inizio rosso e giallo


Jim Thompson


Uno di quegli scrittori ampiamente, e ingiustamente, dimenticati, James Myers Thompson (1906 - 1977).

Leggendolo i richiami sono all'Hammett più cupo, agli incubi di H. Bosch, alla violenta desolazione di Ellroy: città marce fino al midollo, situazioni squallide, personaggi senza speranza (anche quelli apparentemente onesti si rivelano torbidi).
Un allegrone, insomma, ma forse il più grande, dopo Hammett.

  • Inferno sulla terra (Now and on Earth,1942), Fanucci, 2006
  • Nulla più di un omicidio (Nothing More Than Murder, 1949), Mondadori, 1994; Fanucci, 2005
  • La belva che è in me (The Killer Inside Me, 1952), Mondadori, 1970; o L'assassino che è in me, Mondadori, 1993 (in: Vite in gioco); Fanucci, 2002
  • Tornerò per farti fuori (Cropper's Cabin, 1952), Mondadori, 1970
  • The Alcoholics, 1952
  • Una libertà molto condizionata (Recoil, 1953), Mondadori, 1969
  • Bad Boy (Bad Boy, 1953), Einaudi, 2001
  • Notte selvaggia (Savage Night, 1953), Fanucci, 2004
  • The Golden Gizmo, 1953
  • L'altra donna (A Swell-Looking Babe, 1954), Mondadori, 1992, 1996
  • Diavoli di donne (Hell of a Woman, 1954), Mondadori, 1990; Fanucci, 2002; Einaudi, 2014
  • L'uomo nulla o Uomo da niente (The Nothing Man, 1954), Longanesi, 1955, 1989; o Un uomo da niente, Einaudi, 2013
  • Roughneck, 1955
  • Prima dell'alba o Oltre il buio (After Dark, My Sweet, 1955), Mondadori, 1992, 2007; o È già buio, dolcezza, Fanucci, 2004
  • Vita da niente (The Kill-Off, 1957), Mondadori, 1990, 1993; Fanucci, 2009
  • Fatti furbo Bugs! (Wild Town, 1957), Mondadori, 1968
  • Getaway (The Getaway, 1959), Mondadori, 1972, 1990, 1995; o In fuga, Fanucci, 2005, 2010
  • C'è stato un altro (The Transgressors, 1961), Longanesi, 1964
  • Rischiose abitudini (The Grifters, 1963), Longanesi, 1991; o I truffatori, Fanucci, 2004
  • Pop. 1280 (Pop.1280, 1964), Mondadori, 1966; o Colpo di spugna, Longanesi, 1987, 1992; Fanucci, 2004; Einaudi, 2014
  • Alla larga dal Texas (Texas by the tail, 1965), Mondadori, 1993
  • Ironside (Ironside, 1967), Longanesi, 1969
  • Prima dell'alba, Torner˛ per farti fuori, Una libertÓ molto condizionata, Mondadori, 2007
  • South of Heaven,1967
  • The Undefeated, 1969
  • Nothing But a Man, 1970
  • Child of Rage, 1972
  • King Blood, 1973
  • The Rip-Off, 1977


  • ristampe negli Omnibus Mondadori:

  • 1990 Una vita da niente: Vita da niente, Getaway, Diavoli di donne
  • 1992 Oltre il buio: Prima dell'alba, Tornerò per farti fuori, Una libertà molto condizionata
  • 1993 Vite in gioco: L'assassino che è in me, Il criminale, Alla larga dal Texas




    film:


  • Rapina a mano armata (The Killing, 1956) di Stanley Kubrick, con Sterling Hayden, V. Edwards, C. Gray, E. Cook
  • Orizzonti di gloria (Paths of Glory, 1957) di Stanley Kubrick, con Kirk Douglas, Adolph Menjou, Ralph Meeker
  • Getaway! (The Getaway, 1972) di Sam Peckinpah, con Steve McQueen, Ali MacGraw, Al Lettieri
  • Il fascino del delitto (Série noire, 1979), di Alain Corneau, con Patrick Dewaere, Myriam Boyer, Marie Trintignant, B. Blier
  • Colpo di spugna (Coup de Torchon, 1981) di Bertrand Tavernier, con P. Noiret, S. Audran, I. Huppert, J.-P. Marielle
  • Rischiose abitudini (The Grifters, 1990) di Stephen Frears, con John Cusack, Angelica Huston, Annette Bening
  • Più tardi al buio (After Dark, My Sweet, 1990) di James Foley, con Jason Patric, Rachel Ward, Bruce Dern
  • Getaway (The Getaway, 1994) di Roger Donaldson, con Alec Baldwin, Kim Basinger, Michael Madsen, James Wood


