inizio rosso e giallo


Jeffery Deaver

 

Gli strani scherzi del cinema: uno va a vedere Il collezionista di ossa, tratto dal romanzo più famoso di Deaver, e i due protagonisti del libro, Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, biondo scuro lui e rossa fiammeggiante lei, sono Denzel Washington e Angelina Jolie... Una meglio dell'altro, intendiamoci, però un po' più di rispetto per i lettori. Ma a parte questo dettaglio, il film è buono e non fa torto all'ottimo Deaver (1950), l'autore di thriller più talentuoso che ci sia in giro.

Il quale s'inventa una variante decisamente impegnativa sul tema dell'investigatore immobile (Orczy, Borges & Bioy Casares, Stout): qui non c'è un personaggio eccentrico, che, più o meno volontariamente, sceglie di analizzare i casi senza muoversi, qui il detective è un (ex) capitano di polizia che di muoversi non è proprio in grado: un gravissimo incidente lo ha reso tetraplegico e tutta la sua vita dipende dalle sofisticate apparecchiature che lo circondano e dall'aiuto costante di un aiutante paziente e tosto.
Rhyme era un noto criminologo (ma "criminalista" dicono loro), oltre che uno dei migliori poliziotti di New York, quindi, per sua fortuna, gli ex colleghi ricorrono a lui quando (spesso, ovviamente) c'è qualche caso particolarmente complesso.
Amelia Sachs era una qualsiasi poliziotta che si trova per caso coinvolta in un caso su cui indaga Ryhme, il quale capisce al volo le qualità dell'agente (e capirai, al cinema, Angelina Jolie...) e la convince a diventare il suo braccio operativo: Deaver conduce con sobrietà lo sviluppo di questo rapporto, anche quando inevitabilmente approderà all'unione affettiva, e gestisce come un bravo regista una partita certamente non facile, viste le condizioni del protagonista principale.

I consueti temi del serial killer, degli omicidi dai contorni oscuri, sono affrontati con originalità e sicurezza da Deaver (oltre a tutto con un'invidiabile capacità d'inventare colpi di scena notevolissimi), che in uno degli ultimi libri, La finestra rotta, realizza un'inquietante incursione nel complesso mondo delle aziende che raccolgono dati sulle persone: libro da leggere se non altro per l'acutezza con cui Deaver affronta l'argomento, prospettando uno scenario agghiacciante (e ormai non troppo distante dalla realtà: Facebook docet).

Oltre ad aver creato un altro personaggio piuttosto originale, Kathryn Dance, esperta di linguaggio del corpo e di tecniche di interrogatorio (studiate da cinesica e prossemica, le discipline che saranno al centro delle storie portate in tv nel 2009 dalla serie Lie to Me), Deaver ha scritto una trilogia con al centro John Pellam, un regista in gamba ma sfigato costretto per campare a girare gli Stati Uniti in cerca delle location giuste per i film di qualcun altro: si troverà coinvolto in varie situazioni criminose e se la caverà. Da non perdersi il terzo della serie, L'ultimo copione di John Pellam, con lancinanti descrizioni di New York che non si leggevano dai tempi di...

Deaver ha firmato un (sontuoso) contratto con la fondazione che gestisce i diritti d'autore di Ian Fleming, per scrivere uno dei romanzi con James Bond: visti i mediocri risultati ottenuti dai precedenti scrittori che hanno ricevuto un simile incarico, forse stavolta 007 avrà un degno patrigno. E infatti Carta Bianca si rivela un ottimo thriller, che con qualche capriola temporale trasporta 007 ai tempi nostri: e agli storici gadget micidiali di Q si aggiungono attrezzature elettroniche di ultima generazione, compreso un iPhone a dir poco strepitoso.

