Lev Trotsky

Biografia


Lev Davidovič Bronštejn (Лев (Лейба) Давидович Бронштейн) nacque il 7 novembre - lo stesso giorno della Rivoluzione d'ottobre - 1879 in un'agiata famiglia di contadini ebrei, a Janovja, in Ucraina.

Durante gli studi all'università di Odessa si avvicinò agli ambienti rivoluzionari e nel 1898 venne arrestato per la prima volta mentre lavorava come organizzatore per l'Unione Operaia della Russia Meridionale; nel 1900 venne condannato a quattro anni di esilio in Siberia (fu qui che prese il nome di battaglia di Trotsky, perché così si chiamava un carceriere), ma nel 1902 riuscì a fuggire e raggiunse Londra dove Lenin dirigeva l'Iskra (Scintilla), organo del Partito Operaio Socialista Democratico Russo, POSDR.
Partecipò al secondo congresso del POSDR nell'estate del 1903, e nella lotta interna che divise il partito fu dalla parte dei Menscevichi contro Lenin, con cui si scontrò sulle questioni relative alla natura e alla funzione del partito rivoluzionario.
Così lo ricorda Lunacharsky (Silhouettes rivoluzionarie, 1923 *): "Il Trotsky di quei giorni era senza dubbio caratterizzato dal suo grande impeto giovanile. A dire il vero, a causa della sua giovane età nessuno lo prendeva troppo seriamente, ma tutti ammisero ch'egli possedeva un rimarcabile talento come oratore, avvertendo anche, certamente, che non di un pulcino si trattava, ma di una giovane aquila."
Trotsky ruppe con i menscevichi nel 1904, tentando nel decennio successivo di riunire le due fazioni del POSDR: "Più di chiunque altro egli piegò i suoi sforzi al raggiungimento dell'irrealizzabile fine di riunire il partito nelle sessioni plenarie del partito e nei due terzi degli articoli del suo giornale di Vienna, la Pravda."

Nel 1905 tornò in Russia e svolse un ruolo essenziale nello sciopero generale di ottobre, assumendo la presidenza del Soviet di San Pietroburgo; fallito il tentativo rivoluzionario, fu nuovamente arrestato e costretto all'esilio. "Durante la rivoluzione del 1905 [...] egli si tenne distante non solo da noi [bolscevichi], ma anche dai menscevichi. Egli portò avanti il suo lavorò principalmente nel Soviet dei deputati operai e, insieme con Parvus, organizzò una sorta di gruppo separato. [...] La sua popolarità tra il proletariato di Pietroburgo al tempo del suo arresto era formidabile, e crebbe ancora di più a causa del suo pittoresco ed eroico atteggiamento davanti alla corte giudicante. Devo dire che di tutti i leader socialdemocratici del 1905-6, Trotsky è senza dubbio quello che mostrava se stesso, malgrado la sua giovane età, come il più preparato. Meno di tutti gli altri egli si portava addosso le fatture di quella sorta di emigré dalle strette vedute, che all'epoca erano presenti anche in Lenin. Trotsky capì meglio di tutti gli altri cosa voleva dire condurre una battaglia politica all'interno, su scala nazionale. Egli guadagnò nella rivoluzione un enorme grado di popolarità, laddove né Lenin né Martov [il capo dei menscevichi] erano riusciti a guadagnarne."
Nel 1915 Trotsky scrisse il Manifesto di Zimmerwald contro la guerra imperialistica, e con l'avvicinarsi del conflitto si trasferì prima in Svizzera, poi in Francia e quindi a New York: era appunto negli USA quando scoppiò la Rivoluzione di febbraio del 1917; tornò al più presto in Russia e assunse un ruolo di primo piano in tutta l'attività rivoluzionaria, volta in primo luogo a rovesciare il governo provvisorio di Aleksandr Kerensky.
I dissidi con Lenin erano ormai scomparsi da tempo e Trotsky si unì definitivamente ai bolscevichi: fu eletto nel Comitato Centrale del partito ed il suo lavoro fu di estrema importanza per la vittoria dell'Ottobre: "Egli è senza dubbio il personaggio più sensazionale prodotto durante tutto il corso della rivoluzione russa ed è il suo unico grande organizzatore. Nessun uomo può oscurare la sua eminenza nella storia della rivoluzione eccetto Lenin. Essi rappresentano due personalità completamente contraddistinte. Essi sono due figure complementari. Lenin rappresenta il pensiero; Trotsky rappresenta l'azione. Il genio di Trotsky avrebbe potuto bruciarsi nel suo selvaggio entusiasmo o nella sua rabbia distruttrice se non fosse stato raffreddato dall'influenza di Lenin. D'altra parte i piani di Lenin, non importa quanto attentamente preparati, non avrebbero trovato realizzazione senza il solido appoggio delle baionette di Trotsky." (Thomas Seltzer)