Lia Volpatti

Senza speranza

Assente per anni dai cataloghi delle case editrici, dimenticato e depennato dalle storie della narrativa gialla, Jim Thompson (1906-1977), dopo aver assaporato, negli anni Cinquanta, un effìmero successo in patria, muore nella generale indifferenza dei suoi connazionali mentre continua a essere amato e pubblicato in Francia. Un percorso letterario, il suo, che lo accomuna in maniera sconcertante, ma comunque emblematica di un clima sociale e culturale, a David Goodis, l'altro grande poeta della disperazione. E anche Thompson come Goodis, più amato dai registi che dagli editori, presta le sue opere a talenti quali Stanley Kubrick, Sam Peckinpah, Alain Corneau e Bertrand Tavernier.

Jim (James Meyers) Thompson nasce ad Anadarko, Oklahoma. Dopo essersi laureato all'Università del Nebraska, inizia, secondo una ormai consolidata tradizione degli scrittori americani, una girandola di mestieri, i più strani, i più disparati. Attore, giocatore d'azzardo, conciatetti, esperto in esplosivi, cuoco, fattorino d'albergo. Poi comincia a scrivere racconti per riviste come "True Detective", "Saga", di cui è caporedattore per un certo periodo. Scrive anche per il "New York Daily News" e il "Los Angeles Time Mirror". Nel 1942 esce il primo romanzo, Now and On Earth, ristampato di recente in America con una prefazione di Stephen King. Ma dovevano passare altri dieci anni prima che Thompson trovasse la sua vera vena, e tra il 1952 e il 1955 pubblica ben tredici libri. È il successo e subito dopo il cinema si impossessa delle sue storie.
Della sua vita privata si sa poco. Era sposato e aveva tre figli. Si dice che fosse alcolizzato, vagabondo, donnaiolo. "Facevano parte di un gruppo di disperati" testimonia Harold Hano, l'editore americano che negli anni Cinquanta pubblicava in paperback le grandi firme del nero. "David Karp venne attratto da Hollywood e non scrisse mai il romanzo importante che avrebbe voluto e saputo scrivere. David Goodis morì troppo presto, Ross Macdonald era annientato dalla malattia e Jim Thompson si lasciò distruggere dall'alcol e con lui il suo talento."
Ma Alberta Thompson, la moglie, smentisce: "Amava gli animali ed era un marito devoto. Non mi so spiegare perché le sue opere siano tanto pessimistiche e disperate. Lui era proprio il contrario".
I suoi romanzi, però, smentiscono la smentita. Il mondo di Thompson è un mondo di lacerazioni e di violenze, un mondo di vite dannate, perdute, di emarginati stravolti dalla follia. Il mondo di uno scrittore che, come ha scritto J. E Deloux, "ci costringe a interrogarci sui demoni che sonnecchiano in noi".
Il Male è il vero protagonista di tutti i suoi romanzi, quel male ulteriore che sgretola, rovina, frantuma esistenze già peraltro predestinate all'infelicità e che nulla possono contro un destino avverso.
I tre romanzi riuniti in questa raccolta (Vita da niente) pur essendo diversi tra di loro per contenuto, struttura e stile sono rappresentativi di tutta la tematica thompsoniana.