    Ciclo di Rune:

  • Nero a Manhattan (Manhattan Is My Beat, 1988), Rizzoli, 2009
  • Requiem per una pornostar (Death of a Blue Movie Star, 1990), Rizzoli, 2010
  • Hard News (Hard News, 1992), Rizzoli, 2015


    Ciclo di John Pellam:

  • Sotto terra (Shallow Graves, 1992), Sonzogno, 2006
  • Fiume di sangue (Bloody River Blues, 1993), Sonzogno, 2007
  • L'ultimo copione di John Pellam (Hell's Kitchen, 2001), Sonzogno, 2007


    Ciclo di Lincoln Rhyme:

  • Il collezionista di ossa (The Bone Collector, 1997), Sonzogno, 1998, 2004; Rizzoli, 2005
  • Lo scheletro che balla (The Coffin Dancer, 1998), Sonzogno, 1999; Rizzoli, 2008
  • La sedia vuota (The Empty Chair, 2000), Sonzogno, 2000
  • La scimmia di pietra (The Stone Monkey, 2002), Sonzogno, 2002
  • L'uomo scomparso (The Vanished Man, 2003), Sonzogno, 2003
  • Il regalo di Natale - contenuto nell'antologia Spirali, Sonzogno, 2004; Rizzoli, 2008
  • La dodicesima carta (The Twelfth Card, 2005), Sonzogno, 2005
  • La luna fredda (The Cold Moon, 2006), Sonzogno, 2006
  • La finestra rotta (The Broken Window, 2008), Rizzoli, 2008
  • Il filo che brucia (The Burning Wire, 2010), Rizzoli, 2010
  • La stanza della morte (The Kill Room, 2013), Rizzoli, 2013
  • L’ombra del collezionista (The Skin Collector, 2014), Rizzoli, 2014
  • Il bacio d'acciaio (The Steel Kiss, 2016) Rizzoli, 2016
  • Il re dei morti (The Deliveryman, 2016) Rizzoli, 2016
  • Il valzer dell’impiccato (The Burial Hour, 2017) Rizzoli, 2017
  • Il taglio di Dio (The Cutting Edge, 2017) Rizzoli, 2018



    Ciclo di Kathryn Dance:

  • La bambola che dorme (The Sleeping Doll, 2007), Sonzogno, 2007
  • La strada delle croci (Roadside Crosses, 2009), Rizzoli, 2009
  • Sarò la tua ombra (XO, 2012), Rizzoli, 2012
  • Solitude Creek (Solitude Creek, 2015), Rizzoli, 2015


 



    Romanzi vari:

  • La consulente (Mistress of Justice, 1992), Rizzoli, 2012
  • L'uomo del sole (The Lesson of Her Death, 1993), Rizzoli, 2013
  • Pietà per gli insonni (Praying For Sleep, 1993), Sonzogno, 1994
  • Il silenzio dei rapiti (A Maiden's Grave, 1995), Sonzogno, 1995, 2004; Rizzoli, 2013
  • La lacrima del diavolo (The Devil's Teardrop, 1999), Sonzogno, 1999, 2006; Rizzoli, 2007
  • Profondo Blu (The Blue Nowhere, 2001), Sonzogno, 2001; Rizzoli, 2009
  • Il giardino delle belve (Garden Of Beasts, 2004), Sonzogno, 2004: uno dei thriller più belli degli ultimi anni: un poliziotto acuto e tenace sulle tracce di un killer che pare Marlowe, nella Berlino (1936) delle Olimpiadi descritta da grande scrittore, torbida e totalmente nazificata; e dove poco di quello che sembra è davvero come appare
  • La notte della paura (More Twisted, 2008), Rizzoli, 2008: 16 racconti strepitosi. Ambientazioni e personaggi i più diversi, e ogni volta Deaver spiazza il lettore con un'abilità sorprendente, da vero Houdini della narrazione
  • I corpi lasciati indietro (The bodies left behind, 2008), Rizzoli, 2009
  • La figia sbagliata (Speaking in Tongues, 2000), Rizzoli, 2010
  • L'addestratore (Edge, 2010), Rizzoli, 2011
  • Carta bianca (Carte Blanche, 2011), Rizzoli, 2011
  • October list (The October List, 2013), Rizzoli, 2014
  • Il manoscritto di Chopin (The Chopin Manuscript, 2007), Rizzoli, 2015 - con Lee Child et al.

