, dipinte a suo tempo da Roman Polanski.

Affari sporchi
(Internal Affairs, USA, 1990)
di Mike Figgis. Con Richard Gere, Andy Garcia, Nancy Travis, William Baldwin

L'Internal Affairs Division è il reparto della polizia che indaga sui problemi interni alla polizia stessa. In quello di Los Angeles lavora un bravo agente di origine messicana che si trova a dover investigare su un amico accusato di brutalità: scoprirà un brutto giro di mazzette e comportamenti illeciti, in cui il ruolo chiave è svolto da un esperto detective anziano, apparentemente intoccabile perchè ha la reputazione di ottimo poliziotto. Complicazioni erotico-sentimentali. Gere è perfido e fascinoso, ma Garcia è tosto mica male.

Terzo grado
(Q & A., USA, 1990)
di Sidney Lumet. Con Nick Nolte, Timothy Hutton, Armand Assante, Patrick O'Neal, Paul Calderon

A New York un ufficiale di polizia viene ucciso da uno spacciatore e l'inchiesta viene condotta da un giovane procuratore distrettuale e da un ex poliziotto. Non un caso particolarmente intricato, ma le indagini portano alla luce una situazione esplosiva: la corruzione è solo un aspetto dei sordidi legami fra politica e criminalità. Malgrado una certa piattezza della sceneggiatura, Lumet resta forse il maestro del cinema americano di impegno civile, sempre in grado di disegnare ottimi equilibri fra spettacolarità e realismo.

Pronti a tutto
(Downtown, USA, 1990)
di Richard Benjamin. Con Forest Whitaker, Anthony Edwards, Penelope Ann Miller, Joe Pantoliano

Un bravo agente viene punito perché ha disturbato un potente e viene mandato in servizio nella zona peggiore di Filadelfia, dove, col prezioso aiuto di un collega, indagherà su un pericoloso giro di auto rubate e traffico di droga, e anche sull'assassinio di un poliziotto. Trama convenzionale che tuttavia si avvale di un'ambientazione accurata e di bravi interpreti che, soprattutto nei dialoghi, danno credibilità alla fatica quotidiana di una lotta al crimine che pare non abbia mai fine.

Rischiose abitudini
(The Grifters, USA, 1990)
di Stephen Frears. Con Anjelica Huston, John Cusack, Annette Bening, Pat Hingle

Lily scommette alle corse (truccate); suo figlio Roy si arrangia con piccole truffe; Myra invece punta al piatto ricco. Grifters, insomma, in slang imbroglioni, bidonisti. "Atroce favola sulla potenza del Denaro e del Male, irridente parabola sarcastica sul rovescio del “sogno americano” di successo e ricchezza: scrittura asciutta, sottigliezza ironica e 3 ottimi interpreti tra i quali spicca per dolorosa e affannata intensità A. Huston. Parca e suggestiva colonna musicale di E. Bernstein." (Morandini, Dizionario dei film, Zanichelli, 2008) Da Thompson, sceneg. di Westlake.

Presunto innocente
(Presumed Innocent, USA, 1990)
di Alan J. Pakula. Con Harrison Ford, Greta Scacchi, Brian Dennehy, Raul Julia

Un procuratore distrettuale viene incaricato di indagare sull'assassinio di una collega, con cui aveva avuto una relazione extraconiugale. La situazione, già delicata, diventa insostenibile quando egli stesso è sospettato di essere il colpevole: non è così, ma le prove contro di lui sembrano schiaccianti, e solo a gran fatica riuscirà a dimostrare la propria innocenza. E allora chi è l'assassino? La scoperta sarà tanto casuale quanto sconcertante. Ah, l'amore, quante cose fa fare l'amore... Dal romanzo di Scott Turow.

Uno sconosciuto alla porta
(Pacific Heights, USA, 1990)
di John Schlesinger. Con Matthew Modine, Melanie Griffith, Michael Keaton, Mako, Nicholas Pryor

Pacific Heights è il quartiere più cool di San Francisco e due giovani sposi riescono a comprarci una casa. Ma per poter pagare il mutuo devono affittarne una parte: l'inquilino è gentile e raffinato, ma si rivelerà un abile manipolatore, e anche un micidiale psicopatico, e per i due sarà un incubo. La suspense affiora lentamente ma con progressione inesorabile, fino alla crudele esplosione finale, e i tre protagonisti riescono a condurre la partita in ottima sintonia, tenendo il ritmo egregiamente.

Porte aperte
(I, 1990)
di Gianni Amelio. Con Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini, Renzo Giovampietro, Renato Carpentieri

Nella Palermo degli anni trenta un uomo uccide quattro persone e per lui c'è senz'altro la sentenza capitale. Ma il magistrato inquirente, profondamente contrario alla pena di morte, indaga a fondo per trovare delle attenuanti: un comportamento aberrante (siamo in pieno fascismo) che gli costerà la carriera. Un Volontè al vertice della sua enorme bravura rende alla perfezione il sommesso rigore di un uomo giusto alle prese con gli inesorabili meccanismi del potere. Da uno degli ultimi libri di Sciascia.

Dimenticare Palermo
(I, 1990)
di Francesco Rosi. Con Jim Belushi, Mimi Rogers, Joss Ackland, Carolina Rosi, Vittorio Gassman

Un politico italo-americano per guadagnare voti mette al centro della sua campagna elettorale la liberalizzazione delle droghe. Quando però va in viaggio di nozze nella natia Sicilia, Cosa Nostra gli fa capire, minacciosamente, che la sua legge porterebbe ad un crollo delle proprie entrate. Che fare? Il grande Rosi qui non centra del tutto l'obiettivo (se era quello di demolire, giustamente, le posizioni proibizioniste) e la cornice politica non è lucida e immediata come in altri capolavori. Il film, però, è inevitabilmente più che dignitoso.

Più tardi al buio
(After Dark, My Sweet, USA, 1990)
di James Foley. Con Bruce Dern, Jason Patric, Rachel Ward

Un cliché: ex pugile fallito si dedica pervicacemente all'alcol, finchè non trova una bella vedova che lo seduce. Però lei non è irreprensibile, perché non solo ha un amante ma con lui organizza il rapimento di un bambino. E l'uomo che è stato sedotto si farà coinvolgere malamente. Da un cupo romanzo (1955) di Jim Thompson, un film che gioca ad alternare ritmi tipicamente americani con umori da noir francese. Ma l'operazione è condotta con abilità e, forse, con onestà.

Allucinazione perversa
(Jacob's Ladder, USA, 1990)
di Adrian Lyne. Con Tim Robbins, Elizabeth Peña, Danny Aiello, Pruitt Taylor Vince, Matt Craven

Reduce dal Vietnam è un po' scoppiato, come tanti, ma il problema non è solo il reinserimento quanto il fatto che egli è perseguitato da orrende allucinazioni: scoprirà che sono la conseguenza di un esperimento del Pentagono, che ha somministrato a vari soldati un preparato che avrebbe dovuto renderli più combattivi e che invece... Il lato horror del film è decisamente invasivo, ma non si tratta di una furbata per caricare i toni, quanto di un'inevitabile strada per rendere coerente una storia sempre in bilico fra il grottesco e l'amaro.

Ho affittato un killer
(I Hired a Contract Killer, FIN-S, 1990)
di Aki Kaurismäki. Con Jean-Pierre Léaud, Margi Clark, Kenneth Colley, Serge Reggiani

Un francese che da anni lavora a Londra è vittima della ricetta thatcheriana: viene licenziato. Solo e disperato, per due volte tenta di suicidarsi, ma niente da fare, e così cerca un killer a pagamento a cui affidare il compito. Quando, però, inaspettatamente s'innamora, non vuole più morire e cercherà a tutti i costi di annullare il contratto. Tutto si svolge al ritmo della commedia gialla, "di quelle che gli inglesi non fanno più", e infatti ci pensa un finlandese, con garbo, suspense, intelligenza.

Blue Steel - Bersaglio mortale
(Blue Steel, USA, 1990)
di Kathryn Bigelow. Con Jamie Lee Curtis, Ron Silver, Louise Fletcher

È una poliziotta tosta ma ancora... alle prime armi: appena entrata in servizio è coinvolta in una sparatoria e uccide il rapinatore che sta per spararle; poi la pistola del criminale scompare: sospesa dal lavoro, s'imbarca in una relazione con uno yuppie (proprio colui che, non visto, aveva sottratto l'arma): che si scoprirà essere un serial killer il quale firma i delitti con pallottole a lei dedicate. Ambiguità metropolitana, verità confessate e inutili, dolori familiari, ingenuità e durezza. Curtis (figlia di cotanto padre) è bravissima.

Cuore selvaggio
(Wild at Heart, USA, 1990)
di David Lynch. Con Nicolas Cage, Laura Dern, Willem Dafoe, Brent David Fraser

Uscito di galera, Sailor e la sua fidanzata partono per la California, braccati da vari farabutti. Fra incontri drammatici e situazioni di grottesca violenza si dipana la loro fuga, finchè una rapina può forse risolvere i loro problemi. Lynch sceglie un frenetico on the road per divertirsi in una folle scorribanda fra generi: noir, melodramma, fumetto: "connota la sua storia maledetta del profondo Sud con una dimensione ironica e parodistica che ne rovescia il senso e ne rivela la vera natura di favola comica. " (Morandini)

Quei bravi ragazzi
(Goodfellas, USA, 1990)
di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Ray Liotta, Joe Pesci, Lorraine Bracco, Paul Sorvino

Un giovane italo-irlandese cresce, in un quartiere malfamato di New York, all'ombra della malavita ed entrerà a far parte di una banda controllata dal boss locale; ma col passare del tempo quella vita diventerà sempre più dura e spietata, ed il protagonista, pagando un duro prezzo, se ne allontanerà. Gangster visti nella loro vita quotidiana, fatta di abitudini, culture etniche differenti, affetti, tradimenti: uno sguardo attento ma senza furberie e compiacimenti: Scorsese quasi cronista, con omaggi al neorealismo e al noir d'altri tempi.

Rischio totale
(Narrow Margin, USA, 1990)
di Peter Hyams. Con Gene Hackman, Anne Archer, James B Sikking, Kevin McNulty

La vedova di un gangster dev'essere trasferita per testimoniare a un importante processo e c'è chi vorrerbbe eliminarla: dei due poliziotti che la scortano uno viene ucciso e l'altro faticherà non poco a portarla in salvo. Tutto si svolge su un treno e la classica situazione claustrofobica si arricchisce di varie trovate trasformistiche. Il ritmo ferroviario scandisce quasi tutto il film, che procede spedito e sicuro, senza che gli ingegnosi colpi di scena turbino questo viaggio teso e scattante. Già fatto (meglio) nel 1951.

Dick Tracy
(Id., USA, 1990)
di Warren Beatty. Con Warren Beatty, Madonna, Al Pacino, Glenne Headly, Charlie Korsmo

Siamo negli anni '40, ma l'atmosfera è quella dei "ruggenti": la malavita impazza e solo un duro come Dick Tracy può mettere un freno al crimine, e in particolare alle attività del famigerato Big Boy. Ispirato al celebre fumetto di C. Gould, il film vuole essere un fumetto e la storia apparentemente sgangherata è in realtà un meccanismo piuttosto complesso, in cui tutto (trucco, musiche, scenografia, dialoghi, ecc.) è mirato, appunto, a ricreare l'ambiente del fumetto. Per questa sua pesantezza stilistica il film è stato molto amato e molto odiato.

Hot Spot - II posto caldo
(The Hot Spot, USA, 1990)
di Dennis Hopper. Con Don Johnson, Virginia Madsen, Jennifer Connelly

Detta così è banale: in un'arroventata cittadina del profondo Sud arriva un misterioso e affascinante duro, che avvia una tresca con una biondona fornita di marito volgare e insopportabile, da sopprimere quanto prima, e gioca con una ragazzetta piena di problemi. Ma il regista è Hopper... che qui rinuncia alle intemperanze visionarie e gioca subdolamente con un romanticismo che si asciuga sotto il sole torrido, e beffa lo spettatore con un finale tragicamente incruento.

Law & Order - I due volti della giustizia
(Law & Order, USA, TV 1990 - 2010)
ideato da Dick Wolf. Con S. Waterston, J. Orbach, S. Epatha Merkerson, S. Hill, E. Green, C. McCormick, J. Martin

La più longeva delle serie poliziesche USA riprende ampiamente temi e caratteristiche di Hill Street e NYPD (dal protagonista che è un collettivo alla crudezza del linguaggio e delle situazioni), inserendo però una novità importante: lo scioglimento della situazione non avviene con l'arresto del colpevole, perché nella seconda parte di ogni episodio viene narrata anche la non facile conclusione in tribunale. Una schiera di bravi attori hanno contribuito a fare di questa serie un prodotto intelligente e gradevole. Ottimi spin-off: L & O - Criminal Intent e L & O - SVU.

A Murder of Quality
(UK, 1991)
di Gavin Millar. Con Denholm Elliott, Glenda Jackson, Ronald Pickup, Joss Ackland, Christian Bale

Per aiutare una vecchia amica George Smiley, in pensione (ma in quello che è il 2* libro, 1962, di le Carré. era giovane), indaga su un omicidio avvenuto in un college: disciplina e distinzione celano rancori, veleni, sordide complicità: e chi voleva fare il furbo, ricattando, ci ha lasciato la pelle. Pare quasi che il nido di vipere in cui si forma l'establishement britannico sia peggio degli intrighi internazionali. Malgrado l'astuzia di differenziarsi dalla trama originale in modo da sfruttare il successo della Talpa, questo film per la tv è buono. Che bravi attori, ma Sir Alec...

Delitti e segreti
(Kafka, USA, 1991)
di Steven Soderbergh. Con Jeremy Irons, Alec Guinness, Armin Mueller-Stahl, Ian Holm, Theresa Russell

Diviso tra il mestiere di assicuratore (per sopravvivere) e quello di scrittore (per vivere), il signor Kafka si trova a indagare sulla morte di un amico, ed entra nel Castello... "Intessuto di citazioni, rimandi, ammiccamenti, bizzarro cocktail di realtà, finzione, incubo, biografia, thriller d'investigazione e fantascienza orrorifica, irritante e seducente per la sproporzione tra suggestivo apparato figurativo e materiale narrativo di seconda mano, è un esercizio di stile di elegante freddezza che il magnetismo allucinato di Irons non riscatta." (Morandini) Ma è ipnotico.

Beltenebros
(Id., E, 1991)
di Pilar Miró. Con Terence Stamp, Patsy Kensit, José Luis Gómez, Geraldine James

Metà anni '60, sotto il regime di Franco il partito comunista agisce in clandestinità, ma inevitabilmente è infiltrato da spie. Il centro estero manda un uomo fidato per eliminare il traditore, in una missione analoga ad un'altra compiuta a suo tempo. Sospetti, interrogativi, ambiguità. Il lodevole tentativo di coniugare thriller (noir) e antifascismo riesce solo in parte: la protagonista femminile è ridicola, le troppe citazioni filmiche appesantiscono la trama, il mélo è rigido, le raffinatezze tecniche cadono nella banalità. Il glaciale Stamp non riesce a salvare il tutto. Peccato.

Thelma & Louise
(Id., USA, 1991)
di Ridley Scott. Con Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen, Brad Pitt

Magnifica idea lasciar perdere per un po' i mariti ottusi e andarsene per una breve vacanza, ma le due amiche pagheranno cara questa voglia di libertà: quando una sta per essere stuprata l'altra interviene, uccidendo. La polizia le bracca e le due iniziano una fuga disperata, che però si trasforma in una liberazione, gioiosa, drammatica, anarchica, infinita. Peccato che sia stato un uomo a realizzare uno dei più bei film femministi, duro senza verbosità, allegro e struggente. Splendido il ritratto delle due donne, e pure quello dello sbirro.

Verdetto finale
(Ricochet, USA, 1991)
di Russell Mulcahy. Con John Lithgow, Denzel Washington, Lindsay Wagner, Ice-T, Kevin Pollak

Un vice procuratore distrettuale è oggetto della feroce e complessa vendetta di un criminale che aveva arrestato quand'era poliziotto: non solo viene rapito, drogato e filmato in un falso incontro con una prostituta, ma si cerca anche di coinvolgerlo in una vicenda di pedofilia. La vittima reagisce duramente e lo scontro finale riassume egregiamente una storia molto tesa, che forse risente di un impianto generale troppo tradizionale, con una cesura d'altri tempi fra Bene e Male.

JFK - Un caso ancora aperto
(JFK, USA, 1991)
di Oliver Stone. Con Kevin Costner, Kevin Bacon, Jack Lemmon, Donald Sutherland, Sissy Spacek, Gary Oldman

Molti non credono alla tesi ufficiale secondo cui J. F. Kennedy sia stato ucciso solo da L. Oswald ed è opinione diffusa che dietro ci fossero gli interessi dei grandi petrolieri, che hanno usato la mafia come strumento e apparati governativi come protezione. In questa direzione indaga tenacemente un Procuratore, ma... Ma il giallo del secolo rimane di fatto irrisolto, ed il film ha il merito (messo in discussione da M. Polidoro) di spettacolarizzare un capitolo davvero inquietante della storia americana. Bravi attori, trama a tesi ma ben gestita.

Il muro di gomma
(I, 1991)
di Marco Risi. Con Corso Salani, Angela Finocchiaro, Antonello Fassari, Ivo Garrani, Johnny Dorelli

Giugno 1980: sul cielo di Ustica un DC9 di linea esplode in volo, muoiono 81 persone. Un incidente, si dirà subito. Ma un giornalista indaga con tenacia e puntigliosità, scontrandosi con quel muro di gomma rappresentato dalle autorità militari italiane e NATO. Nel 2011 il tribunale di Palermo ha sentenziato che il DC9 fu abbattuto nel corso di un'azione di guerra poi occultata dalle autorià. Un film che riprende la coraggiosa tradizione del cinema civile degli anni '60-'70 e che ha contribuito a mantenere viva l'attenzione sui tanti, troppi misteri d'Italia.

Un bacio prima di morire
(A Kiss Before Dying, USA, 1991)
di James Dearden. Con Matt Dillon, Sean Young, Max von Sydow

Un giovanotto cinico e ambizioso si fidanza con la figlia di un miliardario, ma quando lei resta incinta (col rischio che le nozze vadano a monte), la "suicida". Comunque non demorde e un anno dopo ne sposa la gemella, che però vuol vedere chiaro sulla morte della sorella e indaga, cominciando a sospettare del maritino. Dal bel romanzo di Ira Levin, un film che vorrebbe essere hitchcockiano ma non va oltre un dignitoso giallo. Remake non indispensabile di Giovani senza domani (Gerd Oswald, 1956).

Homicide
(Id., USA, 1991)
di David Mamet. Con Joe Mantegna, William H. Macy, Lionel Smith, Rebecca Pidgeon

Per far luce sull'omicidio di un'anziana signora, un detective della Squadra Omicidi, ebreo come la vittima, si addentra nel mondo delle comunità ebraiche e dei gruppi sionisti estremisti. Il senso del dovere e della giustizia entrano in conflitto con l'identità culturale del poliziotto, che resterà dilaniato da questa contraddizione. Il senso di sconfitta pervade tutta la vicenda, narrata senza scorciatoie e schematismi, ma, anzi, con grande attenzione a qualcosa che spesso è spazzato via dall'opportunismo: il dubbio.

Cape Fear - II promontorio della paura
(Cape Fear, USA, 1991)
di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, Robert Mitchum

La tranquilla esistenza di un avvocato viene improvvisamente sconvolta dalla comparsa di un ex detenuto animato da un terribile spirito di vendetta, per una condanna dovuta - secondo lui - alla difesa inadeguata prestatagli a suo tempo dal legale. Così inizia a perseguitare spietatamente lui e la sua famiglia. Doppio finale da brivido. Dal romanzo The Executioners di John D. MacDonald. Un convincente remake de II promontorio della paura (Jack L. Thompson, 1962) in cui era Mitchum a fare il cattivo.

Il silenzio degli innocenti
(The Silence of the Lambs, USA, 1991)
di Jonathan Demme. Con Jodie Foster, Anthony Hopkins, Scott Glenn, Ted Levine

Per individuare il pazzo che rapisce ragazze e le scuoia, un'agente dell'FBI contatta, nella prigione in cui è rinchiuso, Hannibal "The Cannibal", psichiatra pluriomicida, grand gourmet di carne umana e probabile ispiratore del killer. Fra loro s'instaurerà un inquietante rapporto. Epica evasione. Dal romanzo di Thomas Harris. Collegato a Manhunter (1986), Hannibal (2001), Red Dragon (2002) e H. Lecter - Le origini... (2007). Hopkins recita solo per pochi minuti, che però valgono tutto il film, comunque splendido. La battuta finale è storica.

Sherlock Holmes - Il mistero del crucifero di sangue
(Crucifer of Blood, USA, 1991)
di Fraser C. Heston. Con Charlton Heston, Richard Johnson

Un patto di sangue fra alcuni soldati inglesi di stanza in India è stato infranto, ma di cosa si tratti è un mistero. La figlia di uno di questi militari si rivolge ad Holmes perché teme che il padre subisca la vendetta degli altri, forse perché è venuto meno alla parola data. SH ricostruisce pezzo per pezzo il mosaico. Molto liberamente tratto da Il segno dei quattro, il film tenta di mettere nei panni di SH un C. Heston francamente poco plausibile, nel fisico e nel comportamento. Il film riprende una pièce teatrale (1981) in cui Watson era interpretato da J. Brett.

Prova schiacciante
(Shattered o Troubles, USA, 1991)
di Wolfgang Petersen. Con Tom Berenger, Greta Scacchi, Bob Hoskins, Joanne Whalley-Kilmer

Dopo un terribile incidente lui si risveglia senza ricordare nulla: si ritrova con una nuova faccia, che non conosce, e una moglie e una vita altrettanto ignote. Cerca di adattarsi, ma pezzi di memoria si affacciano confondendo tutto: cosa c'è di vero o di artefatto difficile a dirsi. Un incubo di plastica (come suona il titolo del romanzo da cui è tratto il film) che ripercorre temi già frequentati ma che non manca di suggestioni originali, affidato a una suspense che regge bene e a interpreti non deludenti.

L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere
(The Last Boy Scout, USA, 1991)
di Tony Scott. Con Bruce Willis, Damon Wayans, Chelsea Field, Halle Berry, Frank Collison

I produttori di Arma Letale non si sono accontentati di fare vari sequel, ma hanno addirittura clonato la coppia bianco - nero in un altro duetto sparatutto: qui non sono propriamente due sbirri (detective privato ed ex giocatore di football), ma il meccanismo è sempre quello: caratteri opposti, dialoghi pepati, e tanti cattivi (scommesse clandestine e partite truccate) da punire, possibilmente senza risparmiare sulle munizioni. Per fortuna c'è T. Scott che conosce i segreti del mestiere e cucina un piatto scontato con verve e abilità.

Point Break - Punto di rottura
(Point Break, USA, 1991)
di Kathryn Bigelow. Con Patrick Swayze, Keanu Reeves, Lori Petty, Gary Busey, John C. McGinley

Per dedicarsi agiatamente alle proprie passioni (surf e paracadutismo) un gruppo di amici esegue con formidabile efficienza (e usando anche il cielo) rapine clamorose. Un agente FBI s'infiltra tra di loro per far saltare il gioco. Film visto da taluni come metafora della lotta infinita dell'uomo con l'aria e con l'acqua, o addirittura della rivolta assoluta contro le regole (incluse quelle della fisica), il film pare piuttosto un'abile e furbesca ammucchiata di spettacoli: il mare, il cielo, le pistole. Swayze e Reeves giovanilisti, sbruffoni, talvolta divertenti.

Billy Bathgate - A scuola di gangster
(Billy Bathgate, USA, 1991)
di Robert Benton. Con Dustin Hoffman, Loren Dean, Bruce Willis, Nicole Kidman, Frances Conroy

Nel Bronx degli anni '30 un ragazzo irlandese riesce finalmente ad entrare nella gang del boss più potente della malavita dell'East Coast. Ma i tempi cambiano rapidamente e l'irresistibile ascesa del grande criminale si avvia verso un inevitabile viale del tramonto. I riferimenti al filone gangsteristico crepuscolare vanno da Scorsese a Leone, da Hammett a Fitzgerald, e nell'insieme il meccanismo nostalgico - analitico funziona egregiamente, anche grazie ad un gruppo di ottimi interpreti, fra cui Hoffman è l'indiscusso boss.

Una storia semplice
(I, 1991)
di Emidio Greco. Con Gian M. Volonté, Massimo Dapporto, Ennio Fantastichini, Ricky Tognazzi, Massimo Ghini

Un suicidio, che non è tale, altre due morti misteriose, un brigadiere ostinato, un mite professore, un uomo di passaggio, la corruzione: un colpo di scena finale non imprevedibile, e un altro ancora, sconcertante e amaro. Una storia complicata che alla fine si rivelerà semplice: l'avidità è irresistibile. L'ultimo racconto di Sciascia: una storia scritta, e poi girata e interpretata, asciugando parole e gesti, con Volontè (nel suo ultimo film italiano) che si dimostra un maestro assoluto nell'arte michelangiolesca di togliere.

L'altro delitto
(Dead Again, USA, 1991)
di Kenneth Branagh. Con K. Branagh, Emma Thompson, Andy Garcia, Hanna Schygulla, Robin Williams

Un'amnesia che dura da 40 anni lentamente si risolve e porta la luce su un vecchio caso: un musicista immigrato dalla Germania andò sulla sedia elettrica per uxoricidio, ma era innocente. Il detective privato che indaga completa il quadro. Storia "ridondante e pluritematica - amnesia, reincarnazione, destino, amore, gelosia, ecc. - tenta l'impossibile coniugazione di Welles con Hitchcock attraverso il filtro di un De Palma, condendola con gli strumenti dell'ironia sarcastica." (Morandini)

I protagonisti
(The Player, USA, 1992)
di Robert Altman. Con Tim Robbins, Greta Scacchi, Whoopi Goldberg, Dean Stockwell, Fred Ward

Un produttore cinematografico è perseguitato da uno sceneggiatore e se ne libera uccidendolo, casualmente. Ma c'è un altro cadavere: Hollywood, che il suo assassino (Altman) definisce "luogo di tagliole con personaggi seduti nei loro uffici, preoccupati solo a far profitto e con nessun senso di vergogna. Nel passato si cercava un buon attore, un buon regista, ed un bravo scrittore, ora prima decidono come vendere un film, ed una volta venduto cercano di farlo". Altman divertente, acuto, corrosivo come non mai.

Le iene - Cani da rapina
(Reservoir Dogs, USA, 1992)
di Quentin Tarantino. Con Harvey Keitel, Steve Buscemi, Tim Roth, Michael Madsen, Edward Bunker, Q. Tarantino

Una rapina andata male, un paio di malviventi rimasti secchi e i quattro superstiti a leccarsi le ferite: ma uno di loro è un agente infiltrato: sono lì, in un magazzino, e in pochi metri quadri si svolge il dramma, con tutti i flashback del caso che ricostruiscono l'accaduto secondo i vari punti di vista. Sospetti, torture, odio, e alla fine anche qualcosa di molto simile all'amore. Una vera bomba a mano in platea il clamoroso film d'esordio (gran debitore di City on Fire) di uno sconosciuto che segnerà come pochi il cinema di fine secolo.

Doppia personalità
(Raising Cain, USA, 1992)
di Brian De Palma. Con John Lithgow, Steven Bauer, Lolita Davidovich, Gregg Henry, Tom Bower, Mel Harris

Uno psicologo infantile soffre di sdoppiamento (anzi, di più) della personalità e rapisce vari bambini per sottoporli a pericolosi esperimenti. E non rinuncia, se necessario, ad uccidere. Naturalmente non gli può andare liscia troppo a lungo. Trama non originalissima e infatti un De Palma in tono decisamente minore non riesce a reggere il film se non ricorrendo a molte (troppe) citazioni: innanzi tutto sé stesso (Vestito per uccidere), e poi, inevitablmente, Hitchcock, e Welles, e L'occhio che uccide.

Il cattivo tenente
(The Bad Lieutenant, USA, 1992)
di Abel Ferrara. Con Harvey Keitel, Frankie Thorn, Victor Argo, Zoe Lund, Frank Adonis

Un poliziotto indaga sullo stupro di una suora, quasi a redimersi. Perchè lui è totalmente perso: gioco, corruzione, ossessioni sessuali, droghe. "Un film di radicale sgradevolezza, di furibondi eccessi all'insegna di un iperrealismo livido che sfocia nel visionario e sfiora il manierismo: una parabola cristiana senza catarsi né mezze misure. Soltanto H. Keitel poteva cimentarsi con un personaggio così estremo, cane arrabbiato che mugola di dolore, dove sublime e osceno si sovrappongono." (Morandini)

Legge 627
(L. 627, F, 1992)
di Bertrand Tavernier. Con Didier Bezace, Jean Paul Comart, Charlotte Cady, François Levantal, Frédéric Pierrot

La legge (francese) n. 627 è quella che stabilisce le pene in materia di droghe, e qui - attraverso gli occhi di uno sbirro onesto - vediamo come lavora un normale (e dunque non privo di contraddizioni) commissariato di polizia di Parigi, particolarmente impegnato a contrastare lo spaccio. Il grande Tavernier rinuncia a qualsiasi spettacolarizzazione e lucidamente, con taglio quasi documentaristico, ci dà un ritratto vivo e appassionato delle nuove (ma oggi già invecchiate) realtà metropolitane.

Giochi di potere
(Patriot Games, USA, 1992)
di Phillip Noyce. Con Harrison Ford, Anne Archer, Sean Bean, Richard Harris, James E. Jones, Samuel L. Jackson

A Londra un funzionario della CIA sventa un attentato dell'IRA e uccide un terrorista. Che però ha un fratello che vuole vendicarsi a tutti i costi: seguirà il nemico negli USA e lo colpirà anche negli affetti familiari. Tratto da un romanzo di Tom Clancy, ne riproduce vizi e virtù: schematismo ideologico e grande attenzione agli sviluppi tecnologici delle tradizionali guerre di intelligence: allora venne considerata inverosimile la precisione spionistica dei satelliti, e invece era solo l'inizio...

Qualcuno sta per morire
(One False Move, USA, 1992)
di Carl Franklin. Con Cindy Williams, Bill Paxton, Billy Bob Thorton

Nel giro della droga si spara senza risparmio e così tre compari (tra cui una ragazza nera), si trovano coinvolti in una cruenta resa dei conti, che li costringe a fuggire verso una cittadina dell'Alabama dove però li stanno aspettando. E lo show down finale sarà micidiale. Un noir aggiornato rispetto ad ambienti e linguaggi, ma che mantiene ben salda la propria autonomia, evitando gli stereotipi anche nel raffigurare - senza sconti - la violenza. In Italia si è vista in TV un'edizione abbondantemente tagliata.

I signori della truffa
(Sneakers, USA, 1992)
di Phil Alden Robinson. Con Robert Redford, Dan Aykroyd, Sidney Poitier, Ben Kingsley, James Earl Jones

Il titolo americano è Sneakers, cioè scarpe da ginnastica, ovvero chi le usa, da cui persone che camminano senza far rumore, che entrano furtivamente: e i nostri eroi sono appunto specializzati in spionaggio industriale e dintorni. Sono ricattati nientemeno che dall'NSA, e devono ritrovare un sofisticato congegno di decodificazione. Azione e inganni, umorismo e suspense. Quando il capo degli agenti chiede a uno di loro cosa vuole in cambio ("la pace in terra") replica: "Noi siamo il governo degli Stati Uniti, non facciamo queste cose!"

Basic Instinct
(Id., USA, 1992)
di Paul Verhoeven. Con Michael Douglas, Sharon Stone, George Dzundza, Wayne Knight

A San Francisco s'indaga sull'omicidio di un famoso cantante rock ammazzato con un punteruolo per ghiaccio da una sconosciuta con cui stava facendo sesso. L'ispettore di polizia non resiste al fascino perverso della principale indiziata, una scrittrice bionda, giovane, ricca e brillante, laureata in psicologia e sfacciata autrice di un giallo con al centro un delitto simile. Thriller sconclusionato che si fa ricordare solo per l'ormai celebre scena dell'interrogatorio in cui Sharon Stone accavalla le gambe di fronte agli agenti allucinati.

Fuoco cammina con me
(Twin Peaks: Fire Walk With Me, USA, 1992)
di David Lynch. Con Kyle MacLachlan, David Bowie, Sheryl Lee, Harry Dean Stanton, Ray Wise, Moira Kelly

Volete sapere cos'ha fatto quella bricconcella di Laura Palmer i giorni prima di essere uccisa? Esattamente ciò che è ben noto: tanto sesso e tanta cocaina. E naturalmente c'era quel papà un po' assatanato, in tutti i sensi. Chi ha giustamente apprezzato la genialità del Twin Peaks televisivo, non potrà che restare deluso: sì, Lynch è sempre un virtuoso nel rappresentare vizi privati e pubbliche servitù: artiglia, inquieta, sorprende, ipnotizza, ma, appunto, Twin Peaks l'aveva già fatto. Come uno stupendo concerto replicato distrattamente.

Malcolm X
(Id., USA, 1992)
di Spike Lee. Con Denzel Washington, Al Freeman jr, Angela Bassett, Albert Hall, Delroy Lindo, Spike Lee

Da teppista senza futuro a leader carismatico della protesta nera: ucciso nel 1965 da una fazione avversaria (e con lo zampino dell'FBI), Malcolm X rappresentò l'opzione rivoluzionaria (in parte ripresa dal Black Panther) rispetto al pacifismo di M. L. King. Un film apertamente schierato, e che si concede qualche concessione agiografica e retorica, e che tuttavia mantiene una grande coerenza drammaturgica, con un lucido equilibrio fra sostanza politica, riflessione umana, ambientazione. Washington perfetto.

El Mariachi
(Id., USA - MEX, 1992)
di Robert Rodriguez. Con Carlos Gallardo, Consuelo Gomez, Jamie De Hoyos, Peter Marquardt

Un mariachi messicano, suonatore ambulante di chitarra, sogna di diventare famoso, ma nel suo girovagare si trova ad essere scambiato per un altro: e quando tentano ripetutamente di farlo fuori, lui reagisce leggermente incazzato. Morti e pallottole non si contano. "Sorvegliato dall'angelo custode dell'ironia, esempio briosamente svergognato di film manierista durante il quale bisognerebbe scappellarsi ogni cinque minuti per citazioni, plagi e omaggi." (Morandini) Seguiranno altri due film (con Banderas) sempre più videogiochi.

Analisi finale
(Final Analysis, USA, 1992)
di Phil Joanou. Con Uma Thurman, Richard Gere, Kim Basinger

Due sorelle, molto bionde e molto cattive, ordiscono un complotto molto diabolico: lo scopo è un'eredità e lo strumento, molto inconsapevole, è lo psicanalista di una delle due; l'altra lo seduce e così, quando lei uccide il marito, molto ricco e molto gangster, il dottore prende le sue difese. Finalmente lui mangia la foglia e si arrabbia, molto. Evasione, inseguimenti, ecc., si concludono, molto tragicamente, in una notte molto tenebrosa, su un faro molto alto. Poco Hitchcock e poco Freud.

L'angelo con la pistola
(I, 1992)
di Damiano Damiani. Con Remo Girone, Tahnee Welch, Eva Grimaldi, Ettore Ribotta, Sergio Fiorentini

Una ragazza che aveva assistito al massacro della propria famiglia cova per anni il desiderio di vendetta, e a un certo punto decide di agire: prima uccide l'avvocato che ha fatto scarcerare i colpevoli e poi si occupa, efficacemente, dei criminali. L'aiuta un poliziotto stanco e amareggiato. In una Genova dolente e ambigua un film molto "americano", a volte un po' improbabile, ma ben gestito da uno dei pochi registi italiani capace di abbinare denuncia civile e impianto spettacolare.

Codice d'onore
(A Few Good Men, USA, 1992)
di Rob Reiner. Con Tom Cruise, Jack Nicholson, Demi Moore, Kiefer Sutherland

Processo a due soldati per la morte di un commilitone: lui e lei, avvocati militari, li difendono, senza però ottenere la loro collaborazione. La ragione affiora lentamente: i due avrebbero applicato, con eccessiva durezza, un "codice rosso", la direttiva non scritta di punire fisicamente i soldati "deboli". E dunque è il comandante della base (di Guantanamo) il responsabile: Nicholson è superbo nel difendere duramente il proprio ruolo, senza alcuna coscienza delle contraddizioni tra etica e disciplina.

Hard Boiled
(Lashou Shentan, HK, 1992)
di John Woo. Con Chow Yun-Fat, Tony Leung Chiu Wai, Anthony Wong

Lotta feroce fra un poliziotto ed un trafficante d'armi, complicata da doppi giochi. Considerato il maestro della discussa "scuola di Hong Kong", Woo si distingue nettamente dai suoi troppi imitatori, e, pur non rinunciando a vari film commerciali, è un "raffinato coreografo della violenza, affezionato a temi (lealtà, tradimento, amicizia virile, sacrificio) che hanno più di un'analogia con Peckinpah. Questo cocktail di formalismo e sentimentalismo ad alta gradazione alcolica è fortunatamente condito con un pizzico di umorismo e autoironia." (Morandini)

Gli occhi del delitto
(Jennifer Eight, USA, 1992)
di Bruce Robinson. Con Andy Garcia, Uma Thurman, John Malkovich, Larry Henriksen

Un bravo poliziotto è ossessionato da un serial killer di ragazze cieche e i colleghi pensano che sia ormai fuori di testa. Quando il suo compagno viene ucciso l'FBI sospetta proprio di lui, che nel frattempo si è innamorato di una possibile vittima. Storia pesante e apparentemente destinata a concludersi nel peggiore dei modi, ma, un po' banalmente, non mancherà il colpo di scena finale che ribalta tutto. L'assassino è insospettabile, ma a questo siamo abituati. Un film un po' così, tenuto in piedi da attori come si deve.

Cuore di tuono
(Thunderheart, USA, 1992)
di Michael Apted. Con Graham Greene, Sam Shepard, Val Kilmer

Delitto in una riserva Sioux del South Dakota: a indagare sono due agenti dell'FBI, un bianco e un mezzosangue, che si muovono fra silenzi e ambiguità. Già Hillermann aveva attualizzato, in chiave poliziesca, la riscoperta della cultura dei nativi americani, ma qui c'è un'attenzione più profonda ai risvolti politici e razziali, combinata con uno sguardo solidale (ma non paternalistico) al dramma di un'identità perduta e alla fatica di ritrovare origini e futuro. Un buon esempio di thriller, ben congegnato, che non rinuncia all'impegno civile.

La mano sulla culla
(The Hand that Rocks the Cradle, USA, 1992)
di Curtis Hanson. Con Rebecca De Mornay, Annabella Sciorra, Matt McCoy, Julianne Moore

Un medico accusato di molestie da una paziente si suicida e sua moglie (che per lo choc abortisce) decide di vendicarsi della donna che lo ha accusato: si fa assumere come baby sitter e pianifica la distruzione psicologica e fisica della famiglia. L'atmosfera è decisamente angosciosa, a volte anche un po' confusa, ma il thriller è di quelli che sanno inchiodare, addirittura riuscendo a far oscillare l'empatia dello spettatore ora verso le vittime ora verso la disperata follia della protagonista.

Body of Evidence
(Id., USA, 1992)
di Uli Edel. Con Madonna, Willem Dafoe, Joe Mantegna, Anne Archer

Un riccastro che si dedica assiduamente al sadomaso viene ritrovato morto nel proprio letto e la polizia sospetta che la sua amante, che eredita, ne abbia provocato il decesso con un'overdose di droghe, alcol e sesso estremo. La donna è difesa da un giovane avvocato, nel frattempo invaghitosi di lei. Legal thriller con la variante furbetta di procedere per flashback ad alto tasso erotico. Peccato che bravi attori come Mantegna e Dafoe si siano prestati a questo maldestro remake di Testimone d'accusa (B. Wilder, 1957).

NYPD - New York Police Department
(NYPD Blue, USA, TV 1993 - 2005)
di S. Bochco. Con Dennis Franz, David Caruso, Jimmy Smits, James McDaniel, Sharon Lawrence, Sherry Stringfield

Con Hill Street (degli stessi autori) rappresenta una svolta nello sterminato panorama delle serie poliziesche americane. Si ripropongono due schemi narrativi già collaudati con Furillo & C. ma che qui vengono portati a un livello di realismo estremo: non un singolo protagonista ma un collettivo (un variegato Distretto di polizia, in cui però spiccano il giovane e cinico John Kelly e il vecchio Sipowicz), e la crudezza: delle situazioni, del linguaggio, dei corpi. Una N. Y. brutale e ferita, avida e poco disposta alla ragionevolezza.

White Sands - Tracce nella sabbia
(White Sands, USA, 1993)
di Roger Donaldson. Con Willem Dafoe, Mickey Rourke, Mary E. Mastrantonio, Samuel L. Jackson, M. Emmet Walsh

New Mexico, una tranquilla città: nel deserto lo sceriffo trova un uomo morto, e fin qui niente di strano: ma accanto al cadavere c'è una sacca con mezzo milione di dollari. Un caso ordinario diventa esplosivo, perché di mezzo ci sono la mafia, la CIA, i trafficanti d'armi, e chissà chi altro. E il poliziotto di provincia dovrà mettercela tutta. Trama un po' troppo ingarbugliata, appesantita da rivalità e gelosie, ma il thriller tutto sommato funziona, soprattutto per il contrasto fra la sabbia rovente e la freddezza dei protagonisti.

Un mondo perfetto
(A Perfect World, USA, 1993)
di Clint Eastwood. Con Kevin Costner, Clint Eastwood, Laura Dern, T. J. Lowther, Keith Szarabajka

Texas, anni '60: un evaso prende in ostaggio un bambino e lo trascina con sè nella sua disperata fuga in auto: il lungo inseguimento viene gestito da un vecchio poliziotto che non vuole spargimenti di sangue. Eastwood non solo riesce a intrecciare abilmente generi classici - la storia on the road, il rapporto fra adulto e bambino che da brusco diventa tenero, la caccia all'uomo - ma li stravolge accuratamente, evitando ogni cliché. Un formidabile esercizio di stile e un sommesso omaggio al grande cinema americano.

Nel centro del mirino
(In the Line of Fire, USA, 1993)
di Wolfgang Petersen. Con Clint Eastwood, John Malkovich, René Russo

Un vecchio agente del Secret Service da trent'anni è tormentato dal senso di colpa per non essere riuscito a proteggere John F. Kennedy quel giorno a Dallas. Quando un maniaco paranoico si prepara ad uccidere il nuovo presidente degli Stati Uniti, l'agente ritorna in pista: stavolta non può sbagliare, e, malgrado la diffidenza dei colleghi, riuscirà a riscattarsi e a far fallire l'attentato. La trama è fin troppo artificiosa, ma il film è molto teso, grazie soprattutto alla potente e ironica contrapposizione Eastwood - Malkovich.

Misterioso omicidio a Manhattan
(Manhattan Murder Mystery, USA, 1993)
di Woody Allen. Con Diane Keaton, Woody Allen, Alan Alda, Anjelica Huston, Jerry Adler

La morte della vicina di casa non convince una signora: altro che infarto, è un uxoricidio bello e buono. Dai e dai, lei convince il marito e un vecchio spasimante a indagare insieme, ma nel frattempo avviene un altro delitto, e come se non bastasse i cadaveri svaniscono. Tra equivoci e sospetti, la vicenda si snoda in una gradevolissima suspense, condita con quei dialoghi secchi e frizzanti a cui ci ha abituati il grande Allen. Che si diverte a giocare a modo suo col giallo e col giallo rosa.

Bronx
(A Bronx Tale, USA, 1993)
di Robert De Niro. Con Robert De Niro, Chazz Palminteri, Lilo Brancato, Francis Capra, Joe Pesci

Negli anni '60 un ragazzo del Bronx impara il mestiere di vivere non sapendo bene se seguire gli insegnamenti del padre, onesto lavoratore, o quelli del boss del quartiere, che lo ha preso sotto la sua protezione perché il giovane ha testimoniato il falso per scagionarlo da un delitto. Film di esordio di De Niro che si affida a una piéce di Palminteri per una storia di delinquenza e di affetti, di solidarietà e di razzismi, di violenza e di fatica. Un omaggio di due italo americani alle proprie origini.

Il socio
(The Firm, USA, 1993)
di Sydney Pollack. Con Tom Cruise, Holly Hunter, Gene Hackman, Ed Harris, Hal Holbrook

Giovane e brillante avvocato è assunto in un prestigioso studio legale, che però scoprirà essere anche al servizio di Cosa Nostra. Ma l'FBI lo prende di mira e così si troverà fra due fuochi: gli agenti ed il suo capo che prima cerca di convincerlo a tacere e poi usa metodi più sbrigativi. Una crisi coniugale complicherà ancora le cose. Da un libro di Grisham, uno sguardo molto indiscreto sul mondo giudiziario americano, in cui, fra l'altro, i grandi studi sono vere e proprie aziende, con centinaia di avvocati.

Malice - Il sospetto
(Malice, USA, 1993)
di Harold Becker. Con Bill Pullman, Alec Baldwin, Nicole Kidman, Anne Bancroft, Gwyneth Paltrow

Una coppia felice sconvolta dal terrore che regna nel college che lui dirige e poi da una serie di avvenimenti drammatici e misteriosi. Per foruna un amico comune, medico, è una presenza rassicurante. O no? Trama in realtà molto più aggrovigliata, che non sa bene che direzione prendere (il serial killer? il tradimento? la truffa?) e rischia in ogni istante di affondare nel caos. Non mancano momenti di tensione, ma se non fosse per Kidman, ambigua, affascinante, e oscura fonte di sospetti, tutto andrebbe in pezzi.

Sol levante
(Rising Sun, USA, 1993)
di Philip Kaufman. Con Sean Connery, Wesley Snipes, Harvey Keitel

Un delitto provoca ovviamente delle indagini, ma se è avvenuto nel quartier generale delle truppe nipponiche che stanno invadendo (economicamente) gli States i due agenti che indagano avranno vita dura: per fortuna il più anziano sa molto di cose orientali e sa come muoversi. Una storia complicata da un libro "politicamente scorretto" di Michael Crichton, il quale mette in guardia, appunto, dalla penetrazione silenziosa sui mercati occidentali di potenze finanziarie e tecnologiche ostili. Perchè, le multinazionali "occidentali" non lo sono?

Il rapporto Pelican
(The Pelican Brief, USA, 1993)
di Alan J. Pakula. Con Julia Roberts, Denzel Washington, Sam Shepard, John Lithgow

Una studentessa di legge sospetta che la morte violenta di due giudici liberal della Corte suprema sia stata voluta da una grossa azienda in attesa di un'importante sentenza; l'industria, oltre a tutto, aveva finanziato la campagna elettorale del presidente in carica degli Stati Uniti, quindi i cattivi sono tanti, e proprio cattivi. L'aiuto di un giornalista nero consentirà alla ragazza di salvare la pelle. La verità trionfa anche grazie ad un improbabile intervento onestissimo dell'FBI. Dal romanzo di John Grisham.

Sonatine
(Id., J, 1993)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Aya Kokumai, Tetsu Watanabe, Beat Takeshi, Masanobu Katsumura

Murakawa fa parte della Yakuza, la mafia giapponese, ed è stanco di quella vita, ma con alcuni aiutanti va ad Okinawa per eseguire un certo incarico. Si ritrovano su una spiaggia dove incontrano una ragazza che è stata stuprata. Ma le cose non sono come sembrano e per lo yakuza cinico e disilluso è arrivato il momento della fine. Kitano è riuscito a sorprendere tutti con un film completamente slegato sia dal filone gangsteristico che da quello tradizionale nipponico: una miscela surreale di colori, umorismo, violenza e poesia.

Triplo gioco
(Romeo is Bleeding, USA, 1993)
di Peter Medak. Con Gary Oldman, Annabella Sciorra, Juliette Lewis, Lena Olin, Will Patton

Un agente di polizia non proprio irreprensibile: l'amante gli complica la vita non poco e anche gli intrallazzi con la criminalità si rivelano piuttosto difficili da gestire. Allora occorre fingere e truccare le carte, magari facendo poi perdere le proprie tracce e andare in un posto tranquillo. Ma... Noir amaro e violento condotto con notevole sicurezza, e le atmosfere sono ben gestite anche in virtù dell'espediente di raccontare la storia in prima persona, con acute annotazioni ironiche.

Una vita al massimo
(True Romance, USA, 1993)
di Tony Scott. Con Christian Slater, Patricia Arquette, Dennis Hopper, Val Kilmer, Gary Oldman, Christopher Walken

Un fumettaro s'innamora di una prostituta, uccide il suo protettore e scappano. Ma con una valigia piena di cocaina sottratta alla mafia. Braccati da criminali e polizia i due fuggono disperatamente, in un crescendo parossistico di violenza. Una trama piuttosto banale, ma T. Scott sa il suo mestiere e, soprattutto, la sceneggiatura è di Quentin Tarantino (aveva fatto solo Le iene): il film è un grottesco on the road che procede in un turbinoso alternarsi di cattiverie, allegria, cinismo.

Un giorno di ordinaria follia
(Falling down, USA, 1993)
di Joel Schumacher. Con Michael Douglas, Robert Duvall, Barbara Hershey, Tuesday Weld, Raymond J. Barry

Un uomo normale e una normale giornata a Los Angeles, con l'immancabile ingorgo di auto. Ma scatta qualcosa e lui impazzisce: prende un fucile e s'incammina seminando il terrore. Tenta di fermarlo un poliziotto al suo ultimo giorno di lavoro (senza aver mai ucciso nessuno) prima della pensione. Un viaggio di morte e di follia attraverso la città che, forse un po' banalmente, diventa metafora del kàos e dell'irragionevolezza. Quasi una tragedia greca, con il grottesco (la colazione, i due balordi) che attenua e al tempo stesso esalta la tensione.

Carlito's Way
(Id., USA, 1993)
di Brian De Palma. Con Al Pacino, Sean Penn, Penelope Ann Miller, John Leguizamo, James Rebhorn

Nei quartieri ispanici di New York, a metà degli anni '70, le drammatiche vicende di un tosto malavitoso portoricano combattuto fra il suo destino violento e la prospettiva di cambiare vita. De Palma usa il flash back a meraviglia e riesce a rendere originale un tema più volte affrontato dal cinema americano. Ma pure lui, come prima F. F. Coppola, si lascia andare a una visione distorta, tra l'ingenuo ed il romantico, della mafia: come le mezze stagioni, anche la mala "di una volta" non c'è più.

Sliver
(Id., USA, 1993)
di Phillip Noyce. Con Sharon Stone, Tom Berenger, William Baldwin, Martin Landau, Nina Foch

Una bellissima donna ha la pessima idea di andare ad abitare in un palazzo dove sono avvenute strane morti e altre strane faccende; oltre a tutto un complesso sistema di videocamere riprende tutto ciò che avviene nei vari appartamenti, ad esempio i focosi amplessi della suddetta con due uomini, entrambi un po' fuori di testa, uno dei quali assassino. Chi? Dal bel libro di Ira Levin, un film che mescola furbescamente gli spunti angosciosi del romanzo in un pasticcio erotico-tecnologico fondato sul notevolissimo corpo di Stone.

La fine è nota
(I., 1993)
di Cristina Comencini. Con Fabrizio Bentivoglio, Mariangela Melato, Valerie Kaprisky, Carlo Cecchi, Corso Salani

Se un uomo si suicida buttandosi dalla finestra di casa vostra, ma voi non lo conoscete, probabilmente vi farete qualche domanda. Questo capita ad un avvocato, che cerca di venire a capo della complicata vicenda, collegata al terrorismo, in cui è coinvolta anche la moglie. Ispirato ad un romanzo di G. H. Hall, il film è un thriller politico a metà: sul piano sociologico il racconto è condotto molto bene (e bravi sono gli attori) ma dal punto di vista poliziesco il titolo, originale, diventa del tutto autoironico, perché è subito chiaro come va a finire.

La scorta
(I, 1993)
di Ricky Tognazzi. Con Claudio Amendola, Carlo Cecchi, Tony Sperandeo, Ricky Memphis, Enrico Lo Verso

La vita blindata di un magistrato antimafia coinvolge, inevitabilmente, gli uomini della sua scorta, che rischiano la vita nell'ombra, senza particolari riconoscimenti. La rigidità e la claustrofobia della situazione potevano dar luogo a un film sbilanciato sull'azione o, viceversa, sull'indagine psicologica, ma Tognazzi è molto bravo a dirigere un gruppo di attori misurati e attenti. E il risultato è più che dignitoso: un film tv che richiama nel modo migliore il cinema civile degli anni '70: crudezza, equilibrio, efficacia comunicativa.

Il fuggitivo
(The Fugitive, USA, 1993)
di Andrew Davis. Con Harrison Ford, Tommy Lee Jones, Sela Ward

Un medico, ingiustamente accusato di aver ucciso la moglie, durante il trasferimento in carcere riesce a fuggire e decide di mettersi sulle tracce del vero colpevole. Un tenace agente speciale dell'FBI gli dà la caccia e alla fine la verità trionfa. Ispirata alla celebre serie televisiva degli anni '60, la trama del film viene modificata per ovvie esigenze di semplificazione, ma con una sceneggiatura improbabile, e la suspense angosciosa dei telefilm evapora noiosamente. Oscar al cattivo-buono Tommy Lee Jones.

The Innocent
(Id., D, 1993)
di John Schlesinger. Con Isabella Rossellini, Anthony Hopkins, Campbell Scott, Richard Durden

Berlino, metà degli anni '50: la speranza di rinascita in mezzo alla ferocia della guerra fredda. Così un giovane agente segreto inglese si trova nell'impossibilità di svolgere la propria missione perché incontra, in circostanze drammatiche, una donna incantevole, e sposata. O, meglio, è questo amore ad essere assurdo nel mondo delle spie. Tenerezze, umorismo, spietatezza, intrigo. C'è anche un ironico e affettuoso omaggio a Casablanca. Dallo splendido romanzo Lettera a Berlino di Ian McEwan.

Pulp Fiction
(Id., USA, 1994)
di Quentin Tarantino. Con John Travolta, Rosanna Arquette, Harvey Keitel, Uma Thurman, Samuel L. Jackson

Come raccontare in due parole di un film tutto giocato sugli incastri temporali, dove si dipanano ben quattro storie, a volte come una sorta di rete e poi subito dopo in una spiazzante forma circolare? Insomma, trattasi di rapine sconclusionate, sicari, tavole calde, cadaveri sbagliati, truffe, barzellette, droghe per caso. Geniale festa dell'umorismo nero, "tra buffonesco e tragico, tra fun e funesto, che mettono azioni, gesti e personaggi come tra parentesi, in corsivo." (Morandini) Palma d'oro a Cannes e Oscar per la sceneggiatura.

Leon
(Léon, F, 1994)
di Luc Besson. Con Jean Reno, Natalie Portman, Gary Oldman, Danny Aiello

L'incontro fra un adulto (possibilmente burbero, ecc.) e un bambino è un classico del cinema, ma qui il primo è un killer spietato e il secondo è una. E, appunto, è anche una storia d'amore, tanto casto e inespresso quanto intenso. Con un finale struggente. Besson, come al solito, è bravissimo a far convivere l'azione, dura e frenetica, con la psicologia, o, meglio, con la vita. Il killer, infatti, insegna alla dodicenne quello che sa, uccidere, e lei gli insegna quello che (ancora) non sa: vivere.

L'amico d'infanzia
(I, 1994)
di Pupi Avati. Con Jason Robards III, Jim Ortlieb, Amy Galper, Lee R. Sellars

A Chicago, subentrato nella guida di un noto show televisivo, il giovane e brillante conduttore vede il proprio successo messo in pericolo: un vecchio amico che invece ha avuto un'esistenza infelice, logorato dall'invidia comincia a tormentarlo, minacciando di rivelare un brutto episodio di cui erano stati protagonisti al college. E nella sua follia il persecutore arriverà a uccidere. Avati è uno dei pochi registi italiani in grado di girare un film "americano", senza peraltro rinunciare ai temi a lui più cari: l'amicizia, la paura, l'ambiguità del passato.

Assassini nati
(Natural Born Killers, USA, 1994)
di Oliver Stone. Con Woody Harrelson, Robert Downey Jr., Juliette Lewis, Tommy Lee Jones

Due giovani, lui e lei, commettono un'impressionante serie di omicidi particolarmente efferati e spettacolari e i media s'impossessano con cinismo assoluto della loro storia, di fatto trasformandoli in eroi epici. Stone si distacca bruscamente dal proprio stile abituale e riesce a intrecciare da maestro l'iperrealismo e il fumetto allucinato, alternando, in un montaggio frenetico e spiazzante, linguaggi e stili diversi. Da un soggetto di Quentin Tarantino (che però non gradì il film). Gran premio della giuria a Venezia 1994.

Little Odessa
(Id., USA, 1994)
di James Gray. Con Maximilian Schell, Tim Roth, Vanessa Redgrave, Edward Furlong

Brighton Beach, quartiere di Brooklyn, è da sempre luogo di immigrazione di russofoni, ed è anche il centro della mafia russa. Qui vuole ritornare un uomo, killer di mestiere, per stare vicino alla madre e al fratello, ma il padre, boss della malavita che lo ha ripudiato, lo ostacola. Le vicende familiari e professionali s'intrecciano pericolosamente. Bravissimi interpreti danno vita a un dramma quasi shakespeariano in una cornice insolita, che sorprende soprattutto lo spettatore europeo.

La signora ammazzatutti
(Serial Mom, USA, 1994)
di John Waters. Con Kathleen Turner, Sam Waterston, Matthew Lillard, Ricki Lake

Una cittadina di provincia, una tipica famiglia americana, e una casalinga perfetta, che però ha il vizietto di uccidere chiunque in qualche modo disturbi i suoi familiari. Viene scoperta e processata, ma lei incanta la giuria e si fa assolvere. E ricomincia allegramente. Satira divertente ma tutto sommato innocua degli stereotipi americani: la mogliettina, i valori coniugali, la cronaca nera, la scuola, la televisione. Turner dallo sguardo angelico e dal sorriso infernale, e tutti gli altri a farle da spalla.

Occhi nelle tenebre
(Blink, USA, 1994)
di Michael Apted. Con Madeleine Stowe, Aidan Quinn, Laurie Metcalf

Da bambina era rimasta cieca in seguito ad un incidente ma ora, dopo un'operazione, ha parzialmente recuperato la vista, riuscendo a vedere seppure con percezione ritardata. Testimone di un omicidio, non viene ritenuta attendibile, però l'assassino cercherà comunque di farla fuori. Situazione già vista (Hepburn, 1967, Farrow, 1971, Thurman, 1992) tuttavia l'estrema attenzione - nella regia e nella recitazione - a non calcare troppo i toni rende la suspense più tesa e credibile. Perfetta la fotografia di D. Spinotti.

Speed
(Id., USA, 1994)
di Jan De Bont. Con Keanu Reeves, Sandra Bullock, Dennis Hopper, Jeff Daniels, Joe Morton

Un criminale un po' fuori di testa ha un'idea piuttosto originale: chiede un enorme riscatto per non far saltare in aria un autobus di linea carico di passeggeri, con un congegno che attiva l'esplosione se il mezzo va al di sotto di una certa velocità. Sarà poi una ragazza a dover guidare il bus, mentre il cattivo controlla tutto da lontano. Purtroppo il film ha generato quasi un filone, ma qui tutto funziona benissimo: attori in gamba, trovate ingegnose, ritmo inevitabilmente adrenalinico.