Dopo l'Ottobre e la presa del potere da parte dei Bolscevichi, divenne Commissario del popolo (cioè ministro) per gli Affari Esteri, e condusse i negoziati di pace con la Germania fino alla sigla del Trattato di Brest-Litovsk. Fu certamente una pace a condizioni assai pesanti per la Russia rivoluzionaria, ed il modo eccessivamente rigido in cui Trotsky condusse le trattative fu anche oggetto di un'aspra critica da parte di Lenin. Seltzer: "Trotsky non è un diplomatico e come ministro degli esteri non ebbe successo. La diplomazia è troppo banale per essere in armonia con le sue attitudini. Per essere un buon diplomatico occorre essere freddi, contenuti e calcolatori, occorre accontentarsi del materiale a disposizione, non si può essere creativi. Trotsky è essenzialmente un creativo. Non era suo destino quello di accettare il precostituito. Suo destino era quello di strappare la Russia dal suo vecchio giogo, inducendola a percorrere nuove strade; suo destino era quello di combattere l'inerzia russa, che è la maledizione della Russia e dell'intero est."
Successivamente divenne Commissario del Popolo alla Guerra e fu il fondatore del nuovo esercito rivoluzionario, l'Armata Rossa, che guidò con successo contro gli eserciti zaristi nella Guerra Civile (1917-1921).
Seltzer: "Se Trotsky non può comprendere i le piccole ridicole sottigliezze dell'etichetta diplomatica, né l'astuzia del buon diplomatico, egli comprese completamente come trarre vantaggio da tutte le moderne applicazioni e metodi di gestire un ufficio di guerra. Nessun ufficio di guerra sotto lo Zar avrebbe potuto vantare l'ordine apportato da Trotsky. Tutto funzionava come un orologio svizzero, con energia ed efficienza. [...] Nell'Armata Rossa, egli dispone di tutti i giovani energici uomini della nazione assemblati e sotto la sua diretta influenza. Egli s'è preso carico della loro educazione. La maggioranza di loro ha imparato a leggere e scrivere nelle sue scuole militari. Il modo in cui loro esprimono questo fatto è che lui ha dato loro 'nuovi occhi'.[...]Trotsky è l'idolo dell'Armata Rossa. Il suo vigore fisico sbalorditivo ed il suo ordine ben poco russo, il suo coraggio personale ed il suo disprezzo incurante delle abitudini fanno apparire i suoi predecessori come ottusi e retrogradi. Egli ha creato nei suoi allievi una profonda insoddisfazione per tutto ciò che è vecchio e logoro. Questi giovani uomini arrivano dai villaggi di ogni provincia della Russia. Quando tornano nelle loro case essi guardano al villaggio con disapprovazione e col desiderio di cambiare ogni cosa. In breve tempo, a causa delle loro conoscenze superiori, essi diventano uomini importanti, guidando i loro Soviet locali e presenziando ai Congressi di Mosca. Egli sa come attirare giovani audaci da ogni dove. La sua scuola favorita, l'Accademia Militare di Mosca, dove lo stato maggiore viene addestrato, è piena di questi soldati di fortuna [...] Una visita in quest'Accademia dà un'idea abbastanza chiara di come le originarie classi sociali russe sono amalgamate sotto il nuovo ordine. È