 

 


    Film dai suo libri:


  • Dead Silence (film TV, 1997) - da Il silenzio dei rapiti
  • Il collezionista di ossa (The Bone Collector, di Phillip Noyce, 1999)

 

il suo sito


Intervista

I miei personaggi? Si lasciano vivere dalla storia

- Qual è la differenza tra avere un personaggio fisso e avere un personaggio seriale?
JD - È un approccio differente, quello tra la scrittura di libri seriali e gli stand-alone. Ognuno dei due ha vantaggi e svantaggi.
Con una serie, non sei costretto ogni volta a inventare la ruota. Voglio dire che il personaggio principale è già strutturato dai libri precedenti e quindi puoi concentrarti meglio sulla storia. D’altra parte, non devi perderti alcun dettaglio: ad esempio se il personaggio è mancino, deve esserlo sempre, perché i lettori sono molto attenti a questo tipo di cose.
Invece i romanzi stand-alone funzionano meglio se sei un narratore. Ti danno la possibilità di sperimentare, di creare. D’altra parte, i fan si affezionano ai personaggi seriali e li “premiano” in termini di vendite. Ad esempio il romanzo Il giardino delle belve ha avuto una riuscita migliore in Europa che negli USA. In USA i lettori vogliono vedere Lyncoln Rhyme, in Europa hanno rispetto per il mio nome, indipendente dal protagonista. Quindi non preoccupatevi, continuerò a scrivere di Lyncoln Rhyme anche perché devo pagare il mutuo!

- Il successo del film
Il collezionista di ossa ha incrementato il successo dei libri. In che modo questo ha influito sulla scrittura dei libri successivi?
JD - L’impatto è stato determinante nel senso che il film ha aperto la porta a molti lettori, più di quanti ne avrei avuti se il film non ci fosse stato. Amo molto il cinema e a volte lavoro per Hollywood. Però film e libri sono due cose completamente diverse, sono come mele e arance. Nel film, Lyncoln Rhyme ha un bel loft a Manhattan; nel libro ha un piccolo appartamento a Central Park: e i lettori non hanno mancato di farmelo notare. Per tacere del fatto che nel film Lyncoln Rhyme è interpretato da Denzel Washington, mentre nei libri è un bianco (come ho detto chiaramente nell’ultimo libro, La dodicesima carta). Sono certamente stato influenzato dai film nella scrittura dei miei libri, tanto quanto dalla letteratura. Il marchio di fabbrica dei miei libri è nel cinema. I twists and turns, lo svolgimento in un arco temporale breve, le descrizioni molto dettagliate… sono tutti elementi tipici del cinema. A volte mi chiedono come ho potuto permettere che un mio libro diventasse un film. La risposta è che ti danno un sacco di soldi per farlo. A volte capita che il film non sia bello come il libro, ma non è un grosso problema: alla fin fine, il libro rimane, non finisce con il film!

- La dodicesima carta parla del passato. Il libro che verrà pubblicato a gennaio, Sotto terra, invece, è uno dei primi libri pubblicati da Deaver. Un autore completamente diverso, diverso protagonista, diverso set.
JD - Per quanto riguarda La dodicesima carta: il mio lavoro è divertire. Se vuoi mandare messaggi, manda un telegramma. Io vi metto sulle montagne russe e vi conduco, al sicuro, attraverso un turbine di emozioni fino al finale. Magari dopo aver perso un po’ di notti di sonno. Quindi, niente messaggi. Però le migliori storie del mondo sono assolutamente inutili se non hanno una sostanza. Ecco perché ne La dodicesima carta c’è anche il tema dei rapporti razziali, un tema che infiamma gli animi. Ci sono scene del 1860, dove si vede un ex schiavo molto coinvolto nel movimento per i diritti civili che seguì la guerra civile. La sfida, per me molto stimolante, è stata quella di ideare una storia ambientata nel passato e incorporarla in una storia ambientata nel presente.
Parlando del passato, in occasione della pubblicazione di Sotto terra voglio dire che è stato scritto 15 anni fa e 4 anni fa. Mi spiego. La scrittura è un talento: per qualcuno è inspiration, per me è perspiration. Quando mi hanno proposto di ripubblicare dei miei vecchi libri, ho accettato a condizione che potessi rivisitarli sulla base dell’esperienza che ho acquistato in questi anni e sulla base di quelle che sono le aspettative dei lettori.