Pallottole su Broadway
(Bullets over Broadway, USA, 1994)
di Woody Allen. Con John Cusack, Chazz Palminteri, Dianne West, Tracey Ullman, Jennifer Tilly, Jack Warden

Un giovane autore non riesce a mettere in scena, nella Broadway degli anni '20, una propria pièce, finchè un gangster non si offre di finanziarlo, a patto che affidi una parte alla sua amichetta. Se non che la guardia del corpo del boss comincia a dare consigli qua e là, e ribalta tutto. Ci voleva davvero W. Allen per riprendere con gusto le ormai trite gangster stories e reggere bene anche il registro della commedia: "Fa pensare a un gangster-film Warner Bros messo in immagini da Visconti." (Morandini)

Piccoli omicidi tra amici
(Shallow Grave, GB, 1994)
di Danny Boyle. Con Kerry Fox, Ewan McGregor, Christopher Eccleston

Subaffittando una parte del proprio appartamento, tre amici non si aspettavano certo che il nuovo inquilino avesse una valigia piena di banconote, e quando lo trovano morto ne fanno sparire il cadavere per intascarsi i soldi. Ma ci sono i complici del defunto, e poi l'amicizia va bene, ma c'è di mezzo il denaro... Una black comedy che fugge dal tipico modello british e si svolge, anche acusticamente, a un ritmo tumultuoso, alternando brillantemente cinismo e sorriso, crudeltà e ironia.

Fatherland
(Id., USA, 1994)
di Christopher Menaul. Con Rutger Hauer, Miranda Richardson, Peter Vaughan, Michael Kitchen

Ucronia: dal greco ou = non e chrònos = tempo, cioè una vicenda ambientata in un mondo nel quale la storia ha preso una strada completamente diversa da quella reale. In questo caso (riprendendo l'idea di Philip K. Dick nel suo straordinario La svastica sul sole) s'immagina che la Germania abbia vinto la seconda guerra mondiale, ed in questa cornice un ufficiale della Kriminal Polizei si trova ad indagare sull'omicidio di un gerarca nazista: con imprevedibili sviluppi, perché sullo sfondo emergono gli inquietanti segni dello sterminio negato. Da R. Harris.

Sotto il segno del pericolo
(Clear and Present Danger, USA, 1994)
di Phillip Noyce. Con Harrison Ford, Anne Archer, James Earl Jones, Willem Dafoe, Benjamin Bratt

Jack Ryan, il personaggio creato da Tom Clancy, è diventato vicedirettore della CIA e si occupa di narcotraffico. Scoprirà un intrigo ad alto livello fatto di corruzione e tradimenti, e nella più nobile tradizione democratica americana sgominerà i cattivi. Questi elementi retorici, abbinati a un tot di populismo, rovinano una storia congegnata anche bene ma che non riesce ad uscire dagli stereotipi. Ford decisamente sopra le righe e ripetitivo nei panni dell'eroe senza macchia e senza paura.

Rivelazioni - Sesso è potere
(Disclosure, USA, 1994)
di Barry Levinson. Con Michael Douglas, Demi Moore, Donald Sutherland, Dylan Baker, Donal Logue

Feroce lotta per il potere in una grande multinazionale hi tech: lei ruba la promozione a lui e poi, aggressivamente, cerca di sedurlo; non tollerando il rifiuto la bella rovescia la situazione e lo accusa di molestie. Tentando di salvare posto e dignità, lui scoprirà non poche porcherie aziendali. Il film ha naturalmente catturato l'attenzione per Moore gelida e rovente, ma il libro di Crichton era molto più interessato ai meccanismi di potere e a definire senza schematismi i rapporti uomo - donna.

Le ali della libertà
(The Shawshank Redemption, USA, 1994)
di Frank Darabont. Con Tim Robbins, Morgan Freeman, Bob Gunton, William Sadler, Clancy Brown

Condannato, ingiustamente, per aver ucciso la moglie, un direttore di banca trova il modo di sopravvivere all'istituzione totale e poi di evadere (non senza un po' di sacrosanta vendetta). L'amicizia di un detenuto nero sarà decisiva per dargli la forza di resistere. Insuperabile il neorealismo, ma il cinema civile come lo fanno gli americani... Ironia, angoscia, sporcizia, astuzia, avidità, semplicità. Uno contro tutti, il chiuso, la fuga, l'ambiguità. Un finale classicamente riparatore, e a suo modo estremamente romantico. Da un racconto di S. King.

A che punto è la notte
(I, 1994)
di Nanni Loy. Con Marcello Mastroianni, Max von Sydow, Marie Laforêt, Leo Gullotta, Alessandro Haber

Due strani e inquietanti omicidi: un prete muore sul pulpito, ucciso dall'esplosione di un cero; poi un maresciallo dei carabinieri, che, prima di morire, riesce a scrivere la parola Topos. Il commissario Santamaria, già protagonista di La donna della domenica (1975), indaga faticosamente in una Torino sempre più torbida, fra gli intrighi di Curia, infiltrazioni mafiose, fedeli invasati, traffici illeciti all'ombra della FIAT. Dal romanzo di Fruttero & Lucentini, un film TV che sarà l'ultimo, ottimo, lavoro di Loy.

Creature del cielo
(Heavenly Creatures, NZ-GB-D, 1994)
di Peter Jackson. Con Melanie Lynskey, Kate Winslet, Sarah Peirse, Diana Kent, Clive Merrison

Tratto dalla vera storia di Anne Perry: in Nuova Zelanda era particolarmente legata ad un'amica e quando la madre di lei decide di trasferirsi in Inghilterra, le due ragazze pensano che l'unico modo di evitare questa insopportabile separazione sia ucciderla. Già, amore e morte, ed il racconto di questa terribile vicenda segue le tracce oniriche, e al tempo stesso estremamente reali, del legame profondo fra due adolescenti, tanto unite fra loro quanto separate, nel bene e nel male, dal mondo.

Una pura formalità
(I - F, 1994)
di Giuseppe Tornatore. Con Gérard Depardieu, Roman Polanski, Sergio Rubini, Nicola Di Pinto, Paolo Lombardi

Un uomo, stravolto, viene fermato dalla polizia nei pressi di un luogo in cui è stato uccisa una persona; portato in commissariato, un mellifluo funzionario lo interrogherà tutta la notte: le risposte sono confuse, contraddittorie, e la stessa identità del sospettato (un celebre scrittore) pare dubbia. La verità, ambigua e paradossale, emergerà all'alba, ma la luce del giorno chiarisce le cose? "Allucinato dramma notturno di nordico onirismo, giocato sulla corda pazza dell'assurdo, è un film da prendere o lasciare, senza vie di mezzo." (Morandini)

Heat - La sfida
(Heat, USA, 1995)
di Michael Mann. Con Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Jon Voigt

Quasi il classico duello western: i due rivali si sfidano sapendo che uno solo... Il poliziotto e il gangster, lucidi, esperti, determinati al confronto finale: che avverrà nel modo più spettacolare, con una rapina clamorosa nel centro della città. Ma la parte più bella del film non è questo scontro, bellico, cruento all'inverosimile, bensì la contrapposizione, quasi ideologica, che lo precede: De Niro asciutto come non mai, Pacino inevitabilmente vulcanico. Le storie private, però, appesantiscono il tutto. Splendida fotografia di Dante Spinotti.

Miss Magic
(Rough Magic, USA, 1995)
di Clare Peploe. Con Bridget Fonda, Russell Crowe, Jim Broadbent, D.W. Moffett

Lei sta per sposarsi con un uomo ricco e bello ma lo vede commettere un delito (e lo fotografa): si sente quindi in pericolo e decide di fuggire in Messico: il promesso sposo, però, le mette alle calcagna un giornalista-detective: per non perderla o per farla tacere? La moglie di B. Bertolucci si ispira a J.H. Chase per imbastire, con cura, una storia frenetica e calma, in cui i cinefili potranno godersi la miriade di citazioni e di virtuosismi che mescolano abilmente generi e situazioni.

Mai con uno sconosciuto
(Never Talk to a Stranger, USA, 1995)
di Peter Hall. Con Rebecca De Mornay, Antonio Banderas, Dennis Miller, Len Cariou, Harry Dean Stanton

Una psicologa criminale impegnata a stendere il profilo di un pericoloso serial killer si trova alle prese con eventi misteriosi e inquietanti, oltre che con i fantasmi del proprio passato, impersonati naturalmente dal padre. Quando incontra un bel tenebroso tutto sembra mettersi per il meglio, ma lui non è chi sembra... La trama s'ingarbuglia spesso e risulta sovraccarica, dando l'impressione di sprigionare fumo negli occhi dello spettatore. Che si troverà spiazzato (o no?) dal colpo di scena finale.

Strange Days
(Id., USA, 1995)
di Kathryn Bigelow. Con Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore, Vincent D'Onofrio

In una Los Angeles sconvolta dalle tensioni razziali, un'intricata vicenda legata a una nuova droga: dei video di vita vissuta che si vedono con un lettore speciale, in grado di trasmettere al cervello quelle esatte sensazioni, spesso riferite a violenza, sesso, ecc.. Uno spacciatore di questa merce viene in possesso di un video delicatissimo, e finisce nei guai. Siamo ai confini con la fantascienza, ma l'impianto è assolutamente thriller, e Bigelow miscela con grande tecnica morale e pallottole.

L'odio
(La haine, F, 1995)
di Mathieu Kassovitz. Con Vincent Cassel, Abdel Ahmed Ghili, Saïd Taghmaoui, Hubert Koundé, Karim Balkhandra

Una banlieue parigina, una palude di disperazione, ma soprattutto di vuoto: non sembra esserci nulla, né presente né futuro, per quei giovani. Tre di loro, uguali e diversi (un ebreo, un marocchino, un nero), vogliono vendicare un loro amico picchiato dalla polizia in uno dei tanti scontri. L'incredibile lucidità del film (che pare girato oggi) coinvolge in modo ipnotico proprio perché non vi è traccia di moralismo, di pietà, ma solo la desolata oggettività di mondi che non si conoscono e si combattono ottusamente.

Copycat: omicidi in serie
(Copycat, USA, 1995)
di Jon Amiel. Con Sigourney Weaver, Holly Hunter, Dermot Mulroney, William McNamara

Una detective ed il suo collega a caccia di un serial killer chiedono l'aiuto di una criminologa, che però, dopo essere scampata ad un maniaco, soffre di agorafobia. Naturalmente anche lei sarà oggetto delle attenzioni del criminale e la conclusione farà leva sulle paure di tutti. Ma per risolvere il caso sarà decisiva la sintonia fra le due donne, che finalmente in un thriller assumono un ruolo attivo, essenziale, e non semplicemente di vittime designate. Alta tensione e il finale appeso a un filo.

La giusta causa
(Just Cause, USA, 1995)
di Arne Glimcher. Con Sean Connery, Laurence Fishburne, Kate Capshaw, Hope Lange, Blair Underwood

Un eminente giurista accetta di occuparsi della causa che vede un giovane nero accusato di aver ucciso una ragazza bianca. Naturalmente riuscirà a dimostrare l'innocenza dell'imputato, malgrado le forti pressioni contrarie della polizia locale. Tutto bene, insomma, ma non mancherà il feroce colpo di coda finale del vero assassino. Il bel libro di Katzenbach non riesce a trovare un'adeguata trasposizione cinematografica e il risultato è assai deludente, malgrado un gruppetto di bravi attori.

Scomodi omicidi
(Mulholland Falls, USA, 1995)
di Lee Tamahori. Con Nick Nolte, Melanie Griffith, John Malkovich, Chazz Palminteri, Michael Madsen, J. Connelly

A Los Angeles Mulholland Drive è la celebre strada che collega Hollywood con il Pacifico: lì vicino viene trovato il cadavere di una prostituta di lusso, cui era legato anche il poliziotto che indaga. Quando tra i clienti sospettati viene fuori anche un potente generale, arriva l'FBI e le cose si complicano assai. Ricostruzione attenta di fine anni '40, con toni eccessivi, forse, per gli sbirri eleganti e pronti a tutto. Il risvolto politico, però, è appena abbozzato e risulta quasi un irritante pretesto.

L'ultima eclissi
(Dolores Claiborne, USA, 1995)
di Taylor Hackford. Con Kathy Bates, Christopher Plummer, Jennifer Jason Leigh, David Strathairn

Una vecchia signora cade dalle scale e muore: Dolores Claiborne, la sua governante, ne è l'erede, e viene accusata di averla uccisa da un poliziotto che da anni sospetta Dolores di aver eliminato il marito. La figlia, che ha un difficile rapporto con lei, cerca di difenderla, e Dolores le rivelerà come sono andate effettivamente le cose col marito, un ubriacone violento. Le due in qualche modo si riconciliano e l'investigatore sorride amaro. Splendidi Bates e Plummer in un film complesso e pieno di amarezze. Da un ottimo Stephen King.

Get Shorty
(id., USA, 1995)
di Barry Sonnenfeld. Con John Travolta, Gene Hackman, Danny DeVito, Rene Russo, James Gandolfini

Il losco proprietario di un'agenzia di recupero crediti manda a Los Angeles uno dei suoi scagnozzi per costringere un debitore a rispettare gli impegni: costui è un produttore cinematografico non proprio di prima qualità, e, da vecchio volpone, fa brillare davanti agli occhi del suo persecutore la polvere di stelle del cinema. Da un romanzo di Elmore Leonard, ne riprende brillantemente lo spirito corrosivo mescolando con sagacia humour e azione. Attori affiatati e in forma, e alcuni duetti sono strepitosi.

Il diavolo in blu
(Devil in a Blue Dress, USA, 1995)
di Carl Franklin. Con Denzel Washington, Tom Sizemore, Jennifer Beals, Don Cheadle, Maury Chaykin

Los Angeles, 1948: un reduce di guerra, disoccupato, per campare accetta un incarico apparentemente facile, rintracciare una ragazza scomparsa, ma si ritroverà in un ginepraio micidiale, tra gangster spietati e conflitti razziali ancora ben lontani dal movimento per i diritti civili. La ricostruzione dell'America dell'immediato dopoguerra è di sorprendente efficacia e le musiche di Duke Ellington e Thelonius Monk sono perfette per un noir che vorrebbe essere d'altri tempi e forse lo è.

Allarme rosso
(Crimson Tide, USA, 1995)
di Tony Scott. Con Gene Hackman, Denzel Washington, Matt Craven, George Dzundza, Viggo Mortensen

Conflitto durissimo fra comandante e secondo di un sottomarino nucleare americano: c'è un probabile stato di guerra, lanciare o no i missili? La partita fra i due si risolverà con le pistole. Scontato parlare di claustrofobia per questo thriller subacqueo, ma è un elemento dominante, enfatizzato dall'impossibilità di comunicazioni con l'esterno. Gran coppia: bravo e onesto Washington, ma Hackman, testardo e incattivito, lo surclassa. La suspense e i colpi di scena gestiti da un maestro.

I soliti sospetti
(The Usual Suspects, USA, 1995)
di Bryan Singer. Con Kevin Spacey, Gabriel Byrne, Stephen Baldwin, Chazz Palminteri, Pete Postletwaite

Cinque rapinatori si trovano in una stazione di polizia per un confronto e, ironicamente, proprio lì si accordano per un colpo clamoroso. Ma dietro a tutto c'è un misterioso burattinaio, il feroce Kayser Söze, oscura leggenda criminale. Flash back sfalsati e voce narrante di un morto danno un ritmo teso e allucinato, che intreccia continuamente verità e finzione, fino a un colpo di scena finale che viene rovesciato con un ulteriore geniale coup de théatre. Oscar più che meritato a Spacey. La celebre inquadratura dei sospetti è una citazione di Crimen.

Il bacio della morte
(Kiss of Death, USA, 1995)
di Barbet Schroeder. Con Nicolas Cage, David Caruso, Samuel L. Jackson, Helen Hunt, Kathryn Erbe, S. Tucci

Un piccolo malvivente vuole cambiare vita, ma quando sei nel giro è difficile uscirne, soprattutto se hai un compare carogna e se un boss che di scrupoli ne ha zero ti vuole far pagare qualche conto. E in più, oltre a un tot di complicazioni sentimentali, c'è un magistrato incattivito. Remake di un grande noir del 1947, ne riprende le atmosfere cupe, ed il robusto cast, anche di famosi protagonisti tv, aiuta un film dignitoso ma che non ha particolari spunti di originalità. Cage sopra tutti.

Seven
(Id., USA, 1995)
di David Fincher. Con Kevin Spacey, Brad Pitt, Morgan Freeman, Gwyneth Paltrow

Il serial killer che uccide per qualche mistica ragione (in questo caso un omicidio per ciascuno dei sette peccati capitali dei cristiani) è una trovata ormai logora, ma qui siamo vicini alla genialità: e i due poliziotti, un nero disilluso e stanco, un bianco giovane e felice, faticano a tirare le fila, anche se alla fine arresteranno l'omicida. Che però, con l'ultimo delitto, quello legato alla lussuria, a suo modo vince la partita. E nel finale agghiacciante e amaro, K. Spacey si rivela straordinario con un sorriso e un semplice verso. Il thriller più bello degli anni '90.
Il buio nella mente
(La cérémonie, F, 1995)
di Claude Chabrol. Con Isabelle Huppert, Sandrine Bonnaire, Jacqueline Bisset, Jean-Pierre Cassel

Una tranquilla famiglia borghese ha trovato la colf ideale, che però non sa leggere. Costei stringe una forte amicizia con la postina del paese, ed insieme scateneranno il loro risentimento verso la borghesia facendo una strage. A suo tempo il film fece molto discutere, e molti parlarono di un fanatico pamphlet sulla lotta di classe, che però è tutt'altra cosa: qui non c'è conflitto sociale, ma semplice, ancorché drammatico, conflitto individuale. Odio di classe, o invidia di classe? Protagoniste bravissime. Da un romanzo di R. Rendell.

Clockers
(Id., USA, 1995)
di Spike Lee. Con Harvey Keitel, John Turturro, Mekhi Phifer, Isaiah Washington, Keith David

Un commerciante di Brooklyn viene ucciso ed il detective che indaga mette gli occhi su un piccolo spacciatore, ma la vicenda si complica: c'è il fratello padre di famiglia, e anche un bambino con la pistola, oltre alle miserabili rivalità tra "fratelli". Senza rinunciare a qualche incursione sperimentale, Lee racconta benissimo il mondo della droga e, soprattutto, l'ambiente cinico e razzista (in tutte le direzioni) in cui si muovono bianchi e neri, sbirri e delinquenti. Un film duro e non consolatorio, in cui Keitel si muove da vero padrone.

All'inseguimento della morte rossa
(Bullet to Beijing, CDN-GB-RU, 1995)
di George Mihalka. Con Michael Caine, Jason Connery, Michael Gambon, Mia Sara, Michael Sarrazin

La guerra fredda è finita e le spie sono disoccupate. Ma i traffici d'armi ci sono sempre e così Harry Palmer viene mandato a cercare una micidiale arma segreta, la "morte rossa", in grado di distruggere intere popolazioni. La partita vede coinvolte vecchie e nuove spie, con l'aggravante che non si sa bene chi sta con chi. Caine è sempre bravissimo, ma è patetico il ritorno del personaggio di Deighton, in una storia pasticciata e palesemente inverosimile. Lontanissimi i tempi degli splendidi Ipcress e Funerale a Berlino.

Cittadino X
(Citizen X, USA, 1995)
di Chris
Gerolmo. Con Stephen Rea, Donald Sutherland, Max von Sydow, Joss Ackland

Un investigatore della polizia sovietica indaga su alcuni omicidi di bambini e si persuade dell'esistenza di un serial killer. La burocrazia di partito lo ostacola ritenendo che in URSS non possano esserci criminali di quel tipo. Il poliziotto, appoggiato dal proprio capo, non desiste e dopo anni riesce a scoprire il colpevole. Discreto film (un altro nel 2004) sui fatti realmente accaduti con al centro Andrei Chikatilo, "il mostro di Rostov": il peggior assassino seriale della storia:  52 vittime (donne, bambini e adolescenti di ambo i sessi) fra il 1978 ed il 1990.

La triade di Shangai
(Yao a yao yao dao waipo qiao, CN-F, 1995)
di Zhâng Yìmóu. Con Gong Li, Li Baotian, Wang Xiaoxiao, Li Xuejian, Fu Biao

Nella Shangai degli anni '30 un adolescente va a servizio dal capo di una potente triade ed è addetto alle cure della sua fidanzata, un'affascinante cantante, che però ha un amante. Colpito duramente da una banda rivale, il padrino fugge su un'isola insieme ai più fidati della sua corte. Ma anche lì verrà tradito e reagirà ferocemente. Pochi come Zhâng Yìmóu sanno mescolare in modo così raffinato durezza e romanticismo, occhi di ragazzo e occhi di vecchio, colori fantastici e sangue nero, suoni e silenzi.

Fargo
(Id., USA, 1996)
di Joel ed Ethan Coen. Con Frances L. McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi

Triste venditore d'auto fa rapire la moglie per chiedere un ricco riscatto al suocero, ma sceglie due balordi surreali, che ammazzano qua e là, cinicamente e candidamente, fanno un gran casino, e vengono beccati da una poliziotta col pancione di sette mesi. Non può che finire con un grottesco massacro. Siamo nella follia pura, eppure raccontata - qui sta il genio dei Coen - con sobrietà, quasi con affettuoso realismo. "Tutto questo per un po' di soldi: dove sta la logica?" si chiede l'agente, e la gente. Appunto, è tutto qui. Non male la serie del 2014.

Casinò
(Casino, USA, 1996)
di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Woods, Frank Vincent

Lui finalmente vorrebbe sistemarsi: è diventato direttore di un casinò a Las Vegas. Ma sua moglie non si accontenta, e non gli è fedele; ed un suo amico gangster combina un sacco di pasticci: "Geniale miscela di melodramma e film gangsteristico sotto il segno della dismisura: di durata, violenza, nostalgia, ossessioni, nevrosi, formalismi. È la storia di tre individui che oltrepassano i limiti per orgoglio, arroganza, ubriacatura da denaro facile e nella loro caduta, che è anche una cacciata dal paradiso, fanno crollare un impero." (Morandini)

Il senso di Smilla per la neve
(Smilla's Sense of Snow, USA, 1996)
di Bille August. Con Julia Ormond, Vanessa Redgrave, Gabriel Byrne, Richard Harris

Smilla è groenlandese e ama profondamente tutti i colori del ghiaccio. Quando un bambino, suo amico, muore in un incidente, lei non è convinta e si mette a indagare: si troverà in mezzo a un micidiale intrigo basato su ricerche scientifiche al servizio, segreto, dell'industria. Il bellissimo libro di Peter Høeg è sacrificato dalle esigenze spettacolari, ma, a parte il finale un po' scontato, il film si svolge con fluidità, mescolando abilmente la tensione dell'indagine con l'ambiguità del gelo: cornice di vita ma anche trappola mortale.

Schegge di paura
(Primal Fear, USA, 1995)
di Gregory Hoblit. Con Richard Gere, Edward Norton, Laura Linney, Alfre Woodard, Frances McDormand

L'arcivescovo di Chicago viene ucciso ferocemente a coltellate e del delitto viene accusato un giovane, che però avrà la fortuna di essere difeso da un abile e fascinoso principe del foro. Complicazioni varie ed immancabile colpo di scena finale. Diligente legal thriller che pasticcia un po' con questioni etiche e sociali ma che rispetta le regole - a dire il vero non entusiasmanti - del sottogenere. Gere più invecchia più seduce, e sarebbe pure di molto bravo se a volte non sembrasse fare il verso a Gere.

Non dirlo a nessuno
(Ne le dis à personne, F, 1996)
di Guillaume Canet. Con François Cluzet, Marie-Josée Croze, André Dussollier, Kristin Scott Thomas, J. Rochefort

Anni dopo l'assassinio di sua moglie, un medico riceve delle e mail che gli fanno pensare che lei sia ancora viva. Indaga freneticamente, ma, anche in seguito ad altri omicidi, viene nuovamente sospettato. Per fortuna un malvivente ed un poliziotto lo aiutano. In realtà la sceneggiattura, pretenziosa e pasticciata, ci offre una trama molto più complicata e seguirne le tortuosità diventa arduo: la soluzione non solo si rivelerà astrusa ma si baserà sul pessimo espediente di rivelare tante cose che il film sfiora appena. Fotografia mélo. Cluzet pure.

Diabolique
(Id., USA, 1996)
di Jeremiah Chechik. Con Isabelle Adjani, Sharon Stone, Chazz Palminteri, Kathy Bates

Moglie e amante di un direttore di collegio non ne possono più di lui e si mettono d'accordo per ucciderlo: lo affogano nella vasca da bagno, ma il cadavere scompare... I colpi di scena si susseguono, anche un po' confusamente, in una suspense assillante. Lo spettatore non può fare a meno di stare dalla parte delle due diaboliche signore e si lascia sedurre non tanto dal gioco perfido del regista (come avvenne per Les diaboliques, Clouzot, 1954), quanto dalle due strepitose pupe. Tratto dal romanzo di Boileau e Narcejac.

Bound - Torbido inganno
(Bound, USA, 1996)
di Andy e Larry Wachowski. Con Jennifer Tilly, Gina Gershon, Joe Pantoliano

Una ragazza appena uscita di prigione dopo cinque anni, avvia una rovente relazione con una vicina, che però è anche la donna di un gangster di Chicago: l'intensa storia fra le due non è solo di carattere erotico - sentimentale, tant'è che decidono di fregargli due milioni di dollari che lui deve riciclare. Ma le cose non vanno proprio lisce: il finale è drammaticamente rumoroso e cruento, reso ancora più allucinato dagli spazi chiusi in cui si svolge. Film d'esordio (poi ci sarà Matrix) con effettacci non gratuiti e anime dilaniate.

Il maresciallo Rocca
(I, TV 1996 - 2008)
di Giorgio Capitani, Lodovico Gasparini. Con Luigi Proietti, Stefania Sandrelli, Sergio Fiorentini, Veronica Pivetti

Notissima serie che riprende dignitosamente (in mezzo a quintali di inutili fiction) lo spirito dei primi sceneggiati tv, con un ovvio debito verso I racconti del maresciallo (1968): vita di una stazione dei carabinieri in una cittadina qualsiasi, con attenzione - oltre che ai casi di più o meno ordinaria criminalità - agli aspetti di vita quotidiana che caratterizzano la provincia italiana: Proietti è bravissimo, ma sarebbe stato necessario un po' più di coraggio nel rappresentare questa Italia malata.

Confessione finale
(Mother of Night, USA, 1996)
di Keith
Gordon. Con Nick Nolte, Alan Arkin, John Goodman, Bernard Behrens, Sheryl Lee, Arye Gross

Un americano che vive in Germania fin da bambino allo scoppio della guerra accetta di fare la spia per gli americani: da Berlino terrà una trasmissione radio accesamente antisemita e nelle sue parole si celeranno informazioni preziose. Nel 1945 torna in America, sconosciuto, e anni dopo viene scoperto: si consegna agli israeliani per farsi processare. La storia è più intricata, perché il thriller affonda nell'anima del protagonista, diviso fra il male, la realtà apparente, e il bene, la realtà reale. Un Nolte diverso dal solito, e davvero bravo. Dal romanzo di Kurt Vonnegut.

Insoliti criminali
(Albino Alligator, USA, 1996)
di Kevin Spacey. Con Faye Dunaway, Joe Mantegna, Matt Dillon, Gary Sinise, Viggo Mortensen, William Fichtner

Doveva essere una rapina perfetta ma tutto va storto e i tre banditi in fuga si rifugiano in un bar semideserto: ostaggi, assedio, imprevedibili sviluppi, conclusione drammatica. Il grande Spacey si mette dietro la macchina da presa e riesce a gestire egregiamente una sceneggiatura che riprende temi frequentatissimi (criminali fuggitivi, rapporto claustrofobico buoni - cattivi, inganni, ecc.) e li rivitalizza con grande originalità. E gli attori seguono convinti l'ottimo direttore d'orchestra.

Scream
(Id., USA, 1996)
di Wes Craven. Con David Arquette, Courtney Cox, Neve Campbell

Una maschera che copia l'Urlo di Munch è la simpatica mise di un serial killer che terrorizza una tranquilla cittadina californiana: l'ultima ragazza oggetto delle sue attenzioni è la figlia di una donna uccisa un anno prima. Il papà di Freddy Kruger ci offre, senza sconti, un'antologia di efferatezze, "compendio metafilmico e autoironico del cinema di paura dell'ultimo ventennio del secolo e in particolare del sottogenere “slasher” (morti violente procurate con armi da taglio) con espliciti omaggi a John Carpenter." (Morandini) L'inizio di una saga horror non orribile.

Sleepers
(Id., USA, 1996)
di Barry Levinson. Con Robert De Niro, Kevin Bacon, Brad Pitt, Dustin Hoffman, Vittorio Gassman, Jason Patric

Anni '60: a Hell's Kitchen, che un tempo era il quartiere più duro di New York (e meno romantico di quanto paia nel film), è facile mettersi nei guai, e quattro ragazzi finiscono in riformatorio. E lì sarà molto peggio, perché saranno vittime di violenze e abusi. Anni dopo ritroveranno uno degli aguzzini e lo uccideranno. Processo dai risvolti insoliti. Con atipico moralismo, e fra molte citazioni disseminate da un abile montaggio, il film riesce a esplorare varie zone oscure, senza rinunciare a momenti anche divertenti. E gli attori sanno il fatto loro.

Mission: Impossible
(Id., USA, 1996)
di Brian De Palma. Con Tom Cruise, Jon Voight, Jean Reno, Emmanuelle Béart, Henry Czerny

Qualche imbecille ha messo su un floppy disk la lista di tutti gli agenti segreti americani in Europa e si scatena la bagarre per venirne in possesso. De Palma gioca un po' troppo (e senza un briciolo d'ironia) con le inverosimili scene d'azione e l'eccesso di doppi e tripli giochi, ed è davvero irritante l'infantile divisione fra buoni e cattivi. Ma è pur sempre De Palma e si fa fatica a non divertirsi. Dalla celebre serie televisiva degli anni '60 (ma, appunto, si era 30 anni fa), avrà ben cinque seguiti (ma non finirà qui) sulla stessa sgangherata falsariga.

Strade perdute
(Lost Highway, USA, 1996)
di David
Lynch. Con Bill Pullman, Patricia Arquette, Balthazar Getty, Robert Blake, Robert Loggia

Un uomo è arrestato con l'accusa di aver ucciso la moglie, ma una mattina in cella al suo posto c'è un altro. Lo rilasciano e lui si ritrova inguaiato da una femme fatale. Seguono ulteriori complicazioni e pasticci d'identità. L'hanno definito "thriller esoterico", "cupo arabesco lynchiano", ma il film pare girato da un pessimo imitatore di Lynch, maldestro in tutto: tempi, dialoghi, fotografia, effetti speciali. Nulla è comprensibile: criptica raffinatezza? Anello di Moebius? Mah, quando si vuole stupire a tutti i costi, grande è il rischio di finire al cesso.

L'ultimo appello
(The Chamber, USA, 1996)
di James Foley. Con Gene Hackman, Chris O'Donnell, Faye Dunaway, Sam Rockwell, Raymond J. Barry

Nonno e nipote si conoscono in circostanze straordinarie: il primo è un ex membro del Ku Klux Klan, nel braccio della morte perché condannato per un omicidio razzista, e il giovane un avvocato che, malgrado le proprie idee liberali, cercherà di salvarlo dalla camera a gas. Dunque non c'è il solito innocente difeso dal paladino, e mescolare le carte è una trovata ingegnosa, ma la storia si sviluppa troppo meccanicamente e la perfetta interpretazione di Hackman non basta. Da Grisham.

Infedeli per sempre
(Faithful, USA, 1996)
di Paul Mazursky. Con Chazz Palminteri, Cher, Ryan O'Neal, Paul Mazursky

Una coppia stanca, un killer assoldato per risolvere il problema, soldi, pistola che spara: ma il cattivo è indeciso e si consulta continuamente al telefono col proprio psicanalista. Rinchiuso nella casa della vittima, il film si snoda sui dialoghi surreali fra il sicario, la vittima e il mandante, in una sarabanda grottesca infarcita di continui, piccoli colpi di scena. Cher, un po' stralunata ma bellissima, tiene testa brillantemente al marito cialtrone e all'uomo armato (Palminteri, anche sceneggiatore), in una piéce teatrale abbastanza rigida eppure esilarante.

Profundo carmesì
(Id., E-MX-F, 1996)
di Arturo Ripstein. Con Regina Orozco, Daniel Giménez Cacho, Marisa Paredes, Patricia Reyes Espindola

Lei non è proprio una bellezza, lui è decisamente fascinoso, ma sono una coppia (dicono di essere fratelli) ben affiatata: lui seduce donne di una certa età, ne ripuliscono il conto bancario e poi uccidono la terza incomoda. Decine di volte. Una storia terribile, e vera, che infiammò le cronache USA di fine anni '40: poi diventata un film anche nel 1970 e nel 2006. A differenza del primo film, qui non c'è il taglio documentaristico, ma un'attenta descrizione di personaggi e atmosfere on the road, e atrocità e tenerezza riescono a combinarsi perfettamente.

Lama tagliente
(Sling Blade, USA, 1996)
di Billy Bob Thornton. Con Billy B. Thornton, Lucas Black, Robert Duvall, J.T. Walsh, John Ritter, Dwight Yoakam

Karl, malato mentale, a dodici anni ha ucciso la madre ed il suo amante. Ormai adulto viene dimesso dall'ospedale psichiatrico e cerca faticosamente di vivere, diventando amico di un ragazzino. Che è vittima delle violenze del fidanzato della madre. E Karl farà giustizia, a modo suo. Al suo primo film Thornton non esita a rifiutare le scorciatoie commerciali e affronta con coraggio, e con bravura, temi difficili, oscuri, in una "giusta miscela di umorismo nero e tenerezza senza scivolate nel sentimentalismo e negli stereotipi". (Morandini)

Fratelli
(The Funeral, USA, 1996)
di Abel Ferrara. Con Christopher Walken, Chris Penn, Annabella Sciorra, Isabella Rossellini, Vincent Gallo

Ambiente mafioso nella New York anni '30: un giovane viene assassinato da una banda rivale, i suoi fratelli decidono di vendicarlo e scateneranno un massacro. La vendetta matura durante il funerale, in una sorta di autodafé familiare in cui le donne cercano inutilmente di far prevalere la razionalità. Lontano dai canoni gangsteristici, il film ricorda vagamente le riflessioni "italiane" di Scorsese, ma Ferrara, che dirige magistralmente i suoi attori, è interessato più all'anima che all'antropologia.

Il giurato
(The Juror, USA, 1996)
di Brian Gibson. Con Demi Moore, Alec Baldwin, Tony Lo Bianco, Joseph Gordon-Levitt, James Gandolfini

Processo ad un boss mafioso: il suo killer preferito, il famigerato Maestro, sceglie una giurata e, minacciando lei ed il figlio, la costringe a pronunciarsi per l'assoluzione: una persuasione fatta di violenza ma, soprattutto, di abile, intima pressione psicologica. Tutto giocato su questo ambiguo rapporto (la vecchia storia vittima - carnefice) il film stenta a tenere un ritmo accettabile ed è costretto ad un finale cruento, quasi à la Tarantino, per dare un senso a tutta la vicenda.

Hana-Bi - Fiori di fuoco
(Hana-bi, J, 1997)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Ren Osug

Un duro ex poliziotto, già pieno di rimorsi per alcune gravi disavventure professionali, non sa come far fronte alle spese per curare la moglie ammalata di leucemia, e soprattutto per fare con lei un'ultima vacanza. Allora organizza una rapina, ma il lieto fine è fuori discussione (o no?). Un'altra stupefacente prova di Kitano, e si tratta di un capolavoro: ancora silenzi, umorismo, violenza e poesia, corpi dilaniati e anime fragili, colori meravigliosi e sangue nero, fiori e fuoco. Leone d'oro a Venezia.

Potere assoluto
(Absolute Power, USA, 1997)
di Clint Eastwood. Con Gene Hackman, Clint Eastwood, Ed Harris, Laura Linney, Scott Glenn, E.G. Marshall

Mica male l'idea che il colpevole sia... il Presidente degli Stati Uniti: durante un incontro con la sua amante, agenti del Secret Service uccidono per errore la donna e poi fanno sparire ogni prova. Ma si accorgono che un ladro ha visto tutto e parte la caccia al testimone. Che troverà un inaspettato alleato nel marito della vittima, un vecchio senatore. Un'altra prova eccellente di Eastwood, che nel descrivere l'abilità artigianale del ladro parla forse della propria capacità di rubare con semplcità certe essenze di vita e trasportarle in un racconto.

Prove apparenti
(Night Falls on Manhattan, USA, 1997)
di Sidney Lumet. Con Andy Garcia, Richard Dreyfuss, Ian Holm, Rob Leibman, James Gandofini, Lena Olin

Appena eletto, il giovane procuratore distrettuale di New York vince la causa contro un grosso trafficane di droga e poi affronta coraggiosamente un complicato caso di corruzione tra le forze di polizia; sarà coinvolto anche sul piano personale. Un tema molto frequentato che Lumet affronta dignitosamente ma senza la profondità che gli è abituale: un po' troppa retorica sull'etica della giustizia e sulla sacralità della legge, mentre viene solo sfiorata l'ambiguità del sistema giudiziario americano.

Crimini invisibili
(The End of Violence, USA, 1997)
di Wim Wenders. Con Bill Pullman, Gabriel Byrne, Andie MacDowell, Loren Dean

A L. A. un produttore di filmacci viene rapito, ma la scena viene ripresa dalla solita videocamera: il filmato viene analizzato da un ricercatore NASA che sperimenta un sofisticato sistema di monitoraggio satellitare per controllare capillarmente le strade e contrastare il crimine. Tentativo non del tutto riuscito di proiettare le ossessioni wendersiane (il dubbio, la libertà, la violenza, la tecnologia) sotto il cielo di L. A.: l'equilibrio fra thriller e analisi è sempre precario, ma anche nei momenti meno convincenti c'è la mano di un grande regista.

La parola ai giurati
(Twelve Angry Men, USA, 1997)
di William Friedkin. Con Jack Lemmon, George C. Scott, Courtney Vance, Ossie Davis, Mary McDonnell, H. Cronyn

Un ragazzo viene processato per aver ucciso il padre. Dei dodici giurati, undici sono certi della colpevolezza dell'imputato; l'unico che non ne è sicuro al di là di ogni ragionevole dubbio, approfondendo con sottigliezza psicologica la dinamica dei fatti, con grande acutezza e capacità dialettica convince pazientemente gli altri a votare per l'assoluzione. Primo remake del capolavoro di Lumet, con alcuni "grandi vecchi" che non danno alcun sapore rétro ma suonano alla perfezione sotto la direzione di un maestro duro e raffinato.

Mad City - Assalto alla notizia
(Mad City, USA, 1997)
di Constantin Costa Gavras. Con Dustin Hoffman, John Travolta, Alan Alda, Mia Kirshner

Una scolaresca visita un museo e si trova nei guai: un ex guardiano, impazzito per aver perso il lavoro, sequestra tutti e chiede di essere riassunto. Coinvolto per caso nella vicenda, ed ostaggio egli stesso, un giornalista d'assalto manovra per fare lo scoop. Ma i suoi capi saranno ancora più cinici e puntano alla tragedia per fare audience. Se in Quel pomeriggio di un giorno da cani è la gente a fare da "coro", qui sono i media i protagonisti assoluti: con un ritmo discutibile e con qualche schematismo, un film che spara a zero sulla tv. Protagonisti eccellenti.

Carne tremula
(Id., E, 1997)
di Pedro Almodóvar. Con Liberto Rabal, Javier Bardem, Francesca Neri, Angela Molina

Per Victor, che è nato su un autobus, non c'è modo di vivere tranquillamente: la sua relazione con una donna tossica e crudele e i guai con la polizia lo porteranno in carcere. Quando uscirà si ritroverà ancora alle prese con le persone (donne e sbirri) che già gli avevano complicato l'esistenza. Un film palpitante, grottesco, ma decisamente più "sobrio" rispetto ai precedenti: "Un melodramma geometrico che svaria dalla commedia alla tragedia, dal grottesco al noir, cromaticamente dominato dal rosso." (Morandini) Liberamente tratto da un libro di Rendell.

Face/Off - Due facce di un assassino
(Face/Off, USA, 1997)
di John Woo. Con Nicolas Cage, John Travolta, Joan Allen, Gina Gershon, Dominique Swain

Un pazzo criminale ha collocato una bomba batteriologica a Los Angeles, e mentre è in ospedale un agente FBI si fa trapiantare la sua faccia per sventare il piano. Ma il cattivo esce dal coma, evade e ricambia la cortesia, così i due si ritrovano a combattersi in un brutale gioco di specchi. Il meccanismo (dr. Jekyll e Mr. Hyde, Bene e Male speculari) è plateale e solo l'abilità e l'ironia di Woo lo rendono accettabile, e, anzi, avvincente. Bravi i protagonisti a introdurre le sfumature giuste per avvertire le differenze tra i due.

The Informant
(Id., USA-IRL, 1997)
di Jim McBride. Con Timothy Dalton, Cary Elwes, Anthony Brophy, Maria Lennon, John Kavanagh

Militante dell'IRA esce dal carcere dopo vari anni e riprende la sua attività clandestina; ma, catturato dagli inglesi, viene costretto a collaborare e farà nomi e cognomi. Apparentemente il film si pone in posizione neutra rispetto allo storico conflitto fra Londra e i repubblicani, in realtà sembra scritto da qualche furbetto dei servizi britannici, perché la storia è tutta intrisa di leggeri e pesantissimi dubbi sulle ragioni del'iRA e sui suoi modi di agire, e il fatto stesso che il protagonista sia un "pentito" rivela l'impianto centrale della storia.

L'impostore
(Deceiver, USA, 1997)
di Jonas Pate. Con Tim Roth, Chris Penn, Michael Rooker, Rosanna Arquette, Ellen Burstyn, Renée Zellweger

Una prostituta viene massacrata ed il principale indiziato è uno strano personaggio, ricco, malato, astuto: due poliziotti gli fanno il terzo grado, anche con l'ausilio di un poligrafo, e tutto si gioca in un sottile duello fatto di trucchi. Flashback e digressioni si insinuano nell'atmosfera ambigua e claustrofobica della stanza in cui si svolge quasi tutta la vicenda, e questa delicata costruzione regge benissimo, con una forte tensione, anche se talvolta i dialoghi intrisi di sfmature e allusioni fanno addirittura perdere di vista il nucleo dell'indagine.

Donnie Brasco
(Id., USA, 1997)
di Mike Newell. Con Al Pacino, Johnny Depp, Michael Madsen, Bruno Kirby, James Russo

Un giovane agente dell'FBI s'infiltra in un'organizzazione mafiosa e riesce a guadagnarsi la fiducia del boss: che però è una figura complessa, affascinante, e fra i due nasce qualcosa di molto simile all'amicizia. Difficile, dunque, tradire questo legame. Al Pacino, come al solito, è straordinario nel dare carattere e duttilità a personaggi negativi, e la storia è centrata proprio sulla relazione tra i due protagonisti. Tant'è che il film è avvincente anche senza il consueto spreco di pallottole, a parte il finale inevitabilmente cruento.

L. A. Confidential
(Id., USA, 1997)
di Curtis Hanson. Con Russell Crowe, Kevin Spacey, Kim Basinger, Guy Pearce, Danny DeVito

Già indagare su delitti, traffico di droga e commistioni fra criminalità e politica, non è facile; se aggiungiamo anche la corruzione nella polizia, la miscela è letale. E se a indagare sono poliziotti inevitabilmente immersi in questo sudiciume, la faccenda è assai complicata. I tre agenti al centro della storia non sono, appunto, integri e incorruttibili e affronteranno tutto questo ciascuno a modo suo. Da un libro di Ellroy, un film che riprende vecchi temi ma con molta originalità e un ritmo da manuale. Grande fotografia di Dante Spinotti.

Jackie Brown
(Id., USA, 1997)
di Quentin Tarantino. Con Pam Grier, Robert Forster, Robert De Niro, Samuel L. Jackson, Michael Keaton

Jackie è un'hostess che per arrotondare fa contrabbando per conto di un piccolo boss: fermata dalla polizia è costretta a collaborare, e dovrà quindi vedersela con agenti ed ex compari. Stranamente (e chissà perché) poco apprezzato questo film, forse perchè è il meno à la Tarantino, anche se non mancano gli abilii giochi temporali, le musiche usate senza pudore, i risvolti grotteschi, la violenza idiota (De Niro), il politicamente scorretto, i trucchi ironici. Da un libro di E. Leonard.

Blackout
(Id., USA, 1997)
di Abel Ferrara. Con Matthew Modine, Dennis Hopper, Claudia Schiffer, Béatrice Dalle

Non ricordarsi, traumaticamente, di aver commesso un omicidio è al centro dei mille problemi di un attore, schiavo dell'eroina e dell'amour fou. Ferrara sceglie la strada più impervia per raccontare questa storia di follie, spazzando via ogni regola: l'ossessivo ricorso ai flashback e ad un montaggio disarticolato toglie qualsiasi possibilità di coerenza narrativa e precipita la visione in un caos onirico: apprezzato da molti per questa provocatoria rinuncia alla chiarezza diegetica, per la stessa ragione il film può risultare insopportabile.

Il coraggioso
(The Brave, USA, 1997)
di Johnny Depp. Con Marlon Brando, Johnny Depp, Elpidia Carrillo

Nel mondo degli emarginati i nativi d'America occupano un posto speciale, misterioso, e spesso squallido. Uno di essi, nell'impossibilità di mantenere la propria famiglia, per un forte compenso accetta di partecipare come vittima a uno snuff movie (i film in cui qualcuno viene davvero ucciso). Il ripugnante regista non riuscirà a degradare questo sublime atto d'amore. Angosciosa e noir la strada di questo indiano duro e tenerissimo, che riesce a recitare assai bene malgrado la gigantesca presenza di Brando. Da Gregory Mcdonald.

Il collezionista
(Kiss the Girls, USA, 1997)
di Gary Fleder. Con Morgan Freeman, Ashley Judd, Tony Goldwin, Cary Elwes

Il dr. Ross, criminologo ex detective della squadra omicidi, dà la caccia al maniaco che ha rapito sua nipote, e altre ragazze: di queste una è riuscita a fuggire e collabora alle indagini. Ma quando il colpevole viene individuato si scoprirà che agisce in modo decisamente inconsueto. Efficace e non banale variazione sul tema, che non ricorre alla solita macelleria, anche perché le vittime non sono tanto oggetto di violenza fisica quanto pezzi da collezionare. Da un romanzo di James Patterson.

U-Turn - Inversione di marcia
(U-Turn, USA, 1997)
di Oliver Stone. Con Sean Penn, Jon Voight, Nick Nolte, Jennifer Lopez, Joaquin Phoenix

Un piccolo malavitoso, incaalzato da uno spietato boss mafioso a cui deve dei soldi, fa sosta in una cittadina del Nevada e, naturalmente a causa di una donna, si ritrova in una situazione complicata e pericolosa. E il luogo non è certo accogliente: deserto, crotali, scorpioni, condor e un caldo insopportabile. Questo clima opprimente è il protagonista della storia, e sembra quasi soffocarla: la vicenda si dipana (troppo) faticosamente, e tutto è affidato ad un ottimo gruppo di interpreti.

Cure
(Kyua, J, 1997)
di Kiyoshi Kurosawa. Con Kôji Yakusho, Masato Hagiwara, Tsuyoshi Ujiki

Un serial killer che marchia le proprie vittime con una X potrebbe essere una trovata banale, ma il detective che indaga si troverà di fronte a un colpevole inquietante e incomprensibile: un giovane con potenti capacità ipnotiche che induce altri a commettere gli omicidi. E il confronto tra i due produrrà effetti sconcertanti e drammatici. Al di là del thriller o dell'horror, tutto ruota sull'ambivalenza non tanto dei ruoli quanto delle anime. E il cupo evolversi della vicenda pare una lucida resa alla follia.

La formula
(The Spanish Prisoner, USA, 1998)
di David Mamet. Con Campbell Scott, Steve Martin, Ben Gazzara, Rebecca Pidgeon, Ricky Jay

Un ricercatore di una grande industria inventa una formula miliardaria, ma, temendo di essere fregato dal proprio capo, cerca altre soluzioni, cacciandosi in guai più grossi di lui: un individuo poco raccomandabile parrebbe dargli una mano, ma... E poi tutti intorno a lui sembrano ciò che non sono. Perché come al solito Mamet racconta usando abilmente specchi e inganni, inpotizzando lo spettatore nella sua infinita casa dei giochi. Stavolta, però, con una linea narrativa più fluida e tradizionale.

Psycho
(Id., USA, 1998)
di Gus Van Sant. Con Vince Vaughn, Anne Heche, Julianne Moore, Viggo Mortensen, William H. Macy

Finalmente un remake diverso: il tentativo di replicare con maniacale precisione il grande film di Hitchcock (1960), senza rinunciare al gioco di abilità, con piccole, a volte impercettibili, differenze (e altre, macrocospiche). Il film risulta ben strutturato, tuttavia non è molto chiaro il senso dell'operazione: come omaggio è francamente eccessivo, come esercizio di bravura è efficace ma non si sfugge alla sensazione di un compitino ben fatto. Perché, potendo vedere senza difficoltà l'originale, accontentarsi della fotocopia?

Delitto perfetto
(A perfect murder, USA, 1998)
di Andrew Davis. Con Michael Douglas, Viggo Mortensen, Gwyneth Paltrow

Lui, ricco agente di borsa a N.Y., lei (bellissima e intelligente), l'altro, artista déraciné: se non che il marito tradito ha la geniale idea di costringere proprio l'amante a far fuori la moglie. Ma... Tre bravi attori (soprattutto il solito magnifico Mortensen) impegnati in un remake di Delitto perfetto, inutile (oltre che inutilmente infedele) come tanti altri sfornati da un cinema hollywoodiano troppo spesso senza idee. Hitchcock avrebbe liquidato con una battuta sferzante questo filmetto ben costruito ma, appunto, senza anima e originalità.

Gloria
(Id., USA, 1998)
di Sidney
Lumet. Con Sharon Stone, George C. Scott, Cathy Moriarty, Jeremy Northam, Jean-Luke Figueroa

La storia d'amore di Gloria con un gangster è proprio una storia sbagliata: va in galera al posto suo ma quando esce non ottiene i soldi promessi; in più si ritrova fra i piedi un ragazzino che la banda vuole eliminare perché testimone di un omicidio. La faccenda si complica e si fa davvero seria. Non è dato di sapere perché un regista originale come Lumet abbia rifatto il bel film di Cassavetes, e l'aggiunta di un accenno ai rapporti mafia-politica non pare ragione sufficiente. Ma Lumet è sempre Lumet, e Stone più brava che bella.

Palmetto - Un torbido inganno
(Palmetto, USA-D, 1998)
di Volker
Schlöndorff. Con Woody Harrelson, Elisabeth Shue, Gina Gershon, Chloë Sevigny, Michael Rapaport

Un cronista d'assalto viene incastrato dai potenti che ha infastidito e finisce in galera. Una volta uscito non trova lavoro e così si fa irretire da una bellona che progetta il finto rapimento della propria figliastra per intascare il riscatto. Sembra qualcosa di abbastanza semplice e poco rischioso, ma gli inevitabili inganni e tradimenti complicheranno tutto. I colpi di scena non mancano ma sembrano il singhiozzo di una sceneggiatura furba e piena di buchi. Da Mossa decisiva di James H. Chase.

Newton Boys
(Id., USA, 1998)
di Richard
Linklater. Con Matthew McConaughey, Vincent D’Onofrio, Ethan Hawke, Skeet Ulrich, Julianna Margulies

Nei duri anni della depressione i quattro fratelli Newton sono simpatici e scanzonati, ma anche tremendamente efficienti: tra Stati Uniti e Canada hanno rapinato decine di banche. Malgrado siano al primo posto nella lista dei ricercati, vogliono superare se stessi, ed organizzano una formidabile rapina al treno della banca federale. Ed entrò nella leggenda questa storia vera, che al cinema, naturalmente, vediamo in una cornice allegra e spettacolare, lontana dalla cupa realtà degli anni '20.

The General
(Id., USA, 1998)
di John Boorman. Con Brendan Gleeson, Jon Voight, Adrian Dunbar, Sean McGinley, Angeline Ball

Martin Cahill fu un celebre ladro irlandese, autore di colpi clamorosi, e per anni ricercato inutilmente dalla polizia. Il soprannome rientra nella leggenda creatasi intorno a lui, e che egli stesso contribuì ad alimentare. In realtà non era propriamente Robin Hood, perché rubava soprattutto per sè, tanto che quando l'IRA gli chiede un "contributo" egli rifiuterà, pagandone il prezzo. Un film ironico, avventuroso, cinico e al tempo stesso romantico, con uno sguardo insolitamente beffardo su un'Irlanda quasi surreale.

Il negoziatore
(The Negotiator, USA, 1998)
di F. Gary Gray. Con Samuel L. Jackson, Kevin Spacey, J.T. Wals, David Morse, Ron Rifkin

Un poliziotto di Chicago esperto nelle tecniche di negoziazione, viene incastrato in un gioco più grande di lui e per cercare di salvare la pelle sequestra alcuni ufficiali di polizia: per risolvere la cosa ottiene che le trattative vengano gestite da un suo collega particolarmente esperto. Il cliché p noto, ma qui viene gestito con cura, senza ricorrere a troppe pallottole e puntando sulla definizione dei personaggi. Le notevoli interpretazioni caricano la vicenda di una buona suspense.

Marlowe, omicidio a Poodle Springs
(Poodle Springs, USA, 1998)
di Bob Rafelson. Con James Caan, Dina Meyer, David Keith, Joe Don Baker

Marlowe, improbabilmente sposato, è coinvolto in un intrigo di affari sporchi, sesso, bigamia e politica: tutto nei pressi della lussuosa località residenziale di Poodle Springs. Da un racconto incompiuto (1959) di R. Chandler. "La confusione narrativa è tale e l'intreccio così ingarbugliato, che non può non essere voluta. Contano i personaggi, l'atmosfera, il cauto discorso indiretto sull'incerta linea di demarcazione tra legalità e crimine, l'etica sardonica e disincantata di Marlowe che Caan impersona con una malinconia sotto le righe." (Morandini)

Conflitto d'interessi
(The Gingerbread Man, USA, 1998)
di Robert Altman. Con Kenneth Branagh, Tom Berenger, Robert Duvall, Daryl Hannah, Robert Downey jr

Si sa, una scappatella erotica può avere conseguenze disastrose, soprattutto al cinema. Ma l'affermato avvocato se la va a cercare, perché dopo si lascia invischiare nei complicati problemi familiari della donna, ovviamente rischiando di mandare all'aria tutta la propria vita; non solo, poi ne fa di tutti i colori, omicidio compreso. Una storiella, parrebbe, ma qui c'è Altman, uno dei pochi grandissimi. Che se ne frega degli effetti speciali a base di sex and action, e va al cuore delle cose e dei luoghi. Ah, questo è cinema! Da Grisham.

Il commissario Montalbano
(I, TV 1999 - )
di Alberto
Sironi. Con Luca Zingaretti, Angelo Russo, Cesare Bocci, P. Mazzotta, M. Perracchio, D. Lo Verde, K, Bohm

Tra Camilleri e Montalbano vi è un rapporto amicale, oltre che il legame fra padre e figlio, ben lontano dal vero e proprio odio che Doyle sviluppò per Holmes, dall'indifferenza con cui Simenon prese a guardare Maigret, dal fastidio che Christie nutrì sempre per Poirot. Camilleri in tutti i suoi romanzi parla di vita, e come potrebbe dunque non amare Montalbano? Che è uguale e diverso: non dissimile dai suoi conterranei, uomo del suo tempo con tutte le contraddizioni di questi due secoli che si dilaniano a vicenda, ma cerca continuamente di uscire dal seminato di una terra che qualcuno vorrebbe immobile; e quando parla del G8 di Genova... La migliore fiction televisiva italiana da moltissimo tempo a questa parte.

I Soprano
(The Sopranos, USA, TV 1999)
di David Chase et al.. Con James Gandolfini, Edie Falco, Jamie-Lynn Sigler, Robert Iler, Nancy Marchand

Tony Soprano è il capo della famiglia mafiosa che controlla il New Jersey: non è granitico come sembra, perché soffre di attacchi di panico e quindi va dallo psicanalista, a cui confida i complessi legami con la moglie e i figli. Ma non trascura gli affari, naturalmente, con alti e bassi. Serie di grande successo che è debitrice non solo al Padrino ma soprattutto a Scorsese, e che tenta di ritrarre Cosa Nostra in modo non stereotipato. Ma pare davvero eccessivo il giudizio che ne ha dato il N.Y. Times: "l'opera della cultura pop più importante dell'ultimo quarto di secolo."

Nemico pubblico
(Enemy of the State, USA, 1998)
di Tony Scott. Con Will Smith, Gene Hackman, Jon Voight, Jason Robards, Regina King

Per caso un tale filma l'assassinio di un uomo politico da parte di un alto funzionario dell'NSA ed il nastro capita fra le mani di un avvocato: che sarà braccato dai servizi e se la caverà solo grazie all'aiuto di un vecchio ex agente. Il classico tema dell'individuo schiacciato dal sistema qui viene esasperato dalle modalità della caccia: sofisticatissimi sistemi di spionaggio elettronico che paiono fantascienza e invece fanno parte di Echelon, la quasi sconosciuta rete mondiale di sorveglianza. Il thriller non la nomina, ma è sempre lì. Bello e possibile.

U.S. Marshals - Caccia senza tregua
(U.S. Marshals, USA, 1998)
di Stuart Baird. Con Tommy Lee Jones, Robert Downey Jr., Wesley Snipes, Joe Pantoliano, Irène Jacob

L'agente federale Sam Gerard, già protagonista de Il fuggitivo, coordina la caccia ad un pericoloso assassino, oltre che agente doppio, che però è innocente, dato che il traditore è il solito insospettabile. Un film tutto giocato sul ritmo, a volte anche ben orchestrato, ma che per il resto saccheggia furbescamente tutti i luoghi comuni del genere: l'innocente perseguitato, il marshal, lo sceriffo, duro ma onesto, la talpa, gli inseguimenti funambolici, il colpo di scena finale. T. Lee Jones è bravo come al solito, ma fa il verso a se stesso.

Codice Mercury
(Mercury Rising, USA, 1998)
di Harold Becker. Con Bruce Willis, Alec Baldwin, Miko Hughes

Un bambino autistico decifra per caso (ma in virtù della sua formidabile abilità coi numeri) un codice segretIssimo dell'NSA: la sezione del servizio che ha elaborato il codice decide di provvedere: elimina i genitori ma il bambino si salva, e verrà braccato. Un agente dell'FBI lo protegge contro i suoi stessi colleghi. La trama è un po' improbabile ma non è male l'incontro tra i segreti del potere e quelli della mente. Willis come al solito, bravissimo invece Miko Hughes nella parte del bambino.