piena di figli della borghesia. I professori sono tutti, quasi senza eccezione, vecchi professori che hanno insegnato in queste scuole sotto lo zar. Uomini come Brusilov, che è un patriota russo disposto a difendere il suo governo da attacchi stranieri sotto qualsiasi regime, godono di enorme prestigio. Nello stesso momento in cui generali bianchi venivano sconfitti uno dopo l'altro, giovani uomini anche di famiglie tipicamente conservatrici cominciarono a credere che, seppur essi non possono digerire la formula comunista per intero, essi possono, almeno, rimanere leali alla Russia. Una volta giunti alle scuole militari, essi cadevano sotto l'influenza dei soldati rivoluzionari. Essendo giovani e zuppi di slavico idealismo, essi spesso cedevano, ricevendo spesso in premio una rapida promozione. A Kronstadt i giovani uomini di questo tipo si dimostrarono più attivi di tutti gli altri, forse per il fatto che se l'Armata Rossa fosse stata sconfitta essi sarebbe stati i primi ad essere uccisi dall'opposizione. Quando l'unico figlio del generale Brusilov fu catturato in Siberia dalle forze bianche, egli fu giustiziato solo in quanto figlio di Brusilov.
Ai soldati è anche insegnato l'interesse verso il culturismo e giochi tipo il rugby. Ci fu molto eccitamento nell'Armata Rossa quando la squadra russa sconfisse una squadra composta da delegati stranieri al Terzo Congresso dell'Internazionale a Mosca. I soldati sono anche spronati a frequentare gallerie d'arte e teatri. Nei club militari si tengono esibizioni artistiche e conferenze sull'arte. Qui i soldati possono anche scrivere e mettere in scena loro proprie rappresentazioni; molte di queste sono a proposito della rivoluzione e lasceranno presto senza dubbio il posto ad epiche patriottiche.
Trotsky crede nella pace. Me lo ha ripetuto quasi ogni volta che ho parlato con lui, ma egli è, nondimeno, un apostolo della forza.
'Il momento più felice della mia vita', ha detto, 'è stato quando ho pensato di trasformare l'Armata Rossa in un esercito del lavoro per ricostruire la Russia'. Trotsky avrebbe probabilmente organizzato con successo questo esercito del lavoro, rendendolo un vero e proprio esercito, con ferree regole e disciplina militare. Un esercito è il perfetto strumento di lavoro per Trotsky. Egli preferisce un esercito del lavoro anziché un esercito militare perché il costruire lo rende più felice del distruggere. [...] È difficile prevedere se Trotsky avrà o meno un'altra possibilità di sperimentare come avrebbe voluto questo suo esercito del lavoro, ma questa è la sua ambizione. È opinione di Lenin che questo è un esperimento che può essere portato avanti solo a patto che gli uomini stessi vogliano sottomettersi a questo piano per il bene della Russia. Secondo Lenin gli uomini non lavorano mai in modo efficiente se essi non vogliono. Trotsky risponde a questo argomento dicendo: 'Ma noi abbiamo un vantaggio sul resto del mondo in questo rispetto; noi possiamo tentare tutti gli schemi che ci piacciono, e se non funzionano possiamo cambiare le nostre idee a proposito'.