- Qual è la grossa differenza che hai trovato nei vecchi libri?
JD - Non c’era niente di particolarmente sbagliato. C’è una frase di Mickey Spillane che dice: “La gente legge libri non per arrivare a metà, ma per arrivare alla fine”. Per esempio ho trovato diverse digressioni, “osservazioni intelligenti”, che non erano funzionali alla trama. In una scena, uno dei protagonisti apre un libro esattamente alla pagina giusta, quella che gli dà l’ispirazione per trovare la soluzione: è un espediente troppo artificioso. I libri che costruisco adesso sono diversi, hanno una struttura molto più solida. Prima di iniziare la fase di scrittura vera e propria ho già elaborato uno schema molto solido che contiene ogni dettaglio, dai personaggi alle azioni dagli indizi allo scioglimento finale. Nei primi libri l’impianto non era così solido.

- Si è molto parlato di libri che nascono già “tagliati” per il cinema. Sta pensando di farne altri, dopo Il collezionista di ossa?
JD - La maggior parte del lavoro che ho fatto ultimamente riguarda la televisione. Gli schermi che abbiamo oggi in casa sono grandi quasi quanto quelli dei multisala, quindi il pregiudizio nei confronti del piccolo schermo oggi è ormai scomparso quasi del tutto. Attualmente ho molti progetti televisivi. Uno con Lyncoln Rhyme a New York, un altro ambientato in California, con un diverso protagonista. Ah, e ho in mente una serie, si chiama Desperate Criminals [scherza su Desperate Housewives, la popolarissima serie tv].

- Quello che colpisce, nei tuoi libri, è la figura dell’antagonista, scaltro e intelligente.
JD - Quando si hanno dei personaggi che si lasciano vivere dalla storia, i lettori vengono coinvolti più facilmente. Io adoro i cattivi dei miei libri, è la cosa che mi diverte di più scrivere.
Sicuramente non vorreste essere nei panni dell’idraulico che deve venire a casa mia tra mezzogiorno e le cinque del pomeriggio e non si presenta: il cattivo del libro successivo avrà sicuramente il suo nome.
Spesso, in alcuni libri, i cattivi sono delle caricature; io invece credo che il cattivo di turno debba avere degli obiettivi, degli scopi, una personalità. Il lettore non vuole che il cattivo vinca, ma sicuramente vuole che ci provi con tutte le sue forze. Così possiamo tifare per l’eroe fino a quando non prende il sopravvento.

Sei cattivo?
JD - Sembro cattivo? In realtà sono un po’ scettico sul dividere radicalmente il mondo in buoni e cattivi: in tutti noi ci sono delle sfumature. Però non è difficile entrare nella mentalità dei cattivi, e non capisco quelli che dicono che è difficilissimo e defatigante essere il cattivo, e che ci vuole molta concentrazione. Io lavoro molto di fantasia. E così quando scrivo la mattina vesto i panni dell’eroe, il pomeriggio impersono il cattivo, poi la sera vado a bere una birra e mi passa tutto.

- I personaggi dei tuoi libri sono spesso dei borderline: come li costruisci?
JD - Io sono un ingegnere che costruisce montagne russe. Passo molto tempo con la polizia e l’FBI – come osservatore, ci tengo a precisarlo. La maggior parte dei crimini sono perpetrati da ragazzi ubriachi o drogati che hanno esagerato e spaccano una vetrina o aggrediscono qualcuno. I miei criminali non sono così. Io creo cattivi elaborati, che divertono i lettori. I miei personaggi tendono a essere più tipo Hannibal, quindi più “fictional”. Anche se, diciamolo, a volte anche nella realtà esistono mostri così.