Lock & Stock - Pazzi scatenati
(Lock, Stock & Two Smoking Barrels, GB, 1998)
di Guy Ritchie. Con Nick Moran, Jason Flemyng, Dexter Fletcher, Sting, Vinnie Jones

Quattro amci ed una partita a poker con un boss: lui bara, loro perdono, e devono restituire una somma esorbitante. Naturalmente le cose si complicano, e molto, e inizia una sarabanda di scontri, inseguimenti, equivoci, incidenti. In una Londra sordida e divertente si mescolano brillantemente farsa e violenza (tanta), dialoghi irriverenti e silenzi minacciosi, cinismo e spavalderia, trucchi e ingenuità. Tarantino continua a far scuola, e c'è anche qualcuno che impara e poi fa (bene) a modo suo.

Out of Sight
(Id., USA, 1998)
di Steven Soderbergh. Con George Clooney, Jennifer Lopez, Jim Robinson, Mike Malone, Donna Frenzel

Interessante trovarsi rinchiuso nel bagagliaio di un'automobile insieme a J. Lopez. Solo che lui è un rapinatore di banche, ancorché non violento, e lei uno sceriffo federale, che dovrebbe arrestarlo. Secondo voi come si mette la faccenda? Gradevolissima variazione sul tema lei brava e seducente - lui malandrino e fascinoso, una commedia poliziesca in cui si respira un po' del cinema brillante d'altri tempi, ma non senza qualche sfumatura noir. Da Fuori dal gioco del grande Elmore Leonard.

Twilight
(Id., USA, 1998)
di Robert Benton. Con Paul Newman, Gene Hackman, Susan Sarandon, Stockard Channing, James Garner

Un vecchio investigatore privato aiuta un vecchio amico, anche lui vecchio ma con una splendida moglie, vittima di un ricatto. La faccenda si rivelerà piuttosto ingarbugliata. Due vecchi leoni che riescono perfettamente a non essere patetici e a muoversi con autorevolezza in una vicenda dalle atmosfere inevitabilmente crepuscolari. Un omaggio ed un atto d'amore verso i grandi noir che, appunto, evita i cliché e la piaggeria e sa mescolare abilmente tempi e dialoghi, senza banalità del tipo neanche i delitti sono più quelli di una volta.

Omicidio in diretta
(Snake Eyes, USA, 1998)
di Brian De Palma. Con Nicolas Cage, Gary Sinise, John Heard, Carla Gugino, Luis Guzmán

Il Segretario alla Difesa USA viene assassinato da un terrorista, poi immediatamente ucciso da un agente del Servizio Segreto. Nella vicenda si trova coinvolto un poliziotto decisamente antipatico, che però si rivela tutt'altro che incompetente, infatti ci regalerà il colpo di scena finale. Thriller dignitoso ma quasi convenzionale in cui si fa fatica a riconoscere il grande De Palma, che tuttavia non fa mancare alcuni tocchi da maestro, a partire dal lunghissimo piano sequenza iniziale e dalle scene conclusive.

Following
(Id., USA, 1998)
di Christopher Nolan. Con Jeremy Theobald, Alex Haw, Lucy Russell, John Nolan, Dick Bradsell

Bill, un giovane scrittore, ha l'idea di pedinare le persone per osservarle e trarne materia per la scrittura. Ma quando un suo obiettivo si rivela un ladro, Bill ne resta affascinato e si lascia travolgere in una spirale tossica e pericolosa: impara ad entrare nelle case e l'eccitazione lo porterà oltre i confini. Spunto originale, che si sviluppa con cura dei dettagli e una sorprendente fotografia, ma che non riesce a trovare il guizzo per segnare il cinema, e forse nemmeno per offrire imprevisti soddisfacenti.

Soluzione estrema
(Desperate Measures, USA, 1998)
di Barbet Schroeder. Con Andy Garcia, Michael Keaton, Brian Cox

Il figlio di un poliziotto ha la leucemia e può essere salvato solo con un trapianto di midollo osseo: ma l'unico donatore possibile è un pluriassassino, evaso, e quindi la caccia è doppiamente frenetica. Anche perché il cattivo è proprio cattivo, oltre che astutissimo e particolarmente abile nel gestire la trattativa con lo sbirro. Un'idea abbastanza originale nel panorama sterminato dei thriller, e Keaton si conferma molto bravo nel dare ancora una volta corpo e credibilità a un personaggio feroce e ambiguo.

Ronin
(Id., GB-F-USA, 1998)
di John Frankenheimer. Con Robert De Niro, Jean Reno, Stellan Skarsgard, Jonathan Price

Ronin erano i samurai senza più padrone e tali, dopo la fine della guerra fredda, sono rimasti tanti agenti segreti: un variegato gruppetto di questi viene ingaggiato da un'ambigua ragazza per recuperare una valigetta misteriosa, contesa sia da mafiosi russi che da terroristi irlandesi. La vicenda, in varie parti di Francia, si complica, tra inseguimenti e ricche sparatorie. Il finale è amaro e malinconico. Un thriller forse troppo pieno di azione ma diretto da un vecchio leone, resuscitato, e affidato alla classe di De Niro e Reno.

Soldi sporchi
(A Simple Plan, USA, 1998)
di Sam Raimi. Con Bill Paxton, Bridget Fonda, Billy Bob Thornton, Brent Briscoe, Jack Walsh

Due fratelli ed un loro amico ubriacone trovano i resti di un aereo precipitato e frugando scoprono una valigia piena di dollari. Decidono di tenerseli ma l'avidità non è un buon collante, anche perché due di loro non sono proprio a posto con la testa. Per di più il denaro è il riscatto pagato per un rapimento e c'è chi vuole recuperarlo a tutti i costi. Abbandonando temporaneamente il filone fantastico - orrorifico (tra cui la celebre trilogia de La casa) Raimi ci offre con perfidia e ironia la crudeltà insuperabile della realtà quotidiana.

Law & Order: unità speciale
(Law & Order: Special Victims Unit, USA, TV 1999 - )
di David Platt et al. Con Mariska Hargitay, Christopher Meloni, Dann Florek, Richard Belzer, Ice-T, B.D. Wong

Derivata da Law & Order, la serie è notissima: un'unità speciale del NYPD che si occupa di reati violenti a sfondo sessuale. Anche se il meccanismo è sempre lo stesso, la serie si distingue per l'approfondimento sia del tema etica - giustizia sia delle situazioni sociali e psicologiche, in particolare quella dei giovani, visti nella loro doppia dimensione, quella di superficie e quella più intima, che quasi sempre nasconde atteggiamenti e pulsioni ignorati dagli stereotipi dell'american way of life. Gli interpreti generalmente sono bravi e convincenti.

Il collezionista di ossa
(The Bone Collector, USA, 1999)
di Philip Noyce. Con Denzel Washington, Angelina Jolie, Luis Guzmàn, Michael Rooker, Queen Latifah

Lincoln Rhyme, il criminologo tetraplegico in grado di muovere solo un dito con cui gestisce computer e dintorni, conosce Amelia Sachs, un'agente del NYPD, che si rivela particolarmente brava nell'esaminare le scene del crimine: sarà, letteralmente, il suo braccio operativo nella ricerca di un serial killer che si beffa di lui disseminando criptici indizi. Finale a sorpresa, naturalmente, con il cattivone che va a trovare Lincoln... Film ben costruito, da un bel romanzo di Jeffery Deaver, dove però Rhyme è bianco, l'assistente è uomo, ecc..

Milonga
(I, 1999)
di Emidio Greco. Con Giancarlo Giannini, Claudia Pandolfi, Carlo Cecchi, Irene Ferri, Gianni Sperti

A Roma vengono assassinati degli uomini di spettacolo ed il commissario incaricato delle indagini sospetta che dietro questi omicidi vi sia qualcuno legato al mondo del tango, anzi, della sua origine, la milonga. Il lavoro del poliziotto è complicato dal fatto che la sua assistente è innamorata di lui, che però è gay. Finale tutto giocato sulle note ipnotiche della danza. Simbolismi ed invenzioni, a volte raffinatissimi, danno al film un colore contraddittorio, indebolendo la struttura poliziesca.

SOS Summer of Sam - Panico a New York
(Summer of Sam, USA, 1999)
di Spike Lee. Con John Leguizamo, Adrien Brody, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Ben Gazzara

La città è terrorizzata dal Figlio di Sam, un serial killer, e quando si diffonde il sospetto che si tratti di un italo-americano, anche Cosa Nostra si mette in caccia, per allentare la pressione della polizia. Nel clima di gran tensione restano coinvolte in particolare due coppie. "Complesso e convulso film corale che ha per temi principali l'intolleranza, la paura aggressiva per i “diversi”, il ruolo dei media nel far lievitare panico e paranoia collettiva, la mentalità cattolico-machista degli immigrati italiani." (Morandini).

La figlia del generale
(The General's Daughter, USA, 1999)
di Simon West. Con John Travolta, Madeleine Stowe, James Cromwell, James Woods, Timothy Hutton

Un ufficiale della polizia militare indaga su un traffico d'armi e simpatizza con un capitano, figlia del generale comandante la base: la troverà uccisa, esibita nel piazzale, e quindi l'inchiesta si complica ancora di più, fino all'epilogo inevitabilmente drammatico. Il detective si presenta cialtrone e distratto, un po' come Colombo, e infatti... I momenti migliori sono i confronti col generale ed il suo vice: rigore morale e machismo, onore vero e apparenze; con l'aggiunta non grossolana di risvolti psicanalitici.

The Hurricane - Il grido dell'innocenza
(The Hurricane, USA, 1999)
di Norman Jewison. Con Denzel Washington, Rod Steiger, Liev Schreiber, John Hannah, Deborah Kara Unger

La vera storia (ovviamente adattata) di Rubin Carter, formidabile promessa dei pesi medi, arrestato per triplice omicidio a metà anni '60 e condannato all'ergastolo. Solo dopo vent'anni verrà riconosciuto innocente, grazie alle tenaci indagini di un suo giovane ammiratore. Ci vuole un bel coraggio per mescolare due generi classici del cinema americano, quello giudiziario e quello pugilistico, ma, al di là di una certa schematicità, il film ha una sua robusta fisionomia e Washington è davvero bravo. Ultimo film del grande Steiger.

Ghost Dog - Il codice del Samurai
(Ghost Dog: The Way of Samurai, USA, 1999)
di Jim Jarmusch. Con Forest Whitaker, Henry Silva, Cliff Gorman, John Tormey, Frank Adonis

Ghost Dog: un soprannome perfetto per questo killer solitario, che vive e agisce secondo il Bushidö, l'antico codice di comportamento del samurai: un'esistenza quasi ascetica, vissuta in buona misura all'insegna del debito verso un boss che a suo tempo gli aveva salvato la vita. Ma poi ci si mette di mezzo la figlia del mafioso. Un personaggio semplice e grottesco, in cui Whitaker sembra identificarsi a meraviglia, per un film altrettanto essenziale e privo delle furberie così abusate nei film d'azione. Un omaggio al grande Melville.

Il talento di Mr. Ripley
(The Talented Mr. Ripley, USA, 1999)
di Anthony Minghella. Con Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Cate Blanchett

Un giovane Ripley (la creatura centrale di P. Highsmith) è assoldato da un ricco americano per rintracciare il figlio trasferitosi in Italia: lo ritrova e resta incantato dal suo modo di vivere cinico e brillante; ma quando questa fascinazione (anche sessuale) risulta opprimente per l'amico, che lo respinge, egli lo uccide. Poi ne prende il posto e inizia una giostra di finzioni e sostituzioni, sempre più azzardate, e ogni volta che sta per essere scoperto Ripley uccide. L'identità altrui come droga mortale, che, però, lo porterà lontano. Dove? Ottimo remake (1960).

Terapia e pallottole
(Analyze This, USA, 1999)
di Harold Ramis. Con Robert De Niro, Billy Crystal, Chazz Palminteri, Joe Viterelli, Lisa Kudrow

Un boss di Cosa Nostra ha improvvise crisi di panico e in modo leggermente invasivo costringe uno psichiatra, alla vigilia delle nozze, a prenderlo in cura. Brillante commedia che fa spudoratamente incetta dei luoghi comuni italomafiosi e che si affida alla bravura degli interpreti: De Niro è sempre eccessivo, a fronte di un Crystal piuttosto contenuto, ed i loro dialoghi sono talvolta irresistibili, soprattutto quando si fa ricorso al linguaggio psicanalitico. Il sequel Analyze That sarà inevitabilmente ripetitivo.

Entrapment
(Id., USA,1999)
di Jon Amiel. Con Sean Connery, Catherine Zeta-Jones, Will Patton, Maury Chaykin

Variazione sul tema del ladro geniale e solitario e della bella che si mette in mezzo: perché lei dovrebbe arrestarlo ma poi diventa sua complice. Però, è davvero così? I due protagonisti sono bellissimi, e soprattutto davvero bravi (come le più brillanti coppie del passato: Hepburn-Tracy, Bacall-Bogart) a condurre il gioco, intriso di ironia e di ambiguità, in cui si mescolano trappole e seduzione, raffinatezze d'arte e di tecnologia, cliché e originalità, austerità scozzese e bozzetti esotici.

Fino a prova contraria
(True Crime, USA, 1999)
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, James Woods, Diane Venora, Denis Leary

Un vecchio cronista di “nera” si ritrova a dover provare, in nemmeno un giorno, l'innocenza di un nero che sta per essere giustiziato: ma il nostro eroe non è proprio il tipico giornalista senza macchia: è cinico, pessimo padre, alcolizzato, puttaniere. Ma ci prova con tutta l'anima. Ancora un piccolo capolavoro, per di più politicamente scorretto, senza riguardi per niente: il sistema giudiziario, il giornalismo a sensazione, il meccanismo della pena di morte, il razzismo, il clericalismo, e addirittura Babbo Natale. Da un libro di Klavan.

L'inglese
(The Limey, USA, 1999)
di Steven Soderbergh. Con Terence Stamp, Peter Fonda, Lesley-Ann Warren, Joe Dallessandro

Uscito di galera Wilson va a Los Angeles per cercare di scoprire la verità sulla morte della figlia: sospetta che la causa non sia un incidente ma qualcosa legato alla complicata relazione che la ragazza aveva con un cinico produttore discografico. Ma forse il vero enigma è Wilson stesso. Infatti Soderbergh usa l'indagine soprattutto per indagare sul protagonista, con intelligenti flashback che diventano la storia stessa. Fonda e Stamp belli (anche se debitamente vecchi) e spietati.

Il viaggio di Felicia
(Felicia's Journey, USA-CDN, 1999)
di Atom Egoyan. Con Bob Hoskins, Elaine Cassidy, Peter McDonald, Arsinée Khanjian

L'ennesimo serial killer, ma con spunti di una certa originalità: l'individuo non è il solito maniaco assatanato, ma un tranquillo signore che gode soprattutto del proprio lavoro di cuoco, di una vita ordinata e solitaria, dei video della madre un tempo attrice, e che di quando in quando accoglie in casa, protettivamente, ragazze sole. Dopo le uccide, si capisce, e però con un certo qual garbo, tant'è che il film non ha alcuna scena sanguinolenta. Ma con l'ultima fanciulla, Felicia, che poi felice non è, qualcosa va storto.

Fine di una storia
(The End of the Affair, GB, 1999)
di Neil Jordan. Con Ralph Fiennes, Julianne Moore, Stephen Rea, Ian Hart, Jason Isaacs

Londra, 1946: uno scrittore rievoca con animo aspro l'appassionata relazione con una donna sposata, che, proprio durante i bombardamenti, era scomparsa improvvisamente. Da lì inizierà una ricerca disperata, in cui si mescolano torbidamente l'amore e il risentimento, la colpa per il tradimento e la cupa gelosia: suspense psicologica raffinatissima intristita, a volte in modo quasi insopportabile, da una Londra uggiosa e sconfortante. Da La fine dell'avventura (1951) di Graham Greene.

Delitto imperfetto
(Susan's Plan o Dying to Get Rich, USA, 1999)
di John Landis. Con Nastassja Kinski, Dan Aykroyd, Billy Zane, Rob Schneider, Lisa Edelstein

Marito insopportabile: il divorzio è complicato, perché non eliminarlo e intascare l'assicurazione? I primi due killer assoldati fanno un gran casino, e così ce ne vuole un altro, finalmente tosto. Ma naturalmente non tutto fila liscio. Landis si diverte a rendere omaggio alle commedie brillanti tinte di nero, e ci riesce inevitabilmente bene. "Un assemblaggio di storie e personaggi risaputi, rallegrato da un ritmo brioso e da immagini chiare e distinte, da cinema americano classico." (Morandini)

Insider - Dietro la verità
(The Insider, USA, 1999)
di Michael Mann. Con Al Pacino, Russell Crowe, Lindsay Crouse, Christopher Plummer, Diane Venora

Un giornalista d'assalto della CBS convince uno scienziato, licenziato da una potentissima multinazionale del tabacco, a rivelare che l'azienda aggiungeva alle sigarette pericolosi additivi chimici, per aumentare l'assuefazione. La reazione dell'industria è fortissima, ma la verità vince. Basato su una vicenda reale (e che portò a un'action class dirompente, costata ai produttori oltre 250 miliardi di dollari), il film riprende, bene, la tradizione americana del film civile con Davide che batte Golia.

The Boondock Saints - Giustizia finale
(USA, The Boondock Saints, 1999)
di Troy Duffy. Con Willem Dafoe, Sean Patrick Flanery, Norman Reedus, David Della Rocco, Billy Connoll

Boston: due irlandesi un po' fuori di testa, insieme ad un teppista italiano ancora più scoppiato, decidono di andare in "missione per conto di dio" e iniziano a far fuori mafiosi e gangster vari. Ad maiorem Dei gloriam. Sulla cruentissima catena di omicidi indaga un agente speciale anche lui non proprio giusto. Inevitabile pensare a Tarantino in questo film assurdo e fracassone, che non risparmia pallottole e umorismo nerissimo, con una piacevolissima originalità e una notevole raffinatezza nascosta dietro i fiumi di sangue.

Pazzi in Alabama
(Crazy in Alabama, USA, 1999)
di Antonio Banderas. Con Melanie Griffith, David Morse, Rod Steiger, Meat Loaf, Lucas Black

A metà degli anni '60 l'Alabama è percorsa da fortissime tensioni razziali e per una donna bianca non è facile liberarsi del conformismo e degli stereotipi reazionari. Lo farà in modo generoso - mentore folle di un ragazzino, radicale - decapitando il marito violento, e giooso - portandosi il trofeo a Hollywood. Non mancano le citazioni nel film di Banderas, che però imprime grande originalità a una storia intelligentemente in bilico fra i generi: violenza, affetti, ingiustizia, rabbia, ironia.

Le due verità
(Forever mine, USA, 1999)
di Paul Schrader. Con Ray Liotta, Joseph Fiennes, Gretchen Mol

Se hai un modesto impiego in uno stabilimento balneare di Miami non è il caso di innamorarsi della fidanzata di un uomo ricco e potente, perché lui non la prende bene e ti rovina. Molti anni dopo il boss è in pessime acque e l'unico che pare possa aiutarlo è un misterioso personaggio che assomiglia molto a Edmond Dantés. In realtà il film, peraltro teso e ben costruito, non è avaro di citazioni, anzi, pare un (buon) collage di situazioni già viste molte volte. Ciò nonostante regge bene al confronto di tanta inutile acrion.

Fratello, dove sei?
(O Brother, Where Art Thou?, USA, 2000)
di Joel e Ethan Coen. Con George Clooney, John Turturro, Tim Blake Nelson, John Goodman, Holly Hunter

Come resistere alla tentazione di inserire qui anche questa storia, che parla sì di tre evasi e di uno sbirro che dà loro la caccia, ma che col giallo ha ben poco a che vedere? Il film dichiara di ispirarsi all'Odissea, nientemeno, e ciò mette subito in sospetto: ma i grandi Coen non scherzano, ed è proprio così. Inutile cercare di riassumere questo capolavoro, pieno com'è di personaggi straordinari, situazioni esilaranti e drammatiche, colori e musiche, citazioni raffinate, realtà e sogno che si mescolano. E poi, un lieto fine che sprizza intelligenza.

Brother
(Id., USA, 2000)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Omar Epps, Lombardo Boyar, Kurodo Maki

Un gangster giapponese in esilio a Los Angeles costruisce un piccolo impero, effimero, visto che la malavita nera se ne fotte del codice d'onore yakuza (mafia nipponica). "Brother sposta nel paesaggio americano quel senso di dover seguire il proprio destino e quella specie di leggerezza che ne consegue, che sono temi di tutto il cinema di Kitano." E poi "la riva del mare: il luogo della felice regressione, in cui il tempo si blocca (Sonatine) in una sospensione che appunto richiama il tempo magico dell’infanzia." (Placereani)

I fiumi di porpora
(Les rivières pourpres, F, 2000)
di Mathieu
Kassovitz. Con Jean Reno, Vincent Cassel, Nadia Farés, Jean-Pierre Cassel, Dominique Sanda

Un tranquillo paesino di montagna, vicino a Grenoble, è sconvolto da una serie di omicidi particolarmente efferati: le vittime prima di essere uccise vengono torturate e mutilate. Per fortuna ad indagare c'è uno sbirro di razza, a cui si affiancherà un giovane poliziotto impegnato in un altro caso: insieme faranno luce su qualcosa di assai peggiore del solito serial killer. Una certa ovvietà nel gioco di coppia non rovina un meccanismo oliato a dovere e dalla suspense eccellente.

Chi ha ucciso i ragazzi di Atlanta?
(Who Killed Atlanta's Children?, USA, 2000)
di Charles Robert
Carner. Con Jim Belushi, Gregory Hines, Sean McCann, Shawn Doyle, Kenneth Welsh

Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 decine di bambini vengono uccisi ad Atlanta: l'imponente caccia all'uomo porta ad un arresto e a una condanna, ma restano forti dubbi. L'inchiesta di due giornalisti porta alla luce inefficienze e complicità, tese a coprire i veri responsabili, uomini del Ku Klux Klan. Il film riprende una terribile storia vera (tuttora senza risposte definitive) e lo fa con coraggio ma senza una sceneggiatura adeguata: luoghi comuni e cadute retoriche tolgono efficacia e drammaticità. Peccato. Già serie tv negli USA (1985).

The Yards
(Id., USA, 2000)
di James Gray. Con Mark Wahlberg, Joaquin Phoenix, Charlize Theron, James Caan, Ellen Burstyn, Faye Dunaway

Scelte sbagliate portano in carcere un giovane, che, scontata la pena, vorrebbe cambiar vita; ma gli stretti rapporti con un amico pericoloso ed uno zio poco di buono lo riportano in una micidiale zona d'ombra. Riprenderà la strada del crimine oppure no? Una storia apparentemente scontata ma che si sviluppa quasi come una tragedia greca, con non poche raffinatezze (e qualche forzatura retorica): un gangsterismo "capitalistico" fatto di trattative e corruzione più che di spari.

Grazie per la cioccolata
(Merci pour le chocolat, F, 2000)
di Claude Chabrol. Con Isabelle Huppert, Jacques Dutronc, Anna Mouglalis, Rodolphe Pauly

Mika dirige una prospera fabbrica di cioccolata, André è un musicista: una coppia felice, in cui si insinua una giovane e talentuosa pianista, che ha un particolarissimo legame filiale con l'uomo. Naturalmente dietro l'apparente armonia si celano tensioni e sospetti, che saranno devastanti, e Mika usa la morbida e seducente cioccolata come maschera del proprio gelo. Ancora una volta Chabrol cesella in modo spietato le ambigue serenità borghesi e le ridicolizza con sulfurea ironia.

Sexy Beast - L'ultimo colpo della bestia
(Sexy Beast, GB-E, 2000)
di Jonathan Glazer. Con Ben Kingsley, Ray Winstone, Ian MacShane, Amanda Redman

Finalmente quello che sogna ogni rapinatore che si rispetti: un ultimo colpo e poi godersi il frutto di anni di duro lavoro. Così ha fatto Gal, che vive beato in Spagna insieme alla propria donna. Ma si lascia convincere da un ex compare "molto persuasivo" a fare ancora un lavoretto, che poi sarebbe ai danni di una supersicura banca londinese. Non è una buona idea. Bel contrasto fra l'atmosfera rilassata intorno alla piscina, l'aspro contenzioso fra i due gangster, le sequenze dell'ingegnosissima rapina.

Gangster n° 1
(Id., GB-D, 2000)
di Paul McGuigan. Con Malcolm McDowell, David Thewlis, Saffron Burrows, Kenneth Cranham, Paul Bettany

Dopo aver scontato trent'anni per omicidio, un gangster esce di galera e questo mette nel panico un suo vecchio socio, che evidentemente ha qualche ingombrante scheletro nell'armadio. Il confronto tra i due sarà durissimo e i flash back esplodono con violenza. Da molti criticato per il suo sottofondo nihilista, da altri apprezzato come "il più cupo e sadico esponente del recente revival gangsteristico britannico" (Morandini), il film non è certo privo di astuzie e manierismi, ma alla fine si rivela robusto e apprezzabile.

Under Suspicion
(Id., USA, 2000)
di Stephen Hopkins. Con Gene Hackman, Morgan Freeman, Monica Bellucci, Thomas Jane

A Puerto Rico un vecchio poliziotto indaga sull'uccisione e lo stupro di due bambine: i suoi sospetti si concentrano su di un ricco avvocato, che conosce da molto tempo. La verità affiorerà durante un drammatico e claustrofobico interrogatorio che dura un'intera notte, mentre fuori impazza la follia colorata del carnevale. Il caldo opprimente e la conturbante moglie del sospettato fanno da cornice allo scontro psicologico fra i due. Bellucci bellissima, ma Hackman e Freeman bravissimi. Remake di Guardato a vista (1981).

Almost Blue
(I, 2000)
di Alex Infascelli. Con Lorenza Indovina, Andrea Di Stefano, Rolando Ravello, Claudio Santamaria

L'ispettrice Grazia Negro, esperta nell'analisi di crimini violenti, indaga su un serial killer che sembra assumere le sembianze delle sue vittime, studenti universitari: la aiuta un ragazzo cieco che ha una particolare abilità nell'analizzare suoni e colori. Il celebre pezzo di Chet Baker, Almost blue, è il titolo perfetto (romanzo di Carlo Lucarelli, 1997) per un film tutto giocato sulle dissonanze, le sfumature, i suoni, le immagini distorte, le parole che si ripetono: e il risultato è eccellente.

Memento
(Id., USA, 2000)
di Christopher Nolan. Con Guy Pearce, Carrie-Anne Moss, Joe Pantoliano, Mark Boone Junior, Russ Fega

Viene uccisa la moglie di un poliziotto, e lui cerca l'assassino: ma, per una strana malattia, la sua memoria è menomata: non riesce a ricordare nulla degli ultimi minuti, e quindi escogita un complesso insieme di segnali per tenere le cose sotto controllo. Basato su un'idea un po' tortuosa, il film riesce a dipanarsi in modo convincente e con un'insolita suspense. "Inquietante favola in forma di destrutturato incubo mentale sulla labilità della memoria, dell'amore, dell'identità, della vendetta." (Morandini) (Memento: imperativo latino = ricorda)

The Cell - La cellula
(The Cell, USA, 2000)
di Tarsem Singh. Con Jennifer Lopez, Vincent D'Onofrio, Vince Vaughn, Dylan Baker

Una neuropsichiatra sta conducendo una ricerca avanzata sulla possibilità di penetrare nell'inconscio e in questo modo cerca di curare un bambino in stato comatoso apparentemente irreversibile. Quando un serial killer cade in un coma analogo, l'FBI le propone di applicare su di lui la terapia, ancora sperimentale, per scoprire dove il criminale ha nascosto la sua ultima vittima, che si sa essere ancora viva. Il tentativo riesce, ma l'equilibrio della dottoressa sarà quasi sul punto di frantumarsi. Lopez splendida, in tutti i sensi.
Traffic
(Id., USA-D, 2000)
di Steven Soderbergh. Con Benicio Del Toro, Michael Douglas, Tomas Milian, Dennis Quaid, C. Zeta-Jones

La vicenda di un magistrato in prima fila nella lotta al narcotraffico (ma con figlia tossica) s'intreccia con quella di due coppie di poliziotti (messicani e USA) alle prese con i cartelli in guerra fra loro; e c'è anche la moglie di un boss, arrrestato, che si sostituisce a lui. Soderbergh alterna film brillanti e lavori drammatici, e qui non concede nulla al glamour: violenza e ambiguità dominano una storia buia, dove il confine USA - Messico è un'ironica metafora, rovesciata, di confini sempre più labili tra legalità e crimine: perché ciò che conta di più è il potere.

American Psycho
(Id., USA-CDN, 2000)
di Mary Harron. Con Christian Bale, Willem Dafoe, Jared Leto, Josh Lucas, Samantha Mathis

Qualche anno fa lo si sarebbe definito uno yuppie: bello, disinvolto, amabile, sempre trendy. Ma col vizietto di aggirarsi di notte per le peggio strade di New York e sgozzare puttane e barboni, senza, naturalmente, che nessuno sospetti di lui. Finchè... Da un romanzo di Bret Easton Ellis, un film altrettanto crudo e violento (senza però affidarsi alla macelleria), attento nel ritrarre le ambiguità metropolitane e intelligente nell'usare con misura e crudeltà le tante possibili metafore.

Snatch - Lo strappo
(Snatch, USA, 2000)
di Guy Ritchie. Con Jason Statham, Brad Pitt, Benicio Del Toro, Dennis Farina, Alan Ford, Vinnie Jones

Ed ecco ancora la Londra impazzita e cattiva di Ritchie: organizzatori di incontri clandestini di boxe, trafficanti di diamanti, rapinatori neri da strapazzo, zingari furbacchioni, anzi di più, finti ebrei, mafiosi russi ex Kgb, cani feroci, maiali feroci. L'intreccio di storie è a dir poco vorticoso, le gag si mescolano continuamente ai cadaveri, la quantità di pallottole è raccapricciante, tanto che la trama è del tutto secondaria. Ma anche le giostre più imprevedibili devono rispettare qualche minima regola (non esagerare, e.g.), e se non è così il divertimento si appanna un po'.

Un delitto impossibile
(I, 2000)
di Antonello Grimaldi. Con Carlo Cecchi, Ivano Marescotti, Lino Capolicchio, Angela Molina, Silvio Muccino

A Sassari viene assassinato il Procuratore della Repubblica, stimato ma con qualche scheletro nell'armadio. Le indagini sono affidate a un magistrato di Palermo che inevitabilmente si troverà a lavorare in mezzo a silenzi, sospetti, false piste. "Raro esempio di film cittadino e borghese girato in Sardegna di cui conserva i tempi lenti e dilatati. Nei limiti del giallo a enigma, ha intensità, finezza d'analisi, anche sociologica, disegno preciso dei personaggi di contorno." (Morandini) Dal romanzo Procedura di Salvatore Mannuzzu.

Murder Rooms. Gli oscuri inizi di Sherlock Holmes
(Murder Rooms: Mysteries of the Real Sherlock Holmes, GB, TV 2000-2001)
di Paul Seed. Con Ian Richardson, Robin Laing, Dolly Wells

Il giovane Arthur Conan Doyle conosce un professore dell'università di Edimburgo, il dottor Joseph Bell, che lo affascina con le sue straordinarie doti di osservazione e deduzione. Insieme si troveranno a collaborare con la polizia in numerosi casi di omicidio. Una discreta serie tv che si distingue dagli altri apocrifi per l'idea di rifarsi all'origine di SH, cioè il reale incontro di Doyle con Bell, la figura che ispirò il personaggio. Richardson, già eccellente interprete di SH, molto vecchio e molto bravo.

Il mastino dei Baskerville. Il demone che uccide
(The Hound of the Baskervilles, CDN, 2000)
di Rodney Gibbons. Con Matt Frewer, Kenneth Welsh, Jason London

La vicenda è nota e ruota intorno alla cupa leggenda di un demoniaco cane (in realtà un grosso segugio, non un mastino) che imperversa ferocemente nei dintorni del castello di Dartmoor perseguitando i Baskerville. La morte violenta dell'ultimo della famiglia spingerà Holmes e Watson ad indagare: risolveranno il mistero. Film dignitoso ma che non aggiunge granchè rispetto ai precedenti imperniati sulla stessa storia e prodotti sia per il cinema che per la televisione, con SH interpretato da Rathbone, Cushing, Richardson, Livanov.

CSI: Scena del crimine
(CSI: Crime Scene Investigation, USA, TV 2000 - 2015)
Creato da Anthony E. Zuiker. Con William Petersen, Marg Elgenberger, Paul Guilfoyle, Laurence Fishburne

L'indagine scientifica non è una novità: già Dupin e Holmes l'avevano teorizzata e praticata, e in ogni caso ai primi del '900 Freeman ne ha formalizzato i principi. Tuttavia, anche sfruttando le nuove tecnologie, CSI ha riformato il genere, rilanciandolo clamorosamente (bene a Miami e mediocremente a N.Y., e imitazioni, patetiche quelle nostrane). Ma barando: nella realtà questi investigatori non portano armi, usano tute e sovrascarpe poco scenografiche, e lasciano ad altri gli arresti ed i compiti strettamente operativi.

Law & Order: Criminal Intent
(Id., USA, TV 2001 - 2011)
Creato da Dick Wolf. Con Vincent D'Onofrio, Kathryn Erbe, Jamey Sheridan, Eric Bogosian, Jeff Goldblum

Derivata da L & O I due volti...,
la serie è tra le migliori. Oltre al solito quadro ben rappresentato dell'attività del NYPD, la novità è data dalla figura del detective Goren: fa strane domande, si comporta nevroticamente (e infatti ha i suoi problemi), insiste su particolari apparentemente irrilevanti, ma tutto fa parte di un modo d'investigare che ha come cuore le sfumature. Sì, fra SH e Colombo, ma con una credibilità assai maggiore. Colpito da infarto, D'Onofrio ha ridotto le sue comparse. Dopo molti cambiamenti, nel 2011 la NBC ha chiuso la produzione.

Vidocq - La maschera senza volto
(Vidocq, F, 2001)
di Pitof. Con Gérard Depardieu, Ines Sastre, Guillaume Canet, André Dussolier

Vidocq era davvero un ex detenuto diventato capo della polizia. Qui si trova alle prese con una serie di morti impossibili, opera di un diabolico personaggio: come uccide? E perchè? Lo stesso Vidocq ne è vittima e un intraprendente giornalista ne vuole scrivere la storia. Ma... Rispetto alle divertenti avventure delle serie televisive, qui tutto cambia: le atmosfere sono desolate e nere, Parigi è inquietante e rivoluzionaria, alchimie infernali invece di travestimenti. L'orrore colorato e barocco è davvero eccessivo, ma che divertimento!

Spy Game
(Id., USA, 2001)
di Tony Scott. Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings, Stephen Dillane

Un agente della CIA, dopo una missione fallita, è rinchiuso in una prigione cinese ed il suo mentore, ormai alle soglie della pensione, decide di liberarlo malgrado il palese ostruzionismo dei superiori, impegnati in giochi politici di alto livello. Ma il vecchio Condor non si lascia intimorire e non rinuncia anche a un generoso coup de théatre. C'è pure una storia d'amore, che però, stranamente, s'infiltra con intelligenza. Una spy story robusta e raffinata, allo stesso tempo "classica" e al passo coi tempi. Protagonisti in ottima forma.

Don't Say a Word
(Id., AUS, 2001)
di Gary Fleder. Con Michael Douglas, Brittany Murphy, Famke Janssen, Jennifer Esposito, Sean Bean

Una ragazza con problemi psichiatrici conosce la chiave per recuperare il ricco bottino di una rapina compiuta molti anni prima, e i cattivi rapiscono la figlia del suo medico, per costringerlo a farsi dire tutto dalla paziente. Il tempo è poco e le complicazioni molte. Criticato per varie incongruenze ed un'eccessiva macchinosità, il film ha comunque una forte tensione, accentuata dalle astuzie del montaggio e da vari elementi che movimentano una trama abbastanza scontata. Da A. Klavan.

The Experiment - Cercasi cavie umane
(Das Experiment, D, 2001)
di Oliver Hirschbiegel. Con Moritz Bleibtreu, Oliver Stokowski, Christian Berkel, Wotan Wilke Möhring

Una sperimentazione al limite: dei volontari vengono suddivisi in due gruppi, detenuti e guardie, e dovranno comportarsi esattamente come se si trovassero in un carcere duro, dove diritti, umanità, giustizia, sono estranei. Gli sviluppi sono drammatici e l'esperimento di fatto va fuori controllo. Parrebbe una trama fantasiosa e improbabile, e invece qualcosa di analogo è stato messo in piedi negli anni '70 in un'università americana. Il film ne ricostruisce con angosciosa efficacia i presupposti scientifici e gli esiti incontrollabili. Remake nel 2010.

Lantana
(Id., AUS, 2001)
di Ray Lawrence. Con Anthony La Paglia, Geoffrey Rush, Barbara Hershey, Kerry Armstrong, Rachael Blake

La lantana è una strana pianta, e qui racchiude la prova decisiva che farà luce sulla morte di una donna. Le indagini di un poliziotto in crisi s'intrecciano con la vita di alcune altre coppie, in vario modo collegate alla scomparsa di una psicanalista. Film amaro e rinchiuso su se stesso, usa l'enigma per indagare sull'amore e sulla menzogna, sui segreti e sulla felicità: obiettivo ambizioso, ma in gran parte raggiunto, perché, malgrado un'eccessiva lentezza, non mancano i momenti di geniale acutezza psicologica.

The Score
(Id., USA, 2001)
di Frank Oz. Con Marlon Brando, Robert De Niro, Edward Norton, Angela Bassett, Gary Farmer

Un celebre ladro di gioielli decide di andare in pensione ma un suo vecchio amico, principe dei ricettatori, lo convince a fare "un ultimo colpo": qualcosa di strepitoso, alla dogana di Montréal. Sarà della partita anche un giovanotto molto abile. Complicazioni e tradimenti non mancheranno. Film che parte pigramente, e che progressivamente prende ritmo. Un Brando appannato e stanco, nel suo ultimo film, che guarda con ironia il mescolarsi di tre generazioni (di delinquenti, di attori).

Il sarto di Panama
(The Tailor of Panama, GB, 2001)
di John Boorman. Con Geoffrey Rush, Jamie Lee Curtis, Pierce Brosnan, Harold Pinter, Catherine McCormack

Un inglese con qualche scheletro nell'armadio fa il sarto di lusso a Panama. Ma la situazione politica è molto instabile e Sua Maestà vuol tenere le cose sotto controllo, così l'agente incaricato, abile e fascinoso, individua nel sarto un ottimo informatore, lo ricatta e lo fa collaborare. Il malcapitato gestisce la faccenda inventandosi un sacco di balle. Divertente e ben costruita, una spy story che spariglia i canoni del genere, se non fosse che la storia (da le Carré, accidenti!) è un clamoroso déja vu: il magnifico Il nostro agente all'Avana, da G. Greene.

Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco
(Ocean's Eleven, USA, 2001)
di Steven Soderbergh. Con George Clooney, Brad Pitt, Julia Roberts, Andy Garcia, Matt Damon

Las Vegas: casinò e ricchi caveau, e una banda multicolore ed efficientissima: un piano estremamente audace, praticamente perfetto, imprevisti, una bionda fascinosa, un cattivo davvero cattivo. Remake di Colpo Grosso (1960), ne riprende con originalità il mix di caos e precisione, e l'alternanza fra thriller e commedia brillante, con qualche lieve sfumatura amara. Clooney (nel ruolo che fu di Sinatra) e Garcia si divertono un mondo a guardarsi in cagnesco e a contendersi le grazie della bella Julia. Due seguiti: 12 no buono, 13 divertente, 8 pure.

Il mistero dell'acqua
(The Weight of Water, USA-F, 2001)
di Kathryn Bigelow. Con Sean Penn, Catherine McCormack, Josh Lucas, Elizabeth Hurley, Sarah Polley

Coste del Maine, fine '800: un terribile doppio delitto e l'omicida (innocente?) giustiziato. Un secolo dopo una fotografa va negli stessi luoghi per un servizio su quei fatti: su una barca, col marito scrittore in crisi, suo fratello e relativa moglie. La situazione claustrofobica fa emergere tensioni e passioni, e tutto s'intreccia con la vecchia vicenda. Un film a storie parallele ben attento a evitare luoghi comuni e che si svolge con ritmi, dialoghi e sfumature apparentemente rigidi ma dominati dalla cura e dall'insostenibile leggerezza dell'acqua.

Mulholland Drive
(Mulholland Dr., USA-F, 2001)
di David Lynch. Con Naomi Watts, Laura Harring, Justin Theroux, Ann Miller, Robert Forster

Chi è Betty? Un nascente talento del cinema o un'attricetta fallita? E la sua amica-amante Rita? La vittima di un complotto o una cinica femme fatale? E accanto a loro quei personaggi inquietanti e senza anima? Si fa fatica a seguire questo stupefacente e criptico caleidoscopio, perchè come al solito Lynch se ne fotte della linearità della vicenda e confonde continuamente con ricostruzioni che si contraddicono, vicoli ciechi, gelo e torrido che si intrecciano, lampi di verità, pace e violenza. E silencio.

L'uomo che non c'era
(The Man Who Wasn't There, USA, 2001)
di Joel Coen. Con Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini, Michael Badalucco, Peter Shoulub

Dave, un barbiere tradito dalla moglie e deluso dalla propria vita scialba, decide di tentare la fortuna con un "affare" propostogli da un truffatore: un insieme di circostanze innesca una spirale di fatti drammatici, con relativi cadaveri. Tutto va a rotoli, anche la relazione di Dave con una giovane pianista, ed egli si ritroverà prigioniero - letteralmente - senza scampo. Il film più amaro dei Coen, in cui le miserie della provincia americana del dopoguerra sono sottolineate da un bianco e nero asciutto, dalla sobria invadenza di stereotipi, dagli squallidi dettagli decisivi.

Nella morsa del ragno
(Along Came a Spider, USA, 2001)
di Lee Tamahori. Con Morgan Freeman, Monica Potter, Michael Wincott, Penelope Ann Miller

Aiutato da una giovane e brillante agente dell'FBI, il criminologo Alex Ross indaga sul rapimento della figlia di un senatore ad opera di un maniaco in cerca di fama sui media e in sfida (indizi - puzzle lasciati qui e là) col detective. Le cose si complicano perchè c'è di mezzo anche il possibile sequestro del figlio del premier russo. Da Ricorda Maggie Rose di J. Patterson, un buon thriller che alterna sorprese interessanti (il fiuto di Cross è ben collaudato) e svolte prevedibili.

Gosford Park
(Id., D, 2001)
di Robert Altman. Con Maggie Smith, Emily Watson, Kristin Scott Thomas, Clive Owen, Alan Bates, Stephen Fry

Nella campagna inglese degli anni '30 una partita di caccia riunisce un folto gruppo di aristocratici. Ma il padrone di casa viene ucciso. L'ispettore che indaga si troverà in difficoltà, perché si accorge che, al di là delle apparenze, quasi tutti lor signori avrebbero avuto un movente. Niente di meglio, per il geniale regista, che un bell'omicidio per indagare, appunto, sui rapporti di classe: e su chi sia il colpevole Altman ha le idee ben chiare. Un film divertente, corrosivo, complesso, feroce, perfettamente ritmato, e diretto con una maestria che lascia senza fiato.

Betty Fisher
(Betty Fisher et autres histoires, F-CN, 2001)
di Claude Miller. Con Sandrine Kimberlain, Nicole Garcia, Mathilde Seigner, Edouard Baer

La morte del figlio annienta la vita di Betty, e sua madre cerca di risolvere il dramma e colmare in qualche modo la perdita organizzando il rapimento di un bambino. La cui madre, con legami nella malavita, s'incazza non poco... La sceneggiatura fa fatica a riprendere le atmosfere sottili disegnate in The Tree of Hands, di R. Rendell, e passa troppo bruscamente dalla tragedia familiare al thriller, per di più con evidenti richiami al noir classico, ma le brave attrici salvano la situazione.

La promessa
(The pledge, USA, 2001)
di Sean Penn. Con Jack Nicholson, Mickey Rourke, Robin Wright Penn, Vanessa Redgrave, Sam Shepard

Un poliziotto ormai prossimo alla pensione è ossessionato da un vecchio delitto irrisolto, l'assassinio e lo stupro di una bambina: aveva promesso alla famiglia di trovare il vero colpevole (che non crede fosse un balordo suicidatosi) e finalmente è sicuro di aver individuato il maniaco. Viene creduto solo in parte dai colleghi e quando tende la trappola... Splendido film, angoscioso e amarissimo, con forse il miglior Nicholson, soprattutto alla fine, mai visto. Remake de Il mostro di Mägendorf (L. Vajda, 1958) e liberamente tratto da Dürrenmatt.

Il castello
(The Last Castle, USA, 2001)
di Rod Lurie. Con Robert Redford, James Gandolfini, Mark Ruffalo, Delroy Lindo, Steve Burton

In una dura prigione militare viene rinchiuso un generale che aveva disubbidito ad un ordine ingiusto. I soprusi e le violenze spingono i detenuti alla ribellione, guidati appunto dal generale. Tutto esploderà quando i rivoltosi decidono di impadronirsi del penitenziario manu militari. Variante originale e improbabile nel filone carcerario, con un Redford che ricorda, rovesciato, il suo Brubaker, un Gandolfini caricaturale e naturalmente malvagio assai, e un mix a volte irritante di retorica e manicheismo.

Prova a prendermi
(Catch Me If You Can, USA, 2001)
di Steven Spielberg. Con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Jennifer Garner, Martin Sheen

USA, anni '50: un giovanotto non sa che fare della propria vita finché non ha l'idea: falsificare assegni e note spese non è poi così difficile, e prima come pilota della PAN AM e poi in un succedersi frenetico di altri ruoli diventa un abilissimo truffatore. Tanto che la sezione frodi dell'FBI lo classifica come obiettivo prioritario ed un cocciuto agente gli si mette alle costole. Fra i due s'instaura un rapporto quasi edipico. Un insolito Spielberg che regge a meraviglia la miscela di commedia e suspense, senza rinunciare ad acute osservazioni psicologiche.

Enigma
(Id., USA-D-GB, 2001)
di Michael Apted. Con Kate Winslet, Dougray Scott, Saffron Burrows, Martin Glyn Murray, Tom Hollander

2a guerra mondiale: i codici segreti nazisti sembravano impenetrabili, e ciò grazie alla celebre macchina Enigma: gli inglesi allestiscono un formidabile apparato (che diverrà poi il GCHQ), composto da matematici, filologi, logici, ecc., per decifrare. Il film ricostruisce abbastanza bene l'ambiente (senza però far cenno ad A. Turing, il vero cervello dell'operazione, che poi sarà perseguitato in quanto omosessuale e morirà suicida), ma elabora inutilmente, e con ridicole divagazioni amorose, una vicenda di per sè affascinante e narrata assai meglio nel 2014. .
Il colpo
(Heist, USA, 2001)
di David Mamet. Con Gene Hackman, Danny DeVito, Delroy Lindo, Rebecca Pidgeon

Joe era "così calmo che, quando dorme, le pecore contano lui”: e infatti pochi ladri hanno così sangue freddo. Tanto che quando, ormai anziano, si ritira, viene costretto ad un altro, difficilissimo colpo, e lo gestirà con divertita, perfida maestria. Hackman si muove come un re in questo straordinario gioco d'incastri inventato da Mamet, mago nell'imbrogliare le carte, ordire trame e poi ribaltarle, combinare humour e violenza gelida, disegnare personaggi e sfigurarli, ironizzare sul denaro e metterlo al centro di tutto.

Wasabi
(Id., F-J, 2001)
di Gérard Krawczyk. Con Jean Reno, Ryoko Hirosue, Carole Bouquet, Michel Muller, Yoshi Oida

Uno sbirro di poche parole scopre di aver avuto una figlia dalla donna amata, prima scomparsa e poi defunta, e va in Giappone a cercarla. Insieme si troveranno in mezzo a molti guai, complicati dalle rotture di palle adolescenziali della ragazza. Reno fa il verso a sé stesso e il meccanismo dello splendido Léon qui s'inceppa troppo spesso, affidandosi a un impianto action ridondante e sovrabbondante di suoni e colori, anche se talvolta divertente. (Wasabi è lo squisito rafano piccante che si accompagna all'orrendo sushi).

John Q.
(Id., USA, 2001)
di Nick Cassavetes. Con Denzel Washington, Robert Duvall, Ray Liotta, Anne Heche, James Woods

Un uomo qualsiasi, con un reddito modesto, deve far operare il figlio gravemente ammalato, ma le meraviglie del servizio sanitario americano non glielo consentono. L'uomo non sa che fare, finché non decide la linea dura: va in ospedale e sequestra un tot di personale. Assedio, paure, domande, trattativa. Un figlio d'arte finalmente non smentisce le proprie origini e su un tema "banale" costruisce un dramma vero: con alcuni stereotipi, certo, ma, appunto, l'idea originale è quella di raccontare una storia normale che impazzisce.

Training Day
(Id., USA, 2001)
di Antoine Fuqua. Con Denzel Washington, Ethan Hawke, Scott Glenn, Tom Berenger

Un modello classico: nell'inferno metropolitano il giovane poliziotto trova nel collega anziano ed esperto il proprio mentore. Se non che qui il veterano è un agente che gestisce con grande abilità carriera e corruzione, e le cose si complicano assai. Uno sguardo originale e anticonformista sul variegato mondo della polizia e i complessi intrecci tra criminalità, in particolare quella legata allo spaccio di droghe, e ordine sociale. Washington (ancora una volta doppiato superbamente da F. Pannofino) finalmente fa il cattivo, e lo fa benissimo.

The Bank - Nemico pubblico n. 1
(The Bank, AUS, 2001)
di Robert Connolly. Con David Wenham, Anthony LaPaglia, Sibylla Budd, Steve Rodgers Butel

Un banchiere senza troppi scrupoli ne fa di tutti i colori: ad esempio assume un giovane genio matematico per prevedere gli andamenti dei mercati finanziari ed elaborare complesse e sporche strategie. Però... Film non straordinario, che tuttavia ha alcuni spunti originali: intanto è australiano, e non se ne vedono molti, ma soprattutto rende quasi comprensibili i sofisticatissimi e spietati meccanismi di quel fondamentale pezzo del capitalismo che si occupa di vendere e comprare la merce più preziosa: i soldi.

Il patto dei lupi
(Le pacte des loups, F, 2001)
di Christophe Gans. Con Samuel Le Bihan, Monica Bellucci, Vincent Cassel, Émilie Dequenne, Jérémie Renier

Non molti anni prima della Rivoluzione, nelle campagne del Gévaudan un mostruoso lupo fa strage di innocenti (storia vera): un naturalista tosto e fascinoso indaga e si troverà in mezzo alle follie reazionarie dell'aristocrazia che presagisce la fine. Curioso pastiche di gotico, melodramma e azione, in cui ciascun elemento sembra irrisolto ma che, mescolando senza ritegno, risulta un piatto speziato e godibile. Un po' stucchevole l'insistenza sulle arti marziali, e fumettistica la storia d'amore, ma nell'insieme un film d'avventure con una sua originalità.

La vera storia di Jack lo Squartatore
(From Hell, USA, 2001)
di Albert e Allen Hughes. Con Johnny Depp, Heather Graham, Robbie Coltrane, Ian Holm, Susan Lynch

Il più grande giallo della storia non è mai stato risolto, ma qui forse ci riesce un bizzarro ispettore, dedito alle droghe e più o meno sensitivo, e con l'aiuto di colei che in realtà fu una delle vittime di Jack. L'idea è quella più volte affiorata di un coinvolgimento della Corona, ma non è per questo che si è parlato di un film marxista, bensì per lo sguardo acutissimo sulla realtà sociale. Una Londra brillante ed efferata, pervasa di umori classisti, e in cui si mescolano realismo e fantastico, voluttà e giustizia, critica e gioco, assai meglio che in SH 2009.

Hannibal
(Id., GB-USA, 2001)
di Ridley Scott. Con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Giancarlo Giannini, Gary Oldman, Francesca Neri

Lecter, dopo la sua strepitosa evasione (II silenzio degli innocenti, 1991), si è stabilito nell'amata Firenze e si dedica all'arte. Un commissario corrotto lo riconosce e progetta (pessima idea...) di consegnarlo ad una sua vecchia vittima, che, sopravissuto ad Hannibal ma orrendamente sfigurato, ha messo una taglia di 2 milioni di dollari. Nel frattempo arriva l'agente Clarice Starling, che individua Hannibal: l'incontro fra i due avrà un esito sconcertante ma non del tutto imprevedibile. Hopkins e Giannini sublimi, Moore soporifera, Firenze inquietante.

Territori d'ombra
(I, 2001)
di Paolo Modugno. Con Leo Gullotta, Laurent Terzieff, Toni Bertorelli, Pino Quartullo, Rosa Ferraiola, Toni Barpi

Una magistrata indaga su un brutto giro di pedofilia e prostituzione minorile, che ha il suo centro in una bella e inquietante dimora della Carnia. L'aiuta un uomo con un passato di vittima, non l'aiuta il suo ambiguo capo. Tre bravi attori (Gullotta, Terzieff, Bertorelli - gli altri...) non bastano a reggere un film lodevolissimo negli intenti ma di una debolezza estrema: un plausibile cuore nero criminale viene ridicolizzato da dialooghi forzati, incongruenze, riprese sciatte; e sul piano poliziesco il guizzo finale non compensa la noia precedente. Peccato.

La maledizione dello scorpione di giada
(The Curse of the Jade Scorpion, USA, 2001)
di Woody Allen. Con Woody Allen, Helen Hunt, Dan Aykroyd, Charlize Theron, Brian Markinson

Lui e lei, investigatori di una compagnia assicurativa, indagano su alcuni grossi furti di gioielli, inconsapevoli di essere loro stessi i ladri, ipnotizzati da un furfante. I due si detestano, ma in realtà scopriranno di amarsi. Una fitta serie di battute strepitose regge piacevolmente un film che purtroppo non va al di là di una commedia gradevole e ben strutturata, in cui il risvolto poliziesco è il pretesto per condurre allegramente il gioco ti odio-ti amo. Ma il senso di déja-vu si insinua di continuo e tutto evapora.

Bad Company - Protocollo Praga
(Bad Company, USA-CZ, 2002)
di Joel Schumacher. Con Anthony Hopkins, Chris Rock, Peter Stormare, Gabriel Macht, Kerry Washington

I soliti cattivi ex KGB stanno per mettere le mani su un ordigno nucleare, e usarlo, ma per fortuna che c'è la CIA. L'agente in missione a Praga muore, ma per fortuna che c'è suo fratello gemello, opportunamente scoppiato ma per fortuna rapido nell'imparare il mestiere. Il tutto gestito da un Sir Anthony Philip Hopkins in palesi difficoltà finanziarie: perchè da uno dei più grandi attori viventi una marchetta così non si spiega altrimenti, essendo il film imbarazzante nella sua volgare esuberanza di luoghi comuni e trovatine da un soldo.

The Quiet American
(Id., USA, 2002)
di Phillip Noyce. Con Michael Caine, Brendan Fraser, Do Thi Hai Yen, Rade Serbedzija, Tzi Ma

Saigon, 1952: durante la guerra franco-indocinese, due anni prima d Dien Bien Phu, la vita di un cinico e scafato giornalista viene sconvolta dall'arrivo di un giovane americano che gli frega la bella amante ed è un acceso sostenitore di una "terza forza", sganciata dal Viet Minh e dagli USA. Da G. Greene, che non aveva apprezzato il primo film del '58, in cui l'antiamericanismo del libro veniva rovesciato in anticomunismo. Qui c'è maggior fedeltà ed il thriller psicologico ruota intorno all'innocenza che non è più di nessuno.

The Bourne Identity
(Id., USA, 2002)
di Doug Liman. Con Matt Damon, Franka Potente, Chris Cooper, Julia Stiles, Orso Maria Guerrini

Un naufrago salvato da dei pescatori non ricorda più nulla del suo passato e quando cerca di fare luce le cose si complicano ancora di più: capisce di essere un agente della CIA ma non perché sono proprio i suoi a cercare a tutti i costi di ucciderlo. Aiutato da una strana ragazza riuscirà a risolvere il mistero. Dal romanzo L'uomo senza volto di R. Ludlum, un thriller ben costruito, di gran ritmo, con alcuni risvolti insoliti, ma un po' troppo appiattito sullo stereotipo dell'uomo in fuga.

High Crimes - Crimini di stato
(High Crimes, USA, 2002)
di Carl Franklin. Con Morgan Freeman, Ashley Judd, James Caviezel, Adam Scott, Amanda Peet

Ex marine viene arrestato e accusato da un tribunale militare di aver effettuato un massacro nel Salvador dilaniato dalla guerra civile: lo difende sua moglie, brava penalista, coadiuvata da un avvocato anche lui ex marine, che riassume così la vicenda: "La giustizia militare sta alla giustizia come la musica militare sta alla musica." Vero, ma i guizzi geniali del film si fermano qui: il pieno di luoghi comuni, e un finale abbastanza scontato, appiattiscono una storia che poteva avere ottimi spunti. Freeman poco convinto e Judd troppo convinta.

Spider
(Id., USA-CDN, 2002)
di David Cronenberg. Con Ralph Fiennes, Gabriel Byrne, Miranda Richardson, John Neville, Lynn Redgrave

Flashback infantili: in cui domina il padre urbiacone e violento che davanti al figlio uccide la moglie: così sono rappresentati i continui e ossessivi appunti che prende Dennis, detto Spider. Una drammatica serie di eventi, infatti, lo ha portato prima in manicomio e poi in una struttura di recupero. Quando il cinema affronta la psicanalisi i rischi sono sempre elevatissimi, ma Cronenberg è troppo colto per cadere nei luoghi comuni (in cui anche Hitchcock inciampò) e addirittura riesce a reggere tutto sul filo della suspense.

Panic Room
(Id., USA, 2002)
di David Fincher. Con Jodie Foster, Forest Whitaker, Jared Leto, Kristen Stewart

Può succedere solo in America (o no?): il lussuoso appartamento è dotato della "panic room", cioè una stanza blindata in cui rifugiarsi in caso di pericolo. Cosa che fanno lei e la figlia (bisognosa di cure mediche) quando in casa entrano tre rapinatori, che però vogliono anche i soldi contenuti nella stanza. L'idea è abbastanza originale, e tra astuzie reciproche, coraggio e un po' di sindrome di Stoccolma, la vicenda claustrofobica quanto basta si dipana a una discreta tensione. Foster al solito molto padrona di sè.

Al vertice della tensione
(The Sum of All Fears, USA, 2002)
di Phil Alden Robinson. Con Ben Affleck, Morgan Freeman, James Cromwell, Alan Bates, Ciarán Hinds

Jack Ryan, analista della CIA esperto della nomenclatura post-sovietica, diventa il braccio destro del capo della CIA e riesce a scoprire un mostruoso complotto mirante a sfruttare le tensioni fra USA e Russia e far scoppiare una guerra nucleare. Da un romanzo di Tom Clancy un film che sa troppo di déja vu: un'organizzazione internazionale che pare cugina della Spectre, situazioni simili al più inverosimile 007, fanatici guerrafondai, ecc. Peccato, perché il dopo Muro di Berlino potrebbe offrire davvero molti spunti originali.