Con la malattia e la morte (1924) di Lenin, Stalin fu in grado di consolidare il proprio controllo sul Partito e sul governo, e Trotsky fu incapace di opporsi attivamente a questo intenso lavorio di Stalin; al XII Congresso del Partito, nel 1923, Trotsky perse irrimediabilmente la sua battaglia con Stalin che, assieme a Lev Kamenev e Grigory Zinoviev (precedentemente alleati di Trotsky nel gruppo che avversava Stalin, l'Opposizione Unificata), assunse il controllo totale del partito.
Ciò si concretizzò in un'atroce manovra di terrore e persecuzione: decine di migliaia di oppositori, ma anche di bolscevichi, vennero sottoposti a processi - farsa, rinchiusi nei gulag e giustiziati o lasciati morire di stenti. Tutto ciò per spianare la strada all'accumulazione primitiva del capitale in Russia, mediante una variante asiatica del capitalismo di Stato.

Trotsky avrebbe in seguito sviluppato la sua teoria della Rivoluzione Permanente (che aveva peraltro già preso le mosse subito dopo la fallita rivoluzione del 1905), che si poneva in netto contrasto con la politica stalinista di costruire il "Socialismo in un solo paese", senza intaccarne tuttavia le fondamenta economico-sociali. Questa frattura ideologica fornì gran parte delle basi per la divisione politica tra Trotsky e Stalin, culminata nel novembre 1927, quando Trotsky venne espulso dal partito Comunista Sovietico e quindi esiliato ad Alma Ata.

Espulso dal paese, visse in Turchia, in Francia, in Norvegia, stabilendosi finalmente in Messico su invito del pittore Diego Rivera.
Nel 1938, Trotsky fondò un'organizzazione marxista internazionale, denominata Quarta Internazionale, che si poneva come alternativa alla Terza Internazionale stalinista.
Nel corso degli anni sviluppò un'altra teoria, assai meno nota di quella della rivoluzione permanente ma di certo più efficace a spiegare il fenomeno staliniano: si tratta della teoria del sostituzionismo, che analizza la tendenza del partito - e poi del suo gruppo dirigente, e infine del suo Segretario generale - a sostituire la classe [il proletariato] nell'esercizio del potere.   
Già Marx, negli scritti giovanili, aveva adombrato l'ipotesi di formazione di una classe sui generis che si qualificava come tale sulla base del possesso dello stato come cosa propria; Trotsky sviluppa ampiamente questo concetto e individua il soggetto sociale che fa da supporto al potere dispotico: la burocrazia, non in quanto classe ma come forza espressa dall'ambiguità della transizione, amministra al posto del proletariato, sforzandosi di mantenere permanenti le condizioni, storicamente transitorie, che le consentono di fare ciò.
La burocrazia, dunque, e in particolare la parte di essa che viene a costituire l'apparato del partito, si sostituisce al proletariato.
Ed è proprio questa teoria del sostituzionismo che costituirà il filo rosso che lega tutta l'opera, teorica e pratica, di Trotsky: in merito ai legami fra partito e classe, ai rapporti interni al partito, all'evoluzione dell' intelligencija  radicale russa, alla dinamica delle classi, alla burocrazia totalitaria, alla teoria della rivoluzione permanente.
Centrale, in ogni caso, rimarrà per lui il problema relativo al rapporto fra partito rivoluzionario e classe rivoluzionaria.

Mentre era a casa sua, a Coyoacán (un sobborgo di Città del Messico), il 20 agosto 1940, Trotsky fu assassinato dal suo segretario, Ramón Mercader, che in realtà era un agente stalinista. Così al processo testimoniò Mercader: "Lasciai il mio impermeabile sul tavolo, in modo tale che fossi in grado di rimuovere la piccozza che si trovava nella tasca. Decisi di non mancare la meravigliosa opportunità che si presentava. Il momento in cui Trotsky iniziò a leggere l'articolo mi diede la chance, estrassi la piccozza dall'impermeabile, la strinsi in pugno e, con gli occhi chiusi, sferrai un colpo terrificante alla sua testa."

Poco prima del suo brutale assassinio, Trotsky scrisse nel suo testamento: "Quali che siano le circostanze della mia morte, io morirò con la incrollabile fede nel futuro comunista. Questa fede nell'uomo e nel suo futuro mi dà, persino ora, una tale forza di resistenza che nessuna religione potrebbe mai darmi... Posso vedere la verde striscia di erba oltre la finestra ed il cielo limpido azzurro oltre il muro, e la luce del sole dappertutto. La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla di ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore."