A Hell of a Woman
(Diavoli di donne, 1954), è la patetica e piagnucolosa odissea di un fallito che si sente perseguitato dalla sfortuna e dal destino e che in questa malasorte trova giustificazione ai propri delitti.
Un personaggio squallido che scivola lentamente verso la follia e che va perdendo giorno dopo giorno il senso della realtà e della propria identità. Si chiama Frank Dillon, esattore di crediti, che racconta la propria vita in prima persona, il modulo narrativo privilegiato da Thompson. Nello svolgersi del racconto di Dillon si segue questo lento sfarsi della ragione, il suo vano cullarsi nella speranza di un riscatto, di una vita migliore, lontana dalle squallide periferie, da una moglie esacerbata e sciatta, da luride bettole e puzzolenti birrerie. Una vita migliore con la ragazza del sogno e soprattutto con un bel gruzzolo, rubato, che gli consenta di non lavorare. Dillon odia il lavoro. "Il lavoro mi fa schifo", dice, e poi attacca la geremiade: "La città pure. E fai schifo anche tu [parla a se stesso, masochisticamente] e non puoi farci assolutamente niente, maledizione. L'unica cosa che puoi fare è tirare avanti come tirano avanti gli altri. Quelli che tosano i cani. Quelli che portano via la cacca di cavallo. Odiando quello che fai. Odiando te stesso. E sperando".
Ma a forza di sperare invano, senza peraltro fare nulla che possa modificare la sua misera condizione, il suo cervello si disintegra. Comincia a non capire più cosa è vero e cosa è falso. Tutto è uguale al contrario di tutto. Vede la donna, anzi le donne della sua vita, alternativamente come fragili creature bisognose di aiuto e di amore o come diaboliche messaline che lo vogliono solo rovinare e dissanguare. E così, fino al delirio conclusivo, in un surreale gioco pirandelliano, tra realtà e fantasia, tra verità e menzogna, tra razionalità e follia, tra bene e male. Il tutto reso dall'autore, nell'ultimo capitolo, con un artifìcio letterario e stilistico inusitato, coinvolgente, geniale.

The Kill-Off
(Vita da niente, 1957), è ambientato a Manduwoc, una località turistica che ha conosciuto tempi migliori e che ormai, dimenticata dalle agenzie turistiche, è in disfacimento. È una città percorsa da un male sottile e sotterraneo che inquina l'atmosfera e pervade tutti i suoi abitanti. C'è una vecchia dispotica, ipocondriaca, calunniatrice, odiata da tutti che teme, forse non a torto, che il bel ragazzo che si è comprata come marito, la voglia uccidere.
Come del resto lo vorrebbero tanti altri. C'è un musicista che rifiuta il fatto che la sua famiglia sia andata distrutta in un incidente.
C'è una giovane cantante di cui sono innamorati il bel marito della vecchia e il musicista stesso. C'è un impresario che tutti credono ricco e invece è sull'orlo del fallimento. Ci sono un procuratore inetto e alcolizzato e un giovane psicopatico sconvolto dall'idea di essere figlio della governante nera. Insomma, una bella tranquilla località balneare con un fuoco terribile che cova sotto la cenere della normalità.
E il delitto arriva, alla fine, puntuale, come il destino. Ma invece di sciogliere nodi, ne crea altri. Il romanzo è diviso in dodici capitoli. Dodici capitoli per dodici personaggi che raccontano, in prima persona, la propria storia, sputano i propri rancori, sfogano la voglia di uccidere. E la vicenda si costruisce così, tassello dopo tassello. E, tassello dopo tassello, va maturando il delitto, creando la possibilità di undici colpevoli.
Anche questo romanzo è costruito con grande virtuosismo letterario e lessicale, sul filo di una profonda tensione psicologica ed emotiva. Solo alle ultime pagine si sa chi è l'assassino, ma ancora, lo scrittore, abilmente, lascia spazio al dubbio. Un perfetto noir sulla degradazione e la corruzione morale della provincia americana, personaggi ai margini della follia, anime perse in un mondo nemico, uomini e donne che, come dice uno dei personaggi "hanno perduto la possibilità di aiutare se stessi". Vita da niente è un'altra notevole prova stilistica in questo avvicendarsi di voci, di situazioni, il dramma e il lamento corale dell'umanità intera e del dolore universale.