Gangs of New York
(Id., USA, 2002)
di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis, Cameron Diaz, Liam Neeson, John C. Reilly

Manhattan, metà '800. “È la storia di un ragazzo che cerca un padre e di un padre che desidera un figlio, sullo sfondo della Frontiera che diventa città, del western che diventa un gangster movie, con in più un tocco di Guerra Civile e di abolizione della schiavitù. Tutto in un film!” (M. Scorsese). S. paga definitivamente il debito col cinema che lo affascinò e ci racconta la (sconosciuta agli europei) nascita di una nazione, violenta e intrisa di sangue e pregiudizi. In questo capolavoro tutto si mescola: culture e affetti, dio e potere, vecchio e nuovo mondo.

Il gioco di Ripley
(Ripley's Game, I-GB, 2002)
di Liliana Cavani. Con John Malkovich, Ray Winstone, Dougray Scott, Chiara Caselli

Ripley, crudele furfante, è il personaggio centrale di P. Highsmith: si gode i frutti dei suoi crimini in una villa veneta, con tanto di amante suonatrice di clavicembalo, e per eliminare i nemici di un amico, convince un corniciaio a fare il killer, sfruttando abilmente la malattia di costui. Non che poi si penta (l'arte di manipolare è la vita di Ripley), ma comincia a coltivare uno strano rapporto amicale col poveretto. Il finale sarà drammatico e truculento. Un buon film con poco della Cavani che conosciamo, e Malkovich è Malkovich.

Detective Monk
(Monk, USA, TV 2002- 2009)
Ideato da A. Breckman. Con Tony Shaloub, Ted Levine, J. Gray-Stanford, Bitty Schram

Adrian Monk (un notevole T. Shaloub) è un ex detective della polizia di San Francisco (con cui continua a collaborare) che è stato sospeso a causa di un grave disturbo ossessivo-compulsivo, accentuato dal fatto che la moglie è stata uccisa. Riesce a condurre una vita quasi normale grazie a un'assistente-amica-infermiera che risolve per lui i tanti problemi quotidiani: che non sono pochi visto che Monk non solo ha la mania dell'igiene e dell'ordine, ma deve fare i conti con claustrofobia, acrofobia, ipocondria, e un tot d'altro. Che non sono il massimo delle virtù se ci si trova a dover inseguire qualcuno su un cornicione o in una fogna. Ma Monk vede quello che agli altri sfugge.

Insomnia
(Id., USA, 2002)
di Christopher Nolan. Con Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank, Nicky Katt

Se soffrite d'insonnia, evitate di andare in quei luoghi dove per sei mesi all'anno il sole non tramonta: una cittadina dell'Alaska, ad esempio. E proprio questo capita a un detective, che ha già i suoi problemi, inviato lì ad aiutare la polizia locale a risolvere il caso di una ragazza assassinata. Durante l'indagine uccide per errore un collega e l'unico testimone è proprio l'assassino, che lo ricatta. Fra i due (superbi Pacino e Williams) si avvia un ambiguo e teso rapporto, che non promette nulla di buono. Sorprendente Williams che fa - benissimo - il cattivo...

Red Dragon
(Id., USA, 2002)
di Brett Ratner. Con Anthony Hopkins, Edward Norton, Ralph Fiennes, Harvey Keitel, Emily Watson

L'agente FBI che aveva catturato Hannibal the Cannibal riprende contatto con lui per farsi aiutare a prendere un suo imitatore, che ad ogni luna piena si diletta a massacrare una bella famigliola. Lo psichiatra pazzo conduce il gioco in modo ambiguo e divertito. Dal primo libro della trilogia di T. Harris, il film, prequel de Il silenzio degli innocenti (1991), è un ottimo remake di Manhunter (1986) in cui la figura di H. Lecter viene però enfatizzata, visto il successo avuto dal personaggio.

Debito di sangue
(Blood Work, USA, 2002)
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Jeff Daniels, Dylan Walsh, Wanda De Jesus

Ad un poliziotto è stato trapiantato il cuore di una ragazza uccisa: anni dopo la sorella della donatrice gli chiede di trovare il suo assassino. Il detective non si sottrae a questo "debito” e inizia una partita mortale col killer. Non uno dei film migliori di Eastwood (che da magnifico settantenne non si esime dall'esibirsi in una relazione con la giovane donna), ma sempre al buon livello cui ci ha felicemente abituati quello che è ormai uno dei più grandi registi americani. Da Michael Connelly.

Formula per un delitto
(Murder by Numbers, USA, 2002)
di Barbet Schroeder. Con Sandra Bullock, Michael Pitt , Chris Penn, Ben Chaplin, Ryan Gosling

Come in Nodo alla gola di Hitchcock, due universitari, giovani, ricchi e annoiati, decidono di vincere la monotonia sperimentando il brivido estremo: uccidere. E scelgono una persona a caso, pensando al delitto perfetto. Tutto il piano è ben congegnato e ci vorrà una poliziotta tosta (i colleghi la chiamano "Jena") e altrettanto intelligente e manipolatrice per venirne a capo. L'idea non è originale (c'era anche un telefilm di Colombo) ma il film tiene benissimo, con ritmo e suspense.

Indagini sporche - Dark Blue
(Dark Blue, USA, 2002)
di Ron Shelton. Con Kurt Russell, Scott Speedman, Ving Rhames, Brendan Gleeson

Los Angeles, 1992: la città è in grave fermento per il processo agli agenti razzisti che avevano picchiato Rodney King. In questa drammatica situazione (e mentre è in corso una lotta di potere per la successione a capo della polizia), due agenti della squadra speciale, un veterano e una recluta, indagano su una rapina con quadruplice omicidio. La soluzione del caso sarà inaspettata e traumatica. Debutto nella sceneggiatura di James Ellroy, che si rivela in gamba, ma inferiore rispetto ai suoi romanzi. Poi serie tv.

Sotto corte marziale
(Hart's War, USA, 2002)
di Gregory Hoblit. Con Bruce Willis, Colin Farrell, Cole Hauser, Terrence Howard, Linus Roache

In un campo di prigionia di soldati alleati le tensioni razziali sfociano in un omicidio ed il comandante nazista consente che indagini e processo vengano effettuati da un tribunale formato da detenuti. L'avvocato difensore cerca di scoprire la verità malgrado l'apparente ostruzionismo del proprio colonnello, che... Inconsueto - ma la memoria va subito a Stalag 17 - mix di legal thriller, poliziesco e film bellico, con tanto di eroismo finale, che tuttavia forse mette troppa carne al fuoco e rischia di mancare l'obiettivo. Da un libro di Katzenbach.

Femme fatale
(Id., USA, 2002)
di Brian De Palma. Con Rebecca Romijn, Antonio Banderas, Peter Coyote, Eriq Ebouaney

Ladra abilissima e fascinosa ruba un bel po' di diamanti e frega i complici, che poi la cercano per fargliela pagare. Lei cambia completamente vita, ma deve sempre guardarsi le spalle, e un fotografo sarà coinvolto nella vicenda, che si complica senza ritegno. Già, perché qui De Palma sfrutta in modo furbesco e compiaciuto la propria abilità e fa il pieno di ingredienti: inquadrature strepitose, sfasature temporali, sesso torrido, sogni, sosia, sliding doors. Virtuosismo onirico? Mah, più che altro un pasticcio inverosimile.

Assassination Tango
(Id., USA-ARG, 2002)
di Robert Duvall. Con Robert Duvall, Rubén Blades, Kathy Baker, James Keane

Un killer vicino alla pensione va in Argentina a svolgere quello che potrebbe essere l'ultimo incarico: eliminare un generale a suo tempo responsabile di crimini orrendi verso gli oppositori del regime. Mentre prepara il colpo enttra per caso in contatto col mondo del tango e ne resta affascinato, dedicando alla danza quasi più tempo rispetto al lavoro. Il duro Duvall riesce a mescolare con grande sensibilità il drammatico sapore della vita, il tango, con quello insopportabile della morte, e l'alternarsi di musica e violenza è di un'ambiguità affascinante.

La 25ª ora
(25th Hour, USA, 2002)
di Spike Lee. Con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin, Rosario Dawson, Brian Cox

Fare il pusher a New York può essere molto redditizio, ma Monty ha deciso di smettere. E proprio all'ultimo momento arriva la fregatura: per una spiata viene condannato a 7 anni di galera. E nell'ultimo giorno di libertà cerca di mettersi in pace col mondo. Non aspettatevi rose e fiori, perché qui c'è S. Lee: qualcuno ha giustamente notato che prima di lui solo Allen e Scorsese avevano raccontato così bene New York. Sì. Ed il monologo, un tantino politicamente scorretto, "in culo a..." è un affresco dolce e infernale della città. Norton come (meglio?) di De Niro.

8 donne e un mistero
(8 Femmes, F, 2002)
di François Ozon. Con Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant, Danielle Darrieux

Un sereno Natale in famiglia, ma ci scappa il morto, addirittura il patriarca. Non c'è dubbio, l'omicida può essere solo una delle persone presenti: che, accidenti, sono otto donne otto. E qui la bagarre diventa feroce, ancorché esilarante. Tutto giocato sulla diversità dei personaggi e sulla situazione limite, il film è funambolico e pericoloso, e anche la gabbia colorata trema con le belve rinchiuse ma assolutamente vitali. "Buñuel e Truffaut sorridono sornioni dall´aldilà" (Morandini).

Heaven
(Id., USA-GB-D-I, 2002)
di Tom Tykwer. Con Cate Blanchett, Giovanni Ribisi, Remo Girone, Stefania Rocca, Alessandro Sperduti

Il marito di Philippa, insegnante di inglese a Torino, muore a causa di uno spacciatore, e lei decide di vendicarsi, ma la sua bomba uccide quattro innocenti. Sconvolta, lei si abbandona alla giustizia e viene condannata come terrorista. Ma un carabiniere s'invaghisce, la fa evadere e fuggono in Toscana. Da una sceneggiatura di Kieslovski, il film, ancorché dignitoso, è il meno riuscito di Tykwer (coregista insieme ai Wachowski, del capolavoro Atlas Cloud), e resta intrappolato in un mélo incorniciato nelle splendide colline di un qualche Chiantishire.

Gangsters
(Id., F-B, 2002)
di Olivier Marchal. Con Richard Anconina, Anne Parillaud, François Levantal, Gérald Laroche

Intricata vicenda che ruota intorno a un traffico di diamantI e che vede coinvolti gangster che forse non sono gangster e poliziotti che forse non sono poliziotti. O forse sì. Insomma, un gioco di specchi alla Departed che a volte lascia un po' disorientati ma che Marchal, ex flic, gestisce con abilità e acutezza. Un ottimo esordio, che lasciava ben sperare (e infatti i due film successivi saranno ancora più calibrati e coinvolgenti). La brava Parillaud riprende un tipo di personaggio che aveva interpretato in modo eccellente (Nikita).

Mystic River
(Id., USA, 2002)
di Clint Eastwood. Con Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence Fishburne

Tre bambini vengono avvicinati da finti poliziotti che li vogliono rapire: due scappano, ma uno di essi viene portato via e violentato: poi riuscirà a liberarsi. Molti anni dopo i tre si ritrovano: la figlia di uno di loro è stata uccisa, un altro è il poliziotto che indaga e il terzo, il rapito di un tempo, forse... I sospetti s'intrecciano con le vicende passate e tutto si altera angosciosamente, fino alla drammatica conclusione. Un Eastwood in stato di grazia, amaro, lucido, implacabile, preciso, nel suo film più bello, un capolavoro. Da Dennis Lehane.

The Wire
(Id., USA, TV 2002 - 2008)
di David
Simon. Con Dominic West, John Doman, Lance Reddick, Idris Elba, Wendell Pierce, D. Lovejoy, C. Peters

A Baltimora il traffico di droga è sempre più organizzato e capillare, e bande potenti in dura competzione e decise a proteggere il business con ogni mezzo. A contrasto una forza speciale di polizia. Pregio della serie è mostrare questo scontro in tutta la sua asprezza: non semplicemente "buoni contro cattivi", ma un'intera società avvelenata: politica sporca, degrado urbano, lo spaccio come vita di tanti adolescenti, scuola impotente, porto in declino. Molto efficace l'uso spregiudicato del "vero" linguaggio, assai crudo, comune a tutti i protagonisti. Una delle serie migliori.

Pride and Glory - Il prezzo dell'onore
(Pride and Glory, USA, 2008)
di Gavin O'Connor. Con Colin Farrell, Edward Norton, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle, John Ortiz

New York: quattro agenti vengono uccisi in un conflitto a fuoco ed il drammatico caso è affidato ad un detective esperto, con padre e fratello anch'essi poliziotti. Ma le indagini porteranno alla luce sospetti e tradimenti annidati nel dipartimento e nella famiglia stessa. Forse il richiamo a Shakespeare è eccessivo, ma certo l'intento è quello. La notte - della città, dei corpi, e inevitabilmente dell'anima - domina tutto, e i protagonisti ne sono sopraffatti. Talvolta la storia pare sfaldarsi, ma i bravi interpreti mantengono alta la tensione.

Connessioni d sangue
(Wire in the Blood, UK, TV 2002 - 2008)

da V. McDermid. Con Robson Green, Hermione Norris, Simon Lahbib

Psichiatra inglese, eccentrico non poco e coi suoi problemi, collabora alla Sherlock Holmes con la polizia su casi particolarmente difficili: rapporto conflittuale, complicato anche dal legame più o meno sotterraneo con la detective che dirige le indagini. I troppi serial killer, il cliché dell'acuto profiler e i colpi di scena a volte troppo elaborati non rovinano l'ottima struttura di una serie intelligente, ben interpretata, sviluppata in un ambiente credibile e con situazioni contraddittorie che rendono il tutto non banale.

Cold Case - Delitti irrisolti
(Cold Case, USA, TV 2003 - 2010)
Ideato da Meredith Stiehm. Con Kathryn Morris, Danny Pino, John Finn, Nick Vera, Will Jeffries

Nell'infinito panorama dei telefilm polizieschi ecco una serie intelligente: non le solite indagini, ma investigazioni imperniate sul passato: i casi "freddi", irrisolti, che una sezione della polizia di Philadelphia ripesca per venirne a capo. L'idea l'aveva avuta già negli anni '30 l'inglese R. Vickers, ma qui il centro delle storie non è l'indagine in sè, ma il racconto in ottimi flash back di pezzi di vita americana che parlano acutamente di un mondo cambiato. E le musiche sono struggenti come le storie. Però forse c'è il trucco: hanno copiato la canadese Cold Squad?

Infernal Affairs
(Mou gaan dou, CN, 2002)
di Andrew Lau. Con Andy Lau, Tony Leung, Anthony Wong Chau-Sang, Eric Tsang, Kelly Chen

A Hong Kong un agente s'infiltra in un'organizzazione criminale e dopo anni di paziente scalata si ritrova in un ruolo chiave; ma scopre che nella polizia c'è un suo omologo, infiltrato dalla mafia. Fra sospetti e giochi di specchi la situazione precipita. Imperniato sui temi della lealtà e del tradimento, il film a volte è sovrabbondante di effetti e questo non ottiene lo scopo di aumentare la tensione, ma, al contrario, la disperde. Però il thriller ha un impianto solido e originalissimo, tanto che Scorsese ne farà un sorprendente remake. Inizia la saga.

Infernal Affairs 2
(Mou gaan dou 2, CN, 2003)
di Wai-keung Lau e Alan
Mak. Con Anthony Wong Chau Sang, Eric Tsang, Kelly Che, Shawn Yue

In questo prequel si chiariscono fatti e persone, ma chi si aspettasse un insieme di astuzie o un lavoro didascalico rimarrebbe sorpreso, perché probabilmente questo film è addirittura più bello del precedente. Certo, la storia è necessariamente coerente, ma i fili che raccordano sono di seta e intessuti con gelida grazia, oltre che con sapiente abilità. Inevitabile il richiamo alla saga di Coppola, ma qui siamo ben oltre, anche perché manca, appunto, l'intento di raccontare un'epopea: ci sono persone, più che personaggi.

Infernal Affairs 3
(Mou gaan dou 3, CN, 2003)
di Andrew Lau. Con Andy Lau, Tony Leung, Eric Tsang, Carina Lau, Edison Chen

Abituati alle furbate dei produttori, ci si aspetta che un terzo capitolo sia imbarazzante, e invece qui forse c'è più cinema che negli altri due: non solo si evita la sovrabbondanza di pallottole ma si sceglie la pericolosa strada degli intrecci temporali e, addirittura, dei pezzi onirico-psicanalitici: assai alto il rischio di un pasticcio, ma la raffinatezza dei primi due episodi si riverbera in questo momento conclusivo e anzi si esalta cupamente. Un film in cui si spara pochissimo, ma che non diluisce la profonda anima noir.

Nove Regine
(Nueve Reinas, AR, 2003)
di Fabian Bielinsky. Con Gastón Pauls, Ricardo Darín

Un colpo da mezzo milione di dollari è un po' troppo per due piccoli truffatori, ma ci provano lo stesso, trovandosi a dover fare i conti con gente più grossa di loro. E fra bidoni e controbidoni, specchi e controspecchi, la vicenda si dipana come un frenetico numero da circo. Una sceneggiatura di ferro, con simpatiche citazioni (da Risi a Mamet), e una regia attenta e coraggiosa, sono alla base di un film intelligente e gradevolissimo, che dopo solo qualche anno avrà il solito (ma non spregevole) remake hollywoodiano.

Old Boy
(Id., KR, 2003)
di Chan-wook Park. Con Choi Min-sik, Ji-tae Yu, Hye-jeong Kang, Dae-han Ji, Oh Dal-soo, Byeong-ok Kim

Un uomo qualsiasi, dopo una notte di alcol, viene arrestato ma poi si ritrova in una stanza che non pare proprio una stazione di polizia. Resta rinchiuso per anni, senza capire perché, e la sua unica ragione di vita è vendicarsi. Ci riuscirà, ma il prezzo sarà enorme. Claustrofobico è poco per un film tra i più angosciosi, in cui dominano incubi, follia, odio, e più il protagonista "si avvicina al suo rapitore e alle ragioni delle sue azioni criminose, più la luce in fondo al tunnel si affievolisce" (mymovies.it) Remake di S. Lee nel 2013.

Confidence - La truffa perfetta
(Confidence, USA, 2003)
di James Foley. Con Edward Burns, Dustin Hoffman, Rachel Weisz, Andy Garcia, Paul Giamatti

Una banda di abili truffatori ha la sfortuna di fregare il tirapiedi di un feroce criminale, che s'incazza non poco. Per rimediare gli propongono un colpo insieme e l'obiettivo sarà un boss rivale. Ma la confidence, la fiducia tra delinquenti, è mai stata sacra?, e le cose si complicano assai. Un po' troppo, grazie a un montaggio presuntuoso, e i colpi di scena sono funambolici (ed eccessivi). Comunque Hoffman è un cattivo superlativo e regna superbamente sugli altri bravi protagonisti.

The Italian Job
(Id., USA, 2003)
di F. Gary Gray. Con Mark Wahlberg, Charlize Theron, Edward Norton, Donald Sutherland, Jason Statham

Un audacissimo colpo a Venezia, ma i bei lingotti d'oro se li prende uno della banda, che tradisce gli altri. Un anno dopo, a Los Angeles ci sarà la complicata e cruenta resa dei conti. A prima vista poteva sembrare il solito noiosissimo action movie (magari della serie idiota su corse d'auto), e invece l'adrenalina è di ottima qualità, non solo per le mirabolanti giostre, ma per il loro susseguirsi fra contraccolpi amari e ironie quasi pungenti. Mica un capolavoro, ma è divertente nel modo giusto. Più cupo dell'originale (1969).

Io non ho paura
(I, 2003)
di Gabriele Salvatores. Con Diego Abatantuono, Dino Abbrescia, Giuseppe Cristiano, Mattia Di Pierro

Durante uno dei suoi allegri giri per la campagna, un bambino scopre una sorta di nascondiglio dove è rinchiuso un coetaneo: non capisce perché sia lì, ma gli porta cibo, parla con lui, lo conforta. Questo legame misterioso e pieno di fascino precipiterà nel dramma, perché al centro di tutto c'è un rapimento. E il mondo degli adulti si rivelerà falso, spietato. Dal libro di Ammaniti un film altrettanto bello: si respira un odore ambiguo, caldo e avvolgente, e la complessità viene raccontata con parole e colori da grande artista. Fiaba, thriller, sogno.

Il cartaio
(I, 2003)
di Dario Argento. Con Stefania Rocca, Liam Cunningham, Silvio Muccino, Vera Gemma, Fiore Argento

A Roma un folle rapisce una turista e poi si mette in contatto con la polizia, sfidandola al videopoker: ogni mano che perderà, la vittima verrà mutilata, fino alla morte. Il questore proibisce di stare al gioco e la donna muore. Altri rapimenti e l'omicidio di un investigatore inducono ad accettare la sfida, finché la stessa poliziotta che indaga verrà sequestrata. Chi vincerà? Non si è mai visto un serial killer del genere e questa assurdità di fondo incrina tutta la struttura del film. E poi si capisce in fretta chi è il cattivone. Argento invecchia male.

Il genio della truffa
(Matchstick Men, USA, 2003)
di Ridley Scott. Con Nicolas Cage, Sam Rockwell, Bruce McGill, Alison Lohman, Bruce Altman

Roy è un mago delle truffe ed insieme al socio organizza un grosso colpo: ma le cose (già complicate dai numerosi disturbi ossessivo-compulsivi di Roy) si ingarbugliano quando compare una figlia che Roy non sapeva di avere e che vuole condividere l'arte paterna. A tratti un po' sonnolento e schematico il film è però condotto molto bene, e la commedia si vivacizza in alcuni momenti di forte suspense, con relativi e magistrali colpi di scena finali. Cage perfetto nella parte.

Identità
(Identity, USA, 2003)
di James Mangold. Con John Cusack, Ray Liotta, Alfred Molina, Rebecca De Mornay, Amanda Peet

Una notte buia e tempestosa, un motel isolato, e un variegato gruppo di dieci clienti (attrice, poliziotto, detenuto, prostituta, famigliola, ecc.) che, uno dopo l'altro, vengono massacrati: da chi? E perché? Parallelamente un tribunale deve decidere se un serial killer condannato a morte è sano di mente o no. Le due vicende si ricollegheranno in modo inaspettato. Forse la trama è un po' ingarbugliata, e i colpi di scena sono troppi, ma l'insieme è piuttosto originale e la storia mantiene una tensione mica male.

The Statement - La sentenza
(The Statement, GB-CA-F, 2003)
di Norman Jewison. Con Michael Caine, Tilda Swinton, Jeremy Northam, Charlotte Rampling, Alan Bates

Durante il regime di Vichy, numerosi furono i francesi che aiutarono i nazisti nella deportazione di ebrei e partigiani: molti di questi collaborazionisti rimasero poi impuniti grazie all'aiuto di prelati, funzionari e organizzazioni anticomuniste. Il film racconta la caccia, molti anni dopo, ad uno di essi, un abile ex poliziotto, che userà ogni mezzo per proteggersi. Una storia insolita, disturbante, amara, senza scorciaroie, che tiene aperta una pagina vergognosa troppo spesso occultata o deformata.

Segreti di Stato
(I, 2003)
di Paolo Benvenuti. Con Antonio Catania, David Coco, Sergio Graziani, Aldo Puglisi, Francesco Guzzo

Gaspare Pisciotta era il braccio destro di Salvatore Giuliano nella strage di Portella della Ginestra, e dopo la sua morte il suo avvocato cerca di far luce sulla vicenda, inquinata da depistaggi e intrighi, delinenado un quadro ben lontano dalla false verità di Stato e che si rivela come l'inizio della strategia della tensione. Un film lucidissimo che ricorda la grande stagione del cinema civile degli anni '60 e '70 e ne riprende la sapienza narrativa, imperniata sul delicato equilibrio fra rigore politico e divulgazione spettacolare.

In The Cut
(Id., USA, 2003)
di Jane Campion. Con Meg Ryan, Mark Ruffalo, Kevin Bacon, Jennifer Jason Leigh

Lei è impegnata a scrivere un dizionario dello slang urbano e frequenta locali equivoci, dove scorge, nel buio, un uomo che si rivelerà un serial killer. Il detective che indaga sugli omicidi diverrà il suo amante, ma poi, a causa di un tatuaggio, la donna pensa che sia proprio lui l'assassino. Tentativo non riuscito di combinare thriller (scontato) ed erotismo (banale), e tutto si rivela un polpettone riscaldato, malgrado Ryan sia piuttosto brava e vi siano spunti notevoli nell'ambientazione e nella fotografia.

La regola del sospetto
(The Recruit, USA, 2003)
di Roger Donaldson. Con Al Pacino, Colin Farrell, Bridget Moynahan, Gabriel Macht, Mike Realba

Un giovane con un talento naturale per il mestiere di spia viene reclutato ed allevato da un esperto funzionario della CIA, e la prima regola è: non fidarsi mai. Soprattutto se si tratta di scoprire una talpa nell'agenzia. Il solito meccanismo edipico-avventuroso vecchia volpe-apprendista stregone funziona, e la cornice (modalità di addestramento, cos'è davvero il mondo dello spionaggio) è credibile, ma l'impressione è che Langley non abbia svolto solo il ruolo di consulenza...

Il mistero della camera gialla
(Le mystère de la chambre jaune, F-B, 2003)
di Bruno Podalydes. Con Denis Podalydes, Pierre Arditi, Sabine Azema, Claude Rich, Jean-Noel Broute

John Dickson Carr definì il romanzo di Gaston Leroux da cui è tratto il film la più bella storia poliziesca mai costruita, una delle prime ad essere centrata su quello che diverrà un caposaldo del genere: il mistero della camera chiusa, ovvero come uccidere qualcuno in una stanza perfettamente chiusa dall'interno. Molto più fedele al libro rispetto ai film precedenti (1932, 1947, 1949), la vicenda si conclude col trionfo dell'investigatore - giornalista Rouletabille, che svelerà brillantemente tutti i risvolti dell'oscura storia.

La giuria
(Runaway jury, USA, 2003)
di Gary Fleder. Con Gene Hackman, Dustin Hoffman, John Cusack, Rachel Weisz

Una brava vedova fa causa ad un'azienda produttrice di armi, ed il suo stravagante e bravissimo avvocato dovrà vedersela con una controparte assai agguerrita e con altri sordidi intrighi: tutto ruota intorno al risarcimento milionario e al tentativo di manipolare i giurati. Apparentemente il solito filmone giudiziario del singolo contro i potenti, ma il plot di Grisham è ben congegnato e i due mattatori Hoffman e Hackman gigioneggiano da gran signori, stracciando gli altri interpreti. Uno sguardo acuto su un mondo giudiziario per noi del tutto inusuale.

Zatôichi
(Id., J, 2003)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Akira Emoto, Yuko Daike, Saburo Ishikura

"Non è mica un giallo!" sostiene Placereani. E invece no. Il mistero, infatti: di quelle vite che s'incontrano, delle risate irresistibili, del sangue che schizza, dei rumori, della cecità di Zatôichi, massaggiatore, giocatore, e micidiale con la spada. Solo Kitano poteva prendere un personaggio popolarissimo in Giappone e portarlo alla follia pura, in un film che ne contiene goiosamente tanti altri (meraviglioso quello dei coniugi disperati) e che appunto finisce in un music hall sfrenato e totalmente spiazzante.

Kill Bill - Volume 1
(Kill Bill vol. 1, USA, 2003)
di Quentin Tarantino. Con Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen, Daryl Hannah

Parlare di capolavori per i suoi film è un luogo comune, ma così è. "Il cinema nasce come golosità dello sguardo. Ecco qui la grandezza del capolavoro “Kill Bill - Volume 1”. Perché il concetto base del cinema di Tarantino è la bellezza: il cinema come meraviglia della visione. Come un Joyce delle “pratiche basse” Q. T. concentra e unifica nel giro relativamente breve del singolo racconto un’enciclopedia universale: “Kill Bill” è il suo “Ulisse”, di fiammeggiante genialità." (G. Placereani) Thurman superlativa fin dalla prima inquadratura.

Kill Bill - Volume 2
(Kill Bill vol. 2, USA, 2004)
di Quentin Tarantino. Con Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen, Lucy Liu

Insomma, quale regista riesce a fare un seguito (ma era tutt'uno) e a superare se stesso? Lui sì. E sarà pure retorico, ma questo Vol. 2 fa la storia del cinema: prendete un tot di aggettivi superlativi e andranno benissimo. Non sappiamo quanto D. Carradine, che di arti marziali s'intendeva davvero, abbia ispirato Q. T., certo è che riesce anche a rubare la scena alla splendida Thurman. "L'amore per il cinema in tutte le sue forme è però il vero segno che qualunque spettatore può cogliere ad ogni inquadratura, in ogni fotogramma." (Morandini)

Ladykillers
(Id., USA, 2004)
di Joel ed Ethan Coen. Con Tom Hanks, Irma Hall, Marlon Wayans, JK Simmons

Entrare nel caveau di una banca attraverso un buco, da un edificio attiguo, non sarà originale ma può funzionare: in questo caso si tratta di un casinò e della cantina di un'abitazione; tuttavia sarebbe opportuno informarsi preventivamente sulla padrona di casa, cosa che non fa il capobanda che va in affitto e si ritrova alle prese con una signora che te la raccomando. Remake, con variazioni sul tema, del celebre La Signora omicidi (1955), con i Coen arguti come non mai, raffinati, ironici, esilaranti: si vede che il cinema lo amano.

Crash - Contatto fisico
(Crash, USA, 2004)
di Paul Haggis. Con Sandra Bullock, Don Cheadle, Matt Dillon, Jennifer Esposito, William Fichtner

Un rispettabile magistrato e consorte, un noto regista nero, un commerciante persiano, un fabbro ispanico, un detective: le loro storie, di quasi ordinaria normalità, s'intrecciano in una Los Angeles permeata di sporcizia (letterale e non) e di razzismo. Pur senza voler fare paragoni, non si può non pensare al grande Altman, per questo film corale in cui le amare vicende dei singoli assumono un qualche significato (o ne sono totalmente prive) solo nell'ambito di una triste rete di pregiudizi e solitudini.

Occhi di cristallo
(I, 2004)
di Eros Puglielli. Con Luigi Lo Cascio, Lucia Jiménez, José Ángel Egido, Carmelo Gómez, Desislava Tenekedjieva

Un serial killer, detto l'impagliatore, si diletta a mutilare le sue vittime sostituendo il maltolto con pezzi di bambole. Forse dietro c'è un preciso disegno e il tormentato e grintoso ispettore di polizia, aiutato da una ragazza anch'essa vittima di un maniaco, faticherà non poco per venire a capo della brutta storia. Al di là delle sempre troppo fantasiose stravaganze sadiche, la vicenda si dipana con notevole fluidità e questo (a noi) sconosciuto esordiente si rivela estremamente abile e intelligente.

Luci nella notte
(Feux rouges, F, 2004)
di Cédric Kahn. Con Carole Bouquet, Jean-Pierre Darroussin, Eric Moreau, Vincent Deniard, Paul Charline

Una coppia parte in auto per le vacanze, ma fra i due vi è tensione, esasperata dall'insopportabile traffico estivo, tanto che lei decide di proseguire da sola. Il marito dà un passaggio a un tale, che si rivela essere un pericoloso evaso e che non lo aiuta certo nei tentativi di ritrovare la moglie. Thriller con una suspense affidata ai silenzi e alle parole, in un alternarsi angoscioso e ambiguo, che riprende molto efficacemente uno splendido romanzo (senza Maigret) di G. Simenon. Bouquet davvero brava, oltre che incantevole.

Arsenio Lupin
(Arsène Lupin, F-S-GB-I, 2004)
di Jean-Paul Salomé. Con Romain Duris, Kristin Scott Thomas, Pascal Greggory, Eva Green

Figlio d'arte, il giovane Arsène impara presto il mestiere e le sue attività lo portano sempre più in alto, fino ad accarezzare la possibilità d'impadronirsi del tesoro reale. Ma sulla sua strada cupe rivelazioni e diabolici complotti, anche a cura di una malvagissima contessa di Cagliostro. Niente di nuovo (salvo il solito ricorso, anacronistico, alla spettacolarità delle arti marziali-savate) in questo personaggio abile e briccone, che però preferiamo senz'altro nelle vecchie versioni (anni '70 e '80, Descrières e Brialy). Purtroppo ci saranno altre puntate, si spera più brevi.

Die Hard - Vivere o morire
(Live Free or Die Hard, USA-GB, 2004)
di Len Wiseman. Con Bruce Willis, Timothy Olyphant, Justin Long, Maggie Q, Cliff Curtis

Un'organizzazione cybercriminale manda in tilt le reti informatiche statunitensi ed il paese rischia un rapido e letale collasso. Per fortuna c'è John McLane ("nato" nell'88: Trappola di cristallo), che risolve tutto sparando, anche se in realtà la vera partita si gioca sulle tastiere dei computer. Uno dei pochi film che - al di là del solito impianto sparatutto - affronta, seppur sbrigativamente, uno dei problemi cruciali del millennio: la dipendenza totale della nostra civiltà dal web e l'enorme fragilità della rete, usata senza riflettere sugli altissimi rischi.

La tela dell'assassino
(Twisted, USA, 2004)
di Philip Kaufman. Con Ashley Judd, Samuel L. Jackson, Andy Garcia, David Strathairn

Poliziotta piena di problemi con alcol, sesso e ricordo dei genitori morti tragicamente, si trova ad indagare su un serial killer di giovani maschi, che però hanno una cosa in comune: sono tutti stati a letto con lei. Il mentore dell'agente ed un generoso collega riusciranno a tirarla fuori dai guai? Ci sono momenti di grande tensione ed alcune idee niente male, ma il tutto è abbastanza pasticciato, come se solo complicando le cose si potesse dare corpo a un poliziesco avvincente. Peccato.

Il siero della vanità
(I, 2004)
di Alex Infascelli. Con Francesca Neri, Margherita Buy, Valerio Mastandrea, Barbara Bobulova, Marco Giallini

Un serial killer anche simpatico, perché fa fuori sistematicamente vari noti personaggi della tv spazzatura. Una strana coppia di poliziotti indaga e si trova in mezzo all'orrore: non solo quello dei delitti ma soprattutto quello inarrestabile della volgarità e del cinismo mediatico. Notevole l'abilità di mescolare l'osservazione (non banale) della cultura di massa e lo sviluppo dell'indagine ad opera di investigatori fuori dai cliché. E le nevrosi di Buy e l'aria stralunata di Mastrandrea paradossalmente arricchiscono la tensione. Da un libro di N. Ammaniti.

Agente speciale
(Triple Agent, F, 2004)
di Eric Rohmer. Con Serge Renko, Katerina Didaskalu, Amanda Langlet, Emmanuel Salinger

Nella Parigi del Fronte Popolare un ex generale zarista lavora in un'organizzazione di reduci "bianchi": osserva, ascolta, riflette. E spia, ma per conto di chi? Sullo sfondo la Storia (con bellissimi spezzoni di filmati d'epoca), Hitler e Stalin. Un film di spionaggio decisamente insolito, perché tutto è sotto traccia, filtrato da una struggente storia d'amore che s'intreccia coerentemente con le vicende collettive. Una volta tanto il futile intimismo di Rohmer acquista concretezza e logica, ma realtà e ideologia sono in bilico tra neutralità e ambiguità.

Spartan
(Id., USA, 2004)
di David Mamet. Con Val Kilmer, William H. Macy, Derek Luke, Tia Texada, Kristen Bell

Il Secret Service negli USA ha soprattutto il compito di proteggere il Presidente ed il governo, e quando viene rapita la figlia di un membro dell'esecutivo l'intera struttura si mobilita. Ma al suo interno c'è qualcuno che complotta. Senza concedere troppo al costume di infarcire i thriller di effetti speciali e quintali di pallottole, Mamet offre una ricostruzione intelligente di un certo mondo, al tempo stesso lineare e ambiguo, e anche un tipico esponente del cinema action, V. Kilmer, sembra essere un attore.

The Manchurian Candidate
(Id., USA, 2004)
di Jonathan Demme. Con Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, Kimberly Elise, Jon Voight

Guerra del Golfo: un capitano viene salvato dall'eroismo di un sergente: che tornato in patria trionfalmente potrà proseguire l'avviata carriera politica correndo per la vicepresidenza (salvo poi uccidere il candidato presidente e subentrargli). Ma l'ufficiale ha disturbi mentali e comincia a ricordare: le cose sono andate in modo assai diverso, qualcuno ha barato. Il remake è teso e ben gestito, e l'atmosfera fantapolitica di Frankenheimer (1962) viene attualizzata concentrandosi su un complotto interno ordito da una piovra finanziaria.

Out of Time
(Id., USA, 2004)
di Carl Franklin. Con Denzel Washington, Eva Mendes, Sanaa Lathan, Dean Cain, John Billingsley

Moglie e marito vengono uccisi, ma lei aveva un amante, il capo della polizia locale. Che quindi sarebbe il principale indiziato. La squadra omicidi investiga, e intanto il poliziotto cerca disperatamente di deviare i sospetti e trovare il vero colpevole. Nessuna qualità particolare in questo discreto thriller, se non quella di essere scandito dai continui imprevisti che rischiano di far precipitare la situazione del protagonista: il meccanismo è gestito con mestiere (a parte l'inizio soporifero) e non mancano i momenti di tensione. Fine prevedibile.

Man on Fire - Il fuoco della vendetta
(Man on Fire, USA, 2004)
di Tony Scott. Con Denzel Washington, Dakota Fanning, Christopher Walken, Radha Mitchell, Giancarlo Giannini

Ex agente della CIA, alcolizzato per via delle porcherie fatte, trova lavoro come guardia del corpo della figlia di un ricco messicano: che però viene rapita e uccisa. I sensi di colpa lo spingeranno a cercare i colpevoli (in un oscuro intreccio fra criminalità e polizia) e a ucciderli ferocemente. Non originale la figura dell'ex, depresso e in cerca di riscatto, e a volte stucchevole il montaggio fin troppo "sporco" ed elaborato, ma il film riesce ad avere una sua tensione e offre una conclusione ambivalente, evitando la scorciatoia del facile lieto fine.

Saw - L'enigmista
(Saw, USA, 2004)
di James Wan, Darren Lynn Bousman. Con Cary Elwes, Danny Glover, Tobin Bell

Due uomini, che non si conoscono, si ritrovano imprigionati da un feroce serial killer, che promette di liberare chi riuscirà ad uccidere l'altro: mentre fra i due si svolge una partita allucinata e mortale, un poliziotto tenace e disilluso indaga. Imitatissimo, e con ben cinque seguiti, il film è uno "spettacolo crudele, un esercizio di suspense che procede ineluttabile con svolte narrative logiche e sorprendenti, in un clima chiuso e squallido che rende l’idea di una realtà senza speranza". (R. Salvagnini, Dizionario dei film horror)

Secret Window
(Id., USA, 2004)
di David
Koepp. Con Johnny Depp, John Turturro, Maria Bello, Timothy Hutton, Charles S. Dutton

Uno scrittore in crisi creativa è perseguitato da un tale che lo accusa di aver plagiato un proprio racconto. E costui diventa sempre più minaccioso, e violento, arrivando a uccidere. E lo scrittore si ritrova in un vortice angoscioso da cui uscirà in modo imprevedibile. Sì, l'ennesimo film da Stepehen King, ma l'occasione non è sprecata: tensione, cura dei dettagli, e attori davvero bravi (più l'inquietante Turturro che Depp, quasi fastidioso nel suo essere sempre nervoso e nevrotico).

La donna perfetta
(The Stepford Wives, USA, 2004)
di Frank Oz. Con Nicole Kidman, Matthew Broderick, Bette Midler, Glenn Close, Christopher Walken

Donna in carriera cade in disgrazia e per ricominciare va a vivere col marito in una cittadina "perfetta", dove la tipica mogliettina americana è il modello assoluto per tutte. Ma c'è qualcuno che tira le fila di un mostruoso inganno e non è detto che questo castello incantato, e malefico, resti intoccabile. Le angoscie fantascientifiche di Ira Levin qui virano sui toni della commedia nera, graffiante ma non troppo, e il tentativo di mescolare umorismo, satira sociale e thriller, risulta piacevole, ma a volte palesemente forzato (e con varie incongruenze). Già fatto nel 1975.

Codice Homer
(A different loyalty, CDN-GB, 2004)
di Marek Kanievska. Con Sharon Stone, Rupert Everett, Julian Wadham, Michael Cochrane, Ann Lambton

Anni '50, Beirut: il legame tra una giornalista americana ed un collega britannico è perfetto, ma quando lui scompare lei scopre che in realtà è una spia del KGB: però farà di tutto per ritrovarlo. ll film non è un capolavoro tuttavia ha il merito di raccontare una storia che non è quella tipica dei film occidentali, con l'infantile divisione tra "buoni" e "cattivi". Il titolo A different loyalty riprende un'espressione in uso nei servizi britannici che, appunto, non liquidava le spie rosse come semplici traditori, ma riconosceva loro una dignità etica. Ispirato alla storia di Kim Philby.

A History of Violence
(Id., USA, 2005)
di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Ed Harris, William Hurt, Maria Bello

Un uomo tranquillo e gentile che (ri)diventa feroce e micidiale per difendere sé stesso e la propria famiglia da una minaccia mortale non è proprio una novità, ma qui la faccenda è condotta con formidabile intelligenza sia dal regista che da Mortensen (e da Harris). Va bene, si esagera un po' nell'azione violenta, ma il film parla d'altro: l'ambiguità delle scelte, gli affetti più profondi mai sicuri per sempre, la fedeltà fragile, la schizofrenia autocontrollata, la vita, insomma. E un finale, muto, tra i più belli della storia del cinema.

Evilenko
(I, 2005)
di David
Grieco. Con Malcolm McDowell, Marton Csokas, Frances Barber, Ronald Pickup, Vernon Dobtcheff

Un investigatore della polizia sovietica indaga su alcuni omicidi di bambini e si persuade dell'esistenza di un serial killer. La burocrazia di partito lo ostacola ritenendo che in URSS non possano esserci criminali di quel tipo. Il poliziotto, appoggiato dal proprio capo, non desiste e dopo anni riesce a scoprire il colpevole. Discreto film (un altro nel 1995) sui fatti realmente accaduti con al centro Andrei Chikatilo, "il mostro di Rostov": il peggior assassino seriale della storia:  52 vittime (donne, bambini e adolescenti di ambo i sessi) fra il 1978 ed il 1990.

Nebbie e delitti
(I, TV 2005 - 2009)
di Riccardo Donna. Con Luca Barbareschi, Natasha Stefanenko, Paolo De Vita, Gianluca Gobbi, Mariano Rigillo

La bella Ferrara e la sua provincia, con il grande fiume e la nebbia: delitti per denaro, per vendetta, per amore. Le solite cose, dunque, ma affrontate con attenzione all'ambiente e alla caratterizzazione dei personaggi. Una buona serie, che fra le tante fiction nostrane si distingue per una struttura solida, trame realistiche e interpreti capaci: il protagonista, commissario Soneri, è un Barbareschi insolitamente non antipatico, misurato e fluido nel cogliere le sfumature. Anche Stefanenko apprezzabile. Dai romanzi di Valerio Varesi.

Alla luce del sole
(I, 2005)
di Roberto Faenza. Con Luca Zingaretti, Alessia Goria, Corrado Fortuna, Giovanna Bozzolo, Francesco Foti

"Vi aspettavo”: così dice don Pino Puglisi al killer mafioso che sta per ucciderlo. Il parroco del quartiere palermitano si era posto come primo obiettivo quello di togliere i ragazzi dalla strada, per evitare che diventassero i futuri manovali di Cosa Nostra. Che quindi non può lasciarlo vivere. Un film che non concede nulla alla spettacolarità o alla retorica: a dipingere il dramma di una città derubata del suo cuore parlano il degrado delle strade, le persone che non sanno parlare italiano, la povertà, l'omertà di tanti, il coraggio di pochi.

Archangel
(Id., GB, 2005)
di Jon Jones. Con Daniel Craig, Anna Gerasimova, Kaspars Zvigulis, Valery Chernyak

Un professore americano è alla ricerca di uno scottante documento legato alla vita privata di Stalin e si trova in mezzo ad un complotto teso a riesumare il potere di un tempo, addirittura utilizzando un figlio misterioso del dittatore. Thriller fantapolitico che in buona misura è un'occasione sprecata, sia per l'approssimazione della cornice storica (non priva dei soliti luoghi comuni) sia per la spigolosità della sceneggiatura. Si sfiora il ridicolo quando l'accademico, che si suppone essere un esperto, deve ricorrere alla traduzione della solita bella ragazza.

Revolver
(Id., GB, 2005)
di Guy Ritchie. Con Jason Statham, Ray Liotta, Vincent Pastore, André Benjamin, Terence Maynard

Una situazione classica: lui esce di galera e vuole vendicarsi di chi lo ha messo nei guai. Il primo scontro si risolve a favore del vendicatore, ma l'altro non subisce passivamente e parte al contrattacco: situazioni folli, criptiche, grottesche. Ritchie si diverte (un po' troppo) a giocare con una galleria funambolica di personaggi, ma stavolta la durezza prevale nettamente sui toni farseschi, pur nel divertissement di usare con ironia riferimenti simbolici: numeri, scacchi, citazioni, musiche. Collaborazione di Besson, e si vede.

Le tre sepolture
(The Three Burials of Melquiades Estrada, USA, 2005)
di Tommy Lee Jones. Con Tommy Lee Jones, Barry Pepper, January Jones, Dwight Yoakam, Melissa Leo

Un immigrato messicano in Texas viene ucciso per puro razzismo, ed il suo datore di lavoro, che ne era anche amico, individua il colpevole: lo costringerà a trasportare il cadavere (che diventa il terzo protagonista on the road) fino in Messico. In un'atmosfera assolutamente western il neoregista racconta magnificamente una storia di morte che è soprattutto una storia di cosa porta alla violenza e alla morte: troppo spesso la stupidità, l'arroganza, la falsa consapevolezza di sè, l'indifferenza.

Sin City
(Id., USA, 2005)
di Robert Rodriguez, F. Miller, Q. Tarantino. Con Bruce Willis, Mickey Rourke, Jessica Alba, Clive Owen, Nick Stahl

Tre storie che s'intrecciano: uno sbirro a caccia di un serial killer, un altro poliziotto, ma cattivo, e uno scoppiato in cerca di vendetta. Da una celebre graphic novel, "simbiosi di fotografia e disegno ... ma questo film non è un cartoon ... una magnifica pulp fiction ... ha una crudeltà visionaria che trasforma le sparatorie, i corpi smembrati, gli arti mozzati in lampi di delirante bellezza. Impostato su un uso audace del tempo e dello spazio (eleganti incroci temporali, splendidi falsi movimenti di macchina che si traducono in ellissi)." (Placereani).

Danny the Dog
(Unleashed, USA-GB-F-HK, 2005)
di Louis Leterrier. Con Jet Li, Morgan Freeman, Bob Hoskins, Kerry Condon, Vincent Regan

Danny da bambino è diventato proprietà di un delinquente che lo ha schiavizzato, anche mentalmente, facendolo poi diventare una formidabile macchina da combattimento. E non mancheranno scontri mortali e colpi di scena. Ma il ragazzo incontrerà la liberazione in un cieco e sua nipote, e Mozart aiuterà non poco a risolvere le cose. Che Jet Li sia uno dei più grandi maestri di arti marziali è noto, ma che fosse pure un bravo attore è una sorpresa. Peccato che il film non vada molto oltre una favoletta, esagerata, malevola, astuta, e a lieto fine, naturalmente.

The Constant Gardener - La cospirazione
(The Constant Gardener, GB, 2005)
di Fernando Meirelles. Con Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Pete Postlethwaite, Hubert Koundé, Bill Nighy

In Kenya una donna indaga su sperimentazioni illegali condotte da alcune multinazionali farmaceutiche. Quando viene assassinata, il marito si mette disperatamente alla ricerca della verità e scoprirà una realtà che non avrebbe mai immaginato. Da un romanzo di le Carré, un discreto tentativo di abbinare il dramma psicologico al racconto delle situazioni-limite create da un capitalismo sempre più vorace e privo di quell'etica che invece cerca quotidianamente di propagandare come propria natura.

Edmond
(Id., USA, 2005)
di Stuart Gordon. Con William H. Macy, Julia Stiles, Joe Mantegna, Rebecca Pidgeon, Ling Bai

Un piccolo borghese scialbo e triste, talmente fragile da farsi cambiare la vita da una "sensitiva" che gli rivela come la sua esistenza sia vuota: così Edmond lascia casa e moglie e s'immerge nell'inferno metropolitano, sperando ingenuamente di trovarvi una scintilla di vita. Che ci sarà e che tuttavia lo porterà al delitto. Molti anni dopo, forse ci sarà una qualche serenità. Da una piéce di Mamet, un film calmo e furioso, che dipinge l'infame realtà urbana quasi con leggerezza: quasi, perché l'orrore non è necessariamente turbolento. Macy davvero bravo.

Due per un delitto
(Mon Petit doigt m'a dit, F, 2005)
di Pascal Thomas. Con Catherine Frot, André Dussollier, Laurent Terzieff, Geneviève Bujold, Valérie Kaprisky

Prudence e Bélisaire, coppia attempata e arzilla (non vacua e stereotipata come i Tommy e Tuppence di A. Christie, cui si ispirano) vanno a trovare una vecchia zia in una casa di riposo per ricche signore, dove avvengono vari omicidi. I due si buttano a capofitto nell'indagine, che si rivela assai movimentata e con un esito inquietante. Film che riprende con arguzia e brio la commedia gialla d'altri tempi, alternando situazioni aggrovigliate e dialoghi frizzanti, momenti di tensione e improvvisi guizzi nel surreale.

Romanzo criminale
(I, 2005)
di Michele Placido. Con Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Riccardo Scamarcio

Da teppistelli di quartiere a veri delinquenti, fino a diventare la gang che controlla tutta la malavita romana e sa anche tessere rapporti con apparati dello Stato, mentre i poliziotti "normali" faticano duramente. Ambizione, avidità e contrasti interni porteranno al crollo di questo piccolo impero. Leggenda criminale che attraversa 25 anni di storia repubblicana, raccontata con una capacità - insolita nel cinema italiano, a parte Lizzani, Damiani e pochi altri - di mescolare realismo e spettacolarità, azione e critica sociale, violenza e riflessione. Da De Cataldo.

The Closer
(Id., USA, TV 2005 - 2012)
di James Duff. Con Kyra Sedgwick, J.K. Simmons, Corey Reynolds, Robert Gossett, G.W. Bailey, Jon Tenney

LAPD: la Sezione Crimini maggiori è affidata al vicecapo Brenda Leigh Johnson: svagata, casinista, di una gentilezza disarmante, ma con una memoria di ferro, ben decisa a farsi rispettare, e con un'abilità formidabile nel portare i sospettati alla confessione. Un personaggio abbastanza originale per una serie molto premiata ma dalla vita non lunghissima. Peccato, perché tra le tante poliziotte più o meno toste, questa si distingue per acume, determinazione, chiaroscuri, e per il ruolo di protagonista assoluta.

Criminal Minds
(Id., USA, TV 2005 - 2020)
Ideato da Jeff
Davis. Con Mandy Patinkin, Thomas Gibson, Elle Greenaway, Shemar Moore, Matthew G. Gubler

L'Unità di Analisi Comportamentale (BAU: The Behavioral Analysis Unit) è una sezione dell'FBI specializzata nell'elaborare il profilo psicologico degli assassini, in specie seriali. La serie ne riprende in modo romanzato le indagini e come in CSI la tv bara, perchè nella realtà questi investigatori in genere non portano armi. Discreta caratterizzazione dei personaggi e buona inventiva, a volte eccessiva perché gli USA hanno certo il più alto tasso di serial killer ma non tale da giustificare oltre 300 episodi... Non granché i vari spin-off.

The Interpreter
(Id., USA, 2005)
di Sydney Pollack. Con Nicole Kidman, Sean Penn, Yvan Attal, Tsai Chin

C'è chi si caccia nei guai volutamente, chi (L'uomo che sapeva troppo) per caso: come un'interprete dell'ONU che per sbaglio ascolta una conversazione di chi complotta di uccidere un capo di stato africano. L'FBI la protegge ma le cose sono complicate: il leader è un despota feroce e la donna ha stretti legami con l'Africa, dove è nata. Difficile che Pollack sbagli bersaglio: la denuncia politica è efficace, la storia funziona, la suspense non manca, ed il rapporto fra l'agente e l'interprete è reso in modo non banale.

Una lunga domenica di passioni
(Un long dimanche de fiançailles, F-USA, 2005)
di Jean-Pierre Jeunet. Con Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ulliel, Ticky Holgado

1a guerra mondiale: alcuni soldati si mutilano per evitare la prima linea, ma sono scoperti e fucilati. La fidanzata di uno di essi si mette tenacemente a caccia della verità, addirittura senza la certezza che lui sia morto. Quasi omologa di Amélie, ma opposta, la protagonista nella sua indagine ci accompagna in un calmo e tumultuoso, e incantevole, viaggio fra Parigi, la Corsica e la Bretagna, con terribili squarci - anche letteralmente - della guerra nella Somme: un caleidoscopio ricco e inquietante, un microscopio implacabile e incerto.

Flightplan - Mistero in volo
(Flightplan, USA, 2005)
di Robert Schwentke. Con Jodie Foster, Peter Sarsgaard, Sean Bean, Kate Beahan, Michael Irby

Una mamma con la sua bambina, su un aereo di linea. E quando la figlioletta scompare la donna ovviamente non capisce più nulla; ma non molla e inizia la disperata ricerca, malgrado tutti intorno a lei sostengano che non c'era nessuna bambina. Il mistero è di quelli che paiono insolubili e infatti la vicenda si risolve in modo abbastanza inverosimile, e comunque non adeguato alla tensione particolarissima creatasi. Eppure non era male l'idea di un aereo teatro di un dramma che non sia il solito complotto o la furia naturale.

La famiglia omicidi
(Keeping Mum, GB, 2005)
di Niall Johnson. Con Maggie Smith, Rowan Atkinson, Kristin Scott Thomas, Patrick Swayze, Emilia Fox

Un tranquillo paesino della campagna inglese, e la vita fin troppo tranquilla di un pastore (parroco) e della sua famiglia: finchè arriva la nuova governante, attenta e gentile, che interviene per risolvere alcuni problemi. Con un metodo decisamente non ordinario: facendo fuori, letteralmente, gli elementi di disturbo. E in qualche modo convincerà i suoi protetti. Una commedia gialla d'altri tempi, brusca e delicata, che scorre piacevolmente come un pomeriggio fra le colline del Sussex, lontano dalla Londra sporca e inquieta.

Icon - Sfida al Potere
(Icon, USA, 2005)
di Charles Martin Smith. Con Patrick Swayze, Patrick Bergin, Michael York, Annika Peterson, Ben Cross

In una Russia devastata dal caos postsovietico un esponente di estrema destra si candida alle presidenziali con un programma militarista, liberticida e xenofobo, in sintonia con le frange più oltranziste dell'ex KGB: si prospetta una crisi internazionale gravissima, che naturalmente viene sventata dal solito impavido agente americano. Ma la fedeltà all'ingegnoso libro di Forsyth consente di andare al di là di gran parte dei luoghi comuni ed il film procede con ritmo e intelligente spettacolarità.

Le parfum de la dame en noir
(Id., F, 2005)
di Bruno Podalydès. Con Denis Podalydès, Pierre Arditi, Sabine Azéma, Julos Beaucarne, Michael Londsdale

La vedova (?) di Larsan, illusionista e criminale, si risposa e va in viaggio di nozze in una ricca dimora di amici sulla Costa azzurra; non proprio una sistemazione da luna di miele, perché ci sono molti ospiti, e si susseguono gli episodi inquietanti. Il giornalista - investigatore Rouletabille ce la deve mettere tutta per risolvere i misteri. Il film è il quarto tratto dal romanzo (il seguito del Mistero della camera gialla) di G. Leroux, ed anche il più infedele, perché il mistery vira rapidamente sul grottesco, e non sempre con efficacia. Ma il divertimento è in agguato.

Cacciatore di teste
(Le Couperet, B-F-E, 2005)
di Constantin Costa Gavras. Con José Garcia, Karin Viard, Geordy Monfils, Christa Theret

Un solido quarantenne, quadro affermato di una grossa azienda, viene licenziato: cerca un altro lavoro ma inutilmente: i concorrenti più giovani sono troppi e agguerriti. "Mica li puoi ammazzare gli dice un consulente. Però..., mica male come idea. Finalmente una novità nel campo ormai strabordante degli omicidi a catena: il serial killer sociale. Ma Costa Gavras usa l'ironia per parlare, egregiamente, della cruda contraddizione fra capitalismo spietato e individuo capace di reagire solo nevroticamente. Da Westlake.

Quo vadis, baby?
(I, 2005)
di Gabriele Salvatores. Con Angela Baraldi, Luigi M. Burruano, Gigio Alberti, Claudia Zanella, Andrea Renzi

Prendete un investigatore chandleriano e voltatelo al femminile: ecco Giorgia, fumatrice persa e detective sempre incazzata di una piccola agenzia diretta dal padre. Quando riceve delle videocassette girate dalla sorella, morta alcuni anni prima, inizia una lugubre e tortuosa indagine per capire se si è davvero trattato di suicidio. In una Bologna cupa e piovosa, la vicenda si dipana fra echi inquietanti e ambiguità corrosive, con un finale inevitabilmente aperto. Qualche luogo comune e molti virtuosismi.

36 Quai des Orfèvres
(Id., F, 2005)
di Olivier Marchal. Con Gérard Depardieu, Daniel Auteuil, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino

A Parigi due sbirri di razza, ex amici, sono in dura competizione per contrastare un'impressionante serie di rapine e ottenere la promozione a Direttore generale della polizia: uno ci riuscirà e l'altro finirà in galera. Ma... Come nel film di Clouzot (1947), il cuore della storia non è tanto l'indagine (pur narrata con grande tensione) quanto il complesso ambiente della polizia: coraggio, intrighi, etica, atmosfere, procedure. Attori bravi e convinti per un film che richiama i grandi polar di Melville. Mais le 36 n'est plus...

Munich
(Id., USA, 2005)
di Steven Spielberg. Con Eric Bana, Daniel Craig, Mathieu Kassovitz, Geoffrey Rush, Hanns Zischle

Dopo la strage delle Olimpiadi di Monaco (undici atleti israeliani uccisi da Settembre Nero, 1972), il governo d'Israele incarica alcuni suoi agenti di individuare ed eliminare i terroristi. Finalmente un film che affronta con onestà (Spielberg è ebreo) la terribile complessità della questione mediorientale, senza ricorrere all'abituale cliché sul "terrorismo" origine di ogni male. I protagonisti di ambo le parti sono descritti come in una tragedia greca: morte, amicizia, dolore, vendetta, l'incertezza del futuro.