grazie a: angolonero (link interrotto)

Giuseppe Fantasia

"Leggere è faticoso, chi lo fa preferisce sempre più uno sforzo minimo"

 

Scrivere un romanzo, soprattutto un trhiller, "è come cucinare". "Bisogna prendere gli ingrendienti giusti, se possibile i migliori, e cercare di amalgamarli bene assieme, indovinare l'esatto livello di cottura e aggiungere, se possibile, un tocco di originalità". Ne è convinto Jeffery Deaver, uno dei più grandi autori del genere, consacrato dal pubblico mondiale con "Il collezionista di ossa" (Rizzoli, 2002, da cui l'omonimo film di Phillip Noyce con Denzel Washington e Angelina Jolie) e da molti altri, tutti bestseller. Ama il nostro Paese a tal punto da venirci spesso, "almeno una volta l'anno", e proprio qui ha ambientato uno dei suoi ultimi libri, "Il valzer dell'impiccato", pubblicato, come tutti gli altri, sempre da Rizzoli. "Mi sarebbe piaciuto molto cimentarmi nella scrittura di un libro di cucina e avrei voluto farlo con Giorgio Faletti, mio caro amico, ma lui, purtroppo, se ne è andato via troppo presto non permettendo di realizzare questo mio desiderio", ci spiega quando lo incontriamo a PordenoneLegge, la festa del libro con gli autori in programma nella città friulana fino al 23 settembre prossimo. "a cosa divertente – aggiunge – è che avevamo in programma che io avrei dovuto scrivere le ricette italiane e lui quelle americane (ride, ndr)...non oso immaginare cosa ne sarebbe venuto fuori.

Nel frattempo lui, come d'abitudine, continua a scrivere un libro l'anno e nell'ultimo, "Il taglio di Dio", appena pubblicato anche in Italia, ha messo al centro della storia lo spietato mondo del commercio dei diamanti. Un uomo di nome Henry decide di acquistarne uno dopo averlo scelto con cura in una saletta del favoloso Diamond District di Manahttan. "Aveva il più alto grado di trasparenza, un colore bianco purissimo", scrive nel libro. "Lo aveva preso perché sapeva che la sua lei lo avrebbe adorato, lo teneva come una scatola di mentine mentre camminava per raggiungerla al tavolino del bar, ma ad un certo punto aveva iniziato a preoccuparsi, perché un uomo in giacca e jeans camminava dietro di lui, andatura spavalda, spalle larghe, occhiali da sole, lo seguiva senza perderlo di vista". Ed è in quel momento che inizia il mistero e che entra in scena Lincoln Rhyme e la sua squadra, il personaggio a cui tutti i lettori di Deaver sono affezionati. Sulle prime, giudicherà la scena del crimine che si troverà di fronte come una classica rapina finita male, ma niente è come sembra...

Il suo Lincloln Rhyme, uno dei detective più acuti e rivoluzionari della narrative crime, torna con un nuovo caso da risolvere dopo venti anni di onorata carriera: in cosa è cambiato?

In realtà lui è non è cambiato poi molto, è rimasto sostanzialmente l'uomo che era una volta, perché il mio scopo è sempre quello di soddisfare i miei lettori, li voglio far contenti. Se lo avessi presentato troppo diverso, credo che li avrei delusi.

Cambiare ma restare se stessi anche nello scrivere, è questo il suo segreto?

Si, è così, ma qualche cambiamento, a rifletterci meglio, è necessario. In questo caso non riguarda un personaggio in particolare, ma l'atteggiamento con cui mi appresto a scrivere un libro, il modo in cui affronto la stesura di un libro in generale. Un trend a cui stiamo assistendo tra chi ama leggere è che ci siano sempre più storie brevi e dal passo molto rapido ed intenso. Le serie tv su Netflix, ad esempio, e i telefilm sono più brevi e immediati, perché il lettore li preferisce così, un po' come i videogiochi. Leggere è faticoso, e chi lo fa preferisce sempre di più uno sforzo minimo. Per questo, forse, da un po' di tempo a questa parte, scrivo con lo "stile streaming", come lo definisco, uno stile più televisivo, più veloce, e questo da' più passione al lettore.