Ancora alcuni frammenti su Trotsky:

Thomas Seltzer ["Mirrors of Moscow", New York, 1923]: "Trotsky è un allievo della Rivoluzione Francese. Ha vissuto a lungo in Francia ed ama questo paese, malgrado la sua ostilità verso la Russia sovietica. Alcuni dei suoi amici più stretti sono francesi che lo hanno conosciuto a Parigi e che lo hanno seguito sino in Russia per lavorare al suo fianco [...] Come oratore egli ricorda molto i rivoluzionari francesi. I russi parlano molto più lentamente, con più attenzione alla logica e meno fervore. Trotsky agita il suo pubblico con la sua forza e con frasi battenti. Ci sono stati tempi in cui queste sue frasi splendidamente ricercate infuriavano Lenin; da un palco pubblico egli arrivò una volta a definire Trotsky un "parolaio". Ma ciò avvenne ai tempi delle giornate di Smolny, quando Trotsky era ancora assai meno domato di ora, e prima che Lenin avesse realizzato che Trotsky sarebbe stato il suo più abile assistente."

Lunacharsky: "Il suo aspetto solenne, il suo bell'aspetto, il suo ampio gesticolare, la potenza ritmica dei suoi discorsi, la sua sonora ma mai affaticata voce, la rimarcabile coerenza e la sua abilità letteraria, la ricchezza del suo frasario, la scottante ironia, il suo librante patos, la sua rigida logica chiara come acciaio lucente - queste sono le virtù di Trotsky come oratore. Egli può parlare con frasi lapidarie e colpire il bersaglio come con una lancia, ed è capace di magnifici discorsi politici del tipo che precedentemente avevo sentito solo da Jaures. Ho visto Trotsky parlare per due ore e mezza - tre di fronte ad un pubblico perfettamente immobile e silenzioso, incantato nell'ascoltare il suo monumentale trattato politico. Molte delle cose che Trotsky aveva da dire le conoscevo già, e naturalmente ogni politico deve ripetere le stesse idee ancora e ancora di fronte a nuove folle, eppure ogni volta Trotsky era capace di rivestire gli stessi pensieri con forme differenti [...] le sue doti come uomo politico sono pari alla sua abilità retorica [...] Solo un grande politico può essere un grande oratore, ed essendo Trotsky principalmente un oratore politico, i suoi discorsi sono la naturale espressione del suo pensiero politico. [...] Personalmente giudico Trotsky incomparabilmente più ortodosso di Lenin, per quanto strana la cosa possa apparire a molti [...] a differenza di Lenin Trotsky non è un innovatore. [...] Si è soliti dire che Trotsky è ambizioso. Quest'affermazione è certamente un nonsenso. Ricordo Trotsky criticare duramente l'accettazione di una carica ministeriale da parte di Chernov: 'Che spregevole aspirazione abbandonare il proprio posto nella storia in cambio di un misero incarico ministeriale'. In ciò, credo, risiede tutto Trotsky. Non c'è in lui una goccia di vanità, è completamente indifferente a qualsiasi titolo o decorazione; egli è, però, infinitamente geloso del suo proprio ruolo nella storia e in questo senso egli è ambizioso. In questo è, credo, tanto sincero quanto lo è nel suo naturale amore per il potere [...] La sua ambizione ha la stessa caratteristica di quella di Lenin, con la differenza che egli è più spesso soggetto a commettere errori, mancandogli il quasi infallibile istinto di Lenin, ed essendo più propenso in quanto uomo dal temperamento irascibile, a farsi accecare, seppur solo temporaneamente, dalle passioni; mentre Lenin, sempre equilibrato e padrone di sé, è virtualmente incapace di farsi distrarre dall'irritazione. Sarebbe però scorretto immaginare che il secondo più grande leader della Rivoluzione russa sia in qualche modo inferiore al suo collega: ci sono, ad esempio, aspetti in cui Trotsky lo supera incontestabilmente - Trotsky è più brillante, più chiaro e più attivo. Lenin è adatto come nessun altro ad occupare la presidenza del Consiglio dei Commissari del popolo ed a guidare col suo genio la rivoluzione mondiale, ma egli non avrebbe certo saputo far fronte alla missione titanica [riferito al lavoro svolto da Trotsky nella costruzione dell'Armata Rossa e nella vittoria sugli Alleati e sui controrivoluzionari nel suo ruolo di Commissario della guerra (1918-1922)] che Trotsky si mise sulle proprie spalle, con quei repentini spostamenti da un posto all'altro, con i suoi sbalorditivi discorsi, quelle ostentazioni ordinate su due piedi, quel suo essere incessantemente pronto a rinvigorire un esercito ormai stanco, ora in un punto, ora nell'altro. Non c'è uomo sulla terra che avrebbe potuto rimpiazzare Trotsky in questo. [...]
Poco dopo il Congresso di Copenaghen [1910] organizzammo la nostra seconda scuola di partito a Bologna ed invitammo Trotsky a darci una mano per il l'addestramento giornalistico e per tenere una serie di letture su, se non sbaglio, la tattica parlamentare dei socialdemocratici tedeschi e austriaci e sulla storia del partito socialdemocratico russo. Trotsky accettò questa proposta con cordialità e passò quasi un mese a Bologna. È vero che mantenne la propria linea politica per tutto il tempo e che cercò di smuovere i nostri allievi dalla loro posizione di estrema sinistra, cercando di guidarli verso un atteggiamento conciliatorio e centrista - posizione, per inciso, che egli considerava come fortemente di sinistra. Per quanto il suo gioco politico si dimostrò infruttuoso, i nostri allievi apprezzarono moltissimo le sue ingegnose ed interessanti lezioni ed in generale, per durante tutto il periodo che Trotsky passò lì, egli fu insolitamente allegro; egli era brillante, estremamente leale nei nostri confronti e lasciò la miglior immagine possibile di se stesso. Egli si dimostrò unoi dei più straordinari collaboratori che avemmo nella nostra seconda scuola di partito."