Le vite degli altri
(Das Leben der Anderen, D, 2006)
di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Ulrich Mühe, Martina Gedeck, Sebastian Koch, Ulrich Tukur

DDR, 1984: un rigido ufficiale della STASI organizza la sorveglianza di un drammaturgo, non solo per motivi "ideologici" (come accadeva per centinaia di migliaia di persone) ma anche perchè un ministro vuole incastrare lo scrittore e rubargli la donna. Lentamente nel poliziotto affiora un ripensamento profondo. Un film bellissimo, non certo divertente come Goodbye Lenin, anzi, raggelante e intimo, e con una tensione hitchcockiana, ma che ugualmente rivela senza luoghi comuni il clima umano e politico del grande inganno. Mühe straordinario.

The Departed - Il bene e il male
(The Departed, USA, 2006)
di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Martin Sheen, Mark Wahlberg

Due giovani poliziotti, coetanei, fisicamente simili, provenienti da ambienti diversi ma contigui alla mafia, infiltrati con ruoli paralleli ed opposti: uno, figlioccio del boss Costello, nella polizia, l'altro nella banda di Costello. E via in un gioco (doppio, triplo) di specchi e di inganni, in uno svolgimento che diventa sempre più teso e drammatico. La conclusione sarà doppiamente (inevitabile) spiazzante. Una trama elettrica, un film affascinante, torbido, limpido e complesso, un capolavoro: con Taxi Driver il migliore di Scorsese. Remake dell'ottimo Infernal Affairs.

Slevin - Patto criminale
(Lucky Number Slevin, USA, 2006)
di Paul McGuigan. Con Josh Hartnett, Bruce Willis, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Lucy Liu

Un giovanotto di nome Slevin ("spazzatura") si trova coinvolto in una spietata guerra tra gang e viene costretto a fare il killer. La vicenda si dipana tra flash back e ambiguità: all'inizio un po' forzatamente ma poi con sempre maggior fluidità, in un crescendo di tensione. Cohen e Tarantino fanno scuola, e l'intreccio fra violenza esasperata e dialoghi talvolta surreali rendono il film avvincente. Freeman e Kingsley gigioneggiano, Willis è ironicamente impassibile, Hartnett abbastanza convincente.

Lonely Hearts
(Id., USA, 2006)
di Todd Robinson. Con John Travolta, James Gandolfini, Salma Hayek, Jared Leto, Laura Dern

Lei è perfida e bella, lui è decisamente fascinoso, ma sono una coppia (dicono di essere fratelli) ben affiatata: lui seduce donne di una certa età, ne ripuliscono il conto bancario e poi uccidono la terza incomoda. Decine di volte. Una storia terribile, e vera, che infiammò le cronache USA di fine anni '40: poi diventata un film anche nel 1970 e nel 1996. Lo strepitoso décolleté di Hayek toglie alla protagonista l'impatto perverso della grassona originale, ma follia e perfidia sono la cifra angosciosa di un dramma disegnato con abilità. Travolta triste e bravo.

The Black Dahlia
(Id., USA, 2006)
di Brian De Palma. Con Aaron Eckhart, Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Mia Kirshner, Hilary Swank

Nella L. A. degli anni '40, due poliziotti cercano il feroce omicida di una prostituta, chiamata Dalia Nera, e si trovano in mezzo a indizi fuorvianti, inganni, false piste, morbosità varie. E ci mettono pure del loro, perchè Dalia li ossessiona e li porta a deformare il rapporto con le proprie donne, già non irreprensibili. Dal libro di Ellroy (ispirato a una storia vera, già film nel 1947 e nel 1975): troppa carne al fuoco, e una vicenda che si aggroviglia su stessa e solo a tratti ci offre le stupende geometrie tipiche di De Palma.

Intrigo a Berlino
(The Good German, USA, 2006)
di Steven Soderbergh. Con George Clooney, Cate Blanchett, Tobey Maguire, Beau Bridges

Giornalista americano torna nella Berlino dell'immediato dopoguerra e ritrova la donna della sua vita: lei è coinvolta in una brutta storia e lui cerca di aiutarla, in un complicato quadro fatto di guerra fredda e di intrighi. Criticato da molti come un freddo esercizio di stile, il film è tutto giocato sulla doppia finzione: quella "naturale" del cinema e quella di un racconto totalmente immerso negli anni '40: tutto (dalla recitazione impostata ai colori, alla scenografia) è esattamente come un noir d'epoca. E forse lo è davvero.

Dexter
(Id., USA, TV 2006 - 2013)
di Marcos Siega. Con Michael C. Hall, Keith Gordon, Jennifer Carpenter, Julie Benz, Erik King, Michael Cuesta

Difficile trovare un'idea originale per una nuova serie poliziesca, ma qui ci sono riusciti: sì, i cattivi sono generalmente i soliti (più o meno) serial killer, ma il protagonista... pure: un tecnico del Dipartimento di Polizia di Miami particolarmente esperto nell'analizzare le tracce di sangue che restano sulla scena del crimine. Ma è lui stesso, peraltro simpatico, fuori di testa, col suo amore ossessivo per il sangue e l'abitudine di far fuori i killer. Tutto risale all'infanzia, naturalmente. L'idea funziona e le improbabili trame sono comunque divertenti.

Psych
(Id., USA, TV 2006 - 2014)
di Mel Damski. Con James Roday, Dulé Hill, Timothy Omundson, Corbin Bernsen, Maggie Lawson, Kirsten Nelson

Shawn, figlio di un ex poliziotto, ha la formidabile capacità di cogliere i minimi dettagli di una situazione e quindi di intuire prima degli altri i meccanismi di un delitto. Maschera questo intuito presentandosi come sensitivo. In questa veste, e insieme a un socio, collabora con la polizia di Santa Barbara: non viene preso molto sul serio, ma ottiene clamorosi successi. Il tutto nel tono della commedia, con un uso abbastanza piacevole, ma convenzionale e ripetitivo, dei dialoghi surreali col socio, del conflitto con lo sbirro ingessato, del rapporto col padre.

Il codice Da Vinci
(The Da Vinci Code, USA, 2006)
di Ron Howard. Con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno, Alfred Molina, Paul Bettany

La misteriosa uccisione di uno dei curatori del Louvre spinge un professore di simbologia religiosa a indagare: tra inseguimenti, monaci killer, segreti millenari, rituali occulti, doppi giochi, fino alla prodigiosa rivelazione finale. Il successo planetario del libro di Dan Brown, e poi del film, sono stati accompagnati da infinite polemiche: pretestuose da parte della setta vaticana e snob da parte di critici e filologi. Ma è un film, per dio, mica un tractatus theologicus. Divertente e ben diretto.

Hollywoodland
(Id., USA, 2006)
di Allen Coulter. Con Ben Affleck, Adrien Brody, Diane Lan, Bob Hoskins, Robin Tunney

Anni '50: un attore che aveva interpretato con enorme successo Superman si suicida, forse perché sconvolto da un ruolo che riteneva poco significativo. Sua madre, però, non è convinta ed assume un investigatore privato: che non è certo il migliore della piazza, ma che s'impegna non poco. Un film sul cinema e sul suo tempio massimo, sulla sua precaria sacralità, sui suoi ipocriti sacerdoti, e, naturalmente, sui suoi mediocri fedeli. Umorismo amaro, citazioni colte, qualche intimismo di troppo. Un film, insomma.

The Backwoods - Prigionieri del bosco
(Bosque de sombras, E-GB-F, 2006)
di Koldo Serra. Con Gary Oldman, Lluís Homar, Paddy Considine, Yaiza Esteve, Virginie Ledoyen, Alex Angulo

Proprio un tranquillo week end di paura: due coppie inglesi vanno in vacanza sulle montagne spagnole e la tensione interna esploderà quando trovano per caso una bambina tenuta segregata dagli abitanti di un paesino. Saranno i fucili a decidere. Lo spunto non è originalissimo ma la vicenda sembra svolgersi con una propria autonomia; purtroppo il tentativo di creare la necessaria atmosfera angosciosa a volte va alla deriva, tra eccessive lentezze e impressioni di déja-vu.

Le luci della sera
(Laitakaupungin Valot, FL-D-F, 2006)
di Aki Kaurismäki. Con Janne Hyytiäinen, Maria Järvenhelmi, Maria Heiskanen, Ilkka Koivula, Sergei Doudko

Se vivi solo e fai la guardia notturna, incontrare una bella ragazza interessata a te sembrerebbe meraviglioso, ma non ti viene il sospetto che ci sia qualcosa di fuori posto? C'è in ballo una rapina e il povero protagonista viene messo in mezzo. K. è "l'unico regista al mondo capace di realizzare happy end tristi. La storia finisce bene ma è un 'bene' profondamente condizionato da un profondo malessere esistenziale di cui la cosiddetta civiltà occidentale sembra non volersi accorgere. " (Zappoli)

Syriana
(Id., USA, 2006)
di Stephen Gaghan. Con George Clooney, Matt Damon, Jeffrey Wright, Chris Cooper, William Hurt

Sì, sempre il petrolio: tra Medio Oriente e Kazakistan si svolge una complicatissima partita geopolitica, e le vite dei protagonisti sono immerse in questo "grande gioco" le cui regole sono spesso oscure ma sempre spietate, perché gli interessi in gioco sono colossali. E così la ragionevolezza viene travolta. Le storie parallele narrate (a volte in modo troppo confuso) nel film danno concretezza, quotidianità, a questi complessi scenari, e le tragedie personali sembrano umiliate da sistemi incontrollabili. Clooney bravissimo.

Bug - La paranoia è contagiosa
(Bug, USA, 2006)
di William Friedkin. Con Ashley Judd, Michael Shannon, Harry Connick jr., Lynn Collins, Brian F. O'Byrne

C'è qualcosa di pesante dietro la solitudine in cui vive Agnes: stanza in affitto, lavoro squallido, tormenti. E le cose non vanno meglio quando si rifà vivo il marito violento, e conoscere un giovane reduce spalanca l'abisso: la sua angoscia rapisce la donna in una spirale malefica. Friedkin incanta lo spettatore in un'attesa lenta e minacciosa e lo trascina quasi lievemente in un groviglio violento e senza luce, in un succedersi di realtà e allucinazione in cui tutto è ambiguo, distorto, ostile.

Solo due ore
(16 blocks, USA, 2006)
di Richard Donner. Con Bruce Willis, Mos Def, David Morse, Cylk Cozart, Heather Dawn

Scortare un detenuto dalla prigione al tribunale: 16 isolati, cosa mai potrebbe accadere? Insomma, un lavoro di routine per un detective, che però scoprirà che il prigioniero dovrebbe testimoniare proprio contro alcuni poliziotti, che ovviamente cercano in tutti i modi di far fuori lui ed il suo sbirro di scorta. Ritmo indiavolato che si accompagna intelligentemente ad un ritratto non convenzionale della polizia. E Willis quasi irriconoscibile: sempre tosto, figuriamoci, ma dolente, stanco, gentile.

Inside Man
(Id., USA-GB, 2006)
di Spike Lee. Con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Christopher Plummer, Willem Dafoe

Certo che è dura fare un film imperniato su una rapina in banca, con relativo assedio della polizia. E invece Lee riesce ad avvincere anche con un soggetto così abusato: perchè i rapinatori fanno vestire tutti con le stesse tute e banditi e ostaggi sono indistinguibili, il poliziotto che conduce le trattative è insolito, ipnotico e intelligente, e quando la rapina finisce comincia il bello. Azione e specchi, fucili e illusioni, diamanti e qualche moralità, e un vortice di sgarbate raffinatezze per un film che sa reinventare il cinema.

La cura del gorilla
(I, 2006)
di Carlo A. Sigon. Con Claudio Bisio, Ernest Borgnine, Stefania Rocca, Bebo Storti, Antonio Catania, G. Alberti

Investigatore privato un po' duro e un po' scoppiato (sdoppiamento della personalità: buono e cattivo) si adatta agii incarichi più strani, che spesso s'intrecciano: fa da guardia del corpo a un vecchio attore americano e si trova coinvolto nell'omicidio di un personaggio losco. Un noir che si snoda nelle periferie ex industriali di Milano ma che è sfilacciato solo in apparenza: una regia attenta governa con precisione un insieme di personaggi surreali, su cui naturalmente svettano un grande Bisio e un Borgnine vicino ai 90 e che si diverte non poco.

Scoop
(Id., GB-USA, 2006)
di Woody Allen. Con Scarlett Johansson, Woody Allen, Ian McShane, Hugh Jackman

Giornalista alle primissime armi tenta uno scoop relativo ad un serial killer londinese: l'aiutano il fantasma di un celebre reporter e un prestigiatore pasticcione. Ma s'innamora del sospetto n. 1... Allen riprende brillantemente, ma forse senza troppa convinzione, il mix commedia - giallo, e ambedue i generi sembrano un po' sotto tono. La protagonista è stucchevole e onnipresente, mentre gli altri interpreti sono assai più convincenti, a cominciare dallo stesso Allen, strepitosamente autoironico.

Agente 007 - Casino Royale
(Casino Royale, USA-GB-D-CK, 2006)
di Martin Campbell. Con Daniel Craig, Eva Green, Mads Mikkelsen, Judi Dench, Giancarlo Giannini, Jeffrey Wright

Il ricco e malvagio Le Chiffre, finanziatore di organizzazioni criminali, ha la passione per il gioco, e l'idea è quella di sbancarlo, in modo da renderlo innocuo. Chi, se non 007, può batterlo al grande torneo di poker che si svolge al Casino Royale? Il 21°, ma non ultimo, film su 007 continua a far rimpiangere la serie con Connery, malgrado l'interpretazione gelida e intensa di Craig; il noioso e dispersivo svolgimento della trama si discosta troppo da quella immaginata da Fleming in quello che fu il suo primo libro (1952!).

Profumo - Storia di un assassino
(The Story of a Murderer, F-E-D, 2006)
di Tom Tykwer. Con Ben Whishaw, Dustin Hoffman, Alan Rickman, Rachel Hurd-Wood, Corinna Harfouch

Nella Parigi di metà '700 un giovane dotato di olfatto straordinario apprende da un esperto l'arte di creare profumi. L'odore inebriante di una donna lo affascina al punto che la ucciderà per goderne l'intima essenza, e, nel suo delirio totale, continuerà a uccidere donne per ricavarne il profumo perfetto. Se il romanzo di Suskind è capace di fissare sulla carta le perverse magie dei profumi, anche il film riesce nella difficile impresa, soprattutto grazie a un uso insieme audace e prudente dei flashback, e dei colori....

La sconosciuta
(I, 2006)
di Giuseppe Tornatore. Con Ksenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Alessandro Haber

Una ragazza ucraina va a fare la domestica in una famiglia veneta, ma sembra che lei stessa abbia scelto i datori di lavoro, su cui indaga angosciosamente. È tormentata dai ricordi di quand'era prostittuta sottoposta a brutali sevizie, e quando si rifa vivo il suo sfruttatore la misteriosa vicenda precipita: ci saranno due omicidi. Tutto procede per accenni, in un crescendo di tensione, tanto più acuta quanto giocata su sguardi e rumori, e schegge di violenza. Una protagonista straordinaria che asciuga il melodramma e ci porta verso un finale sorridente.

Truman Capote: A sangue freddo
(Capote, USA, 2006)
di Bennett Miller. Con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Clifton Collins Jr.

A sangue freddo, il libro più noto di T. Capote, nasce inizialmente con l'idea di raccontare la provincia americana di fronte alla morte violenta: una famiglia del Kansas massacrata. Doveva, anzi, essere un reportage per The New Yorker, ma quando i responsabili della strage vengono catturati, Capote vuole indagare, psicologicamente, su di loro: per sei anni (fino all'esecuzione) analizza il caso con gelida determinazione, senza pietà per vittime e carnefici. Il film è quasi una resa all'ambiguità dell'esistenza.

La promessa dell'assassino
(Eastern Promises, GB-CDN, 2007)
di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, S. Cusack

Un'ostetrica cerca di rintracciare i parenti di una ragazza russa morta di parto, per affidare loro il bambino: scoprirà l'ambiente della mafia e si ritroverà in una brutta situazione. Memorabile la scena della sauna, con la lotta mortale fra Mortensen, nudo, e altri due: il rumore agghiacciante delle lame. Cinismo, tenerezza, banalità, sopravvivenze. "Come racchiusi nei propri corpi i magnifici protagonisti, il glaciale Mortensen, il buffone Cassel e la sconvolta Watts, fanno trasparire un'inquietudine esistenziale, quella della scelta." (Morandini)

Damages
(Id., USA, TV 2007 - 2012)
Ideato da T. e G. Kessler. Con Glenn Close, Rose Byrne, Tate Donovan, Ted Danson, Noah Bean

Ai danni provocati da industriali senza scrupoli e da altri furfanti l'avvocatessa Patty Hewes risponde con cause per danni milionari. Lei è bravissima e spietata, e inevitabilmente il rapporto con una sua socia (quasi) altrettanto brava è ricco di clamorosi successi e di forti contraddizioni. Serie costruita con acutezza e su impianti decisamente plausibili, e che, ben più di altri legal thriller, svela aspetti essenziali e sconosciuti ai più del mondo giudiziario americano. Glenn Close in una delle sue migliori interpretazioni.

Bobby Z - Il signore della droga
(The Death and Life of Bobby Z, USA, 2007))
di John Herzfeld. Con Paul Walker, Laurence Fishburne, Jason Lewis, Jason Flemyng

Muore un potente trafficante di droga e per colpire più a fondo i cartelli la DEA ha un'idea: nascondere la notizia e fingere che il boss sia ancora vivo. Per sostituirlo viene scelto un ex marine, detenuto. Naturalmente tutto sarà precario ed estremamente pericoloso. Da un romanzo di Don Winslow, ambientato in un Messico sfavillante e insidioso, il film riprende temi ben noti (scambio d'identità, bambino in pericolo, donne che turbano) ma fa dignitosamente il proprio mestiere.

Non è un paese per vecchi
(No Country for Old Men, USA, 2007)
di Ethan e Joel Coen. Con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson

Lui (hunter e loser) trova una valigetta con qualche milione di dollari: ma è dei narcotrafficanti, che lo braccano, in un folle crescendo di violenza. Di logico non c'è nulla in un film che sconcerta lo spettatore affamato di una trama coerente, e affascina senza scampo chi si ricorda la battuta finale di Fargo: "Tutto questo per un po' di soldi: dove sta la logica?" Appunto, gli enigmi quotidiani, la crudeltà senza scopo, le dissonanze fastidiose, sono ben più reali di una storia ordinata. Cinema assoluto, che esige curiosità e calma, cinema per la mente, per chi (non) mente.

Shoot'em Up - Spara o muori!
(Shoot 'Em Up, USA, 2007)
di Michael Davis. Con Clive Owen, Paul Giamatti, Monica Bellucci, Stephen McHattie, Greg Bryk

Una donna partorisce in un vicolo, dei misteriosi killer l'ammazzano e Mr. Smith, uno sconosciuto amante delle carote, salva il bambino. Che terrà con sè (aiutato da una prostituta guarda caso dal cuore d'oro) perché i cattivi guidati dal bravissimo Giamatti, vogliono far fuori anche, e soprattutto, lui. Perché? Ritmo pazzesco, formidabili trovate adrenaliniche, humor nero nero, Owen granitico e Bellucci bellissima e del tutto incapace, per un film squisitamente esagerato e ironico, divertito e divertente.

Un colpo perfetto
(Flawless, GB-L, 2007)
di Michael Radford. Con Michael Caine, Demi Moore, Lambert Wilson, Joss Ackland, Nathaniel Parker

Londra, fine anni '50: la più grande azienda nel commercio di diamanti viene derubata clamorosamente. Niente bande agguerrite, tecnologie, pallottole: solo un vecchio addetto alle pulizie e una donna in carriera. Ma la suspense è costruita in modo impeccabile e la vicenda si dipana sommessa e avvincente in mezzo ai vestiti scuri e ai pannelli di quercia dell'establishement britannico, quando ormai l'impero è finito ma l'apartheid (sono le miniere sudafricane la fonte di quelle enormi ricchezze) no.

Onora il padre e la madre
(Before the Devil Knows You're Dead, USA, 2007)
di Sidney Lumet. Con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Aleksa Palladino

La crisi economica americana: un fenomeno drammatico colto solo superficialmente in Europa. Due fratelli della media borghesia, in gravi difficoltà finanziarie (e non solo), cercano di risolvere le cose organizzando una rapina ai danni della gioielleria di proprietà dei genitori: un colpo facile, che però non va come previsto e da cui s'innesca una tragica reazione a catena. Nel suo ultimo film il grande Lumet si congeda nel modo più lucido e amaro che si possa immaginare: società e individuo definitivamente persi?

Il buio nell'anima
(The Brave One, USA-AUS, 2007)
di Neil Jordan. Con Jodie Foster, Terrence Howard, Naveen Andrews, Nicky Katt, Mary Steenburgen

Una coppia che passeggia aggredita dal branco: lui viene ucciso e lei acquisterà un revolver, decisa a sopravvivere. Ucciderà, prima per leggitima difesa e poi per vendetta, e ancora per istinto di giustizia, quasi in preda a una furia distruttiva. Ma la sua è una riflessione continua e sofferta. Il versante psicologico è decisamente più interessante di quello legato agli omicidi, tuttavia l'equilibrio tra i due aspetti a volte è un po' meccanico. Però Foster riesce sempre a dare un'impronta decisiva.

Death of a President - Morte di un Presidente
(Death of a President, USA, 2007)
di Gabriel Range. Con Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker

19 ottobre 2007: George W. Bush Jr. viene ucciso allo Sheraton Hotel di Chicago. L'attentatore non sarà scoperto, e allora se ne troverà uno politicamente adeguato. Tutta finzione, naturalmente, in un film - documentario che usa vere immagini di repertorio, manipolate, e scene reali, montandole insieme perfettamente con sofisticate tecniche digitali. Una provocatoria beffa sulle paure dell'America, sulla retorica e la menzogna, sulla verità verosimile che si sostituisce alla verità vera, e che è ancora più vera.

Hannibal Lecter
(Hannibal Rising, USA-GB, 2007)
di Peter Webber. Con Gaspard Ulliel, Gong Li, Rhys Ifans, Kevin McKidd

Et voilà l'infanzia di Hannibal, dove si svelano le origini della sua passioncella per il cibo umano: quasi banale ricorrere al "solito" trauma infantile per spiegare le successive patologie, e l'episodio che scatena Hannibal ha connotati abbastanza inverosimili (anche se in guerra il cannibalismo...). Manca la connessione logica fra l'Hannibal ragazzo affamato (ops!) di vendetta e il dr. Lecter degli anni a venire, ma la cesura drammaturgica ha probabilmente la sua ragion d'essere in un futuro capitolo della saga. Dal personaggio di T. Harris.

Identikit di un delitto
(The Flock, USA, 2007)
di Andrew Lau. Con Richard Gere, Claire Danes, Kaddee Strickland, Russel Sams, Matt Schulze

Un poliziotto che si occupa di violenze sessuali è ormai prossimo alla pensione e deve addestrare una giovane collega: insieme lavorano sulla scomparsa di una ragazza, caso che pare intrecciarsi misteriosamente con altri di cui lui si era occupato, e che continuano a tormentarlo. Accostato, seppur a un livello inferiore, a Seven ed a Il silenzio degli innocenti, il film s'interroga sull'oscurità di chi per mestiere indaga sull'oscurità altrui: Gere è bravo, tuttavia sembra quasi appesantire il proprio personaggio.

Disturbia
(Id., USA, 2007)
di D. J. Caruso. Con Shia LaBeouf, David Morse, Sarah Roemer, Carrie-Ann Moss, Viola Davis

Il cinema è irresistibilmente attratto dal voyeurismo (Hitch, De Palma, ecc.), fonte di mille guai: un giovanotto costretto a restare in casa spia qua e là e s'imbatte, oltre che in graziose fanciulle e altre amenità, in un tipo assai losco, che si rivelerà cattivo assai. Sicuramente un film molto astuto, costruito assemblando luoghi comuni e con attori di fama tra i giovani, ma in grado di affrancarsene e di acquisire una sua fisionomia se non proprio originale almeno non priva di aspetti (s)gradevoli.

Gli insospettabili
(Sleuth, USA, 2007)
di Kenneth Branagh. Con Michael Caine, Jude Law, Harold Pinter, Kenneth Branagh, Carmel O'Sullivan

Uno scrittore di polizieschi scopre che la moglie ha un amante: lo invita a casa sua dove gli ha preparato una trappola micidiale, ma la vittima designata capisce il piano e sta al gioco, la cui posta però è altissima. Inizia una formidabile schermaglia, esilarante e mortale, con continui rovesciamenti e colpi di scena. La magnifica sceneggiatura di H. Pinter rende questo remake ancora più ipnotico dello splendido originale (Mankiewicz, 1972): un delizioso e inquietante concerto da camera.

Hot Fuzz
(Id., GB, 2007)
di Edgar Wright. Con Simon Pegg, Nick Frost, Jim Broadbent, Timothy Dalton, Paddy Considine

Un giovane brillante poliziotto si ritrova in una località apparentemente tranquilla, ma in cui, a guardar bene, non mancano i cadaveri, addirittura diventati tali ad opera di molti insospettabili. Valanga demenziale e irresistibile di oltraggi ai canoni del poliziesco, che però evita quasi sempre la deriva goliardica e travolge lo spettatore con un'esibizione scintillante di humour nero - british come non accadeva da molto tempo. Le citazioni sono innumerevoli e gradevolissime, gestite da interpreti assolutamente all'altezza.

Pars vite et reviens tard
(F, 2007)
di Régis Wargnier. Con José Garcia, Lucas Belvaux, Michel Serrault, Linh Dan Pham, Nicolas Cazalé

Inedito in Italia e tratto da Parti in fretta e non tornare (Pars vite et reviens tard, 2001), porta sullo schermo per la prima volta gli staordinari personaggi creati da Fred Vargas: il commissario Adamsberg e gli Evangelisti, tre bizzarri studiosi specializzati in diversi periodi storici. Mentre un marinaio bretone s'improvvisa banditore in un quartiere popolare di Parigi e legge strani e inquietanti messaggi, qualcuno disegna per le strade misteriosi segni che fanno riferimento alla peste nera: e i delitti che seguiranno seminano il panico.

Gone Baby Gone
(Id., USA, 2007)
di Ben Affleck. Con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John Ashton

Lui e lei, detective privati, ricevono l'incarico di ritrovare una bambina scomparsa da casa. La polizia collabora, ma sta alle costole dei due investigatori. Perchè? Poi la situazione si complica angosciosamente e precipita in una sorta di incubo. Da un ottimo libro di Dennis Lehane, un film imperniato sul dubbio, morale prima ancora che investigativo, e che intreccia sottilmente la suspense e la fragilità esistenziale. Convincente esordio di Ben Affleck dietro la macchina da presa.

The Killing
(Forbrydelsen, DK-S, TV 2007 - 2012)
Ideato da Søren
Sveistrup. Con Sofie Gråbøl, Lars Mikkelsen, Bjarne Henriksen, Ann E. Jørgensen, Marie Askehave

Una storia apparentemente tradizionale: l'omicidio di una ragazza e le indagini di due detective di Copenaghen. Ma quello che pareva essere un "normale" delitto si rivela molto più complesso: un oscuro coinvolgimento familiare, e poi anche indizi di un rapporto con la torbida politica locale. E segmenti temporali che s'intrecciano in modo inquietante e angoscioso. Una splendida serie che non concede nulla alle furbizie scenografiche e ai manierismi: il racconto è crudo, incalzante, e si compone come un gelido puzzle. Buon remake nel 2011.

Le deuxième souffle
(Id., F, 2007)
di Alain Corneau. Con Daniel Auteuil, Monica Bellucci, Michel Blanc, Jacques Dutronc, Eric Cantona, Gilbert Melki

Gu, un vecchio gangster, evade ed è braccato dalla polizia: lo aiuta una ex amante, che però lo convincerà a fare il solito "ultimo colpo". Ma non vivranno felici e contenti. I remake sono in genere mediocri furbate, e tuttavia qualche volta sono una buona cosa, a patto che orchestra e direttore siano in armonia e sappiano davvero reinterpretare l'opera originale (1966). E qui funziona: dialoghi, ambienti, atmosfere, colore, sono assai diversi, ma il destino noir incombe comunque e la modernità ha definitivamente distrutto la speranza. Soggetto di J. Giovanni.

Michael Clayton
(Id., USA, 2007)
di Tony Gilroy. Con George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Austin Williams

Non faccio miracoli. Faccio le pulizie” sostiene Clayton, avvocato che si occupa degli affari sporchi di un grande studio legale newyorkese: clienti colpevoli di micidiali frodi industriali, colleghi che per gonfiare la parcella sono pronti anche all'omicidio, ecc.. Un film d'impronta civile che ricorda il cinema politico americano degli anni '70, e infatti tra i produttori ritroviamo tre registi impegnati (Pollack, Soderbergh, Minghella). Clooney proprio bravo. T. Gilroy è stato un ottimo sceneggiatore (D. Claiborne, Bourne, L'avvocato del diavolo).

L'ombra del potere - The Good Shepherd
(The Good Shepherd, USA, 2007)
di Robert De Niro. Con Matt Damon, Angelina Jolie, Robert De Niro, Alec Baldwin, Keir Dullea, William Hurt

La CIA, com'è nata e come per anni ha influenzato il destino del mondo: una storia oscura, violenta, senza effetti speciali, l'altra faccia della realtà. Il protagonista "si rinchiude, attraverso un movimento a spirale, in uno spazio solo in superficie portatore di protezione. Nei fatti, diviene complice della sua stessa ambiguità. De Niro riesce a non forzare emotivamente la sua figura e a caricare la suspense non con colpi di pistola ma con bisbigli e occhiate furtive." (Morandini)

Shattered - Gioco mortale
(Butterfly on a Wheel, CDN-GB, 2007)
di Mike Barker. Con Pierce Brosnan, Maria Bello, Gerard Butler, Claudette Mink, Emma Karwandy

Una coppia felice viene sequestrata da un tale che minaccia di uccidere la loro bambina: prima si fa dare tutti i loro soldi, poi li costringe a fare tutta una serie di cose piuttosto incomprensibili, in un crescendo di parossismo. L'ultima condizione è che il marito uccida una donna. E infine il colpo di scena non scontato. La tensione non manca, perché si capisce subito che c'è un piano dietro il frenetico susseguirsi di ordini, ma si fa fatica a intuire quale. Brosnan fa il cattivo, e lo fa decisamente bene.

Il caso Thomas Crawford
(Fracture, USA, 2007)
di Gregory Hoblit. Con Anthony Hopkins, Ryan Gosling, David Strathairn, Rosamund Pike, Embeth Davidtz

Lui uccide la moglie infedele e si fa processare, avendo calcolato tutto per uscirne assolto. Il procuratore, un giovanotto astuto e ambizioso, cade nella trappola e perde la causa. Ma... I colpi di scena finali (anche se non imprevedibili) sono studiati egregiamente e tutto il film si regge su un meccanismo ben oliato: il ritmo talvolta è soporifero ma la tensione viene poi ricostruita con abilità, dimostrando che si possono fare ancora degli ottimi thriller senza ricorrere agli effetti speciali o a centinaia di pallottole. Hopkins gigione da par suo.

Zodiac
(Id., USA, 2007)
di David Fincher. Con Mark Ruffalo, Robert Downey Jr., Jake Gyllenhaal, Anthony Edwards, Brian Cox

1969 - 1974: San Francisco è terrorizzata da un serial killer che manda ai giornali la criptica rivendicazione dei delitti (più di trenta) firmandosi, appunto, Zodiac. Il criminale non fu mai scoperto e alcuni investigatori e giornalisti si impegnarono così a fondo che rimasero duramente segnati da questa sconfitta. Il film parla soprattutto delle loro ossessioni, creando una notevole suspense senza ricorrere a particolari efferatezze, pur non mancando di momenti prolissi. L'autore di Seven conferma la propria capacità di mescolare autorevolmente anime e violenza.

I padroni della notte
(We Own the Night, USA, 2007)
di James Gray. Con Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Robert Duvall, Eva Mendes, Alex Veadov

Il padre è il capo della polizia di N.Y. City, però solo uno dei due figli segue le sue orme; l'altro gestisce un night che fa capo al giro della mafia russa, ma un attentato al fratello poliziotto lo spinge a collaborare con gli investigatori. Verrà scoperto e per rappresaglia gli uccidono il padre: i due fratelli si riconciliano per vendicarsi. Piccola saga familiare che tenta di collegarsi a Scorsese e dintorni e, pur riuscendoci solo parzialmente, si muove con agilità in una metropoli brutta e cattiva, come negli anni '80.

Breach - L'infiltrato
(Breach, USA, 2007)
di Billy Ray. Con Chris Cooper, Ryan Phillippe, Laura Linney, Dennis Haysbert, Kathleen Quinlan

La vera storia della pegggior talpa nell'FBI, Robert Hanssen, che per ventidue anni ha venduto segreti all'URSS: un agente doppio non per ragioni ideologiche (è infatti un cristiano integralista) ma per denaro. Il Bureau lo sospetta e gli mette a fianco un giovane che lo incastri. Niente sparatorie, ma tutto un gioco di fiducia e sospetti basato sull'ambiguità del rapporto quasi edipico tra i due: una chiave di lettura affidata, giustamente, alla realtà e non alle furberie spettacolari, che tuttavia non sempre riesce a mantenere vivo l'equilibrio narrativo.

La ragazza del lago
(I, 2007)
di Andrea Molaioli. Con Toni Servillo, Omero Antonutti, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Anna Bonaiuto

Sulla riva di un lago alpino friulano il cadavere di una ragazza. Il commissario che indaga (e che ha i suoi problemi) è costretto a scavare impietosamente nella piccola comunità, in cui è certamente maturato il delitto: gente diversa da quella di città, ma anche uguale, e in questo pezzo qualunque di un'Italia che cambia le vite scorrono in attesa, fra dolori profondi e banalità miserabili. Tanti premi per un film d'esordio ma attento, maturo, che sceglie il sentiero silenzioso dei caratteri piuttosto che la strada tumultuosa della violenza. E il solito mago, Servillo.

L'uomo privato
(I, 2007)
di Emidio Greco. Con Tommaso Ragno, Catherine Spaak, Ennio Coltorti, Myriam Catania, Vanessa Gravina

Una vita (quasi) ideale: bello, colto (docente universitario), sicuro di sè, ammirato. Il prezzo è un controllo assoluto, che quindi esclude sentimenti e legami troppo impegnativi. Questo equilibrio perfetto salta improvvisamente quando il giovane professore scopre che un suo allievo, sul cui presunto suicidio indaga un ostinato commissario, lo aveva maniacalmente spiato, filmandolo in mille occasioni: perché? Lo stile "freddo" di Greco è in realtà un filtro emozionale che gli permette di dipingere con cura e talento.

Grindhouse - A prova di morte
(Grindhouse - Death Proof, USA, 2007)
di Quentin Tarantino. Con Kurt Russell, Sydney Tamiia Poitier, Vanessa Ferlito, Jordan Ladd, Tracie Thoms

Un gruppetto di non brave ragazze si diverte a girare per locali equivoci, finché uno psicopatico non le ammazza tutte insieme appassionatamente, usando un'auto micidiale. Un anno dopo il serial killer ci riprova con un altro manipolo di amiche, ma non saranno prede facili, anzi. Il film meno bello di Tarantino, se non altro perché le due situazioni si assomigliano troppo, e non basta un Russell perfido e istrionico per dare il ritmo giusto a una vicenda narrata da bravo cinefilo con continue citazioni (da Thelma e Louise a La macchina nera).

The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo
(The Bourne Ultimatum, USA, 2007)
di Paul Greengrass. Con Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine

Agente della CIA alle prese col proprio passato di killer e con gli ex datori di lavoro che vogliono eliminarlo. Terzo capitolo della trilogia sul personaggio creato da R. Ludlum, è il migliore: tutto è basato sulla fuga e l'intero film si svolge a un ritmo frenetico, con un montaggio "sporco" e adrenalinico. Riprendendo Nemico pubblico (1998), il cuore del film è la potenza della sorveglianza elettronica attiva, resa qui con incredibile efficacia, contro l'individuo, che nella fattispecie è tosto (pure troppo). Echelon e dintorni: nessuno è solo. Poi la saga prosegue malamente.

Nella valle di Elah 
(In the Valley of Elah, USA, 2007)
di Paul
Haggis. Con Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Jonathan Tucker

Un reduce americano dall'Iraq ritorna in patria, ma sparisce. Suo padre, ex poliziotto militare, lo cerca ostinatamente e nei pressi della base militare scopre inquietanti indizi. Una poliziotta locale si fa carico della complicata situazione e insieme mettono in luce un quadro drammatico, fatto di omertà, lealtà, eccessi, burocrazia, segreti. La guerra, sempre sporca, non perdona, e il film intreccia con equilibrio e intelligenza patriottismo e pacifismo, indagine poliziesca e dolori individuali.

La giusta distanza
(I, 2007)
di Carlo Mazzacurati. Con Valentina Lodovini, Giuseppe Battiston, Giovanni Capovilla, Ahmed Hafiene, N. Balasso

Mara, giovane e bella maestra, giunge in un paese del Veneto, suscitando amori e invidie. Diventa amica di un ragazzo che sogna di fare il giornalista e ha una relazione con Hassan, un arabo, che in quanto tale sarà il primo sospettato quando la donna viene trovata uccisa. La vicenda poliziesca non è particolarmente originale (salvo che per la morte della protagonista a metà film), ma si dipana cupa e dolente, quasi a contrappunto rispetto a una storia tranquilla e di provinciale normalità.

12
(Id., RU, 2007)
di Nikita Mikhalkov. Con Nikita Mikhalkov, Sergei Makovetsky, Sergei Garmash, Aleksei Petrenko, Yuri Stoyanov

Un ragazzo ceceno viene processato per aver ucciso il padre. Dei 12 giurati, 11 sono certi della colpevolezza dell'imputato; l'unico che non ne è sicuro al di là di ogni ragionevole dubbio, convince pazientemente gli altri a votare per l'assoluzione. Non un semplice remake del grande film di Lumet, perché nelle parole e nei volti dei protagonisti si ritrovano dolorosamente tutti i temi della Russia di oggi: il rapace neocapitalismo, l'inferno ceceno, il nazionalismo, le pulsioni razziste, lo stato di diritto che non c'è, la voglia di giustizia.

Transsiberian
(Id., GB-D-E, 2007)
di Brad Anderson. Con Woody Harrelson, Emily Mortimer, Ben Kingsley, Eduardo Noriega, Thomas Kretschmann

In Cina per scopi umanitari, una coppia americana parte per tornare a casa e prende la transiberiana: un viaggio insolito che si trasformerà in un incubo, fra ambigui passeggeri, trafficanti di eroina, poliziotti inflessibili. Il treno è un luogo che ha sempre attirato il cinema, e talvolta ne sono nati capolavori. Qui a decidere tutto è il sorprendente equilibrio tra caldo claustrofobico e gelida immensità siberiana, e l'ottimo Harrelson è il robusto clown che riesce a sopravvivere fra personaggi non lineari e verità nascoste.

American Gangster
(Id., USA, 2007)
di Ridley Scott. Con Denzel Washington, Russell Crowe, Cuba Gooding Jr., Josh Brolin

Il poliziotto è integerrimo, ma la sua vita privata è un disastro. Il gangster guida la propria famiglia con saggezza e autorità, e ne fa l'ossatura di un piccolo impero. Il bianco e il nero, nella Harlem degli anni '70, non possono che scontrarsi senza fare prigionieri, come fossero simboli di una guerra di classe che non ha più riferimenti ideologici ma solo armi e odio. E i due protagonisti sono macchine perfette, duri e massicci, impenetrabili e acuti, ombre all'ombra del match del secolo Alì - Frazer. Il Grande Romanzo Americano impazzito.

In Bruges - La coscienza dell'assassino
(In Bruges, GB-B, 2008)
di Martin McDonagh. Con Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes, Jérémie Renier, Clémence Poésy

Dopo un lavoro finito male, il capo di due killer li parcheggia a Bruges, in attesa di istruzioni. Uno aspetta passivamente "in questo cesso di posto", mentre l'altro gira per la città, scoprendone, a modo suo, bellezze e nascondigli. Ma tutto cambia, perché uno riceve l'ordine di uccidere l'altro. Ma, ancora, le coscienze, anche quella del boss, fanno strani scherzi. L'inizio lentissimo si avvita in un assurdo crescendo di tensione, e di malnconie, in cui i bravi interpreti seguono la grottesca partitura del geniale autore.

Il passato è una terra straniera
(I, 2008)
di Daniele Vicari. Con Michele Riondino, Elio Germano, Chiara Casellli, Valentina Lodovini

Bravo ragazzo, studente di Giurisprudenza, una vita normale. Finchè incontra un coetaneo un po' meno perbene, che lo convince a fargli da partner, barando, nel giro del poker. Da lì un progressivo, inevitabile, scivolamento verso altre illegalità e immoralità. Da Roberto Carofiglio, una storia ordinaria, lontana da qualsivoglia atmosfera "americana", ancorata all'assurda normalità di un'Italia sempre in bilico fra passato e modernità, fra etica e creatività asociale, individualismo e solidarietà.

Il solitario
(I, 2008)
di Francesco Campanini. Con Luca Magri, Francesco Barilli, Francesco Siciliano, Massimo Vanni

Una rapina finita malissimo ed un unico superstite, che paraltro riesce a fuggire col cospicuo bottino. Cerca aiuto da un vecchio amico, per poter espatriare, ma uno spietatissimo rivale lo bracca senza dargli tregua. Citiamo questo inutile film perché può essere considerato il tipico prodotto "all'italiana" (nel senso peggiore), dato che ripercorre maldestramente le tipologie del noir francese, ma soprattutto perché ha la patetica ambizione se non di rivaleggiare almeno di far parte di quel mondo. Il grande Melville scuote la testa e sbuffa. Vancini e Lizzani pure.

La notte non aspetta
(Street Kings, USA, 2008)
di David Ayer. Con Keanu Reeves, Forest Whitaker, Hugh Laurie, Chris Evans, Martha Higareda

Il solito poliziotto che rispetta le regole (le sue) e le fa rispettare senza farsi troppi scrupoli. Inevitabile che si ritrovi sempre in mezzo agli affari più sporchi, magari quelli che coinvolgono pesantemente il dipartimento di polizia e su cui, naturalmente, le alte sfere vorrebbero silenzio e omertà. Niente di nuovo sotto il cielo sporco di Los Angeles, coi soliti cliché, ma almeno gli interpreti (anche Reeves!) sono in gamba e ce la mettono tutta per disegnare il quadro desolante di una città corrotta, violenta, cinica.

Gran Torino
(Id., USA, 2008)
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, John Antony

La storia di un omicidio e di una pena capitale, che si rivelano come redenzione: non attraverso vicende improbabili di serial killer ma lungo la vita di un vecchio reduce della Corea, che concentra il proprio odio verso il mondo nel disprezzo verso gli stranieri. Un razzismo violento e umano che saprà fare i conti con la realtà. Quasi una raccolta, vibrante e silenziosa, di una vita dentro il cinema, e del cinema dentro la vita. Un capolavoro asciutto, sommesso, ironico, eppure struggente, come le parole finali cantate da C. Eastwood.

Louise Michel
(Louise-Michel, F, 2008)
di Benoît Delépine e Gustave de Kervern. Con Yolande Moreau, Bouli Lanners, Robert Dehoux, Sylvie Van Hiel

Quando chiude la loro orrenda fabbrica le operaie rimaste senza lavoro decidono di fargliela pagare al padrone e assoldano un improbabile killer. Così Michel (che prima era una donna) e Louise (che prima era un uomo) iniziano un'esilarante e spietata caccia all'uomo. L'eccesso di politicamente scorretto rischia quasi di essere un boomerang per un bellissimo film che oppone al disordine capitalistico un ordine anarchico (palese il riferimento alla rivoluzionaria della Comune) e, in fondo, molto più razionale.

Changeling
(Id, USA, 2008)
di Clint Eastwood. Con Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner

Los Angeles, anni '30: un bambino scompare e quando dopo alcuni mesi la polizia lo ritrova la madre è sicura che non sia lui. Le autorità non le credono e addirittura la fanno rinchuidere in manicomio. La vicenda s'intreccia drammaticamente con la scoperta di un serial killer di bambini e sfocerà in uno scandalo che travolge il corrotto ambiente del LAPD. Un film intenso, durissimo, commovente, che denuncia senza esitazioni "le istituzioni totali", e ciò rende ancora più incomprensibile l'appoggio di C. E. a un Romney che certo di quel sistema è nostalgico.

Nessuna verità
(Body of Lies, USA, 2008)
di Ridley Scott. Con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani

CIA e Medio Oriente: il trionfo delle menzogne, e i tre protagonisti - il funzionario USA responsabile dell'area, l'agente operativo, il capo dei servizi giordani - agiscono e ingannano con cinismo differente (strepitosa la leggerezza letale con cui da Washington il capo ordina le cose più infami mentre accompagna i figli a scuola o gioca con loro). E diversi sono i corpi, gli sguardi. Mancano (a eccezione di una coraggiosa donna iraniana) quelli delle vere vittime, schiacciate dai signori della guerra, ma il bravo R. Scott non poteva fare troppo l'antiamericano.

Gomorra
(Id., I, 2008)
di Matteo Garrone. Con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra

Non può esserci trama in questo film che non racconta ma espone, con oscenità e pudore, il sangue dell'ignoranza e l'ignoranza del sangue: vicende terrificanti che sono normalità, avidità esasperata che non è poi così diversa dalla miserabile avidità quotidiana senza crimine, crudeltà assoluta velata dall'istinto di sopravvivenza, voglia di vivere che vira su colori di morte: tutto, alla fine, protetto ignobilmente da quel cinismo andreottiano che è il segno dominante di un'Italia vilmente mafiosa e democristiana.

L'occhio del ciclone - In the electric mist
(In the Electric Mist, USA-F, 2008)
di Bertrand Tavernier. Con Tommy Lee Jones, John Goodman, Peter Sarsgaard, Mary Steenburgen

Mentre indaga su una serie di omicidi, il detective Rabicheaux vede intrecciarsi questo caso con il linciaggio di un nero avvenuto molti anni prima. La Louisiana, opprimente e silenziosamente corrotta, avvolge tutto in un'atmosfera irreale, tanto da rendere palpabili i ricordi degli uomini che combatterono la guerra civile. Lo sguardo dolente dello sbirro si muove nel blues, struggente ma talvolta irresistibile, e il grande Tavernier ci offre un altro film amaro, affascinante, intelligente.

Collection Fred Vargas
(F, TV 2008 - 2010
)
di Josée
Dayan. Con Jean-Hugues Anglade, Hélène Fillières, Jacques Spiesser, Corinne Masier

Serie che riprende con cura e acutezza gli straordinari personaggi creati da Fred Vargas: il commissario Adamsberg, dell'Anticrimine di Parigi, i suoi insoliti collaboratori, e gli Evangelisti, tre bizzarri studiosi specializzati in diversi periodi storici. In Sous les vents de Neptune, L'homme aux cercles bleus, L'homme à l'envers, Un lieu incertain, lo sbirro "spalatore di nuvole" annaspa, cammina, (non) riflette, ritrova pezzi di sé stesso, e risolve casi ingarbugliati, illogici, (in)verosimili.

Sfida senza regole
(Righteous Kill, USA, 2008)
di Jon Avnet. Con Al Pacino, Robert De Niro, 50 Cent, Carla Gugino, Brian Dennehy

Un serial killer si occupa di criminali rimasti impuniti e sui loro cadaveri lascia una simpatica poesiola. Il NYPD è in fibrillazione, perché troppo forte è il sospetto che l'assassino sia un poliziotto - giustiziere. Due vecchi sbirri indagano da par loro, fino al colpo di scena finale. Che è piuttosto prevedibile, come il resto del film, dignitoso ma continuamente déja vu. I due grandi vecchi giocano un po' troppo a fare i due grandi vecchi, e così il loro ritrovarsi finalmente insieme si rivela una magnifica occasione perduta.

L'ultima missione
(MR 73, F, 2008)
di Olivier Marchal. Con Daniel Auteuil, Olivia Bonamy, Catherine Marchal, Philippe Nahon, Francis Renaud

Apparentemente un cliché: poliziotto a fine carriera, alcolizzato e senza speranza, ritrova forse una qualche ragione nel proteggere un donna da un criminale che egli stesso aveva arrestato e che dopo tanti anni di galera vuole riprendere a giocare. Ma l'accoppiata Marchal-Auteil sembra riempire di originalità e di sfumature inaspettate un genere, il noir, o meglio, il polar, che pareva moribondo. Come giustamente ha notato qualcuno, i due dovrebbero cimentarsi con la trilogia di Izzo: ne verrebbe sicuramente fuori qualcosa di buono. (MR73: modello di pistola)

RockNRolla
(Id., USA, 2008)
di Guy Ritchie. Con Gerard Butler, Tom Wilkinson, Thandie Newton, Mark Strong, Idris Elba

Londra è in pieno orgasmo immobiliare e un astuto faccendiere dispensa favori, accumula sterline, gestisce potere. La città sembra un po' quella di Carter: sordida e bella, violenta e struggente, ma costellata di personaggi i più strani: gangster veri e cattivi, gangster fasulli e altrettanto cattivi, rockettari da strapazzo, politici drogati di corruzione, finti trogloditi appassionati d'arte, mafiosi esteuropei, donzelle ciniche e turbolente. E Ritchie continua a divertirsi, e a divertirci, dirigendo abilmente questo infame Circo Barnum.

La rapina perfetta
(The Bank Job, USA, 2008)
di Roger Donaldson. Con Jason Statham, Saffron Burrows, Stephen Campbell Moore, Daniel Mays

Il solito ex malvivente si fa convincere dalla solita bellona a fare il solito "ultimo colpo", addirittura in una delle banche più sicure d'Inghilterra. Ma c'è il trucco: dietro c'è il MI5, che vuole approfittarne per impossessarsi di una cassetta di sicurezza contenente materiale assai delicato. Il film s'ispira, molto liberamente ma con encomiabile attenzione alla verosimiglianza, ad una clamorosa rapina avvenuta a Londra nel 1971 e che, stranamente, scomparve rapidamente dalle prime pagine dei giornali, oltre a restare senza colpevoli.

Nella rete del serial killer
(Untraceable, USA, 2008)
di Gregory Hoblit. Con Diane Lane, Billy Burke, Colin Hanks, Joseph Cross, Mary Beth Hurt

Il solito serial killer, che però - con intenti moralistico-voyeuristici - fa assistere in diretta, sulla rete, alla lenta e dolorosa fine delle proprie vittime: la tortura e la morte sono addirittura regolate dalla quantità di accessi al web. Un'agente dell'FBI, esperta nel contrasto ai reati informatici, ricostruisce il puzzle e cadrà in trappola. Una variazione sul tema non originalissima ma con una sua personalità: non mancano i momenti di bassa tensione, come pure le forzature tecnologiche, tuttavia la storia riesce a reggere.

Redbelt
(Id., USA, 2008)
di David Mamet. Con Chiwetel Ejiofor, Emily Mortimer, Alice Braga, Tim Allen, Joe Mantegna

Max gestisce la propria palestra di arti marziali con rigore e competenza, ma non potrà evitare che il racket delle scommesse metta gli occhi anche su quell'attività. La morte violenta di un suo allievo poliziotto lo spingerà a reagire. Finalmente un film sulle arti marziali (che Mamet pratica da sempre) che se ne sbatte delle mode e della spettacolarità da due soldi e punta invece a ragionare sul rapporto corpo - mente, quotidianità - valori, onore - realismo. Un regista che ogni volta sa stupirci e portarci dove vuole.

Pour Elle
(Id., F-E, 2008)
di Fred Cavayé. Con Vincent Lindon, Diane Kruger, Liliane Rovère, Olivier Marchal, Lancelot Roch

Una coppia felice distrutta: lei viene arrestata e poi condannata per omicidio. Lui, dopo aver perso le battaglie legali, decide di fare di tutto per far evadere la moglie e, consapevole che dovrà sporcarsi non poco, osserva, analizza, progetta, agisce. Non si capisce come mai questo bel film sia stato rifatto nel 2010, dato che il nucleo centtrale era già stato trattato in modo eccellente: i legami che diventano solitudine, la normalità stravolta dalle corcostanze, la gentilezza che deve trasformarsi in qualcosa di duro.

Burn After Reading - A prova di spia
(Burn After Reading, USA, 2008)
di Ethan e Joel Coen. Con George Clooney, Frances McDormand, John Malkovich, Brad Pitt, Tilda Swinton

Un ex agente della CIA scrive un libro di memorie in cui rivela parecchi particolari assai sconvenienti sull'attività della ditta. Una coppia di balordi tenta di ricattarlo, e inizia la sarabanda di equivoci, morti ammazzati, situazioni surreali. Come sempre (ma stavolta il risultato è deludente) i geniali Coen mescolano grottesco e realismo, umorismo irresistibile e amarezza, ferocia e tenerezza, in cui si muovono fluidi e imbarazzati personaggi inevitabilmente sconfitti, ma a volte capaci di un guizzo intelligente che (forse) non li farà morire tristi.

Legittima offesa
(While She Was Out, USA-D-CDN, 2008)
di Susan Montford. Con Kim Basinger, Lukas Haas, Craig Sheffer, Jamie Starr

Desperate housewife e quattro teppisti: loro uccidono un uomo, lei vede tutto e la braccano. La donna fugge in un bosco e con la forza della disperazione... Film stroncato per il ritmo ineguale, che passa dal soporifero all'angoscioso, e che tuttavia ha una sua originalità: a parte le improbabili eroine action, non capita spesso di vedere una protagonista donna senza particolari doti gestire la propria insicurezza reagendo con tale determinazione. Basinger stralunata, dimessa, dura.

Nemico pubblico n. 1 - L'istinto di morte
(L'Instinct de mort, F, 2008)
di Jean-François Richet. Con Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Gilles Lellouche

Jacques Mesrine, un ragazzo di famiglia borghese, è irresistibilmente attratto dalla violenza e va volontario nella guerra d'Algeria; tornato in patria inizia la sua escalation, che lo porterà a diventare il criminale più ricercato di Francia. Fugge in Canada e continua a sparare, lo arrestano, evade. Una storia vera raccontata con troppa ambizione di tornare al grande noir: il film è avvincente, ma i pur ottimi Cassel e Depardieu non sono Delon e Gabin. E pare un po' furbesco fare due film (il secondo narrerà l'epilogo cruento anticipato nella scena iniziale).

La siciliana ribelle
(I., 2008)
di Marco Amenta. Con Veronica D'Agostino, Gérard Jugnot, Marcello Mazzarella, Carmelo Galati, Lucia Sardo

Una bambina allegra e scatenata, che scoprirà la crudezza della realtà mafiosa: diventata adulta, vedrà suo padre, boss di vecchio stampo che non vuole occuparsi di droga, venire ucciso dai rivali dei clan emergenti. Quando decide di ribellarsi, testimoniando al processo, la ragazza si troverà totalmente isolata, addirittura rinnegata dalla madre. Ispirato a una storia purtroppo vera, il film fa tesoro della grande tradizione civile di Rosi, Damiani, ecc., addirittura rinunciando a qualsiasi spettacolarità e restando, egregiamente, all'essenza delle cose.

Leverage - Consulenze illegali
(Leverage, USA, TV 2008 - 2012)
Ideato da J. Rogers, C. Downey. Con Timothy Hutton, Gina Bellman, Beth Riesgraf, Aldis Hodge, Christian Kane

Un ex agente assicurativo mette insieme una variegata banda di gente assai poco raccomandabile: una ladra, un hacker, un reduce delle forze speciali, una truffatrice. Ma il gruppo si occupa di raddrizzare torti, spesso contro avversari potenti e micidiali. L'idea è un cliché, le trame sono spesso improbabili, tanti trucchi sono inverosimili, ma il risultato è piacevolissimo: funambolico come il più simpatico dei personaggi (Parker), dolceamaro come il capo, frenetico come il maneggione di computer.

La doppia ora
(I, 2009)
di Giuseppe Capotondi. Con Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Antonia Truppo, Gaetano Bruno, Fausto Russo Alesi

Speed date, l'orrenda invenzione: ci si incontra per pochi minuti e si decide se approfondire o no la conoscenza. Così si trovano Sonia e Guido, cameriera e vigilante ex poliziotto, ma quando sono soli nella villa vuota sorvegliata da lui, arriva una banda di ladri e... La storia si dipana con suspense e intelligenza, sorretta da un'ottima sceneggiatura e da interpreti non particolarmente noti ma sicuramente molto più bravi di tante star hollywoodiane, e in particolare Rappoport, già splendida protagonista di La sconosciuta (2006).

Bellamy
(Id., F, 2009)
di Claude Chabrol. Con Gérard Depardieu, Clovis Cornillac, Jacques Gamblin, Marie Bunel, Vahina Giocante

Il commissario Bellamy, insieme alla moglie, si gode le meritate vacanze, che però vengono turbate da due sgraditi intrusi: il fratello minore, alcolizzato e nevrotico, ed un uomo che sostiene di avere importanti rivelazioni su un fatto di sangue. La vocazione da sbirro lo porterà a occuparsene, ma non ne uscirà indenne. Da sempre sopravvalutati, regista e protagonista si muovono ben affiatati, ma tutta la storia ha un che di precario, e l'intrecciarsi delle vicende più che arricchirla la rende piuttosto incerta.

Fuori Controllo
(Edge of Darkness, USA-GB, 2009)
di Martin Campbell. Con Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Shawn Roberts

La figlia di un detective viene uccisa e subito si pensa che il vero obiettivo fosse il padre. Che però, indagando, scopre tuttì'altra storia: traffici di armi nucleari, corruzione, complotti, agenzie di intelligence deviate. La vendetta porterà inevitabilmente al massacro. Film che funziona perchè costruito su una robusta sceneggiatura, che tuttavia non manca di difetti: luoghi comuni, soprattutto, nel rapporto padre vedovo - figlia, nel profilo violento di certa industria. Gibson è bravo, ma è meglio Winstone, che ricorda il von Sidow di Tre giorni del condor.

Nemico Pubblico - Public Enemies
(Public Enemies, USA, 2009)
di Michael Mann. Con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff

Nemico pubblico n. 1 è un'espressione coniata per Al Capone, ma fu usata anche per John Dillinger: famigerato rapinatore di banche negli USA degli anni '30, si prese gioco così a lungo della giustizia che l'FBI, quando lo individuò (stava uscendo da un cinema) decise di farla finita subito: e lo freddarono con decine di proiettili. Un film che rinuncia all'azione a tutti i costi, tanto che "su assedi e fughe grava una strana malinconia. Johnny Depp impersona benissimo l'eleganza cattiva, triste e innamorata del giovane gangster." (L. Tornabuoni)

Red Riding 1974
(Id., GB, TV 2009)
di Julian Jarrold. Con Andrew Garfield, David Morrissey, John Henshaw, Anthony Flanagan, Warren Clarke

Nello Yorkshire un giovane giornalista indaga sull'uccisione di alcune bambine. Dopo la morte violenta di un collega che si occupava di speculazioni edilizie, sospetta che vi sia un qualche collegamento, e si ritrova in un gran pasticcio. La corruzione è diffusa e la polizia sembra collusa assai. Degrado e malaffare dominano questo thriller particolarmente cupo che, pur con qualche ingenuità, non esita a demolire tutti i possibili luoghi comuni su un'Inghllterra felix che forse non è mai esistita. Primo capitolo di una trilogia fatta di storie legate e indipendenti.