La paura, il terrore e il male sono spesso al centro delle sue storie: perché attraggono così tanto?

Paragono sempre lo scrivere i thriller all'esperienza che si fa con le montagne russe: abbiamo paura delle stesse, ma le affrontiamo anche, ci saliamo perché ne siamo attratti. L'eccitazione porta l'esperienza e questo ci spinge a provarla. 

Lei di cosa ha paura?

Mi spaventano le stesse cose che spaventano le persone medie. Sono leggermente claustrofobico, l'altezza mi fa paura, non mi piacciono i serpenti, ma la cosa importante è che considero sempre la paura come uno strumento narrativo che uso perché dà emozione al lettore. Spavento il lettore, perché ha paura che qualcosa di terribile possa succedere ad uno dei miei personaggi. Tutto questo lo spinge ad andare avanti, perché c'è suspence e un aumento di tensione che porta a sfogliare le pagine avidamente.

Lei è nato a Chicago e vive da sempre negli Stati Uniti: ci vive bene? Si sente tranquillo?

In questo momento non mi sento in pericolo, ma fino a pochi anni fa sì perché ho avuto una terribile esperienza con uno stalker che mi ha portato a dover acquistare una pistola per potermi in caso difendere. Ora, per fortuna, la cosa è stata risolta.

Da un punto di vista politico e sociale, non c'è alcun dubbio che ci siano stati evidenti cambiamenti...

L'America è oggi un Paese completamente diverso da quello in cui vivevo una volta: si è trasformata, è diversa, non ne vado più fiero. Ha un presidente che ci fa vergognare e che ci comanda, è un Paese spaccato sul piano politico, c'è una forte contrapposizione tra sinistra e destra, tra bianchi e neri e tra le diverse minoranze etniche. Sembra di essere tornati al periodo della Guerra Civile che causò quasi mezzo milione di morti e oggi vedo problematiche simili a quelle che hanno portato a quel conflitto. Nell'aria si respira una disarmonia totale e il rischio è quello di creare un'insoddisfazione che potrebbe portare in futuro a disordini molto violenti" 

"Il taglio di Dio" parla del complicato mondo dei diamanti. Cinema, tv, libri e altro hanno sempre trattato questo argomento: come mai questa sorta di ossessione nei confronti di quei preziosi? 

Perché ad un certo punto hanno avuto anche un valore, definiamolo così, religioso. Il diamante veniva considerato sacro e tagliarlo era un peccato, perché ritenuto il cuore di Dio. Tutto è cambiato quando gli uomini hanno scoperto che tagliandoli si potevano fare soldi, tanti soldi. A quel punto, ogni tipo di valore, religioso e non, è scomparso e oggi, se da un lato è un simbolo d'amore, dall'altro ha sfumature che hanno a che fare con il crimine e con le potenze geo-politiche a livello internazionale. 

Il suo prossimo libro, invece, di cosa parlerà?

Sarà completamente diverso, si intitolerà The Never Game, ed è la storia di un uomo che ha un padre che decide liberamente di sparire isolandosi dal mondo. Va a vivere nella natura perchè non si fida più del governo e perchè contro la tecnologia. Una scelta molto drastica, ma mi interessava farne una sorta di analisi sociale e psicologica insieme. È un personaggio nuovo che farà parte di una trilogia ambientata nella Silicon Valley e che parla anche dei videgiochi che lì sono prodotti in grande quantità. Anche questo libro, poi, si svolgerà in pochi giorni e avrà un finale a sorpresa.

Le piacerebbe scomparire?

Non mi spaventerebbe la cosa, ma di sicuro non sarebbe piacevole, mi mancherebbe troppo il mio pubblico. Ho 68 anni e ogni volta la promozione di un nuovo romanzo in giro per il mondo diventa sempre più faticosa, ma scomparire no, assolutamente, voglio continuare a stare qui con voi. 

grazie a: Huffington Post, 22.09.2018