In memoria del vecchio uomo è il necrologio funebre pronunciato nell'agosto 1940 da James P. Cannon, il principale amico e collaboratore di Trotsky negli USA:
"Il compagno Trotsky fu condannato a morte anni addietro. I traditori della rivoluzione sapevano che la rivoluzione, con la sua tradizione e la sua speranza, viveva in lui. Tutte le risorse di un potente stato, messe in moto dall'odio e dal sentimento di vendetta di Stalin , furono riservate all'assassinio di un singolo uomo senza risorse e con solo una manciata di stretti collaboratori. Tutti i suoi aiutanti sono stati uccisi, sette fedeli segretari ed i suoi quattro figli [...]
"I predoni capitalisti di tutto il mondo hanno compreso il significato del nome di Trotsky. L'amico degli oppressi, il fautore di rivoluzioni, era l'incarnazione di tutto ciò che essi più odiavano e temevano! Anche nella morte essi gli porgono oltraggio. I loro giornali spargono sporcizia sul suo nome. Egli fu esiliato dal mondo nei tempi della reazione. Nessuna porta gli venne aperta da nessuna parte se non nella Repubblica del Messico. Il fatto che a Trotsky fu sbarrato l'ingresso in tutti gli stati capitalisti è di per sé la più chiara refutazione delle menzogne degli stalinisti, di tutte le loro folli accuse secondo le quali egli avrebbe tradito la rivoluzione per rivoltarsi contro i lavoratori. Gli stalinisti non hanno mai convinto di questo il mondo capitalista. Neppure per un momento.
"I capitalisti, di tutti i tipi, temono ed odiano perfino il suo corpo ormai senza vita! Le porte della nostra grande democrazia sono aperte a molti rifugiati politici, certamente. Ogni sorta di reazionari; canaglie democratiche che hanno tradito ed abbandonato i loro popoli; monarchici e persino fascisti - tutti sono stati accolti con un benvenuto nel porto di New York. Ma neanche il corpo senza vita dell'amico degli oppressi ha trovato asilo qui!
"


Opere principali di Trotsky

  • La mia vita (1930)
  • Rivoluzione permanente (1930)
  • Storia della rivoluzione russa (1932)
  • La rivoluzione tradita (1938)


  • Bibliografia essenziale

  • Pierre Broué, La rivoluzione perduta. Vita di Trotsky, 1879 - 1940, Bollati Boringhieri, 1991
  • Isaac Deutscher [trilogia], Il profeta armato, Il profeta disarmato, Il profeta esiliato, Longanesi
  • Livio Maitan (cur.), Per conoscere Trotskij, Mondadori, 1972

    Bibliografia ragionata

    * grazie all'Archivio Internet dei Marxisti