Red Riding 1980
(Id., GB, TV 2009)
di James
Marsh. Con Paddy Considine, Warren Clarke, James Fox, David Calder, Nicholas Woodeson, Ron Cook

La polizia non riesce a fermare lo squartatore dello Yorkshire e allora arriva un detective a capo di una piccola squadra speciale: ma le indagini portano alla luce il marcio (molto) della polizia stessa. E le cose si mettono davvero male. Film ambizioso e sopravvalutato che vede fallire i propri obiettivi: le inquadrature "sporche" diventano povertà espressiva, la trama criptica e spezzata confusione, il ritmo lento noia, i drammi esistenziali banalità, i legami con la storia precedente forzati, i colpi di scena scontati.

Red Riding 1983
(Id., GB, TV 2009)
di Anand
Tucker. Con David Morrissey, Mark Addy, Robert Sheehan, Lisa Howard, Chris Walker , Jim Carter

La scomparsa di altre bambine spinge il detective Jobson, che pure era stato fra i poliziotti che "fanno tutto quello che vogliono", a recuperare un po' di dignità e a fare il proprio mestiere. E anche un miserabile avvocato farà la sua parte. Dello sconclusionato secondo film questo azzera incertezze e vuoti, non solo fornendo un quadro compiuto alle vicende ma, soprattutto, ridando vita all'atmosfera corrotta, ai paesaggi desolati, alle anime perse: addirittura insinuando una qualche speranza. E tecnica e interpreti decisamente all'altezza.

Uomini che odiano le donne
(Män Som Hatar Kvinnor, S, 2009)
di Niels Arden Oplev. Con Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Peter Haber, Georgi Staykov

Mikael Blomkvist, direttore di un periodico battagliero ma in difficoltà, si ritira temporaneamente dall'attività e accetta l'incarico di un vecchio industriale: dovrà svelare il mistero della scomparsa, molti anni addietro, di sua nipote. A lavorare con lui si ritrova Lisbeth Salander, dura, asociale e vittima di mille abusi. Scopriranno una vicenda fatta di violenze agghiaccianti e libertà negate. Dal primo libro della trilogia Millennium di Stieg Larsson, un successo mondiale: ottima cosa, perchè a volte anche i best seller sono bei libri. Ma al film solo 7+.

La ragazza che giocava con il fuoco
(Flickan som lekte med elden, S, 2009)
di Daniel Alfredson. Con Noomi Rapace, Michael Nyqvist, Annika Hallin, Per Oscarsson

La rivista Millennium sta per pubblicare un servizio esplosivo sul mercato del sesso in Svezia, ma i due giornalisti autori del'inchiesta vengono uccisi. Lisbeth Salander è sospettata e fugge, mentre il suo amico Mikael Blomkvist, direttore del giornale, cerca di aiutarla, comunicando con lei, esperta hacker, via computer. Al centro di tutto una sordida storia di abusi sessuali e la selvaggia follia della famiglia di Lisbeth. Dal secondo libro della trilogia Millennium di Stieg Larsson, un film che non va oltre una sbiadita trasposizione cinematografica.

La Regina dei Castelli di carta
(Luftslottet som sprängdes, S-D-DK, 2009)
di Daniel Alfredson. Con Noomi Rapace, Michael Nyqvist, Annika Hallin, Per Oscarsson, Lena Endre

Si delinea finalmente la cornice dell'intrigo di cui Lisbeth Salander è stata la principale ma non unica vittima: le trame di una sezione deviata dei servizi segreti svedesi. Ma l'incauto spettatore che non avesse visto i due film precedenti non ci capirebbe nulla. E anche chi ha letto la bella trilogia si troverà in difficoltà a seguire una trama confusa e raffazzonata. Rapace è davvero brava nel suo ruolo, ma non basta un'ottima interprete per salvare un film palesemente nato con lo scopo di sfruttare un clamoroso successo editoriale.

State of Play
(Id., USA, 2009)
di Kevin Macdonald. Con Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Wendy Makkena

Un giornalista cerca di far luce sulla gestione dei fondi per la difesa USA: negli illeciti è coinvolto anche un suo vecchio amico, importante membro del Congresso, ma l'inchiesta è complicata anche dalla morte - incidente? - dell'assistente del deputato. La parte migliore del film riguarda però l'intreccio fra il vecchio modo di fare giornalismo (Tutti gli uomini del Presidente), a cui è affezionato il protagonista, e l'uso intensivo del web, da parte di una sua giovane collega. Una svolta nel tradizionale filone americano sui giornali. Ma questa è la stampa, bellezza.

Harry Brown
(Id., GB, 2009)
di Daniel Barber. Con Michael Caine, Emily Mortimer, Iain Glen, David Bradley, Liam Cunnigham

In una Londra brutta, sporca e cattiva, Harry trascina la sua vita da pensionato e il cuore delle sue giornate è nella partite a scacchi col suo amico Leonard. Quando questi viene ucciso dal solito branco impazzito, e la polizia non combina granchè, Harry tira fuori la grinta di ex soldato e decide di sistemare le cose a modo suo. Una trama basata su un cliché decisamente abusato, ma che si dipana con fluida durezza, senza moralismi e con fredda aderenza a realtà urbane sempre più degradate e irrecuperabili.

My Son, My Son, What Have Ye Done
(Id., USA - D, 2009)
di Werner
Herzog. ConMichael Shannon, Willem Dafoe, Grace Zabriskie, Chloë Sevigny, Brad Dourif, Loretta Devine

Un'anziana è stata uccisa ed il colpevole, suo figlio, si è barricato in casa. Il detective che dirige l'operazione cerca di capire cosa sia accaduto e come si possa risolvere la situazione, interrogando la fidanzata del giovane ed il regista della compagnia teatrale di cui fa parte. Un bellissimo film, reso assai complesso dai riichiami alla tragedia greca, alla catarsi religiosa, alle fughe oniriche di Lynch (produttore). Solo il grande Herzog poteva mescolare superbamente il thriller e la profonda assurdità dell'anima, sospesa fra razionalità e follia.

Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans
(Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans, USA, 2009)
di Werner Herzog. Con Nicolas Cage, Eva Mendes, Val Kilmer, Xzibit, Shea Whigham

Dopo un grave incidente, un tenente della Squadra Omicidi di New Orleans si ritrova dipendente dagli antidolorifici, e già che c'è anche di cocaina ed altro. Ma cerca di fare il suo mestiere, indagando su un feroce omicidio e vedendosela con un potente criminale. Il grande Herzog ci porta in una città devastata, e non sappiamo se ciò è dovuto alla violenza della natura o a quella dell'uomo. Cage assolutamente straordinario. Nel '92 Ferrara ci parlava di un altro bad lieutenant: due film diversissimi e contigui.

Dolan's Cadillac
(Id., USA, 2009)
di Jeff Beesley. Con Christian Slater, Wes Bentley, Greg Bryk, Emmanuelle Vaugier, Robert Benz

Una coppia felice, ma lei assiste per caso ad un massacro da parte di trafficanti di esseri umani e viene quindi uccisa. Il marito cerca a lungo il colpevole, un gangster spietato e potente, che gira solo in Cadillac, e prepara una vendetta micidiale. Da un racconto di Stephen King, il film inizia in modo fin troppo tradizionale ma si focalizzerà con insolita tensione sui momenti nei quali i due si fronteggiano: una torrida e gelida situazione di claustrofobia on the road. Non male, ma forse King meritava di più.

Angeli e Demoni
(Angels & Demons, USA, 2009)
di Ron Howard. Con Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgård, Pierfrancesco Favino

Decisamente imbarazzante se i quattro principali candidati al trono papale vengono rapiti; se poi dietro al complotto c'è l'antica setta degli Illuminati, non avara di oscuri segreti e funestissimi presagi, allora la faccenda si fa seria. Ma un professore americano di simbologia religiosa riuscirà a decifrare gli arcani segni disseminati per Roma. Anche qui, come per il Codice da Vinci, le solite polemiche idiote da parte di sciamani e intellettuali. Ma, appunto, trattasi di un film, non dell'Anticristo. Divertente e ben diretto, però meno spettacolare e inquietante del vero Conclave.

The Informant
(Id., USA, 2009)
di Steven Soderbergh. Con Matt Damon, Scott Bakula, Joel McHale, Melanie Lynskey, Frank Welker

Un giovane biochimico che lavora in una multinazionale dell'industria agroalimentare viene convinto dall'FBI a rivelare segretamente le porcherie dell'azienda: attività che procurerà all'informatore molti soldi e molte ansie. E infatti il film - che parte da una vicenda reale - si basa sulla denuncia di certe marachelle capitalistiche, ma in realtà è quasi più rivolto alla personalità del protagonista, una sorta di modello a rovescio (?) dell'american way of life: carrierismo, limitatezza dei valori, frustrazioni, doppiezza. Il regista, al solito, è attento e acuto.

L'affaire Farewell
(Id., F, 2009)
di Christian Carion. Con Emir Kusturica, Guillaume Canet, Alexandra M. Lara, Ingeborga Dapkunaite, Willem Dafoe

URSS, primi anni '80: un colonnello del KGB avvia la propria personale perestrojka e decide di minare il formidabile apparato di spionaggio su cui si regge l'opprimente regime sovietico: per far passare le informazioni contatta un ingegnere francese che lavora a Mosca, e Parigi è entusiasta di essere in prima linea nel "grande gioco". Ispirato ad una storia vera, ancorché poco nota, il film rinuncia a qualsiasi espediente spettacolare e ricostruisce metodicamente i meccanismi lenti e oscuri del vero spionaggio.

Giallo
(I, 2009)
di Dario Argento. Con Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky, Robert Miano

Giallo è cattivo, capace, scaltro, efficiente. Giallo è un serial killer. Giallo è brutto, e le sue vittime le sceglie bellissime, perchè tutti l'hanno sempre deriso, e a quelle ragazze che non lo guarderebbero mai gliela fa pagare con il male più atroce: torture e terrore, e l'insopportabile certezza che dopo saranno uccise. Anche la splendida Celine avrà il suo viaggio al termine della notte, e deve morire. Sua sorella la cerca e si rivolge alla polizia: il commissario non sembra granché, ma vuole Giallo. Argento è tornato, con un (modesto) giallo.

Fortapàsc
(I, 2009)
di Marco Risi. Con Libero de Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux

Napoli, 1985: la camorra uccide il giornalista del Mattino Giancarlo Siani: un giovane di 26 anni, allegro, curioso, tenace, competente. Solo un praticante senza contratto, dal punto di vista tecnico, ma un vero giornalista di razza. Che con le sue inchieste sugli appalti e la corruzione si scontrerà con un potere spietato. Un film quasi leggero, come l'auto usata dal giornalista, che ripercorre gli ultimi mesi prima dell'assassinio: bravi interpreti ed una sceneggiatura talmente forte da scomparire, come nei grandi film civili degli anni '60.

The International
(id. USA-D-GB, 2009)
di Tom Tykwer. Con Clive Owen, Naomi Watts, Armin Mueller-Stahl, Ulrich Thomsen, James Rebhorn

Una grande banca è il nucleo finanziario di un groviglio di attività criminali e terroristiche, ma indagare su queste potenti strutture è complicato e rischioso: ci provano un agente dell'Interpol e una magistrata, con Milano al centro della vicenda. Film che ricorda il cinema civile italiano degli anni '60 e '70, con qualcosa in più e in meno: la spettacolarità (grazie a quattrini ed effetti speciali) e il realismo. Tykwer è serio nel raccontare intrighi e corruzione, ma talvolta scivola su ingenuità irritanti (ad es. i soliti carabinieri tonti).

The Code
(Id., USA-D, 2009)
di Mimi Leder. Con Morgan Freeman, Antonio Banderas, Radha Mitchell, Robert Forster, Rade Serbedzija

Non male riuscire a fare un buon film usando tanti bei vecchi cliché: il burbero delinquente "vecchia scuola" e quello giovane e high tech, il colpo impossibile, inseguimenti clamorosi, la bellissima intrusa, altri cattivi più cattivi dei cattivi... Sarà forse perché la scelta di fondo è stata quella di rinunciare all'espediente della "coppia": sì, i due progettano e realizzano insieme la rapina ai confini della realtà, ma i loro dialoghi sono lontanissimi dai friizzanti scambi di battute che ci si aspetterebbe. Dunque è ancora possibile fare film d'azione intelligenti.

Il direttore di notte
(The Night Manager, GB, TV 2009)
di Susanne
Bier. Con Hugh Laurie, Tom Hiddleston, Olivia Colman, Elizabeth Debicki, Tom Hollander

Un ex soldato britannico fa il direttore di notte in un albergo e viene a conoscenza di un grosso traffico internazionale d'armi. Cerca di fare qualcosa, ma inutilmente, e pagherà un alto prezzo. Anni dopo, per caso, è nuovamente coinvolto, e agirà, non senza difficoltà, con grande durezza e abilità. Laurie bravissimo nei panni, insoliti, del ricco cattivo cattivo. Dal bel romanzo di le Carrè, una storia che intreccia con ritmo e perizia i drammi personali, le complesse manovre dei servizi segreti, i privilegi di classe.

Giustizia privata
(Law Abiding Citizen, USA, 2009)
di F. Gary Gray. Con Gerard Butler, Jamie Foxx, Leslie Bibb, Bruce McGill, Colm Meaney

Una famiglia viene massacrata da due balordi: lui si salva, ma vede morire moglie e figlia. I colpevoli verranno presi, e il più feroce dei due se la cava dando la colpa all'altro. Dopo dieci anni esploderà la vendetta contro tutto il sistema giudiziario: un piano complesso e senza pietà, con un esito imprevedibile. Il tema è quello del "giustiziere" ma qui - malgrado l'azione sia dominante e violentissima - contano molto le psicologie, e lo spettatore difficilmente resiste alla trappola ipnotica.

Pelham 123: Ostaggi in metropolitana
(The Taking of Pelham 123, USA, 2009)
di Tony Scott. Con Denzel Washington, John Travolta, John Turturro, Luis Guzmán, Michael Rispoli

Dei banditi efficienti e determinati prendono in ostaggio un vagone della metropolitana di N. Y. e chiedono un enorme riscatto. Chi tratta con loro è un funzionario della metro, con qualche scheletro nell'armadio. La trama è ripresa dal magnifico Colpo grosso (1974) ma s'innesta nel clima di paura e incertezza del dopo 09/11: ne sono impregnati il negoziatore, gli ostaggi e persino il freddo e sadico capo della gang. Adrenalina e claustrofobia alla base di un film che alla fine si risolve quasi come un western: i due si affrontano e solo uno...

Il segreto dei suoi occhi
(El Secreto de Sus Ojos, AR-E, 2009)
di Juan José Campanella. Con Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino, Guillermo Francella

Argentina: un investigatore in pensione si mette a scrivere un romanzo, ma inevitabilmente ritorna al brutto caso, irrisolto, di una giovane donna stuprata e uccisa. Il dramma lo ha colpito particolarmente e nel ripercorrere la vicenda si ritrova in un semplice e aggrovigliato intreccio fra il delitto, un amore fallito, gli anni bui della dittatura fascista. Inevitabilmente il remake made in USA (2015) punterà meno sul versante politico, con uno schematismo estraneo al film originale, che, nella sua apparente fluidità, rivela una struttura raffinata e complessa.

Fratelli in erba
(Leaves of Grass, USA, 2009)
di Tim Blake Nelson. Con Edward Norton, Richard Dreyfuss, Susan Sarandon, Keri Russel

Due fratelli gemelli: uno fa, assai bene, il professore di filosofia all'università, l'altro fa, assai bene, il coltivatore di marijuana. Saputo che il fratello "cattivo" è morto, il prof va nel paese natio. E scopre che si tratta di un trucco per sfuggire a un creditore, pericoloso gangster. Allora si scambiano l'identità. Piacvolissima commedia, che vira bruscamente sul noir, e poi rimescola e intreccia i generi. Norton, al solito, è molto bravo, e affronta con sicurezza il cliché della doppia interpretazione.

Sherlock Holmes
(Id., USA, 2009)
di Guy Ritchie. Con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly

Si era già provato a far uscire SH dallo stereotipo, e qui l'operazione (cap. 1) è radicale: un personaggio moderno che però riprendesse alcune caratteristiche ben esplicitate da Doyle eppure trascurate da una cinematografia troppo prudente: SH non praticava arti marziali, ma era un ottimo spadaccino e boxeur. Le forzature non mancano (dialoghi un po' isterici, complotti), ma finalmente vediamo SH vestito (in)decentemente. E Watson tosto. Ottimi effetti speciali, ma l'adrenalina è troppa, e talvolta tagliata male. Qui una bella recensione.

Lie To Me
(Id., USA, TV 2009 - 2011)
di Adam Davidson. Con Tim Roth, Kelli Williams, Brendan Hines, Monica Raymund, Kristen Ariza

Cinesica: studio della comunicazione non verbale, e soprattutto di quella che si attua attraverso i movimenti, i gesti, le posizioni, la mimica del corpo. Prossemica: studia spazio e distanze all'interno di una comunicazione. Massimo esperto di queste due discipline, il dott. Lightman aiuta le forze dell'ordine smascherando chi non dice la verità. Finalmente un'idea originale (anche se non nuovissima: Deaver ne La bambola che dorme), con un Roth bravo ma un po' troppo à la House. Nostalgia di Mr. Orange.

Una vita tranquilla
(I, 2010)
di Claudio Cupellini. Con Toni Servillo, Marco D'Amore, Francesco Di Leva, Juliane Köhler

Un camorrista si ritira, scappa in Germania e si rifa una vita, sotto falso nome, gestendo un ristorante. Quando due killer gli chiedono appoggio, in uno di essi riconosce il figlio abbandonato a suo tempo: le cose si complicano, uno dei due lo riconosce e lui è costretto ad eliminarlo. E poi un'altra vita, ancora, tranquilla? Noir a cui lo straordinario Servillo aggiunge, "togliendo", tutta la possibile ambiguità umana: sguardi e parole omesse sono più crudi e brutali di qualsiasi esibizione violenta.

The American
(Id., USA, 2010)
di Anton Corbijn. Con George Clooney, Violante Placido, Thekla Reuten, Paolo Bonacelli, Bruce Altman

Un killer decide di ritirarsi a vita privata ma prima deve svolgere un ultimo incarico: costruire un fucile ad alta precisione per un collega (ignorando di essere lui stesso il bersaglio). Ma nel paesino abruzzese dove si era rifugiato (e dove s'innamorerà) è sorvegliato da misteriosi nemici, che cercheranno di ucciderlo. Finale inconcludente, come il resto del film, soporifero, privo di sceneggiatura, tanto presuntuoso quanto intriso di banalità. E Clooney più che enigmatico e sofferto pare rincoglionito.

L'uomo nell'ombra
(The Ghost Writer, USA-D-F, 2010)
di Roman Polanski. Con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattrall, Timothy Hutton

L'ex Premier britannico (evidente calco di Blair) assume un ghost writer che scriva la sua autobiografia: il giovanotto scopre che il proprio predecessore non è affatto morto in un incidente, dato che aveva portato alla luce particolari molto scottanti sulla vita del politico ed i suoi rapporti con gli USA. Il grande Polanski ritorna al thriller, con forti richiami a Htchcock ma in un'atmosfera angosciosa che spesso risulta forzata. Dei due colpi di scena finali uno è troppo meccanico ma l'altro è reso in modo strepitoso. Da Robert Harris.

Unstoppable - Fuori Controllo
(Unstoppable, USA, 2010)
di Tony Scott. Con Denzel Washington, Chris Pine, Rosario Dawson, Ethan Suplee, Kevin Dunn

Un treno carico di materiali tossici viaggia senza controllo e punta verso un centro abitato. Due ferrovieri sfigati ma indomiti tentano l'impresa tutta americana (e vera, in questo caso: 2001, Ohio) di bloccarlo. Nel suo ultimo film T. Scott affronta con maestria il "cinema dei treni" ed è un contributo potente: azione vera su treni veri, le macchine ed i campi coltivati, destino e coraggio. Qualche sbavatura nella solita coppia giovame inesperto - vecchio saggio burbero, ma D.W. è affascinante nella sua grossolanità, raffinata quanto l'allure dell'ufficiale di Allarme rosso.

The Unjust
(Id., ROK, 2010)
di Ryoo Seung-wan. Con Jeong-min Hwang, Seung-beom Ryu, Hae-jin Yu, Ho-jin Jeon, Dong-seok Ma

La polizia non riesce a catturare un maniaco che violenta e uccide bambine, così trova un capro espiatorio: caso chiuso e fine delle polemiche. Ma un investigatore continua a scavare e si ritroverà nella classica situazione assai più grande di lui. In realtà la vicenda è molto più complicata, perché i vari personaggi si muovono sempre su un doppio binario, apparenza e realtà, e non è semplice per lo spettatore districarsi in questo groviglio di finzioni. Ma la pazienza è il modo migliore per apprezzare questo bel mix di poliziesco e azione.

Justified
(Id., USA, TV 2010 - 2015)
Ideato da Graham Yost. Con Timothy Oliphant, Nick Searcy, JoelleCarter, Walton Goggins, Rachel Brooks

Nell'est del Kentucky oggi è tramontata l'epoca del carbone e alla crisi le risposte sono spesso ben al di là della legalità. Lo sceriffo (che poi è un marshal) Raylan Givens, in questa sua terra natale, agisce con adeguata decisione, anche perchè sa usare la pistola assai bene. Molte pallottole e molto bourbon in una serie splendida assolutamente western, grande ladra di temi e personaggi che poi butta con acutezza e originalità in una saga cruda, funambolica, ricca, violenta, contradditoria. E davvero tanti bravi attori. Dai bei libri di E. Leonard.

Shutter Island
(Id., USA, 2010)
di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Max von Sydow

USA, metà anni '50: due agenti federali (uno reduce da un lager nazista) vanno in un manicomio criminale per indagare sulla misteriosa scomparsa di una donna che ha ucciso i tre figli. Scopriranno l'inferno: un'ombra scura avvolge tutto, confondendo i medici delle SS con gli psichiatri di Harvard, l'orrore hitleriano con l'incubo di istituzioni totali che trasformano il malato mentale in essere immondo. Il Male non è ideologico ma è il Potere, e niente è come sembra. Un film terribile e unico, splendido e insopportabile. Da un formidabile libro di Lehane.

Luther
(Id., GB, TV 2010 - 2019)
di Brian Kirk et al. Con Idris Elba, Ruth Wilson, Warren Brown, Dermot Crowley,, Mark North

Luther è ispettore capo alla Serious Crime Unit di Londra. Con il matrimonio a pezzi, la sua vita è fatta solo di lavoro, che ha ripreso dopo esser stato sospeso per la quasi uccisione di un killer di bambini. Particolarmente acuto e intuitivo, ma anche tempestoso, sa dare una svolta decisiva alle indagini, con colleghi che lo stimano, oppure no, e un'amica-nemica incombente. In una città "normale" vicende ben oltre la normalità, talvolta un po' troppo, ma il congegno funziona e le molte complessità s'incastrano bene, con momenti di forte e violenta tensione.

The Experiment
(Id., USA, 2010)
di Paul Scheuring. Con Adrien Brody, Forest Whitaker, Cam Gigandet, Maggie Grace, Clifton Collins

Una sperimentazione al limite: dei volontari vengono suddivisi in due gruppi, detenuti e guardie, e dovranno comportarsi esattamente come se si trovassero in un carcere duro, dove diritti, umanità, giustizia, sono estranei. Gli sviluppi sono drammatici e l'esperimento di fatto va fuori controllo. Parrebbe una trama fantasiosa e improbabile, e invece qualcosa di analogo è stato messo in piedi negli anni '70 in un'università americana. Il film ne ricostruisce con angosciosa efficacia i presupposti scientifici e gli esiti incontrollabili. Già fatto nel 2001.

L'immortale
(L'immortel, F, 2010)
di Richard Berry. Con Jean Reno, Kad Mérad, Jean-Pierre Darroussin, Marina Foïs, Richard Berry

Un boss della mala di Marsiglia si ritira dal giro, ma è comunque ingombrante ed il suo rivale, già amico fraterno, lo tradisce e cerca di ucciderlo. Lui sopravvive e quando colpiscono anche la sua famiglia si vendicherà con spietata precisione. Goffo e insipido tentativo di resuscitare il noir marsigliese, ripercorrendone senza un briciolo di originalità (maldestri gli inserti etnici che dovrebbero attualizzare) i luoghi comuni: il codice, la lealtà, la solitudine. Reno poco convinto che imita se stesso.

The Next Three Days
(Id., USA-F, 2010)
di Paul Haggis. Con Russell Crowe, Elizabeth Banks, Liam Neeson, Brian Dennehy, Lennie James, Jason Beghe

Una coppia felice distrutta: lei viene arrestata e poi condannata per omicidio. Lui, dopo aver perso le battaglie legali, decide di fare di tutto per far evadere la moglie e, consapevole che dovrà sporcarsi non poco, osserva, analizza, progetta, agisce. Una certa prolissità iniziale, appesantita dal cliché dell'uomo normale costretto a sovvertire tutte le regole, si trasforma rapidamente in alta tensione, ritmata acutamente non da clamorosi effetti speciali, ma da dettagli di sospensione, di vuoto, di silenzio. Remake americano di un ottimo film francese del 2008.

The Conspirator
(Id., USA, 2010)
di Robert Redford. Con James McAvoy, Robin Wright, Kevin Kline, Evan Rachel Wood, Justin Long

1865: la guerra civile si è conclusa da poche settimane, ma un gruppo di irriducibili sudisti tenta di ribaltare la situazione e il presidente Lincoln viene ucciso a teatro dall'attore John W. Booth. È solo una parte di un vasto complotto che il governo deve stroncare: gli accusati devono morire e per chi li difende il compito è drammatico. La cornice storica, la scenografia, i riferimenti alla paura dopo l'11 settembre, danno respiro e anima a un grande film americano, che comunque è un avvincente thrilller.

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma
(Di renjie, CN, 2010)
di Tsui Hark. Con Andy Lau, Carina Lau, Bingbing Li, Tony Leung Ka Fai, Chao Deng

Cina, 690 d.C.: prima donna nella storia cinese, la reggente Wu sta per essere incoronata imperatrice ed in suo onore viene costruita un'immensa statua del Buddha; ma c'è chi cospira e uccide, così Wu chiede aiuto al detective Dee, già suo avversario. (Troppo) liberamente tratto dal personaggio di R. van Gulik. "Una messa in scena di febbrile bellezza ... riflessione allegorica sugli arcana imperii: veste di sontuose immagini avventurose una meditazione sul potere." (Placereani) Dopo i filmetti con Van Damme, Tsui Hark torna ai fasti di Once Upon.... Prequel nel 2014.

Il commissario Nardone
(I, TV 2010)
di Fabrizio Costa. Con Sergio Assisi, Stefano Dionisi, Luigi Di Fiore, Giorgia Surina, Anna Safroncik

Un commissario meridionale trapiantato in una Milano nebbiosa, che ben presto diverrà casa sua, indaga con determinazione su casi "veri". Sì, perchè Nardone è realmente esistito, e addirittura si deve a lui l'idea di dotare le questure di una nuova struttura operativa, la Squadra Mobile. Una vicenda, che si sviluppa dall'immediato dopoguerra fino ai primi anni '60, ricostruita con attenzione ai particolari e con plausibile realismo, anche se non mancano superflui spunti sentimentali. Protagonisti bravi e un po' gigioni, e nell'insieme la serie è più che buona.

Sherlock
(Id., GB, TV 2010 - 2017)
di Paul McGuigan. Con Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Mark Gatiss, Rupert Graves, Una Stubbs

Fra i troppi, inutili, apocrifi su SH, eccone uno intelligente e molto ben fatto: l'idea non è solo quella di ambientare le storie nella Londra di oggi, ma di mescolare abilmente le trame originali con elementi reinventati (esilarante e dirimente l'uso degli smartphone), anche, ovviamente, rispetto al profilo dei personaggi. E gli appassionati ridono e si divertono in questo continuo gioco di citazioni, vere e false. Cumberbatch ci fa ma riesce ad essere assai più (in)credibile di tanti predecessori. E Watson giusto. Montaggio gestito con astuzia e attenzione.

Boardwalk Empire
(Id., USA, TV 2010)
di Martin Scorsese. Con Steve Buscemi, Michael Pitt, Kelly MacDonald, Michael Shannon, Shea Whigham

Atlantic City, come Las Vegas, non esisterebbe se non ci fossero stati dei bravi gangster. Uno di loro è Enoch "Nucky" Thompson, che negli anni del proibizionismo costruisce, gestisce, corrompe, ammazza, fa favori, riceve favori, tra minacce e sorrisi, brindisi e funerali, sussurri e grida. Steve Buscemi è pressochè perfetto per questa figura (ispirata a un vero boss dell'epoca): mellifluo e micidiale, paterno e cinico, ignorante e acuto. Scorsese dirige l'orchestra come Beethoven avrebbe fatto con la Settima.

Buried - Sepolto
(Buried, E, 2010)
di Rodrigo Cortés. Con Ryan Reynolds, Ivana Miño

Un camionista di servizio in Iraq dopo un attacco della guerriglia si ritrova chiuso in una bara: chi lo ha rinchiuso vuole un forte riscatto ed ha lasciato al prigioniero un cellulare con cui egli possa chiamare chi dovrà trovare i soldi. Altri oggetti inseriti nella bara, non necessariamente inanimati..., hanno lo scopo di agevolare le comunicazioni - ai fini del riscatto, ma anche di angosciare all'estremo il sepolto vivo. Difficile immaginare qualcosa di più claustrofobico e il regista è davvero bravo a rendere dinamica una situazione del genere.

Wrecked
(Id. USA - CND, 2010)
di Michael Greenspan. Con Adrien Brody, Caroline Dhavernas, Ryan Robbins, Adrian Holmes, Jacob Blair

Un uomo si sveglia dentro un'automobile completamente distrutta, in mezzo ad un bosco: accanto a lui i corpi di tre uomini, morti. Egli non ricorda nè il proprio nome nè cosa sia accaduto. Dopo aver trovato nel bagagliaio dei soldi e una pistola, comincia a sospettare di aver commesso una rapina e di essere quindi ricercato dalla polizia. Ferito seriamente, vaga per i boschi, aiutato da un cane e braccato da un felino predatore: in questa disperata ricerca di salvezza è tormentato da strane visioni, che forse lo avvicineranno alla verità.

Outrage
(Autoreiji, J, 2010)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Ryo Kase, Kippei Shiina, Tomokazu Miura, Jun Kunimura

Nella Yakuza vigono regole ferree che ogni clan deve rispettare. Ma questo equilibrio vacilla, messo in pericolo dall'eccessiva avidità nel traffico di droga da parte di una delle famiglie. Otomo, assai esperto di queste complesse vicende, riceve l'incarico di ristabilire l'ordine, ma la spirale di sangue sarà inarrestabile e caotica. Forse il film meno riuscito del grandissimo Kitano, che pare confessare un qualche proprio inaridimento, ad esempio facendo mancare quegli sprazzi di poesia che l'hanno reso unico.

Misteri a Parigi
(Mystère à Paris, F, TV 2011-2018)
di Stéphane Kappes et. al.. Con Émilie Dequenne, Marie Denarnaud, Mathilda May, Alice Taglioni, Marilou Berry

Ballerina, cuoca, studentessa, cantante, e altre ancora al centro di delitti e intrighi nei luoghi più celebri di Parigi. E siccome siamo a fine '800 le storie - ciascuna a sè stante - hanno inevitabilmente tutto il sapore del feuilleton, comprese incongruenze, retorica, malvagità, ingenuità e via dicendo. Ma alcune buone trovate (soprattutto il fatto che siano sempre donne, e intraprendenti assai, le protagoniste), la scenografia eccellente, gli agganci "storici", rendono il tutto abbastanza piacevole.

La talpa
(Tinker, Tailor, Soldier, Spy, GB, TV 2011)
di Tomas Alfredson. Con Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, Benedict Cumberbatch, Jared Harris

Lo Stagnaio, il Sarto...: come in quella filastrocca, ma qui sono i nomi in codice di quattro alti funzionari del MI6 (il "Circus") tra cui si annida un agente doppio, una talpa del KGB. Per scoprirlo viene richiamato in servizio il vecchio Smiley. Dal più bel libro di le Carré (già ottimo film per la tv nel 1979), una straordinaria storia di amicizia e di tradimento: situazioni rarefatte, silenzi, ambiguità, ironia leggera e umida: un'atmosfera perfetta. Oldman non imita l'inarrivabile Guinness ed è un protagonista sommesso e micidiale.

Vera
(Id., GB, TV 2011 - )
Ideato da Ann Cleeves. Con Brenda Blethyn, David Leon, Jon Morrison, Wunmi Mosaku

Northumberland, nord Inghilterra: anche in queste terre fredde e desolate crimini e misfatti abbondano e il lavoro non manca all'Ispettore capo Vera Stanhope: tarchiata, spettinata, autoritaria, vestita in modo riprovevole, arcigna, svagata. Acuta e attenta, però, e la normalità del crimine a volte la sorprende, ma più spesso la vede reagire con ferma determinazione. Nello sterminato panorama dei gialli televisivi, questa serie britannica, dai romanzi di Ann Cleeves, si distacca dignitosamente dai cliché e dalle situazioni consolatorie.

Bling Ring
(The Bling Ring, USA, 2011)
di Sofia Coppola. Con Israel Broussard, Emma Watson, Katie Chang, Taissa Farmiga, Claire Julien, Georgia Rock

Dove, se non a Los Angeles, questa storia vera? Un gruppo di ragazzi vive solo per il glamour e sistematicamente svaligia le case dei divi per impadronirsi degli oggetti cult. Raramente le allucinazioni perverse sono state narrate con simile neutralità, che è peggio di una condanna morale: Coppola governa perfettamente l'ordinaria follia giovanile e in questo apparente distacco si cela lo sconcerto assoluto per le esistenze buttate, per la miseria dei sogni, per la debolezza, e la pervasività, della prospettiva di vita.

Millennium - Uomini che odiano le donne
(The Girl with the Dragon Tattoo, USA, 2011)
di David Fincher. Con Rooney Mara, Daniel Craig, Christopher Plummer, Stellan Skarsgård, Joely Richardson

Hollywood è così messa male da produrre remake ad appena due anni dall'uscita dell'originale? A quanto pare sì, ed ecco il nuovo film tratto dal primo libro della trilogia Millennium. In realtà non è stata una cattiva idea, dato che i precedenti film svedesi erano mediocri, mentre questo è splendido: "tutti i film di David Fincher sono dei cupi labirinti, in cui ci aggiriamo smarriti e impazziti." (Plac) e anche qui il coinvolgimento è sorprendente, un assenzio amaro e pericoloso, e inevitabilmente ipnotico nel suo intreccio lento e frenetico.

The Killing
(Id., USA-CDN, TV 2011 - 2014)
di Veena Sud. Con Mireille Enos, Joel Kinnaman, Jamie Anne Allman, Brent Sexton, Brendan Sexton III

Una storia apparentemente tradizionale: l'omicidio di una ragazza e le indagini di due detective di Seattle. Ma quello che pareva essere un "normale" delitto si rivela molto più complesso: un oscuro coinvolgimento familiare, e poi anche indizi di un rapporto con la torbida politica locale. E segmenti temporali che s'intrecciano in modo inquietante e angoscioso. Remake dell'ottima serie danese Forbrydelsen (2007) adatta con intelligenza l'ambientazione scandinava alla realtà americana.

Canepazzo
(I, 2011)
di David Petrucci. Con Giuseppe Schisano, Gian Marco Tavani, Franco Trevisi, Myriam Catania, T. Brass, F. Nero

Canepazzo, un serial killer degli anni '80, ha fatto numerose vittime: dopo molti anni, il figlio di una di queste si rivolge al criminologo che studiò la vicenda per cercare di arrivare alla verità. Che, anche grazie alle ricerche fatte all'epoca da un giornalista ossessionato dal caso, si rivelerà contorta e agghiacciante. Il film - ingiustamente stroncato - cerca, un po' ambiziosamente, di distaccarsi dai cliché di genere e s'incardina al visionario puro, nella ricostruzione degli omicidi, neilo svolgersi degli eventi, nel delinearsi dei personaggi.

Le paludi della morte - Texas Killing Fields
(Texas Killing Fields, USA, 2011)
di Ami Canaan Mann. Con Sam Worthington, Jeffrey Dean Morgan, Jessica Chastain, Chloe Moretz, Jason Clarke

Nel Texas più squallido che si possa immaginare due poliziotti indagano sull'uccisione di alcune giovani donne: fra prostitute adolescenti, pervertiti senza pietà, periferie detestabili, madri fuori dalla realtà, il dramma si dipana oscuramente, nel silenzio umido e insidioso delle paludi. E di questo ambiente Ami Mann ci regala con freddezza e compassione gli aspetti più inguardabili, disegnando con cura le tante forme della violenza. Un film più che dignitoso, attento più agli sguardi che alle armi.

Killer Joe
(Killer Joe, USA, 2011)
di William Friedkin. Con Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Thomas Haden Church, Gina Gershon, Juno Temple

Texas, scombinata e rancorosa famiglia di spacciatori in grossi guai con un boss della droga: i due fratelli decidono di far fuori l'orrenda mamma per incassare l'assicurazione e assoldano un poliziotto psicopatico, killer nel tempo libero. La vicenda s'ingarbuglia follemente fino a un cruento e ambiguo epilogo. Friedkin è talmente bravo da far evaporare sia gli evidenti tributi a Tarantino e Cohen sia la regia inflessibile, quasi che i personaggi avessero vita propria. E uno dei più celebrati "belli" diventa corpo mutevole e ingannatore.

Sherlock Holmes: Gioco di Ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows, USA, 2011)
di Guy Ritchie. Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Stephen Fry, Jared Harris

Inevitabile il seguito: stavolta è il professor Moriarty, lo storico nemico di SH, al centro della vicenda, un mostruoso complotto internazionale. Che solo SH individua collegando vari fatti misteriosi. Esaurito, nel primo episodio, il bisogno di incorniciare personaggi e ambienti, il film si dedica liberamente all'azione: anche con esiti non disprezzabili (esilaranti dialoghi SH-W), ma la figura di SH viene ad assumere una fisionomia sempre più distante da quella immaginata da Doyle. Peccato, perché una maggior fedeltà avrebbe fatto solo che bene.

Knockout - Resa dei conti
(Haywire, USA, 2011)
di Steven Soderbergh. Con Gina Carano, Ewan McGregor, Michael Fassbender, Michael Douglas, A. Banderas

Mallory, grande esperta di arti marziali, è l'arma letale di una delle tante agenzie di intelligence USA, ma il datore di lavoro decide di mandarla in pensione: definitivamente, e lei non è molto d'accordo. Così gli ex colleghi che le danno la caccia dovranno vedersela con questa ira di dio. Un'idea abusata che però è il pretesto per dare corpo, con intelligenza, alla forza femminile, quasi sempre di contorno rispetto al maschio protagonista. E Carano, thaiboxer e campionessa di lotta, è ideale in questo ruolo che la fa entrare nel club di Gloria, Ripley, Black Mamba, Salander.

The Lincoln Lawyer
(Id., USA, 2011)
di Brad Furman. Con Matthew McConaughey, Ryan Phillippe, William H. Macy, Marisa Tomei, John Leguizamo

A Mickey Haller, avvocato di L.A., non piace molto difendere rapinatori e assassini, ma è il suo lavoro (che svolge in gran parte a bordo della propria Lincoln), e quindi non esita a patrocinare un giovane riccone accusato di stupro e tentato omicidio. Caso proficuo ma banale che s'intreccia con un altro, e che si complica fino a diventare un incubo. Il personaggio creato da M. Connelly, affidato ad un attore bravo ma troppo fascinoso, si destreggia abilmente fra gli intrighi metropolitani e, tra Marlowe e Mason, si guadagna quel che basta per la Lincoln.

Hanna
(Id. USA, UK, D, 2011)
di Joe Wright. Con Saoirse Ronan, Cate Blanchett, Eric Bana, Jessica Barden, Tom Hollander

Eric, lasciata la CIA, si rifugia nella foresta finlandese insieme alla figlia, che per anni alleva e istruisce nella caccia, nel combattimento, nella cultura. Ma quando arriva la resa dei conti con l'agenzia, lo scontro è spietato: da ambo le parti, perché la ragazzina, nella sua diversità, lotterà furiosamente. I riferimenti fiabeschi (strega cattiva, lupo, città come bosco malvagio) s'innestano abilmente nella forte tensione del thriller, malgrado fotografia e montaggio siano a volte troppo ricercati. Inevitabile, poi, un'inutile serie TV.

Rampart
(Id., USA, 2011)
di Oren Moverman. Con Woody Harrelson, Robin Wright, Sigourney Weaver, Ice Cube, Ned Beatty, Cynthia Nixon

Los Angeles, un distretto di polizia tra i più duri, un poliziotto tra i più duri: fa sempre quello che ritiene giusto, senza risparmiare la violenza. E, non onestamente, si caccia in grossi guai (come se non gli bastassero quelli familiari). Tutto ruota intorno a lui, intelligente, solido, disperato, confuso. La spudorata ambizione di dipingerlo come un tragico eroe shakespeariano si risolve in un pasticcio dominato da una fotografia elaborata e stucchevole, e da altre furberie "artistiche" che affondano tutto nella noia e nell'irritazione.

Headhunters
(Hodejegerne, N, 2011)
di Morten
Tyldum. Con Aksel Hennie, Nikolaj Coster-Waldau, Julie Ølgaard, Synnøve Macody Lund, Eivind Sander

Un abilissimo cacciatore di teste, cioè un selezionatore di dirigenti, arrotonda ampiamente rubando insieme a un complice quadri nelle case dei candidati. Uno di questi, però, forse l'amante della moglie, è un pericoloso farabutto che ha tutt'altri scopi, e tra i due la partita sarà mortale, oltre che particolarmente movimentata. Da un libro dell'ottimo Jo Nesbø, un film intricato e semplice, lieve e cinico, non privo di astuzie un po' ingenue ma in definitiva ben congegnato e divertente.

The River Murders - Vendetta di sangue
(The River Murders, USA, 2011)
di Rich Cowan. Con Ray Liotta, Ving Rhames, Christian Slater, Gisele Fraga, Sarah Ann Schultz

Il solito serial killer che se la prende con giovani donne? O qualcuno cmhe in qualche modo ha preso di mira il detective che indaga? Il quale, già coi suoi problemi di rabbia e alcol, ha avuto relazioni con le vittime; e infatti l'FBI lo sospetta. Ma la verità è nel passato. Film abbatsanza convenzionale che cerca di distinguersi per un tot di colpi di scena ma che riesce a malapena a sopravvivere nel vastissimo, e quasi sempre improbabile, oceano degli omicidi seriali. Liotta bolso e caricaturale.

L'isola dell'angelo caduto
(I, 2011)
di Carlo Lucarelli. Con Giampaolo Morelli, Gaetano Bruno, Rolando Ravello, Giuseppe Cederna, Lorenzo Perpignani

In un'isola destinata al confino degli antifascisti avvengono alcuni misteriosi omicidi ed il commissario che indaga (peraltro ansioso per l'auspicato trasferimento) si trova di fronte a una realtà confusa: fascisti fanatici, membri di una setta, detenuti disposti a collaborare. Lucarelli porta sullo schermo un proprio romanzo ma l'operazione riesce solo parzialmente: l'ottima architettura del libro si risolve in una trasposizione meccanica, e disturbata da un cast in cui si mescolano bravi interpreti e attori scadenti.

J. Edgar
(Id., USA, 2011)
di Clint Eastwood. Con Leonardo DiCaprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Judi Dench, Ed Westwick

Un uomo pieno di ossessioni: il crimine, i comunisti, gli intellettuali, i diversi (ma ci saranno sue scabrose foto en travesti), e poi le Pantere nere, i giovani ribelli. Creatore nel 1925 di una nuova e moderna forza di polizia, l'FBI, J. Edgar Hoover ne fu il padrone indiscusso per quasi 50 anni, con un potere spesso maggiore di quello del Presidente. Lo sguardo di C. E. è sempre lucidissimo (e allora come fa a votare Romney - e poi Trump?!) e attraverso la complessa figura di Hoover s'interroga, ambiguamente, sull'America e sull'onestà.

Person of Interest
(Id., USA, TV 2011 - 2016)
di Jonathan Nolan. Con Michael Emerson, James Caviezel, Taraji P. Henson, Kevin Chapman, Sarah Shahi

Un sistema sofisticatissimo di IA che, attraverso tutte le reti (pc, telefonia, elettricità, videosorveglianza, banche dati) controlla tutti: progettato per il governo USA, viene usato da uno dei suoi inventori per prevenire crimini. Il braccio armato è un ex agente CIA molto (troppo) tosto. Thriller- fantascienza, una serie diversa e intelligente, che intreccia, a volte in modo troppo criptico, le indagini normali con mafie, polizia corrotta, servizi deviati, cybercriminali e un'IA antagonista che vuole il mondo. Ritmo, suspense, e una coppia di protagonisti ben disegnata.

Safe House - Nessuno è al sicuro
(Safe House, USA, 2012)
di Daniel Espinosa. Con Denzel Washington, Ryan Reynolds, Vera Farmiga, Brendan Gleeson, Sam Shepard

Un ex della CIA, che ha un chip molto compromettente per l'agenzia, viene preso in consegna da un agente e messo in una casa sicura; in cui, però, arrivano dei cattivissimi che vogliono eliminarlo. E allora frenetica fuga dei due, con giochi e doppi giochi. Sempre piacevole vedere i cliché sconquassati da chi sa fare cinema e conduce la danza con la perizia dell'artista che passa fluidamente dall'immobilità al funambolismo. E che sa confondere con lucidità le metafore e le illusioni.

Jack Reacher - La prova decisiva
(Jack Reacher, USA, 2012)
di Christopher McQuarrie. Con Tom Cruise, Rosamund Pike, Werner Herzog, Robert Duvall, David Oyelowo

Reacher, ex ufficiale della polizia militare, vive girando gli States in autostop e si ritrova regolarmente in situazioni difficili, da cui esce grazie alle sue ottime doti in fatto di analisi, armi, lotta, ecc. Qui risolve un intricato caso in cui è coinvolto un cecchino. Dignitoso film d'azione che riprende il personaggio creato da Lee Child, anche se nei libri la caratterizzazione è molto più complessa: il protagonista non è semplicemente un eccezionale combattente, ma un cervello formidabile che valuta con grande lucidità la fisica dei conflitti.

The Bletchley Circle
(Id., GB, TV 2012 - 2014)
di Guy Burt. Con Anna Maxwell Martin, Rachael Stirling, Sophie Rundle, Julie Graham, Hattie Morahan

A metà anni '50 due ex analiste del GCHQ britannico di Bletchley Park vanno a San Francisco perché hanno capito che lì è all'opera chi a suo tempo uccise una loro amica. Usando le loro notevoli abilità professionali, e con l'aiuto di due colleghe americane, indagano tenacemente. Poi altri misteri. L'idea iniziale (donne detetctive, dilettanti sì ma fino a un certo punto) funziona, e l'ambientazione d'epoca è abbastanza ben ricostruita, ma c'è qualche incongruenza di troppo e l'aria progressista (su razzismo e omosessualità) è inficiata da un anticomunismo d'altri tempi.

Omicidi tra i fiordi 
(Fjällbackamorden, S, TV 2012-2013)
di Michael Hjorth. Con Claudia Galli Concha, Richard Ulfsäter, Per Morberg, Pamela Cortes Bruna, Lennart Jähkel

Fjällbacka è un villaggio di pescatori nella Svezia occidentale: una piccola comunità che però è teatro di brutali omicidi. Su di essi indaga un commissario di polizia che non può fare a meno dell'aiuto di sua moglie, scrittrice e acuta osservatrice. Una discreta serie che riprende i romanzi scritti da Camilla Läckberg: storie gelide, naturalmente, e tortuose, ambientate in una zona circoscritta che tuttavia hanno legami, spesso misteriosi e inquietanti, con realtà anche assai distanti.

Outrage Beyond
(Id., J, 2012)
di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Ryo Kase, Hirofumi Arai, Tomokazu Miura, Ken Mitsuishi

L'irrisolta guerra di mafia fra le più potenti famiglie assume caratteri sempre più volenti e Otomo, affiliato al clan perdente, sembra collaborare con la polizia e, soprattutto, cerca alleanze per poter vendicare l'onore perduto e, forse, per ripristinare un codice che pare nessuno voglia più rispettare. Prosegue l'affievolimento dello spirito visionario di Kitano, qui impegnato in un "oltre" dignitoso ma tutto sommato inutile. Gli unici sprazzi poetici, che chiunque ami questo grande regista cerca inesorabilmente, in alcune scene di pura violenza.

7 psicopatici
(Seven Psychopaths, USA, 2012)
di Martin McDonagh. Con Colin Farrell, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Christopher Walken, Tom Waits

Marty fatica a scrivere la sceneggiatura di 7 psicopatici ma l'amico Billy gli dà qualche spunto, inevitabilmente bizzarro. Senonchè Billy non è proprio normale, e infatti di mestiere fa il rapitore di cani; e quando prende la creaturina di un gangster (psicopatico, naturalmente) la faccenda diventa molto cruenta. Splendido film, intricato e surreale, con dialoghi da commedia noir e scene amabilmente efferate: McDonagh non ha nulla da imparare da Tarantino o Coen, e dirige l'ottima orchestra con cruda lievità, amando la musica e i colori.

The Bullet Vanishes
(Id., CN, 2012)
di Chi-Leung Law. Con Nicholas Tse, Ching Wan Lau, Kai Chi Liu, Gang Wu, Boran Jing

Cina, anni '20: in una fabbrica di armi si susseguono varie morti violente, e a fianco di un poliziotto locale acuto e pistolero indaga un detective speciale, legato intimamente a una dolce assassina. Le pallottole si sprecano ma è davvero altrove la storia: corruzione, capitalismo orrendo, lealtà, amore, lotta di classe. E paradossalmente è la raffinatezza stilistica a dominare: interpreti eccellenti, fotografia magistrale costruita sui simbolismi dei contrasti cromatici, intelligenza negli effetti speciali, scenografia accuratissima.

The Art of the Steal
(Id., CDN, 2012)
di Jonathan Sobol. Con Kurt Russell, Matt Dillon, Terence Stamp, Jay Baruchel, Kenneth Welsh

La solita squadra di esperti professionisti del furto e un complesso piano per rubare un libro preziosissimo, nientemeno che di Gutenberg. Ma la faccenda si complica e le cose prendono una brutta piega. O no? Un cliché ripreso con grande abilità, in ottimo equilibrio fra commedia dai dialoghi spesso esilaranti e, appunto, il classico heist movie (il film del grande colpo). Trovate piuttosto originali, compreso il finale, ironia e molte citazioni, per un risultato piacevole che riabilita un sottogenere ormai alle corde.

007 Skyfall
(Id., GB, 2012)
di Sam Mendes. Con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Naomie Harris

Mala tempora currunt: Bond muore; sparisce, e ricompare sul web!, un elenco segreto di agenti dell'MI6; M è sospesa fra le dimissioni e un ex agente che la vuole morta a tutti i costi. Ma 007 ricompare e si confronterà col nemico: l'esito è scontato, tuttavia la vicenda non ripropone il Bond invincibie e viveur, ricostruendone un'immagine problematica, dai chiaroscuri sorprendenti, i cui rapporti con M e l'antagonista sono segnati da ambiguità e contraddizioni. Peccato che la sceneggiatura sia grossolana, e con imperdonabili ingenuità.

Il cacciatore di donne
(The Frozen Ground, USA, 2012)
di Scott Walker. Con Nicolas Cage, John Cusack, Vanessa Hudgens, Dean Norris, Kevin Dunn, Jodi Lyn O'Keefe

Giovani donne che un serial killer rapisce, violenta e uccide nei boschi, come fossero animali. È il caso che deve risolvere un esperto detective, però se il sospettato è noto, la sua abilità, e la sua normalità, sembrano tenerlo al sicuro. Essenziale la testimonianza di una ragazza sfuggita al criminale, ma lei è strana, refrattaria. Da una storia vera un film che ripercorre un po' stancamente i noti luoghi comuni, con la variante di centrare l'attenzione sulla complessità della vittima. E il gelo del nord rende tutto più agghiacciante.

Le belve
(Savages, USA, 2012)
di Oliver Stone. Con Blake Lively, John Travolta, Aaron Johnson, Salma Hayek, Emile Hirsch

Due grandi amici (tanto da condividere le grazie dellla bella Ophelia) avviano una strepitosa coltivazione di marijuana e la loro esistenza scorre felice sotto il sole della California. Ma questo successo dà molto fastidio ad un cartello messicano, che scatena l'inferno. Stone non può che rappresentare una ferocia totale, che non sconvolge solo la vita di chi non vorrebbe violenza, ma coinvolge brutalmente l'anima e la rende selvaggia. Il finale, quello ragionevole e quello produttivo, non può che essere amaro. Da Winslow.

The Raven
(Id., USA-E-H, 2012)
di James McTeigue. Con John Cusack, Luke Evans, Alice Eve, Brendan Gleeson, Oliver Jackson-Cohen

Gli ultimi giorni di Edgar Allan Poe. Baltimora, 1850: un omicida seriale uccide replicando fedelmente le morti violente dei racconti di Poe. Ma il gioco è più complesso: ogni omicidio contiene un indizio: è una sfida che culminerà nel rapimento della fidanzata (?) dello stesso Poe. Lo scrittore cerca disperatamente di ritrovarla. Non mancano i momenti di quasi genialità da parte di un regista visionario e funambolico, ma l'idea di fare di Poe un eroe d'azione è peregrina e ruffiana, e toglie credibilità a tutto l'impianto.

Il sospetto
(Jagten, DK, 2012)
di Thomas Vinterberg. Con Mads Mikkelsen, Annika Wedderkopp, Thomas Bo Larsen, Susse Wold

Un maestro d'asilo, bravo, riceve da una bambina che gli è particolarmente affezionata un dono d'amore: lui ovviamente rifiuta, con gentilezza, ma la piccola ne resta offesa e si vendica accusandolo di molestie. Ed è una tragedia, perché tutti gridano al mostro e sarà difficilissimo far emergere la verità. Un thriller giudiziario che guarda soprattutto al conformismo, tanto più micidiale quanto ammantato di "sani" pregiudizi. Il tema hitchcockiano dell'innocente solo contro tutti declinato, benissimo, su un registro delicato e angoscioso.

Red Lights
(Id., USA, 2012)
di Rodrigo Cortés. Con Sigourney Weaver, Robert De Niro, Cillian Murphy, Toby Jones, Joely Richardson

Una brillante esperta di paranormale, che ha smascherato decine di ciarlatani, si trova a doversi misurare con Simon Silver, un sedicente medium protagonista di clamorose dimostrazioni delle proprie capacità. La faccenda è complicata dal fatto che chi ha contrastato Silver ha fatto una brutta fine. Il film è proprio uno spettacolo di "magia": lo spettatore guarda dove vuole il mago, lasciandosi così distrarre dal luogo e dal momento in cui si realizza il trucco. Un thriller raffinato e, naturalmente, ingannevole.

Zero Dark Thirty
(Id., USA, 2012)
di Kathryn Bigelow. Con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, James Gandolfini

Alla faccia dei manager maschi della CIA, un'analista tosta e lucidissima, guardata con sufficienza dai suddetti, per dieci anni, ossessivamente, dà la caccia a Osama Bin Laden, e la fine è nota. Pare non esserci anima, ma solo realtà. "In completa opposizione alle regole hollywoodiane, il film non si costruisce come un ordinato processo drammaturgico di avvicinamento al climax - la magnifica pagina della spedizione dei Navy Seals - ma scorre verso di esso come un fiume dalle ampie anse lente." (Plac)

La regola del silenzio - The Company You Keep
(The Company You Keep, USA, 2012)
di Robert Redford. Con R. Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Susan Sarandon, Richard Jenkins, Nick Nolte

Durante la guerra del Vietnam il membro di un gruppo radicale resta coinvolto in una rapina con omicidio ed è costretto a cambiare identità: diventato un brillante avvocato liberal, dopo trent'anni viene scoperto da un giornalista e dovrà fuggire ancora. Da un bellissimo libro di Neil Gordon, il film può solo parzialmente riprenderne la lucidità e le sfumature, ma è attento a ricostruire psicologie umane e politiche, ben in equilibrio con l'impianto thriller. Un Redford quasi nostalgico di Come eravamo con un film intelligente, acuto, emozionante.

ACAB - All Cops Are Bastards
(I, 2012)
di Stefano Sollima. Con Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo

Quattro celerini in una Roma invivibile: ultras dementi, extracomunitari vittime e carnefici, rom, naziskin. E la Politica irrimediabilmente distante da queste realtà crude e irrisolvibili. La solidarietà fra colleghi ("fratelli") sembra l'unica cosa che conta per questi poliziotti per i quali Pasolini avrebbe provato dolore. Un film spiazzante e amaro, che brucia gelidamente tutti gli stereotipi letterari e ci costringe ad andare oltre la macelleria messicana della Diaz. Cinema che si nutre e ci nutre di contraddizioni.

Il quinto potere
(The Fifth Estate, USA, 2013)
di Bill Condon. Con Benedict Cumberbatch, Daniel Brühl, Antony Mackie, David Thewlis, Alicia Vikander

Su Iraq e Afghanistan tutti i governi hanno mentito e continuano a fare disinformazione. Gli USA in primis. Ma c'è una fuga di notizie e (2007) WikiLeaks, col suo fondatore Assange, riesce a diffondere questi segreti. La reazione del potere è durissima e Assange, isolato, deve fuggire e trova rifugio nell'ambasciata a Londra dell'Ecuador (dov'è tuttora). Se fosse un thriller di fantasia il film sarebbe ottimo, ma la storia è vera, e avrebbe richiesto maggior coraggio nell'affrontare e nel denunciare le vere, enormi, storture delle democrazie. Un bel documentario nel 2016.

The Berlin File
(Id., ROK, 2013)
di Ryoo Seung-wan. Con Jung-woo Ha, Gianna Jun, Suk-kyu Han, Seung-beom Ryu, John Keogh, Numan Acar

Dove può fiorire la nostalgia della guerra fredda se non a Berlino, e fra le due Coree? Ma in realtà sono i soldi e il potere alla base di tutto, e i due agenti nemici devono fare i conti con doppi e tripli giochi ad altissimo livello, in cui intervengono a gamba tesa anche CIA, Mossad, arabi, ecc.. Trama decisamente aggrovigliata, anche grazie a un fin troppo elaborato montaggio, che tuttavia rivela la propria essenza - al di là delle migliaia di pallottole - proprio nel rifiuto del manicheismo e nella drammatica storia di due sposi.

Blue Ruin
(Id., USA, 2013)
di Jeremy Saulnier. Con Macon Blair, Eve Plumb, Devin Ratray, Amy Hargreaves, David W. Thompson

L'assassinio dei genitori sconvolge Dwight, che si lascia andare completamente, fino a quando uno dei killer viene rilasciato: gli dà la caccia disperatamente, e inizia una terribile spirale di violenza. Non il classico film di vendetta, perché il protagonista è un uomo normale, debole, inesperto di armi, confuso. Ed è in questo contrasto che la storia si dipana con cruda amarezza, con una scansione degli avvenimenti misurata sull'angoscia e l'impotenza piuttosto che sui cliché del thriller.