Getaway (1959) è il romanzo eccezione, in quanto scritto in terza persona. Tutta la storia ruota attorno a tre personaggi. Carter "Doc" McCoy, criminale "dalla mente superiore", astuto, sicuro di sé, spietato, totalmente amorale e gratuitamente crudele. Carol, la sua donna, la pupa del gangster schedata dalla polizia con una nota: "avvicinarla con cautela". Quando aveva conosciuto Doc lavorava come bibliotecaria, viveva con genitori noiosi e si avviava sulla strada dello zitellaggio.
Doc era in libertà condizionata e già stava preparando un colpo. L'aveva tolta dalla sua squallida nicchia e le aveva spalancato le porte di un mondo nuovo. Al principio aveva sentito qualche impulso, dettato dalla coscienza, di redimere Doc, ma in seguito era arrivata persino a stupirsi di questa sua idea. Redenzione? Cambiamento? Erano ormai parole senza significato... Le idee amorali di Doc erano diventatele sue, in un certo senso era diventata più simile a Doc di Doc stesso... più dura di lui quando era necessario esserlo.
Carol è una delle tante incarnazioni della dark lady, crudele, cinica, ma spesso, troppo spesso pasticciona, volgare e non sempre sicura di sé. Una dark lady cui manca "il tocco di classe" di una Fhyllis de La fiamma del peccato o di una Bonny Castel di Vertigine senza fine, le cui perfìdie viperine erano finalizzate mentre la cattiveria di Carol è gratuita, fine a se stessa e soprattutto imitativa di quella del suo partner. Perché Carol tutto sommato è una povera disgraziata vittima del mondo e di un destino che l'ha sopraffatta.
Questi due emuli di Bonnie e Clyde, dopo la rapina a una banca fuggono e viaggiano senza fine, e forse senza speranza, in lungo e in largo per tutto il paese, seminando morte, braccati dalla polizia e inseguiti tenacemente dal terzo personaggio chiave della storia. Rudy, "l'anima logorata", una perfetta macchina per uccidere. Un personaggio tragico che come molti altri personaggi di Thompson ha subito un evento traumatico che l'ossessiona costantemente e che lo porta alla cieca, animalesca follia omicida. La storia non è altro che l'itinerario di questa lunga fuga, una parola che ha molti significati, qualcosa di pulito e di veloce, "come un uccello che sfreccia nel cielo o qualcosa di immondo e di strisciante, una serie di movimenti come quelli del granchio attraverso una melma figurata o reale...", un andare irreversibilmente verso il nulla, il buio, delitto dopo delitto.
Una corsa folle verso un finale che lascia sgomenti, disorientati e che soprattutto lascia addosso l'odore dell'inferno.

"I romanzi di Thompson", ha scritto W. R. Turner, "sono il paradosso del genere thriller." In effetti, la produzione dello scrittore dell'Oklahoma è di difficile catalogazione, ammesso che una catalogazione sia necessaria. È uno scrittore di grande talento e vigore che appartiene al grande filone del noir. Noir in senso francese, però, non americano, perché in America questo genere troppo spesso e ingiustamente si sovrappone all'hardboiled.
Thompson è infatti stato accostato a Hammett e Chandler, anzi c'è chi sostiene che sia più grande di loro. Ma il problema non è questo. Thompson non assomiglia a nessuno, se non a se stesso, il marchio di fabbrica delle sue opere sono l'alto tasso di morte e la totale assenza di qualsiasi riferimento morale. Hammett, Chandler erano in fondo dei crociati moralisti. Per quanto cinici, i loro detective ricomponevano l'ordine nei loro mondi crepuscolari. Nei romanzi di Thompson non esiste il concetto di moralità. I suoi protagonisti sono degli incapaci, degli psicotici e soprattutto dei perdenti. Anche la paura che il mondo di Thompson evoca non ha niente a che vedere con le ansie scatenate dalla gran parte della detective story. E solo un forte senso di disagio, la sensazione sgradevole che il male stia in agguato in qualche riposta piega nell'animo di chiunque, la paura che ogni essere umano possa all'improvviso trasformarsi in una belva. Insemina lo stesso tipo di paura che riescono a scatenarti gli incubi di Patricia Highsmith.

da Vita da niente, Omnibus Gialli Mondadori
ristampato in Gian Franco Orsi - Lia Volpatti, C'era una volta il giallo. 3. L'età del sangue, Alacran, 2007, pp. 274 - 280