Oldboy
(Id., USA, 2013)
di Spike Lee. Con Josh Brolin, Elizabeth Olsen, Sharlto Copley, Samuel L. Jackson, Michael Imperioli

Un odioso uomo qualsiasi, ubriacone arrogante e pessimo marito, si ritrova rinchiuso in una stanza, dove resterà per 20 anni. L'unica compagnia è una tv da cui apprende che sua moglie è stata assassinata e che egli è indicato come colpevole. La vendetta è il suo pensiero fisso, e quando finalmente è libero... Ottimo remake del capolavoro di Chan-wook Park (2003), ne riprende tutto il carico di violenza e di ossessione claustrofobica, virando però su un registro più freddo, che intreccia realismo e mélo.

Effetti collaterali
(Side Effects, USA, 2013)
di Steven Soderbergh. Con Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw

Una giovane donna, depressa al punto di tentare il suicidio, instaura un positivo rapporto con uno psichiatra, ma non è sufficiente per evitare squilibri, atteggiamenti maniacali, e addirittura vuoti di memoria provocati dai farmaci. Così, quando suo marito viene ritrovato morto, i sospetti cadono inevitabilmente su di lei. Un altro intenso esempio di coerenza analitica, con straordinaria capacità di mettere in relazione intimità individuali e momenti collettivi, soggettività e regole sociali.

Prisoners
(Id., USA, 2013)
di Denis Villeneuve. Con Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Maria Bello, Paul Dano, Melissa Leo

Una cittadina americana viene sconvolta dala scomparsa di due bambine. Il padre di una delle due reagisce con furia e questo non aiuta le indagine di un poliziotto, che però, con testardaggine, vuole a tutti i costi arrivare in fondo alla vicenda. Un thriller assai ingegnoso e ben condotto, ma forse troppo intriso di riferimenti: la società corrotta che non sa proteggere i propri figli, lo scarto della giustizia rispetto alla verità, l'ambiguità che talvolta avvolge la violenza, spazio e limiti della libertà.

Cani sciolti
(2 Guns, USA, 2013)
di Baltasar Kormákur. Con Denzel Washington, Mark Wahlberg, Paula Patton, Bill Paxton, Fred Ward

Due infiltrati (l'uno all'insaputa dell'altro) nel mondo del narcotraffico per neutralizzare un boss rapinano una banca dove questi conserva i propri utili. Ma il bottino è astronomico e i derubati (la CIA, in realtà) li braccano per recuperare il denaro. E tutto si complica. Ennesima variazione della coppia amIci-nemici, ma con un'efficace ironia che stempera i ritmi adrenalinici. E la sceneggiatura elaborata evita l'appiattimento sulla pura azione. Che quindi è un'anima intelligente e apprezzabile.

The Counselor - Il Procuratore
(The Counselor, USA, 2013)
di Ridley Scott. Con Michael Fassbender, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt, Bruno Ganz

Un avvocato in difficoltà finanziarie si fa coinvoigere in un grosso affare di droga ma vari inconvenienti scatenano la reazione spietata di un cartello messicano. Che agisce secondo i propri metodi abituali, lontanissimi, ovviamente, dalla "normalità" a cui è abituato l'avvocato, che dunque diventa disperatamente anormale. Scott rende perfettamente questo contrasto, alternando dialoghi complessi e silenzi, interior design e sporcizia urbana. Tutto viene spiegato da Diaz: bellezza e amoralità.

L'ipnotista
(Hypnotisören, SV, 2013)
di Lasse Hallström. Con Tobias Zilliacus, Mikael Persbrandt, Lena Olin, Helena af Sandeberg, Jonatan Bökman

Una famiglia massacrata ed il commissario che indaga non può fare a meno dell'aiuto di un medico ipnotista per ricostruire ciò che ha visto l'unico sopravvissuto. Ma la stessa famiglia dell'ipnotista, peraltro in crisi, verrà coinvolta drammaticamente. Ovviamente le atmosfere sono cupe, e gelide, e affollate di omaggi a Bergman, ma pare esserci una sorta di riservatezza, di pudore, in questo buon thriller che più scandinavo non si può. E qualche incongruenza nella trama è perdonabile.

Now You See Me - I maghi del crimine
(Now You See Me, USA- F, 2013)
di Louis Leterrier. Con Jesse Eisenberg, Mark Ruffalo, Woody Harrelson, Mélanie Laurent, Morgan Freeman

Quattro abilissimi prestigiatori si riuniscono per dar vita a spettacoli strabilianti, che si trasformano in situazioni al limite della legalità e oltre. L'FBI indaga freneticamente ma loro (guidati da una misteriosa entità) sono sempre due passi avanti. E tutto il divertentissimo film è uno scintillante gioco di prestigio, in cui la realtà è illusione, che a sua volta maschera un'illusione più grande. E tutto si confonde magicamente, senza, però, l'insopportabile furbizia di non svelare i meccanismi e i trucchi.

The Call
(Id., USA, 2013)
di Brad Anderson. Con Halle Berry, Abigail Breslin, Justina Machado, Michael Eklund, Morris Chestnut

Un'operatrice del 911 di Los Angeles riceve una chiamata da una ragazza rapita, chiusa nel bagagliaio di un'auto. La drammatica conversazione continua lungo il viaggio e la vittima cerca disperatamente di seguire le istruzioni d'aiuto. Francamente difficile strutturare una storia così claustrofobica, ma, meglio di The Guilty, il ritmo e la suspense rimangono a un ottimo livello, e la tensione non si allenta nei vari momenti di indispensabile diversione e negli sviluppi della vicenda.

Uomini di parola
Stand Up Guys, USA, 2013)
di Fischer Stevens. Con Al Pacino, Christopher Walken, Alan Arkin, Julianna Margulies, Vanessa Ferlito

Val è stato per quasi 30 anni dove si va "a letto presto", e non ha mai fatto i nomi dei suoi amici gangster. E quando esce va da quello più caro, Doc, che però ha un "contratto" su di lui. Val cerca di recuperare il tempo perduto, godendosela, e l'amico ha un bel dilemma. Film postcarcerario che non esita a saccheggiare i luoghi comuni, ma utilizzandoli con arguzia e ironia, anche grazie alla gara di bravura dei due protagonisti, così diversi da non temere il confronto, anzi, creando occasioni per duetti memorabili.

Parker
(Id., USA, 2013)
di Taylor Hackford. Con Jason Statham, Jennifer Lopez, Michael Chiklis, Clifton Collins Jr., Micah A. Hauptman

Parker è un gangster di razza ma dopo un colpo viene tradito dai suoi compagni, che lo abbandonano mezzo morto. Lui sopravvive e progetta un elaborato e clamoroso piano, per vendicarsi e, possibilmente, rifarsi. Un'agente delle assicurazioni, naturalmente bellissima, gli complica le cose. Dal personaggio di Westlake, il film ne riprende solo in parte le atmosfere e i caratteri, preferendo la più agevole strada dell'azione, con Statham che resta dignitosamente fedele al proprio marchio.

American Hustle - L'apparenza inganna
(American Hustle, USA, 2013)
di David O. Russell. Con Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence

Lui e lei sono dei brillanti truffatori che danno il colpo finale a ricchi in disgrazia. Un ambizioso agente FBI li costringe a una performance complicata, e piena di imprevisti, per incastrare faccendieri e politici corrotti. "Film sull'inganno, inganno verso gli altri, inganno verso se stessi, inganno reciproco fra ingannatori" (Plac), si ammanta di "kitsch lunare" per dipingere tutto il grottesco del finto conflitto fra onesti (?) e malandrini. E in questo caleidoscopio di volgarità i cinque bravi protagonisti fanno a gara a chi è più trucido.

Broadchurch
(Id., UK, TV 2013 - 2017)
di James
Strong, Euros Lyn. Con Olivia Colman, David Tennant, Jodie Whittaker, Andrew Buchan, Adam Wilson

Broadchurch, sulla costa inglese, è un piccolo centro come tanti altri: vita tranquilla, tutti conoscono tutti, piccoli segreti. Ogni cosa cambia, però, quando un bambino viene ucciso. La detective locale ed il suo irascibile capo, appena arrivato, indagano con grandi difficoltà in una comunità ormai disgregata, ostile. Senza ricorrere ad improbabili serial killer la serie scava con discreta acutezza e racconta le possibili, e plausibili, condizioni e conseguenze della morte, che è sempre crudele.

The Americans
(Id., USA, TV 2013 - 2018)
di Joe Weisberg. Con Keri Russell, Matthew Rhys, Noah Emmerich, Lev Gorn, Margo Martindale

I "dormienti" erano agenti del KGB infiltrati negli USA con false identità e che per molti anni conducevano una normale vita americana, per poi iniziare, insospettabili, la loro attività spionistica. Così una felice coppia con prole, in realtà abilissimi e spietati. E l'FBI inutilmente a cercarli. La serie, molto apprezzata, ci pare invece confusa e inverosimile, con azioni violente distanti dal vero spionaggio (si veda Le Bureau) e troppe ingenuità narrative, che nel mondo reale avrebbero rapidamente compromesso la situazione.

Closed Circuit
(Id., UK-USA, 2013)
di John
Crowley. Con Eric Bana, Rebecca Hall, Ciarán Hinds, Jim Broadbent, Riz Ahmed, Lee Asquith-Coe

Un attentato terroristico sconvolge Londra ed il presunto colpevole è subito individuato. Nel processo, che si svolge con particolari modalità, due avvocati, pur con ruoli diversi si trovano a collaborare: metteranno a fuoco una realtà oscura, in cui la politica ed i servizi segreti agiscono con cinica efficienza. Pur con qualche ingenuità (il ricorso al solito testimone decisivo) non viene perso di vista il nucleo di tante vicende contemporanee, che sfuggono alle facili catalogazioni e in cui davvero niente è come sembra.

Citizenfour
(Id., D-USA-GB, 2014)
di Laura Poitras. Con Edward Snowden, Glenn Greenwald, William Binney, Jacob Appelbaum, Ewen MacAskill

2013: due giornalisti del Guardian e una regista intervistano un uomo in fuga, il più ricercato degli USA: Edward Snowden, brillante informatico consulente dell'NSA, che rivela i particolari della sorveglianza di massa attuata dall'intelligence americana. Non un pericoloso radicale, ma un patriota (già volontario nell'esercito) sconvolto dalle enormi illegalità perpetrate dal proprio governo. Documentario avvincente più di un thriller, con interviste a vari protagonisti (buoni e cattivi). Ci sarà poi l'ottimo film di O. Stone (2016). Legato anche a A Good American (2015).

La preda perfetta
(A Walk Among Tombstones, USA, 2014)
di Scott Frank. Con Liam Neeson, Dan Stevens, David Harbour, Boyd Holbrook, Adam David Thompson

Un ex poliziotto e alcolista, dimessosi dopo una drammatica sparatoria, ora detective privato, viene incaricato di trovare gli assassini di una giovane donna: scoprirà che si tratta di serial killer che hanno fatto molte altre vittime. Il suo "socio" è un ragazzino nero, vagabondo e sveglio. Una variazione sul tema (da un libro di L. Block) che trova una sua buona originalità sia nello sviluppo della trama che nella caratterizzazione dei protagonisti. Neeson a suo agio nella 'solita' figura di eroe solitario pieno di contraddizioni.

Vendetta e redenzione
(Swelter, USA, 2014)
di Keith Parmer. Con Lennie James, Grant Bowler, Jean-Claude Van Damme, Alfred Molina, C. Sandino Moreno

In una cittadina sperduta del Nevada arrivano, dopo aver seminato un po' di morti, quattro ex detenuti in cerca del loro socio a suo tempo fuggito (col bottino) dopo una rapina finita male. Lui, in amnesia (non sa neanche dove ha messo i soldi), è lo sceriffo, e la partita diventa drammatica. Un vero western, con tanto di duello finale, che rimanda a Peckinpah, e non solo, nel susseguirsi grottesco di sparatorie e conflitti individuali, dove si mescolano magistralmente il gelo del noir e il torrido del deserto. Quasi una triste apologia dei due generi.

Fargo
(Id., USA, TV 2014 - )
di Adam
Bernstein. Con Billy Bob Thornton, Allison Tolman, Colin Hanks, Martin Freeman, Bob Odenkirk

La prima stagione prende direttamente spunto dall'omonimo splendido film dei fratelli Coen (1996) e in seguito si articola in forma antologica, con storie ambientate in luoghi (sempre nel Minnesota) ed epoche differenti. Il filo conduttore è dunque di tipo stilistico, riprendendo con successo (e infatti numerosi sono i premi ottenuti) "l'eleganza narrativa e il cinico splendore" (Mymovies.it) dei Coen, peraltro produttori esecutivi. Crimini assurdi, violenza insensata, corruzione, miserabili ambizioni. Ottimi interpreti.

Il capitale umano
(I, 2014)
di Paolo Virzì. Con Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino

Brianza ricca e sfacciata: un cameriere, tornando a casa, viene travolto dal solito arrogante Suv. Le indagini coinvolgono due famiglie, ben distanti nella scala sociale: piccola borghesia frustrata e alta borghesia arricchita e spietata. E i vari componenti sfilano senza pudore, ritratti miserabili di una società in cui la lotta di classe è l'ombra di sè stessa. Film intelligente e assolutamente politico, che sui toni della commedia amara dipinge con acutezza il profondo Nord: l'orrendo fascino indiscreto della borghesia.

Big Driver
(Id., USA, 2014)
di Mikael Salomon. Con Maria Bello, Olympia Dukakis, Ann Dowd, Will Harris, Joan Jett

Una scrittrice di gialli in viaggio ha un incidente e trova chi l'aiuta: che però è un maniaco che la stupra e se ne va credendola morta. Lei sopravvive e, sconvolta, non sa che fare. L'aiutano a decidere i suoi personaggi ed il gps dell'auto: vendetta, tremenda vendetta. Da S. King un film piuttosto convenzionale ma condotto (e interpretato) con abilità e partecipazione, col ritmo del racconto più che del romanzo, senza che le riflessioni e i dubbi rallentino la tensione ed il prevedibile epilogo.

Young Detective Dee: Il risveglio del drago marino
(Di Renjie: Shen du long wang, CN, 2014)
di Tsui Hark. Con Mark Chao, Angela Baby, Kun Chen, Shaofeng Feng, Dong Hu

Cina, 665 d.C., dinastia Tang: nubi foschissime sull'Impero, che, sconvolto da avvenimenti terribili e misteriosi, rischia di essere travolto da un micidiale complotto. Riuscirà il giovane e talentuoso detective Dee a risolvere le cose? Un prequel davvero interessante, in cui esplode la capacità visionaria di Tsui Hark, buon allievo della scuola pittorica orientale: una certa sovrabbondanza di effetti si fa perdonare per la loro originalissima qualità e la sapienza con cui vengono inseriti nella vicenda. Dai libri di van Gulik.

In ordine di sparizione
(Kraftidioten, N - S, 2014)
di Hans Petter Moland. Con Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Pål Sverre Hagen, Jakob Oftebro, Birgitte Hjort Sørensen

Norvegia: un uomo scopre che suo figlio è stato ucciso da una banda di narcotrafficanti e vuole vendetta. Comincia a farli fuori ma questi pensano ad un attacco di una gang rivale e così inizia una violentissima faida tra i due gruppi, con l'uomo fra due fuochi. Un classico film di vendetta, che in qualche modo si distingue non solo per l'ambientazione nordica, affascinante e terribile, ma per gli incastri fra le azioni collettive e le varie individualità. Bravi interpreti e fotografia attenta.

I due volti di Gennaio
(The Two Faces of January, USA-F-GB, 2014)
di Hossein
Amini. Con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac, Daisy Bevan, David Warshofsky

Una coppia ricca, bella e felice in vacanza in Grecia, ma il sogno è turbato da qualcuno che è a conoscenza dei segreti di lui. Il disturbatore viene eliminato con l'aiuto di un giovane déraciné e intraprendente, peraltro non indifferente al fascino della donna e al carisma dell'uomo. Tratto da uno dei libri meno noti della grande P. Highsmith, il film ne riprende egregiamente atmosfere e caratteri, e dunque non poteva che eseere fedele e infedele rispetto alla trama originale.

La Spia - A Most Wanted Man
(A Most Wanted Man, GB-D, 2014)
di Anton Corbijn. Con Philip Seymour Hoffman, Willem Dafoe, Robin Wright, Rachel McAdams, Daniel Brühl

Issa Karpov cerca di recuperare una grossa somma accumulata dal padre: ma il luogo è Amburgo, dove i servizi americani (che vogliono sempre dirigere la partita) e quelli tedeschi sono in allarme rosso. Un bravo e disilluso agente, emarginato dopo l'11 settembre, indaga e cerca di capire se Yssa è coinvolto o meno in attività terroristiche. Seymour è perfetto nell'interpretare il personaggio e tutto il film è permeato delle atmosfere sfumate e atipiche che caratterizzano i libri di le Carrè.

The Captive
(Id., USA, 2014)
di Atom Egoyan. Con Ryan Reynolds, Scott Speedman, Rosario Dawson, Mireille Enos, Kevin Durand

Una ricerca continua, pericolosa, insensata?, ossessiva: della figlia Cassandra rapita. Un padre che non si dà pace, per anni, una madre che è solo dolore. E poliziotti stremati. Corpi gelati, sguardi persi, e ancora gelo, della terra, dei respiri, delle domande, del Male. Egoyan conduce con attenzione questo caleidoscopio di angoscia, che si apre col Mozart più drammatico ("La regina della notte") e rivela continuamente dettagli impossibili, note di morte quasi disturbate da un filo di speranza. Allegria!

Jack Ryan - L'iniziazione
(Jack Ryan: Shadow Recruit, USA, 2014)
di Kenneth Branagh. Con Chris Pine, Kevin Costner, Kenneth Branagh, Keira Knightley

Dopo l'11/09 lo studente Jack si arruola nei marines, va in Iraq, e viene reclutato dalla CIA. Scopre un terribile intrigo ordito nientemeno che dai vecchi, cari nemici russi, salva la propria fidanzata e salva pure il mondo. Probabilmente Branagh era a corto di quattrini, perché una marchetta così da lui non ce l'aspettavamo: una storia che riesce a riprendere quasi tutti i peggiori luoghi comuni del periodo della guerra fredda, ma senza l'originalità e l'ironia dei film di 007. Un blockbuster indecente da Tom Clancy.

Lo sciacallo - The Nightcrawler
(The Nightcrawler, USA, 2014)
di Dan Gilroy. Con Jake Gyllenhaal, René Russo, Bill Paxton, Riz Ahmed, Kevin Rahm

Campare rubando materiali per l'edilizia non è proprio il sogno di Louis, che s'inventa un nuovo lavoro: filmare (con un'attrezzatura rubata, s'intende) incidenti stradali e altri fattacci. Siamo a Los Angeles, ricca di spunti drammatici o criminali, ed il lavoro si fa duro: e Louis s'impegna seriamente, e cinicamente. Il sogno americano che si realizza in modo disdicevole e, ma non per questo, inconsueto e ambiguo. La città vista non nei suoi lati peggiori, ma solo in apparenza, perché la normalità racchiude tutte le facce del male.

Bosch
(Id., USA, TV 2014 - 2020)
Ideato da Michael Connelly. Con Titus Welliver, Jamie Hector, Amy Aquino, Lance Reddick, Madison Lintz

Hieronymus Bosch, per fortuna detto Harry, è un detective di quella Los Angeles troppo spesso città dei diavoli: protagoniste di vicende dure, raccontate in modo intelligente, con storie inquietanti e dolorose, ma percorse da quell'umorismo, a metà fra la terra e il cielo, che un occhio attento ha sicuramente colto nei quadri fiamminghi. Una buona serie che però non rende del tutto giustizia ai bei libri di M. Connelly da cui è tratta e che talvolta vira su quel jazz così amato da Harry. Discutibile la rappresentazione schematica della protesta nera.

Chi è senza colpa
(The Drop, USA, 2014)
di Michael R.
Roskam. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, James Gandolfini, Matthias Schoenaerts, John Ortiz

Bob, dal passato non proprio limpido, e suo cugino gestiscono un bar di proprietà di un mafioso ceceno che usa il locale anche come base di varie attività illegali. Bob vorrebbe fare una vita tranquilla, però non riuscirà a sottrarsi al caos e alla violenza. Ma una strana ragazza gli darà una mano, e un cucciolo di pitbull una zampa. Da un bel racconto di Lehane, il film sfugge a molti luoghi comuni e mescola con intelligenza menzogne e promesse, cinismo e innocenza, destini segnati e speranza.

La isla mínima
(Id., E, 2014)
di Alberto Rodríguez. Con Javier Gutiérrez, Raúl Arévalo, María Varod, Perico Cervantes, Jesús Ortiz

Un piccolo paese nel sud della Spagna, solo qualche anno dopo la morte di Franco: in un intrico di paludi un serial killer uccide ragazze adolescenti, e i due poliziotti venuti da Madrid faticheranno ad arrivare alla verità: perché quel mondo piccolo li respinge, perché sono sbirri, e per tanti anni gli sbirri erano stati burattini fascisti. Malgrado parta da situazioni scontate (il killer, la rigidità sociale, la diversità fra i due investigatori), il film fa quello che ogni buon giallo dovrebbe fare: guarda la società, gli individui, le loro complessità.

The Imitation Game
(Id., GB, 2014)
di Morten Tyldum. Con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear

2a guerra mondiale: Enigma è l'impenetrabile codice nazista che fa impazzire i servizi inglesi. I quali allestiscono il GCHQ, un formidabile apparato di oltre 9000 (!) matematici, linguisti, logici, enigmisti, ecc.: sarà il grande Turing, padre dell'informatica, a portare il gruppo al successo. Per ricompensarlo qualche anno dopo Sua Maestà lo farà arrestare e castrare chimicamente in quanto omosessuale. A Turing non resta che il suicidio. Un'incredibile storia vera (ma qui con varie inesattezze), film imperdibille. Mediocre quello del 2001. Cumberbatch perfetto.

L'amore bugiardo - Gone Girl
(Gone Girl, USA, 2014)           
di David Fincher. Con Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Tyler Perry, Kim Dickens

Una coppia felice si trasferice da New York in una cittadina, dove però il loro legame sembra evaporare. E quando lei scompare, il marito è al centro dei sospetti, anche perché il diario della donna... Tutto si complica, in "una moltiplicazione del gioco di specchi deformanti che costituisce l'essenza del film" (Plac). Più che nello splendido Seven, il rovesciamento della realtà è l'anima della vicenda, e il raffinato gioco dei flashback ci inganna con innocente eleganza. Vuoto, finzioni, disorientamento.

True Detective
(Id., USA, TV 2014 -)
Ideato da Nic Pizzolato. Con M. McConaughey, W. Harrelson, M. Monaghan, C. Farrell, R. McAdams, M. Ali

Serie antologica ambientata in luoghi e tempi diversi, con vari protagonisti: detective impegnati in indagini dure e complesse, con forti ripercussioni sulla loro stessa identità. Da un'interminabile caccia ad un serial killer alla corruzione politica a una nuova impresa che si snoda dolosamente su più piani temporali. Del tutto fuori dai consueti cliché, storie profondamente intime, rispetto sia alle vittime sia a colro che cercano di far luce. Sicuramente una delle migliori novità nel mare magnum dei polizieschi.

Lucy
(Id., F, 2014)
di Luc Besson. Con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked, Choi Min-sik, Pilou Asbæk

Dato che usiamo circa il 10% delle nostre facoltà cerebrali, cosa accadrebbe se arrivassimo al 100%? È quello che capita ad una brillante studentessa, a cui viene iniettata una sostanza che porta al massimo le capacità di conoscenza. Ma lei poi si ritrova in mezzo a un micidiale traffico di droga e meno male che c'è uno scienziato buono. Plot non originalissimo che però Besson plasma a modo suo, con abilità e intelligenza, creando un altro dei suoi interessanti personaggi femminili e avvolgendolo in un'attraente rete filosofica.

Cut Bank
(Id., USA, 2014)
di Matt Shakman. Con John Malkovich, Billy B. Thornton, Michael Stuhlbarg, Bruce Dern, Liam Hemsworth, Oliver Platt

Cut Bank, Montana, è uno dei luoghi più freddi degli USA: anche per questo un baldo giovane vuole andarsene. Ma servono soldi, e all'uopo organizza una truffa ai danni del servizio postale. Così un misterioso pacco va perduto, e ciò innesca un'imprevista catena di omicidi. In forte debito coi Cohen, il film - magnificamente interpretato - riprende un tema classico del miglior cinema americano: la convivenza, quasi simbiotica, fra "normalità" e rottura delle regole, in una società al tempo stesso omogenea e frammentata.

Cold in July
(Id., USA, 2014)
di Jim Mickle. Con Michael C. Hall, Sam Shepard, Vinessa Shaw, Don Johnson, Wyatt Russell

La vita di una normale famiglia, nella provincia americana, viene sconvolta quando un ladro, introdottosi in casa, viene ucciso dal proprietario. Che sarà poi perseguitato dal padre della vittima, fino a una conclusione inaspettata. Da un bel libro di Joe R. Lansdale, un film che ne riprende molto bene le atmosfere: soprattutto quando alla "normalità" si sostituisce una distorsione (del tempo? delle anime?) che apre nuove e inquietanti possibilità di vita, e di morte. Il vecchio Shepard è sempre un vecchio leone.

Le Bureau - Sotto copertura
(Le Bureau des légendes, F, TV 2015 - )
di Eric Rochant. Con Mathieu Kassovitz, Jean-Pierre Darroussin, Florence Loiret, Mathieu Almaric, Sara Giraudeau

Malotru (Mascalzone) è il nome in codice di un agente della DGSE, lo spionaggio francese. Dopo anni di infiltrazione in Medio Oriente, è l'ottimo vicecapo della sezione che crea e protegge le "leggende", le identità false degli agenti. Si troverà al centro (anche in modo ambiguo) di azioni legate allo spionaggio internazionale. Un'ottima serie che rinuncia alla spettacolarizzazione dilagante e guarda alla realtà, ai veri meccansmi del mondo dell'intelligence: agenti "normali", pure troppo. Ma non lo diceva anche Cossiga che invece i Servizi francesi sono "spietati"?

Mr. Robot
(Id., USA, TV 2015 - 2019)
di Sam
Esmail. Con Rami Malek, Christian Slater, BD Wong, Carly Chaikin, Portia Doubleday, Martin Wallström

Un ingegnere informatico, e prodigioso hacker, e un tot sociopatico, mette in atto un micidiale attacco ad una gigantesca multinazionale, e ciò innesca una crisi economica mondiale. Il suo mentore è una figura surreale (padre? doppio?). Ma la partita è molto più grande. Ai confini della realtà, la serie cyber thriller si misura non solo con la società globale (lavoro, controllo sociale, tecnologie) ma con il rapporto individuo-altri, e, soprattutto, con l'io di ciascuno. Cliché e grandi invenzioni si combinano in una storia avvincente, strutturata, ben interpretata.

True Story
(Id., USA, 2015)
di Rupert
Goold. Con Jonah Hill, James Franco, Felicity Jones, Maria Dizzia, Robert J. Burke

Accusato di aver sterminato la propria famiglia, contatta un giornalista, peraltro in crisi professionale, per raccontargli la sua versione dei fatti. Tra i due si crea un legame profondo, anche se incrinato dalle reticenze dell'uno e dai dubbi dell'altro. Solo la fine del processo porterà una qualche verità. I due protagonisti, e Franco in particolare, sono bravissimi a reggere un gioco complesso, ambiguo, in cui la tremenda realtà - rappresentata con magistrale equilibrio tra pudore e crudezza - affiora o scompare a seconda dei punti di vista.

A Good American
(Id., A, 2015)
di Friedrich
Moser. Con William Binney, Thomas Drake, Edward Loomis, Jesselyn Radack, Diane Roark

Thin Thread (Filo sottile) è lo stupefacente programma creato da Bill Binney, geniale crittomatematico della NSA, in grado di intercettare le comunicazioni via internet di tutti gli abitanti del pianeta. Un sistema più efficace di tutti quelli in uso nell'agenzia, e che per incompetenza ed enormi interessi economici è boicottato dal governo. Dopo l'11/9 (che il programma avrebbe potuto prevedere) Bill e i suoi collaboratori, peraltro preoccupati per le pratiche antidemocratiche dell'NSA, sono licenziati e incriminati. Un documentario sconvolgente. Legato a Citizenfour e Snowden.

Black Sea
(Id., GB, 2015)
di Kevin
Macdonald. Con Jude Law, Scoot McNairy, Tobias Menzies, Grigoriy Dobrygin

Un esperto di recupero di relitti si trova disoccupato e insieme ad altri in simili condizioni si lancia in una pericolosa impresa: allestire un vecchio sottomarino e recuperare l'oro di un U-Boot affondato nel Mar Nero nel 1941. Violente dinamiche interne all'equipaggio e un intrigo ai danni di tutti rendono la faccenda molto ardua. Ma l'oro vale davvero questi rischi? Thriller subacqueo che riprende molti luoghi comuni ma cerca, a fatica, una propria originalità, a partire dall'improbabile situazione non tradizionalmente bellica.

Il caso Spotlight
(Spotlight, USA, 2015)
di Thomas
McCarthy. Con Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Stanley Tucci

Boston, 2001: la grande vergogna della pedofilia nell'ambito della Chiesa cattolica è ancora occultata da una disgustosa, e potente, rete di protezione da parte delle gerarchie ecclesiastiche, della polizia, dei media. Il nuovo direttore del Boston Globe è intenzionato a rompere questa catena di omertà ed un gruppo di giornalisti dà il via a un'inchiesta che diventerà clamorosa. Nella migliore tradizione americana dei film di denuncia, con particolare riferimento al ruolo della stampa.

La regola del gioco
(Kill the Messenger, USA, 2015)
di Michael Cuesta. Con Jeremy Renner, Rosemarie DeWitt, Ray Liotta, Tim Blake Nelson, Barry Pepper

Un giornalista conduce una delicatissima inchiesta sul traffico di droga e faticosamente raccoglie le prove del coinvolgimento dei servizi statunitensi: la CIA fa in modo che i contras (i guerriglieri di destra del Nicaragua) finanzino le loro attività smerciando grandi quantitativi di eroina. E non pochi saranno quelli che reagiranno male. Un bel thriller (basato su fatti reali) che rinuncia agli effetti speciali e riprende la grande tradizione del cinema politico americano, quasi scomparso dopo le aberrazioni del Patriot Act.

Operazione U.N.C.L.E.
(The Man From U.N.C.L.E.., USA, 2015)
di Guy Ritchie. Con Henry Cavill, Armie Hammer, Elizabeth Debicki, Hugh Grant, Alicia Vikander

United Network Command for Law and Enforcement: un'improbabile agenzia controterrorismo che combatte, appunto, i cattivi cattivi. Riprendendo la serie televisiva degli anni '60, Ritchie non si preoccupa molto della credibilità narrativa, e la stessa cura nell'ambientazione d'epoca è funzionale all'ironia con cui viene rappresentata la guerra fredda (già deformata in TV dal fatto che i protagonisti sono un sovietico ed un americano, alleati). La trovata non funziona molto, a partire dai mediocri interpreti: la leggerezza è eccessiva, perché quei tempi furono davvero duri.

The Assassin
(Nie yin niang, TW-F, 2015)
di Hou Hsiao-Hsien. Con Qi Shu, Chen Chang, Satoshi Tsumabuki, Shao-Huai Chang, Nikki Hsin-Ying Hsieh

Cina, VIII sec.: gravi turbolenze scuotono il paese, dilaniato tra l'autorità imperiale e lo strapotere dei governatori: uno di essi è l'obiettivo di Nie Yinniang, grande esperta di arti marziali e membro dell'Ordine degli assassini. Ma vittima e carnefice furono amanti: dilemma. Mélo in salsa wuxiapian? Sì, ma con una struttura raffinata e complessa, ricca di citazioni e di meraviglie tecniche, e le acrobazie si fissano in attimi, in delicatissime e atroci sfumature, in invenzioni cromatiche che lasciano senza fiato e obbligano a rivedere questo capolavoro.

Ossessione senza fine
(Stalked by My Doctor, USA, 2015)
di Doug Campbell. Con Eric Roberts, Brianna Chomer, Caryn Richman, Deborah Zoe, Jon Briddell

Bello, seduttivo, ricco, intelligente, eppure le donne si allontano da lui, come avvertendo qualcosa di malsano in quell'affascinante cardiochirurgo. Che infatti si rivelerà decisamente disturbato. Ne fa le spese una sua paziente, che lui aveva salvato dopo un terribile incidente. Di stalker pericolosi il cinema è pieno, e la vicenda qui non è particolarmente orginale, se non fosse che Roberts riesce come pochi a passare da un sorriso dolce e rassicurante al ghigno che promette cose veramente brutte.

Occupied
(Okkupert, N, TV 2015 - )
di Erik Skjoldbjaerg. Con Henrik Mestad, Eldar Skar, Ane Dahl Torp, Vegar Hoel

Il governo verde della Norvegia decide di eliminare l'estrazione del petrolio e ciò mette in crisi la politica energetica dell'UE, che quindi appoggia l'invasione russa di quel paese: Mosca ottiene così il ripristino delle trivellazioni, mentre i norvegesi sono divisi: accettare l'imposizione russa o resistere, con le inevitabili conseguenze? Da un'idea di Jo Nesbø, una serie fantapolitica che non si basa su fantasie apocalittiche o terriibili complotti mondiali, bensì su uno scenario realistico, improbabile (si spera) ma non del tutto campato in aria.

The Gunman
(Id., USA-E, 2015)
di Pierre Morel. Con Sean Penn, Jasmine Trinca, Idris Elba, Javier Bardem, Ray Winstone, Mark Rylance

Un gelido killer si ritrova solo contro tutti, per di più in un'Africa devastata e senza pietà, e poi ha anche perso la donna amata. Insomma, la secchezza e il brusco realismo dei libri di Manchette vengono stravolti e rimescolati in un calderone melodrammatico e sovraccarico (di colpi di scena, di dolore evitabile, di violenza disumana, del solito passato che non lascia scampo), e forse lo scrittore francese, se non fosse morto a suo tempo, avrebbe fatto come Vian alla prima di un film a lui ispirato: si sarebbe fatto venire un infarto fulminante.

Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto
(Mr. Holmes, USA - GB, 2015)
di Bill Condon. Con Ian McKellen, Milo Parker, Laura Linney, Hattie Morahan, Patrick Kennedy

Uno SH vecchio, anzi vecchissimo, sconvolto da tutte le irrimediabili rovine dell'età vicina alla morte, cerca di ricostruire l'ultimo suo caso, avvolto nella nebbia, e l'indagine si avviterà su se stessa, con SH lacerato tra la verità e la leggenda, e in bilico tra le immagini della memoria e quelle di un vecchio film. Una bella scelta quella di sconvolgere sia il canone che le rivisitazioni muscolari di Ritchie, e McKellen è magnetico nel riuscire a rendere SH al culmine della sua razionalità, e dunque inevitabilmente umano.

Go with Me
(Blackway, USA-CND-SV, 2015)
di Daniel Alfredson. Con Anthony Hopkins, Julia Stiles, Ray Liotta, Alexander Ludwig, Lochlyn Munro, Hal Holbrook

Blackway è davvero un uomo pericoloso, e quando decide di molestare una giovane donna, per lei comincia l'inferno. Nessuno l'aiuta, nemmeno la polizia, succube del gangster, ma si mette in mezzo uno strano duo: un vecchio boscaiolo ed un ragazzo non troppo sveglio. E inizia una partita mortale. Le immense foreste nordamericane racchiudono cupamente questa sorta di western, in cui la violenza della natura avvolge inevitabilmente le persone, ma lascia anche filtrare un po' di speranza.

Il ponte delle spie
(Bridge of Spies, USA, 2015)
di Steven Spielberg. Con Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Koch, Alan Alda, Austin Stowell

In piena Guerra fredda s'intrecciano le vicende del processo alla spia sovietica Abel e del pilota-spia americano Powers: il primo è difeso da un avvocato molto "etico", che poi parteciperà allo scambio fra i due, al celebre ponte di Glienicke, nel 1962. La Storia, e piccole storie private, raccontate: la magia del cinema, e di Spielberg, di mescolare in un profumo irresistibile (o, come in questo caso, semplicemente buono) le essenze della realtà e dei sogni. Morale, finzioni, lealtà, tradimento, amore, nostalghia, lucidità, silenzi, specchi, ombre di ombre.

Sherlock - L'abominevole sposa
(Sherlock, GB, 2015)
di Douglas Mackinnon. Con Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Amanda Abbington, Rupert Graves

I protagonisti dell'ottima serie tv ambientata ai giorni nostri si ritrovano nella Londra del XIX secolo alle prese con un enigma inquietante: una giovane sposa, defunta, si aggira per la città seminando morte e terrore. Film che fa una rapida incursione nelle sale con un'operazione abile e intelligente: rilanciare la storia della celebre coppia (versus quella interpretata da Downey & Law) e mescolare le carte ancora una volta, con ironia e notevole capacità di gestire trama e ambientazione. Cumberbatch è davvero SH.

Blackhat
(Id., USA, 2015)
di Michael Mann. Con Chris Hemsworth, Wei Tang, Viola Davis, Ritchie Coster, H. McCallany, Y. van Wageningen

Due micidiali attacchi informatici in USA e in Cina spingono i due governi a collaborare. Nell'indagine viene inserito un detenuto, formidabile blackhat (hacker), che aiuterà in modo decisivo gli investigatori a svelare il grande complotto di una potente mutlinazionale. Malgrado alcuni buoni momenti di tensione, il film si rivela un fumettone in cui il solito gruppo di eroi (in primis il "cattivo" diventato buono) salva il mondo. Il contrasto fra alte tecnologie e mondo "naturale" appare meccanico e pretestuoso. Eppure M. Mann era uno specialista di azione intelligente.

Green Room
(Id., USA, 2015)
di Jeremy Saulnier. Con Patrick Stewart, Anton Yelchin, Imogen Poots, Alia Shawkat, Callum Turner, Joe Cole

Una band scalcagnata si ritrova a suonare ad un raduno neonazista: non è una prova facile, ma va in porto. Alla fine dell'esibizione, però, i musicisti assistono ad un omicidio e perciò vengono rinchiusi in una stanza. L'esito sembra scontato: verranno eliminati. Con attenzione e lucidità il dramma si sviluppa all'insegna di una tensione crescente, in un'atmosfera terribilmente violenta senza che vi sia bisogno di troppa macelleria. Insomma, tanti registi potrebbero imparare come si inchioda lo spettatore senza sottoporlo a chirurgie grossolane.

Dark Places Nei luoghi oscuri
(Dark Places, F, 2015)
di Gilles Paquet-Brenner. Con Charlize Theron, Nicholas Hoult, Christina Hendricks, Chloë Grace Moretz

Libby da bambina ha visto (?) il fratello uccidere mamma e sorelle. Molti anni dopo viene contattata da un gruppo che le propone di ricostruire con precisione l'accaduto: operazione complessa e dolorosa, che la porterà a ripensare nel profondo a quello che era successo. La verità verrà a galla, ma non sarà questo il cuore della storia, bensì il cammino tortuoso (disegnato con un ottimo montaggio), pieno di insidie, che la protagonista dovrà e vorrà affrontare. Fino a che ci sarà, forse, un drammatico "riveder le stelle."

Child 44 - Il bambino n. 44
(Child 44, USA, UK, RO, CZ, 2015)
di Daniel Espinosa. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman, Joel Kinnaman, Vincent Cassel, Charles Dance

URSS, 1953, l'anno della morte di Stalin e di Berija: un agente del MGB in disgrazia si ritrova a indagare sulla morte di vari bambini, probabilmente uccisi dalla stessa persona (riferimento al serial killer di Rostov, che però agì anni dopo). L'inchiesta viene ostacolata perché porterebbe alla conclusione che anche in quel paese felice esistono gravi crimini. Un thriller di per sè ben congegnato che riesce anche a rappresentare con acutezza un periodo storico drammatico e dominato dalla falsità, dei valori, delle persone, delle prove, dei sentimenti.

Sicario
(Id., USA, 2015)
di Denis Villeneuve. Con Benicio Del Toro, Emily Blunt, Josh Brolin, Daniel Kaluuya

Un'agente FBI esperta in rapimenti e liberazione degli ostaggi viene inserita in gruppo interforze che combatte i cartelli messicani della droga. Una partita senza esclusione di colpi, in cui l'agente vede i suoi stessi colleghi superare di gran lunga i limiti della legalità. E la violenza più spietata domina tutto. Crudo racconto di un mondo ai confini della realtà, con impressionanti visioni della potenza americana. La protagonista, però, è sempre troppo sconvolta, quasi che il suo mondo, l'FBI, sia in un'altra dimensione. Regia di grande perizia.

Remember
(Id., CDN - D, 2015)
di Atom Egoyan. Con Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven, D. Norris

Due vecchi amici, tristemente accomunati dall'essere sopravvissuti ad Auschwitz: uno costretto su una sedia a rotelle, l'altro alle prese con l'impietosa demenza senile, e quindi in gravissima difficoltà nel ritrovare e giustiziare il nazista che a suo tempo massacrò le loro famiglie, e da decenni nascosto. Terribile incastro di dolori, il film non si dipana come una tragedia greca, ma ne assume tutta la crudeltà, rivelando le sfumature decisive della Storia e delle piccole esistenze perdute. Plummer e Landau, straordinari, ci ricordano la commozione.

Il traditore tipo
(Our Kind of Traitor, GB, 2015)
di Susanna White. Con Ewan McGregor, Stellan Skarsgård, Damian Lewis, Naomie Harris, Jeremy Northam

La vacanza a Marrakesh di una coppia diventa l'inizio di un incubo: l'incontro con un russo misterioso induce lui ad aiutare questo enigmatico personaggio a prendere contatto con l'MI6, a cui il russo vorrebbe fornire importanti informazioni sul riciclaggio internazionale. Con qualche omaggio a Hitchcock la storia abbina abilmente storie private e intrighi internazionali, oscurità della coscienza e complessità sociale: da John le Carrè, che, in buona forma, tiene in vita le vicende spionistiche.

The Hateful Height
Id., USA, 2015)
di Quentin Tarantino. Con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth, Walton Goggins

Western, certo, ma soprattutto thriller. Perchè tutto il film è centrato su misteri: chi, perché, quando. Un macabro e violentissimo Kammerkonzert, dove tutto si risolve in uno spazio angusto assediato dal gelo, con personaggi che nascondono se stessi: finzioni, ombre, dead men walking. Tarantino ci ha abituati al suo impertinente giocare fra realismo e grottesco, ma qui, forse più che in ogni altro lavoro, raggiunge una compiutezza che solo un capolavoro può offrire. E la morte non è la natura implacabile, ma il chiuso di un mondo caldo.

Hitchcock/Truffaut
(Id., USA, 2015)
di Kent Jones. Con A. Hitchcock, F. Truffaut, M. Scorsese, W. Anderson, D. Fincher, K. Kurosawa, R. Linklater

"Durante l'inverno del 1955, Alfred Hitchcock venne a lavorare a Joinville, allo studio Saint-Maurice, per la post-sincronizzazione di Caccia al ladro, di cui aveva girato gli esterni sulla Costa Azzurra. Il mio amico Claude Chabrol ed io decidemmo di andare a intervistarlo per i «Cahiers du Cinema». Avevamo preso in prestito un magnetofono per registrare questa conversazione, che volevamo lunga, precisa e fedele." Film che racconta e arricchisce il racconto (qui uno stralcio) di quell'incontro che cambiò il cinema.

I segreti dei suoi occhi
(Secret in Their Eyes, USA, 2015)
di Billy Ray. Con Julia Roberts, Nicole Kidman, Chiwetel Ejiofor, Michael Kelly, Dean Norris, Lyndon Smith

Los Angeles: due agenti, grandi amici, e quando la figlia di lei viene stuprata e uccisa lui si mette in caccia, disperatamente. Prende l'assassino, ma... Dopo 13 anni riesce a riaprire il caso, lotta contro insabbiamenti e oscuri segreti, e alla fine dolore e verità. Noir e mélo mescolati egregiamente, evitando con cura i colpi di scena scontati e i luoghi comuni dei film centrati sulla vendetta. Alcune forzature logiche seminano qualche perplessità sullo svolgimento della trama. Remake del più politico film argentino del 2009.

Desconocido - Resa dei conti
(El Desconocido, E, 2015)
di Dani de la Torre. Con Luis Tosar, Javier Gutiérrez, Goya Toledo, Elvira Mínguez, Paula del Río

Funzionario di banca di onestà discutibile, Carlos, mentre accompagna i due figli a scuola riceve una telefonata in cui gli si rivela che sono seduti su una bomba che, senza il loro peso, esploderà. Deve mettere insieme un'ingente somma per ottenere la salvezza. Thriller e insieme road movie urbano, teso, frenetico, coinvolgente, "come un giro sulle montagne russe dove si incontrano sensazioni, decisioni precipitose ed emozioni in cui ogni secondo che passa è di vitale importanza." (Morandini)

Hap and Leonard
(Id., USA, TV 2015 - 2018)
di Jim Mickle. Con James Purefoy, Michael Kenneth Williams, Christina Hendricks, Bill Sage, Jimmi Simpson

Una strana coppia: il bianco Hap è un disilluso liberal e il nero Leonard è un gay molto conservatore (e che s'incazza assai se gli fregano i suoi crackers al formaggio). Vivacchiano raccogliendo fragole nel nord del Texas e non riescono a non cacciarsi nei guai. Per fortuna entrambi sono esperti di arti marziali. I personaggi sono nati dalla vulcanica fantasia di Joe Lansdale e la serie riprende brillantemente i vari romanzi: tanta azione, umorismo, malinconia. Un'America abbastanza lontana dai luoghi comuni.

Sneaky Pete
(Id., USA, TV 2016 - 2019)
ideato da David Shore e Bryan Cranston. Con Giovanni Ribisi, Margo Martindale, Marin Ireland, Jane Adams

Un truffatore, rilasciato dal carcere in libertà vigilata, assume l'identità del suo compagno di cella per sfuggire al suo creditore, un gangster. Prende contatto con la "sua" famiglia e inizia a collaborare con l'attività che essa svolge, il recupero cauzioni. Inevitablmente si creeranno un sacco di guai, pericolosi, e uscirne non sarà facile. I vari cliché, a partire dalla sostituzione di persona, sono gestiti abilmente e con acutezza, e la serie si sviluppa ingegnosamente, con umorismo e drammaticità intrecciati come si deve.

Snowden
(Id., USA-D, 2016)
di Oliver Stone. Con Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto,Tom Wilkinson

2013: due giornalisti del Guardian intervistano un uomo in fuga, il più ricercato degli USA: Edward Snowden, brillante informatico consulente dell'NSA, che rivela i particolari della sorveglianza di massa attuata dall'intelligence americana. Non un pericoloso radicale, ma un patriota (già volontario nell'esercito) sconvolto dalle enormi illegalità perpetrate dal proprio governo. La verità, il tema più caro a Stone, al centro di un avvincente thriller che racconta un'incredibile storia vera, che si collega agli ottimi documentari A Good American (2015) e Citizenfour (2014).

Risk
(Id., D-USA, 2016)
di Laura Poitras. Con Julian Assange, Sarah Harrison, Jacob Appelbaum

2010: Assange è l'uomo più ricercato del mondo: ha appena pubblicato su Wikileaks migliaia di documenti segretissimi del governo USA e di altri paesi: prove di complotti, illegalità finanziarie, manovre diplomatiche, aberrazioni politiche, ecc.. Poitras, dopo aver rivelato in Citizenfour le porcherie dell'NSA, racconta dettagliatamente - dando la parola ai protagonisti e con filmati eccezionali - le vicende che hanno visto Assange al centro di una potente persecuzione, il cui obiettivo era di mettere a tacere chi ha aperto il vaso di Pandora. Già un bel film nel 2013.

Goldstone Dove i mondi si scontrano
(Goldstone, AUS, 2016)
di Ivan Sen. Con Aaron Pedersen, Alex Russell, Jacki Weaver, Pei-pei Cheng, David Wenham

Zona mineraria nel deserto australiano: un detective aborigeno indaga sulla scomparsa di una ragazza asiatica, probabilmente schiava in un giro di prostituzione. L'inchiesta rischia di turbare il consolidato equilibrio tra affari e politca, ma anche il poliziotto locale decide di rompere l'omertà. Sulla vicenda domina il passato, ovvero l'anima di un paese costruito sulla conquista bianca e sull'annientamento della cultura originaria. Su questo s'interroga il regista di origini aborigene, usando - a volte troppo meccanicamente - il thriller per una dolorosa riflessione civile.

Les premiers, les derniers
(Id., F, 2016)
di Bouli Lanners. Con Bouli Lanners, Albert Dupontel, Max von Sydow, Michael Lonsdale, Suzanne Clément

Due specie di cacciatori di taglie, crudi e silenziosi, devono recuperare delle informazioni scottanti ma si ritrovano in mezzo ad altri impicci: una triste coppia che cerca la propria bambina, una donna in difficoltà, e bande di teppisti. Come due scalcinati eroi del West affronteranno il proprio destino. Già, perché di un western si tratta, malgrado le periferie urbane e i pick up: vuoti, esistenze perdute, duelli micidiali, spazi senza senso, e crepuscoli in cui sfumano giorni sempre uguali e la speranza è un'abitudine.

Inferno
(Id., USA, 2016)
di Ron Howard. Con Tom Hanks, Felicity Jones, Omar Sy, Sidse Babett Knudsen, Ben Foster, Irrfan Khan

Ritorna il protagonista de Il Codice da Vinci, il professor Langdon: anche stavolta alle prese con un diabolico complotto, che lo porta a Firenze (dove si risveglia privo di memoria), Venezia, Istanbul. E in queste meraviglie il prode dovrà cercare e forse riuscirà a bloccare la minaccia mortale progettata da un geniale genetista pazzo. Peccato dover rinunciare ai brillanti riferimenti danteschi del libro, ma Howard ci sa fare, e ci si diverte. Esclusi ridicoli anatemi dato che la storia è fin troppo laica.

The Infiltrator
(Id., USA, 2016)
di Brad Furman. Con Bryan Cranston, John Leguizamo, Diane Kruger, Amy Ryan, Joseph Gilgun, Benjamin Bratt

La vera storia di un agente federale statunitense che negli anni '80 riuscì a infiltrarsi ai più alti livelli del traffico di cocaina gestito dai cartelli, e in particolare nell'ambito dei colossali affari gestiti da Pablo Escobar, con la complicità di alcune banche internazionali di primo piano: un lavoro minuzioso e attento, e ad altissimo rischio. La ricostruzione filmica non concede molto alla spettacolarità, puntando invece ai dettagli, e alla tensione continua che avvolge chi opera sotto copertura.

Conspiracy - La cospirazione
(Misconduct, USA, 2016)
di Shintaro Shimosawa. Con Josh Duhamel, Anthony Hopkins, Al Pacino, Alice Eve, Glen Powell

Un giovane avvocato viene in possesso di materiali molto compromettenti per un colosso farmaceutico e cerca l'appoggio di un legale di grande esperienza per avviare la battaglia. La persona che ha messo in moto la vicenda viene rapita e quindi il gioco si fa davvero duro. Basterebbe per una storia plausibile, ma gli sceneggiatori hanno voluto a tutti i costi strafare, col risultato di complicare furiosamente le cose, forse sperando che Hopkins e Pacino dessero al tutto una qualche autorevolezza. Ma i due mostri non bastano.

Che Dio ci perdoni
(Que Dios nos perdone, E, 2016)
di Rodrigo Sorogoyen. Con Antonio de la Torre, Roberto Álamo, Javier Pereira, Luis Zahera, Raúl Prieto

Mentre a Madrid è in visita il papa, accolto benevolmente e no, alcune donne anziane vengono stuprate e uccise. Indagano due poliziotti tanto bravi quanto strani: uno rissoso e impulsivo, l'altro balbuziente e solitario. E tra afa, silenzi e caos urbano si avvicinano lentamente alla soluzione. Da uno spunto quasi banale si dipana una vicenda ipnotica e violentissima (pur senza furberie), segnata da una cruda desolazione. Acutezza e semplicità, realismo e salti logici, pietas e orrore.

Codice 999
(Triple Nine, USA, 2016)
di John Hillcoat. Con Casey Affleck, Kate Winslet, Aaron Paul, Gal Gadot, Norman Reedus, Teresa Palmer

Nel gergo della polizia il codice 999 indica l'uccisione di un agente e fa sì che sul posto accorranno tutte le forze disponibili: questa la gelida trovata per distogliere gli agenti dal luogo in cui agirà un'efficiente banda composta da uomini molto decisi e molto ben addestrati. Naturalmente le cose non vanno come previsto. Un film d'azione che quasi sempre riesce a evitare gli stereotipi e comunque funziona come un ottimo meccanismo, con gli ingranaggi (sceneggiatura e interpreti) ben oliati.

La legge della notte
(Live by Night, USA, 2016)
di Ben Affleck. Con Ben Affleck, Elle Fanning, Brendan Gleeson, Chris Messina, Sienna Mille

Figlio del capo della polizia di Boston, Joe non segue le orme paterne, e, anzi, si dedica al crimine, negli anni del proibizionismo. Sfugge alla vendetta di un boss, va in galera, e quando esce, pur dilaniatao dai dubbi, ricomincia, nel panorama ben noto: contrabbandieri, speakeasy, cappelli di feltro, pistole, mitra, tradimenti, odio, solitudine urbana, femme fatale. Da un libro di Lehane, un noir tradizionale che non riesce a competere coi grandi classici ma che intreccia bene le atmosfere dell'epoca con un mélo duro e un insolito umorismo.

Money Monster - L'altra faccia del denaro
(Money Monster, USA, 2016)
di Jodie Foster. Con Julia Roberts, George Clooney, Caitriona Balfe, Dominic West, Giancarlo Esposito

Scoppiettante e grottesca trasmissione tv che parla di soldi (borsa, investimenti, ecc.), condotta da un abile e clownesco furbacchione. Finchè in diretta irrompe uno che aveva seguito quei consigli e ha perso tutto: e con la pistola e un tot di esplosivo minaccia disastri. Naturalmente the show must go on. Il richiamo a Quinto potere è immediato, ma qui il cinismo è ancora peggiore, perché parliamo di soldi. E i due bravissimi protagonisti colorano la storia di spunti ridicoli, drammatici, e tremendamente reali.

The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi
(The Limehouse Golem, GB, 2016)
di Juan Carlos Medina. Con Olivia Cooke, Douglas Booth, Bill Nighy, Daniel Mays, Eddie Marsan, María Valverde

Londra, 1880: nel quartiere di Limehouse avvengono vari omicidi e la loro efferatezza è tale che la stampa li attribuisce nientemeno che a un golem, leggendaria creatura mostruosa. L'ispettore che indaga vorrebbe anche scagionare una giovane donna che finirà sul patibolo per aver ucciso il marito, implicato nella vicenda. Un'originale variante sul tema Jack the Ripper, costruita in modo labirintico, elaborata nell'ambientazione (dal mondo del teatro al British Museum dove studia il vecchio Marx), in una progressione ingegnosa e inquietante.

Manhattan Nocturne
(Manhattan Night, USA, 2016)
di Brian DeCubellis. Con Adrien Brody, Yvonne Strahovski, Campbell Scott, Jennifer Beals, Linda Lavin

Se fai davvero il giornalista di nera non puoi essere schizzinoso e allora il lato oscuro della città e delle persone che ci vivono è il tuo pane quotidiano. Ma indagare sulla morte di un regista famoso è una vicenda meno squallida del solito, tanto più che la vedova, affascinante, irretisce l'inquieto reporter e lo trascina in un groviglio inquietante. Un noir dall'impianto tradizionale che tuttavia non gioca solo sulle atmosfere, ovviamente notturne, ma soprattutto sui volti e sulle parole non dette.

The accountant
(Id., USA, 2016)
di Gavin O'Connor. Con Ben Affleck, John Lithgow, Anna Kendrick, Jon Bernthal, Alison Wright, J.K. Simmons

Autistico, è un genio matematico e fa il contabile per potenti clienti criminali. Si mette nei guai con uno di essi e reagisce in maniera devastante, perché fin da piccolo il padre lo ha addestrato a difendersi con le mani e con le armi. Però è buono e generoso, e chi, nelle forze dell'ordine, gli dà la caccia, lo sa. Insolito, e ottimo, film d'azione, che alterna violenza esasperata a riflessioni intime non banali sulla "diversità". E i molti colpi di scena sono ben congegnati, malgrado una certa improbabilità del personaggio.

Allied Un'ombra nascosta
(Allied, USA, 2016)
di Robert Zemeckis. Con Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts, Matthew Goode

Un ufficiale dei servizi segreti alleati ed una resistente francese s'incontrano a Casablanca per uccidere l'ambasciatore tedesco. La missione riesce, i due s'innamorano e vanno a vivere a Londra. Ma l'MI5 sospetta che lei faccia il doppio giorco e incarica proprio lui di chiarire le cose. Pitt e Cotillard, un po' ingessati, si lasciano guidare in questo superbo gioco di citazioni e di ironie sul cinema, che però, malgrado la maestria di Zemeckis, talvolta si appiattisce sulla vicenda amorosa.

La meccanica delle ombre
(La mécanique de l'ombre, F, 2016)
di Thomas Kruithof. Con François Cluzet, Denis Podalydès, Sami Bouajila, Simon Abkarian, Alba Rohrwacher

Un contabile disoccupato accetta uno strano lavoro da un misterioso committente: trascrivere varie intercettazioni telefoniche e non fare domande. Quando capirà che si tratta di un torbido complotto politico sarà troppo tardi e resterà intrappolato in un gioco oscuro e pericoloso. Ritmo lento, inquadrature minuziose, dettagli freddi, parole e persone quasi solo accennate: un insieme calibratissimo, al limite del soporifero, per una vicenda normale e violenta, senza inutili concessioni spettacolari.

Creepy
(Id., J, 2016)
di Kiyoshi Kurosawa. Con Teruyuki Kagawa, Yuko Takeuchi, Masahiro Higashide, Hidetoshi Nishijima

Un detective lascia il distintivo dopo l'ennesimo e devastante caso su un serial killer. La nuova vita (insegnamento, trasloco) sembra portargli un po' di pace, ma i propri e altrui fantasmi non scompaiono, e forse lo travolgono quando un ex collega lo coinvolge in un'indagine davvero oscura. Un cliché continuamente deformato, che si avvita su se stesso con precisione micidiale e, al tempo stesso, quasi oniricamente. E il noir riprende vita come un non-morto, su toni e non-colori che richiamano quell'allegrone di Woolrich.

Rocco Schiavone
(I, TV 2016 - )
di Michele Soavi. Con Marco Giallini, Ernesto D’Argeni, Claudia Vismara, Isabella Ragonese, Francesca Cavallini

Dai bei libri di Antonio Manzini una bella serie, con un ottimo Marco Giallini che interpreta un vice questore romano trasferito ad Aosta per motivi disciplinari. Un poliziotto duro, angosciato, intelligente, incazzato, che inizia le proprie giornate di lavoro con la sua "preghiera laica del mattino", cioè fumandosi una sacrosanta canna. Un cavallo pazzo. E le indagini si intrecciano con ricordi, ambiguità, contraddizioni insanabili che Schiavone mal sopporta e che pure sono la sua anima irrisolta e irrinunciabile.

Designated Survivor
(Id., USA, TV 2016 - 2019)
ideato da David Guggenheim. Con Kiefer Sutherland, Adan Canto, Natascha McElhone, Kal Penn, Maggie Q, I. Ricci

Sopravvissuto designato: figura prevista dalla Costituzione USA: un ministro di secondo piano destinato al ruolo di Presidente nel caso questi muoia, insieme agli altri membri del governo, ecc.. Così Tom si ritrova a capo di un paese sconvolto dall'attentato che ha distrutto il Campidoglio. Thriller fantapolitico avviatosi discretamente e poi avvittatosi in un crescendo di retorica ultraamericana e di buoni sentimenti, con una ridondante e contorta sceneggiatura poliziesca che fa acqua malgrado le esplicite ambizioni (e che ruba volgarmente l'idea centrale a due bei film...).

Le verità
(I, 2016)
di Giuseppe Alessio Nuzzo. Con Francesco Montanari, Nicoletta Romanoff, Fabrizio Nevola, Anna Safroncik

Un giovane e brillante imprenditore torna dall'India, dove ha concluso felicemente un'importante trattativa. Un viaggio significativo, dunque, che però segna il protagonista in modo del tutto insolito: egli infatti scopre di aver acquisito una percezione delle cose che va "oltre" la realtà. Questo ovviamente muta nel profondo il suo rapporto con gli altri, e la vicenda ruota intorno alle continue distorsioni - apparenti? reali? - di un mondo che sembra sfuggire alle verità. Non propriamente un thriller, ma un film in cui domina, sotto traccia, una forte tensione.

Nocturama
(Id., F, 2016)
di Bertrand Bonello. Con Vincent Rottiers, Finnegan Oldfield, Laure Valentinelli, Jamil McCraven

Ragazzi di Parigi, differenti dal punto di vista etnico e sociale, ma insieme: nascosti in un supermercato mentre la città è sconvolta dalle bombe che hanno piazzato. In questa bolla d'aria si consuma la loro disperazione, che non può che portare morte, perché essi sono morti. Come ne La haine, il fuoco degli spari e delle esplosioni si condensa in un gelo totale, in un futuro già bruciato. Film scritto prima dei veri attentati, è una terribile fotografia funebre. Ma forse non basta guardare senza prendere posizione.

Golia
(Goliath, USA, TV 2016 - )
di Lawrence Trilling et al.. Con Billy Bob Thornton, William Hurt, Maria Bello, Olivia Thirlby, Nina Arianda

Brillante avvocato fa assolvere con un cavillo un assassino che poi farà una strage: sconvolto, abbandona il grande studio che ha fondato e non fa che bere; lentamente riprende la professione e con una squadra del tutto improbabile si occupa di casi in cui brave persone sono schiacciate da colossi industriali e legali. Il cliché è gestito in modo originale e intelligente e le storie si sviluppano intorno a problemi cruciali della società americana: la corruzione politica, le risorse energetiche, le multinazionali. E gli interpreti sono proprio bravi.

Baby Driver - Il genio della fuga 
(Baby Driver, USA, 2017)
di Edgar Wright. Con Ansel Elgort, Kevin Spacey, Lily James, Jon Hamm, Jamie Foxx, Eiza González  

Baby al volante è un prodigio e per pagare un debito si presta a fare l'autista per rapinatori in fuga. Vorrebbe smettere, anche perchè s'innamora, però... Con uno sguardo a un classico del genere (Driver, 1978), ma con duri risvolti noir, il film non è centrato sulle acrobazie, peraltro formidabili, bensì sulla musica, che in buona parte della vicenda è la voce narrante, l'anima di tutto, a cui i protagonisti non possono sottrarsi: a partire da Baby, ingenuo e solido, immerso in un universo sonoro più importante dei soldi, delle pistole, e, forse, delle stesse automobili.

The Silent Man
(Id., USA, 2017)
di Peter Landesman. Con Liam Neeson, Diane Lane, Kate Walsh, Maika Monroe, Marton Csokas, Ike Barinholtz

1972: quando muore Hoover, capo dell'FBI, il suo vice, Mark Belt, è il naturale successore, ma viene scavalcato da un funzionario con forti legami politici. Da sempre fautore dell'apoliticità del Bureau, Belt capisce che la presidenza Nixon imbavaglierà l'agenzia e allora segretamente (passando alla storia come "Gola profonda") fornisce al Washington Post le informazioni sul Watergate. Come Tutti gli uomini del Presidente, la spettacolarità lascia il posto alla realtà, molto più avvincente. Neeson è perfetto nel ritrarre luci e (molte) ombre dell'FBI.

Finché c'è Prosecco c'è speranza
(I, 2017)
di Antonio Padovan. Con Giuseppe Battiston, Teco Celio, Liz Solari, Roberto Citran, Silvia D'Amico

Nel territorio del celebre vino muore misteriosamente un vecchio nobile viticoltore, assai stimato. Ma non da tutti, ad esempio dagli imprenditori che hanno rovinato la buona terra con industrie malefiche. Un ispettore che sembra mona ma non lo è si aggira in questo piccolo mondo antico alla ricerca di una verità semplice ma non scontata. Battiston è agli antipodi di Servillo ma (quasi) altrettanto bravo. Un film piacevolissimo non inquinato dal folklore bucolico e non rovinato da un finale un po' consolatorio.

La ragazza nella nebbia
(I-F-D, 2017)
di Donato Carrisi. Con Toni Servillo, Jean Reno, Alessio Boni, Michela Cescon, Lucrezia Guidone

In un paesino di montagna è scomparsa una ragazza e chi sembra sapere cosa è accaduto è l'agente speciale Vogel, che però appare sconvolto e incapace di dare spiegazioni. Uno psichiatra saggio e gentile tenta di far luce sul mistero, che si rivelerà particolarmente intricato e inquietante. Carrisi si mette dietro la macchina da presa per portare sullo schermo uno dei suoi romanzi più oscuri e fortunati e forse ci farà rivivere quelle atmosfere malsane e piene di ombre malevoli.

Twin Peaks
(Id., USA, TV 2017)
di David Lynch e Mark Frost. Con Kyle MacLachlan, Sheryl Lee, Michael Horse, Kenneth Welsh, Richard Beymer

Venticinque anni dopo la morte di Laura Palmer, Dale Cooper è intrappolato nella Loggia Nera, mentre il suo doppelgänger - posseduto dall'infernale Bob - va in giro a compiere efferatezze. La vicenda s'intreccia con fatti apparentemente scollegati e si dipana con una lentezza ambigua e affascinante. Lynch ci riporta nel suo mondo inquieto e doloroso, spiegando e confondendo, con una solidità ed una raffinatezza che rendono questo nuovo capitolo ipnotico come il precedente.

Mia cugina Rachele
(My Cousin Rachel, USA, 2017)
di Roger Michell. Con Rachel Weisz, Sam Claflin, Holliday Grainger, Iain Glen, Pierfrancesco Favino

Il giovane Philip, orfano, viene cresciuto dal cugino Ambrose. Costui va a Firenze, dove conosce la cugina Rachele, dall'oscuro passato: se ne innamora e si sposano. Quando Philip, ormai adulto, va a trovarli, scopre che Ambrose è morto, e c'è il dubbio che sia stato ucciso dalla moglie. Anche Philip s'innamora di Rachele, che resta comunque una figura misteriosa. Melodramma che segue abbastanza fedelmente il libro di Du Maurier, riproponendo, senza scioglierlo, l'enigma: Rachele è un angelo o un demonio? Remake inutile del film del 1952.

Insospettabili sospetti
(Going in Style, USA, 2017)
di Zach Braff. ConMichael Caine, Morgan Freeman, Alan Arkin, Ann-Margret, Joey King, Matt Dillon

Tre vecchi amici vedono le proprie pensioni sfumare a causa delle solite porcherie di banche e aziende. Così decidono, nientemeno, di rapinare la cattiva banca. Con l'aiuto indiretto di un esperto mettono in atto il piano, che, improbabilmente, riesce. Remake di Vivere alla grande (1979), il film è una piacevole commedia, rassicurante, che i tre bravi protagonisti riescono a non rendere patetica, senza però salvarla da una noiosa prevedibilità. E i riferimenti al capitalismo selvaggio sono deboli e piuttosto banali.

I bastardi di Pizzofalcone
(I, TV 2017 - )
di C. Calei et al.. Con A. Gassmann, M. Gallo, C. Crescentini, G. Imparato, T. D'Aquino, A. Folletto, G. Silvestro

Napoli: un commissariato "sgarruppato" cerca di riacquistare efficacia e credibilità e i suoi nuovi membri (peraltro con difficili storie personali) lavorano duro. Delitti ordinari e criminalità organizzata, burocrazie e degrado, sono i nemici. Maurizio de Giovanni, autore dei bei libri incentrati sull'ispettore Lojacono, collabora alla sceneggiatura, ma la ricchezza letteraria non sempre trova un'adeguata trasposizione, anche per la preoccupazione produttiva di insistere sulla "modernità" della città, al di là degli stereotipi.

A Beautiful Day
(You Were Never Really Here, USA - F, 2017)
di Lynne Ramsay. Con Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman

Veterano di guerra (ma non se ne può più, se ne stessero a casa!) tormentato e déraciné vive facendo lavori sporchi, con brutalità e disperazione. Quando deve salvare un'adolescente rapita e buttata nel giro della prostituzione minorile lo fa sentendosi ormai al limite dela vita, soffocato dai ricordi e dal vuoto. Film coraggioso e violentissimo, con una fotografia stupenda che però sovrasta presuntuosamente la vicenda, con un'essenzialità, del tutto sopravvalutata, che incardina tutto alle immagini e diventa un insensato e agghiacciante esercizio di stile.

Ladre per caso
(Mes trésors, F, 2017)
di Pascal Bourdiaux. Con Jean Reno, Reem Kherici, Camille Chamoux, Bruno Sanches, Pascal Demolon

Patrick, vecchio ladro, e le sue due figlie: lui le aveva "perse di vista" e loro non sanno di essere sorelle. Una è un'informatica l'altra una borseggiatrice, e vengono ingaggiate dal padre per cercare di recuperare uno strepitoso bottino, sparito ad opera del complice infedele di Patrick. Un Reno d'annata si muove con disinvoltura accanto alle vere protagoniste, brillanti e scatenate, prima in conflitto tra loro e poi, inevitabilmente, in ottima sintonia. La cornice invernale, vanziniana, non rovina una piacevole commedia.

La casa di carta
(La casa de papel, E, TV 2017- )
di Jesús Colmenar et al.. Con Álvaro Morte, Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Paco Tous, Pedro Alonso, Alba Flores

Perchè entrare in una banca, anzi nella zecca di stato, e non rubare niente? E perché fare di tutto per attirare l'attenzione dei media? Il Professore è la mente di una banda efficiente ma non proprio omogenea, e conduce il gioco con grande scaltrezza. Serie iniziata benissimo e diventata subito popolarissima e inevitabilmente (ma era proprio necessario?) destinata a proseguire tortuosamente per altre stagioni. Un po' tanto ruffiana l'idea di fare di questi rapinatori dei moderni Robin Hood. E irritante non poco l'abuso di Bella Ciao.

Split
(Id., USA-GB, 2017)
di M. Night Shyamalan. Con James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Jessica Sula, Haley Lu Richardson

Tre ragazze vengono rapite e imprigionate da un pazzo, intenzionato a consegnarle a una fantomatica "Bestia". L'uomo ha varie personalità e quando le giovani se ne rendono conto cercano di approfittarne, dialogando con quelle meno violente. Le iniziative della psichiatra che segue il caso, ignara del rapimento ma assai preoccupata, non risolveranno la situazione. Sviluppi drammatici. Shyamalan prende disinvoltamente vari cliché e li deforma, ricomponendoli in un puzzle magnetico e angoscioso.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri
(Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, USA, 2017)
di Martin McDonagh. Con Frances McDormand, Woody Harrelson, Caleb Landry Jones, Abbie Cornish

La madre di una ragazzina violentata e uccisa è sconvolta dal fatto che la polizia non indaghi con la dovuta cura e per sbloccare la situazione lei fa stampare provocatoriamente tre manifesti in cui reclama con forza che venga fatta luce. Siamo in Missouri, nel profondo Sud, e lo sceriffo si barcamena. Il thriller è di per sè ben costruito, ma acquista una fisionomia decisamente più profonda immergendosi nella cultura grossolana e violenta di istituzioni e persone ancora legate alle tradizioni razziste.

Falchi
(I, 2017)
di Toni D'Angelo. Con Fortunato Cerlino, Michele Riondino, Xiaoya Ma, Aniello Arena, Pippo Delbono

Diconsi falchi quei poliziotti che girano per i vicoli di Napoli in motocicletta, l'unico mezzo che permette loro di muoversi rapidamente e con efficacia: un lavoro duro e rischioso, perché di fronte ci sono i soliti malviventi ma anche la criminalità organizzata. La storia di due di loro, che hanno qualche macchia e qualche paura, viene narrata senza alcuna nostalgia per i deplorevoli "poliziotteschi" anni '70, ma avvolgendo tutto in una nebbia sporca, in movimenti frenetici, in parole fredde.

L'uomo di neve
(The Snowman, GB, 2017)
di Tomas Alfredson. Con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny, Val Kilmer

Gelidi omicidi: perché la neve avvolge silenziosamente il sangue e la violenza. Non bastano le vittime decapitate, l'assassino lascia come segno un pupazzo di neve. Dietro c'è un oscuro e terribile dramma familiare, e il miglior detective norvegese, triste e troppo affezionato all'alcol, cerca, cammina, e trova. Dai bei libri di Jo Nesbø un thriller che purtroppo delude chi conosce questo personaggio, e le atmosfere cupe non bastano a compensare una sceneggiatura ambiziosa ma debole.

Strike
(Id., GB, TV 2017 - 2020)
di Michael Keillor et al.. Con Tom Burke, Holliday Grainger, Kerr Logan, Killian Scott, Ben Crompton, Natasha O'Keefe

A Londra l'investigatore privato Cormoran Strike, già ufficiale della polizia militare, che ha dovuto lasciare dopo che in Afghanistan ha perso mezza gamba, indaga su omicidi efferati anziché no. Grande e grosso, più che con la sua mole impressionante affronta i casi con metodicità e acutezza, affiancato da un'assistente di talento, che diverrà sua socia. Buona serie tratta dagli intricati romanzi di R. Galbraith, di cui riprende le atmosfere vivaci e uggiose al tempo stesso, i dialoghi secchi ma rivelatori, gli sviluppi ben congegnati.

La cura del benessere
(A Cure for Wellness, USA - D, 2017)
di Gore Verbinski. Con Dane DeHaan, Jason Isaacs, Mia Goth, Celia Imrie, Lisa Banes

Un'importante azienda finanziaria americana è orfana del suo capo, che non intende tornare al lavoro e abbandonare l'ozio della spa svizzera in cui si è rifugiato. E un giovane manager viene inviato colà a recuperarlo, ma la lussuosa clinica per insopportabili riccastri non è proprio quello che sembra. Trama non originalissima e film straripante di citazioni, ma l'abilità visionaria del regista ci conduce in un gioco ambiguo e seducente, oltre che angoscioso, e il sottofondo moraleggiante si fonde molto bene con le punture della vicenda.

Doppio amore
(L'amant double, F, 2017)
di François Ozon. Con Marine Vacth, Jacqueline Bisset, Jérémie Renier

Chloé, una giovane donna col cuore straziato, si affida alle cure di uno psicanalista, ma la terapia finisce quando i due s'innamorano. Tutto bene, finché Chloé non scopre che lui ha un gemello, anch'egli terapeuta. Incuriosita, lo incontra e s'innamora. E precipita. Il tema del gemello è abusato nel cinema, ma qui riesce davvero a rappresentare l'altro (in senso generale: corpo, sogni, luoghi, abitudini) e le tante, troppe citazioni (Cronenberg, Hitchcock, Polanski) non tolgono originalità e fisionomia.

Wind River
(Id., USA, 2017)
di Taylor Sheridan. Con Elizabeth Olsen, Jeremy Renner, Jon Bernthal, Martin Sensmeier, Julia Jones

Boschi sterminati, nel Wyoming. Un cacciatore solitario trova un'imprevista preda, uccisa e violata, e, avendo perso la figlia in circostanze analoghe, accetterà di aiutare l'inesperta ma tosta agente FBI inviata a indagare su questo caso minore. Terra, sangue, silenzio, in questo film "di frontiera", apparentemente tradizionale ma guidato con sguardo semplice e acutissimo, in un'immensità bianca e macchiata, dove gli indiani sono ombre di se stessi e "the Answer is blowin' in the Wind".

Berlin Syndrome
(Id., AUS, 2017)
di Cate Shortland. Con Teresa Palmer, Max Riemelt, Matthias Habich, Tim Kano, Vitus Wieser, Emma Bading

Una giovane e curiosa turista a Berlino si concede una fugace (o così vorrebbe) avventura. Quando si risveglia nel letto dell'uomo, scopre che costui l'ha rinchiusa in casa, non prima di averle lasciato sul corpo una scritta inquietante: Sei mia. Beh, di film con lei sequestrata dal cattivo di turno se n'è visti parecchi, ma il bello di questo è che affronta il cliché in modo esplicito, salvo poi rimescolare genialmente le carte, usando con notevole abilità musiche e silenzi, rumori ed espressioni.

Mindhunter
(Id., USA, TV 2017 - )
di David Fincher et al.. Con Jonathan Groff, Holt McCallany, Anna Torv, Cotter Smith, Tyler James Larkin

Fine anni '70: l'FBI ha da non molto creato un'unità speciale (che nel 1997 diventerà la BAU) per analizzare i crimini violenti: viene così ad essere delineata la figura del serial killer e per metterne a fuoco le caratteristiche alcuni agenti si recano in numerose progioni per incontrare vari pluriomicidi e cercare di capirne il comportamento. In questa cornice si sviluppano anche specifiche indagini. Ottima serie che non rinuncia all'azione ma che punta soprattutto a raccontare il complesso cammino che porterà ad un nuovo approccio verso il lato più oscuro dell'omicidio.

Omicidio al Cairo
(The Nile Hilton Incident, S-DK-F-D, 2017)
di Tarik Saleh. Con Fares Fares, Mari Malek, Yasser Ali Maher, Slimane Dazi, Ahmed Selim, Mohamed Yousr

In Egitto stanno maturando i semi della rivolta e in questo clima teso si muove un poliziotto, un po' meno corrotto dei colleghi, che indaga sulla morte di una famosa cantante. Ma non è un omicidio come gli altri, perché è coinvolto un esponente della casta politica. Sì, un'indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, dove si respira un'aria fetida, velenosa, che richiama le atmosfere del coraggioso cinema civile degli anni '60 e '70. E l'orizzonte è malevolo, senza alcunché di consolatorio.

Atomica bionda
(Atomic Blonde, USA, 2017)
di David Leitch. Con Charlize Theron, James McAvoy, Sofia Boutella, John Goodman, Toby Jones, Daniel Bernhardt

Berlino, novembre 1989: il muro sta per crollare, ma la città è ancora un luogo privilegiato del "grande gioco". Un'agente del MI6 viene torchiata dai suoi in merito alla missione di recupero di una preziosissima lista di spie (ma saranno grulli?!) rubata ad un agente assassinato. Sì, c'è un tot di ambiguità, paranoia, distorsione dei valori, cioè la vera anima dello spionaggio, ma la simil-Nikita è il burattino sparapugni di una storia che non sta in piedi, malgrado le furberie: fotografia di maniera, Berlino in festa, un paio di colpi di scena.

Mistero a Crooked House
(Crooked House, GB, 2017)
di Gilles Paquet-Brenner. Con Glenn Close, Terence Stamp, Max Irons, Gillian Anderson, Christina Hendricks

Un detective riceve da una sua vecchia fiamma l'incarico d'indagare sulla morte del nonno, ricco patriarca aristocratico. E nel vecchio maniero, tra raffinate boiserie e buone tradizioni, i tanti personaggi hanno più o meno tutti qualcosa da nascondere. C'è sicuramente del marcio in Inghilterra, e perfino Agatha Christie (il film è da un suo libro), nel suo placido conservatorismo, è costretta ad ammetterlo. E lo fa con un'asprezza per lei inconsueta, che il film riprende con una certa cura.

The Third Murder
(Sandome no Satsujin, J, 2017)
di Kore'eda Hirokazu. Con Masaharu Fukuyama, Kôji Yakusho, Suzu Hirose, Mikako Ichikawa, Yuki Saitô

Un uomo accusato di aver ucciso il proprio datore di lavoro si dichiara colpevole. Tutto pare chiaro, anche perché costui in passato aveva commesso un crimine analogo. Il suo avvocato è bravo e cerca in tutti i modi di evitargli il massimo della pena. Durante il dibattimento e soprattutto nel corso dei colloqui in carcere l'avvocato intuisce che la verità è diversa, e oscura. Uno schema tradizionale che però è centrato non tanto sull'individuazione di un assassino, quanto sulle molte possibili verità. Inevitabile il richiamo a un capolavoro, Rashômon.

The Scythian Lamb
(Hitsuji no ki, J, 2017)
di Daihachi Yoshida. Con Ryuhei Matsuda, Ryô Nishikido, Fumino Kimura, Kazuki Kitamura, Yûka, Mikako Ichikawa

La tendenza a trasferirsi in città fa sì che molte zone rurali del Giappone subiscano un drastico calo demografico: per arginare il fenomeno un piccolo comune attua un singolare progetto: inserire nella comunità (e a sua insaputa) alcuni condannati per omicidio. L'esperimento non sarà indolore, malgrado si svolga durante i riti in onore di una divinità mitologica. Il contrasto fra la placida vita di provincia e il trauma del delitto si rovescia in atmosfere surreali e dialoghi inquietanti nel loro minimalismo.

Assassinio sull'Orient Express
(Murder on the Orient Express, USA, 2017)
di Kenneth Branagh. Con Kenneth Branagh, Daisy Ridley, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Judith Dench

La storia è nota: sul celebre treno un perfido uomo d'affari viene ucciso. Uno dei passeggeri, nientemeno che Poirot, si guarda intorno... et voilà. Dal romanzo di Agatha Christie che l'autrice considerava, giustamente, il suo lavoro migliore, Branagh tenta di evitare il confronto col film di Lumet, ridisegnando Poirot, giocando abilmente sul contrasto spazio interno-esterno, evocando la magia del viaggio e disperdendola, e non risparmiando virtuosismi tecnici. Piacevolissimo e (troppo) infedele.

Transfert
(I, 2017)
di Massimiliano Russo. Con Alberto Mica, Massimiliano Russo, Paola Roccuzzo, Clio Scira Saccà, Enrico Sortino

Un giovane psicoterapeuta, che fa il proprio mestiere con umanità e competenza, non evita i casi più complessi e dolorosi. Ma rimane sconcertato, e colpito nel profondo, quando due pazienti, sorelle, cercano di convincerlo che è l'altra ad avere bisogno di aiuto. E questa dinamica ne avvia altre, sempre più pericolose e coinvolgenti. "Non è esperienza frequente quella di trovare un'opera prima italiana così controllata su tutti i piani che sia in grado di proporsi al di là dei confini nazionali senza aver nulla da invidiare a nessuno." (Mymovies.it)

Fratelli nemici
(Frères ennemis, F-B, 2018)
di David Oelhoffen. Con Matthias Schoenaerts, Reda Kateb, Adel Bencherif, Nicolas Giraud, Sabrina Ouazani

Due uomini profondamente legati fra loro, ma che hanno preso strade opposte: uno è un trafficante di droga e l'altro un flic. Un fatto di sangue li riavvicina, e insieme si trovano ad affrontare una situazione durissima, senza, però, che vengano meno tutte le distanze che li separano. Una situazione tipica del polar, rivisitata con grande mestiere, e in cui si mescolano ferocemente le due forti individualità, immerse entrambe nella peggior realtà urbana. Lontani i tempi della Parigi di Grisbi, perchè qui è la città stessa ad essere letale.

The Guilty
(Den skyldige, DK, 2018)
di Gustav Möller. Con Jakob Cedergren, Jessica Dinnage, Omar Shargawi, Johan Olsen, Jakob Ulrik Lohmann

Un poliziotto danese viene messo sotto inchiesta, sollevato dal servizio e relegato a rispondere alle chiamate d'emergenza. Qui riceve la telefonata di una donna che chiede aiuto perché è stata rapita: inizia una frenetica e confusa lotta contro il tempo, che il film segue praticamente in tempo reale, affidando al telefono un insolito ruolo da protagonista. Le parole, dette o taciute, diventano il cuore della vicenda, peraltro più complicata del previsto, e svelano l'anima di vittime e colpevoli.

The Padre
(Id., CDN, 2018)
di Jonathan Sobol. Con Tim Roth, Nick Nolte, Luis Guzman, Marie Paquim, Hailey Hermida

Un piccolo truffatore, ma con una sua dignitosa professionalità, viene catturato ma riesce a fuggire in auto. Salvo poi scoprire che nel portabagagli c'è una vivace ragazzina. E, non senza difficoltà, i due si mettono in società, con la legge che comunque li cerca costantemente. Anche qui il cliché (uomo rude-ragazza pestifera) viene gestito con ironia e abilità, e le situazioni si rivelano al di là della banalità, con dialoghi brillanti, interpreti consapevolmente fuori dalle righe, e trovate generalmente non scontate.

King of Thieves
(id., USA, 2018)
di James Marsh. Con Michael Caine, Charlie Cox, Ray Winstone, Jim Broadbent, Tom Courtenay, Michael Gambon

Quattro vecchi soci in rapine e dintorni, decidono di organizzare un audace colpo al caveau di una gioelleria e tutto sembra andare a buon fine. Ma sono vecchi e rancorosi, e non molto leali, e questo non va bene. La storia vera del più clamoroso furto avvenuto in Inghilterra (con poca elettronica e molta meccanica), che inizia come lenta commedia "senile" e vira su toni sempre meno romantici, con gli acciacchi del corpo e dell'anima che prevalgono sul thriller. Gli interpreti fanno a gare a chi è più bravo, e carogna.

Dragged Across Concrete
(Id., USA, 2018)
di S. Craig Zahler. Con Mel Gibson, Vince Vaughn, Jennifer Carpenter, Laurie Holden, Udo Kier, Fred Melamed

Due poliziotti, entrambi a un bivio della propria esistenza, e frustrati sul piano professionale, decidono di fare un colpo: derubare un criminale che sta organizzando una rapina. Costui è spietato e non esita a uccidere, e fregarlo sarà un'impresa complicata, che s'intreccia con la vita di una donna diventata madre da poco e di un nero appena uscito di prigione. Una storia lenta e tortuosa, in cui affiorano temi che vanno al di là del thriller classico: il razzismo, la violenza urbana, l'onestà.

Unsane
(Id., USA, 2018)
di Steven Soderbergh. Con Claire Foy, Juno Temple, Amy Irving, Joshua Leonard, Aimee Mullins, Jay Pharoah

Una giovane donna vittima di stalking lascia Boston per iniziare una nuova vita. Ma l'angoscia e l'insicurezza la perseguitano, tanto che si ritrova in un ospedale psichiatrico. Dove, però, l'incubo non svanisce, ma aumenta, travolgendola. Senza speranza? Pare che Soderbergh abbia girato il film con un iPhone, in ogni modo il risultato è tecnicamente aderente al viaggio fisico e mentale, sempre doloroso, e in questo caso alllucinante, di una donna aggredita nel profondo.

En liberté
(Id., F, 2018)
di Pierre Salvadori. Con Adèle Haenel, Pio Marmaï, Audrey Tautou, Vincent Elbaz, Damien Bonnard, Hocine Choutr

Un'ispettrice di polizia, vedova di un poliziotto che tutti stimavano per il coraggio e l'abnegazione, scopre che in realtà lui era tutt'altro. Nel tentativo di rimediare lei conosce e cerca di aiutare un giovane che il capitano aveva fatto incarcerare ingiustamente e sarà un incontro che sconvolgerà le vite di entrambi. Riuscire a combinare polar e commedia può sembrare arduo, se non impossibile, ma il risultato di questo azzardo è un caleidoscopio frenetico e intelligente, e in certi momenti irresistibile.

The House That Jack Built
(Id., DN, F, D, S, 2018)
di Lars von Trier. Con Matt Dillon, Uma Thurman, Bruno Ganz, Riley Keough, Sofie Gråbøl, Siobhan Fallon Hogan

Jack è un serial killer che racconta la propria storia: ogni omicidio è un'opera d'arte conclusa in sé stessa. Jack espone le sue teorie e racconta i suoi atti ad uno sconosciuto, che non si astiene dal commentarli. "Come il negativo della pellicola rappresenta per lui il lato oscuro della luce così da sempre con i suoi film si (e ci) spinge a guardare in quell'oscurità che si nasconde nell'animo umano e che può essere ammantata di quella razionalità perversa che ha fatto commettere all'umanità i crimini di massa più efferati." (mymovies.it)

Ocean's 8
(Id., USA, 2018)
di Gary Ross. Con Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anne Hathaway, Mindy Kaling, Sarah Paulson

La sorella del defunto Ocean vuole rifarsi dei 5 anni passati in galera e organizza un super colpo: la collana più preziosa del mondo. All'uopo mette insieme un'agguerrita banda di sole donne e Cartier non è contento. Niente di particolarmente nuovo nella piccola saga di Ocean se non, appunto, che stavolta tutto è al femminile. Qualche nuova invenzione, un paio di colpi di scena, una chiusura cliché, ma in fondo il film, non memorabile, è piacevole come il Martini finale, agitato e non mescolato.

City of Lies - L'ora della verità
(City of Lies, USA, 2018)
di Brad Furman. Con Johnny Depp, Forest Whitaker, Toby Huss, Dayton Callie, Neil Brown Jr.

Nel periodo dei violenti scontri razziaii a Los Angeles (1991) un detective indaga sull'omicidio di due celebri rapper, ma non approda a nulla perché i suoi superiori insabbiano il caso, per paura che emerga la vasta rete di corruzione nella polizia. Vent'anni dopo un giornalista riapre il caso. Il film ricostruisce un fatto vero, ma oscilla tra la fiction e il taglio documentaristico, e con una sceneggiatura ingarbugliata che raffredda il senso della denuncia. E un po' troppa retorica non aiuta.

Searching
(Id., USA, 2018)
di Aneesh Chaganty. Con John Cho, Debra Messing, Joseph Lee, Michelle La, Sara Sohn, Roy Abramsoh

Vedovo con figlia: quando lei scompare all'improvviso il padre la cerca disperatamente, ma l'unica traccia che ha è il computer che la ragazza ha lasciato a casa. È lì che si cela la vera vita della giovane? Quanto c'è di oscuro e nascosto nelle connessioni web? Il regista ha lavorato a lungo in Google, un'esperienza che gli consente di usare mille trucchi per inchiodare lo spettatore, senza però sovraccaricare la storia, che rimane in ottimo equilibrio fra il thriller tradizionale e la ricerca di nuovi linguaggi.

L'angelo
(The Angel, USA, 2018)
di Ariel Vromen. Con Toby Kebbell, Marwan Kenzari, Hannah Ware, Tsahi Halevi, Waleed Zuaiter

Ashraf Marwan era parente del presidente egiziano Nasser e ne divenne consulente per la politica estera; incarico che mantenne anche sotto Sadat. Era anche ricco, stimato, felice. Ed era anche un agente del Mossad. Ma la sua attività non era a senso unico, perché riuscì a contribuire notevolmente a mantenere certi equilibri di pace. Tant'è che la sua figura è molto apprezzata sia in Israele che in Egitto. Film che osserva con cura e intelligenza, e senza spreco di pallottole, la vera realtà dello spionaggio.

Widows - Eredità Criminale
(Widows, GB, 2018)
di Steve McQueen. Con Colin Farrell, Viola Davis, Liam Neeson, Michelle Rodriguez, Elizabeth Debicki, Robert Duval

Vicenda molto intricata quella in cui si ritrovano alcune donne rimaste vedove dopo che i mariti sono stati uccisi in un tentativo di rapina ai danni di un boss della malavita. Costui vuole un risarcimento e così le donne si organizzano per realizzare il colpo. Tra intrighi politici, doppi giochi, tradimenti. Formidabili alternanze fra violenza micidiale e sguardi distaccati, interni cupi e paesaggi urbani devastati, intimità e umori collettivi, passione e cinismo. Quando la crudezza è davvero una scelta stilistica intelligente.

Il corriere - The Mule
(The Mule, USA, 2018)
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest

Il vecchio Earl, con la famiglia a pezzi, ormai pensa solo ai suoi fiori, se non fosse che non ha più un dollaro. Così accetta di fare il corriere per dei narcotrafficanti. Ma la morale di un uomo ormai vicino alla morte è in agguato: e prenderà tranquillamente la sua rivincita. Se Gran Torino pareva il testamento di Eastwood, il grande vecchio è però instancabile e non rinuncia a postille cariche di vita, vissuta o sognata: non c'è sconfitta, nè tantomeno consolazione, ma occhi aperti di fronte alla realtà e alla sua fine.

ABC Murders - La serie infernale
(ABC Murders, GB, TV 2018)
di Alex Gabassi. Con John Malkovich, Andrew Buchan, Eamon Farren, Freya Mavor, Bronwyn James, Rupert Grint

Una serie di omicidi che segue uno schema preciso: ogni vittima ha le stesse inziali di nome e cognome, così come il luogo del delitto, e dopo l'A, la B..., e così via. L'unico indizio è la guida ferroviaria ABC, lasciata dall'assassino, che a sua volta si firma ABC. Ma non sembra esserci alcun legame tra le vittime e Poirot si trova in serie difficoltà, anche perché viene coinvolto sul piano personale. Malkovich, bravo come sempre, non sfigura certo di fronte ai propri predecessori, e anzi arrichisce il personaggio di sfumature problematiche.

La verità sul caso Harry Quebert
(La vérité sur l'affaire Harry Quebert, USA, TV 2018)
di Jean-Jacques Annaud. Con Patrick Dempsey, Ben Schnetzer, Kristine Froseth, Damon Wayans Jr, Josh Close

Marcus, giovane scrittore in crisi di creatività, è ospite del suo amico e mentore, Harry Quebert, romanziere di successo: nel cui giardino, però, viene scoperto il cadavere di una ragazza uccisa molti anni prima. Harry viene quindi accusato di omicidio e Marcus indaga per scagionare l'amico. Da un romanzo ben congegnato ma a dir poco prolisso, e non senza luoghi comuni, la miniserie ne riprende vizi e virtù, ingarbugliando ancor di più la vicenda ma affidandosi ad un regista di provato mestiere.

Galveston
(Id., USA, 2018)
di Mélanie Laurent. Con Ben Foster, Elle Fanning, Jeffrey Grover, Christopher Amitrano, Mark Hicks

Un delinquente al servizio di un gangster scappa da questi, che vorrebbe eliminarlo, ma d'altra parte sa di essere malato terminale. Nella fuga verso un luogo lontano incontra una prostituta adolescente piena di problemi. Due anime perse, che si perderanno ancora, insieme? Un on the road non nuovo ma in cui la regista francese inserisce elementi apparentemente (o no?) estranei al tradizionale canone americano: inquadrature strette, intimità strana, dialoghi dissonanti. Belle interpretazioni.

Millennium - Quello che non uccide
(The Girl in the Spider's Web, GB, S, D, USA, 2018)
di Fede Alvarez. Con Claire Foy, Sverrir Gudnason, Lakeith Stanfield, Sylvia Hoeks, Stephen Merchant

Salander viene ingaggiata da un esperto informatico per recuperare un programma in grado di far collassare le sicurezze nazionali: il nemico è una potente organizzazione criminale, che ha rapito il figlio dello scienziato. In questo scontrro letale ritroverà sia l'amico Mikael sia Camilla, la cattivissima sorella. Continua la saga, densa di azione e di colpi di scena, e malgrado il risultato sia dignitoso si ha continuamente l'impressione di un déja vu, inevitabile nei troppo frequenti sequel che sembrano ormai dominare il cinema.

Old Man & the Gun
(Id., USA, 2018)
di David Lowery. Con Robert Redford, Casey Affleck, Danny Glover, Tika Sumpter, Isiah Whitlock jr.

Forrest Tucker è un vecchio (77 anni) rapinatore di banche, che non ha fatto altro nella vita. Dopo 16 condanne, e altrettante evasioni, non ha smesso di realizzare dei colpi decisamente originali. Con tutto il suo fascino e con tutta calma, senza mai utilizzare armi, continua a visitare banche e ad uscirne pieno di dollari. Non lo fa per i soldi, ma perché gli piace. Forse ci si poteva aspettare di più da questo addio al cinema da parte di Redford, che però rimane una delle grandi figure del cinema americano.

BlacKkKlansman
(Id., USA, 2018)
di Spike Lee. Con Adam Driver, John David Washington, Topher Grace, Laura Harrier, Ryan Eggod

Anni '70, un poliziotto afroamericano riesce ad infiltrarsi nel Ku Klux Klan e a fare non pochi danni. Su di una sceneggiatura non sua, improntata all'azione, Lee innesta prepotentemente la propria grinta iconoclasta: dipinge cinicamente certe ingenuità del movimento black, liquida con disprezzo il razzismo radicato nelle forze di polizia, arriva addirittura a ridicolizzare il Klan con il suo grottesco parossismo. Insomma, il cinema americano, il cinema, hanno ancora bisogno della lucida forza (malgrado sciocchezze come Miracolo a S. Anna) di Spike Lee.

L'uomo sul treno
(The Commuter, USA, 2018)
di Jaume Collet-Serra. Con Liam Neeson, Vera Farmiga, Patrick Wilson, Sam Neill, Elizabeth McGovern

N. Y.: un pendolare, ex poliziotto, riceve una strana offerta, molto ben pagata: individuare una certa persona sul treno e mettere nella sua borsa un Gps. Quando lui è costretto ad accettare si rende conto che si tratta di un complotto per uccidere qualcuno che conosce enormi affari illegali. E tutto si complica. Il treno è un luogo cinematografico visitato infinite volte, quindi lode a chi sale sul vagone e sa raccontare una buona storia. Azione e riflessione in un thriller molto ben congenato, in un crescendo di tensione e di colpi di scena. Perdonati senz'altro alcuni difetti logici.

Il testimone invisibile
(I, 2018)
di Stefano Mordini. Con Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio, Maria Paiato, Sara Cardinaletti

Imprenditore di successo, con tutti gli accessori del caso, si trova in grossi guai quando la sua amante viene uccisa, e quindi ricorre ad un'avvocatessa particolarmente capace. Tutti gli indizi sono contro di lui e l'impresa si rivela assai complicata. Nel piatto panorama poliziesco italiano s'inserisce un film ben strutturato (malgrado certi momenti di sonno e la consueta mediocrità di Scamarcio), con una sceneggiatura abbastanza robusta, non privo di alcune buone note di costume, e in grado di spiazzare con acutezza.

Collateral
(Id., GB, TV 2018)
di David
Hare. Con Carey Mulligan, John Simm, Billie Piper, Nicola Walker, Jeany Spark, Ahd Kamel

Londra: distributore di pizze viene ucciso: una detective indaga su un caso apparentemente banale che però si rivelerà legato allo spaccio di droga e al traffico di esseri umani. Varie donne coinvolte: immigrate clandestine, l'ex moglie di un deputato laburista, un capitano dell'esercito, un pastore anglicano. Le loro complesse realtà, sociali e individuali, sono il centro di una miniserie ben costruita, che ha appunto il merito di guardare con lucidità il mondo inglese: benessere, razzismo, valori, compromessi, servizi segreti, stampa.

Breaking In
(Id., USA, 2018)
di James McTeigue. Con Gabrielle Union, Billy Burke, Richard Cabral, Ajiona Alexus, Levi Meaden

Una donna coi suoi due figli va nella casa di montagna del padre, morto da poco. L'abitazione è dotata di un sofisticato sistema di sicurezza, che renderà ancora più complessa la drammatica situazione che si crea con l'arrivo di alcuni criminaii in cerca di... Il risvolto claustrofobico è rovesciato perché la donna si troverà a reagire, per salvare i figli rimasti dentro, stando fuori dalla casa. L'uso originale del clichè è il punto di forza del film, che per il resto riprende temi ed espedienti non proprio nuovissimi.

Nella tana dei lupi
(Den of Thieves, USA, 2018)
di Christian Gudegast. Con Gerard Butler, Pablo Schreiber, O'Shea Jackson Jr., 50 Cent, Sonya Balmores

Los Angeles, la capitale delle rapine: il capo di una rocciosa squadra anticrimine si ritrova, dopo un cruento scontro a fuoco con dei criminali, con un furgone portavalori sparito. Ma il veicolo era vuoto... Perchè? E che qualcosa di molto grosso stia per accadere è fuori dubbio. Senza le sfumature psicologiche di Heat, il film ne riprende tutta la carica adrenalinica (le furiose sparatorie nel centro della città) e la esaspera ritagliando spudoratamente - ma con stile - le violente fisionomie dei personaggi.

C'era una volta a Hollywood
(Once Upon a Time in... Hollywood, USA, 2019)
di Quentin Tarantino. Con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Damian Lewis, Bruce Dern

1969: una giovane ma già vecchia star di telefilm popolari cerca, insieme al suo amico-factotum-controfigura, di risalire la china in quel di Hollywood. Nell'atmosfera d'altri tempi degli studios s'imbattono in Bruce Lee e Steve McQueen, e altri, e sono vicini di villa con Polanski e Sharon Tate (proprio nei giorni in cui Manson...). Tarantino ancora di fronte - splendidamente - al suo doloroso e irriverente amore per il cinema, che ci offre ben al di là delle acute e dolci note di colore: la sua passione violenta e struggente non smette di avvolgerci.

Roubaix
(Roubaix, une lumière, F, 2019)
di Arnaud Desplechin. Con Roschdy Zem, Léa Seydoux, Sara Forestier, Antoine Reinartz, Chloé Simoneau

Nel triste degrado postindustriale del nord della Francia, tra l'infelice sottoproletariato multietnico, un commissario indaga sul brutale omicidio di un'anziana. Al centro dei sospetti due giovani donne, che lentamente sveleranno sogni perduti e solitudine. La ricostruzione del delitto è un capolavoro, anima nera di un film amarissimo e violento, anche se nulla è concesso alla spettacolarizzazione in questo ritratto doloroso di vite comuni. Le due bravissime protagoniste conquistano lo spettatore.

Serenity - L'isola dell'inganno
(Serenity, USA, 2019)
di Steven Knight. Con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Djimon Hounsou, Dianee Lane, Jason Clarke

In fuga (su un'isola tropicale) dal proprio passato, lui riceve dalla sua ex una ricca offerta in cambio dell'uccisione del marito. Faccenda rischiosa, complicata da non pochi intrighi. I cliché abbondano (lui bello e tenebroso, lei bella e insidiosa, l'altro cattivo cattivo, il mare e la morte, ecc.) e tutta la storia è in bilico fra l'autoironia e la ruffianeria. Più probabile la prima, che, però, se usata eccessivamente si rivela un pericoloso boomerang. E la nostalgia per il noir d'altri tempi (ancorché abbagliato dal sole) rischia di evaporare.

L'uomo del labirinto
(I, 2019)
di Donato Carrisi. Con Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè, Vinicio Marchioni, Caterina Shulha

Green, psichiatra, ha in cura una ragazza traumatizzata, la stessa che a suo tempo fu rapita e che Bruno Genko, investigatore privato, non riuscì a ritrovare. Quest'ultimo vuole a tutti i costi ricostruire e risolvere il vecchio caso, anche perchè sa che sta per morire. Le vicende s'intrecciano, dominate da incubi e dalla terrificante figura di un coniglio gigante. Storia complicata e angosciosa, à la Carrisi, insomma, che il regista-scrittore gestisce con abilità (ma talvolta un po' meccanicamente) e grazie ai due principali interpreti, misurati e sorprendenti.

Un uomo tranquillo
(Cold Pusuit, USA, 2019)
di Hans Petter Moland. Con Liam Neeson, Tom Bateman, Tom Jackson, Emmy Rossum, Laura Dern, John Doman

La vita di un uomo tranquillo, che lavora con uno spazzaneve, è sconvolta dalla morte del figlio, liquidata dalle autorità come overdose di eroina e invece causata da una gang di spacciatori. Vendetta, tremenda vendetta (ruolo ormai abituale per Neeson). Ma il lavoro del giustiziere non si svolge canonicamente, perché tutto il film è popolato da personaggi grotteschi ed è ritmato da battute e doppi sensi (a partire dal nome del protagonista): un umorismo nero incerto fra i Coen e Tarantino, che spariglia cinicamente i molti luoghi comuni.

Non sono un assassino
(Id., I, 2019)
di Andrea Zaccariello. Con Riccardo Scamarcio, Alessio Boni, Edoardo Pesce, Claudia Gerini, Sarah Felberbaum

Tre amici di vecchia data: un vicequestore, un avvocato, un magistrato. Quando quest'ultimo viene ucciso, il poliziotto è il principale indiziato e ovviamente chiede aiuto all'amico legale. La storia s'intreccia con le tormentate vicende personali dei tre, anche attraverso numerosi flashback. Ma è proprio l'abuso di questo espediente, e di altri artifici narrativi, a rendere il fim insopportabilmente pretenzioso e, in definitiva, confuso oltre ogni limite accettabile. Una mancanza di modestia, e di semplicità, che si risolve in un'occasione sprecata.

Ted Bundy - Fascino criminale
(Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile, USA, 2019)
di Joe Berlinger. Con Zac Efron, Lily Collins, Kaya Scodelario, John Malkovich, Jim Parsons, Jeffrey Donovan

Con la sua trentina di omicidi, Ted Bundy è forse il serial killer più famoso della storia (ma Andrei Chikatilo era peggiore): qui viene ricostruito il suo legame sentimentale con una donna (fra le molte che erano morbosamente attratte da lui). Varie sono le differenze del film rispetto alla realtà, nel solito tentativo di rendere la storia più appassionante. In particolare, paradossalmente, si sottovaluta proprio la capacità di Bundy di esercitare quel fascino che gli permise di avvicinare, per poi ucciderle, così tante donne.

The Lighthouse
(Id., USA, 2019)
di Robert Eggers. Con Willem Dafoe, Robert Pattinson, Valeriia Karamän, Logan Hawke

Un faro sperduto sulla costa atlantica, il guardiano ed il suo aiutante: i tre protagonisti di una storia di angoscia, violenza, solitudine. Perchè in questa situazione, claustrofobica pur affacciandosi sull'infinità del mare, non possono non emergerre incubi nascosti, pulsioni incontrollabili, demoni che non lasciano scampo. E le terribili onde s'infrangono sugli scogli e ancor più sulle anime. Film chiuso e impietoso, di paura che viene da fuori e da dentro, e miti che si congelano miseramente.

The Operative - Sotto copertura
(The Operative, D-ISR-F-USA, 2019)
di Yuval Adler. Con Diane Kruger, Martin Freeman, Cas Anvar, Werner Daehn, Liron Levo, Hadi Khanjanpour

Un'agente del Mossad, esperta linguista, viene incaricata di assumere l'identità di insegnante a Theran in modo da reclutare un dirigente industriale iraniano. Non è l'avvenente spia di tante storie improbabili, ma una donna che deve svolgere l suo difficilissimo compito contando solo su sé stessa, consapevole delle proprie capacità ma anche delle proprie contraddizioni. Una spy story, dunque, che si discosta dai moduli spettacolari e gioca abilmente sulle sfumature, sull'importanza del fattore umano (per dirla con Greene) dell'intelligence.

Radio Silence - Morte in onda
(Radio Silence, USA, 2019)
di Phlippe Gagnon. Con Georgina Haig, John Ralston, Carrie-Lynn Neales, Marc Senior, Allison Hossack

Una brava psicoterapeuta conduce una trasmissione radiofonica in cui mette a disposizione le proprie competenze. Ma questa routine esplode quando, in diretta, una sua interlocutrice si suicida. Sconvolta, la terapista rinuncia al programma. Dopo un anno lo riprende, ma si ritrova al centro di un'angosciosa persecuzione. Il richiamo a Brivido nella notte è immediato, ma il contesto è del tutto diverso (anche perché la protagonista non è Clint Eastwood...), con una suspense brusca e sottile, gestita con buona mano.

Mr. Jones
(Id., PL-GB-UA, 2019)
di Agnieszka Holland. Con Vanessa Kirby, James Norton, Peter Sarsgaard, Joseph Mawle, Kenneth Cranham

Il giornalista Gareth Jones (realmente esistito), dopo aver assistito alla nomina di Hitler a cancelliere, decide di visitare l'Unione Sovietica, ed in Ucraina documenta la terribile politica economica staliniana, volta a privare la regione delle sue immense scorte di grano onde esportarle e acquisire valuta pregiata. Una vicenda che viene però raccontata puntando alla spettacolarizzazione drammatica e al ritratto individuale, piuttosto che cercare di dare una visione compiuta (in chiave filmica) di questo risvolto oscuro dello stalinismo.

Dublin Murders
(Id., CN, TV 2019 - )
ideato da Sarah Phelps. Con Tom Vaughan-Lawlor, Killian Scott, Moe Dunford, Sarah Greene, Conleth Hill

Da bambino fu rapito insieme a due coetanei e solo lui fu ritrovato vivo nei boschi vicino a Dublino. Da adulto, come poliziotto si trova a indagare sulla morte di una ragazza, negli stessi luoghi. L'orrore sembra ripetersi. E poi ci sono altri inquietanti assassinii: c'è qualche legame?. Indagini lunghe e difficili, insieme a una collega della Omicidi. Una notevole serie che riprende i bei libri della scrittrice irlandese Tana French: le storie originali sono adattate con cura, rispettandone l'atmosfera cupa e realistica.

City on a Hill
(Id., USA, TV 2019 - )
ideato da Charlie McLean. Con Kevin Bacon, Aldis Hodge, Lauren E. Banks, Kevin Chapman, Amanda Clayton

Boston, anni '90: brutto clima, intrighi, corruzione, malaffare. Ma "c'è un nuovo sceriffo in città": un procuratore distrettuale afroamericano deciso ad affrontare con durezza la situazione. Nel cercare collaboratori adeguati, va a finire che l'unico disponibile è un agente dell'FBI non proprio impeccabile. Le cose, però, sono molto complicate. Una struttura piuttosto tradizionale, non dissimile da Wire (che era meglio), che comunque ha il pregio di affrontare il "solito" problema della connessione fra politica e affari.

Only the Animals
(Seules les bêtes, F-D, 2019)
di Dominik Moll. Con Denis Ménochet, Valeria Bruni Tedeschi, Damien Bonnard, Laure Calamy, Nadia Tereszkiewicz

Durante una tempesta di neve in Francia una donna scompare e l'indomani viene ritrovata la sua automobile. Le indagini mettono in evidenza che varie persone sono legate a questo caso misterioso, tuttavia poi emerge che con tutta probabilità non è fra le montagne innevate che va ricercata la spiegazione, ma in un sito internet fraudolento. Interessante il contrasto fra la desolazione di un paesaggio naturale ostile e la pericolosità del mondo, troppo spesso "innaturale", della rete.

Les traducteurs - The Translators
(F, 2019)
di Régis Roinsard. Con Olga Kurylenko, Alex Lawther, Sidse Babett Knudsen, Riccardo Scamarcio, Lambert Wilson

Una casa editrice francese prepara la pubblicazione in varie lingue di un attesissimo libro il cui autore, sotto pseudonimo, è sconosciuto. Per evitare le fughe di notizie che rovinerebbero l'exploit, l'editore assume nove traduttori che dovranno lavorare in un luogo del tutto isolato. Ma qualcuno pubblica su internet le prime pagine e minaccia di svelare il resto se non lo pagano. Il richiamo immediato è ad Agatha Christie, ma l'orginalità sta nel fatto che il mistero ruota intorno ai libri, alle parole: più importanti delle persone?

The Forest of Love
(Id., J, 2019)
di Sion Sono. Con Kippei Shîna, Shinnosuke Mitsushima, Kyoko Hinami, Eri Kamataki, Young Dais

Shin, un vagabondo, incontra due cineasti in erba: insieme decidono di girare un film e di coinvolgere Taeko, ragazza di facili costumi. Questa a sua volta si rivolge ad un'ex compagna di classe. Ma il legame tra le ragazze e un misterioso truffatore è più complesso di quanto appaia e risale a traumi antichi. Intanto un serial killer miete vittime nella stessa zona in cui viene girato il film. Un mix di generi pulp: ossessioni religiose, sette intolleranti, spleen adolescenziale, tendenze suicide, amori impossibili, perversioni sessuali e disastri genitoriali. (da Mymovies)

Motherless Brooklyn - I segreti di una città
(Motherless Brooklyn, USA, 2019)
di Edward Norton. Con Edward Norton, Willem Dafoe, Bruce Willis, Gugu Mbatha-Raw, Alec Baldwin, Cherry Jones

Lionel lavora per un investigatore privato, a cui è particolarmente legato, e quando questi viene ucciso scoprire chi è stato diventa un'ossessione. Ma l'indagine lo porterà a scontrarsi con forze potenti, con il male che lega politica e malaffare. Tutto è complicato dal fatto che Lionel è sì acutissimo, ma soffre della sindrome di Tourette. Trama sofisticata, ritmata a jazz, in una New York anni '50 ricostruita magistralmente. Finalmente un bravo attore che sa essere anche un bravo regista.

Criminal
(Id., USA, TV 2019)
di Jim Field Smith et al.. Con Katherine Kelly, Laurent Lucas, Emma Suarez, Sylvester Groth, Kit Harington

Un indiziato, la stanza in cui dovrà rispondere a molte domande, detective particolarmente esperti nelle tecniche d'interrogatorio che lo torchiano e che lo osservano da dietro il solito specchio. Dodici storie ambientate in quattro diversi paesi (UK, D, E, F) ma sempre collocate in quello spazio ristretto, dove il conflitto è soprattutto psicologico, ma non per questo meno cruento. Un'idea originale, finalmente, ma che nel suo limite fisico alla lunga non mantiene sempre la tensione indispensabile.

Il principio del piacere
(Zasada przyjemnosci, PL-CK- UA, TV 2019)
di Dariusz Jablonski e Maciej Maciejewski. Con Malgorzata Buczkowska, Karel Roden, Sergey Strelnikov

A Odessa, Praga e Varsavia vengono ritrovati i cadaveri mutillati di tre ragazze. Su questi delitti, e altri ancora, si interrogano le polizie dei tre paesi, che poi avvieranno indagini comuni. Tutto è complicato dalla mancanza di indizi e da probabili connivenze tra mafia e politica. Una delle prime serie dell'est europeo approdata sui nostri schermi vuole a tutti i costi competere con le produzioni occidentali e allora ci hanno messo dentro di tutto: sadismo, drammi individuali, servizi, traffico d'armi, droga, ecc.. Risultato: bella fotografia, irritante presunzione, e tanta, tanta confusione.

Anna
(Id., USA, 2019)
di Luc Besson. Con Sasha Luss, Helen Mirren, Cillian Murphy, Luke Evans

Anna, moscovita, giovane, bella, e fa una vita disperata: dopo una rapina finita male è reclutata dal KGB e in breve diventa un killer spietato: più di Black Mamba e Nikita messe assieme. E poi ci sono la CIA, l'amore, e la voglia matta di smettere ed essere libera. Col suo feticcio per la donna armata, Besson rifa sè stesso, esagerando spudoratamente, alzando a dismisura l'asticella dell'improbabilità ma inserendo un formidabile jeu de miroirs, o di matrioske, che porta ad un finale giocato su un triplo salto mortale. Mirren magnificamente glaciale, e, of course, imprevedibile.

L'ufficiale e la spia
(J'accuse, F-I, 2019)
di Roman Polanski. Con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre

Francia, fine '800: il capitano Alfred Dreyfus, ebreo, viene processato e condannato per spionaggio: la vicenda si protrae per anni e diventa un affaire che sconvolge tutta la nazione. Perchè dietro vi sono sordide manovre politiche, in un clima di acceso antisemitismo. Il titolo richiama la celebre presa di posizione di Zola, ma il film non è solo un attacco al Potere perché nella figura dell'ufficiale che riesaminò il caso (con successiva riabilitazione di Dreyfus) si rivelano tutte le contraddizioni dell'epoca. Un film "civile", insolito per Polanski, che si dimostra sempre grande.

Imma Tataranni - Sostituto Procuratore
(I, TV 2019 -)
di Francesco Amato. Con Vanessa Scalera, Massimiliano Gallo, Alessio Lapice, Alice Azzariti, Carlo Buccirosso

A Matera il Proocuratore della Repubblica non è entusiasta del suo Sostituto Tataranni: irruente, incazzosa, vestita non certo comme il faut, rompiballe. Ma acuta, umanissima, e con una memoria di ferro. Un personaggio sopra le righe, eppure plausibile, che indaga sulla realtà, su delitti nati dalle cose comuni, siano drammi individuali o fatti di corruzione e malaffare. La cornice ambientale è convincente ed equilibrata, così come i bravi protagonisti: tra cui ovviamente si distingue Scalera.

Cena con delitto
(Knives Out, USA, 2019)
di Rian Johnson. Con Daniel Craig, Jamie Lee Curtis, Chris Evans, Christopher Plummer, Michael Shannon

Il più classico degli scenari all'inglese (ma siamo in Massachussets): una ricca villa, il patriarca assassinato, una famiglia piena di rancori, l'eredità, l'investigatore privato, colpevoli ovunque, scatole cinesi. E la rivelazione finale à la Poirot. Piacevolissima giostra di ironie e giochi di prestigio, coi suoi bei predecessori (Invito a cena con delitto, of course, Clue), lo schema ben manipolato, interpreti in partita e divertiti (un Bond stralunato, Plummer luciferino, Curtis superba), canonica e smaccata atmosfera british. Film forse non indispensabile, ma divertente, vivaddio.

The Gentlemen
(Id., USA, 2019)
di Guy Ritchie. Con Matthew McConaughey, Hugh Grant, Jeremy Strong, Henry Golding, Kate Beckinsale, C. Farrell

Il più grosso coltivatore di marijuana dell'Inghilterra vuole ritirarsi e tratta la cessione dell'azienda. Le cose sono complicate dai vari interessi di un direttore di giornale, un boss cinese, un losco investigatore privato, un milionario americano. Il protagonista, con moglie e braccio destro, si destreggia con perizia e decisione. Incastri e colpi di scena (e anche un tot di metacinema) sono gestiti da Ritchie con la consueta abilità ed il risultato è un thriller piacevole e non convenzionale. E si perdonano alcuni luoghi comuni.

Enola Holmes
(Id. USA, 2020)
di Harry Bradbeer. Con Millie Bobby Brown, Henry Cavill, Helena Bonham Carter, Sam Claflin

Abbiamo iniziato questa raccolta di schede sul cinema poliziesco (e dintorni) con Il ritorno di Sherlock Holmes (1929) e la concludiamo in famiglia. Con un brutto film, purtroppo: non male l'idea di scoprire una sorella minore dei fratelli Holmes, ma perché sprecarla con una trama ridicola? La ragazza è anche simpatica, ma i suoi congiunti penosi, le sue amiche suffragette-bombarole assurde (e offensive verso il nascente movimento delle donne), l'idillio puerile, la cornice storico-politca grossolana, il colpo di scena finale imbarazzante. Insomma, l'ennesimo apocrifo (con le note eccezioni) inutile e irritante. Si temono seguiti. Sorry, Mr. Holmes.